<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-2799799514116147997</id><updated>2012-01-28T08:32:14.125+01:00</updated><category term='013 - Assassinio nella città del peccato'/><category term='026 - La canzone di Midda'/><category term='014 - La sfida del sapiente'/><category term='024 - Un villaggio sotto assedio'/><category term='029 - Menzogna e fiducia'/><category term='017 - Memento mori'/><category term='019 - Caccia all&apos;uomo'/><category term='027 - Discordia fraterna'/><category term='009 - Trent&apos;anni dopo'/><category term='012 - La fortezza fra i ghiacci'/><category term='003 - Gli spettri della nave'/><category term='025 - Ritorno alla città del peccato'/><category term='015 - La piramide nera'/><category term='022 - Futuro'/><category term='028 - Il giusto prezzo'/><category term='004 - Alla deriva'/><category term='000 - Speciali'/><category term='010 - Il collezionista di sassi'/><category term='005 - Un ricatto letale'/><category term='018 - Tema la moglie infedele'/><category term='011 - La sposa del sultano'/><category term='008 - La corona perduta'/><category term='021 - Punto di svolta'/><category term='007 - I quattro cavalieri'/><category term='030 - Il nemico del mio nemico'/><category term='002 - La città del peccato'/><category term='001 - Il tempio nella palude'/><category term='006 - Condannata'/><category term='031 - Flagello'/><category term='023 - Passato e presente'/><category term='020 - Il regno dimenticato'/><category term='016 - Colpa e riscatto'/><title type='text'>Midda's Chronicles</title><subtitle type='html'>Blog novel di ambientazione fantasy, ideata e realizzata da Sean MacMalcom. 
Tutti i contenuti sono protetti da licenza Creative Commons (Attribuzione, Non commerciale, Non opere derivate).</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://middaschronicles.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://middaschronicles.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default?start-index=101&amp;max-results=100'/><author><name>Sean MacMalcom</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07040657565452036961</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-8KdQJ-bfDzM/TsaqxFj5eNI/AAAAAAAAAYk/14SJWe2ynlE/s220/YourAvatar.png'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>1479</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2799799514116147997.post-2113830190228336851</id><published>2012-01-28T08:11:00.000+01:00</published><updated>2012-01-28T08:12:13.740+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='031 - Flagello'/><title type='text'>1470</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;U&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;n'esperienza estremamente limitata, addirittura ridicola, nel confronto con quanto quel viaggio avrebbe preteso nel confronto con ogni singola sua membra, e che pur, sinceramente, lo aveva già lasciato segnato al punto tale da imporgli di offrirsi più che entusiasta all'idea di poterla prematuramente interrompere in conseguenza dell'offensiva loro imposta dai pirati di Lehn-Ha. Offensiva al termine della quale, si rendeva inevitabilmente pur conto, tutto quello sarebbe ricominciato e che, ancor peggio, nel protrarla eccessivamente a lungo qual pur una parte di lui avrebbe egoisticamente voluto fare, non avrebbe solamente posticipato l'inevitabile, ma lo avrebbe persino reso, in termini pratici, peggiore rispetto a quanto avrebbe potuto essere, nel richiedere loro di negarsi ulteriori possibilità di sosta a recuperare il tempo perduto, così come anche giustamente ricordato, o, in effetti, minacciato, dalla Figlia di Marr'Mahew.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« Adoro riuscire a individuare i giusti incentivi per convincere chiunque a fare qualunque cosa… » commentò Midda, con aria sorniona, nell'osservare i loro avversari essere letteralmente catapultati all'indietro, quasi un'incredibile deflagrazione avesse loro impedito di poter mantenere le posizioni nelle quali, tanto impetuosamente, si erano precipitati un attimo prima.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E più che corretto, in effetti, si dimostrò l'incentivo da lei così selezionato, ove non solo coloro presenti attorno al colosso dalla pelle color ebano, quant'anche quelli ancora in attesa di potersi confrontare con lei, vennero coinvolti nelle tremende conseguenze della furia del suo compare, allontanati da lei con minor difficoltà di quella che avrebbe potuto essergli propria in contrasto a uno sciame di moscerini. Moscerini che, nella fattispecie di quel caso specifico, non ebbero neppure occasione di riorganizzarsi per tornare a disturbare la coppia, non riuscendo, in tutta onestà, a individuare una sola, singola e semplice ragione degna di nota per la quale rischiare ulteriormente l'osso del collo in contrasto a quell'energumeno. Dopotutto già troppe volte la donna guerriero era loro fuggita e, di certo, un'ulteriore fallimento in coda a una lunga sequela di altri precedenti non avrebbe riservato loro danno superiore rispetto a quello che sarebbe potuto essere loro imposto se solo si fossero continuati a ostinare in quella sventurata ipotesi d'offesa, in un'aggressione qual difficilmente sarebbe potuta essere comunque e alfine considerata realmente tale.&lt;br /&gt;Così, ove un solo istante prima, pertanto, la donna guerriero si era proposta completamente circondata, sebbene, per sua fortuna, mai realmente assediata, mai dimostratasi qual in inferiorità rispetto ai pur numerosi avversari; un semplice attimo dopo ella si ritrovò a essere libera da qualunque oppositore, riservandosi di essere, addirittura, in conseguenza di tutto ciò forse e persino lievemente contrariata, qual conseguenza dell'eccessiva repentinità nella quale balocco le era stato sottratto, negato prima ancora di potersi realmente definire stanca di giuocare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« D'accordo… così però è un po' troppo. » soggiunse, storcendo le labbra verso il basso, nell'osservare l'ambiente attorno a sé animata dalla speranza che almeno un paio, fra i pirati, fossero ancora desiderosi di dimostrare di possedere energia sufficiente per tentare una nuova, conclusiva offesa nei suoi riguardi « Uffa. Avremmo potuto permetterci ancora un quarto d'ora di svago prima di riprendere la strada. » si ritrovò costretta a lamentarsi, ove insoddisfatta nella propria questua&lt;br /&gt;« Niente capricci! » la rimproverò l'uomo, con esplicito tono scherzoso « Abbiamo tanta strada ancora da percorrere… ovunque tu voglia, effettivamente, andare. » le ricordò, facendo atto di incamminarsi in direzione dei due cavalli, ritrovando, ovviamente, questi ultimi quali allontanatisi dal conflitto in corso, sebbene e fortunatamente senza abbandonarli, dopotutto più che adeguatamente pagati al proprietario al fine di ottenere da parte sua tutte le rassicurazioni del caso nel merito di un loro addestramento in tal senso.&lt;br /&gt;« Più che andare si tratta di tornare. » puntualizzò la mercenaria, muovendo anche lei qualche passo, sebbene, invece, in direzione degli avversari caduti « Prima di rimetterci in viaggio, lasciami scambiare qualche parola con i nostri amici: sarebbe estremamente scortese, da parte nostra, incamminarci senza offrire loro neppure un cenno di saluto, o un semplice ringraziamento per quanto compiuto. »&lt;br /&gt;« Midda… » la richiamò con tono addirittura paterno, quasi un genitore in direzione della propria figliuola, in conseguenza all'insistenza volta a prolungare un qualche momento ludico, indifferente alla necessità di dover ormai fare ritorno a casa, data la tarda ora sopraggiunta.&lt;br /&gt;« Un attimo solo. » insistette ella, ora riservando per sé un tono freddo e distaccato, privo di qualunque nota giuliva che potesse lasciarne fraintendere la reale serietà « Voglio che mia sorella possa essere informata di quanto mi stia mobilitando per condurle ciò che ha richiesto… » spiegò, genuflettendosi in prossimità di quello che gli parve il più vigile fra tutti coloro lì distesi a terra, probabilmente non realmente inabile a nuovi combattimenti, e pur non desideroso di affrontarli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il pirata in questione, un ragazzotto di non più di vent'anni, privo di una barba realmente definibile qual tale e più prossima a una sorta di incolta lanugine desiderosa di dimostrare una virilità ancor effettivamente da maturare, restò allora immobile e in silenzio nel confronto con lei, quasi le sue parole non potessero essere realmente interpretate dalle proprie orecchie, non diversamente da come sarebbero state se pronunciate in una lingua per lui sconosciuta.&lt;br /&gt;Non tal caso, comunque, avrebbe dovuto essere supposto quello, ove, al di là di quanta estraneità egli avrebbe potuto simulare, i complessi tatuaggi tribali presenti su entrambe le sue braccia, e non dissimili da quelli ancora risplendenti sulla pelle dell'unico braccio rimasto all'ex-marinaia, non avrebbero potuto lasciar fraintendere né la sua nazionalità, né la sua isola d'origine: indubbiamente tranitha, come testimoniato dalle forme tribali di quelle indelebili decorazioni; e indubbiamente proveniente dalle isole orientali del pur vasto regno marittimo, come definito dalle particolari tonalità di verdi lì impiegate, a differenza di quelle azzurre e blu della sua interlocutrice, atte a pubblicizzare una sua origine dalle isole più meridionali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« Se pensi di poterti fingere sordomuto, mi spiace per te, mio caro, ma ho perfetta memoria dell'imprecazione da te scandita quando, pocanzi, ti ho colpito alle reni… » annunciò Midda, china su di lui, quasi a non voler concedere al suo messaggio di potersi disperdere nell'aria fra loro, offrendogli in tal senso una qualche scusante a una pur palesemente fittizia deficienza uditiva.&lt;br /&gt;« Quindi, te ne prego, sii cortese e riprendi a cantare come un usignolo, per tornare dalla tua padrona e dirle che avrà i suoi dannati scettri, e che, nel frattempo, non torca un solo capello ai due prigionieri, se non desidera che questa faida fra noi possa assumere le dimensioni di una guerra. E di una guerra di proporzioni epiche, addirittura mitologiche, dove sarei disposta ad asservirmi tutti i mercenari di quella terra dimenticata dagli dei di nome Kofreya per poterla annientare. » minacciò, senza rabbia, ma con una resa finale resa ancor più enfatica dalla propria stessa freddezza, dal proprio autocontrollo, tale da non lasciar contemplare l'opportunità, da parte sua, di un intervento del tutto gratuito e privo di fondamento alcuno « Questo senza contare il numero di gorthesi che, sono certa, sarebbero più che lieti di seguire una trionfatrice dei giochi della loro Arena in un'impresa destinata a essere incisa a lettere d'oro nella Storia! »&lt;br /&gt;« Tutti noi serviamo capitan Lehn-Ha. » replicò l'uomo, con un filo di voce, pur da lei perfettamente udibile e comprensibile nel proprio significato « Non quella cagna di tua sorella. »&lt;br /&gt;« Ehy… la conoscono davvero, allora! » ridacchiò Av'Fahr, riferendosi al termine non propriamente elegante con cui era stata appena indicato il soggetto di quella sentenza, termine con il quale, quanto minimo, anch'egli l'avrebbe descritta, ma solo nella volontà di non essere più scurrile.&lt;br /&gt;« Tutti i pirati di questi mari sono asserviti a Nissa Bontor. E Lehn-Ha, al di là di ogni suoi impegno volto a preservare le apparenze, e a consentirgli ingresso sicuro nei vari porti, è, è sempre stato, e sempre sarà un dannato pirata… » asserì la mercenaria, a negazione di quanto dal proprio interlocutore sostenuto, di quella supposta estraneità con la propria nemesi, la propria gemella, regina dell'isola di Rogautt e sovrana di ogni tagliagole di quell'angolo di mondo, e di mare.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2799799514116147997-2113830190228336851?l=middaschronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://middaschronicles.blogspot.com/feeds/2113830190228336851/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2799799514116147997&amp;postID=2113830190228336851&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/2113830190228336851'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/2113830190228336851'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://middaschronicles.blogspot.com/2012/01/1470.html' title='1470'/><author><name>Sean MacMalcom</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07040657565452036961</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-8KdQJ-bfDzM/TsaqxFj5eNI/AAAAAAAAAYk/14SJWe2ynlE/s220/YourAvatar.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2799799514116147997.post-2342811018039484172</id><published>2012-01-27T07:30:00.000+01:00</published><updated>2012-01-27T07:31:15.982+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='031 - Flagello'/><title type='text'>1469</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;N&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;on con sufficienza, in grazia a una tale consapevolezza, alla coscienza di una simile necessità per lei forse ancor maggiore rispetto alla mera sopravvivenza a una sfida nella quale alcun danno le era stato promesso, Midda mosse il proprio destro a levarsi in contrasto a un dritto sgualembro, in tal gesto non limitandosi a respingere il colpo ipotizzato in propria offesa ma, anche, afferrando saldamente quella medesima lama fra le proprie dita metalliche per poterne reindirizzare il movimento sul fronte opposto rispetto a quello ove era stato concepito, lì ergendosi ora a sua protezione da un roverso tondo sgradevolmente destinato ad aprirle il ventre e già sospintosi eccessivamente prossimo a tale obiettivo, a simile, forse neppure bramato, successo. Difficile, in verità, sarebbe stato comprendere in quale misura quei pirati stessero agendo allo scopo di catturarla e in quale, altresì, volessero ferirla o, persino, ucciderla: probabilmente, al di là di ogni loro possibile atteggiamento, la loro confidenza con quel genere di scontri avrebbe dovuto riconoscersi tanto limitata da renderli, a conti fatti, estremamente più pericolosi di quanto sarebbero potuti essere presentandosi quali guerrieri esperti, completamente confidenti con le proprie armi e le possibilità delle medesime. A completamento della propria azione difensiva, pertanto, se al primo avversario venne da lei donato un semplice schiaffo con la sua mancina, semplice sì, e pur sufficientemente energico da disorientarlo e costringerlo ad arretrare per riprendersi da tale offesa; al secondo venne riservato un più spiacevole calcio comunque indirizzato non a una delle sue rotule, là dove avrebbe potuto riservarsi maggiore efficacia nel porre fuori dalla competizione quello pericoloso sprovveduto, quanto, e piuttosto, ai suoi testicoli, là dove, al di là di una forte, fortissima sensazione dolorosa, nulla sarebbe stato negato a quell'uomo nella volontà di tentare un nuovo attacco o, più saggiamente, una qualche azione rivolta alla ritirata, all'abbandono del campo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« Ehy… con questi stuzzicadenti stanno iniziando a infastidirmi. » si lamentò Av'Fahr, ritrovando voce verso di lei a commentare gli ultimi tentativi d'offesa rivolti a suo discapito « Sei proprio sicura di voler continuare a concedere loro occasione utile a tentare di farmi la pelle?! »&lt;br /&gt;« Se davvero consideri questa qual una battaglia nel corso della quale puoi rischiare di rimetterci qualcosa, forse è meglio per te tornare alla Jol'Ange. » definì ella, quasi con tono di rimprovero per il tono adottato da parte dell'uomo, e atto a riconoscere, ai loro avversari, una possibilità nei suoi riguardi, a suo discapito, così come ella non voleva pur concedere ad alcuno fra gli stessi « Questo per noi dovrebbe essere un allenamento, se non, addirittura, uno svago nel quale poter sfogare un po' di emozioni represse. Nulla di più… » sancì, a non concedere al compagno possibilità di protesta nel confronto con la severità di quel suo giudizio, sì intransigente e pur, non di meno, necessario a non poter lasciare dubbio alcuno nel proprio interlocutore di quanto avrebbe potuto e sarebbe dovuto essere da loro atteso per l'immediato futuro, così che, ove egli non si potesse ritenere all'altezza del compito preteso per sé, fosse ancora in tempo a retrocedere, a ritornare sui propri passi non diversamente da come, di lì a breve, sarebbero stati costetti a compiere gli uomini di Lehn-Ha.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al di là delle proprie parole, dell'affaticamento da lui dimostrato anche, e soprattutto, al fine di definire un argomento di pur faceto dialogo con la propria compagna, egli non avrebbe mai potuto sottovalutare le proprie risorse, e, contemporaneamente, sopravvalutare quelle dei propri avversari, al punto tale da giudicarsi inadatto a quel confronto, inabile a proseguire in quella che, seppur a suo discapito pensata qual battaglia, egli stava ancor impegnandosi a gestire non troppo diversamente da una rissa, non invocando il sangue e la morte delle proprie controparti ma, più semplicemente, accontentandosi di far sputare loro quante più imprecazioni possibili in conseguenza del continuo insuccesso nei suoi riguardi e, ancor più, delle randellate comunque loro destinate a compensazione di ciò. Divenuto esperto conoscitore dell'arma appartenuta alla propria sorella maggiore, di quella splendida lancia arma abitualmente sottovalutata dalla maggior parte dei guerrieri in quanto giudicata priva di virilità, non, per lo meno, al pari di una spada, di una mazza o di altre risorse assimilabili, il figlio dei regni desertici centrali stava allora dimostrando tutta la propria perizia nello sfruttare al meglio le ampie possibilità riservategli nell'utilizzo di quell'arma, concedendosi di poter, al contempo, definire un'inviolabile barriera difensiva attorno al proprio corpo e, con un minimo sforzo aggiuntivo, di poter anche recare offesa, non letale, ai propri antagonisti, offrendo loro la parte inerme di quell'asta e non la sua punta metallica, in contrasto alla quale troppo semplice sarebbe potuto essere per lui estirpare tutti coloro contro di sé slanciatisi con tanto impeto.&lt;br /&gt;In ciò, se all'ennesimo tentativo di fendente dritto diretto a discapito del suo collo, Av'Fahr ebbe occasione di reagire spazzando con un movimento deciso la lama a sé nemica e guidandola a infilarsi, con profondità nel suolo al suo fianco; se all'ancor vana ipotesi di ridoppio roverso a discapito della propria gamba destra, egli reagì piombando duramente sul polso dell'avversario con energia tale non mandarlo in frantumi ma, al tempo stesso, da non permettergli di ipotizzare il completamento di quell'offesa o di altri attacchi a sé destinati; innanzi a un nuovo, stolido affondo egli rispose con un movimento del tutto speculare, allungando la punta tonda dell'asta della propria lancia verso il petto dell'avversario contro di sé slanciatosi e, in ciò, proiettandolo con energia, con forza, con violenza all'indietro, lontano non solo dall'obiettivo che quel pirata si era prefisso ma, ancor più, dall'intera area eletta a teatro del loro scontro. Tutto ciò, ovviamente, senza richiedere da parte di alcuno di loro una sola stilla di sangue, ove, comunque, violacei ematomi non sarebbero tardati a comparire nei punti lesi qual ricordo di quell'incontro, di quella disfida da loro tutti pretesa e pur, per alcuno fra gli stessi, potenzialmente vincente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« Stai invecchiando, amica mia. » replicò l'uomo, sorridendo sornione verso di lei « E invecchiando stai divenendo acida, non sapendo distinguere un semplice scherzo da una sincera ammissione di resa. » puntualizzò, a negare da parte sua qualsiasi desiderio di disimpegno da quella sfida « Fosse per me, sappilo, potrei continuare così sino alla prossima alba… e anche oltre! »&lt;br /&gt;« Come vuoi. » minimizzò ella, per nulla meravigliata dall'eccessiva enfasi dell'interlocutore nei riguardi delle proprie capacità, dopotutto abituata, sin dall'infanzia, al confronto con i marinai e la loro propensione all'accrescimento, sino all'inverosimile, di ogni più banale verità « Dopo, però, dovremo cavalcare per due giorni e per due notti senza sosta per recuperare il tempo perduto ora… » specificò, a ricordare al proprio compagno, e anche e soprattutto a se stessa, quanta scarsa disponibilità di tempo avrebbero dovuto considerare a propria disposizione, soprattutto da sprecare in attività prive di scopo qual quella attuale.&lt;br /&gt;« Per Gah'Ad… no! » esclamò, lasciando improvvisamente roteare con maggiore impeto la propria lancia attorno al corpo, a spazzare lontano da sé chiunque gli fosse vicino, gettandolo a terra privo di sensi o, comunque, decisamente prossimo a tale condizione, per la forza da lui posta in un tal gesto, qual reazione alla minaccia rivoltagli dalla mercenaria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qual figlio del mare, al pari di un qualunque marinaio, Av'Fahr avrebbe potuto affermare, senza menzogna alcuna, di aver trascorso la maggior parte della propria vita per mare, ragione per la quale non solo, e semplicemente, il contatto con la terraferma era per lui causa di imbarazzo, di intimo disagio, ma, ancor più, alcuna confidenza avrebbe potuto vantare con i mezzi di trasporto tipici di quel mondo per lui lontano e, ormai, quasi sconosciuto. Cavalli, muli e carri, su di lui, non avrebbero in ciò potuto sortire effetto diverso da quello che, qualche settimana prima, aveva sortito per Be'Sihl il trasferimento a bordo della Jol'Ange, esperienza per lui inedita e, in questo, non priva di ripercussioni sulla sua psiche e, ancor più, sul suo stomaco, per diversi giorni incapace di concedergli tregua. E così, in effetti, sebbene non era giunto a restituire al cielo e alla terra la colazione di quella mattina, il colosso dalla pelle color ebano non aveva potuto evitare di subire tutte le conseguenze più sgradevoli della propria prima cavalcata dai tempi dell'infanzia ormai dimenticata, cavalcata che, oltre a mettere a dura prova la sua schiena e i suoi lombi, gli aveva già ispirato un principio di mal di testa, sebbene, in effetti, fosse durata per meno di un'ora, il tempo necessario a uscire all'esterno della città di Seviath e ad avviarsi verso sud, in direzione della prima tappa per così come definita dalla propria compagna.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2799799514116147997-2342811018039484172?l=middaschronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://middaschronicles.blogspot.com/feeds/2342811018039484172/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2799799514116147997&amp;postID=2342811018039484172&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/2342811018039484172'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/2342811018039484172'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://middaschronicles.blogspot.com/2012/01/1469.html' title='1469'/><author><name>Sean MacMalcom</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07040657565452036961</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-8KdQJ-bfDzM/TsaqxFj5eNI/AAAAAAAAAYk/14SJWe2ynlE/s220/YourAvatar.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2799799514116147997.post-9200942719845206536</id><published>2012-01-26T07:19:00.001+01:00</published><updated>2012-01-26T07:19:52.946+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='031 - Flagello'/><title type='text'>1468</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;« D&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;immi la verità… » domandò Av'Fahr, a denti stretti, e pur, malgrado una tale espressione, non potendo ovviare a rendere trasparente un chiaro stato di eccitazione nel profondo del proprio cuore, quasi quell'imprevisto avesse da considerarsi qual uno sviluppo assolutamente gradevole, un diversivo persino piacevole, innanzi al quale non ritrarsi « Sapevi che sarebbe finita così?! »&lt;br /&gt;« Sapere… no. » sorrise Midda, scuotendo appena il capo e, con esso, offrendo animazione alla propria confusa e sempre disordinata chioma di capelli corvini, tali per sua esplicita volontà ove, senza un suo periodico intervento volto a mantenere integro tale colore essi sarebbero inevitabilmente ritornati alla propria naturale tonalità di rosso, la stessa della quale, invece, era solita fare sfoggio la propria gemella « Sperare… sì. Lo ammetto. Un po' ci speravo! »&lt;br /&gt;« Chissà se il buon Be'Sihl conosce questo aspetto perverso del tuo carattere… » questionò l'uomo, a voler, sebbene unicamente per finalità di giuoco, porre dubbi sulla stabilità del rapporto fra i due o, ancor più, sulla compatibilità, non ovvia, dei loro caratteri, dei loro stili di vita e del loro modo di confrontarsi con la realtà circostante « Non vorrei apparire negativo, ma credo che potrebbe restare sconvolto a scoprirti così attaccabrighe… »&lt;br /&gt;« Oh, no. Non ti preoccupare. » minimizzò l'altra, quasi ridacchiando all'ipotesi appena formulata, evidentemente apprezzandone i toni e le ragioni « Mi conosce bene. E sa che quando soffro d'insonnia il modo migliore per rasserenarmi è lasciarsi coinvolgere in qualche bella rissa. »&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rissa, quella in tal termine appena definita dalla voce della Figlia di Marr'Mahew, che difficilmente chiunque avrebbe potuto considerare qual tale, ove raramente una rissa avrebbe potuto prevedere il ricorso alle armi qual sincero augurio di morte rivolto a discapito dell'avversario. Rissa, comunque, che effettivamente ella, la mercenaria meglio pagata di quell'angolo di mondo, stava giudicando e affrontando qual tale, neppur ponendo mano alla propria spada bastarda, con l'intervento della quale avrebbe potuto facilmente porre fine alla questione in essere prima che essa si potesse delineare qual sfavorevole per sé o per il proprio compare. E Av'Fahr, per quanto a lei estraneo, per quanto tutt'altro che abituato a condividere con lei tali momenti, qual già, invece, era stata sua sorella Ja'Nihr cinque anni prima, non tardò comunque a dimostrarsi adeguato al ruolo scelto qual proprio, non fraintendendo neppur per un istante i desideri della propria sodale e, anzi, interpretandoli alla perfezione, nel non ricercare, con la propria unica arma, altro al di fuori di un'occasione nella quale lasciar smorzare ogni offensiva a sé destinata.&lt;br /&gt;Se, infatti, Midda Bontor avrebbe potuto vantar dalla propria la presenza di un braccio destro in nero metallo dai rossi riflessi, posto in sostituzione a un'originale purtroppo perduto in gioventù, e utile a proteggerla qual uno scudo accanto a lei sempre presente; la sua imponente spalla non avrebbe potuto offrir sfoggio di nulla di simile e, seppur non desideroso di invocare il sangue dei loro avversari, non avrebbe potuto ovviare a ricercare la presenza della splendida lancia un tempo appartenuta alla propria perduta familiare, lancia che, tuttavia, avrebbe saputo, con estrema facilità, riadattarsi a scopi offensivi quanto a scopi difensivi, così come dimostrato in quella particolare situazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« Non mi ero reso conto che tu avessi sofferto d'insonnia in questi giorni… » obiettò il colosso d'ebano, per un attimo non cogliendo le parole di lei nella loro più corretta interpretazione.&lt;br /&gt;« Poco male. » scrollò le spalle la donna, strizzando poi l'occhio sinistro in direzione del proprio alleato e compagno in quella piccola battaglia « Vorrà dire che dovrò essere grata a questi poveracci inviati da Lehn-Ha per avermi concesso occasione di molte notti serene. »&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qual gli eventi lì in atto non avrebbero potuto ovviare a dimostrare in maniera chiara, evidente, addirittura retorica persino all'attenzione di Av'Fahr, così poco presente nella quotidianità della propria attuale compagna di viaggio, Nissa Bontor non era stata, per lei, l'unico appuntamento fisso impostole dal proprio passato nelle zone di mare, in qualsiasi porto ella avesse avuto, negli ultimi quindici anni, avuto occasione di porre piede. Lehn-Ha, o capitan Lehn-Ha, così come continuavano imperterriti a definirlo coloro posti al suo servizio, sembrava infatti aver reso qual unico scopo della propria esistenza l'opportunità di un nuovo incontro con lei dopo la loro prima, e unica, occasione di confronto diretto. E, al di là di tutta la propria insistenza, di tutta la propria perseveranza in tal senso, le dinamiche di quanto occorso realmente fra Lehn-Ha e Midda, risalendo addirittura all'epoca del primo equipaggio della Jol'Ange, si era ormai persa nei meandri della Storia, ricordata, probabilmente, solo dai due diretti interessati e da nessun altro ancora.&lt;br /&gt;Inizialmente sgradevole tanto da irritarla sinceramente nel proprio semplice essere nominato, ormai quell'uomo e i suoi tentativi di approccio con lei erano divenuti sì grotteschi nella propria puntualità da non poter suscitare null'altro che simpatia e, persino, pietade, al punto tale da convincerla che, un giorno, non si sarebbe opposta all'ennesimo gruppetto di suoi sventurati pirati, e avrebbe accettato di essere condotta al suo cospetto. Purtroppo per gli appartenenti al gruppo attuale, tuttavia, ella non avrebbe potuto definir proprio alcun interesse in tal senso allo stato attuale delle cose e nel confronto con l'incarico reso proprio per la salvezza di Camne e di Hui-Wen, ragione per la quale, sebbene essi fossero stati sufficientemente accorti da attendere di essere all'esterno dei confini cittadini prima di aggredirla con armi, onde ovviare al rischio di attrarre l'attenzione delle guardie di Seviath, ella non volle concedere loro null'altro che una severa lezione, tale a istruirli, nuovamente, su quanto sarebbe stato loro concesso sino a quando non si fossero avvicinati a lei con maggiore umiltà e rispetto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« Il bisonte non ci interessa. Uccidetelo pure. » si premurò di ricordare il riferimento principale di quel drappello, mantenendosi, prudentemente, a una pur minimale distanza di sicurezza dal luogo dello scontro, a prevenire un proprio diretto coinvolgimento in esso « E solo la cagna tranitha a esser richiesta dal nostro capitano! » insistette, a dimostrazione di quanta umiltà e rispetto, in quella particolare occasione, avesse da considerarsi in lui nei riguardi della propria avversaria.&lt;br /&gt;« Bisonte?! » protestò Av'Fahr, aggrottando la fronte a quella definizione nel contempo in cui, ancora una volta, la lunga asta della sua lancia venne guidata al fine di deviare l'ennesimo affondo ipotizzato a suo discapito e, in tal modo, ridiretto verso un'inerme spazio vuoto al suo fianco.&lt;br /&gt;« Non ti lamentare. Io sono stata definita cagna… » commentò Midda, a sua volta difendendo l'integrità del proprio corpo con il ricorso al proprio braccio destro, impiegato, nella fattispecie, per arginare la discesa di una mazza in contrasto alla sua nuca, ricambiando, immediatamente e contemporaneamente, la cortesia riservatale con un montante della propria mancina, per somma fortuna e benevolenza verso l'avversario lì offertasi solo e semplicemente di carne e ossa ove, altrimenti, ne avrebbe certamente infranto la mandibola e la mascella quasi fossero stati di fragile terracotta « La verità è che, al di là di quanto possano fingere, non sono poi cattivi: sono solo dei ragazzini frustrati che cercano di imporre la propria non ancor pienamente definita virilità su tutto e su tutti ricorrendo alla violenza, come dei pargoli capricciosi ma semplicemente desiderosi di attrarre l'attenzione dei grandi. » tentò di offrire una ragione a tutto ciò, ovviamente approfittando, in tal senso, per canzonare nuovamente le controparti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al di là delle proprie parole, della leggerezza da lei dimostrata anche, e soprattutto, al fine di sfiduciare i propri avversari in quel tentativo d'offesa, ella non avrebbe mai potuto sottovalutare quel manipolo di uomini lanciatisi contro di lei. Non avrebbe agito in tal senso, dopotutto, in condizioni di normalità e, ovviamente, non avrebbe avuto alcuna ragione di agire in simile maniera nel considerare quanto, ancora, i postumi della lunga prigionia stessero imponendo debolezza al proprio corpo, lentezza ai propri riflessi.&lt;br /&gt;Alcuna ironia, quindi, avrebbe dovuto essere riconosciuta nell'affermazione da lei pocanzi scandita nel merito di una speranza rivolta all'eventualità propria dell'occorrenza di quello scontro. Non tanto allo scopo conciliare il proprio riposo nella notte che sarebbe seguita di lì a qualche ora, quanto e piuttosto nella volontà di verificare, in termini pratici, le proprie effettive condizioni fisiche, per comprendere quante possibilità avrebbe potuto avere di condurre a compimento quel viaggio. E, ancora, al parallelo e non banale fine di valutare le capacità guerriere del proprio nuovo compagno di viaggio e d'arme, ponendolo alla prova in uno scontro nel quale gli sarebbe stata negata la possibilità di imporre danno a chi, al contrario, a lui ne voleva imporre parecchio, in una situazione forse antitetica a quella che già l'aveva veduto protagonista nel confronto con i pirati della Mera Namile, battaglia per la quale egli aveva giustamente cercato ragione di merito, di vanto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2799799514116147997-9200942719845206536?l=middaschronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://middaschronicles.blogspot.com/feeds/9200942719845206536/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2799799514116147997&amp;postID=9200942719845206536&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/9200942719845206536'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/9200942719845206536'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://middaschronicles.blogspot.com/2012/01/1468.html' title='1468'/><author><name>Sean MacMalcom</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07040657565452036961</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-8KdQJ-bfDzM/TsaqxFj5eNI/AAAAAAAAAYk/14SJWe2ynlE/s220/YourAvatar.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2799799514116147997.post-3424753837849695269</id><published>2012-01-25T07:30:00.001+01:00</published><updated>2012-01-25T07:30:37.993+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='031 - Flagello'/><title type='text'>1467</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;« F&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;ossi in te, non ci scommetterei. » rispose la Figlia di Marr'Mahew, rivolgendosi nuovamente e alfine alla propria, ora laconica, controparte « Non scommetterei neppure un soffio di polvere di pirite sull'incapacità, per chiunque, e per la sottoscritta nella fattispecie, di impedirti di seguirmi. » esplicitò, a non concedere dubbi nel merito di quanto stava affermando « Ciò nonostante, prima di risponderti desidero porti una domanda: credi di essere migliorato dal nostro ultimo confronto? Perché quella volta noi stavamo giocando, e io ti ho battuto… »&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un nuovo, ancor necessario e, probabilmente, sempre obbligato momento di laconicità contraddistinse, allora, i due interlocutori, ove al di là di tutta la propria baldanza, di tutto l'impeto da lui proclamato nel seguire o, addirittura, inseguire i passi della mercenaria, scegliesse ella di accoglierlo qual proprio compare di viaggio o, meno gradevolmente, di costringerlo a braccarla quasi fosse una preda, egli non avrebbe mai potuto, in fede, trascurare il valore della propria interlocutrice. E sebbene la risposta a quel quesito, nel suo cuore e nella sua mente fosse certa, né l'uno, né l'altro, ebbe sentimento o raziocinio di esprimerla immediatamente, di offrirle subito voce, dal momento in cui nel confronto con la Figlia di Marr'Mahew, persino per un suo amico, stolido sarebbe stato approcciarsi con estrema leggerezza, con palese noncuranza qual, in altri termini, egli avrebbe pur potuto apparire intenzionato a compiere.&lt;br /&gt;Le imprese della donna guerriero, dopotutto, erano in grado di esprimere in completa autonomia il suo valore e nulla di quanto prima riconosciutole, a seguito della sconfitta impostale dalla sua gemella, avrebbe potuto influire in una timorosa valutazione qual solo sarebbe potuta essere propria per chiunque attorno a lei. Invero, anzi, tutto ciò sarebbe valso non tanto qual ragione di dubbio sui meriti della mercenaria, quanto, e piuttosto, qual motivo di scalpore per le ancor più straordinarie capacità dimostrate dalla regina dei pirati, colei che era così riuscita ove né scultoni né chimere, né zombie né gargolle, né tifoni né anfesibene si erano concessi speranza di vittoria, venendo da lei sempre sconfitti, addirittura sterminati. In ciò, per una delle regole più istintive e naturali dell'intero Creato, nel rispetto della quale molti, forse anche troppi stolti erano da anni soliti tentare la sorte in contrasto a Midda Bontor, colei che aveva sconfitto l'eroica trionfatrice di così tante imprese ne ereditava ineluttabilmente il merito, dimostrandosi, in ciò, più temibile di una delle più valenti figlie della guerra di quell'angolo di mondo, se non dello stesso mondo intero.&lt;br /&gt;Alfine, comunque, dopo aver rispettato quell'inviolabile silenzio atto a rendere il giusto omaggio all'asserzione dell'interlocutrice e al suo ruolo, alla sua persona, Av'Fahr recuperò parola, non retrocedendo di un solo, impercettibile passo dalla propria posizione precedente e, anzi, argomentando in maniera completa le proprie ragioni…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« Così dicendo, mi spiace, dimostri però di star obliando al ricordo di quanto accaduto solo pochi giorni fa, quando io e tutti i miei compagni ci siamo posti a confronto con un'armata di pirati della peggior risma al solo scopo di salvarti dalla prigione nella quale ti avevano rinchiusa. » evidenziò, aggrottando la fronte con fare scettico nel merito della severità di giudizio da lei riservatogli « Credi forse che, conoscendo i tuoi dubbi nel merito delle mie capacità, gli uomini e le donne al servizio di tua sorella abbiano ovviato a cercare confronto con me? » questionò, ovviamente ironico nella propria espressione.&lt;br /&gt;« No. Non credo questo. Ma, in verità, so che quei pirati avevano avuto anche ordine di non uccidervi. » puntualizzò ella, sorridendo con incedere maternamente comprensivo « Me lo avete raccontato proprio voi. »&lt;br /&gt;« Di non ucciderci… tutti. » corresse egli, in una non gratuita precisazione, ove, altrimenti, quanto da loro compiuto sarebbe potuto essere giudicato non solo privo di ragioni di vanto, ma anche di merito, venendo declassata da battaglia a mera carneficina in contrasto ad avversari praticamente inermi « E ti posso assicurare che dopo le prime schermaglie, al di là degli ordini ricevuti, tutti loro avrebbero voluto decapitarci e appendere le nostre teste al pennone più alto. »&lt;br /&gt;« D'accordo. D'accordo. » si arrese ella, levando le mani in segno di resa.&lt;br /&gt;« E poi, a prescindere da quanto è accaduto, è giusto che tu sappia che, sin dalla morte di Ja'Nihr e di Salge, alcuno a bordo di questa nave ha speso il proprio poco tempo libero in un'attività diversa da quella rivolta all'addestramento all'arte della guerra, attendendo il giorno in cui, finalmente, sarebbe stata nostra possibilità vendicarci per quanto accaduto. » insistette « La Jol'Ange ha perduto completamente la propria innocenza, ammesso che di innocenza si sarebbe mai potuto parlare in passato. »&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Parole estremamente gravi, quelle allora pronunciate forse inconsapevolmente da parte dell'uomo, che nel confronto con il cuore della donna dagli occhi color ghiaccio pesarono quali macigni, imponendole un duro, ruvido contatto con la responsabilità delle proprie azioni e, ancor più, delle proprie omissioni.&lt;br /&gt;Un tempo, vent'anni prima, nessuno a bordo della Jol'Ange avrebbe potuto esser definito un guerriero. Ove anche, infatti, tanto ella quanto Salge erano stati formati ai primi e più importanti fondamenti del combattimento da un ottimo maestro d'armi, alcuno dei due avrebbe avuto ragione di definire se stesso qual combattente, guerriero o quant'altro, riconoscendo qual propria prima e sola natura quella dei marinai, figli di Thyres o Tarth e, come tali, votati alle infinite distese azzurre entro le quali, erano certi, sarebbero vissuti per sempre, fino al termine dei propri giorni. In quel tempo, in quegli anni, in quell'epoca ormai perduta, la Jol'Ange aveva rappresentato per tutti loro un rifugio sicuro, un santuario, una madre affettuosa nel cui abbraccio lasciarsi cullare senza porsi il benché minimo pensiero sul presente o sull'avvenire: non, per lo meno, pensieri volti alla necessità di addestrarsi per combattere un guerra, per vendicare i propri morti o per difendere il proprio diritto a esistere, ed esistere sul quello stesso mare che per loro rappresentava la sola, reale, vita che mai avrebbero potuto e saputo vivere.&lt;br /&gt;L'idea, in tutto questo, che la Jol'Ange, la "sua" Jol'Ange, quell'oasi di nostalgica e giovanile spensieratezza, potesse aver perduto la propria innocenza, così come esplicitamente affermato da parte dell'uomo, non avrebbe potuto evitare di turbarla profondamente, e, necessariamente, persino ferirla, nel rendersi conto di come, proprio malgrado, fosse stata lei l'origine di quel male. Ella che alla Jol'Ange aveva contribuito a dar vita, sciaguratamente, sembrava averla al contempo condannata a una lenta, straziante agonia, calvario al termine del quale la morte, paradosso osceno, sarebbe parsa essere quasi una soluzione gradita, una piacevole via di fuga da un presente troppo osceno per essere meritevole d'esser affrontato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« Come stavo dicendo… » riprese voce, non senza un certo impegno al fine di ritornare a far sfoggio della propria consueta maschera di indifferenza, a voler proteggere le proprie più intime emozioni, i propri più riservati pensieri dall'attenzione del pubblico a sé circostante, per quanto costituito solo da volti amici, persone a cui ella doveva riconoscere il merito di averla salvata « Come stavo dicendo… sono d'accordo a riconoscerti l'occasione che domandi. E, in effetti, lo ero già prima di quest'ultimo tuo intervento, per il quale, sinceramente, non trovo ragione di soddisfazione alcuna. »&lt;br /&gt;« Io non intendev… » tentò di intervenire l'uomo, a correggere quanto, ora, aveva compreso aver imposto più danno che sostegno al proprio rapporto con colei che desiderava accompagnare in quel viaggio, in un esordio, invero, non sì gradevole qual avrebbe preferito potersi riservare.&lt;br /&gt;« Non importa. » scosse il capo ella « Non è importante quanto intendevi o non intendevi dire, ma quanto, invero, è. » non si concesse alcuna pietà, in misura forse addirittura inferiore a quella che pur avrebbe potuto riconoscere a un avversario « Ciò nonostante, ora non è il tempo di lasciarsi crogiolare nell'autocommiserazione. Ho due scettri da recuperare; due persone da salvare; una sorella da accoppare; e una nave alla quale restituire la propria serenità, indebitamente sottratta. » elencò, con un sorriso forse sereno, è che pur apparve estremamente minaccioso, forse in grazia alle parole che lo accompagnarono, sebbene pronunciate lì con tono quasi scherzoso « Mettiamoci in marcia… o si farà notte! »&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E a Noal, attuale capitano della Jol'Ange, erede di Salge Tresand, non restò altro da fare se non salutare, con un cenno della mano, Midda e il migliore dei suoi marinai allontanarsi dalla goletta, pregando in cuor suo tutti gli dei da lui conosciuti, e anche abitualmente non venerati, di poterli veder tornare quanto prima: non solo per poter raggiungere e salvare Hui-Wen, suo amato, e Camne Marge; ma, anche e ancor più, per potersi rassicurare di fronte all'evidenza di non dover essere costretto a celebrare, ancora e dolorosamente, altri funerali qual pur si era troppo recentemente ancora una volta ritrovato a dover compiere, allo scopo di onorare la memoria della povera Berah, sua amica e suo secondo in comando, ultima vittima, in ordine cronologico, di quella folle guerra, non desiderata né ricercata, in contrasto a Nissa Bontor.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2799799514116147997-3424753837849695269?l=middaschronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://middaschronicles.blogspot.com/feeds/3424753837849695269/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2799799514116147997&amp;postID=3424753837849695269&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/3424753837849695269'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/3424753837849695269'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://middaschronicles.blogspot.com/2012/01/1467.html' title='1467'/><author><name>Sean MacMalcom</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07040657565452036961</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-8KdQJ-bfDzM/TsaqxFj5eNI/AAAAAAAAAYk/14SJWe2ynlE/s220/YourAvatar.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2799799514116147997.post-1489202448831233622</id><published>2012-01-24T07:35:00.000+01:00</published><updated>2012-01-24T07:36:09.338+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='031 - Flagello'/><title type='text'>1466</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;« E&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;hy… non penserai davvero di potertene andare così, spero bene. » esclamò Av'Fahr, rivolgendosi verso la donna e facendo capolino, con la sua monumentale, statuaria massa di muscoli guizzanti sotto una nera pelle inevitabilmente resa lucida dal sudore, e con una sacca in mano, dando chiara riprova delle proprie sottintese intenzioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mascolino e possente non di meno rispetto alla propria voce, quel marinaio della Jol'Ange avrebbe dovuto essere riconosciuto qual il primo ad avere di che odiare la Figlia di Marr'Mahew, là dove, sebbene anche Noal in tempi recenti avesse perduto qualcuno da lui amato, nella fattispecie il suo compagno Hui-Wen, egli era stato il primo, a bordo della goletta, a essere colpito dalla sventura che sembrava accompagnare quella loro passeggera, una sventura facilmente e inequivocabilmente identificabile nelle fattezze di Nissa Bontor, se possibile persino più affascinante della propria gemella, per quanto a lei identica in tutto e per tutto. Av'Fahr, figlio dei regni desertici centrali, più a nord persino rispetto alla già lontana Shar'Tiagh, infatti, aveva vissuto l'orrore di veder uccisa la propria amata sorella, Ja'Nihr, per mano di chi solo successivamente svelatisi quali una coppia di traditori, pirati celati a bordo della Jol'Ange, fra il pur compatto e abitualmente affiatato equipaggio, in attesa dell'eventuale ritorno a bordo, un giorno, di colei alla quale era stato imposto un netto divieto a viaggiare per le vie del mare. Ritorno che ella, sebbene in maniera esclusivamente transitoria, aveva alfine effettivamente ricercato e in conseguenza al quale, purtroppo, a farne le spese erano stati proprio Ja'Nihr e il capitano Salge Tresand.&lt;br /&gt;Malgrado ottime ragioni per serbare rancore per la donna guerriero, non realmente responsabile per quelle morti, e pur causa scatenante delle medesime, e malgrado tutto l'amore che egli aveva voluto alla propria sorella maggiore, che per lui era stata anche prossima a una figura materna, il marinaio non era riuscito, al pari di alcun altro a bordo di quella nave, a considerare qual a sé realmente avversa chi, a tutti gli effetti, non di meno vittima. Ragione per la quale, del resto, alcuno fra loro, non lui, non i suoi compagni, avevano avuto questioni da sollevare in contrasto alla pur arrischiata ipotesi di un'azione di salvataggio in favore di lei, seppur in contrasto a nemici predominanti numericamente su di loro in una proporzione schiacciante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« Oh, Thyres… desideri forse un bacio d'addio?! » ironizzò Midda, aggrottando la fronte a quell'intervento in suo arresto « Credevo di aver già chiarito come io non intenda offrire ragioni di gelosia al mio buon locandiere, sebbene egli abbia probabilmente da riconoscersi quale la persona meno gelosa che esista, e che sia mai esistita, in tutto il mondo… per quanto realmente innamorato. » argomentò, non prendendo neppure per un istante in esame l'idea che egli potesse davvero desiderare accompagnarla in quel suo nuovo viaggio, né, tantomeno, che ciò potesse essere fattibile.&lt;br /&gt;« Tsk… figurati. Ho smesso di aspettarmi un bacio da parte tua sin dalla prima volta che mi hai sbattuto a terra per dimostrarmi quanto sei esperta nella lotta. » commentò egli, scuotendo il capo « Permettimi di esplicitare meglio quanto appena asserito: non penserai davvero di potertene andare senza di me, spero bene. » si ripeté, definendo in maniera inequivocabile il concetto prima lasciato verbalmente inespresso e sollevando, a riprova delle proprie intenzioni, la sacca stretta nella sua mancina.&lt;br /&gt;« Come?! » replicò ella, venendo colta di sorpresa in misura maggiore di quanto non sarebbe mai potuta essere in conseguenza dell'effettiva richiesta di un bacio « Non credo di aver inteso… »&lt;br /&gt;« Hai inteso benissimo. » sorrise l'uomo, avviandosi verso la passerella « E ora andiamo, per Gah'Ad! Non credo che ci sia concesso tempo da sprecare in inutili chiacchiere. » incitò, considerando conclusa in tal modo la questione, per quanto, in effetti, fosse stata solo appena inaugurata « Prima troviamo due cavalli e ci mettiamo in marcia, e prima avremo tempo da dedicare a raccontarci gli aneddoti della nostra infanzia. »&lt;br /&gt;« … ossia quello che hai fatto settimana scorsa, per quanto ti riguarda. » suppose la Figlia di Marr'Mahew, accennando in tal senso alla differenza di età esistente fra loro « Av'Fahr. Per carità. Io viaggio meglio da sola e, come hai appena ribadito, non dobbiamo sprecare il tempo concessoci. » replicò, incrociando le braccia al petto in trasparente segno di diniego innanzi a quella sua iniziativa.&lt;br /&gt;« L'ultima volta che sei andata via da sola, non ti abbiamo rivista per cinque anni. » volle ricordarle l'altro, ovviamente con tono giocoso su una questione ben più complessa di come da lui formulata « E siamo dovuti essere noi a venire a cercarti, perché, altrimenti, neppure avresti supposto di passare a salutarci. »&lt;br /&gt;« Tecnicamente, non sono andata via. Sono stata trascinata via, se ben ricordi. » puntualizzò ella, scuotendo il capo « C'era una tempesta e io sono stata gettata in mare. E, in quell'occasione, ho perso anche un'ottima spada in tale occasione. » si lamentò, rivolgendo memoria a quella che era stata la sua lama fino a cinque anni prima, quando, recriminazioni a parte, proprio in conseguenza a quel naufragio ella ebbe modo di porre le mani sulla migliore spada della propria vita, la stessa lama bastarda ora presente al suo fianco.&lt;br /&gt;« Poco importa. » minimizzò Av'Fahr, scuotendo il capo « Direi che, a prescindere dalle ragioni, è meglio ovviare al rischio di rivederti fra altri cinque anni in questa particolare situazione… »&lt;br /&gt;« Av'Fahr… » tentò di rifiutarsi ella, ancora una volta, salvo essere interrotta da una ripresa dell'interlocutore, desideroso di non concederle occasione di paternalismi di sorta.&lt;br /&gt;« Senti… in questo stramaledettissimo affare noi della Jol'Ange siamo coinvolti esattamente quanto te. Anzi, forse ancora di più, dal momento che quella cagna della tua gemella sembra aver deciso di sterminarci uno alla volta. » commentò, senza ira nelle proprie parole, senza alcuna particolare passione, ma con incredibile controllo e freddezza, in contrasto con il vigore pur intrinseco nella scelta di determinati termini « Prima Ja'Nihr, poi Salge e ora Berah. E forse anche Camne e Hui-Wen. » elencò, contandoli con le dita, quasi a voler porre in evidenza quel quantitativo numerico, effettivamente schiacciante nel confronto con il numero estremamente ridotto dell'equipaggio consueto di quella nave « E, scusa se te lo dico in maniera tanto esplicita, non ho alcuna voglia di restare a guardare l'orizzonte aspettando che tu decida di tornare con quegli scettri. »&lt;br /&gt;« Av'Fahr… » cercò ancora una volta di riprendere voce, salvo ritrovarsi ostacolata dal proseguo di quel breve monologo.&lt;br /&gt;« Midda. » la richiamò egli, osservandola dritto negli occhi « Abbiamo deciso di andare a recuperarli? Bene! Io vengo con te! E nulla di quanto tu potrai pensare di fare me lo impedirà! » concluse, forse con eccessiva teatralità in tale propria affermazione, e pur ritrovandosi pienamente giustificato in ciò dal contesto a contorno della medesima.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un necessario, obbligato istante di silenzio calò allora fra la coppia di interlocutori, qual tale era pur divenuta la loro nell'inevitabile esclusione di Noal o di chiunque altro da quel confronto: in quel momento, in quel particolare frangente, nessun altro avrebbe avuto motivo di richiedere parola al di fuori di Av'Fahr, il quale, comunque, aveva appena concluso quanto aveva da dire, non riservandosi ragione di ulteriori aggiunte, e della stessa Midda, la quale, dal canto suo, sembrava impegnata a valutare la questione per così come offertale, con tutti i vantaggi e gli svantaggi derivanti dalla presenza, al proprio fianco, di una figura qual quella di Av'Fahr.&lt;br /&gt;Sebbene nulla ella avrebbe potuto affermare di avere in contrasto all'uomo, al tempo stesso nulla avrebbe potuto decretare di avere a favore del medesimo e della sua partecipazione a quel proprio già non semplice viaggio, per così come programmato: tanta… troppa strada da percorrere, poco… troppo poco tempo per percorrerla, non avrebbero deposto a favore di quell'imprevisto, e non ricercato, compagno di ventura. Ciò nonostante, oggettivamente, ella non avrebbe potuto negare come la debolezza conseguente alla lunga prigionia e, ancor più, al lungo digiuno, non le stessero concedendo quel pieno controllo della situazione per lei abituale e, ove si fosse trovata costretta a un confronto, certamente un braccio in più le avrebbe fatto comodo. Ovviamente nell'ipotesi non banale che, al di là del proprio fisico possente, dei propri muscoli scolpiti, per godere dei quali, era certa, molte aristocratiche sarebbero state pronte a spendere ottime cifre, Av'Fahr fosse anche in grado di sostenere un combattimento, una battaglia, con confidenza tale da poterle essere realmente d'aiuto e non, peggio, d'intralcio.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2799799514116147997-1489202448831233622?l=middaschronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://middaschronicles.blogspot.com/feeds/1489202448831233622/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2799799514116147997&amp;postID=1489202448831233622&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/1489202448831233622'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/1489202448831233622'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://middaschronicles.blogspot.com/2012/01/1466.html' title='1466'/><author><name>Sean MacMalcom</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07040657565452036961</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-8KdQJ-bfDzM/TsaqxFj5eNI/AAAAAAAAAYk/14SJWe2ynlE/s220/YourAvatar.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2799799514116147997.post-9220281299712527474</id><published>2012-01-23T07:37:00.000+01:00</published><updated>2012-01-23T07:38:05.896+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='031 - Flagello'/><title type='text'>1465</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;D&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;opo una primavera quasi completamente perduta qual prigioniera all'interno della Mera Namile, pertanto, a non migliorare il già sgradevole bilancio di quel nuovo anno, Midda Bontor avrebbe dovuto affrontare una pessima, pessima estate, ove in meno di tre mesi, tanto poco avrebbe dovuto essere riconosciuto il tempo a sua disposizione, ella avrebbe dovuto recuperare quegli scettri, a sua volta nascosti per mantenerli al riparo da interessi sgraditi; raggiungere Rogautt, al fine di non doversi sentire responsabile per la morte di altre persone a lei vicine; e trovare un modo per uccidere sua sorella Nissa, nella volontà di non doversi rendere ignava colpevole della distruzione del mondo per così come conosciuto. E non eccessiva avrebbe dovuto essere giudicata, da parte sua, una tale valutazione, laddove affidare quegli oggetti di indubbio potere alla propria gemella, già in possesso di un'altra straordinaria reliquia, quelle una corona appartenuta alla celebre, temibile, e potente, regina Anmel, anche nota come Portatrice di Luce o, in alternativa, Oscura Mietitrice, non avrebbe potuto rappresentare nulla di buono per alcuno: non per lei, non per le persone a lei care e, francamente, neppure per il resto dell'umanità.&lt;br /&gt;Infine, giusto a non poter concedere all'ancor non completamente rigenerata Figlia di Marr'Mahew, necessariamente indebolita dal lungo periodo di prigionia e di digiuno impostole, alcuna ragione di sollievo, di serenità o, addirittura, di gioia, il suo caro Be'Sihl, dopo averla trasportata di peso in salvo dalla Mera Namile, era caduto in un infausto stato comatoso, qual evidente conseguenza dei danni riportati dai suo corpo al termine di una spiacevole caduta, rifiutandosi di riprendere coscienza, di riaprire gli occhi e, ovviamente, di parlare con lei. Non che, dopo tutto quanto egli aveva compiuto, vi sarebbe stata necessità, da parte della mercenaria, di ascoltare dalle sue labbra qualche parola d'amore per essere certa del suo sentimento: ma in quella particolare, e non appassionante, situazione, egoisticamente, ella avrebbe ben gradito una parola di sostegno, una carezza di supporto, un bacio di buon auspicio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A partire dal decimo giorno del mese di Payapr, nel considerare il tempo trascorso come prigioniera, nonché il tempo impiegato per rimettersi, in minima parte, in forze e, contemporaneamente, per far vela, a bordo della Jol'Ange, verso il porto di Seviath sul versante occidentale della maggiore penisola tranitha, solo il diciottesimo giorno del primo mese estivo, Mesoju, Midda poté riservarsi occasione di porre nuovamente piede a terra e, in tal senso, di iniziare a definire un vero e proprio piano d'azione, una strategia utile a definire quali risultati ottenere e, soprattutto, in quali tempi ottenerli, conscia di non potersi permettere di sprecare un singolo istante di quanto concessole dalla propria crudele gemella nella volontà di non veder condannati dalla medesima i due ostaggi catturati. Se, infatti, la mercenaria dagli occhi color ghiaccio e dai capelli neri come la pece, in fiero contrasto alla candida pelle ornata da spruzzate di efelidi, non avrebbe mai concesso alla propria nemesi di impossessarsi di quanto da lei desiderato, domandato, preteso addirittura, al tempo stesso non avrebbe neppur concesso a se stessa di ignorare qualunque possibilità nella volontà di salvare chi, in fondo, condannato a morte perché colpevole, a sua volta, di averla voluta salvare, di averla voluta riscattare da una situazione uguale, o forse, paradossalmente, migliore di quella nella quale si erano poi ritrovati a essere, proprio malgrado.&lt;br /&gt;Per tale ragione, ella non si riservò neppure un istante di incertezza e, nel momento stesso in cui la goletta venne ancorata al molo, la donna si presentò rivestita e armata in coperta, pronta a sbarcare e a correre a noleggiare un cavallo con il quale porsi in cammino verso la prima delle proprie mete...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« Restiamo d'accordo come detto, Noal… » prese voce verso il capitano, porgendogli entrambe le braccia in segno di saluto e, soprattutto, di fiducia, ove solo a chi ritenuto realmente amico sarebbe stato concesso tale gesto in luogo a un più distaccato saluto con un braccio solo o, anche e più semplicemente, a un semplice cenno della mano « Entro e non oltre il decimo giorno di Phau ci ritroveremo qui e faremo rotta verso l'isola di Rogautt. »&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutt'altro che ignota, invero, avrebbe dovuto essere considerata la posizione geografica di quella che era divenuta, non per propria volontà, la capitale di un nuovo, e non ancora riconosciuto, regno marittimo la cui popolazione avrebbe dovuto essere riconosciuta qual costituita integralmente da pirati, laddove un tempo, prima che Nissa decidesse di eleggerla a sede del proprio conquistato potere, tale isola era inserita tranquillamente all'interno delle rotte commerciali che si intrecciavano attraverso l'intera estensione della vasta porzione di mare abitualmente riconosciuta qual appartenente al regno di Tranith, e contraddistinta da dozzine e dozzine di arcipelaghi di ogni dimensione. Alcuno sforzo, alcun impegno, alcuna fatica avrebbe quindi dovuto compiere la Jol'Ange per raggiungere quella meta, non, per lo meno, avendo dalla propria il beneplacito, l'invito in effetti, della sua stessa autoproclamata sovrana, ove, in assenza del medesimo, seppur ugualmente nota la localizzazione di tale destinazione, meno elementare, meno ovvio, sarebbe stato per chiunque sperare di raggiungerla vivo, dovendosi confrontare con una flotta qual alcuna nazione, sino ad allora, avrebbe potuto far vanto di possedere. Non, per lo meno, in quell'angolo di mondo, all'estremità sud-occidentale del continente di Qahr.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« E se, per qualsivoglia ragione, a tale scadenza o io, o voi, non ci riusciremo a ritrovare in questo stesso luogo, allora l'appuntamento sarà per la stessa Rogautt, entro il giorno di Transizione. » soggiunse, a non escludere una pur infausta eventualità, ignorare la quale, in quello sventurato periodo, sarebbe stato da sciocchi « Da parte mia farò di tutto per restituirvi Hui-Wen e Camne: sono già stata causa, mio malgrado, di troppo dolore, di troppa pena per tutti voi e non intendo essere responsabile anche per le loro morti. Quindi, in un modo o nell'altro, arriverò a Rogautt con quei dannati scettri. »&lt;br /&gt;« Dal canto nostro, ti aspetteremo fino all'ultimo. » annuì Noal, rispondendo al saluto di lei con entrambe le proprie braccia, avendo sì molte ragioni per colpevolizzare quella donna e pur, con incredibile onestà intellettuale, non riuscendo a trovarne una sola degna di essere espressa, non dove, dopotutto, proprio ella avrebbe dovuto essere riconosciuta quale la prima vittima della propria gemella e di quel suo odio viscerale « Se non dovessi arrivare qui per il decimo giorno di Phau, faremo ugualmente rotta verso Rogautt per salvare i nostri compagni. O per morire nel tentativo. »&lt;br /&gt;« Così sia. E che Thyres e Tarth possano benedire la nostra missione… » concluse Midda, separandosi dall'interlocutore e invocando, in tali parole, la benedizione della propria divinità prediletta e del suo corrispettivo maschile, signori del mare a cui qualunque figlio di tali territori, qual ella anche era, avrebbe dovuto necessariamente rispettare « Sino ad allora, vi affido Be'Sihl. Vi prego di volergli concedere asilo sino a quando non si dovesse riprendere e, in tal giorno, di informarlo di quanto è accaduto e di invitarlo a ritornare a Kriarya, alla sua… alla nostra locanda. » si corresse, rammentandosi di come, da più di un anno a quella parte, l'edificio in questione fosse, a tutti gli effetti, una proprietà comune fra loro, avendo ella contribuito alla ristrutturazione e all'ampliamento del medesimo dopo averne quasi causato la distruzione.&lt;br /&gt;« Così sarà fatto. » confermò il capitano della Jol'Ange, ritraendo a propria volta le braccia, guidando le mani ad appoggiarsi ai propri fianchi « Per quanto, comunque, mi sento sufficientemente sicuro del fatto che egli non accetterà di buon grado il tuo suggerimento. Anzi… »&lt;br /&gt;« … lo ignorerà completamente. » annuì la mercenaria, sorridendo dolcemente divertita, sollazzata dal pensiero dell'ostinazione del proprio compagno e, in ciò, per un attimo dimentica delle sue attuali condizioni, condizioni per le quali, ovviamente, ancora una volta non avrebbe potuto evitare di considerarsi responsabile « Sì. Lo credo anche io. Ma tentare non costa… e, alla peggio, dovrò sbrigarmela io quando, a Phau, ci ritroveremo tutti quanti. » definì, minimizzando la questione e raccogliendo una sacca con alcuni beni di prima necessità raccolti per il nuovo viaggio che la stava attendendo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma prima che ella potesse anche solo supporre di avviarsi lungo la passerella già predisposta per lo sbarco, una voce virile ed energica intervenne allo scopo di arrestarla, nel non volerle concedere di allontanarsi… non da sola, per lo meno.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2799799514116147997-9220281299712527474?l=middaschronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://middaschronicles.blogspot.com/feeds/9220281299712527474/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2799799514116147997&amp;postID=9220281299712527474&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/9220281299712527474'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/9220281299712527474'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://middaschronicles.blogspot.com/2012/01/1465.html' title='1465'/><author><name>Sean MacMalcom</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07040657565452036961</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-8KdQJ-bfDzM/TsaqxFj5eNI/AAAAAAAAAYk/14SJWe2ynlE/s220/YourAvatar.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2799799514116147997.post-3604509055720805192</id><published>2012-01-22T08:50:00.001+01:00</published><updated>2012-01-22T08:51:59.506+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='031 - Flagello'/><title type='text'>1464</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;S&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;in dalla notte dei tempi erano esistite determinate nozioni comuni a tutti i membri della razza umana. Nozioni che, in conseguenza del trascorrere dei secoli, così come delle distanze geografiche tali da giustificare sviluppi culturali differenti e differenziati, erano state rielaborate di volta in volta in termini diversi, in vie quasi sempre originali, tali da giustificare nomi e numeri, caratteri e cifre talvolta simili, sovente assolutamente estranee, e pur tutti significanti facenti riferimento a un medesimo significato, maschere dietro alle quali nascondere un comune concetto.&lt;br /&gt;Fra tali nozioni, certamente, avrebbero potuto essere incluse osservazioni generiche, addirittura elementari, relative alla natura dello stesso Creato all'interno del quale l'umanità si era ritrovata vincolata a esistere e vivere. In ogni lingua, in ogni dialetto, propri di qualunque cultura e relativi a qualunque particolare collocazione geografica, sarebbero necessariamente esistite parole atte a indicare il cielo e il mare, la terra e il fuoco, così come le montagne e i laghi, le pianure e i fiumi, le colline e le valli, le paludi e le baie… ma, anche e più semplicemente, il sole e le pietre, gli alberi e l'erba, gli uccelli e gli animali.&lt;br /&gt;Oltre a tali, essenziali concetti, non astratti ma corrispondenti, in maniera puntuale, a elementi propri della quotidianità, non sarebbero poi mancati, presso qualunque popolo, termini atti a indicare condizioni prive di un chiaro corrispettivo materiale, e pur, non per questo, meno concrete, meno legate alla quotidianità di qualunque mortale al punto da poter essere ignorate, trascurate nella propria esistenza. In ogni lingua, in ogni dialetto, pertanto, non sarebbero ancora mancate parole utili a definire la vita e la morte, il salute e la malattia, il bene e il pale, la serenità e l'irrequietezza, la sicurezza e il pericolo, e ogni altra possibile emozione o condizione possibilmente propria di qualunque uomo, donna o bambino esistenti al mondo: in loro assenza, infatti, impossibile sarebbe stato per l'umanità riuscire a definirsi realmente qual tale, là dove oltre a descrivere il mondo a sé circostante, fondamentale avrebbe dovuto essere da sempre riconosciuto descrivere se stessi, non solo nella propria fisica esteriorità, ma anche nella prioria intima interiorità.&lt;br /&gt;Una terza categoria di nozioni comuni, sebbene meno elementari e, anzi, tali da definire i principi di quello che, per persone più istruite, sarebbe stato chiamato con il termine di calcolo matematico, avrebbe dovuto essere considerata costituita da tutte quelle elaborazioni umane che, a partire da concetti più semplici, quali la presenza di una catena montuosa su un territorio altresì pianeggiate o l'alternarsi del giorno e della notte, avevano saputo dar vita a qualcosa di più, come la definizione di confini a dividere un dominio da un altro o, ancora, la creazione di un calendario, con il quale riconoscere in maniera precisa e puntuale il giorno in corso, distinguendolo da quello precedente e dal successivo. In ogni lingua, in ogni dialetto, ancora, sarebbero quindi potuti essere individuati i termini utili a enunciare le stagioni e i giorni, questi ultimi talvolta riuniti in altri più o meno omogenei periodi di scala intermedia quali mesi e settimane. Inizialmente stabilite in assoluta libertà da ogni popolo, da ogni nazione, non solo nei termini con i quali rivolgersi a tali concetti ma, anche e più in generale, nelle specifiche durate, chi dividendo un anno in quattro stagioni, chi considerandone anche otto, così come chi sancendo l'esistenza di un mese con un numero costante di giorni in contrasto a chi, altresì, aveva preferito scegliere mesi di durata variabile, eventualmente riadattandoli a esigenze politiche o religiose locali; tali misurazioni, simili ripartizioni erano successivamente state omogeneizzare le une alle altre, di terra in terra, di nazione in nazione, forse in conseguenza a una comune volontà di coerenza reciproca o, forse e più probabilmente, in grazia all'operato dei mercanti, i quali, viaggiando in lungo e in largo al fine di estendere il più possibile i propri commerci, avevano alfine influenzato l'intero mondo conosciuto imponendo su di esso un comune calendario.&lt;br /&gt;Persa in una qualche zona d'ombra della Storia, non sì chiara, non così nettamente definita nelle proprie evoluzioni come troppi arroganti studiosi avrebbero gradito poter vantare, l'origine di un calendario comune in tutto in tutto il mondo o, per lo meno, in tutto il continente di Qahr, ove Hyn e Myrgan apparivano sempre troppo distanti, e troppo estranei, per potersi esprimere in maniera certa a loro riguardo, non avrebbe potuto essere attribuita pertanto ad alcun soggetto particolare. Assenza di paternità o maternità, comunque, che non avrebbe impedito a chiunque, fosse egli un mendicante o un contadino, così come un artigiano o un mercante, o un potente mecenate o un nobile signore, di ricorrere a quella comune ed elementare nozione: nozione che aveva così previsto l'anno qual suddiviso in quattro stagioni, intervallate le une dalle altre da quattro giorni detti di Transizione, e a loro volta suddivise in tre mesi di trenta giorni l'una, a cui aggiungere un altro giorno speciale di Transizione, fra un anno e l'altro, collocato subito a seguito di quello di fine inverno, giorno che aveva preso il nome di Capodanno.&lt;br /&gt;Definito un calendario comune a ogni gente, e tale da permettere a qualunque popolo di qualunque regno di collocarsi all'interno di un anno con assoluta precisione non diversamente da come avrebbe saputo collocarsi all'interno di un territorio con altrettanta puntualità in grazia alla definizione di province e città, superflua sarebbe risultata la necessità di definire, accanto a ciò, un qualche sistema di calcolo preciso del susseguirsi degli anni, là dove, in effetti, la maggior parte delle persone non si sarebbe potuta definire abituata a ricordare con precisione neppure la propria età, arrotondando, per maggiore comodità, al lustro, anno più, anno meno. Ipotizzare, pertanto, di imporre su scala globale un ipotetico anno zero dal quale poter successivamente iniziare a contare i Capodanni, sarebbe apparsa non solo una proposta irrealizzabile ma, addirittura, del tutto intuile, priva di qualunque praticità. Dopotutto, ove a un contadino sarebbe stato necessario distinguere l'autunno dalla primavera per comprendere quando potesse essere più opportuno seminare un certo genere di raccolto; e ove a un mercante sarebbe stato necessario distinguere l'estate dall'inverno per comprendere quanto sarebbe stato necessario interrompere i propri viaggi al fine di non lasciarsi sorprendere dalla neve e dal gelo presso un qualche valico montano; ad alcuno fra loro, così come a nessun altro, avrebbe portato un qualunque beneficio ipotizzare di conoscere con precisione un qualche anno canonico, ove in grazia di ciò nulla sarebbe mutato o migliorato nelle loro esistenze.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quell'anno privo di una qualunque ipotesi di numerazione, per Midda Bontor, donna guerriero nonché mercenaria, celebre in tutta l'estremità sud-occidentale del continente di Qahr per le proprie leggendarie imprese, e da qualche anno nota con il nome di Figlia di Marr'Mahew in riferimento a una dea della guerra propria di alcune isole a ponente del regno di Kofreya, sua abituale residenza, non era incominciato nel migliore dei modi possibili e, se nulla fosse intervenuto a migliorarlo, sarebbe potuto essere anche ricordato come il peggiore dei suoi oltre trentacinque anni di vita, risultato comunque già ammirevole per una professionista suo pari.&lt;br /&gt;All'inizio dell'anno, della stagione primaverile, ella aveva supposto di poter trarre in trappola una sua antica nemica, una nemesi che per troppi anni aveva ignorato e che, per tutta risposta, era ancora intervenuta nella sua quotidianità desiderosa di privarla di serenità uccidendo coloro a lei più vicini. Purtroppo, però, il piano volto a eliminare dalla circolazione la sua sorella gemella, Nissa Bontor, non aveva ottenuto l'esito sperato: il decimo giorno del mese di Payapr, secondo della stagione primaverile, Carsa Anloch, una sua collega nonché ipotetica alleata, ne aveva tradito la fiducia alleandosi con la sua avversaria, mentre Howe e Be'Wahr, altri due colleghi, e Seem, il suo scudiero, erano forse rimasti uccisi, impossibile a dirsi ove ella, proprio malgrado, era stata abbattuta e tratta prigioniera.&lt;br /&gt;Dopo essere stata mantenuta per diverse settimane, a bordo di un veliero pirata, la Mera Namile, a bordo del quale Nissa era riconosciuta qual sovrana, avendo eretto, nel corso degli anni, una vera e propria nazione riunificando con forza e con carisma tutti gli equipaggi di predoni dei mari prima lì indipendenti e, spesso, rivali, e offrendo loro qual capitale l'isola di Rogautt, nei mari del sud; Midda Bontor era stata tratta in salvo da un'azione condotta da un'insolita alleanza fra un locandiere shar'tiagho suo ultimo compagno di vita e di letto, Be'Sihl Ahvn-Qa, e l'equipaggio di una goletta, la Jol'Ange, a bordo della quale anch'ella, in passato, aveva prestato servizio, in effetti traendola da un cimitero e rimettendola in sesto insieme a colui che poi ne era divenuto capitano, Salge Tresand. Un'azione, quella posta in essere dell'equipaggio della stessa Jol'Ange allora comandato dal capitan Noal, mirata, invero, non solo a recuperare la mercenaria lì prigioniera ma, anche e ancor più, a condannare la stessa regina dei pirati per l'assassinio di Salge Tresand, occorso cinque anni prima qual ennesima azione in contrasto alla serenità della propria gemella. Un salvataggio, quello che pur, sotto certi aspetti, avrebbe potuto considerarsi portato a compimento con successo, che purtroppo avrebbe dovuto essere accolto qual caratterizzato dall'aspro sapore della sconfitta, ove la libertà della Figlia di Marr'Mahew era allora costata la vita a una donna e aveva visto ben altri due membri di quel già piccolo equipaggio essere tratti in ostaggio al suo posto, allo scopo di costringerla, entro il giorno di Transizione conclusivo della stagione estiva, a presentarsi a Rogautt, conducendo seco due antichi, preziosi, e pericolosi, scettri che ella aveva recuperato oltre un anno prima nel lontano regno di Shar'Tiagh, a nord del continente di Qahr.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2799799514116147997-3604509055720805192?l=middaschronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://middaschronicles.blogspot.com/feeds/3604509055720805192/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2799799514116147997&amp;postID=3604509055720805192&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/3604509055720805192'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/3604509055720805192'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://middaschronicles.blogspot.com/2012/01/1464.html' title='1464'/><author><name>Sean MacMalcom</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07040657565452036961</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-8KdQJ-bfDzM/TsaqxFj5eNI/AAAAAAAAAYk/14SJWe2ynlE/s220/YourAvatar.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2799799514116147997.post-1535057474767952395</id><published>2012-01-21T07:41:00.001+01:00</published><updated>2012-01-21T07:41:42.103+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='030 - Il nemico del mio nemico'/><title type='text'>1463</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;R&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;esidente, da molti anni, lustri addirittura, all'interno della città del peccato kofreyota, Kriarya, e lì proprietario di una modesta locanda, o, così come era solita ripetere Midda Bontor, modesto proprietario di una locanda, Be'Sihl Ahvn-Qa aveva maturato una certa confidenza con alcune dinamiche proprie dell'umana natura in situazioni tutt'altro che accomodanti, in cosiddetti tempi di guerra, quali in Kofreya erano praticamente da secoli, se non, forse, da sempre. E, fra tali dinamiche, aveva avuto modo di comprendere come non fosse assolutamente retorica l'idea che la stessa guerra potesse suggellare strane alleanze, unioni a dir poco inusuali, se non, addirittura, blasfeme.&lt;br /&gt;Lungi dall'attribuire alla propria medesima figura eccessiva importanza, egli era pur conscio di come, in una diversa situazione, mai e poi mai sarebbe giunto ad accettare di fidarsi di una creatura qual Desmair, non tanto, e solamente, per il proprio sgradevole aspetto fisico, richiamante immediatamente alla mente figure tutt'altro che benevole di determinati pantheon, divinità oscure e demoni il cui unico diletto sarebbe stato pasteggiare con le anime degli uomini, quanto, e piuttosto, per il legame che egli aveva imposto alla propria amata mercenaria dagli occhi color ghiaccio, matrimonio da lui, in verità, non desiderato in quegli specifici termini e nel quale, tuttavia, non aveva concesso alternativa a colei in ciò divenuta sua interdetta sposa. Dal suo personale punto di vista, il locandiere avrebbe potuto tranquillamente tollerare l'idea dell'esistenza in vita di un essere qual quello se solo lo stesso non si fosse tanto impropriamente vincolato alla donna che lui amava. Tuttavia, proprio per quella stessa donna e in grazia del suo amore verso di lei, Be'Sihl era giunto ad accettare di scendere a patti con il mostro e, persino, a fidarsi di lui, quando persino la stessa Figlia di Marr'Mahew lo avrebbe esplicitamente diffidato dal concedergli tanta apertura, se solo ne fosse stata informata. Ma, come recitava un vecchio adagio della propria terra, per quanto impetuoso avrebbe potuto scorrere il fiume, al deserto sarebbe stata sufficiente una singola opportunità per imporre la propria arsura anche sulla terra più fertile. E, così, ove già una volta, in passato, aveva accettato di scendere a patti con Desmair, inevitabile sarebbe stato per lui ricadere ancora nell'errore, e ancora, e ancora una volta, sino a quando, spiacevolmente, sarebbe stato completamente consumato dal medesimo senza neppure rendersene conto, ove sempre sospinto dalle migliori intenzioni.&lt;br /&gt;In tutto ciò, ove anche in passato egli avrebbe considerato follia il semplice prendere in esame l'idea di offrire tanta libertà al proprio antagonista, ormai, e purtroppo, lo shar'tiagho non avrebbe saputo ipotizzare alcuna migliore soluzione alternativa, soprattutto nell'essere stato reso perfettamente consapevole delle proprie attuali condizioni. Perché, in verità, Desmair non lo aveva preso in ostaggio imprigionandolo all'interno della propria mente, o ovunque si trovasse in quel momento. No. Desmair gli aveva concesso un'opportunità di scelta, lo aveva lasciato libero di prendere confidenza con l'incredibile dolore conseguente a tutti i danni subiti dal suo corpo in conseguenza della caduta, del volo che, straordinariamente, lo aveva comunque condotto in salvo a bordo della Jol'Ange, spinto in tal direzione solo dalla benevolenza degli dei ancor prima che dallo sprone dei propri stessi muscoli. E, nel confronto con tanta pena, in conseguenza alla quale, nel migliore dei casi, sarebbe morto, se non, peggio, impazzito, Be'Sihl aveva vigliaccamente scelto di accettare la possibilità concessagli dal proprio pericoloso alleato, l'opportunità di ovviare a tanto dolore e di rifugiarsi in quello stesso ambiente nel quale, sino a quel giorno, già erano stati condotti tutti i loro incontri e dove, separato dal proprio stesso corpo e dalla sua sofferenza, egli avrebbe potuto concedere al medesimo di guarire nei tempi più consoni, intrattenendosi in altre attività.&lt;br /&gt;Fu per tal ragione, quindi, che dopo aver rifiutato di spendere le ore, i giorni, le settimane di tempo necessarie a superare quel trauma in compagnia di fittizi simulacri rappresentanti non solo Midda, ma anche tutte le sue compagne passate, con le quali Desmair gli avrebbe concesso di intrattenersi in quello che molti altri uomini avrebbero probabilmente considerato quanto di più prossimo all'aldilà degli eroi, all'oltretomba di coloro che avevano concesso la propria vita in sacrificio agli dei; Be'Sihl si ritrovò a trascorrere quella propria fasulla quotidianità nello stesso modo in cui sarebbe stato solito trascorrere la propria consueta vita in un periodo di normalità, in una situazione diversa da quella che lo aveva visto porsi in viaggio attraverso terre e mari per soccorrere la propria amata, ovunque ella fosse stata condotta: gestendo la propria locanda.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« Salute a te, locandiere. » gli rese omaggio l'unica voce degna di essere effettivamente ascoltata all'interno del marasma di irreali avventori lì pur sempre impegnati a spendere soldi mangiando e bevendo a volontà, così come era solito avvenire.&lt;br /&gt;« Desmair… » salutò l'uomo, senza eccessivo entusiasmo, e pur senza evidente inimicizia, così come, in passato, aveva pur necessariamente compiuto nei suoi riguardi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;All'ingresso della locanda, in verità troppo piccolo per permettere a una figura tanto possente, colossale, di varcarlo, era infatti nuovamente apparso il suo alleato, in quella che, ormai quotidianamente, era divenuta sua consueta, abituale visita, volta a concedergli possibilità di essere aggiornato nel merito di quanto in corso attorno a sé, di quanto fosse avvenuto e stessa ancora avvenendo nel mondo a lui esterno e dal quale, non diversamente alla propria reale e consueta condizione di vita, era isolato all'interno del piccolo, quieto e accogliente mondo rappresentato da quello stesso edificio.&lt;br /&gt;Interessante, in tal frangente, fu notare come nessuno, fra i viandanti già presenti all'interno della variegata schiera di abituali e non abituali frequentatori di quelle mura, parve trovare alcunché di particolare nella comparsa di Desmair fra loro. Un particolare, questo, tutt'altro che privo di valore, di significato, ove comunque utile a permettere al locandiere di non perdere la giusta misura su quanto fosse verità e quanto, altresì, fosse menzogna, e a non scordare come il mondo lì ricreato in maniera estremamente fedele a partire dai suoi stessi ricordi, dalle sue memorie, non avesse comunque da essere confuso con quanto in sua attesa al di fuori di tutto quello, una realtà in cui un mostro qual Desmair non avrebbe mai potuto aggirarsi fra delle tavolate affollate da gente pressoché ubriaca senza attrarre alcun commento, alcun interesse o, in effetti, alcuna avversione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« Cosa posso offrirti? » domandò l'anfitrione non appena il suo ospite si fu avvicinato a sufficienza da poter prendere in esame l'idea di accomodarsi al bancone, ove pur, nel confronto con le sue proporzioni, sarebbe necessariamente risultato troppo basso e, in ciò, persino scomodo.&lt;br /&gt;« Il solito, grazie… » sorrise amabilmente il semidio, piegando appena il pesante capo ornato da corna di lato, quasi a volerlo meglio studiare « Tutto bene, vecchio mio? »&lt;br /&gt;« Certo. Qui va sempre tutto a meraviglia… » replicò il locandiere, sollevando le spalle e lasciandole ricadere, a minimizzare la questione « Dopotutto, come potrebbe essere diversamente, dal momento che hai creato tutto questo a mio esclusivo uso?! »&lt;br /&gt;« Se desideri maggiore animazione non hai che da chiedermelo… » propose Desmair, allungando la propria destra verso la coppa nel contempo preparatagli dal proprio interlocutore, e riempitagli, per l'occasione, della consueta bevanda dalla consistenza del sangue, nel merito della natura della quale Be'Sihl aveva rifiutato di porsi domande, supportato in tal senso dalla consapevolezza di quanto, anche quella, non avesse da considerarsi più reale, più concreta, rispetto al resto del mondo a lui circostante « Preferiresti qualcosa di più consueto, di più naturale, come un terremoto o, che ne so, un'invasione y'shalfica? Oppure, magari, vorresti sperimentare esperienze più forti, come l'arrivo di uno stormo di draghi sopra la città? Adoro quando quelle simpatiche bestioline inceneriscono il midollo di chi tanto stupido da ipotizzare di poterle arrestare… » argomentò, non offrendo dubbio alcuno nel merito della sincerità delle proprie ragioni per così come definite.&lt;br /&gt;« No. No. Non ti preoccupare… » scosse il capo l'uomo « E' tutto perfetto così come è. »&lt;br /&gt;« Ricordati che se tu desiderassi avere qui anche Midda, sarebbe questione di un istante accontentarti. » sottolineò, sollevando la coppa e sorseggiandone il contenuto, nel condurre quel dialogo quasi fosse una conversazione assolutamente consueta fra due amici di vecchia data.&lt;br /&gt;« Preferisco attendere di poter tornare ad abbracciare l'originale piuttosto di tradirla con una di queste… ombre. » negò Be'Sihl, sinceramente turbato alla prospettiva o, forse, turbato dalla consapevolezza che una parte di più, meno razionale, avrebbe accettato volentieri anche un'imitazione della propria amata in attesa di quella vera « Piuttosto: come sta? » domandò, reindirizzando la conversazione verso un tema più costruttivo e interessante rispetto alla futilità delle proposte appena ascoltate « Sta riprendendo forze? »&lt;br /&gt;« Sì. Ovviamente. » annuì Desmair, tollerando di buon grado quel cambio d'argomento per così come impostogli dalla controparte, dimostrandosi, come già nei giorni precedenti, più disponibile, più tollerante verso di lui, allontanandosi dalla figura egocentrica che pur, in passato, aveva ampiamente dimostrato di saper essere « Mia moglie non è una donna qualunque. E, soprattutto, non si potrà permettere di esserlo per compiere quanto dovrà compiere per salvare la propria vita e la vita di chiunque a lei caro. »&lt;br /&gt;« Tua moglie… » sussurrò lo shar'tiagho a denti stretti, ancora mal digerendo che egli potesse rivolgersi a lei in tali termini e, tuttavia, non potendo fare nulla per ovviarlo, laddove, effettivamente, tale era il loro vincolo, il loro legame « L'importante è che riprenda a mangiare regolarmente… e un poco alla volta. » proseguì, con tono consueto, a commento delle parole appena ascoltate « Dopo quanto le è stato imposto, deve permettere al propria corpo di riabituarsi al cibo. E, se vuoi saperlo, ella non è mai stata attenta né alla regolarità, né al contenuto dei propri pasti. »&lt;br /&gt;« Poco male, direi, nel considerare il risultato finale… » ironizzò maliziosamente il semidio, riappoggiando la coppa sul bancone « Non trovi? »&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma Be'Sihl non volle raccogliere la provocazione, già mal digerendo l'idea di quanto, attraverso i propri spiriti, quell'essere avesse potuto essere testimone della loro intimità, dei loro momenti più riservati, trovando, in essi, di che sparlare. Così, riempiendo nuovamente il calice con altro sangue, o qualunque cosa fosse, preferì restare in silenzio, nella volontà di non permettere al medesimo di scadere così come avrebbe potuto troppo facilmente finir per essere…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« Comunque sia… » riprese voce Desmair, ben sapendo a quale altro interrogativo sarebbe andato egli presto a parare « Di lei non si è ancora ricordata. Non ha ancora compreso chi si sia impossessata del corpo di sua sorella. E, quindi, con quale nemico abbia realmente a che fare. »&lt;br /&gt;« E nessuno, a bordo della Jol'Ange, è in grado di spiegarglielo… » commentò Be'Sihl, tutt'altro che rallegrato da tale conferma « Nessuno a parte me, ovviamente. » concluse, interrogandosi intimamente su come avrebbe mai potuto condividere con lei certe informazioni senza, in ciò, perderla per sempre.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2799799514116147997-1535057474767952395?l=middaschronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://middaschronicles.blogspot.com/feeds/1535057474767952395/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2799799514116147997&amp;postID=1535057474767952395&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/1535057474767952395'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/1535057474767952395'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://middaschronicles.blogspot.com/2012/01/1463.html' title='1463'/><author><name>Sean MacMalcom</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07040657565452036961</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-8KdQJ-bfDzM/TsaqxFj5eNI/AAAAAAAAAYk/14SJWe2ynlE/s220/YourAvatar.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2799799514116147997.post-8251160137660270773</id><published>2012-01-20T07:30:00.000+01:00</published><updated>2012-01-20T07:31:30.188+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='030 - Il nemico del mio nemico'/><title type='text'>1462</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;T&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;ante, troppe domande nel confronto con le quali mai ella avrebbe potuto sperare di raggiungere una qualsivoglia, concreta consapevolezza. Non, per lo meno, lasciandosi dominare da sentimenti d'indolente autodistruzione, quali, in quel periodo, complice la convalescenza impostale, si erano dimostrati prepotentemente presente nel suo cuore e nella sua mente, anche qual umana reazione, comprensibile risposta a una sconfitta tanto incisiva, quale da troppi anni, lustri addirittura, non era più abituata a considerare qual propria, a ritenere qual ammissibile nella propria esistenza, pur sì ricca di sfide al di là di ogni consueto umano ambire, non per eccessiva sopravvalutazione delle proprie capacità, non per eccessiva sottovalutazione del pericolo a sé circostante, quanto, e più semplicemente, per un'incredibile successione di trionfali vittorie tali da assuefarla, proprio malgrado, a simile, pur meritata, condizione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« Sei maturato, Av'Fahr… » riprese alfine voce la mercenaria dagli occhi color ghiaccio, rivolgendosi al proprio interlocutore con la consueta sincerità e trasparenza che era solita riservare a chi considerato a sé alleato, se non, addirittura, amico « Ti avevo lasciato ragazzo e ti ritrovo uomo. E anche incredibilmente saggio, se mi posso concedere l'ardire di osservare. » sorrise, passandosi poi la mancina fra i capelli, quasi l'ordine nel quale si stavano disponendo incredibilmente disposti non le fosse gradito e preferisse mantenerli più simili a un intrico irrisolvibile, a un dedalo privo di uscite.&lt;br /&gt;« Credo che sia una delle conseguenze comuni a tutti coloro che perdono qualcuno d'amato. » commentò l'uomo, aggrottando la fronte « O, forse, sto solo cercando di dimostrarmi più appetibile al tuo sguardo… non sia mai che tu ti stanchi del tuo locandiere shar'tiagho, prima o poi. » soggiunse, concedendosi una facile ironia a non permettere al discorso di continuare in note tanto serie, qual, alla lunga, sarebbero risultate persino sgradevoli e sgradite.&lt;br /&gt;« Shh… silenzio… non farti sentire. » replicò ella, portandosi l'indice della destra, in nero metallo dai rossi riflessi, davanti alle labbra, per imporre all'interlocutore un momento di quiete « E' estremamente geloso e, per quanto tu possa pensare che sia fuori combattimento, potrebbe improvvisamente destarsi dal sonno al solo scopo di trasformarti in stufato, da servire stasera a cena. » argomentò, ovviamente scherzosa, in quanto, di Be'Sihl, tutto si sarebbe potuto dire ma nulla in merito a una qualche sua possessività sentimentale, dopotutto incompatibile con le loro particolari abitudini relazionali, per così come necessaria conseguenza della sua vita in costante viaggio, alla continua ricerca di nuove avventure, di nuove sfide.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così come poc'anzi aveva anche insistentemente ricordato e sottolineato lo stesso Av'Fahr, a seguito del rocambolesco volo compiuto dal locandiere suo amato al solo fine di concederle salva la vita, di definire, per lei, una speranza di fuga, qual effettivamente poi era stata anche confermata dalla scelta di Nissa, Be'Sihl non aveva ancora ripreso coscienza, e, in tal senso, al di là di ogni scherzoso giuocare, ella non avrebbe potuto che essere sinceramente e tremendamente preoccupata per lui e per il suo destino, la sorte del medesimo coraggiosamente abbracciata, sola conseguenza della propria volontà, della propria autodeterminazione e di alcun altro fattore, e che pur avrebbe, in ciò, potuto anche condurlo alla morte.&lt;br /&gt;In verità, entro i limiti di quanto Masva e Noal avevano potuto constatare in assenza di un cerusico professionista abile a esprimersi in termini più approfonditi e corretti, fortunatamente l'uomo non sembrava aver riportato danni irreversibili: una brutta botta in testa, una manciata di costole incrinate, un avambraccio e una gamba fratturate, una spalla e un'anca lussate… per non parlare di polsi e caviglie. Nulla di piacevole, ovviamente, e pur un vero e proprio miracolo, nel considerare da quale altezza egli si era gettato e, ancor più, la posizione in cui era ricaduto, offrendosi qual protezione per la propria amata e lasciandosi impattare di schiena sul legno della nave. L'unico, reale, problema, a conti fatti, avrebbe dovuto essere considerato proprio l'insolito sonno nel quale egli sembrava essere sprofondato. Un sonno malato che, comunque, avrebbe dovuto essere probabilmente giudicato più che naturale dopo quanto accaduto, addirittura ritenuto non dissimile da un meccanismo di difesa elaborato dal suo stesso corpo allo scopo di impedirgli di soffrire e, persino, di peggiorare la propria condizione con qualche tentativo di movimento, laddove, certamente, se egli fosse stato cosciente la situazione sarebbe stata meno gradevole, nel dover fare i conti con il dolore conseguente a tali danni, nonché agli sforzi compiuti da Noal, Av'Fahr, Masva e, persino, il giovane Ifra per riposizionare ogni osso nella giusta posizione prima di consentirgli un'erronea guarigione. Ciò nonostante, a quel sonno, a quel sonno ristoratore tanto sgradevolmente prossimo al sonno della morte, nessuno a bordo della Jol'Ange avrebbe saputo obiettivamente associare pensieri positivi, speranze volte al futuro, per quanto, sicuramente, egli avrebbe dovuto essere riconosciuto qual in una condizione migliore di quella propria di Berah… condizione nella quale, a sua volta, sarebbe potuto facilmente riversare se, anche solo e semplicemente, la botta alla nuca fosse stata più violenta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« Lungi da me il desiderio di attrarre le sue ire. » esclamò Av'Fahr, sollevando le mani a dichiarare la propria resa in tal gesto « Non so se in spezzatino o in cos'altro, ma sono sicuro che quell'uomo sarebbe capace di ascendere sino alla casa degli dei per bussare alla loro porta, se solo ne avesse l'esigenza, soprattutto se ciò fosse necessario per salvarti. » spiegò, a metà fra l'ironia e la sincerità, fra il giuoco e la seria constatazione, conseguente a quanto aveva avuto modo di verificare in prima persona nel corso di quello stesso viaggio « Tu non hai idea di quanto già abbia compiuto sino a oggi, per te. »&lt;br /&gt;« Credo di poterlo immaginare… » annuì la mercenaria, effettivamente conscia di quanto il proprio amato si fosse impegnato per giungere sino a lei, e, ancora, per tirarla fuori dal cuore della nave di Nissa, la Mera Namile, come aveva scoperto chiamarsi, unendo il nome di loro madre, Mera, a quello della loro nonna materna, Namile, quest'ultimo anche suo secondo nome per amor di cronaca.&lt;br /&gt;« Per te, sebbene nato e cresciuto sulla terraferma, ha affrontato il mare… imparando a rispettarlo e a confrontarsi con esso. » sottolineò l'uomo, non volendo permettere a tale impresa di passare in sordina, facendosi testimone di evidente rispetto per il soggetto di tale asserzione, suo ultimo compagno di viaggio, quasi fratello così come, ormai, aveva iniziato meritatamente a considerarlo « E, sempre per te, è giunto a porsi a contatto diretto con il mare, e il mare aperto, nel nuotare fin… »&lt;br /&gt;« Lo so. » sorride Midda, sollevando la propria mancina per lasciarla posare sulle labbra del proprio interlocutore, a domandargli in ciò di non proseguire oltre « So bene quanto ha fatto e, ancora, so bene quanto sarebbe stato ancora disposto a fare se solo ve ne fosse stata la necessità. » sospirò, concedendosi successivamente a ciò un istante di laconico imbarazzo al confronto con l'evidenza di un sentimento tanto forte da parte del proprio compagno, un sentimento per essere degna del quale non sentiva di aver compiuto nulla di particolare, non credeva di aver fatto alcunché di speciale « Dopotutto, concedimi sufficiente intelligenza utile ad aver scelto solo il meglio presente sul mercato… » concluse, strizzando l'occhio sinistro verso l'interlocutore con fare complice.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In tal gesto, in quell'atto pur giocoso, ancora una volta desideroso di stemperare un clima che, troppo facilmente, sarebbe potuto degenerare in dramma, se non tragedia, ella non poté però evitare di rivolgere il proprio sguardo nella direzione della soglia aperta e, da lì, dello stretto corridoio e della porta altresì chiusa al di là dello stesso, la porta dietro la quale, era conscia, stava riposando Be'Sihl.&lt;br /&gt;E insieme a quel pur fugace sguardo, accanto a tale rapida occhiata, qual solo sarebbe potuta essere per chi facente proprio, e gravante sul proprio animo, un incommensurabile senso di colpa, non poté essere ovviata una rapida preghiera, una supplica non solo rivolta a Thyres, sua dea prediletta e pressoché unica interlocutrice di ogni propria invocazione, ma agli dei tutti, agli dei del pantheon tranitha, con i quali ella era nata e cresciuta, così come agli dei di qualsiasi pantheon, a lei già noto o ancora ignoto, chiedendo a tutti loro una sola, semplice e pur importante concessione, a prescindere da quale pegno simile favore avrebbe potuto esigere in cambio. Quell'uomo, l'uomo giacente al di là di quell'uscio chiuso, l'uomo che lei amava e che tanto, troppo aveva dimostrato di amarla a sua volta, non avrebbe dovuto aggiungere il proprio nome alla già troppo ricca lista di vittime per le quali ella si sentiva responsabile: qualunque prezzo, da parte sua, sarebbe stato riconosciuto qual accettabile per garantirgli simile speranza di vita, l'occasione di poter godere, e godere realmente, ancora una volta della calda luce di una nuova alba.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2799799514116147997-8251160137660270773?l=middaschronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://middaschronicles.blogspot.com/feeds/8251160137660270773/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2799799514116147997&amp;postID=8251160137660270773&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/8251160137660270773'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/8251160137660270773'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://middaschronicles.blogspot.com/2012/01/1462.html' title='1462'/><author><name>Sean MacMalcom</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07040657565452036961</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-8KdQJ-bfDzM/TsaqxFj5eNI/AAAAAAAAAYk/14SJWe2ynlE/s220/YourAvatar.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2799799514116147997.post-5497715259066854948</id><published>2012-01-19T07:29:00.001+01:00</published><updated>2012-01-19T07:29:23.500+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='030 - Il nemico del mio nemico'/><title type='text'>1461</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;I&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;l colosso nero, a quelle parole, sollevò le proprie braccia e compì un semplice gesto che in alcun altro momento, in alcuna altra situazione avrebbe supposto di poter compiere verso quella specifica figura, riprendendo voce e suggerendole quanto mai avrebbe supposto di poterle suggerire: « Lo so che probabilmente non sei abituata a farlo… ma… » esitò, stringendola delicatamente a sé, non con lussuria, non con malizia, ma con incedere fraterno, quasi ella fosse la fiera Ja'Nihr purtroppo perduta cinque anni prima « … ma ora faresti meglio a piangere. » proseguì, con tono non più di sfida, non più volto a suscitare una qualche reazione in lei, ma semplicemente carezzevole, in misura non inferiore ai propri stessi gesti così come lì compiuti « Parlo per esperienza. »&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E Midda Bontor, la Figlia di Marr'Mahew, che pur non era così estranea alle lacrime, pur senza concedersi con eccessiva facilità di cedere al pianto, spinse il volto contro petto perfettamente scolpito dell'uomo, quasi a voler affondare in esso e poter essere, lì nascosta, lì celata, libera di dar sfogo a tutto il proprio dolore, a tutta la propria ira: dolore per la morte di Berah e per, forse, la condanna imposta tanto su Camne e questo ancor sconosciuto Hui-Wen, quanto sullo stesso Be'Sihl; ira verso se stessa, unica reale responsabile per quanto accaduto, per quanto successo, nell'essersi dimostrata più debole della propria gemella, nell'aver ceduto innanzi a lei e, in questo, nell'aver permesso che tutto ciò accadesse, succedesse, lasciandosi trascinare dagli eventi invece di dominarli. Ella, che mai aveva voluto accettare l'idea di un destino preordinato, di un fato scritto nelle stelle dagli dei ancor prima della propria stessa nascita, non avrebbe potuto trovare alcun sollievo, alcuna discolpa morale all'idea di essere stata, a propria volta, vittima di qualcosa di più grande di sé, vittima di una sorte a sé contraria e, in ciò, priva di qualunque responsabilità per quelle morti e quelle condanne. Prima di qualunque responsabilità per Berah, per Camne, Hui-Wen, Be'Sihl… e, forse, anche, per i suoi compagni di ventura Howe e Be'Wahr, e il suo scudiero Seem. E molti altri ancora. Troppi altri ancora.&lt;br /&gt;Un pianto amaro, quello che ella riversò contro l'addome muscoloso, quasi marmoreo nella propria solidità, del buon Av'Fahr, che da questi non venne giudicato, non venne condannato, ritrovandosi, anzi e al contrario, perfettamente riconosciuto nelle proprie ragioni, nella propria utilità ove già, come da lui stesso asserito, a tempo debito sperimentato in prima persona, quando in proprio colpevole contrasto si era posto a rimproverarsi non solo per la morte della sua adorata, idolatrata sorella, Ja'Nihr, quant'anche per quella del proprio capitano, Salge Tresand.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« P-perdonami… » esitò ella, ancora lasciando trasparire, in un lieve tentennamento, tutta la propria fragilità, tutta la propria debolezza, così come mai era solita concedere spettacolo in pubblico « Io credo di essere ancora… frastornata… per via delle droghe. » tentò di giustificarsi, quasi a scusarsi per quanto appena avvenuto, per il pianto che ancora le lasciava splendere d'umidità gli occhi « Non pensare male di me, per carità. » gli richiese, sforzandosi di lasciar apparire quasi scherzoso il proprio tono, a non imporsi maggiore umiliazione di quella che temeva essere già divenuta propria.&lt;br /&gt;« Non ho ragione per pensare male di te… » sorrise l'uomo, per tutta risposta, aprendo il proprio abbraccio per non imporglielo forzatamente là dove non richiesto e, ormai, non più necessario « Ne avrei se non avessi pianto. Ma ora no. Ora so che sei una persona comune. Un essere umano come me… e come Ja'Nihr, pace all'anima sua. »&lt;br /&gt;« Ja'Nihr… » ripeté la donna guerriero, rievocando nella propria mente le immagini di quella splendida cacciatrice figlia dei regni desertici centrali, la qui esotica bellezza era seconda solo alla propria forza e al proprio coraggio « Thyres… non ho mai avuto occasione di invocare il tuo perdono per quanto accaduto. » prese consapevolezza, asciugandosi il volto con il dorso della mano e lasciandosi nuovamente sedere sulla branda, là dove, ancora, era rimasta in piedi sulla medesima « Mi dispiace. Mi dispiace davvero tanto per quanto è accaduto. Ella era… »&lt;br /&gt;« … straordinaria. » concluse egli, con un sorriso sereno in volto « Sì. Lo so. Come so che, per quanto tutti noi possiamo avere ragione di rimproverarci per quanto accaduto, nessuno fra noi è responsabile per la sua morte. Nessuno, per lo meno, fatta eccezione per tua sorella Nissa. » definì, lasciandosi sedere accanto alla propria interlocutrice, per non costringerla a restare con il capo reclinato all'indietro per osservarlo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A quelle parole, ella restò per un lungo momento in silenzio, osservando il volto di colui che aveva lasciato cinque anni prima qual un ragazzone troppo cresciuto, un omaccione dal corpo ipertrofico e, ciò nonostante, dall'emotività e dalla psiche di un fanciullo, lì ora presentatosi nuovamente a lei qual un uomo maturo, non solo per un lustro in più sulle proprie spalle, quanto, e piuttosto, per il proprio modo d'essere e di relazionarsi con il mondo a sé circostante. In tutto ciò un meraviglioso senso di sollievo la pervase, insieme alla certezza di non essere poi sì indispensabile al mondo, al Creato tutto, per proseguire nel proprio consueto cammino, non che mai avesse avuto dubbi in senso contrario: ella era solo una persona, una persona comune, così come anche sottolineato dallo stesso Av'Fahr, e in ciò, piacevolmente, ella avrebbe potuto concedersi di allentare, seppur di poco, la tensione emotiva che la stava affliggendo sin dal momento in cui aveva veduto la corona della regina Anmel materializzarsi fra le mani della propria gemella.&lt;br /&gt;Poco o nulla, in verità, si ricordava di quanto occorso dal momento della fallita trappola a discapito di Nissa sino al momento del suo risveglio a bordo della Jol'Ange. Le era stato spiegato come fosse stata mantenuta prigioniera per lunghe settimane, incatenata e drogata a testa in giù per non concederle alcuna possibilità di fuga. Le era stato poi anche spiegato come tanto l'equipaggio della Jol'Ange, quanto il suo amato Be'Sihl, avevano avuto occasione di incontrarsi, sospinti in tal senso da diverse forze ultraterrene e sovrannaturali, e pur animati da un'unica, comune volontà di soccorso nei suoi riguardi. E, ancora, di come ella stessa fosse addirittura riuscita a concedersi un'estemporanea fuga dalla prigionia impostale, salvo, successivamente, essere ancora una volta catturata. Narrazioni, quelle a lei offerte, che avrebbero potuto essere proprie di una canzone, di una leggenda, tanto alle sue orecchie e alla sua attenzione, più in generale, esse risuonarono del tutto inedite, poste in riferimento a una realtà a lei del tutto sconosciuta.&lt;br /&gt;Proprio in conseguenza a tale personale estraneità da eventi che l'avevano vista altresì protagonista, e che avevano visto ritornare in circolazione una corona già legata a troppi spiacevoli ricordi, quali, innanzitutto, i tentativi di lady Lavero, ultima proprietaria di tale reliquia, per eliminarla dalla circolazione, nonché ai sospetti relativi a una misteriosa entità all'interno della Terra di Nessuno, presentatasi con l'appellativo di primo-fra-tre e autoproclamatosi vicario di una importante e potente figura, probabilmente la medesima regina Anmel, seppur morta secoli, forse millenni prima; Midda Bontor non aveva potuto ovviare a un'incredibilmente sgradevole sensazione, quella di essersi ritrovata al centro di dinamiche estremamente più grandi di lei e in conseguenza alle quali il destino di troppe persone a lei care, se non dell'intera umanità, per come evolutasi sino a quel giorno, sarebbero potute dipendere dal suo successo o dal suo fallimento nella personale e decennale guerra con sua sorella Nissa. Un pensiero sicuramente assurdo, privo di qualunque fondamento, e che pur non aveva potuto evitare di essere rafforzato dall'insolita brama dimostrata dalla sua gemella verso gli scettri che aveva condotto seco dalla lontana Shar'Tiagh, scettri ipoteticamente appartenuti all'ultimo dei faraoni dell'epoca di massima ascesa, o di massimo declino, della storia di quel regno, scettri per il possesso dei quali già molte persone, troppe persone attorno a lei avevano ancora una volta rischiato di morire.&lt;br /&gt;Per quale ragione Nissa Bontor, già ascesa al ruolo di sovrana di una nazione da lei stessa fondata, avrebbe potuto desiderare il possesso di quegli antichi scettri in immediata conseguenza alla non meglio compresa conquista di un tesoro non meno importante, non meno prezioso, quale la corona perduta di una delle più importanti, o terrificanti, regine del mondo antico? Possibile che alla base delle azioni di sua sorella avesse da essere ancor e solamente identificato il desiderio di nuocerle, così come era sempre stato in passato? O, forse e drammaticamente, qualcosa era mutato? Qualcosa che, fra l'altro, avrebbe potuto giustificare le ultime parole di Berah, per così come a lei riferite?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2799799514116147997-5497715259066854948?l=middaschronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://middaschronicles.blogspot.com/feeds/5497715259066854948/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2799799514116147997&amp;postID=5497715259066854948&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/5497715259066854948'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/5497715259066854948'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://middaschronicles.blogspot.com/2012/01/1461.html' title='1461'/><author><name>Sean MacMalcom</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07040657565452036961</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-8KdQJ-bfDzM/TsaqxFj5eNI/AAAAAAAAAYk/14SJWe2ynlE/s220/YourAvatar.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2799799514116147997.post-4416534902603610153</id><published>2012-01-18T07:29:00.001+01:00</published><updated>2012-01-18T07:29:44.094+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='030 - Il nemico del mio nemico'/><title type='text'>1460</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;N&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;el corso della propria vita, Midda aveva veduto fin troppe persone morire attorno a lei. Un gran numero di esse, un'agghiacciante maggioranza, avrebbe dovuto ovviamente essere riconosciuta qual costituita da tutti coloro che ella stessa aveva contribuito, direttamente o indirettamente, a uccidere: avversari, in un'ancor, fortunatamente, predominante quota; alleati e amici in una mai troppo esigua quantità. E per quanto mai in contrasto a questi ultimi fosse stata la sua mano a levarsi, mai ella avesse tradito in maniera esplicita un legame di amicizia, di fiducia, di affetto, su di lei non avrebbe potuto che essere giudicato qual sgradevolmente riverso il loro sangue, là dove senza una sua corresponsabilità, fosse stata anche la mera conoscenza della medesima, essi non sarebbero mai morti.&lt;br /&gt;Fra tutti coloro i cui volti, i cui nomi, stringevano come in un'asfissiante morsa il cuore della mercenaria, già troppi avrebbero dovuto essere giudicati qual appartenenti a quella che era stata la grande famiglia della Jol'Ange, famiglia che in un lontano passato lei stessa aveva contribuito a edificare, sebbene dei membri originali solo ella stessa avrebbe potuto vantar di essere ancora in vita. Nessuno, fatta eccezione per Salge Tresand, aveva avuto modo di sopravvivere a un terribile contagio contratto in terre lontane, epidemia che aveva decimato la prima generazione di figli della goletta in un'epoca successiva all'abbandono della medesima da parte di colei che di lì a breve sarebbe divenuta una celebre mercenaria, una straordinaria combattente. E nel considerare come anche Salge Tresand fosse venuto meno cinque anni prima, nell'intimo della Figlia di Marr'Mahew non avrebbe potuto mancare un senso di disagio, di profonda inadeguatezza, nello scoprirsi unica ancora in vita malgrado la morte di tutti i propri fratelli e sorelle, di quella che aveva imparato ad amare come una famiglia dopo l'abbandono della propria reale famiglia, quella fuga da casa che, del resto, aveva dato origine all'odio nel cuore di sua sorella Nissa, ancora bambina. Una sensazione che, purtroppo, non avrebbe potuto essere resa meno gravosa nel confronto con il suo animo al pensiero di come, senza falsa retorica, Salge fosse effettivamente morto solo per propria colpa, perché a lei vicino, tanto emotivamente quanto fisicamente: se solo ella non avesse mai fatto ritorno alla Jol'Ange, se ella non avesse mai stolidamente ipotizzato di poter ignorare, dopo oltre dieci anni, il monito della propria gemella, il suo divieto a mantenersi lontana dal mare, pena la morte di coloro a lei più cari, il buon capitano sarebbe stato ancora in vita, avrebbe ancora potuto veleggiare insieme al suo straordinario equipaggio verso meravigliose avventure, quali solo il mare avrebbe saputo offrire loro.&lt;br /&gt;Probabilmente complice tale disagio, simile intima pena, quando violentemente separata dalla Jol'Ange, Midda Bontor non si era subito impegnata nella ricerca della medesima, preferendo, addirittura, fuggire il più lontano possibile dal mare, sperando di poter trovare, a tale distanza, occasione di serenità e di pace. E quando poi, realmente dedicatasi alla ricerca del fato della Jol'Ange e della sua protetta lì abbandonata a bordo, Camne Marge, nel momento in cui ritrovatasi consapevole di quanto, comunque, in salute avesse da considerarsi l'intero equipaggio, il quale, ovviamente, aveva dovuto apprendere come proseguire, in autonomia, la propria quotidiana esistenza, ancora una volta ella aveva preferito ovviare a una qualche pur possibile occasione di nuovo incontro con essi, celandosi dietro la scusante propria della difficoltà a ottenere un qualche contatto con la goletta e i membri del suo equipaggio, e pur dimenticandosi volutamente di quanto semplice sarebbe stato lasciare un messaggio per gli stessi presso una qualunque capitaneria di porto, la quale avrebbe provveduto senza particolari difficoltà a recapitarlo a destinazione appena possibile.&lt;br /&gt;Talvolta, ovviamente, ella non aveva potuto ovviare a riflettere su quanto sarebbe alfine avvenuto un nuovo incontro con la Jol'Ange e con il suo equipaggio, uomini e donne con i quali aveva solo iniziato a stringere un rapporto e ai quali, per lo più, avrebbe dovuto considerarsi legata attraverso la figura di Salge: venuto meno questi, probabilmente nessuno lì a bordo avrebbe avuto ragione per considerarsi vicino a lei, e, in questo, avrebbe definitivamente scoperto di esser divenuta straniera a bordo della medesima nave che aveva contribuito a porre nuovamente in mare quando ormai condannata a marcire in un cimitero come molti altri lungo le coste tranithe. Ciò che, pertanto, mai avrebbe potuto osare immaginare, e temere, sarebbe stata l'eventualità di ritrovarsi a essere soccorsa proprio dalla Jol'Ange in un momento di difficoltà, in pericolosa vicinanza con la morte, lasciando, in tal gesto, pagare un nuovo, caro prezzo a quegli uomini e a quelle donne che alcun debito avrebbero dovuto considerare esistente nei suoi riguardi e, anzi, che solo il credito derivante dalla vita di Salge e di Ja'Nihr avrebbero dovuto esigere da lei.&lt;br /&gt;Per simile ragione, nel momento in cui non solo recuperò coscienza in quella che riconobbe essere una delle cabine della Jol'Ange, ma, peggio, venne informata nel merito di quanto avvenuto dalla voce affranta della brava Masva, la donna guerriero più famosa di quell'intero angolo di mondo, la mercenaria che aveva reso possibile l'impossibile un numero sì elevato di volte da rendere impossibile mantenere un conteggio aggiornato, colei che aveva conquistato il titolo di Figlia di Marr'Mahew per la propria terribile affinità con il concetto stesso di guerra, si ritrovò priva di ulteriore volontà di viva, precipitando, come poche altre volte le era accaduto nel corso della propria esistenza, in una baratro di depressione dalla quale, probabilmente, sarebbe volentieri uscita uccidendosi, se solo le fosse stato concesso.&lt;br /&gt;Ma a prevenire tale possibilità, nella quale, pur, non mancò di pensare di impegnarsi, intervenne fortunatamente la figura di Av'Fahr, il quale, cogliendola in eccessiva contemplazione della propria stessa lama, la spada che Nissa aveva utilizzato, impossibile ancor dire come, per uccidere Berah, comprese quali lugubri pensieri stessero attraversando la sua mente in quel frangente…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« Sarebbe estremamente sgradevole da parte tua… » commentò, incrociando le braccia al petto, non senza un certo impegno data la sua imponente mole, i suoi muscoli incredibilmente gonfi, e lasciandosi appoggiare contro l'ingresso alla cabina da lei occupata « … spero che tu te ne renda conto e ti possa rimproverare per certi, pessime idee. »&lt;br /&gt;« Cosa sarebbe sgradevole? » domandò ella, confusa, sollevando lo sguardo dalla propria arma per potarlo a confrontarsi con l'immagine di quell'uomo, decisamente più giovane di lei e pur, in quel momento, estremamente più saggio di quanto non si stesse sforzando di apparire lei stessa « Sarebbe sgradevole ovviare al rischio che qualcun altro possa lasciarci la pelle per causa mia?! »&lt;br /&gt;« Qualcun altro ci lascerà la pelle per causa tua se tu morirai… » la rimproverò egli, scuotendo il capo e storcendo le labbra verso il basso, a esprimere visivamente la propria condanna a tal riguardo « Camne e Hui-Wen sono ancora suoi prigionieri, se te lo fossi dimenticato. »&lt;br /&gt;« Non me lo sono dimenticato… » negò, evadendo il suo sguardo quasi non fosse in grado di sopportarlo, lei che, con i propri occhi color ghiaccio, era solita dominare chiunque attorno a sé anche senza necessità di un sol gesto, di una semplice parola.&lt;br /&gt;« Allora, forse, ti sei scordata di come Be'Sihl non si sia ancora risvegliato da dopo la caduta… e di come, senza di te, probabilmente non potrebbe avere ragione di riaprire gli occhi. » insistette l'uomo, serio verso di lei, ricorrendo a termini e toni che mai avrebbe potuto immaginare di adoperare verso di lei ma che, ben riconoscendo il suo stato d'animo, sapeva sarebbero stati i soli che avrebbero potuto avere effetto in quella particolare situazione « E' un brav'uomo, sai? E non merita che tu ti comporti da codarda dopo tutto ciò che ha fatto e ha rischiato per salvarti la pelle… »&lt;br /&gt;« Lo so… » annuì, stringendo i denti in un evidente segnale di scarsa sopportazione per tanti, troppi rimproveri, soprattutto ove compresi più che corretti nelle proprie motivazioni « Dannazione… lo so! »&lt;br /&gt;« E allora perché non provi a pensare a utilizzare quella spada per strappare il cuore dal petto di quella cagna di tua sorella, invece che dal tuo? » la provocò, avanzando verso di lei con maggiore agilità e rapidità di quanto chiunque gliene avrebbe mai potuta attribuire in conseguenza della sua mole, andandosi a parare innanzi a lei senza timore alcuno per chi, comunque, avrebbe potuto ucciderlo in un sol gesto se solo lo avesse desiderato « Perché non provi a dirigere il dolore e il rancore che ora provi a discapito della tua nemica invece che di te stessa?! »&lt;br /&gt;« Perché… perché… » esitò la donna, sollevando poi la spada e scagliandola, con violenza, lontana da sé, non nella volontà di colpire l'uomo a lei prossimo ma, solo, nel desiderio di allontanarla dalle proprie stesse mani che si erano ritrovate a stringerla con tanta cupidigia « Perché io non ce la faccio più, Av'Fahr… non ce la faccio più! » gli gridò contro, sollevandosi in piedi sul proprio giaciglio per porsi allo stesso livello del proprio interlocutore e per tentare di sfogare, in quel grido, tutte le proprie emozioni sino ad allora represse nel profondo del proprio animo « Non ce la faccio più! »&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2799799514116147997-4416534902603610153?l=middaschronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://middaschronicles.blogspot.com/feeds/4416534902603610153/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2799799514116147997&amp;postID=4416534902603610153&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/4416534902603610153'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/4416534902603610153'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://middaschronicles.blogspot.com/2012/01/1460.html' title='1460'/><author><name>Sean MacMalcom</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07040657565452036961</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-8KdQJ-bfDzM/TsaqxFj5eNI/AAAAAAAAAYk/14SJWe2ynlE/s220/YourAvatar.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2799799514116147997.post-2781476981345024045</id><published>2012-01-17T07:23:00.001+01:00</published><updated>2012-01-17T07:23:30.150+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='030 - Il nemico del mio nemico'/><title type='text'>1459</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;E&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;, malgrado il tradimento in tal modo riservatogli dal proprio dio prediletto, sino all'ultimo da lui invocato con una sincera, ma non di meno illusa, speranza di poter ovviare a tanta macabra tragedia, fu proprio Av'Fahr il primo a riservarsi la possibilità di gettarsi attraverso la voragine in tal modo aperta al centro della nave per poter raggiungere il corpo apparentemente inanimato, probabilmente morto, della splendida Berah, lì riversa fra casse distrutte quasi nulla avesse da essere giudicata più di una bambola di pezza scartata da un'infante eccessivamente capricciosa, da una bambina ormai stanca di tale balocco e desiderosa di nuovi compagni di giuoco. Un'immagine, quella lì presentatagli, che sarebbe già risultata spiacevole, sgradevole e sgradita a un qualunque spettatore, e che, nel rapporto umano e personale che pur esisteva fra lei e i propri compagni, e compagne, a bordo della Jol'Ange, straziò il cuore del colosso nero, lasciandolo ricadere in ginocchio accanto a lei persino incapace di scandirne il nome.&lt;br /&gt;Rapido, accanto a lui, giunse poi anche Noal, il capitano di quella goletta nonché colui che, in conseguenza del proprio ruolo e delle proprie scelte, mai avrebbe saputo perdonarsi per quella morte, per quell'assassinio sì assurdo, sì improbabile, ancor inspiegabile nelle proprie dinamiche, e pur, non di meno, sulla sua coscienza gravante nella medesima misura che gli sarebbe stata propria ove fosse stato lui l'autore di quell'orrore, di quell'abominio, ove fosse stato lui a proiettare verso il cielo quella donna, per poi lasciarla precipitare priva di futuro alcuno, di speranza di vita, verso il cuore della stessa nave all'interno dell'abbraccio della quale, sino a quel giorno, si era illusa di essere al sicuro, protetta e amata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« Tarth… » gemette quest'ultimo, portandosi una mano al petto e, in ciò, cercando con la punta delle proprie dita i contorni del cuore, quasi volesse, in quel doloroso frangente, strapparlo dalla propria naturale sede e gettarlo lontano da sé, allo scopo di non dover tanto soffrire per tutto quello, per tutto ciò per cui, sapeva, non avrebbe mai trovato pace sino al giorno della propria morte, sino al momento in cui non gli fosse stata concessa l'opportunità di presentarsi nuovamente al cospetto di lei, a pregarla di perdonarlo per quanto avvenuto, per il terribile destino al quale, stupidamente, egli l'aveva condannata con le proprie scelte, con le proprie decisioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al di là delle apparenze, al di là di quanto allora giudicabile qual certo, i due uomini, lì precipitatisi immediatamente, senza indugio alcuno, senza ripensamento o esitazione nel confronto di quanto sarebbe potuto avvenire in conseguenza di quella loro scelta, di quella loro decisione in soccorso di chi già morta, vennero tristemente ricompensati per la loro foga, per l'affetto, forse persino l'amore, dimostrato verso colei che avevano da sempre giudicato qual una sorella, non ritrovandosi a confronto con un cadavere inanimato qual pur avevano dato per certo che ella fosse, ma, ancora e incredibilmente, con una donna viva, moribonda sì, e pur viva…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« … as… ascolt… » alitò ella, cercando di attrarre l'attenzione dei propri compagni, di coloro che era certa fossero al proprio fianco, per quanto il suo sguardo ormai cieco non fosse in grado di offrirle conferma « … non… non… »&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non un solo gesto, una sola parola, un semplice fiato, coinvolse in quel frangente tanto Noal quanto Av'Fahr nel confronto con quelle che, al di là di ogni falsa illusione, erano consapevoli essere le ultime parole della propria compagna, parole che ella stava sforzandosi di pronunciare e che, da parte loro, sarebbe stato imperdonabile non ascoltare e non onorare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« … non… è… uman… ahh! »&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Priva d'indulgenza, priva di compassione, e, persino, paradossale, si volle tuttavia imporre la sorte in contrasto a chi già morta e pur, ancor, desiderosa di comunicare per un'ultima volta con i propri compagni, i propri amici, i propri fratelli, là dove alla povera Berah non venne allora concessa neppure l'occasione di terminare quell'ultimo monito, quell'avvertimento per scandire il quale si era aggrappata agli ultimi istanti della propria vita terrena con tutte le proprie forze, perfettamente conscia della propria situazione e, in ciò, certa di non poter rimandare a un qualche futuro, a un domani, quel pur importante avviso, la comunicazione di quella verità da lei, purtroppo, scoperta a proprie spese, sulla propria pelle. E tanta mancata pietade non si concretizzò nella semplice, prematura dipartita della splendida donna, ancor magnifica nel proprio aspetto anche ove lì riversa come privata di qualunque articolazione, in una posizione tanto innaturale da non poter neppure essere immediatamente elaborata allo sguardo, quanto, piuttosto e peggio, da una lama, da una fredda e impietosa lama che, dall'alto, precipitò seguendo la medesima traiettoria prima compiuta dalla disgraziata, andandosi a conficcare, con prepotenza, con crudeltà, nel centro del suo petto, con la precisa intenzione di negarle pace anche in quell'ultimo fragile momento di vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« Berah… no! » gridò Av'Fahr, tremando di fronte al corpo tanto ingenerosamente afflitto della compagna, diviso, combattuto, nel proprio intimo, fra un dolore incapace di essere definito nell'immensità dei propri confini, e un'ira altrettanto devastante, in conseguenza alla quale non avrebbe potuto trovare quiete alcuna neppure strappando, a mani nude, la vita dal corpo di tutti i pirati della Mera Namile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una morte definitivamente violenta, quella in tutto ciò decretata per la povera Berah, che pur non volle apparire qual priva di un proprio intrinseco significato, di un chiaro messaggio rivolto tanto a coloro lì allora presenti a osservarla, quanto più a coloro che, nei giorni seguenti, avrebbero avuto occasione di essere testimoni indiretti di quegli eventi, per così come a loro riferiti dai compagni. Una morte, in tal senso, che le venne infatti imposta, spezzandole il cuore, non a opera di una lama qualsiasi, non per mezzo di un'arma a caso e neppure in virtù dell'intervento di quella da lei un attimo prima impugnata in contrasto alla regina dei pirati, quanto, e peggio, da una spada bastarda con incisa sulla lama l'effige di un dragone emergente dalle acque tumultuose di un mare in tempesta, forgiata in una speciale lega dai riflessi azzurri attraverso una lavorazione estremamente rara e preziosa, nel merito della proprietà della quale, per quanto mai presentatasi ai loro occhi prima di quel giorno, prima di quell'esatto momento, né Av'Fahr, né Noal avrebbero potuto avere incertezza alcuna.&lt;br /&gt;Eventuale dubbio, comunque, che anche ove improbabilmente presente, non sarebbe potuto permanere qual tale a seguito della parole che vennero scandite dall'alto, al di sopra delle loro teste, dalla voce di colei che, tanto in maniera diretta, nelle veci di Nissa Bontor, quanto in maniera indiretta, in quelle di Midda Bontor, avrebbe dovuto essere giudicata sola responsabile per quell'orrore…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« Ascoltatemi, o sprovveduti! » dichiarò la sovrana dei mari, comparendo fra Camne e Hui-Wen, fiera e magnifica nella propria seminuda presenza, regale con la propria corona, imperiosa con il proprio tridente stretto nella destra « Ascoltate quanto ho da dirvi e, di ciò, fatene tesoro, onde ovviare alla morte di quest'uomo e di questa donna, il cui destino, invero, avrebbe da considerarsi già segnato in conseguenza delle uccisioni di cui hanno voluto rendersi protagonisti, della violenza da loro osata a discapito degli uomini e delle donne al mio servizio! »&lt;br /&gt;« Midda Bontor, la vostra campionessa, possiede due oggetti di mia proprietà, due scettri che mi sono stati da lei sottratti molto, molto tempo fa. » proclamò, proseguendo con tono ancor solenne, quasi con tali asserzioni stesse definendo il testo di un editto, di una legge destinata a mutare, per sempre, la vita di coloro lì in ascolto « Se desiderate riscattare la vita di quest'uomo e di questa donna, assicuratevi che ella si presenti a Rogautt, nel mio palazzo, entro e non oltre il giorno di Transizione al termine della stagione estiva. Se ciò non dovesse avvenire, mi assicurerò di trucidare con estrema tranquillità e flemma i vostri compagni. E dopo di loro, verrò a cercarvi… per sterminare voi, e tutte le persone a voi care. » concluse, battendo con solennità l'estremità dell'asta del proprio tridente sul legno della nave « Questa è la mia parola. Questa è la parola della regina di tutto ciò che è, che è stato e che sarà! »&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2799799514116147997-2781476981345024045?l=middaschronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://middaschronicles.blogspot.com/feeds/2781476981345024045/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2799799514116147997&amp;postID=2781476981345024045&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/2781476981345024045'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/2781476981345024045'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://middaschronicles.blogspot.com/2012/01/1459.html' title='1459'/><author><name>Sean MacMalcom</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07040657565452036961</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-8KdQJ-bfDzM/TsaqxFj5eNI/AAAAAAAAAYk/14SJWe2ynlE/s220/YourAvatar.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2799799514116147997.post-7600147705278602459</id><published>2012-01-16T07:29:00.000+01:00</published><updated>2012-01-16T07:30:03.713+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='030 - Il nemico del mio nemico'/><title type='text'>1458</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;« A&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;ddio, stupida vacca. » sussurrò con entusiasmo, nel ritrovarsi a pochi pollici dal viso della propria avversaria e interlocutrice, fiera per il risultato ottenute, per la vendetta alfine conseguita, rigirando con foga e senza la benché minima pietà l'impugnatura della propria arma, per lasciar roteare, in corrispondenza a ciò, la lama della medesima all'interno delle carni dell'avversaria, per non concederle alcuna possibilità di salvezza, alcuna speranza di guarigione da tale ferita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma dove, negli occhi della regina, ella si sarebbe attesa di leggere sgomento, di incontrare stupore, stordimento magari, nel domandarsi in che modo potesse aver perduto quello scontro tanto a lungo sottovalutato, in quello sguardo di ghiaccio, del tutto identico a quello già incontrato e conosciuto a caratterizzazione della sua gemella, Berah non scorse alcuna fra simili emozioni, alcuno fra tali interrogativi, rilevando, ancora e inalterato, quell'incedere sardonico già promosso pocanzi, quella tranquillità impassibile già per lei propria sin dall'inizio di quella sfida e abitualmente propria di chi, sua grazia, consapevole di non poter perdere, se non anche, e paradossalmente, di non poter morire. Tale evento, simile mancanza di risposta ai propri gesti, al proprio attacco, alla voragine che era certa di aver aperto nel suo ventre lievemente convesso, non poterono ovviare a far sorgere nella sua mente il dubbio di aver ancora una volta fallito, di aver, nuovamente, mancato il traguardo prefisso e, in ciò, di essersi addirittura troppo pericolosamente sospinta in prossimità alla propria avversaria, a una distanza più che utile per essere, reciprocamente, danneggiata da lei, nell'offrirsi troppo generosamente non solo al suo sguardo ma anche a ogni suo minimo gesto, a ogni sua possibile risposta a quell'assurdo insuccesso.&lt;br /&gt;Animata da tale inquietudine, simile incertezza che in lei ebbe modo di sorgere e maturare in pochissimi istanti, corrispondenti, al più, a un fuggevole battito di ciglia, la donna non poté ovviare a chinare lo sguardo nella ricerca di un qualche riscontro visivo a quanto già, erroneamente, e paradossalmente, le sue mani le offrivano qual certo, lasciandole godere del calore del sangue della propria avversaria. E fu in tal momento, in quella rapida inchiesta, che ella ebbe modo di essere posta innanzi a uno spettacolo a dir poco raccapricciante, non tanto per quanto effettivamente lì propostole, quanto, e peggio, per ciò che da tutto ciò sarebbe potuto sol derivare, in quella sola logica irrazionalità possibile giustificazione per tutto quello…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« Vacca?! » commentò la sovrana, concedendosi un ampio sorriso divertito in conseguenza all'orrore improvvisamente dominante nello sguardo della propria controparte, rimasta bloccata nel confronto con l'immagine della sua arma penetrata sino all'impugnatura nelle proprie carni e, ciò non di meno, dimostratasi incapace di strapparle un semplice gemito di dolore, una qualunque espressione di patimento « Inizio a credere che la tua abbia da considerarsi quale semplice invidia… » argomentò, muovendo nel contempo di tali parole la propria mancina, prima stretta al pari della destra attorno all'impugnatura del tridente, ad appoggiarsi con delicatezza attorno alle mani della propria avversaria, entrambe impegnate in quel non fallito, e pur vano, affondo nel suo ventre « Che peccato che una donna tanto affascinante, tuo pari, si ritrovi a cedere a un sentimento tanto vile qual la gelosia per qualche pollice in meno di circonferenza toracica. »&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fra l'ironia così scandita, e il tocco di lei attorno alle proprie mani, quasi a volerle confermare di essere effettivamente penetrata attraverso le sue carni così come appariva, ma come sarebbe dovuto essere impossibile che fosse, Berah non poté evitare di sgranare con orrore gli occhi, provando un legittimo, umano moto di disgusto per quella creatura… creatura, sì, ove in alcun altro termine avrebbe potuto essere definita colei in grado di sopravvivere a quanto appena impostole e, addirittura, di scherzarci sopra, così come se quanto lì impegnato a riversarsi fra di loro non avesse da considerarsi il suo sangue. E quasi a voler, in ciò, aggravare quella che, da parte sua, sembrava volersi imporre qual sfida a tutte le leggi della natura, blasfemia in opposizione agli dei tutti, quella mostruosità immortale, sempre sorridente e sempre indifferente a ogni possibile emozione di dolore, a qualunque eventuale pena, mantenne immobili le mani della propria controparte al di sotto della propria mancina, nel mentre in cui, delicatamente, retrocesse a concedere al proprio ventre di abbandonare la lama che lo aveva voluto ferire, che lo aveva ferito e che pur, trasparentemente, alcun danno era riuscita realmente a imporle.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« Ma… cosa…? » gemette la donna, nel ritrovarsi assurdamente immobilizzata nel contatto con lei, in conseguenza di quel semplice tocco della sua mancina sopra le proprie mani, non qual reazione di terrore, pur presente in lei a livelli oltre ogni possibilità di comprensione, quanto, piuttosto, qual più improbabile divieto impostole dall'esterno, dalla medesima avversaria, quasi avesse assunto ella stessa il controllo del suo intero corpo, di ogni sua singolo membro « … dei… »&lt;br /&gt;« Oh, lasciali perdere. » scosse il capo l'altra, minimizzando il valore di quell'invocazione « In realtà non sono poi granché, sai?! » scherzò, quasi quello avesse da intendersi qual un quieto momento di confronto fra due care amiche « Sono anche giaciuta con uno di loro un tempo… e devo dire che mi ha lasciata decisamente insoddisfatta, a dispetto della sua pur virile presenza. »&lt;br /&gt;« Ti fermeranno… » sussurrò Berah, maturando la spiacevole consapevolezza di essere ormai morta, e di non poter fare nulla per evitarlo né, peggio, per salvare Camne o Hui-Wen, i quali avrebbero dovuto essere sue responsabilità, suoi oneri in quel frangente « Qualunque cosa tu sia ti fermeranno… e vendicheranno me e tutti gli altri… »&lt;br /&gt;« Chi dovrebbe fermarmi? » ridacchiò l'altra, proseguendo in quell'irreale dialogo condotto innanzi agli occhi di tutti, i quali, pur, non offrirono l'evidenza di alcuna reazione a quelle parole, o a quegli avvenimenti, quasi per alcuno fra loro tutto ciò stesse avvenendo « I tuoi compagni a bordo di quell'inutile guscio di noce? O, forse, la tua amichetta… Midda Bontor?! »&lt;br /&gt;« Ti fermeranno… maledetta, lurida cag… »&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma quell'ultimo insulto, dal sapore di commiato, non ebbe neppure occasione di essere concluso, di venir definito, là dove, se un attimo prima immobile e immobilizzata là dove volontariamente si era spinta nell'invocar morte per la regina dei pirati, un istante dopo Berah si ritrovò catapultata con violenza verso il cielo dietro di sé, quasi fosse stata là sospinta da un'enorme balestra, fosse stata là proiettata non diversamente dai dardi di Hui-Wen, con i quali quel conflitto era stato originato.&lt;br /&gt;In alto, verso il sole e tutte le ancor invisibili stelle del firmamento ella venne sospinta, quasi scomparendo alla vista, divenendo un puntino nero all'interno dell'azzurra immensità di quella distesa illimitata, forse la sola in grado di competere realmente con l'altrettanto infinito mare per lei da sempre caro, ambiente in cui era nata e cresciuta, in cui aveva amato e lottato e in cui, ora, non sarebbe però morta. E dopo essere salita a raggiungere il proprio apogeo, il culmine di quella smisurata, oscena e innaturale parabola in direzione degli dei, ella si ritrovò costretta a fare i conti con la propria umanità, con la propria natura mortale, incapace di raggiungere, effettivamente, la sede prediletta di tutti i creatori, ricadendo in ciò verso il suolo, precipitando nuovamente verso terra o, più precisamente, verso il mare e, ancora, verso la nave alla quale ella aveva votato la propria intera esistenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« Per Gah’Ad… » sussurrò Av'Fahr, con le lacrime agli occhi qual necessaria, naturale conseguenza di quello spettacolo, nell'aver riconosciuto, malgrado l'assurdità di tutto ciò, colei verso la quale si erano pur rivolte tutte le proprie preghiere, tutte le proprie speranze, tutta la propria fiducia, così come suggeritogli da Noal « Per pietà… no… »&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Né Gah'Ad, né altri dei, sembrarono però accogliere l'invocazione così rivolta dal gigante d'ebano, lasciando precipitare con violenza la donna al centro della coperta della goletta, sfasciandolo in conseguenza del proprio incredibile impeto e ricadendo, necessariamente, all'interno della stiva sotto di essa.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2799799514116147997-7600147705278602459?l=middaschronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://middaschronicles.blogspot.com/feeds/7600147705278602459/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2799799514116147997&amp;postID=7600147705278602459&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/7600147705278602459'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/7600147705278602459'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://middaschronicles.blogspot.com/2012/01/1458.html' title='1458'/><author><name>Sean MacMalcom</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07040657565452036961</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-8KdQJ-bfDzM/TsaqxFj5eNI/AAAAAAAAAYk/14SJWe2ynlE/s220/YourAvatar.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2799799514116147997.post-8852145319081138163</id><published>2012-01-15T08:17:00.001+01:00</published><updated>2012-01-15T08:17:48.647+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='030 - Il nemico del mio nemico'/><title type='text'>1457</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;« D&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;obbiamo fare qualcosa, per Gah’Ad! » esclamò Av'Fahr, fremendo esasperato sul ponte della Jol'Ange, con lo sguardo rivolto verso l'alto, verso la Mera Namile e lo spettacolo purtroppo loro negato, impossibilitati a cogliere altra immagine diversa da quella di Hui-Wen, appeso all'esterno del ponte, quasi un pesce spada appena pescato, e Camne, inchiodata non lontana da lui, entrambi riversanti il proprio rosso sangue nelle acque del mare sotto di loro « Non possiamo restare qui, fermi, a guardarli morire! »&lt;br /&gt;« Dobbiamo avere fiducia in Berah… » replicò Noal, deglutendo a fatica e, ciò nonostante, sforzandosi di mantenersi calmo e fermo, nel non voler riservare alcuna implicita scusante al compare per intervenire in contrasto agli ordini appena scanditi e così trasparentemente poco tollerati dal medesimo « E' la migliore fra noi, lo sai anche tu. »&lt;br /&gt;« Dannazione… per quanto ne sappiamo potrebbe essere già morta! » contestò il gigante dalla pelle color ebano « E se non interveniamo quanto prima, anche loro lo saranno! » insistette, sollevando la propria grossa mano destra e indicando, con la medesima, i due compagni sofferenti, il cui dolore, la cui pena, si stava riversando su tutti loro in maniera insopportabile, ingestibile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutti gli invasori prima presenti a bordo della Jol'Ange erano stati alfine uccisi e, salvo un paio di brutti tagli, spiacevoli ma, fortunatamente, non potenzialmente letali, tanto Noal e Av'Fahr, quanto Masva e Ifra, sembravano essere riusciti a cavarsela sicuramente meglio rispetto a Hui-Wen e Camne o, anche, allo stesso Be'Sihl, già trasportato sotto coperta insieme a colei per la quale tanto impegno era stato posto in essere. Teoricamente conclusa, con il recupero di Midda Bontor, la loro missione, i marinai della Jol'Ange si erano tuttavia ritrovati a drammatico confronto con lo straziante sviluppo di quella battaglia che, per quanto sino a quel momento avesse visto sostanzialmente vittoriosi anche i loro compagni a bordo della Mera Namile, ormai sembrava essere divenuta un semplice giuoco al massacro. Giuoco al quale, obiettivamente, Av'Fahr non avrebbe potuto restare indifferente, non, per lo meno, in misura maggiore a quanto altrettanto obiettivamente non sarebbe potuto essere lo stesso Noal, lì costretto a osservare il proprio compagno di vita e di letto tanto crudelmente ciondolante al di sopra del mare, con il proprio sangue addirittura nebulizzato dal vento lì qual sempre impetuoso, al punto tale da trasformarlo in una macabra pioggerellina ricadente sulle loro teste, sulla loro pelle.&lt;br /&gt;Tuttavia, per quanto egli fosse un uomo, e un uomo innamorato, anche posto a confronto con l'immagine di Hui-Wen tanto sofferente, tanto dilaniato nelle proprie forme da quegli uncini conficcati nelle sue carni, al tempo stesso Noal non avrebbe potuto obliare alla propria responsabilità qual capitano della Jol'Ange, responsabilità che da lui pretendeva di concedere al proprio equipaggio una speranza di vita e non una certezza di morte qual, probabilmente, sarebbe stata la loro se solo si fossero ancor divisi, si fossero ancor frammentati fra le due navi. Ragione per la quale, per quanto apparentemente assurdo, sol fiducia avrebbero dovuto riporre, effettivamente, nell'opera di Berah, della sola lì non trasparentemente sconfitta, sperando che ella, per quanto sola, potesse riuscire a concedere a tutti loro occasione di salvezza da un fato altrimenti crudelmente segnato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« Io vado, Noal. E che gli dei mi possano incenerire se ti permetterò di fermarmi! » annunciò Av'Fahr, non potendo tollerare l'idea di restare immobile ad assistere a tante, troppe nuove tragedie imposte sulla sua famiglia, su tutto ciò che, ormai, avrebbe potuto definire qual tale, ove la morte di Ja'Nihr, cinque anni prima, lo aveva altresì lasciato solo al mondo.&lt;br /&gt;« Tu non muoverai un solo muscolo senza un mio preciso ordine, Av'Fahr! » replicò Noal, storcendo le labbra verso il basso e afferrando, con forza, il polso del compagno, attorno al quale, comunque, la sua mano riusciva a stento a chiudersi, tale era la differenza fra le loro rispettive proporzioni fisiche « Credi davvero che io non voglia, in questo momento, mandare tutti in gola a Gorl e gettarmi a salvare Hui?! » gli domandò, tentando di farlo ragionare, a costo di dovergli, in ciò, imporre la propria pena « Io lo amo, maledizione! E scambierei la mia vita con la sua… così come con chiunque altro dei nostri lassù. » argomentò, lasciando trasparire tutta la rabbia sino ad allora repressa « Ma suicidandoci non potremo fare nulla per aiutarli… e loro non sono ancora morti. Non lo sono ancora, perché quella lurida cagna ha decretato che non debbano morire! »&lt;br /&gt;« E tu vuoi veramente offrire credito alla sua parola?! »&lt;br /&gt;« Sì. Lo voglio. Lo voglio, dal momento in cui, evidentemente, la posta in palio è superiore a quanto noi potremmo mai immaginare. » definì, dimostrando di aver mantenuto assoluto controllo sul proprio raziocinio, ben elaborando le informazioni loro concesse dalle parole della medesima Nissa Bontor « Se così non fosse, avrebbe ordinato di sterminarci immediatamente. »&lt;br /&gt;« … maledizione! » imprecò Av'Fahr, non riuscendo a trovare alcun appiglio per contestare le parole del proprio capitano e, in ciò, non potendo fare altro che gridare tutta la propria ira per l'immobilità alla quale stava venendo lì condannato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Impossibilitati, pertanto, a qualunque barlume di consapevolezza nel merito di cosa stesse effettivamente avvenendo sul ponte della Mera Namile, Noal e Av'Fahr non poterono fare altro che continuare a sperare, continuare a riporre fiducia in Berah, e nella sua abilità guerriera che, entrambi pregavano, le avrebbe potuto concedere di superare quella prova anche a costo di rinunciare, per la salvezza propria e dei propri compagni, alla vendetta pur tanto desiderata in quell'ultimo lustro.&lt;br /&gt;Purtroppo, al di là di tutta la fiducia pur in lei riposta, priorità dall'affascinante Berah sembrò restare unicamente il proprio già proclamato proposito vendicativo, proposito che, tuttavia, non sembrò volerle concederle soddisfazione alcuna, là dove né il terzo, e neppure il quarto o il quinto tentativo d'offesa condotti a discapito della regina riuscirono a violarne le difese, pur sempre impegnandosi al massimo in tal senso e sempre arrivando in terribile prossimità al risultato sperato. Una spallina dell'abito indossato dalla propria avversaria era stata tagliata di netto, lasciando illesa la pelle al di sotto delle medesima e limitandosi, in tutto ciò, a scoprire la forma abbondante e tutt'altro che sgradevole del seno sinistro di lei, in contemplazione del quale, necessariamente, tutti i pirati di sesso maschile presenti sul ponte non avevano potuto ovviare a investire il proprio interesse, nonché qualche soffocata parola di lode. E, poco dopo di essa, anche un'ampia apertura era comparsa sul fianco destro della medesima figura, lasciando comparire al di sotto della stoffa la femminea curva lì prima appena celata, con la propria chiara pelle delicatamente ornata da qualche disordinata spruzzata di efelidi. Ma con la sola eccezione di tali risultati, più utili a soddisfare la lussuria maschile lì in attenta osservazione che a concedere appagamento al desiderio di vendetta della stessa controparte tanto impegnatasi, però, null'altro era stato da lei ottenuto, nel mentre in cui, per tutta replica, l'illesa sovrana aveva già avuto occasione di aprirle un brutto sfregio sulla guancia destra e inciderle profondamente la carne del braccio sinistro, generando da tale taglio una sgradevole perdita di sangue utile solamente a peggiorarne le condizioni, indebolendola istante dopo istante e lasciandole temere una promessa di inesorabile sconfitta.&lt;br /&gt;Malgrado i troppi insuccessi accumulati nello sforzo lì compiuto, Berah non volle comunque concedersi ragione di sconforto, motivo di sfiducia per se stessa e per le proprie possibilità, addirittura e paradossalmente inebriata dal sapore del proprio stesso sangue sulle labbra, e decisa, allora più che mai, a ottenere un'equa compensazione dalla propria antagonista, fosse anche solo per riuscire, alfine, a cancellare il sorriso sardonico presente sul suo volto, utile a definire quanto quel combattimento per lei non avesse da essere inteso qual una reale battaglia, quanto, e piuttosto, un semplice momento di svago, un intrattenimento attraverso il quale combattere il tedio conseguente a un sì prolungato e infruttuoso conflitto quale era stato quello fra la Jol'Ange e la Mera Namile. E proprio ove forte di tale proposito, di simile intento così eletto quale propria forse conclusiva ragione di vita, l'ultima compagna di Salge Tresand si impegnò in un nuovo attacco, in un nuovo tentativo che la vide, elaborare un'ampia giravolta, apparentemente volta a scoprirne la schiena e, in ciò, a invitare la propria avversaria a offenderla in tal punto, e altresì concepita proprio per imporle tale distrazione, simile falso obiettivo, nel mentre in cui ella, evadendo con agilità ed eleganza a simile affondo, avrebbe potuto, e poté, concedersi occasione di spingere a propria volta l'arma, sua sola compagna e alleata in tal contesto, verso il basso ventre della regina, lì affondando senza fatica alcuna in meravigliose carni traboccanti femminilità e maternità qual poche altre donne al mondo sarebbero state capaci di offrir vanto…&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2799799514116147997-8852145319081138163?l=middaschronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://middaschronicles.blogspot.com/feeds/8852145319081138163/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2799799514116147997&amp;postID=8852145319081138163&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/8852145319081138163'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/8852145319081138163'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://middaschronicles.blogspot.com/2012/01/1457.html' title='1457'/><author><name>Sean MacMalcom</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07040657565452036961</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-8KdQJ-bfDzM/TsaqxFj5eNI/AAAAAAAAAYk/14SJWe2ynlE/s220/YourAvatar.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2799799514116147997.post-4181644441732093444</id><published>2012-01-14T08:32:00.001+01:00</published><updated>2012-01-14T08:32:17.298+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='030 - Il nemico del mio nemico'/><title type='text'>1456</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;L&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;a regina sorrise a quell'affermazione, a quella presa di posizione tanto audace, addirittura sfrontata, nei propri confronti. In altri tempi, in altri momenti, la mera evidenza dell'esistenza di un simile temperamento, di un tale, improprio e avverso entusiasmo nei suoi riguardi, l'avrebbe sicuramente irritata, sancendo, in tal senso, l'immediata disfatta dello sventurato, o della sventurata, così propostasi innanzi a lei, prima ancora che questi, o queste, potesse maturare una qualche coscienza nel merito del proprio già definito, e tragico, futuro o delle cause che a esso lo avevano in tal modo sospinto. Ma tali tempi, tali momenti, avrebbero dovuto essere giudicati qual ormai passati, ragione per la quale Berah non morì in immediata conclusione alle proprie parole, venendo smembrata in dozzine, centinaia di minuscoli frammenti, altresì sopravvivendo a tanto aperto sprezzo per la propria avversaria quanto pur sufficiente ad apprezzare la replica allora concessale, una risposta, in verità, persino magnanima nei suoi riguardi…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« La mia testa, dici?! » sorrise scuotendo piano il capo, con fare quasi materno in quello che, quasi, venne degradato a semplice capriccio, a infondata insistenza infantile, ben lontano dall'esordio di una battaglia, di un aspro combattimento quale sicuramente sarebbe stato il loro e che, nel prevedere solo due protagoniste, avrebbe certamente trovato naturale conclusione solo nella morte di una delle contendenti « Beh… se ci tieni veramente tanto, e se riuscirai a prenderla, ti prometto che potrai tenerla, appendendotela alla cintola qual riprova del tuo valore. » le accordò, con tono incredibilmente quieto, soprattutto nel considerare quanto, in giuoco, avesse appunto da intendersi la sua stessa sopravvivenza « Provaci. Provaci pure, mia cara! » la invitò, addirittura insistendo in tal sprono in proprio, medesimo contrasto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E se, a dimostrazione di quanto ella avrebbe dovuto essere giudicata pronta alla pugna, la sovrana sollevò il proprio tridente innanzi a sé e percosse ripetutamente, con la tonda estremità della sua asta metallica, il legno della nave sotto ai propri stessi piedi, quasi a voler, in ciò, scandire personalmente il ritmo dell'imminente e concordata battaglia; in tal gesto, in simile atto, immediato fu per chiunque attorno a loro comprendere quanto da parte della medesima avesse da essere inteso un personale interesse allo scontro, alla lotta, alla competizione con la propria sfidante, escludendo da ciò qualunque possibile interferenza esterna, qualunque eventuale disturbo conseguente l'intervento di uno dei pirati della Mera Namile o, persino, dei suoi comandanti, per le fidati compagni, alleati, amici, addirittura familiari.&lt;br /&gt;Una decisione, una scelta tutt'altro che obbligata, quella che ella volle abbracciare in tal senso, che non incontrò alcuna ragione di protesta da parte di alcuno, non, soprattutto, da parte degli stessi pirati che già troppo a lungo avevano visto i propri compagni falciati con irruenza, con impeto privo d'eguali in conseguenza delle azioni di Berah e che, in conseguenza all'intervento della regina, si ponevano assolutamente entusiasti alla prospettiva di poterla veder finalmente abbattuta, finalmente sconfitta qual pur, sino a quel momento, alcun era riuscito a sperare di compiere. Alcun dubbio, in tal senso, venne da loro stessi poi formulato nel merito della vittoria della loro condottiera, di colei eletta quasi al ruolo di divinità sopra tutti loro, là dove tutti, personalmente, più che consapevoli dell'effettiva abilità della medesima, un'abilità in contrasto alla quale tutti loro avrebbero potuto solamente raccomandare l'anima in seno ai propri dei prediletti, in un fato di morte praticamente certo che, ora, avrebbe caratterizzato anche la folle, se pur indubbiamente attraente, avversaria ascesa alla conquista del loro vascello.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« Non mi limiterò a provarci, tesoro. » confermò le proprie intenzioni Berah, aprendosi in volto in un ampio sorriso « Io ti ucciderò… per Salge, per Ja'Nihr, e per tutte le tue altre vittime innocenti. »&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La sicurezza dimostrata da Berah, posta a confronto con colei che era riuscita a vincere la Figlia di Marr'Mahew, a sconfiggere Midda Bontor, una delle più formidabili guerriere che quell'angolo di mondo, se non il mondo intero, avesse mai conosciuto, avrebbe dovuto essere considerata forse eccessiva. Tuttavia, in un frangente qual quello, in una sfida qual quella da lei stessa desiderata, ricercata, invocata e, alfine, anche ottenuta, tale atteggiamento psicologico sarebbe dovuto essere giudicato il minimo indispensabile per non condannarsi a una sin troppo rapida, repentina e penosa fine, qual quella a cui, forse, comunque sarebbe giunta. Una sicurezza, in verità, da non intendersi qual sinonimo di sopravvalutazione delle proprie risorse, o, peggio, di sottovalutazione delle potenzialità avversarie, quanto, e piuttosto, qual sinonimo di accettazione dell'ineluttabilità del fato per così come da lei stessa scelto qual proprio, innanzi al quale inutile e dannoso sarebbe stato dimostrarsi particolarmente reticenti ad agire.&lt;br /&gt;Non qual errata, o avventata, poté in tal contesto essere giudicata la decisione da lei successivamente abbracciata di avanzare a testa alta sino alla propria avversaria, alla propria sfidante, facendo propria, in ciò, anche la prima offensiva non allo scopo di versare il primo sangue, quanto, e piuttosto, nella volontà di far apprezzare all'altra quanto, da parte sua, non sarebbe dovuta essere intesa alcuna esitazione, alcuna incertezza sul loro confronto. Così, se qual conseguenza di un primo affondo diretto al centro del prosperoso petto seminudo della sovrana non corrispose la sua immediata dipartita, né, tanto meno, una qualche ferita, nell'intervento del tridente volto a deviare tale traiettoria; parimenti qual conseguenza di quel primo fallimento non dovette essere neppure intesa una sua rapida sconfitta, ove, più per abilità che per fortuna, il marinaio ebbe sufficiente prontezza di riflessi per ritrarsi e allontanarsi dalla propria avversaria prima che ella potesse tentare di aprirne il ventre con le punte affilate della propria arma, bramose di sangue non di meno rispetto alla spada da lei impugnata.&lt;br /&gt;Ancor non errata, o avventata, poté poi essere ritenuta la scelta da lei allora compiuta di incalzare immediatamente, per porre ancor alla prova le difese avversarie e, ora, anche invocare un primo danno, una prima pur lieve ferita, accennando quello che inizialmente avrebbe potuto esser inteso qual un ridoppio roverso e che, poi, dimostrò tutta l'abilità utile a trasformarsi in un fendente, evadendo la difesa nuovamente eretta a propria negazione e, quasi, ma solo quasi, giungendo a violare le carni della sovrana, risultato che non sarebbe stato vanificato se quest'ultima non avesse comunque compreso il senso di quello strano attacco e non si fosse, agilmente, ritratta, offrendo alla lama calante dall'alto non tanto il proprio volto o il proprio corpo, quanto, solo, una ciocca di capelli rossi color fuoco, il taglio di una ciocca dei quali, già, parve prossimo a blasfemia, lasciando sorgere, dalle gole dell'intero equipaggio, un brontolio di disapprovazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« Temo che il peso del tuo seno ti renda eccessivamente lenta, mia cara. A te come a tua sorella… » si concesse di commentare il marinaio, nel ritrarsi, a sua volta, da quello che sarebbe potuto essere il contrattacco della regina e che pur, dimostrando incredibile quiete da parte della medesima, tale non fu, nel lasciarla allontanare senza ostacoli a frenarne il cammino « Del resto non si può pretendere di coniugare simile procacità con altrettanta agilità. Non trovi? »&lt;br /&gt;« Irrispettosa… » commentò per tutta risposta la regina, lasciando roteare il tridente innanzi al proprio corpo e guidandolo ad assumere una posizione di guardia con la punta rivolta in avanti e verso il basso « Bella e combattiva, ma irrispettosa. » soggiunse, quasi a voler descrivere le qualità della propria avversaria « E' un peccato, perché, siamo onesti, saresti un'ottima aggiunta alla mia squadra, se solo tu rinunciassi ai tuoi inutili propositi vendicativi… »&lt;br /&gt;« E' con qualche vezzeggiativo che hai ottenuto la fedeltà di Carsa Anloch?! » interrogò Berah, non sprecando il proprio tempo in futili chiacchiere ma investendolo allo scopo di studiare l'antagonista e, possibilmente, di distrarla prima di sferrare un nuovo attacco, ora ipoteticamente decisivo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E proprio in quanto animata da un tale proposito, da un simile intento, ancor prima che l'altra potesse replicare offrendo una propria opinione nel merito del tradimento di Carsa e della sua trasformazione in Tahara, l'ultima compagna di Salge Tresand tentò un terzo attacco, consapevole di non potersi permettere di protrarre all'infinito quello scontro, ove, più tempo fosse trascorso, minori sarebbero state le sue già scarse possibilità di uscirne viva.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2799799514116147997-4181644441732093444?l=middaschronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://middaschronicles.blogspot.com/feeds/4181644441732093444/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2799799514116147997&amp;postID=4181644441732093444&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/4181644441732093444'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/4181644441732093444'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://middaschronicles.blogspot.com/2012/01/1456.html' title='1456'/><author><name>Sean MacMalcom</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07040657565452036961</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-8KdQJ-bfDzM/TsaqxFj5eNI/AAAAAAAAAYk/14SJWe2ynlE/s220/YourAvatar.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2799799514116147997.post-8751171052114929914</id><published>2012-01-13T07:30:00.000+01:00</published><updated>2012-01-13T07:31:05.898+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='030 - Il nemico del mio nemico'/><title type='text'>1455</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;« P&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;er ora… li voglio vivi. »&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Stanchi, demotivati, e non poco irritati, i pirati della Mera Namile avrebbero sinceramente preferito strappare le carni dalle ossa di quei tre avversari prestando la massima attenzione a mantenerli ancora in vita, a non imporre loro troppo rapida, semplice e pietosa occasione di morte solo per prolungare entro i massimi termini possibili la loro sofferenza. Ciò nonostante, le parole della loro signora avrebbero dovuto essere considerate legge e, in ciò, non avrebbero potuto essere ignorate, non avrebbero potuto restare inascoltate, sebbene ciò avrebbe potuto significare rinunciare al gradevole gusto della vendetta per i già troppi morti censibili nelle loro fila. Così, ubbidienti a colei che sola aveva avuto l'ardire e il carisma per giungere al ruolo di regina di tutti i pirati di quei mari, essi reindirizzarono nuovamente la loro attenzione in direzione dei tre obiettivi iniziali, decisi a chiudere quanto prima il discorso con i medesimi. Per loro sfortuna, però, anch'essi avevano già maturato la consapevolezza della necessità di una rapida conclusione, ragione per la quale, senza particolare desiderio di immolazione personale stavano lì cercando una possibile via di fuga.&lt;br /&gt;Per quanto, infatti, Hui-Wen, Camne e, soprattutto, Berah si fossero sospinti sino al ponte della Mera Namile animati da una pur trasparente volontà di vendetta oltre che di semplice esecuzione della strategia concordata, alcuno fra i tre avrebbe potuto ignorare quanto, proprio malgrado, quello non avesse da giudicarsi il momento opportuno per conseguire un tal scopo, ove già estremamente grati avrebbero dovuto essere agli dei tutti per l'occasione di sopravvivenza loro accordata sino ad allora. Così, nel momento in cui apparve chiaro che Be'Sihl e la sua amata Midda si erano posti in salvo, o condannati a morte, difficile a dirsi in conseguenza della scelta dello shar'tiagho, senza bisogno di una sola parola i tre marinai della Jol'Ange votarono a favore di una repentina ritirata, cercando di abbandonare quello stesso territorio pur tanto faticosamente conquistato sino a quel momento. Una speranza, la loro, che, per un istante, parve ottenere nuovamente il beneplacito divino, nel concedere al compatto gruppo un generico disinteresse a proprio stesso riguardo, ove ogni attenzione si era ritrovata fortunatamente rivolta all'indirizzo del locandiere. Una speranza, la loro, che, ancora, malgrado la condanna emessa a loro stesso discapito, parve non poter essere ormai negata, non poter più essere ritrattata, ove già proiettati verso la goletta con tutte le proprie energie, con tutte le proprie forze, irrefrenabili, inarrestabili. Una speranza, la loro, che, purtroppo, si vide altresì essere spazzata via in conseguenza dell'intervento di coloro che soli, sino a quel momento, si erano riservati un ruolo di meri spettatori, e che, nel cogliere quella praticamente certa vittoria da parte degli avversari, decisero di prendere in mano il timone del loro stesso destino, spazzando con incredibile violenza e straordinaria rapidità ogni ipotesi di fuga sino a quel momento apparsa qual retorica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« Dove pensi di andare, lurido figlio di Hyn dal muso giallo?!… » domandò capitan Dorf, nel mentre in cui, simile a un dardo, dalle sue mani venne proiettata l'ennesima cima armata di rampino metallico alla propria estremità, in questa occasione non tanto rivolta alla conquista di un contatto con la nave avversaria, quanto, e piuttosto, dedicata in tutto e per tutto al povero Hui-Wen, sì volgarmente apostrofato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Proprio Hui-Wen, con un margine di un flebile fremito di ciglia, di un impercettibile battito di cuore, fu il primo a cadere in conseguenza di tale offensiva, ove, paradossalmente, egli si sarebbe potuto già considerare in salvo, nell'essere giunto sino alla balaustra e nel star già saltando in avanti, non tanto nella volontà di imitare l'azzardo proprio di Be'Sihl, quanto in quello di lasciarsi scivolare lungo una delle numerose funi lì tese sino alla propria cara Jol'Ange. Il figlio di Hyn, così come pur correttamente definito dal capitano pirata, venne infatti e allora superato dal triplice uncino lanciato con straordinaria maestria da Dorf, il quale, senza concedere neppure occasione di comprendere cosa fosse accaduto, richiamò a sé quella sgradevole forma metallica, lasciandole aggredire la spalla mancina dell'uomo e, in tal punto, in tal modo, conquistando una solida, e dolorosa, posizione in essa, non dissimile da un pesce preso all'amo. E se pur già slanciato in avanti Hui-Wen si era lì dimostrato, obbligatoriamente richiamato all'indietro si ritrovò in conseguenza di simile offensiva, ricadendo in parte all'esterno del perimetro della Mera Namile e li restando appeso, con un umano, e straziante, grido di dolore, e di rabbia, per quanto così impostogli.&lt;br /&gt;Non solo, tuttavia, l'uomo della Jol'Ange si ritrovò così condannato, là dove quasi contemporaneamente a lui, se pur con un minimale ritardo utile a concederle visione di quanto già imposto a loro discapito, anche la giovane Camne si ritrovò arrestata nella propria corsa, nella propria fuga da quel ponte, non per effetto di una qualche azione contro di sé rivolta dal già impegnato Dorf, quanto, e peggio, dalla donna presente al fianco della sovrana dei mari, e non conosciuta qual, in passato, nota con il nome di Carsa Anloch.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« Ferma, cagnetta! » ordinò Tahara, nel contempo in cui i suoi terribili pugnali si riservarono occasione di rendere il proprio comando più incisivo, privando la propria supposta interlocutrice della possibilità di ignorarla, di sottrarsi a simile imperativo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se, infatti, l'arma abitualmente propria di Carsa era da sempre stata una poderosa ascia da battaglia, più sottili, agili e non meno letali pugnali sarebbero dovuti essere riconosciuti quali le lame preferite da Tahara all'inizio di quella che sarebbe dovuta essere riconosciuta quale un'opera di infiltrazione all'interno delle fila nemiche, di quelle stesse schiere nelle quali, poi, aveva evidentemente deciso di permanere e di riservarsi un ruolo di primaria importanza. Pugnali per mezzo dei quali, al servizio di Nissa, ella aveva già avuto occasione di abbattere un temibile, e ipoteticamente invincibile, ippocampo. Pugnali per mezzo dei quali, ancora, ella poté inchiodare, letteralmente, la propria nuova vittima dai rossi capelli al legno della balaustra della nave, trapassando entrambe le sue spalle in posizioni tali da non imporle ferite mortali ma, al tempo stesso, da procurarle non poco dolore e, peggio, da imporle un'impossibilità a qualunque ulteriore movimento, a qualunque evasione per così come sperata, per così come desiderata e bramata, concedendole qual sola libertà quella di gridare, a sua volta, la propria pena e la propria ira.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« Dannazione! » esclamò Berah, costringendosi a frenare il proprio cammino non tanto perché, al pari dei propri compagni colpita, ferita e resa inabile alla fuga, quanto, piuttosto, proprio in quanto, a differenza loro, ancora capace di muoversi e di agire, e, in ciò, psicologicamente impossibilitata ad abbandonarli, a lasciare alle proprie spalle coloro che sapeva non avrebbero potuto seguirla, non avrebbero potuto raggiungerla.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fuggire in quel momento avrebbe significato lasciare indietro Camne e Hui-Wen, tradendoli in misura non inferiore rispetto a quanto, cinque anni prima, tutti loro erano stati traditi dagli emissari di Nissa Bontor. Ed ella, per amore verso se stessa oltre che verso i propri compagni di viaggio e di vita, non avrebbe potuto macchiarsi del loro sangue così come necessariamente sarebbe stato se solo non si fosse fermata, non avesse condiviso il loro fato, a prescindere da quale esso sarebbe potuto essere. Più di un rampino infilzato nel petto e più di due pugnali conficcati nella schiena, pertanto, sulla seconda figura di riferimento, di comando, della Jol'Ange poté il dolore, la pena dei propri compagni, coloro che mai avrebbe avuto l'egoismo di abbandonare, fossero essi persino già cadaveri qual pur, ancora, lì non erano.&lt;br /&gt;Così, ove anche folle sarebbe stato per lei indugiare un istante di più su quel vascello, ella arrestò la propria ritirata e si voltò repentinamente in direzione della propria sola e reale avversaria, la propria nemica, colei che sola, fra l'altro, avrebbe dovuto essere condannata qual responsabile della morte del suo amato Salge. E, lasciando roteare la propria lama attorno ai propri fianchi, sancì in tal gesto e nelle parole che ne seguirono il proprio stesso futuro, la propria decisione volta a restare… e restare sino a quando, per lo meno, non fosse riuscita a uccidere quella donna o non fosse morta nel tentativo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« Nissa Bontor! » ruggì, stringendo poi i denti come a prepararsi a un tremendo dolore « In nome di Salge Tresand, capitano della Jol'Ange, io avrò la tua testa! »&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2799799514116147997-8751171052114929914?l=middaschronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://middaschronicles.blogspot.com/feeds/8751171052114929914/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2799799514116147997&amp;postID=8751171052114929914&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/8751171052114929914'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/8751171052114929914'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://middaschronicles.blogspot.com/2012/01/1455.html' title='1455'/><author><name>Sean MacMalcom</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07040657565452036961</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-8KdQJ-bfDzM/TsaqxFj5eNI/AAAAAAAAAYk/14SJWe2ynlE/s220/YourAvatar.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2799799514116147997.post-3034064750560985591</id><published>2012-01-12T07:31:00.001+01:00</published><updated>2012-01-12T07:31:25.796+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='030 - Il nemico del mio nemico'/><title type='text'>1454</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;A&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;lcuna ambizione, ovviamente, aveva mai avuto modo di coinvolgere Be'Sihl all'idea di sperimentare l'ebbrezza del volo. Non in misura maggiore, per lo meno, di quanto non avrebbe potuto prevederlo entusiasta al pensiero di confrontarsi con il mare e un lungo viaggio sul medesimo o, ancora e peggio, una nuotata nelle sue avverse acque. Ciò nonostante, così come per Midda egli aveva accettato il confronto con il mare, sempre per lei, e per la sua salvezza, l'uomo non si sottrasse a un salto sì prossimo a un volo, tanto estesa, almeno ai suoi sensi, apparve l'impresa da compiere. Un'impresa, in verità, che alcuno, probabilmente, avrebbe accettato di rendere propria, non, per lo meno, in assenza di una letale motivazione tale da negare alternativa a quell'azzardo, motivazione che, nonostante tutto, lo shar'tiagho non avrebbe potuto vantar qual propria ove, più che il proprio domani, più che la possibilità di godere di una nuova alba, in pericolo avrebbe dovuto essere giudicata la futura libertà della propria amata.&lt;br /&gt;Nel momento in cui il suo piede destro si slanciò a invocare contatto con la balaustra, una parte della sua mente non poté evitare di gridargli, con tutte le proprie forze, un invito alla razionalità, la riconquista di un controllo, di un senno che, evidentemente, egli aveva perduto, ove in alcuna altra via avrebbe potuto essere giustificata quella sua folle decisione. Nel momento in cui, poi, il suo piede sinistro lasciò il più apprezzabile contatto con la superficie della coperta alle proprie spalle per sospingersi verso il vuoto dischiusosi innanzi a sé, quella stessa parte della sua mente non poté ovviare a richiedere agli dei tutti di spingerlo indietro, di ucciderlo immediatamente, piuttosto, ma di evitargli una fine tanto idiota qual quella verso la quale si stava ostinatamente dirigendo con così tanta enfasi, quasi fosse egli stesso drogato o ebbro quasi quanto la propria inerme protetta. E nel momento in cui, alfine, il suo piede destro abbandonò a sua volta ogni contatto con il mondo sotto di sé, per tentare quell'osceno giuoco d'azzardo, la solita parte della sua mente, quella meno emotiva, meno appassionata, e incapace ad apprezzare le ragioni di quel gesto, si rifiutò di continuare a seguirlo, di restare cosciente mentre la fine, ineluttabile, si avvicinava a lui, con l'impeto di un fiume in piena dopo la rottura di un argine.&lt;br /&gt;Così, quell'umile shar'tiagho che mai avrebbe avuto desio di ricercar vanto per le proprie imprese, per i propri successi, e che nulla, a differenza della propria compagna, avrebbe creduto di dover dimostrare a se stesso nel sopravvivere all'impossibile, si ritrovò a essere apparentemente sospeso a mezz'aria per un interminabile frazione d'eternità, muovendo i piedi ancora impegnati in una qualche folle corsa per quanto, ormai, alcun terreno, alcun sostegno, si sarebbe potuto offrire agli stessi.&lt;br /&gt;Un volo, il suo, che, a tutti gli effetti, durò persino meno di quanto occorse alla sovrana di Rogautt per esprimere il proprio esteso giudizio in merito alla sua amnistia, e con lui al condono per tutti i suoi compagni ancora rimasti a bordo della Jol'Ange, nel contempo in cui, tuttavia, a tale generosità corrispose l'impietosa condanna degli altri tre loro fratelli e sorelle presenti ancora sulla Mera Namile, e da lui abbandonati alle proprie spalle non per disinteresse, non per mancanza di affetto e di premura nel confronto con le loro sorti, quanto, piuttosto, per mera consapevolezza di non poter far nulla per loro, se non rischiare, a propria volta, il proprio futuro in quel gesto, in quel salto, forse, paradossalmente, in ciò persino suggerendo loro un'ipotetica via di fuga se solo, ovviamente, fosse riuscito a sopravvivere alla propria stessa follia. Un volo, il suo, che, comunque e ancora, venne da lui percepito praticamente qual interminabile, dandogli, in un arco di tempo sin troppo esteso, possibilità per maturare piena consapevolezza nel merito della sciocchezza appena compiuta e, in ciò, rimproverarsi di non aver trovato una soluzione meno pericolosa, non solo per se stesso ma, anche e ancor più, per il proprio carico, per la propria amata, nel merito del futuro della quale si era messo a giocare al ruolo di dio non diversamente da quanto, seppur animata da ragioni diverse, aveva compiuto anche la loro ultima avversaria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« … dei… »&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Trenta piedi. Tale fu la prima valutazione compiuta nel merito della distanza esistente fra lui, fra loro, e il traguardo finale, il ponte della Jol'Ange.&lt;br /&gt;Ventuno piedi. In un battito di ciglia, o ancor meno, quella già non eccessiva distanza venne drasticamente erosa, lasciando percepire quale ormai imminente, ormai ineluttabile l'impatto con quel solido legno da lui stesso tirato a lustro solo la mattina precedente, legno sul quale le sue ossa sarebbero presto state poste a dura prova, quasi a voler dimostrare quanto i propri perenni rimproveri sull'alimentazione della donna guerriero avessero da considerarsi fondati o meno.&lt;br /&gt;Dodici piedi. La certezza dell'imminente dolore. La consapevolezza di quanto, a prescindere da qualunque sentimento di paura, da qualunque pur umana incertezza, ormai nulla sarebbe potuto essere compiuto per eludere quel futuro, quel destino da lui abbracciato non qual espressione di un volere superiore, quanto, e piuttosto, qual dimostrazione della propria libertà, della propria autodeterminazione, tanto nel compiere scelte salubri quanto, e peggio, nel gettare le proprie ossa a terra quasi fossero semplici dadi.&lt;br /&gt;Sei piedi. Un ultimo sguardo a colei che tanto aveva amato e per la quale tanto aveva voluto rischiare, nel mentre in cui, con un incredibile sforzo, Be'Sihl si impegnò a invertire le rispettive posizioni, offrendo il proprio stesso corpo come scudo per quello della propria protetta, per far sì che, dovendo esserci un impatto, questo potesse sfogare tutta la propria furia prima su di lui e solo dopo, solo successivamente, su colei che neppure aveva deciso di compiere quel volo e che, probabilmente, neppure stava realmente comprendendo qual dramma fosse lì in atto, quanto il proprio futuro avrebbe potuto essere lì presto segnato, nel bene come nel male.&lt;br /&gt;Tre piedi. Due piedi.&lt;br /&gt;Un piede…&lt;br /&gt;… e poi solo l'oscurità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A posteriori Be'Sihl non ebbe possibilità di esprimere qual fu, effettivamente, il dolore che si riversò sulle sue membra al momento dell'impatto con il piano sotto di lui. Non per mancanza di occasione, o di volontà, quanto, e piuttosto, per semplice incapacità a rielaborare quanto avvenne, come ciò avvenne e, soprattutto, in grazia a quale dio o dea egli poté sopravvivere a quello che avvenne.&lt;br /&gt;A posteriori egli non seppe neppure ricordare il momento in cui il suo corpo sembrò infrangersi contro il legno della Jol'Ange, incrinandolo sotto l'impeto di quel proprio salto, di quel proprio volo e del congiunto peso suo e della propria compagna, per quanto esile ella fosse ormai divenuta. Quasi la sua mente avesse effettivamente cessato di funzionare in quello stesso momento, il suo ultimo ricordo, la sua unica memoria, fu quella della voce della regina dei pirati dichiarare: « Ammesso che sopravviva… lasciatelo andare. ».&lt;br /&gt;E, poi, null'altro. Solo l'oscurità.&lt;br /&gt;Quasi, invece di esser ricaduto sul legno, egli si fosse tuffato nuovamente in mare, l'uomo non avvertì dolore alcuno o, forse, la pena che subì fu tanto straordinaria da negargli ogni concreta possibilità di gestione, annichilendosi in conseguenza alla propria stessa, dirompente energia. Una benedizione, o forse una maledizione, fu quella su di lui in tal modo imposta, dal momento in cui, da quel mare di tenebre nel quale si proiettò con il proprio salto, egli ebbe occasione di uscire solo a distanza di troppi giorni. Giorni nei quali il mondo a sé circostante, proprio malgrado, proseguì con il proprio cammino, lasciandolo inesorabilmente indietro, se pur, in ciò, non liberandolo dalla responsabilità per quanto da lui compiuto.&lt;br /&gt;Perché, se anche la loro avversaria volle concedergli la libertà, ella stessa non mancò di proseguire nelle proprie disposizioni dichiarando: « E catturate, vivi, questi tre coraggiosi combattenti. Non è necessario che siano illesi, ma li voglio vivi. » e sancendo, in tali parole, un'evoluzione che né egli, né Noal, nel proprio ruolo di capitano della goletta, né tanto meno Midda Bontor, nel proprio ruolo di salvata, di sopravvissuta a tutto ciò, avrebbero voluto permettere che accadesse. Il prezzo di una singola vita, di una sola libertà, infatti, venne in quelle stesse parole stabilito qual più eccessivo di quanto chiunque fra loro, e soprattutto la stessa Figlia di Marr'Mahew, avrebbero mai voluto accettare. Purtroppo per tutti, però, il giuoco era ormai stato definito in ogni propria possibile mossa…&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2799799514116147997-3034064750560985591?l=middaschronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://middaschronicles.blogspot.com/feeds/3034064750560985591/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2799799514116147997&amp;postID=3034064750560985591&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/3034064750560985591'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/3034064750560985591'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://middaschronicles.blogspot.com/2012/01/1454.html' title='1454'/><author><name>Sean MacMalcom</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07040657565452036961</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-8KdQJ-bfDzM/TsaqxFj5eNI/AAAAAAAAAYk/14SJWe2ynlE/s220/YourAvatar.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2799799514116147997.post-8804123737377031706</id><published>2012-01-11T07:29:00.001+01:00</published><updated>2012-01-11T07:29:59.081+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='030 - Il nemico del mio nemico'/><title type='text'>1453</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;I&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;mprevista, se pur non imprevedibile, nell'evidenza della sua assenza da un possibile censimento delle potenziali prede lì loro presentate, dell'equipaggio della Jol'Ange, Be'Sihl fece la propria apparizione sorgendo attraverso il varco posto a tribordo di accesso al cassero, e, con esso, alla stiva, conducendo seco, in tal frangente, una figura difficilmente associabile alla consueta immagine propria della Figlia di Marr'Mahew, e pur indubbiamente identificabile qual ella sotto ogni punto di vista, in quel momento da lui sorretta fra le proprie braccia non dissimile da una bambina, un'infante poco più che neonata e, in ciò, impossibilitata a una qualunque speranza di deambulazione autonoma, incapace a reggersi sulle proprie gambe anche nella presenza di un eventuale sostegno qual egli pur avrebbe potuto essere per lei. E l'uomo, lo shar'tiagho, il locandiere che pur alcuna familiarità avrebbe potuto vantare con la guerra e con le sue regole, o, anche solo e semplicemente, con il mare e le sue leggi, si mosse con assoluta confidenza lungo la beccheggiante superficie della coperta, corse con rapidità e agilità attraverso la battaglia infuriante, trasportando con massima cura il proprio prezioso carico nella trasparente volontà di non permettere a niente e a nessuno di poter anche solo tentare di recarle danno.&lt;br /&gt;E se anche, per un effimero momento, quella imprevista, se pur non imprevedibile, apparizione non parve riuscire ad attrarre alcuna, ulteriore attenzione da parte del pur affollato pubblico rispetto al solo, singolare e pericoloso interesse della sovrana, troppo breve, troppo fuggevole fu l'occasione di pace in tutto ciò riservatagli, l'intervallo di relativa tranquillità concesso a partire dalla propria comparsa sul ponte sino a quando una voce possente e forte fece propria l'urgenza di imporsi sul disordine lì imperante per convogliare l'attenzione di tutti verso quella nuova priorità, quel nuovo compito al quale sarebbe dovuta essere riconosciuta fondamentale e massima importanza da parte di chiunque a bordo della Mera Namile, di chiunque, nella fattispecie, direttamente dipendente dai propri comandi…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« Fermatelo! » gridò capitan Dorf, seguendo lo sguardo della propria sovrana e, in ciò, intercettando quanto da lei colto, quanto da lei osservato con indubbio e comprensibile stupore « Fermate quell'uomo! La prigioniera non deve lasciare questa nave! » definì, subito guidando il proprio sguardo e le proprie mani alla ricerca di un'arma utile per arrestare quel tentativo di evasione che mai avrebbe dovuto essere tollerata per la gloria e l'onore della propria signora, colei che mai avrebbe tradito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fu in conseguenza a quell'ordine che, improvvisamente, chiunque a bordo del vascello, così come a bordo della goletta, parve estemporaneamente perdere contatto con il mondo a sé circostante, rivolgendo la propria attenzione, il proprio interesse solo in direzione delle parole imposte con così tanta energia da essere state, senza esagerazione alcuna, udibili per intere miglia attorno a loro e rimaste, entro un tal limite, non udite solo in assenza di un ipotetico pubblico a qui destinarle.&lt;br /&gt;Quale uomo? Come poteva essere giunto alla prigioniera? E, soprattutto, come poteva davvero pensare di farcela?&lt;br /&gt;Tali furono gli interrogativi che, in infinite formulazioni diverse, tutti i pirati, uomini e donne che essi fossero, si posero, ricercando con lo sguardo colui che solo avrebbe potuto essere individuato qual il soggetto oggetto di quella loro nuova priorità, quel compito innanzi al quale non avrebbero dovuto sottrarsi, pena certa la morte, qual solo sarebbe stata loro destinata dall'impietosa regina alla quale pur avevano giurato obbedienza, colei che, del resto, sola era stata in grado di trasformare dei semplici tagliagole in una nazione potente e temibile, dominante su tutti i mari del sud, qual la loro era, per merito suo, divenuta.&lt;br /&gt;Be'Sihl! Ce l'aveva fatta! Ora, però, sarebbe stato essenziale riuscire a proteggerlo, per permettergli di lasciare la Mera Namile indenne!&lt;br /&gt;Tali furono le risposte che, in altrettanto infinite diverse formulazioni, tutti i marinai, uomini e donne che essi fossero, si offrirono, non perdendo tempo a questionare sul perché egli avesse preferito modificare il piano per così come originariamente formulato ma, altresì, preoccupandosi solo e unicamente della necessità di garantirgli la salvezza necessaria, ove, solo in tal caso essi avrebbero potuto ritirarsi da uno scontro privo di speranze di vittoria e, ancora, solo in tal caso tutti gli sforzi da loro compiuti sino ad allora non sarebbero risultati vani, non avrebbero potuto vedere le loro vite poste in dubbio senza una concreta ragione.&lt;br /&gt;Un fuggevole momento di assoluta immobilità impresso in maniera imperitura nell'eternità, in immediata evoluzione al quale, altresì, esplose il disordine più totale, la follia più completa, superiore, se possibile, a quella già prima esistente nel caotico viluppo caratteristico di qualunque battaglia, di ogni scontro, sempre assolutamente distante da quanto abitualmente narrato da bardi e cantori, non solo per responsabile colpa di questi, ove desiderosi di allietare i propri ascoltatori e non di offrire loro ragione di disturbo o di disinteresse, ma anche per un'oggettiva incapacità a riportare in parole o, peggio, in rime, l'orrore di uno scontro perpetuo, di un moto incessante qual solo è costretto a essere quello di chiunque coinvolto in un giuoco per la propria stessa sopravvivenza, per il proprio domani. E in tal ritrovato folle disordine, l'interesse di tutti i fratelli e le sorelle della Mera Namile fu rivolto all'offensiva non tanto degli avversari con i quali si erano intrattenuti sino a quel momento, quanto più di quel nuovo obiettivo, di quell'uomo che sarebbe dovuto essere annientato qual giusta condanna per quanto da lui osato. Contemporaneamente, però, l'interesse di tutti i fratelli e le sorelle della Jol'Ange fu necessariamente rivolto alla sua difesa, alla prevenzione da qualsiasi danno, ragione per la quale, paradossalmente, la situazione si ritrovò a essere invertita rispetto a come si era presentata sino a quel momento, mostrando gli assedianti quali assediati da coloro che, sino a un istante prima, erano stati altresì presi in trappola, chiusi in una morsa dalla quale non avrebbero dovuto trovare occasione di evasione e sopravvivenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« Uccidete quel can… » tentò di gridare un pirata, uno fra coloro più lontani dalla posizione attualmente occupata dal locandiere, allo scopo di incitare i propri compagni all'assalto, salvo, proprio malgrado, ritrovarsi a essere severamente punito dall'affilata lama di Hyn sorretta con incredibile maestria dal buon Hui-Wen.&lt;br /&gt;« La tua voce offende le mie orecchie! » commentò questi, qual unica spiegazione per il proprio gesto, nel mentre in cui la testa della propria vittima si ritrovò incapace a mantenersi ancora in equilibrio su quello stesso collo al quale era pur rimasta legata sino a quel giorno e a quel preciso momento, ricadendo all'indietro e rotolando, in ciò, sino ai piedi del proprio assassino, il quale, per tutta reazione, si limitò a calciarla da parte, senza palesare una qualunque forma di rispetto per l'avversario appena ucciso e, in ciò, evidentemente valutato ancor meno che niente « E che nessuno osi toc… » tentò di aggiungere, salvo essere interrotto nella formulazione di quelle stesse parole da un'altra attrice di quello stesso tragico dramma, la cui importanza, il cui valore, e forse il cui carisma, riuscì a zittirlo in maniera naturale, senza neppure concedergli possibilità di dubbio sulla legittimità del proprio accordato silenzio.&lt;br /&gt;« Che nessuno tocchi quell'uomo! » sancì, infatti e nel contempo, la voce della regina di Rogautt, intervenendo con non poca arroganza, non poca prepotenza, a sovrastare l'iniziativa verbale già ipotizzata da parte del marinaio della Jol'Ange, e, in ciò, facendola invero addirittura propria, in una dichiarazione a dir poco sorprendente non solamente per i propri uomini, i quali non poterono ovviare a domandarsi in quale misura avessero realmente udito con chiarezza quanto da lei suggerito e in quale misura lo avessero, altresì, frainteso, quanto e piuttosto per chiunque lì in ascolto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chiunque… o quasi. In verità, dopotutto, non poté ovviare a esistere una sola, singola e pur non indifferente eccezione al collettivo interesse per quell'asserzione, eccezione lì rappresentata, nella fattispecie, dallo stesso soggetto protagonista di tanto interesse, nonché di quelle ultime parole: Be'Sihl!&lt;br /&gt;Egli, difatti e ragionevolmente, già dimostratosi del tutto sordo al primo annuncio a opera di Dorf, non volle offrire la benché minima attenzione neppure a quel secondo invito, sebbene scandito da una voce in tutto e del tutto identica a quella che sarebbe potuta essere della propria amata se solo ella avesse avuto la forza di parlare, motivo di indubbio e umano interesse in conseguenza al quale già avrebbe potuto, se non dovuto, invocare qual propria una certa curiosità. Perfettamente conscio, tuttavia, dell'azzardo intrinseco nel proprio gesto, lo shar'tiagho ignorò tale annuncio e proseguì, a testa bassa, in direzione della balaustra eletta qual proprio obiettivo, la stessa dalla quale, sino a un istante prima, numerosi pirati della Mera Namile si erano proiettati a bordo della Jol'Ange e dalla quale, a sua volta, ora sperava di potersi calare, o anche, e più sbrigativamente, gettare, per condurre a compimento quanto propria responsabilità, l'incarico che, all'interno della pur non complessa strategia concordata con i propri compagni, aveva obbligatoriamente reso proprio.&lt;br /&gt;No. Egli non volle ascoltare le parole scandite dalla voce di Nissa Bontor e così, nel mentre in cui molte teste si voltarono stupite e disorientate verso colei a cui si erano votati quasi ella fosse dea ancor prima che donna, rendendo, in ciò, il proprio eventuale sacrificio qual un atto dovuto ancor prima che un'assurda pretesa, una richiesta priva di qualunque significato, Be'Sihl poté effettivamente giungere là dove desiderato e, malgrado il non gradevole dislivello in tal punto presente fra le due navi, di stazze incomparabili, poté maturare la decisione di arrischiare le proprie ossa in un salto per compiere il quale avrebbe potuto anche fratturarsi entrambe le gambe o, peggio, la stessa schiena, condannandosi, nel migliore dei casi, a morte e, nel peggiore, a una vita da invalido in un mondo intollerante innanzi alla debolezza. Un gesto straordinariamente coraggioso e atletico, che qualcuno avrebbe potuto persino considerare folle, e che lo shar'tiagho compì in tal direzione sospinto non da una qualche razionalità di sorta, da un pur minimo controllo sulle proprie emozioni, quanto, e piuttosto, incitato da una folle ricerca di salvezza, per sé e, ancor più, per la propria amata, colei per la quale avrebbe volentieri sacrificato non solo le proprie gambe e la propria schiena, ma anche tutto se stesso, così come quanto compiuto sino a quel momento aveva voluto dimostrare, sospinto in tal direzione non da una venerazione idolatrica, ma, con la sicura approvazione di un qualunque bardo o cantore, dal più nobile, straordinariamente raro e, in questo, commercialmente apprezzabile, dei sentimenti umani… l'amore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« Ammesso che sopravviva… lasciatelo andare. » definì la sovrana della Mera Namile, a dissipare qualunque possibilità di dubbio nel merito di quanto appena deciso « Lasciate andare lui… e coloro che sono ancora a bordo di quella goletta. » estese la propria generosa amnistia, lasciando in ciò ancor più sconvolti coloro che la stavano udendo e ascoltando « E catturate, vivi, questi tre coraggiosi combattenti. Non è necessario che siano illesi, ma li voglio vivi. » concluse, lasciando battere l'estremità inferiore dell'asta del proprio tridente contro il legno della nave, a sottolineare la solennità degli ordini appena scanditi « Per ora… li voglio vivi. »&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2799799514116147997-8804123737377031706?l=middaschronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://middaschronicles.blogspot.com/feeds/8804123737377031706/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2799799514116147997&amp;postID=8804123737377031706&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/8804123737377031706'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/8804123737377031706'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://middaschronicles.blogspot.com/2012/01/1453.html' title='1453'/><author><name>Sean MacMalcom</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07040657565452036961</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-8KdQJ-bfDzM/TsaqxFj5eNI/AAAAAAAAAYk/14SJWe2ynlE/s220/YourAvatar.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2799799514116147997.post-5081553799216723123</id><published>2012-01-10T07:20:00.001+01:00</published><updated>2012-01-10T07:21:37.918+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='030 - Il nemico del mio nemico'/><title type='text'>1452</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;O&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;ve il ristretto contingente guidato psicologicamente da Berah, e costituito da Camne e Hui-Wen, non avrebbe potuto gioire per la propria attuale posizione, per la propria condizione d'assedio a bordo del medesimo vascello da loro ipoteticamente invaso; parimenti il gruppo rimasto fisicamente accanto a capitan Noal, e costituito da Av'Fahr e Masva, oltre, ovviamente, dal giovane Ifra, tutti ancora dislocati a bordo della Jol'Ange, non avrebbe potuto vantare una condizione maggiormente propizia, nell'essere, propriamente, posti anch'essi in assedio e nel dover cercare, quanto meno, di ovviare a tal sventurata condizione per poter permettere alla goletta di essere in grado di ripartire non appena Be'Sihl avesse fatto ritorno insieme a Midda. Ovviamente, maggior fosse stato il tempo richiesto dall'uomo per il compimento dalla propria impresa, minori sarebbero conseguentemente state le possibilità per tutti loro di sopravvivere a quell'incontro, a quello scontro, in un'evoluzione assolutamente spiacevole e pur, invero, già presa in esame da ogni singolo elemento del gruppo, dal momento in cui solo uno sciocco avrebbe ignorato l'eventualità rappresentata da una tale possibilità.&lt;br /&gt;La consapevolezza della morte, tuttavia, non avrebbe dovuto essere giudicata, per gli uomini e le donne della Jol'Ange, quale un'istigazione al suicido, una ricerca volta a una rapida conclusione per i propri affanni in quella pur disagiata condizione. Al contrario, nel cuore di ognuno dei sette solo una folle volontà di vivere si stava offrendo insistentemente, quasi un grido assordante volto a definire quanto, al di là di ogni avversità, al di là della condizione disperata nella quale tutti loro si erano volontariamente ritrovati, nessuno avrebbe dovuto morire. Nessuno fra loro, per lo meno, laddove degli avversari, altresì, erano tutti più che bramosi di invocare non solo e semplicemente la morte, ma, ancor peggio, la più atroce e terribile fra tutte le morti che sarebbero potute essere immaginate. Perché, al di là del prioritario salvataggio della Figlia di Marr'Mahew lì mantenuta prigioniera, alcuno fra loro, e non, soprattutto, il nucleo più anziano dell'equipaggio, avrebbe potuto ignorare quanto quella avrebbe dovuto essere giudicata l'occasione perfetta per invocare a gran voce giustizia per il loro capitano, per colui lo spettro del quale era apparso a indicare loro la via per ottenere una mai deprecabile occasione in tal senso.&lt;br /&gt;Giustizia dal sapor di vendetta, o vendetta attraverso la quale ottenere giustizia, che più di chiunque altro non avrebbe potuto essere trascurata, nella propria necessità, da Av'Fahr, il quale, tuttavia, si era sfortunatamente ritrovato ancor bloccato sulla Jol'Ange, e da Berah, la quale, altresì, si era immediatamente riservata opportunità di salire a bordo della Mera Namile e, in ciò, di poter invocare a gran voce la propria intima necessità di pareggiare i conti, considerando anche gli interessi maturati in quegli ultimi cinque anni di attesa…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« Dannatissima figlia d'una cagna sifilitica! » gridò l'avvenente marinaio, offrendo pieno sfogo verbale alla propria frustrazione per la difficoltà a raggiungere la propria unica e interessante avversaria, colei per uccidere la quale non aveva esitato ad arrampicarsi a bordo di quel vascello, incurante di ogni altro pericolo lì destinatole « Arriverò a te, Nissa Bontor! Lo sai che succederà! » esclamò, rivolgendosi direttamente alla regina dei pirati quasi avessero avuto qualche passata occasione d'incontro, sebbene l'unica ragione per la quale le stava venendo concessa occasione per riconoscerla avrebbe dovuto essere individuata nella propria identica apparenza rispetto a Midda Bontor « A costo di uccidere tutti a bordo di questa nave, riuscirò ad arrivare a te! »&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In conseguenza a tali parole, a simili proclami, in contrasto a Berah ormai alcun pirata della Mera Namile si slanciava animato da una qualche volontà di cattura, quanto, piuttosto, di uccisione, ove quasi blasfemo sarebbe altrimenti stato ancora tollerare quella presenza fra loro. Un'iniziativa omicida, quella così proposta a ipotetico discapito della seconda figura in comando nella pur compatta gerarchia della Jol'Ange, che da parte della medesima non venne accolta con particolare disagio, dal momento in cui, anzi, per lei sarebbe potuto essere considerato più semplice, più ovvio, più naturale, uccidere chi desiderava ucciderla, anziché, eventualmente, chi proiettatosi verso di lei senza reali intenzioni offensive. Non che, sino a prima della maturata e condivisa idea di una condanna a suo discapito le fossero state risparmiate intenzioni letali.&lt;br /&gt;Suo malgrado, in tutto questo e così come anche esplicitamente lamentato, più ella si impegnava a uccidere coloro postisi innanzi al suo cammino, più essi sembravano sorgere e moltiplicarsi in sua opposizione, a impedirle di poter anche solo sperare di raggiungere la loro sovrana. E così, come falene attirate da una fonte di luce, la maggior parte degli uomini e delle donne al servizio su quel vascello, pur non trascurando gli altri due invasori lì sopraggiunti, si radunavano con enfasi, quasi con entusiasmo, attorno a quella donna, per richiederne la testa decollata dal resto del corpo, per pretenderne la morte e lo smembramento, a monito di chiunque altro, suo pari, avesse osato tanto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« Ti ucciderò, Nissa Bontor! » insistette Berah, menando colpi a destra e a manca, implacabile e apparentemente inarrestabile, in quel momento degna raffigurazione terrena della stessa dea Marr'Mahew qual prole della quale era stata pur indicata colei lì altresì incapace persino a reggersi in piedi « Ti ucciderò, Nissa! E dopo averti uccisa, lascerò marcire il tuo cadavere legato al pennone più alto di questa tua maledetta nave, affinché il sole possa cuocere lentamente le tue carni morte ed esse possano lentamente disfarsi, nella speranza che, prima che tu possa essere completamente consumata, qualche negromante possa trovarti e dannarti per l'eternità, negandoti ogni riposo, ogni serenità, ogni dimenticanza! » le promise, annunciando in quelle parole l'orrore più grande che potesse immaginare per chiunque, una fine generalmente neppure augurata ai propri peggiori avversari, ove, almeno nella morte, tutti avrebbero dovuto poter trovare finalmente pace.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Né quelle parole tanto crudeli, seppur non immotivate, né, tantomeno, le sue azioni, la foga guerriera con la quale stava affrontando chiunque attorno a sé, parvero comunque attrarre l'interesse di colei destinataria di tutto il suo astio, per così come espresso verbalmente. La regina dell'isola di Rogautt, affiancata dal suo capitano, Dorf Le'Roul, e dal di questi secondo in comando, Tahara, colei che Midda e Be'Sihl avrebbero altresì identificato qual Carsa Anloch, era infatti rimasta in disparte sino ad allora, offrendo un interesse apparentemente superficiale in direzione della carneficina in atto.&lt;br /&gt;Meravigliosa e altera, splendida e impassibile, ella, per quanto in tutto e per tutto identica alla propria gemella, persino nella presenza di uno sfregio a dilaniarne il volto altrimenti magnifico sul proprio lato sinistro, sembrava caratterizzata da un fascino persino superiore di quello che mai avrebbe potuto vantare la propria parente, un carisma effettivamente consono a quanto ci si sarebbe potuto attendere da un sovrano, e non da un semplice guerriero o, come nel caso di Midda Bontor, anche da un superbo condottiero. Paradossale in tale beltade, identica e superiore a quella che avrebbe dovuto esserle propria, Nissa Bontor si ergeva prossima alla battaglia e pur apparentemente distante miglia dalla stessa, facendo vanto, sul proprio capo, di una magnifica corona e, nella propria destra, di un lungo tridente forgiato nella medesima lega metallica dagli azzurri riflessi già propria della spada bastarda della propria gemella, da lei sorretto non diversamente da un simbolo di potere, da uno scettro reale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« Nissa…?! » provò a interrogarla Tahara, dimostrando una certa insofferenza nel mantenersi lontana dall'azione così come pur si stava costringendo a fare, evidentemente non per propria volontà.&lt;br /&gt;« Lasciala dire, mia cara. Lasciala dire… » minimizzò la sovrana, così interrogata, scuotendo appena il capo a dimostrare tutta la propria più completa mancanza di interesse per quell'affronto verbale « Le scimmie amano fare rumore… ma raramente, al di là del chiasso, riescono a offrire ulteriore fastidio. »&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Malgrado tali parole, tanta promossa superiorità innanzi all'interno Creato a sé circostante, qualcosa, comunque, riuscì a scuotere la regina dai capelli rosso fuoco e dagli occhi azzurro ghiaccio, facendo comprimere all'interno delle sue pupille le nere iridi sino a ridurle a capocchie di spillo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2799799514116147997-5081553799216723123?l=middaschronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://middaschronicles.blogspot.com/feeds/5081553799216723123/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2799799514116147997&amp;postID=5081553799216723123&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/5081553799216723123'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/5081553799216723123'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://middaschronicles.blogspot.com/2012/01/1452.html' title='1452'/><author><name>Sean MacMalcom</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07040657565452036961</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-8KdQJ-bfDzM/TsaqxFj5eNI/AAAAAAAAAYk/14SJWe2ynlE/s220/YourAvatar.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2799799514116147997.post-404686078229244552</id><published>2012-01-09T07:32:00.001+01:00</published><updated>2012-01-09T07:32:59.833+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='030 - Il nemico del mio nemico'/><title type='text'>1451</title><content type='html'>&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;U&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;na serietà, ancora, assolutamente priva di retorica, là dove i propositi da lui scanditi non sarebbero dovuti essere giudicati qual unicamente volti a una melodrammatica minaccia, quanto, e piuttosto, a una concreta dichiarazione d'intenti che, dopo un semplice istante, un fuggevole momento ipoteticamente utile alla propria interlocutrice per prendere coscienza di quanto da lui appena affermato, sarebbe stata ineluttabilmente tradotta in un'azione pratica, in conseguenza alla quale o egli sarebbe stato da lei ucciso oppure ella avrebbe accettato di riconoscerlo per quello che era e di affidarsi a lui per la propria salvezza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« Scegli bene, amor mio! » esclamò, avanzando verso di lei a braccia aperte, nella volontà di abbracciarla, di stringerla a sé, di sollevarla dal punto in cui era ricaduta, dal punto in cui lui stesso l'aveva pocanzi gettata, per portarla via con sé, così come annunciato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E quell'istante, quel pur fuggevole attimo, sembrò durare un'intera eternità, nell'incertezza, per ambo le parti, di cosa sarebbe accaduto, di quanto sarebbe occorso da lì a un momento dopo, al completamento di quel movimento, di quel tutt'altro che lento avanzare.&lt;br /&gt;Nella mente dell'uomo, l'intera propria esistenza accanto a Midda venne ripercorsa, dal giorno del loro primo incontro sino al loro ultimo bacio prima della sua partenza da Kriarya per quell'ultima, insana avventura, una trappola da lei ordita e, purtroppo, contro di lei rivoltatasi. Nel confronto con tali immagini, con ogni momento di vita vissuto accanto a lei, spesso dolorosi quando separato da lei, non solo fisicamente quanto più psicologicamente, e pur anche ricchi di gioia, di felicità, di appagamento, quando invece a lei congiunto, quando a lei unito non solo in un comune letto ma, banalmente, in una colazione insieme, in un viaggio l'uno accanto all'altra; Be'Sihl non riuscì a ritrovare alcuna ragione di rimorso per quanto accaduto, anche se, forse, un rimpianto da lui venne individuato nell'aver atteso oltre dieci anni prima di costringerla a prendere una decisione in merito a loro due, alla loro relazione, al loro futuro. Un'eternità, troppo tempo sprecato, troppa giovinezza gettata al vento, che, sicuramente, avrebbero potuto impiegare in modi diversi rispetto a quella loro stolida e interminabile danza di corteggiamento.&lt;br /&gt;Nella mente della donna, altresì, non fu una sequenza coerente e coesa di immagini, di memorie a offrirle un qualche supporto emotivo per quanto sarebbe accaduto, per compiere la propria scelta così come stava venendo obbligata a compiere dal proprio interlocutore, alleato o antagonista che egli fosse. In lei, in effetti, furono solo poche scene confuse a pretenderne l'attenzione, e non derivate da una qualche memoria, da un qualche ricordo di vita vissuta, quanto, e piuttosto, istantaneamente elaborate a mischiare senza alcuna coerenza logica i vari componenti di quell'osceno giuoco nel quale ella si era ritrovata a essere al tempo stesso protagonista e scopo, interprete e oggetto. Fu così che Midda vide sì Be'Sihl, ma lo trovò abbracciato appassionatamente a Carsa, salvo poi essere in tal stretta assassinato da Nissa, comparsa alle sue spalle con la sua spada bastarda fra le mani. E, ancora, nel mentre in cui Be'Sihl moriva, ella vide il suo petto infrangersi e da esso uscire Desmair, il quale, prima minuscolo, crebbe sino a giungere alle proprie consuete, ed enormi, dimensioni, allungando le braccia ad afferrare le due donne a lui prossime per dilaniarne le carni e ucciderle all'istante. Ma, nel mentre in cui Carsa effettivamente morì, Nissa sopravvisse e dalle sue carni straziate, ricadute a terra quasi un abito dismesso, emerse una nuova e diversa figura, una donna a lei al tempo stesso sconosciuta e conosciuta. Una donna nel confronto con la quale Desmair fu costretto a fuggire, temendo così come mai avrebbe dovuto temere una creatura immortale suo pari.&lt;br /&gt;Immagini, incubi, quelli contemplati nella propria mente dalla donna guerriero, che non sembrarono offrirle alcuna possibilità di supporto nel confronto con l'immagine del proprio amato a lei ormai sì prossima che semplice, immediato, ovvio sarebbe stato ucciderlo, aprendogli il ventre dal pube sino al collo. Però, proprio ove tanto ovvio sarebbe stato per lei compiere simile gesto, non così naturale, non così immediato ora esso riuscì a essere espresso dal suo stesso corpo e, prima ancora, dalla sua mente, improvvisamente dominata dal ricordo di quanto già accaduto un anno prima su al nord, in Shar'Tiagh. Già una volta ella aveva quasi ucciso Be'Sihl non riuscendolo ad accettare qual realmente se stesso. E se ora avesse nuovamente condotto a compimento la propria offensiva, ove anche i suoi stanchi occhi le gridavano di fidarsi di loro e di quanto da loro osservato, probabilmente nessuna ulteriore occasione di salvezza gli sarebbe potuta essere propria. D'altra parte, comunque, ella era troppo debole, troppo confusa per guadagnarsi autonomamente una possibilità di fuga e se quell'uomo non fosse realmente stato chi supponeva di essere… beh… la sua situazione non sarebbe certamente potuta peggiorare rispetto allo stato attuale delle cose.&lt;br /&gt;Fu così, quindi, che Be'Sihl poté raggiungerla senza che ella lo respingesse. E quando a lei nuovamente unito, nonostante l'urgente necessità di una loro fuga da quella maledetta nave, egli non volle negarsi occasione di premere le proprie labbra contro quelle amate, desideroso di un contatto intimo con lei in quella che, forse, sarebbe stata la loro ultima occasione di unione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« Grazie per non avermi ucciso. » sussurrò liberando le labbra amate e risollevando la donna da terra, ora accettando di condurla con sé simile a bambina ove, comprese, ogni ulteriore istante di ritardo, di rallentamento, sarebbe potuto costare troppo caro a entrambi e non solo a loro « Dobbiamo muoverci… »&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sebbene il piano così come originariamente concordato, tanto con Desmair, tanto più con l'equipaggio della Jol'Ange, prevedesse da parte dello stesso Be'Sihl un ritorno alla goletta per l'identica via resa già propria all'andata, confrontandosi con le condizioni della propria amata l'uomo non riuscì a ritenere tale opportunità qual realmente tale, tale occasione qual utile alla loro sopravvivenza. Al contrario, egli si volle ritenere praticamente certo di come, seguendo un simile percorso, non sarebbe semplicemente rimasto ucciso lui stesso, affogando all'interno delle acque di un mare comunque a lui ostile ma, ancor peggio, sarebbe rimasta uccisa la sua amata, non sufficientemente padrona di sé per affrontare una simile prova.&lt;br /&gt;Per tale ragione, ove pur una simile scelta avrebbe potuto rappresentare ancor morte certa per entrambi, riprendendo in braccio la propria compagna e amata, colei per la salvezza della quale tanto aveva affrontato sino a quel momento, Be'Sihl comprese essere necessario abbracciare una diversa soluzione. Una soluzione, nella fattispecie, che lo avrebbe visto, questa volta, passare direttamente dalla coperta della Mera Namile, da quel ponte da lui già troppe volte visitato in sogno, per lì giunto poter rigettare la propria amata in salvo sino alla Jol'Ange. Una soluzione, pertanto, che non avrebbe potuto prevedere una sua opportunità di salvezza da tutto ciò, ma che, quanto meno, avrebbe potenzialmente offerto a Midda l'occasione, un giorno non lontano, di vendicarlo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« … amo… » sussurrò la donna guerriero, sforzandosi di mantenersi quanto più lucida possibile nel dolce abbraccio di lui, in quella confortevole stretta entro la quale ella si sentiva protetta da tutto e da tutti, debole e inerme, sì, come mai in vita propria, e pur, malgrado ciò, disinteressata a qualunque pericolo a loro circostante, dove quell'uomo, il suo uomo, si sarebbe preso cura di lei.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E Be'Sihl, che pur fra tutti i compagni mai avuti dalla donna guerriero sarebbe dovuto essere obiettivamente giudicato qual l'ultimo adatto per un tale ruolo, non poté ovviare a un moto d'orgoglio per tutto quello, certo di come, a prescindere da qualunque epilogo fosse occorso, da parte sua vi era stato l'impegno a compiere tutto il possibile, e anche l'impossibile, per la donna a cui si era legato ancor da prima di maturarne effettiva consapevolezza, per la donna che, sì leggendaria, sì straordinaria da non aver mai avuto bisogno di niente e di nessuno, in quel momento si stava a lui affidando, in un gesto d'amore che mai avrebbe potuto immaginare da parte sua.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« Vivrai, Midda. » sussurrò egli, correndo verso il proprio destino, verso l'uscita dal ventre di quella nave e, in ciò, verso la battaglia là fuori infuriante « Qualunque cosa succederà, tu vivrai. E combatterai ancora molte battaglie, con lo stesso indomito spirito che ti ha da sempre contraddistinta… »&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2799799514116147997-404686078229244552?l=middaschronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://middaschronicles.blogspot.com/feeds/404686078229244552/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2799799514116147997&amp;postID=404686078229244552&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/404686078229244552'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/404686078229244552'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://middaschronicles.blogspot.com/2012/01/1451.html' title='1451'/><author><name>Sean MacMalcom</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07040657565452036961</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-8KdQJ-bfDzM/TsaqxFj5eNI/AAAAAAAAAYk/14SJWe2ynlE/s220/YourAvatar.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2799799514116147997.post-2677488879322848063</id><published>2012-01-08T09:03:00.001+01:00</published><updated>2012-01-08T09:03:33.547+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='030 - Il nemico del mio nemico'/><title type='text'>1450</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;« A&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;vrò modo di scusarmi a tempo debito, amor mio… » sussurrò Be'Sihl, nel negarsi, persino, occasione di osservare l'esito del proprio operato, di quella sua brusca iniziativa, preferendo sfruttare tale momento, simile fuggevole intervallo così ricavatosi, per ripercorrere i propri passi, allontanandosi solo da quel pericoloso punto non per un qualche desiderio di fuga, quanto, e piuttosto, nella volontà di recuperare un'indispensabile arma, in assenza della quale folle sarebbe stato sperare di competere con alcuno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A sostegno dell'azzardo in tal modo reso proprio, dimostrando una maggiore abilità strategica rispetto a quanto chiunque, egli incluso, avrebbe mai avuto ragione di attribuirgli, il locandiere volle considerare l'esistenza di un'evidente utilità, in vita, della stessa Figlia di Marr'Mahew per la loro avversaria, ove, se così non fosse stato, alcuna ragione di essere ancor viva ella avrebbe potuto affermare dalla propria. In tal modo, pertanto, egli aveva dato per certo come da parte dei due pirati non vi sarebbero state ritorsioni violente contro la propria amata, ragione per la quale egli avrebbe potuto avere tempo sufficiente a raggiungere le due guardie già abbattute, recuperare una delle loro armi prima stupidamente ignorate e tornare indietro a offrire battaglia ai nuovi avversari, nella speranza, impossibile certezza, di riuscire ad abbatterli prima di essere a propria volta abbattuto e veder, in ciò, vanificato ogni sforzo sino ad allora compiuto.&lt;br /&gt;Quanto egli, tuttavia, non avrebbe potuto prevedere o immaginare, al proprio ritorno, sarebbe stato di ritrovare i due pirati stesi a terra, immersi in un lago di sangue, del proprio sangue, lì creato dall'azione furiosa e forse folle della stessa mercenaria contro di loro tanto indegnamente gettata, nel non riservarle maggiore attenzione, maggiore interesse di quanto non avrebbe potuto riservarne nei riguardi di un sacco di patate. Impossibile a definirsi il come, ella era paradossalmente riuscita non solo a conservare sufficiente coscienza di sé per ribellarsi al ruolo nel quale era stata relegata ma, anzi, aveva fatto fruttare il pugnale in suo possesso, menando colpi chiaramente privi d'ogni arte e di ogni controllo, e pur, non di meno, letali, che avevano visto le carni dei due malcapitati pirati venir ridotte letteralmente a brandelli in una letale azione che, macabramente, ancor non si poneva qual conclusa nonostante fossero, trasparentemente, entrambi ormai cadaveri. Midda, infatti, sdraiata su quei corpi e incapace, suo malgrado, di rialzarsi da sola, stava continuando a infierire sugli stessi con impeto costante, facendo sgorgare il sangue non diversamente rispetto a vino dagli acini d'uva. E quel sangue, sul suo corpo di suo fin troppo lurido, in una misura persino superiore a quanto già, abitualmente, il suo stile di vita non le imponeva di essere, si riversava caldo e copioso, vestendo la sua bianca e lattea pelle con un manto cremisi, e le sue vesti, la pelliccia di sfinge posta a cingerle i seni, nonché i pantaloni di chiara pelle a coprirle le gambe, in un macello scarlatto la vera natura del quale difficile sarebbe stata intuire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« Per la gloria di Ah’Nuba-Is… » gemette lo shar'tiagho, nell'osservare quella strage già compiuta e pur ancora in corso, nel contemplare, obbligatoriamente inorridito, quella donna a malapena capace di comprendere il mondo a sé circostante e, ciò nonostante, ancora in grado di uccidere, quasi, in lei, dispensare morte fosse naturale almeno quanto respirare e, in ciò, privo di qualunque necessità di perfetto autocontrollo sul proprio corpo o sulla propria mente come già sarebbe potuto essere un'azione più elaborata, come il sollevarsi da terra sino ad assumere una posizione eretta o, anzi, il camminare.&lt;br /&gt;« Midda… per carità. Arrestati. » le suggerì, tentando di avvicinarsi a lei « Sono già mort… »&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tale asserzione, da lei appena udita, non poté comunque essere completamente scandita dalle sue labbra in conseguenza del prioritario impegno volto a permettergli di preservarsi in vita nel saltare all'indietro e nell'evitare, in tal modo, di potersi destinare al medesimo fato dei due pirati lì cadaveri sotto il corpo di lei. Malgrado il proprio stato indubbiamente confusionale, malgrado la propria impossibilità a muoversi in maniera autonoma e malgrado la propria difficoltà a esprimersi o a percepire quanto detto attorno a lei, o verso di lei, Midda Bontor era ancora infatti capace di muoversi con indubbiamente elevata velocità e agilità, al punto tale, quanto meno, dall'interrompere la propria offensiva in contrasto a quei corpi morti e a redigere il proprio pugnale, sempre stretto nella destra metallica, in direzione di colui che non voleva riconoscere qual il proprio amato e che, ben volentieri, avrebbe ucciso se solo si fosse osato avvicinare a lei.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« … ndiet…. » sbiascicò, volgendo a fatica lo sguardo verso di lui e pur, nonostante ciò egli era certo, già certa nel merito della sua posizione e di come avrebbe potuto fare per raggiungerlo e ucciderlo prima di qualunque altro azzardo a proprio presunto discapito.&lt;br /&gt;« Dannazione, Midda! » esclamò egli, sgranando gli occhi nel ben comprendere l'astio rivoltogli, la condanna a lui destinata proprio da colei per salvare la quale si era spinto sino a lì « Sono io. Sono Be'Sihl. L'uomo che ami… o che, per lo meno, spero che tu ami! » si presentò, gettando la spada appena conquistata a terra, a dimostrare quanto, da parte propria, non sarebbe dovuta essere sospettata alcuna volontà offensiva « Per carità… non abbiamo tempo da perdere! »&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chiunque egli fosse, quell'uomo appariva tremendamente convincente nella propria imitazione di Be'Sihl e, in questo, non poteva far altro che insospettire maggiormente la Figlia di Marr'Mahew, ove certa dell'impossibilità per il proprio amato di essere lì presente, accanto a lei, per la propria salvezza.&lt;br /&gt;Ciò nonostante, seppur la sua mente, formatasi per anni alla diffidenza finanche alla paranoia, non avrebbe potuto mancare di invocare la morte di quell'uomo, fosse solo per punirlo per tanta insolenza; una parte del suo cuore non avrebbe potuto evitare di desiderar credere a quell'inganno, accettando l'idea che il proprio amato locandiere avesse romanticamente attraversato mille perigli al solo scopo di raggiungerla, di salvarla, nella sola, unica occasione nella quale, evidentemente, ella non sarebbe mai riuscita, da sola, a concedersi una tale opportunità. Ma, suo malgrado, quel genere di situazioni, di evoluzioni, non sarebbero risultate razionalmente credibili neppure all'interno di una ballata, nella narrazione di una qualche eroica ed epica impresa, ragione per la quale ella non avrebbe potuto offrire la benché minima credibilità al proprio cuore, al proprio stolido e pericoloso sentimentalismo che, in quel frangente, avrebbe solo potuto peggiorare la propria condizione di prigionia, se solo l'avesse accettato qual reale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« … ietro! » quasi gridò, o, per lo meno, probabilmente tale fu il suo intento, per quanto, il risultato finale si dimostrò decisamente inadeguato rispetto alle aspettative.&lt;br /&gt;« Maledizione! » imprecò l'uomo, urlando a sua volta, nel porsi, malgrado tutta la sua abitualmente sovrumana pazienza, allo stremo delle proprie energie psichiche, ancor prima che fisiche « Ti ho detto che non abbiamo tempo da perdere! Là fuori gli uomini e le donne della Jol'Ange, la famiglia del tuo amato Salge, stanno mettendo a rischio la propria vita per salvarti, per riuscire a farti evadere da questa dannata trappola mortale. » spiegò, ad alta voce, scandendo ogni singola sillaba nella volontà di farsi comprendere al di là di ogni intorpidimento mentale del quale ella poteva essere vittima.&lt;br /&gt;« E quella maledetta cagna della tua sorellina, ormai è divenuta l'ultimo dei tuoi problemi, laddove la stessa regina Anmel è ora in giuoco contro di te. » proseguì, rabbrividendo al solo pensiero e pur, ormai, non avendo ragione per tentare di celare, neppure a se stesso così come aveva pur cercato di fare, quanto purtroppo realtà « Quindi, mia cara, se desideri uccidermi è meglio che tu lo faccia ora… perché, ti giuro su quanto ho di più caro al mondo, ti giuro sulla tua stessa vita, che io fra un istante ti solleverò da quello schifo e ti porterò via di qui. Che tu lo voglia, oppure no! » concluse, assurdamente serio nel proposito in tal modo scandito e spinto, in tal direzione, dalla certezza che da quella nave egli non se ne sarebbe mai andato senza di lei, accettando, piuttosto, di morire anche per sua stessa mano, se ciò fosse stato inevitabile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una serietà, quella che Be'Sihl lasciò risuonare in maniera assolutamente distinguibile nelle proprie parole, che sperava non avrebbe mancato di violare il muro di nebbia che sembrava circondare, avvolgere, assediare l'intelletto della propria amata, impedendole di apprezzare quanto egli, e tutti i suoi compagni di viaggio, stessero cercando di compiere a suo favore.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2799799514116147997-2677488879322848063?l=middaschronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://middaschronicles.blogspot.com/feeds/2677488879322848063/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2799799514116147997&amp;postID=2677488879322848063&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/2677488879322848063'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/2677488879322848063'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://middaschronicles.blogspot.com/2012/01/1450.html' title='1450'/><author><name>Sean MacMalcom</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07040657565452036961</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-8KdQJ-bfDzM/TsaqxFj5eNI/AAAAAAAAAYk/14SJWe2ynlE/s220/YourAvatar.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2799799514116147997.post-7819348476416931641</id><published>2012-01-07T08:47:00.001+01:00</published><updated>2012-01-07T08:47:54.438+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='030 - Il nemico del mio nemico'/><title type='text'>1449</title><content type='html'>&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;N&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;ulla di quanto stava accadendo sembrava avere un senso e, in questo, ella avrebbe ben volentieri preferito ribellarsi al proprio presunto liberatore ancor prima che accondiscendere quieta ai suoi gesti, alle libertà che egli si stava prendendo su di lei. Purtroppo, nella condizione in cui si stava presentando, avrebbe potuto essere già giudicato miracoloso quella sua minimale capacità di intendere e di volere. Ragione per la quale l'unica opposizione che poté elevare in contrasto al presunto Be'Sihl fu quella di un semplice gemito, un verso che nulla di comprensibile avrebbe potuto vantare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« … n… s… lu… » sbiascicò, tentando di scandire il proprio giudizio in merito all'inganno complottato a proprio discapito, in un "Non sei lui!" carico d'amarezza, quasi di delusione, ove forse, nel profondo del proprio cuore, avrebbe pur amato concedersi l'illusione derivante dall'ipotizzare la presenza, accanto a lei, del proprio amato, in un sentimento estremamente egoistico e pur, nonostante tutto, semplicemente umano.&lt;br /&gt;« … orterò fuori di qui! » esclamò egli, insistendo su un concetto già scandito e pur, evidentemente, percepito qual ancora da definire, da far comprendere alla propria compagna, riconosciuta qual tutt'altro che padrona di sé, del proprio corpo e, forse, anche della propria mente « Fidati. Fidati d… »&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il pugnale stretto con forza da Be'Sihl ricadde più e più volte contro il legno della nave, nel desiderio di infrangerlo, nella volontà di vederlo esplodere in piccole schegge, per impedire al medesimo di poter mantenere ancora quella, sino ad allora, salda presa sul metallo in conseguenza al quale la propria amata si stava ritrovando prigioniera, su quelle catene che tanto, troppo avevano osato a discapito di quel corpo. E in virtù di tanta insistenza, in grazia a tanto impegno da parte sua, in quale insistette indifferente al pungente dolore proprio di ogni contraccolpo subito, quel legno pur indubbiamente solido, pur dimostratosi prima inamovibile, dovette cedere e, cedendo, dovette rilasciare, in ordine, il braccio destro, il braccio sinistro, la gamba sinistra e, ultima, la gamba destra della mercenaria, vedendola inevitabilmente ricadere a terra, malgrado ogni impegno ipotizzato dall'uomo per riuscire a sorreggerla e a evitarle quello spiacevole tonfo.&lt;br /&gt;Se solo, comunque, Midda Bontor avesse avuto effettiva coscienza di quanto stesse accadendo, non avesse avuto ragione di ipotizzare quanto da lei pur osservato e inteso qual un elaborato inganno, ella sarebbe stata assolutamente lieta di subire quello e colpi persino più intensi se solo, così come fu, in cambio le fosse stata concessa la libertà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« … rdonami mia amata! » sussurrò l'uomo, lasciando scomparire il pugnale dietro la schiena e chinandosi immediatamente su di lei, per stringerla con dolcezza a sé e confortarla o, forse, confortare se stesso in un rapido abbraccio « Purtroppo non vi era altro modo. Non avrei potuto fare alt… »&lt;br /&gt;« … ane… » reagì la mercenaria, desiderando insultarlo qual conseguenza di quella stretta, di quanto da parte sua venne vissuto qual una violenza fisica in misura persino maggiore rispetto alla caduta appena occorsa, praticamente neppure realmente percepita nello stato di crescente agitazione in lei.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se quell'uomo non era Be'Sihl e se non vi era nessuna Jol'Ange ad attenderla fuori dalla nave della regina di Rogautt, verità da lei pur considerate prive di possibilità di discussione ove assolutamente ovvie, trasparenti nel confronto con quanto a lei noto, con l'impossibilità per l'uno o per l'altra di essere lì presenti in suo soccorso; difficile, se non impossibile, sarebbe stato per la Figlia di Marr'Mahew riuscire a comprendere, intuire o anche solo supporre qual genere di strategia, quale tattica, la propria avversaria stesse tentando a suo discapito con quanto avvertiva qual reale, con quel suo tentativo di inganno a proprio discapito. L'obiettivo da lei sicuramente reso proprio, nell'estorcerle l'unica informazione sino ad allora domandatale, era chiaro e indubbio, né avrebbe potuto essere altrimenti: non altrettanto chiaro e indubbio, tuttavia, era e sarebbe potuto essere quanto da lei supposto dovesse accadere nel corso di quel suo falso tentativo di evasione.&lt;br /&gt;Qual senso avrebbe mai potuto avere tanto impegno? Qual significato avrebbe potuto rendere proprio simile sforzo, così compiuto al fine di farle credere che Be'Sihl fosse lì presente e la stesse liberando, liberandola, addirittura, realmente? Possibile che la propria antagonista fosse così sicura di sé da concederle, per semplice giuoco, inattesa libertà?&lt;br /&gt;Non sapendo come poter reagire a una situazione tanto imprevista e, soprattutto, non sapendo neanche se potersi effettivamente concedere di reagire, ella si impose un momento di quiete, il pur difficile recupero del proprio autocontrollo, allo scopo di non permettere alla propria emotività di farsi giuoco di lei forse e persino negli stessi termini già per lei previsti da parte dell'altra, di colei un tempo riconosciuta qual propria sorella gemella e ormai… impossibile a definirsi. Un'attesa nel corso della quale, comunque, non volle promettersi la possibilità di restare inoperosa, qual mai una guerriera suo pari avrebbe potuto accettare di essere, come da lì a breve l'uomo avrebbe avuto spiacevole occasione di comprensione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« … ndiam… » la invitò il proprio presunto salvatore, sollevandola da terra praticamente di peso, per potersi avviare, insieme a lei, lontano da quella cella.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il locandiere, che pur avrebbe potuto tenere in braccio la donna quasi fosse una bambina senza fatica alcuna anche in considerazione del notevole dimagrimento della medesima, trasparentemente percettibile nell'offesa in tal modo riservatale nel corso di quella drammatica prigionia, scelse, malgrado tutto, soltanto di sorreggerla, tenendola premuta contro il proprio corpo, per trascinarla con sé e, nel contempo, per invogliarla, forse, a tentare di camminare, così come solo avrebbe potuto concedersi di fare nel desiderio di mantenere sempre a portata di mano il proprio pugnale e non rischiare, altrimenti, di vanificare tutto lo sforzo sino ad allora compiuto.&lt;br /&gt;Una scelta, quella dell'uomo, che purtroppo non si dimostrò tanto sciocca, tanto gratuita o paranoica, dal momento in cui, percorsi neppure una trentina di piedi dall'uscita della cella e dai cadaveri delle due guardie che egli aveva dovuto uccidere per raggiungerla, si ritrovarono innanzi ad altri due uomini armati, probabilmente lì di passaggio non tanto per un qualche interesse nei loro riguardi quanto, e piuttosto, allo scopo di risalire in coperta, per collaborare alla battaglia in atto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« Per Tarth! » esclamò uno dei due pirati, tanto sorpreso da quell'immagine, da quell'inatteso quadro, da non riuscire a riservarsi neppure un'immediata possibilità di reazione in contrasto all'intruso e alla prigioniera.&lt;br /&gt;« Dei… » gemette Be'Sihl, lasciando correre subito la mano dietro la schiena per afferrare il pugnale lì pocanzi riposto… purtroppo senza successo in tale ricerca!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non alla propria cintura, infatti, era ancora presente la sua sola arma, l'unica lama che, stolido, aveva avuto il buon senso di trascinarsi dietro in quell'evasione, ove pur avrebbe potuto appropriarsi di una spada appartenuta ai due nemici uccisi; quanto e piuttosto nelle mani della propria amata, e, per la precisione, nella sua destra in nero metallo che, pur insensibile, si era chiusa in maniera disordinata in parte sull'impugnatura in parte sulla lama, nell'evidente, e folle, volontà di disarmarlo, di privarlo di quell'unica possibilità di salvezza per entrambi.&lt;br /&gt;Così, in un istante fuggevole, in un'impalpabile frazione d'eternità fra l'elaborazione di quanto appena avvenuto e la comprensione di come, i suoi avversari, gli sarebbero stati subito addosso, lo shar'tiagho, pur non avvezzo all'arte della guerra, valutò ed eseguì rapidamente l'unica mossa che, per quanto incredibilmente azzardata, avrebbe potuto offrirgli un minimo di vantaggio, una qualche possibilità di sopravvivenza così come, altrimenti, negatogli. E, invocando nel profondo del proprio cuore il perdono della propria amata per quanto avrebbe compiuto, egli slanciò, scaraventò, con estrema violenza e alcun genere di riguardo per lei, il corpo della stessa mercenaria contro i propri avversari, quasi ella null'altro fosse che un peso morto del quale liberarsi o, peggio, un proiettile balistico con il quale, in tal modo, abbattere i due nemici lì schierati in propria offensiva prima ancora che essi potessero comprendere chi o che cosa li potesse aver travolti, li avesse proiettati a terra…&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2799799514116147997-7819348476416931641?l=middaschronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://middaschronicles.blogspot.com/feeds/7819348476416931641/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2799799514116147997&amp;postID=7819348476416931641&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/7819348476416931641'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/7819348476416931641'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://middaschronicles.blogspot.com/2012/01/1449.html' title='1449'/><author><name>Sean MacMalcom</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07040657565452036961</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-8KdQJ-bfDzM/TsaqxFj5eNI/AAAAAAAAAYk/14SJWe2ynlE/s220/YourAvatar.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2799799514116147997.post-697107982489618896</id><published>2012-01-06T08:10:00.000+01:00</published><updated>2012-01-06T08:11:16.766+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='030 - Il nemico del mio nemico'/><title type='text'>1448</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;M&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;idda Bontor, Figlia di Marr'Mahew, leggenda vivente della sua epoca, il cui nome era stato legato alle imprese più impensabili, ritenute non solo improbabili ma addirittura impossibili prima che lei riuscisse a trasformarle in realtà, era stanca. No. Non era stanca. Era sfinita. No. Non era sfinita. Era solo… confusa.&lt;br /&gt;A seguito del suo tentativo di fuga, la sua amabile nemica, colei che ancora si illudeva di poter considerare qual propria sorella gemella e che pur, nel profondo del proprio animo, era certo essere ormai divenuta altro, la mercenaria più celebre in quell'angolo di mondo non era stata punita con severità tale da far temere per la sua stessa sopravvivenza. E, in effetti, non era stata neppure ricondotta nello stato di ottusa incoscienza nel quale aveva riversato i primi giorni sotto gli effetti delle droghe. Certamente il dosaggio delle schifezze a lei somministrate era stato aumentato, nella volontà di mantenerla quanto più possibile inerme, e ovviare, in tal modo, al rischio di un nuovo tentativo d'evasione. Ciò nonostante, ella era rimasta sufficientemente in contatto con il mondo a sé circostante per elaborare un morboso interesse da parte della propria avversaria per le reliquie che già le avevano creato non pochi problemi più a nord, nelle terre shar'tiaghe. Le medesime reliquie che, nella fattispecie, si era poi, per una non meglio chiarita ragione, impegnata a proteggere, a difendere e, soprattutto a nascondere: una non meglio chiarita ragione che pur, ormai, sembrava star trovando un'indubbia spiegazione pratica negli stessi eventi nei quali era stata nuovamente trascinata o, forse, si era ella stessa trascinata in un proprio stolido, e pericoloso, proposito di vendetta.&lt;br /&gt;Ella non era solita credere a concetti quali quelli tanto cari ai bardi, a fandonie come la predestinazione e un qualche dannato fato scritto nelle stelle sin dall'origine dell'intero Creato. Se solo, infatti, qualcosa in tutto ciò fosse stato effettivamente reale, la vita stessa, per come da lei sempre concepita e apprezzata, avrebbe totalmente perduto di significato, degradandola da autrice a mera interprete, da protagonista a semplice comparsa della propria medesima esistenza, in un ruolo che non avrebbe mai, e poi mai, potuto accettare qual gradevole o gradito. Qual conseguenza di una tale visione della realtà, dell'universo a sé circostante, ove anche ella avrebbe potuto riservar qual propria una qualche speranza di riscatto, di rivincita anche in contrasto al volere stesso degli dei tutti, Midda non avrebbe potuto negarsi coscienza di come, quindi, solo lei e alcun altro avrebbe potuto e dovuto essere giudicato qual responsabile per ogni disgrazia occorsale, compresa l'ultima e attuale. Non a un qualche dio, non a un destino ineluttabile, quindi, avrebbe potuto rivolgere arrabbiata protesta per l'odio della propria gemella, per l'avversione della propria nuova principale antagonista e, persino, per il tradimento di Carsa Anloch, colei a cui tanta fiducia aveva concesso e che, purtroppo, aveva forse decretato la prematura morte del suo scudiero, Seem, e dei loro altri due compagni di ventura, Howe e Be'Wahr, che, suo pari, a lei avevano accettato di affidarsi. Se tutto quello che era accaduto aveva avuto ragion d'essere, solo verso di sé avrebbe potuto e dovuto rivolgere le proprie rimostranze: un pensiero forse sconfortante, e pur, al tempo stesso, anche promettente, concedendole di potersi ancora illudere di poter intervenire in qualche modo, di poter sistemare le cose, presto o tardi.&lt;br /&gt;Presto o tardi. Facile a dirsi quando si considera ancora un'intera vita innanzi a sé, al proprio cammino. Meno elementare, meno ovvio o immediato, invece, quando si comprendere che tutto, attorno a sé, si sta sgretolando a una velocità impressionante, scivolando via dalle mani come impalpabile sabbia. Ciò nonostante ella era ancora viva, era ancora cosciente e, in un modo o nell'altro, era anche certa sarebbe riuscita a cavarsela. In fondo doveva solo trovare un modo… una via per riuscire a contrastare gli effetti delle droghe e ritrovare, riconquistare, ancora una volta, in controllo sul proprio stesso, dannato corpo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Stordita e confusa qual purtroppo era, ella non ebbe occasione di avvertire l'infuriare della battaglia attorno a sé, non ebbe modo di poter apprezzare lo sforzo che qualcuno, e qualcuno che mai avrebbe potuto supporre, stava dedicando allo scopo di salvarla, di strapparla dalle grinfie della propria carceriera e torturatrice. A malapena, in effetti, ebbe occasione di avvertire del movimento all'esterno del corridoio nel quale era trattenuta prigioniera, ebbe modo di percepire il suono caratteristico di una breve, ma non per questo meno violenta, battaglia svoltasi a solo pochi piedi da sé. E, soprattutto, a stento riuscì a identificare la fradicia, di salmastra acqua e di rosso sangue, figura seminuda che superò l'ingresso alla sua cella e che accorse a lei, volgendole uno sguardo annebbiato da lacrime, in un confuso miscuglio di gioia e di dolore…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« Midda! » gemette Be'Sihl, lasciandosi precipitare in ginocchio di fronte a lei, praticamente gridando il suo nome quasi, fra loro, fossero miglia e miglia di distanza « Oh, dei. Midda, amor mio… » sussurrò poi, quasi soffocato, nell'allungare, lentamente, delicatamente, le proprie mani a sfiorarne il volto, incerto, in verità, su quanto ella potesse ancora considerarsi in vita.&lt;br /&gt;« … ihl… » alitò la donna, offrendo dimostrazione di aver compreso con chi avesse a che fare, per quanto, in effetti, la sua mente non riuscisse a elaborare correttamente l'informazione lì riservatale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Be'Sihl?!&lt;br /&gt;Cosa diamine avrebbe potuto farci Be'Sihl a bordo di una nave? E, ancor più, di quella nave di pirati?&lt;br /&gt;Be'Sihl non era un figlio del mare. Non aveva mai viaggiato in nave per mare. E, come tutti coloro nati e cresciuti nell'entroterra, probabilmente avrebbe preferito aprirsi il ventre e srotolarsi personalmente le budella piuttosto che accettare di intraprendere un viaggio in mare. Questo senza considerare, poi, come alcuna possibilità egli avrebbe potuto riservar qual propria per rintracciarla, per giungere a lei, sperduta in chissà quale angolo di mondo, in chissà che punto del vasto mare, forse, e ormai, neppure entro i limiti abitualmente considerati propri del regno tranitha.&lt;br /&gt;Eppure. Eppure Be'Sihl era lì, di fronte a lei, e sembrava parlarle ove pur difficile era per lei riuscire, contemporaneamente, a pensare e a elaborare le parole da lui pronunciate nella propria direzione…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« … bero, amor mio. Ora ti libero. » cercò di rassicurarla egli, osservando i solidi fermi metallici posti a vincolo delle sue braccia e delle sue gambe, in quell'assurda posizione rovesciata, e rendendosi conto, forse tardivamente, di quanto, purtroppo, non avesse con sé alcuna chiave utile a compiere quanto stava lì annunciando, promettendo « Dammi solo un istante… solo un istan… »&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Be'Sihl?!&lt;br /&gt;Possibile che fosse davvero Be'Sihl? Be'Sihl mezzo nudo, bagnato di acqua e di sangue, che chino di fronte a lei estraeva da dietro la schiena un corto pugnale per poi, con lo stesso, cercare di liberarla?&lt;br /&gt;Incerta, nella follia indotta dalla droga sulla propria capacità di raziocinio, fu la Figlia di Marr'Mahew su come reagire a quell'apparizione, a quella visione forse mero effetto della sua crescente pazzia o, forse, e peggio, crudele trucco elaborato al fine di spingerla a rivelare quanto, sino a quel momento, aveva tenuto segreto, non aveva acconsentito a rivelare, malgrado ogni tortura. Forse quell'uomo non era il suo adorato locandiere. Forse non era a lui neppure rassomigliante. E la sua mente la stava illudendo che fosse tale solo per sopperire alla sua flebile speranza di riuscire a salvarsi, di riuscire a sopravvivere a quella dannata trappola in cui si era andata a cacciare con le proprie stesse mani, venendo catturata laddove aveva stolidamente supposto di poter catturare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« … nge ci stanno aspettando. La Jol'Ange, comprendi?! » insistette l'uomo, mentre con la punta del proprio pugnale armeggiava con una delle quattro serrature, tentando di forzarla, di violarla di prepotenza, prima di cambiare idea e decidere di volgere la propria attenzione, il proprio impegno, in contrasto al legno stesso nel quale erano state conficcate le altre estremità di quelle catene, valutando più semplice, più rapido strapparle da lì piuttosto che cercare, senza alcuna cognizione in tal senso, di concederle libertà in altra via « Stanno combattendo per te… per la tua salvezza. Non puoi delurd… »&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Jol'Ange?!&lt;br /&gt;Follia. Pura follia. Per quale assurda ragione la Jol'Ange avrebbe dovuto essere coinvolta in tutto quello? In quale modo Be'Sihl avrebbe potuto raggiungere la Jol'Ange e, con essa, avrebbe potuto individuare la sua attuale posizione, ove neppure lei avrebbe saputo definirla?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2799799514116147997-697107982489618896?l=middaschronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://middaschronicles.blogspot.com/feeds/697107982489618896/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2799799514116147997&amp;postID=697107982489618896&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/697107982489618896'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/697107982489618896'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://middaschronicles.blogspot.com/2012/01/1448.html' title='1448'/><author><name>Sean MacMalcom</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07040657565452036961</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-8KdQJ-bfDzM/TsaqxFj5eNI/AAAAAAAAAYk/14SJWe2ynlE/s220/YourAvatar.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2799799514116147997.post-7378225015913070523</id><published>2012-01-05T09:21:00.001+01:00</published><updated>2012-01-05T09:21:27.978+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='030 - Il nemico del mio nemico'/><title type='text'>1447</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;P&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;sicologicamente prossimo a lei, per quanto a indubbia distanza rispetto alla posizione occupata da Masva, ove asceso anch'egli a bordo della nave pirata, Hui-Wen sembrava star lì impegnandosi al fine di riscattare l'onore del proprio intero continente, e non semplicemente del proprio regno d'origine, dall'onta cinque anni prima resa propria dal suo predecessore Ron-Hun, colui che tanto dolore e tanta morte aveva sparso nelle fila del già ristretto equipaggio della Jol'Ange, fra coloro che a lui avevano guardato come a un amico, a un fratello, e da lui, invece, avevano ottenuto solo tradimento e violenza, violenza addirittura ingiustificata oltre che ingiustificabile. E se anche Ron-Hun era morto forse sin troppo velocemente, ucciso da un giusto impeto vendicativo del povero Av'Fahr; e se anche, e ancora, Hui-Wen ne sembrava aver ricoperto il posto, psicologicamente associabile in maniera eccessivamente ovvia alla figura del traditore, fosse anche e solo per la comune origine orientale, di quell'estremo oriente addirittura abitualmente neppur preso in considerazione dagli abitanti di Qahr; tutta la cieca furia, tutto l'indomabile furore che quell'ultimo stava dimostrando, pur apparentemente privo di una personale motivazione di vendetta essendo egli subentrato a bordo dell'equipaggio solo a seguito di quei tragici eventi, avrebbe potuto essere giustificata unicamente in un proprio intimo e personale desiderio di riscatto per il buon nome della propria terra natia, per la gloria della quale ogni suo movimento, ogni affondo della sua spada, mantenuta nella mancina, o del suo stiletto, impugnato con la destra, erano così dal suo cuore destinati.&lt;br /&gt;E sebbene, dal basso della propria posizione, Be'Sihl non avrebbe potuto che definirsi più che soddisfatto per la violenza a cui Hui-Wen e Masva, così come Camne e Av'Fahr, e, ancora, Berah e Noal, i primi su un fronte, gli altri sull'altro, si stavano ritrovando costretti, nella prevedibile, e prevista, sola evoluzione del loro attacco diretto alla Mera Namile, pur lì apparentemente sviluppatosi in direzione inversa; al tempo stesso lo shar'tiagho non avrebbe potuto ignorare quanto, da parte propria, fosse richiesta, fosse necessaria, una più che rapida, lesta, celere conclusione del compito riservatogli dal fato medesimo ancor prima che da Desmair o dai propri altri compagni o da se stesso, ove ogni suo istante di ritardo, ogni pur effimero momento speso invano, avrebbe potuto costare la vita a uno dei propri compagni, a uno fra coloro che pur tanto, per la riuscita di quel comune piano e, soprattutto, per la salvezza di Midda Bontor.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« Dannazione! » imprecò, non riuscendo a trattenersi all'ennesimo insuccesso e, nel trasporto emotivo del momento, arrivando quasi a gettare lontano da sé la tavola di legno per lui pur allora rappresentante l'unico appiglio al quale poter offrire riferimento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un gesto sicuramente comprensibile, il suo, ove animato dalla volontà di riservarsi maggiore libertà di movimento possibile al fine di concedersi possibilità di un lancio degno di essere definito tale, che purtroppo non sarebbe potuto essergli perdonato dalla sorte se solo, effettivamente, fosse giunto a compimento: la foga di un singolo istante, per quanto giustificabile, lo avrebbe infatti condannato ad affogare, a precipitare non dissimile da peso morto nelle profondità imperscrutabili di quel mare. Un destino, quello così potenzialmente riservatogli, al quale egli avrebbe gradito non concedersi, ragione per la quale, nel momento in cui si rese conto della stupidaggine che stava inconsapevolmente per compiere, si strinse nuovamente, e non privo di legittimi timori, a quella sola, indispensabile compagna priva di ogni ragione di colpa per i propri insuccessi e da lui, in tal modo, ingiustamente accusata per i medesimi.&lt;br /&gt;Ingoiando una nuova imprecazione e un insulto, che in quel momento sarebbero stati rivolti unicamente a proprio stesso discapito, l'uomo si costrinse a porre maggiore attenzione a sé e alle proprie emozioni, invidiando, non poco, la freddezza abitualmente tipica della propria amata e, oggettivamente, già rilevata anche in molti altri uomini e donne di mare suoi pari.&lt;br /&gt;Berah, si impose di ricordare, glielo aveva spiegato: il mare non si può ingannare. Gli uomini possono essere ingannati, gli dei possono essere raggirati, persino la morte può essere schernita in determinati casi, ma non il mare. Mai il mare. Il mare avrebbe sempre e comunque riconosciuto quanto celato all'interno del cuore di coloro che con il medesimo avrebbero deciso di confrontarsi. Avrebbe sempre e comunque identificato e distinto il coraggioso dal pavido, l'onesto dall'imbroglione, il giusto dall'empio, ricompensando i primi e punendo i secondi, aiutando e sorreggendo coloro che a sé si fossero approcciati con umiltà e, al contrario, condannando e distruggendo coloro che avessero dimostrato superbia, orgoglio, persino vanità. E dove egli avesse voluto aver a che fare con il mare, come, suo malgrado, in quel momento si poneva costretto a essere, non avrebbe mai dovuto dare per scontato, per prevedibile o banale, il comportamento del mare nei propri riguardi, qual testimonianza di una psicologica, di un carattere totalmente diverso da quello proprio della terra sulla quale egli era nato e cresciuto. In ciò, paradossalmente, persino la sua stabilità, la sua presenza attorno al proprio corpo, non sarebbe potuta essere minimizzata qual ovvia, così come, suo malgrado, stava per compiere nel liberarsi dalla propria tavola di legno, ove, se anche la terra avrebbe saputo accettare di essere data per certa al punto tale da ritrovarsi dimenticata da tutti, il mare non avrebbe mai tollerato tanta indifferenza nei propri riguardi, punendo impietosamente chi, tanto stolido, si fosse in tal modo con sé confrontato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« Bene… stai calmo. » si ordinò, rivolgendosi a se stesso come a un proprio compagno, nell'invitarsi a una quiete prima dimenticata « E' inutile insistere in dozzine di lanci. Quello che ti occorre e un solo, singolo lancio corretto… »&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Iniziando, così invitatosi, a far roteare nuovamente la cima sopra la propria testa, sfruttando il rampino come peso per garantirsi tale opportunità, il locandiere tentò di svuotare la mente da ogni affanno, sforzandosi di dimenticare le effettive ragioni per cui stava compiendo tutto ciò e relegando, in ciò, l'intera questione a una specie di giuoco, attuando una risoluzione psicologica allo scopo di non permettere ad alcun nervosismo, ad alcuna ansia di influire nel proprio gesto o, più semplicemente, sulla propria concentrazione.&lt;br /&gt;Un solo tiro. Un tiro preciso. E tutto sarebbe lì finito. Non iniziato. Finito. Un solo tiro preciso e sarebbe potuto tornare a casa sua, alla sua locanda in Kriarya, ritrovandosi ad adorare, come mai prima di allora, la città del peccato, con tutti i suoi pericoli, con tutte le sue minacce, e pur, ormai, divenuta per sé straordinariamente familiare. Forse e persino più della sua terra natia, regno al quale non riusciva più a considerarsi così legato, così unito, non dove, ormai, tutta la propria esistenza aveva trovato senso di esistere entro le mura de "Alla Signora della Vita". Ma se ciò era avvenuto, se tutto questo aveva avuto ragion d'essere, l'unico reale sprone, l'unico vero e saldo motivo, avrebbe dovuto essere ricercato non tanto per una qualche caratteristica esclusiva di Kriarya o di Kofreya, quanto, piuttosto, per la presenza in quegli stessi territori, in quella medesima urbe, della Figlia di Marr'Mahew, colei che tanto era riuscita a entrare a far parte della sua vita al punto tale da non potergli permettere di concepire una qualche idea di quotidianità, o di futuro, in sua assenza. Ma non a Midda avrebbe lì dovuto concedersi di pensare, ove, in tal caso, il suo lancio avrebbe potuto ancora una volta dimostrarsi erroneo, vano, e la vita della medesima avrebbe potuto vedersi, per tal ragione, tragicamente compromessa.&lt;br /&gt;Un solo tiro gli era necessario. Un tiro preciso. E tutto sarebbe lì finito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« Oh… dei… guidate la mia mano! » pregò, con un'intensità, un trasporto mai conosciuto prima di allora in una vita pur spesa nella sincera adorazione delle proprie divinità, in una concreta fede nella loro esistenza e nella loro capacità di influire, nel bene così come nel male, sulla quotidianità di ogni singolo individuo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In quel momento, così come in ogni altro a seguire nel ripensare a quanto finalmente occorso, impossibile sarebbe stato e fu per lo stesso Be'Sihl definire se il proprio successo avrebbe dovuto essere giudicato qual conseguenza della grazia di un qualche dio o, solo e più semplicemente, di un lancio alfine perfettamente calibrato dal suo tocco ormai esperto, reso tale in virtù di sin troppi fallimenti.&lt;br /&gt;Ciò che, malgrado tutto, fu comunque estremamente chiaro, esterno a ogni possibilità di dubbio o di originale reinterpretazione, fu la traiettoria percorsa dal rampino, finalmente impegnatasi a tracciare un'alta e stretta parabola così come da lui ricercato, definendo quel solo movimento per effetto del quale avrebbe potuto concedersi un solido contatto con la Mera Namile e con il suo legno: un contatto, nel dettaglio, ottenuto proprio là dove desiderato e pregato, ossia sul bordo inferiore di una delle finestrelle presenti lungo il perimetro del cassero, lì divenuto obiettivo del suo interesse, di quella sua ossessiva ricerca.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2799799514116147997-7378225015913070523?l=middaschronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://middaschronicles.blogspot.com/feeds/7378225015913070523/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2799799514116147997&amp;postID=7378225015913070523&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/7378225015913070523'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/7378225015913070523'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://middaschronicles.blogspot.com/2012/01/1447.html' title='1447'/><author><name>Sean MacMalcom</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07040657565452036961</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-8KdQJ-bfDzM/TsaqxFj5eNI/AAAAAAAAAYk/14SJWe2ynlE/s220/YourAvatar.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2799799514116147997.post-3140772420703039602</id><published>2012-01-04T08:56:00.000+01:00</published><updated>2012-01-04T08:57:17.253+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='030 - Il nemico del mio nemico'/><title type='text'>1446</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;« I&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;h'Sihd-Et, mia signora e madre, ti ringrazio di aver ascoltato la mia umile e indegna preghiera e di avermi condotto sino a qui in salvo… » sussurrò lo shar'tiagho, nel riuscire, alfine, a sfiorare la fiancata della nave opposta a quella lungo la quale la battaglia stava infuriando, prima tappa della non semplice conquista del suo obiettivo finale, di quel traguardo per concedergli di raggiungere il quale tutti, a bordo della Jol'Ange, avevano accettato di porre a rischio il proprio domani « Ora… te ne prego: ove sia possibile, non abbandonarmi. Non ancora, mia dea. Non ancora. » la implorò.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una preghiera, quella da lui in tal modo scandita, che non si sarebbe potuta paragonare con quelle quotidianamente rivolte dalla propria amata Midda alla sua dea, a Thyres, da lei sovente invocata, ancor più abitualmente imprecata, e pur, da tal direzione, mai ricercando una reale collaborazione a sostegno delle proprie iniziative, in favore del proprio successo, ove desiderosa, sempre e comunque, anche nelle condizioni più critiche, di poter essere l'unica artefice del proprio fato, a prescindere da quale conclusione le sarebbe potuta essere riservata per tanta ostinazione. Be'Sihl, al contrario, nelle proprie parole pose allora quella stessa fede che, malgrado il tuffo in mare lo avesse visto ridurre a semplici e corte brache tutto il proprio abbigliamento, non lo aveva veduto rinunciare, neppure nell'essere posto innanzi alla prospettiva di annegare, ai propri monili d'oro, pesanti, certamente, e pur sul suo corpo non presenti per soddisfare il suo gusto estetico, quanto, piuttosto, nella volontà di rendere grazia, in ogni istante della propria esistenza, agli dei tutti del proprio pantheon e, in particolare, a coloro ai quali tutto ciò era stato singolarmente dedicato.&lt;br /&gt;Una sincera richiesta originata direttamente dal profondo del proprio cuore, la sua, volta a ottenere la benedizione della dea madre shar'tiagha allo scopo di non fallire nell'esecuzione della nuova prova riservatagli dal proprio piano o, in effetti, dal piano di Desmair, prova nel corso della quale, emergendo dalle fredde acque del mare, egli avrebbe dovuto riuscire a proiettare una cima dotata di rampino metallico sino a trovare un solido aggancio sulla Mera Namile, per poi risalire, nella maggior discrezione possibile, a conquistare la prima possibilità di accesso al ventre della nave, ovviando, se concessogli, di raggiungere il ponte principale, sul quale sarebbe stato estremamente pericoloso, probabilmente letale, avventurarsi armato solo e unicamente di un corto pugnale, qual egli era in quello stesso momento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« E dire che non mi sono mai lamentato della tranquilla monotonia della mia esistenza… » sospirò, svolgendo la cima prima arrotolata attorno al proprio busto e, in ciò, preparandosi psicologicamente a quanto avrebbe dovuto compiere « Sono sincero: mai una volta ho desiderato andare ad ammazzarmi in maniera particolarmente originale e inedita. Ci sono modi più semplici per morire… »&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sarcasmo a parte, pur utile, se non indispensabile, a non dare di matto in una situazione qual quella da lui lì vissuta, Be'Sihl avrebbe dovuto essere riconosciuto qual totalmente concentrato su quanto a lui lì richiesto, su quanto avrebbe dovuto compiere e su come avrebbe dovuto compierlo, per non lasciare nulla al caso.&lt;br /&gt;Lungo l'intera estensione del vascello, immenso nelle proprie proporzioni rispetto alla più modesta Jol'Ange, la Mera Namile presentava, al pari di altre strutture assimilabili, molte finestrelle, facenti proprie una duplice e non superflua utilità, nell'essere abitualmente impiegate ad assicurare un ricambio d'aria all'interno delle proprie forme, là dove, altrimenti, irrespirabile sarebbe necessariamente diventato l'ambiente nel considerare l'elevato numero di uomini e donne lì dimoranti; e, al contempo, nel concedere, in caso di un'offensiva diversa da quella pur comunque attualmente in corso, inevitabilmente particolare, se non unica, nelle stesse ragioni che l'avevano vista originarsi, spazio alla presenza di grosse balestre a media e lunga gittata per riservarsi una potenza d'assalto a dir poco terrificante, potendo annientare un'intera nave anche senza aver effettiva necessità di avvicinarsi alla medesima. Verso poppa, poi, ove il cassero appariva imponente e maestoso, non dissimile da un vero e proprio edificio a sé stante, quelle stesse finestrelle, già previste nella propria presenza, si mostravano in un numero ancor maggiore, e lì pur necessario nel voler coprire una più estesa superficie verticale in tal area ricavata: e proprio a quelle finestrelle, alle finestrelle a poppa, Be'Sihl aveva stabilito, ancor prima dell'inizio di tutto quello scontro, che sarebbe stato rivolto il suo interesse, la sua attenzione, dal momento in cui, concedendogli una minore esposizione e una maggiore possibilità di scelta, avrebbe dovuto permettergli di penetrare con più sicurezza e più calma, concetti comunque relativi nella propria attuale condizione, all'interno della nave.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« Avanti, vecchio. » si esortò, privo di alcuna indulgenza a proprio favore e, anzi, se possibile ancor più impietoso in proprio contrasto rispetto a quanto non lo sarebbe stato verso altri « Basta con le chiacchiere. Lancia quell'accidenti di fune e prega affinché non manchi l'obiettivo. »&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una preghiera, quella in tal modo da lui invocata nella propria necessità, e, in effetti, già pocanzi rivolta alla dea che considerava responsabile per la propria attuale e inalterata permanenza in vita, che pur e purtroppo non diede immediatamente il positivo risultato sperato, quel successo pur tanto augurato, vedendo, forse prevedibilmente, il rampino da lui lanciato intraprendere direzioni del tutto erronee o, peggio, non guadagnare sufficiente forza neppure per ergesi oltre cinque o sei piedi al di sopra della sua testa.&lt;br /&gt;Nonostante ciò, e in quanto tutt'altro che solito considerarsi confidente con quel genere di azioni, il locandiere non si diede per vinto, non si lasciò conquistare e dominare da un qualunque sentimento di sconforto, preferendo limitarsi a mantenere stretti i propri denti, e salda la presa della sua mancina attorno al proprio unico appiglio, attorno alla tavola ancora non abbandonata, e che con estrema riluttanza, a tempo debito, era certo avrebbe dovuto costringersi a lasciare, e a riprovare ancora, e ancora, nella speranza di riuscire a far agganciare quel dannato rampino al bordo inferiore di una finestrella, per poter, sino alla stessa, iniziare quanto prima ad arrampicarsi, con tutte le difficoltà del caso.&lt;br /&gt;A costringerlo, psicologicamente, a non scoraggiarsi, ancora una volta e inevitabilmente, furono le grida della battaglia fortunatamente ancor in corso sopra la propria testa. Fortunatamente, in quanto, se solo tali suoni non si fossero più uditi, egli avrebbe potuto prendere in esame qual unica certezza, triste verità, la sconfitta di tutti i propri compagni di viaggio e il suo essere ormai rimasto solo, nel cercare di salvare Midda e, peggio, nel doversi confrontare con una quantità assurda di antagonisti necessariamente desiderosi di farlo a pezzi.&lt;br /&gt;Così, per quanto spiacevole sarebbe stato a pensarsi, Be'Sihl non avrebbe potuto evitare di definirsi più che soddisfatto all'idea di quanto, sulla Jol'Ange, Masva si stesse ritrovando costretta a impiegare la pesante e letale spada di Hyn allo scopo di macellare chiunque commettesse l'imprudenza di avvicinarsi a lei eccessivamente, ponendosi a una distanza tale non tanto da offrirle disturbo, quanto, piuttosto, da offrirle l'occasione utile per raggiungerli con quell'impietosa e irrefrenabile lama, forse la sola esistente, al mondo, in grado di competere persino con la particolare, rara e preziosa lega dagli azzurri riflessi nella quale era stata forgiata anche la meravigliosa spada di Midda Bontor, al pari, non di meno, del tridente simbolo quasi regale di Nissa Bontor, sovrana di quei mari. Per quanto bramoso di sangue e di sofferenza per lei, fra coloro entrati all'interno del raggio percorribile dall'estensione di quella particolare arma, alcuno sembrò in grado di ovviare alla gelida e letale promessa da lei scandita in ogni proprio movimento, in ogni parabola descritta nello spazio a sé circostante, che con impegno non differente attraversava tanto l'aria quanto le carni e le ossa, mutilando, ove costretta, e uccidendo, ove possibile, senza alcun freno inibitore. E nell'osservare quella giovane marinaia dai capelli color rosso fuoco e dalla pelle chiara e ornata da lentiggini, inevitabile, probabilmente, sarebbe stato per chiunque sufficientemente confidente con la Figlia di Marr'Mahew da sapere come, al di sotto della sua tinta nero corvina, si celasse una chioma del medesimo colore, riuscire a visualizzare in maniera meravigliosamente esemplificativa l'impeto, l'ardore, e la macabra perfezione che, negli anni della propria vita a bordo di quella medesima goletta, doveva aver caratterizzato la mercenaria dagli occhi color ghiaccio, quasi, entro i pur ristretti confini di quella nave, Masva avesse ereditato quello che, un tempo, era stato il suo ruolo, il suo contributo guerriero.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2799799514116147997-3140772420703039602?l=middaschronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://middaschronicles.blogspot.com/feeds/3140772420703039602/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2799799514116147997&amp;postID=3140772420703039602&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/3140772420703039602'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/3140772420703039602'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://middaschronicles.blogspot.com/2012/01/1446.html' title='1446'/><author><name>Sean MacMalcom</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07040657565452036961</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-8KdQJ-bfDzM/TsaqxFj5eNI/AAAAAAAAAYk/14SJWe2ynlE/s220/YourAvatar.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2799799514116147997.post-285817626388578565</id><published>2012-01-03T08:03:00.001+01:00</published><updated>2012-01-03T08:03:00.458+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='030 - Il nemico del mio nemico'/><title type='text'>1445</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;« E&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; per quanto io non voglia apparire presuntuoso o arrogante, ti sfido… ripeto, ti sfido, a dirmi chi, fra tutti i tuoi passati amanti, ha compiuto quanto mi stai costringendo a compiere in questo momento. » argomentò, conscio di quanto egli non fosse stato il suo primo compagno, e pur, sinceramente, desideroso, quanto meno, di poterne essere l'ultimo « Questo, ovviamente, senza contare quanto tutti loro fossero abili combattenti, e non dei semplici, comuni e non poco sfortunati poveracci miei pari! »&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Parole tutt'altro che gratuite, che ingiustificate, quelle da lui in tal modo scandite, ove, personalmente, informato nel merito dell'identità di almeno tre passati amanti della propria compagna, ognuno, a modo suo, professionista della guerra in misura sicuramente maggiore rispetto a quanto egli non avrebbe mai potuto follemente vantarsi di essere: a partire, ovviamente, dallo stesso Salge Tresand, capitano della Jol'Ange e, in ciò, forse il più quieto in tal censimento, per quanto sicuramente figura straordinaria e degna di ammirazione; per proseguire con Ma’Vret Ilom’An, anche noto con il soprannome di Ebano a indicare il fiero colore della ancor più fiera e possente, statuaria corporatura di quel noto guerriero mercenario; e concludere poi, ultimo di quella breve lista ma forse e probabilmente non ultimo nella vita sentimentale dell'amata, con il visir A'Sihi Yil Komahr, già sommo generale dell'esercito y'shalfico, nel merito del quale sapeva sarebbe stato meglio ovviare a qualunque riferimento diretto o indiretto in un dialogo con lei, ove ella avrebbe dovuto essere riconosciuta qual tutt'altro che ansiosa di condividere le proprie esperienze di vita vissuta in quella non breve parentesi della proprio terzo decennio di vita. Un capitano di mare, un guerriero mercenario, e addirittura un sommo generale, nel paragone con i quali un semplice locandiere, qual egli era e non avrebbe altro desiderato che essere, non avrebbe potuto riservarsi alcun reale spazio di confronto, e che pur, solo, in quel momento, stava in tal modo rischiando la propria vita per lei, affrontando quanto, con la sola e legittima eccezione rappresentata da Salge, nessuno fra gli altri avrebbe avuto forse coraggio di affrontare in egual modo, in corrispettiva misura, al di là di tutta la propria familiarità con il sangue, la violenza e la morte.&lt;br /&gt;In verità, comunque, al di là di quelle proprie ultime parole, seppur non ingiustificate, egli non aveva mai supposto di porsi in effettivo confronto con il passato della propria compagna così come, era certo, ella non avrebbe mai ipotizzato di ricercar paragone con delle proprie precedenti compagne di letto: adulti, forse, persino, già troppo vicini a potersi considerare anziani, nel confronto con le aspettative di vita proprie della loro quotidianità, avevano entrambi deciso di porsi in giuoco in quella nuova relazione, in quell'evoluzione del loro già preesistente rapporto di amicizia e di affetto, non animati da un qualche timoroso desiderio di affermazione personale, non al fine di dimostrare qualcosa a se stessi, all'altro o al mondo circostante, quanto, e più semplicemente, nella volontà di vivere il presente loro concesso, volutamente indifferenti a ciò che poteva essere stato il loro passato e necessariamente inconsapevoli di quanto sarebbe potuto essere loro offerto in futuro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« D'accordo… lo ammetto… » sussurrò, volgendo le estremità delle proprie labbra verso il basso, in un'esplicita dichiarazione di disagio personale, nonché, probabilmente, di disapprovazione per quanto stava per asserire e delle medesime cause che a tale affermazione lo avevano allora spinto « … sono seriamente incerto fra mettermi a gridare in maniera isterica, vomitare o svenire. » elencò, definendo tre alternative non propriamente allettanti « E dal momento in cui non riesco proprio a decidermi, non posso fare altro che continuare a nuotare, o qualsiasi cosa io stia facendo in questo momento, per raggiungere qualunque obiettivo io debba raggiungere, fosse anche, ormai, l'Aldilà. »&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un tragico obiettivo, quello da lui in tal modo appena evocato, che sicuramente gli sarebbe potuto essere destinato dagli dei del mare qual conseguenza per il proprio folle azzardo, per quel suo irrispettoso confronto con un territorio per lui estraneo e nel confronto con il quale egli non sarebbe potuto che essere giudicato qual straniero, e che pur, malgrado tutto ciò, in quel momento sarebbe dovuto essere paradossalmente considerato qual più impellente, minaccioso con la propria presenza, proprio per coloro che a tale regno avrebbero potuto vantare appartenenza. Perché, se pur nel confronto con le abissali profondità aperte sotto di lui, egli non avrebbe potuto riservarsi animo sereno, così come alcuna certezza per il proprio avvenire; i marinai della Jol'Ange, al pari dei pirati della Mera Namile, non avrebbero potuto gratificarsi con più rosee prospettive, in un confronto che, per quanto impari, si era ritrovato a essere impropriamente equilibrato nella necessità, per i secondi, di ubbidire agli ordini della propria sovrana, e, in ciò, a impegnarsi allo scopo di risparmiare almeno la metà dei primi.&lt;br /&gt;Così, ove anche, spiacevolmente, un affondo avrebbe potuto tranciare di netto la colonna vertebrale della giovane Camne sorprendendola alle spalle, lasciate stolidamente scoperte, in conseguenza del freno psicologico imposto sulla mente dell'attaccante dal rispetto per la propria regina, o forse, e in termini non meno vincolanti, dall'ammirazione per le pur piacevoli forme dell'obiettivo in questione, la spada inizialmente diretta a discapito della giovane venne all'ultimo rallentata e deviata nella propria traiettoria, in misura tale da concedere alla stessa potenziale vittima la possibilità di maturare coscienza della minaccia su di sé impellente e di correre ai ripari, lasciandosi scivolare lateralmente a raggiungere una posizione di sicurezza e, contemporaneamente, non ricambiando il favore riconosciutole, nel levare e lasciar rapidamente calare la propria stessa lama a discapito di quel braccio, a dividerne il polso dal resto del corpo. Pertanto ingenerosa, la reazione della rossa, almeno quanto altrettanto generosa si era appena dimostrato il suo avversario nel non infierire quanto pur a lui concesso, e pur non condannabile, non deprecabile, ove se pur non per proprio merito tale risultato era stato raggiunto per esplicita colpa della sua controparte, colui che non avrebbe dovuto allora frenare il proprio colpo come mai, in passato, si era concesso occasione di compiere, non a favore di donne, non a favore di bambini: in ciò, alcuna ragione avrebbe potuto essere propria di Camne per graziare chi pur l'aveva appena graziata, neppure ove fosse stata esplicitamente informata di tale estemporaneo dono, perché se anche, in conseguenza a quel momentaneo rimorso, le era stata concessa salva la vita, impossibile sarebbe potuto essere prevedere o anche solo ipotizzare quanto a lungo, ancora, simile incommensurabile privilegio le sarebbe stato ancor concesso, soprattutto nell'individuare la propria posizione qual a bordo della Mera Namile, a pochi passi da Berah, dando, altresì, spazio a una revoca che, con violenza e ferocia, avrebbe potuto strapparne la vita dal corpo.&lt;br /&gt;Esitazione, quella pur vissuta dal pirata mutilato, che non venne egualmente condivisa dal colei slanciatasi in opposizione a Av'Fahr, ancora sulla Jol'Ange, armata anch'ella da una spada, una sciabola nella fattispecie, e tutt'altro che timorosa o recalcitrante all'idea di utilizzarla e di utilizzarla per negare una vita pur carica di energia, di vigore, di desideri volti al futuro e a quanto, nel domani, sarebbe ancora potuto essergli offerto. Per propria grazia, il colosso figlio dei deserti centrali, che nulla avrebbe potuto avere da invidiare al più famoso Ebano, non avrebbe concesso né a lei, né ad alcun'altra di coglierlo di sorpresa, non, per lo meno, da quando, a seguito di una sfida perduta con la stessa Midda Bontor, aveva compreso di non poter fondare le proprie risorse unicamente su un'indubbia forza fisica e una pur sviluppata velocità e agilità: ancor prima, quindi, che quella lama potesse realmente ambire a ferire le sue carni, a incidere quel suo fisico perfetto, il marinaio roteo il suo corpo in misura sufficiente da imporre la solida asta della lancia da lui sempre saldamente impegnata a barriera fra un'effimera promessa sull'avvenire e la concretezza del tempo presente, e di una violenta morte in tale istante. Salda l'asta resse all'impatto, sì scalfita ma non realmente danneggiata dal pur notevole impeto della donna; motivo per il quale egli poté concedersi occasione di replicare a simile potenzialmente pericoloso, e pur indubbiamente audace, gesto nei suoi riguardi, ricompensando la protagonista di tale offensiva non con il falso oro dell'estremità acuminata della medesima arma, ma con la durezza dell'altra estremità, utile a respingerla e non a ucciderla, in una cortesia che, se solo non fosse stato poi sufficientemente attento, non avrebbe alfine mancato di ricondurlo alla medesima condizione dell'ultimo avversario della giovane Camne, non più impietosa di quanto non avrebbe certamente gradito dimostrarsi la pirata appena sconfitta… o forse no. Dopotutto, come giustamente la rossa aveva avuto l'accortezza di ricordarsi, la loro non avrebbe potuto considerarsi nulla di diverso rispetto a una guerra e qualunque nemico non immediatamente ucciso sarebbe sicuramente tornato alla carica nel momento meno opportuno, e più sgradevole, per potersi concedere una tanto non disprezzabile opportunità.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2799799514116147997-285817626388578565?l=middaschronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://middaschronicles.blogspot.com/feeds/285817626388578565/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2799799514116147997&amp;postID=285817626388578565&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/285817626388578565'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/285817626388578565'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://middaschronicles.blogspot.com/2012/01/1445.html' title='1445'/><author><name>Sean MacMalcom</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07040657565452036961</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-8KdQJ-bfDzM/TsaqxFj5eNI/AAAAAAAAAYk/14SJWe2ynlE/s220/YourAvatar.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2799799514116147997.post-4534567007752170058</id><published>2012-01-02T08:02:00.001+01:00</published><updated>2012-01-02T08:02:00.194+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='030 - Il nemico del mio nemico'/><title type='text'>1444</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;D&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;ifficile, in verità, sarebbe stato ipotizzare che un figlio del mare qual Noal era ed era sempre stato sarebbe allora potuto realmente affogare, così come pur si stava per scaramanzia tanto impegnando ad augurarsi in caso di fallimento, nell'eventualità di una propria sconfitta innanzi ai pur numerosi e agguerriti avversari lì loro proposti. Più semplice, più ovvio e, quasi, scontato, invece, una simile sorte sarebbe potuta essere imputata a discapito di un disgraziato figlio di Shar'Tiagh qual Be'Sihl era, nato e cresciuto in un entroterra tanto lontano dal mare da aver dovuto attendere l'età adulta prima di comprendere l'effettiva entità di quanto da lui, prima di allora, immaginato solo quale un fiume molto più largo di quello accanto al quale era nato e cresciuto. Una sorte infausta che, proprio malgrado, spinto da quell'insana follia definita dai poeti e dai bardi con il riduttivo termine di "amore", si era ritrovato a sfidare, quasi e persino a schernire, nel affidarsi, volontariamente, all'abbraccio di quelle fredde e letali acque per lui totalmente estranee e, forse e persino, apertamente avverse.&lt;br /&gt;Secondo un piano suggerito dallo stesso Desmair, e riproposto, in tutta la propria insana strategia, dalla voce del locandiere ai marinai della Jol'Ange, nel contempo in cui tutti loro si sarebbero ritrovati impegnati a tenere a bada i pirati della Mera Namile, in un'impresa sicuramente degna di entrare nel mito, di essere narrata in ogni porto e ricordata per anni, decenni forse, tanto sarebbe dovuto essere riconosciuto il divario numerico esistente fra loro; Be'Sihl, che pur fra tutti alcuna esperienza diretta con il mare e le sue leggi avrebbe potuto vantare, al contrario di un'atavica paura in lui altresì energicamente presente, avrebbe dovuto nuotare discretamente dalla goletta al vascello, facendo propria la prima occasione utile per issarsi a bordo di quest'ultimo e, sempre attento a non attrarre a sé alcuna attenzione, lì impegnarsi al fine di individuare la donna guerriero suo e loro traguardo, per raggiungerla e liberarla. Un compito, quello che l'uomo era stato così costretto a rendere proprio, che, purtroppo, non avrebbe potuto essere accolto da alcun altro al di fuori di lui, dal momento in cui, ove alcuno al di fuori di lui, neppure le il proprio semidivino complice, aveva avuto occasione di penetrare all'interno del vascello della regina di Rogautt così come egli aveva avuto modo di compiere più e più volte nei propri sogni, nei propri incubi, fiducioso di come la struttura da lui già esplorata per lunghi giorni, settimane addirittura, in ogni proprio momento di riposo, non avrebbe dovuto essere riconosciuta qual completamente inventata, non dove frutto dell'intervento diretto della loro svelata avversaria, della loro reale nemica qual colei che, senza ragione di soddisfazione, aveva purtroppo scoperto essere la propria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« Ti prego, Ih'Sihd-Et, dea madre di tutti noi… » sussurrò a denti stretti, non tanto per timore di essere udito, quanto, piuttosto, per non ritrovarsi obbligato, involontariamente, a batterli, così come era certo sarebbe stato se solo non avesse fermamente mantenuto mascella contro mandibola « So di non essere un credente rispettoso di tutti i precetti della nostra fede. So di non aver onorato tutte le feste in tuo onore e in onore del tuo sposo Oh'Sihr-Is… ma, ti prego. Ti prego. Non mi lasciar morire ora. Non mi lasciar morire in questo modo. » supplicò, sinceramente terrorizzato dall'idea di poter affogare, e vagare, per l'eternità, disperso nelle infinite acque di quel vasto e inesplorato territorio, decomponendosi lentamente e orribilmente e offrendo, nel contempo di ciò, nutrimento ai pesci con le proprie stesse carni, sino a quando di lui non sarebbero rimaste che le ossa, le pure e semplici ossa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E non immotivata, non irragionevole, avrebbe dovuto essere riconosciuta, dagli dei tutti, quella sua richiesta, quella sua preghiera, nell'individuarlo, in quel preciso momento, qual aggrappato con tutte le proprie forze a una tavola di legno, unico appiglio, unico supporto in grado di aiutarlo a mantenersi a galla, così come, proprio malgrado, non credeva sarebbe riuscito effettivamente a compiere, al di là di tutte le raccomandazioni offertegli in tal senso da parte dei propri nuovi amici a bordo della goletta.&lt;br /&gt;Se già, folle, da parte sua avrebbe dovuto essere giudicata, infatti, la scelta di accogliere un viaggio in mare, nell'inseguimento della propria amata e della sua rapitrice, ancor più folle, folle a livelli inesplicabili, avrebbe necessariamente dovuto essere giudicata quella sua ultima scelta, quella decisione alla quale si era ritrovato moralmente obbligato, nel comprendere quanto fosse, a conti fatti, la via più sicura per raggiungere il proprio obiettivo, e nel confronto con la quale, tuttavia, non avrebbe mai potuto dichiararsi sereno, tranquillo, fiducioso. E dove anche, il primo contatto con le gelide acque, era stato meno traumatico di quanto aveva temuto, stolidamente ritenendolo molto più doloroso e per nulla eguagliabile, a modo suo, all'ingresso in una tinozza colma d'acqua, la sensazione di vuoto, di smarrimento sensoriale successivamente impostagli risultò sì sconfortante che dovette impegnare tutte le proprie energie, e anche più, per trattenersi dal gridare terrorizzato e annaspare nel vuoto, così come sapeva che, altresì, l'avrebbe potuto condannare, nella perdita di contatto con la propria tavola, con quell'unico, sin troppo instabile, appiglio.&lt;br /&gt;Dalle acque, pertanto, egli aveva udito il discorso di Noal e le grida di guerriero entusiasmo lanciate da tutto l'equipaggio della Jol'Ange. Dalle acque, ancora, egli aveva udito la corrispettiva, forse prevedibile, barbara replica da parte dei pirati della Mera Namile. E dalle acque, infine, egli aveva udito l'inizio del conflitto, di quella battaglia da loro accettata, in un ingaggio dal quale si sarebbero comunque potuti sottrarre nel vantare una velocità e una manovrabilità migliore rispetto a quella del vascello, oltre a un peso più leggero, e dal quale, pur, non si sarebbero mai tirati indietro, non  sino a quando, per lo meno, Midda Bontor non fosse stata liberata e trasferita, al sicuro, a bordo della loro goletta. Suoni, quelli da lui silenziosamente ascoltati, che non avrebbero potuto evitare di incitarlo a muoversi, a far presto nel compiere quanto deciso, consapevole di come, al di là di tutta la propria audacia, i propri compagni di ventura non avrebbero potuto resistere per sempre, non avrebbero potuto concedergli un tempo illimitato.&lt;br /&gt;Forse, se invece di essere oggetto traguardo di quel salvataggio, ella ne fosse stata soggetto attrice, la stessa Figlia di Marr'Mahew avrebbe potuto affrontare alla pari tutti gli uomini e le donne in suo contrasto a lei offerte dalla propria gemella, in una sfida che, dopotutto, aveva già dato riprova di saper vincere nel giorno stesso in cui aveva guadagnato quello stesso appellativo, pagato con il sangue di, addirittura, un'ottantina di pirati non poi così diversi da quelli lì loro offerti. Tuttavia, di Midda Bontor, sino a quel giorno, vi era stata dimostrazione di esisterne solo una, e una che, drammaticamente, era recentemente rimasta sconfitta, definendo una ragione più che solida per la quale né Noal, né Berah, né Av'Farh, né Masva, né chiunque altro lì a bordo avrebbe fatto proprio particolare entusiasmo alla prospettiva di dover trasformare quel confronto quale una lotta all'ultimo sangue, una sfida dalla quale non sarebbe stata loro concessa alcuna possibilità di ritirata, di ripiegamento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« Ove dovessi sopravvivere a tutto questo, e ove anche tu dovessi farcela, mia amata… » premesse, in un monologo utile a concedere alla sua mente un minimo di distrazione, indispensabile per non lasciarsi dominare dal panico in una situazione qual purtroppo era la sua « … non osare mai più pensare un'altra volta di porre fine alla nostra relazione, così come già hai tentato di fare a Shar'Tiagh. » rimembrò, rievocando gli eventi per così come, spiacevolmente, occorsi a seguito del complotto di Desmair, in grazia al quale due suoi parenti erano morti e anche lui era stato gravemente ferito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Grida di dolore, troppo spesso di morte, sembrarono rimproverarlo per la lentezza con cui, al di là di un proprio sincero impegno, egli si stava allora muovendo fra l'una e l'altra nave, proprio malgrado costretto a fare affidamento unicamente sulle proprie forze e non su aiuti esterni.&lt;br /&gt;Desmair, infatti, che pur l'aveva già aiutato anche fisicamente, così come era recentemente avvenuto in contrasto ai predoni che lo avevano assalito strada facendo, decretandone rapidamente la sconfitta e la morte, e che pur, ancora, avrebbe lì potuto aiutarlo, lasciandolo sospingere, se non addirittura sorreggere dai propri spettri, aveva annunciato, non senza un'evidente preoccupazione, come non avrebbe potuto intervenire nel corso di quella battaglia per la medesima ragione per la quale, sino ad allora, si era mantenuto comunque a debita distanza dalla Mera Namile e, soprattutto, dalla sua regina. Già eccessivo, da parte sua, era stato il contatto con la stessa nel corso di quell'esperienza onirica, contatto in conseguenza al quale, egli sperava, la sua identità non le fosse stata rivelata, e in conseguenza al quale minimali sarebbero potuti ancora stati i suoi interventi nella questione, ove anche ciò avrebbe potuto rappresentare la sconfitta della Jol'Ange e, in conseguenza, vano tutto il suo investimento, di tempo ed energie, in quella stessa impresa, per l'ottima conclusione della quale avrebbe dovuto cercare una via diversa, un metodo alternativo a quello in cui aveva lì riposto, forse inadeguatamente, la propria fiducia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2799799514116147997-4534567007752170058?l=middaschronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://middaschronicles.blogspot.com/feeds/4534567007752170058/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2799799514116147997&amp;postID=4534567007752170058&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/4534567007752170058'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/4534567007752170058'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://middaschronicles.blogspot.com/2012/01/1444.html' title='1444'/><author><name>Sean MacMalcom</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07040657565452036961</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-8KdQJ-bfDzM/TsaqxFj5eNI/AAAAAAAAAYk/14SJWe2ynlE/s220/YourAvatar.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2799799514116147997.post-2767214496275787400</id><published>2012-01-01T08:01:00.001+01:00</published><updated>2012-01-01T08:01:01.337+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='030 - Il nemico del mio nemico'/><title type='text'>1443</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;« O&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;aaah! » gridò nuovamente il balestriere, con barbara fierezza, allo scopo di evidenziare il proprio successo, quella propria prima, piccola vittoria che sperava poter interpretare qual beneaugurante non solo per sé, quanto e maggiormente per tutti i propri compagni, per l'intero equipaggio della Jol'Ange.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E, a non voler sprecare quell'intervallo, l'occasione ancora concessagli, immediatamente Hui-Wen ricaricò l'arma con un nuovo dardo, prendendo rapidamente la mira e proiettando, ancora una volta, l'impeto roteante di una freccia nel cranio di un altro pirata, ora una donna, e, ancora, di un terzo, di nuovo uomo, con la freddezza propria di un sicario, il contegno caratteristico di un assassino di professione, per lui allora proprio non tanto in conseguenza a una reale abitudine all'omicidio, quanto, e piuttosto, dalla consapevolezza di dover agire in tal modo, e con maggiore efficacia ed efficienza possibile, per garantire a se stesso e ai propri compagni una qualche, pur vaga, speranza di sopravvivenza, un'illusione pur effimera rivolta al domani. Di lì a breve, tutti ne erano consapevoli, le due navi sarebbero state tanto vicine da permettere ai rampini di essere lanciati, e agli uomini e alle donne dell'una e dell'altra di incontrarsi e di scontrarsi, e ciò che, allora, sarebbe conseguito sarebbe stata una battaglia priva di una qualunque parvenza di ordine, in uno scontro che non avrebbe potuto prevedere alcuna regola, e il cui fine ultimo non sarebbe stato quello di essere ricordato e narrato da un qualche bardo, non sarebbe stato quello di vedersi associata una qualche vaga parvenza di epicità, qual mai, dopotutto, avrebbe potuto essere per alcuna battaglia o guerra, quanto, e piuttosto, quello di concedere alle parti in causa, alle fazioni in lotta, di confidare ancora nel futuro. Non un futuro lontano, in verità, quanto quello rappresentato dall'alba successiva o, persino, dall'imminente sera.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dieci, in virtù di tanta fredda esecuzione, furono i dardi che il figlio delle terre di Hyn riuscì a donare ai propri avversari, prima di comprendere, di rilevare, quanto, ormai, il tempo della balestra fosse terminato e, offrendo alla propria meravigliosa compagna un ultimo saluto, abbandonandola in favore, a sua volta, di una spada, in tutto e per tutto equivalente a quella allora già impugnata da Masva. Dieci, pertanto, furono gli uomini e le donne della Mera Namile che, nella rabbia dei propri impotenti compagni, vennero abbattuti, fomentando tuttavia e solamente una violenta sete di sangue in ognuno dei superstiti, allora in numero non così straordinario qual pur sarebbe potuto essere per loro proprio nelle dimensioni pur preoccupanti di quel vascello, qual conseguenza di una sgradevole decimazione che, all'inizio di quel viaggio, era stata imposta loro dall'intervento, inatteso e inattendibile, di un dragone di mare. Dieci, ancora, furono le maledizioni che, sussurrate, non mancarono di essere scandite dal capitano di quella nave, Dorf Le'Roul, e dal suo nuovo secondo in comando, l'affascinante Tahara, un tempo nota qual Carsa Anloch, in contrasto a coloro che, sgradevolmente, avevano avuto l'ordine di non sterminare, almeno per il momento; laddove, se così non fosse stato, avrebbero potuto tranquillamente concludere il dialogo in corso riversando su tutti loro una pioggia di fuoco che avrebbe rapidamente consumato il legname di quella goletta, di quel guscio di noce al loro confronto, definendo la morte di coloro che di tanta audacia si stavano esaltando.&lt;br /&gt;I desideri della loro regina, tuttavia, non avrebbero dovuto essere discussi, a meno di non voler incorrere nelle sue ire e, in ciò, nella sua condanna, in una feroce sentenza di morte che non avrebbe mancato di essere eseguita non appena ella ne avesse avuto l'opportunità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« Pirati di Rogautt… » gridò Dorf, richiamando l'attenzione dei propri compagni per ristabilire su di loro quella necessaria e intima quiete pur vanificata dalle dieci morti appena loro imposte « Ricordate il nome della vostra nave. Ricordate il nome del vostro capitano. E, soprattutto, ricordate sempre il nome della vostra regina. » ordinò, e ribadire quanto già noto e pur, in quel momento, quanto chiaramente necessario ribadire, per ovviare alle mai apprezzabili perdite appena subite « Spezzeremo loro tutte le ossa. Li scuoieremo. Li smembreremo. Li eviscereremo. E godremo nel farlo. » annunciò, quasi una necessaria promessa nei loro riguardi, un patto d'onore fra uomini e donne che pur, alcuno, avrebbe potuto riconoscere animati da un qualunque barlume d'onore « Ma ora… andate e catturateli! Catturatene almeno la metà e, in particolare, lasciate illeso lo shar'tiagho. Per la signora di questi mari! Per la sola, autentica incarnazione terrena di Thyres, che nella propria magnifica benevolenza a noi si è concessa! »&lt;br /&gt;« Per la Regina dei Mari… oaaah! » esclamò Tahara, ormai dimentica di tutto ciò che poteva essere stata in passato, ormai dimentica della propria identità qual Carsa Anloch, ormai dimentica di tutto al di fuori della propria sincera e assoluta fedeltà a Nissa Bontor, sovrana dell'isola di Rogautt e di tutti i pirati dei mari del sud, di quelle infinite e meravigliose lande.&lt;br /&gt;« Oaaah! » gridarono tutti, galvanizzati dalle parole del loro capitano e da quel loro stesso grido, quel grido scandito da una decupla quantità di voci rispetto a quelle della Jol'Ange, e in ciò, malgrado il sangue già versato, in grado di garantire loro una facile vittoria, in rapido trionfo su quegli indegni avversari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E la battaglia ebbe inizio. E nulla, per alcuno, fu più certo. Non gli eventi in corso. Non la realtà a loro circostante. Non la vita. E neppure la morte.&lt;br /&gt;Berah fu la prima a raggiungere la coperta della Mera Namile, arrampicandosi con rapidità e agilità fuori dall'ordinario lungo la cima da lei un istante prima lanciata per riservarsi una tale occasione. Rapida e agile, dopotutto, ella avrebbe obbligatoriamente dovuto essere nella speranza di riuscire, in tal modo, a conquistare il proprio obiettivo prima che un qualunque pirata lì sopra presente potesse essere colto dalla straordinaria idea di tagliare quella corda e, di conseguenza, lasciarla precipitare in mare. Non che alcuno trascurò un tale pensiero, ove, dopotutto, estremamente semplice sarebbe potuto essere, in tal modo, liberarsi di un'avversaria: tuttavia le parole della sovrana, così come anche ripetute dal loro capitano, non avrebbero potuto essere ignorate, trascurate, non considerate, ragione per la quale non una sola lama si levò in opposizione a quella cima e al rampino metallico a essa legato, attendendo, più quietamente, l'arrivo del soggetto che tanto impegno aveva in tal modo reso proprio. Impegno, quello della donna, del secondo in comando a bordo della Jol'Ange, che non mancò di esprimersi in termini eccezionali, quali quelli che la videro non semplicemente arrampicarsi sino a quella balaustra, quanto, addirittura, sospingersi oltre la medesima in un meraviglioso salto, balzo che le permise, al tempo stesso, di raggiungere il traguardo desiderato e, contemporaneamente, di giostrare con la propria lama ad aprire ben due gole di due oppositori in sua attesa, di due antagonisti frementi all'idea di poter essere i primi a catturare uno fra i loro obiettivi, così gratuitamente loro offertosi.&lt;br /&gt;Nel contempo di ciò, Noal fu altresì il primo a riservarsi una ferita, un danno, seppur lieve, quale quello impostogli da una picca avversaria, proiettata da un pirata slanciatosi a conquistare reciprocamente il ponte della loro nave e diretta, nelle intenzioni originali, a danno del giovane Ifra, individuato al timone e, in ciò, rapidamente condannato a morte. Ad arrestare tale volo, la parabola così descritta tanto dall'uomo quanto dalla propria arma, il capitano della Jol'Ange si lanciò a inerpicarsi rapidamente sul cassero e a respingere, con la potenza della propria mazza chiodata, il disgraziato, le viscere del quale sembrarono, in verità, persino esplodere nel momento di quell'impetuoso contatto. Non solo bloccato, ma addirittura catapultato all'indietro, venne allora il pirata, il quale, ciò nonostante, poté avere la soddisfazione di versare il primo sangue nemico, nel seguire la punta della propria asta andar a violare la coscia destra del proprio antagonista, aprendo sulla medesima un taglio non profondo e pur, non per questo, privo di ragionevoli occasioni di dolore. Dolore a provvedere al quale, ovviamente, fu l'adrenalina, in grazia alla quale il ferito non ebbe ragione neppure di accorgersi di quanto addottogli, nel godere, altresì, nel calore del sangue spillato dalla propria vittima, e involontariamente nebulizzatosi sul suo volto, sulle sue spalle e sulla parte superiore del suo busto, prima che il legittimo proprietario potesse ricadere in mare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« Venite pure avanti, luridi figli d'un cane rabbioso! » sbraitò Noal, offrendosi in quel momento decisamente lontano dall'uomo freddo e controllato che era solito apparire, tanto per il proprio tono, tanto per la propria esaltazione, quanto e ancor più per la maschera scarlatta con la quale si era ricoperto « Che Tarth mi possa affogare se, prima del calare del sole non avrò reso rossa l'acqua di questo mare con il vostro sangue! »&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2799799514116147997-2767214496275787400?l=middaschronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://middaschronicles.blogspot.com/feeds/2767214496275787400/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2799799514116147997&amp;postID=2767214496275787400&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/2767214496275787400'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/2767214496275787400'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://middaschronicles.blogspot.com/2012/01/1443.html' title='1443'/><author><name>Sean MacMalcom</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07040657565452036961</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-8KdQJ-bfDzM/TsaqxFj5eNI/AAAAAAAAAYk/14SJWe2ynlE/s220/YourAvatar.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2799799514116147997.post-4039459196802829546</id><published>2011-12-31T08:31:00.002+01:00</published><updated>2011-12-31T08:31:00.131+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='030 - Il nemico del mio nemico'/><title type='text'>1442</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;H&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;ui-Wen fu il primo a colpire. E nel sangue versato dal dardo proiettato dalla balestra di quell'audace figlio di Hyn oltre il tratto di mare che ancora separava le due navi, sembrò voler essere sancito quanto, da parte propria, l'equipaggio della Jol'Ange non avrebbe accettato di essere facile preda per la Mera Namile, non avrebbe accettato, se morte sarebbe dovuto essere il proprio destino, di accoglierlo con quieta rassegnazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/-_FVV7O1vjgM/TvrU6miiOQI/AAAAAAAAAbc/dqbD0CyRUlI/s1600/huiwen.png"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 120px; height: 150px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-_FVV7O1vjgM/TvrU6miiOQI/AAAAAAAAAbc/dqbD0CyRUlI/s320/huiwen.png" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5691095182378940674" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Sul ponte della goletta, accanto al fiero Hui-Wen, con l'immagine di un rosso dragone di mare emergente dalle onde ritratto sul proprio braccio destro e su parte dell'atletico e agile torso nudo, tutti i suoi compagni erano lì schierati e pronti a dimostrare, ancora una volta, di quale tempra fossero i veri figli di Tarth, i suoi fedeli e rispettosi credenti, che al dio signore e padrone di tutti i mari erano pronti a offrire il proprio sangue qual dimostrazione di quanto mai avrebbero permesso a qualcuno, fosse anche la regina di tutti i pirati, di definire in vece loro il fato a cui si sarebbero dovuti votare, negando loro quella libertà fondamentale per qualunque marinaio con la minaccia delle proprie armi e, peggio ancora, dei propri uomini, privi di qualunque rispetto, privi di qualunque senso delle famiglia, quali solo sarebbero potuti essere giudicati coloro che già avevano ucciso, cinque anni prima, Ja'Nihr e capitan Salge.&lt;br /&gt;Alla sua destra Masva, sempre splendida, sempre adorabile nel proprio femminile volto, e pur, lì, armata di una spada tipica dell'artigianato del lontano continente di Hyn, lama un tempo appartenuta a colui che, senza pietà, aveva privato della vita il loro capitano e che, da quel giorno, ella si era impegnata a imparare a adoperare, nella volontà, presto o tardi, di restituire il giusto prezzo di sangue a coloro i quali avevano complottato un tale orrore, un simile tradimento. Accanto a lei Av'Fahr, con una lancia dalla punta dorata, un'arma fiera e potente e che, pur, qualcuno avrebbe potuto criticare fra le mani di un uomo tanto possente, e alla quale, tuttavia, mai egli avrebbe rinunciato in quel momento, per ragioni, in verità, non dissimili a quelle della propria rossa compagna, ove quell'arma era appartenuta alla propria defunta e tanto amata sorella Ja'Nihr. E ancora, sempre più a destra, Berah, la bellezza della quale avrebbe incantato qualunque fra i pirati loro avversari, e la lama della sciabola della quale, caratterizzata da forme curve all'estremità di una lunga e agile impugnatura, atta a permetterle di giostrare con essa, mai avrebbe comunque concesso ad alcuno la benché minima ipotesi di pietà, desiderosa di gridare il nome del proprio amato qual invocazione a un dio, nel mentre in cui di chiunque avrebbe fatto macello.&lt;br /&gt;A sinistra di Hui-Wen, dai corti capelli corvini e dalla pelle e dai connotati tipici della propria origine orientale, di quel lontano continente che aveva abbandonato ancor bambino nell'intraprendere, come qualunque figlio del mare, un diverso cammino rispetto a quello della maggior parte della propria gente, erano poi, ancora, la rossa Camne, così diversa dalla giovinetta salvata da Midda Bontor oltre un lustro prima, e lì facente sfoggia della propria spada qual già pronta a richiedere la morte di chiunque a lei fosse stato offerto. E infine, accanto a lei il buon capitano della nave stessa, Noal, il quale, dopo aver lasciato il timone al proprio giovane mozzo Ifra, non aveva rinunciato a stringere fra le mani una pesante mazza chiodata, animato anch'egli, al pari del proprio intero equipaggio, da quell'unico, implacabile e insaziabile, desiderio di vendetta, che mai avrebbe potuto vederli appagati se non dopo la sconfitta di Nissa Bontor e di chiunque, innanzi a lei, si fosse schierato in sua difesa, a sua protezione.&lt;br /&gt;In sei, tre uomini e tre donne, erano i fratelli e le sorelle della Jol'Ange, allora pronti a dichiarar guerra alle numerose dozzine di pirati che l'ampio ventre della Mera Namile avrebbe potuto contenere al proprio interno. Sei impavidi marinai, e guerrieri, che, immediatamente, si erano lì disposti, non appena, sorprendendo ogni loro aspettativa, era stata la stessa nave dei pirati, da loro sino a quel giorno inseguita, a richiedere per sé un ruolo di inseguitrice, invertendo la propria rotta e decidendo di affrontarli, quasi avesse avuto modo di maturare coscienza a tal proposito. Una coscienza, in effetti, maturata dalla stessa sovrana lì imperante, la quale, a seguito della propria onirica avventura con Be'Sihl, aveva avuto modo di identificare quegli improbabili inseguitori e la quale, a ovviare a qualunque possibile imprevisto, aveva quindi deciso di concludere ogni giuoco ancor prima del proprio possibile inizio.&lt;br /&gt;Alla base della scelta della regina, facilmente intuito da parte dello stesso shar'tiagho, non sarebbe potuta che essere riconosciuta anche un'esplicita volontà non tanto in suo diretto contrasto, troppo egocentrico sarebbe stato a ritenerlo, quanto e peggio in contrasto alla sua amata. Ove, infatti, le parole di Desmair fossero state sincere, e alcuna ragione di dubbio avrebbe potuto ormai avere a tal riguardo, l'eventualità di affrontare e sottomettere la Jol'Ange avrebbe consentito alla loro principale antagonista, alla possibile antagonista dell'intera umanità, invero, di conquistare numerose occasioni di utile ricatto morale nei riguardi della Figlia di Marr'Mahew. Quest'ultima, infatti, sebbene indifferente sarebbe restata nel confronto con minacce rivolte al proprio stesso futuro, al proprio destino, non tale sarebbe potuta egualmente essere nel momento in cui, a pagarne il prezzo, sarebbero potute essere persone a lei care: egli stesso, innanzitutto, e poi, sicuramente, tutti coloro che ella aveva già avuto modo di conoscere e di apprezzare a bordo di quella goletta, e a cui mai avrebbe voluto addurre altro danno, non dopo quanto logo già, purtroppo, imposto.&lt;br /&gt;Una battaglia, quella così inevitabile, ineluttabile, che tutti, per proprie legittime ragioni, non avrebbero potuto evitare di desiderare, di pretendere: gli uni per vendetta, gli altri per predominio, e lui… beh… lui per amore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« Uomini e donne della Jol'Ange. Amici. Fratelli e sorelle. » aveva preso voce Noal un istante prima dell'inizio della fine, in quello che, sapeva, essere il suo momento, la sua ora, forse l'ultima occasione concessagli per potersi rivolgere al proprio equipaggio in quanto capitano, onore e onere il cui peso, la cui colpa, se solo non fossero usciti vivi da lì, sarebbe necessariamente gravata sul suo animo per l'eternità, dannandolo « Non voglio mentirvi. Non voglio ingannarvi. Non voglio dirvi che non ho paura. » aveva ammesso, con fierezza tale da rendere impossibile associare quell'immagine, quell'uomo lì a torso nudo come ogni proprio compagno, a un qualunque concetto di timore, di ritrosia innanzi all'imminente scontro.&lt;br /&gt;« Io oggi ho paura. » si era concesso occasione di ripetere, a non permettere ambiguità attorno alla sua affermazione « Io oggi ho paura di poter sopravvivere a quanto abbiamo deciso di compiere senza riuscire a concluderlo. Io oggi ho paura di veder morire uno solo fra voi, sangue del mio sangue, senza essere in grado di evitarlo o di vendicarvi. » aveva specificato, nulla negando al valore della propria iniziale ammissione e, anzi, meglio definendola per non lasciarla apparire qual vuota asserzione, qual vana retorica priva di qualunque utilità « Io oggi ho paura di non rendere onore al mio nome, al nome di mio padre e del padre di mio padre prima di lui. Io oggi ho paura di non riuscire a concedere giustizia e pace allo spirito dei nostri amici uccidi dalla bestia che si nasconde su questo vascello, forse dietro a cinquanta uomini, forse dietro a cento uomini, o forse, e ancora, dietro a molti più ancora. Io ho paura di non riuscire ad avere ancora così tanto da vivere per compiere quanto so di dover compiere, per concludere, finalmente, una guerra iniziata cinque anni fa… una guerra da noi non desiderata, da noi non ricercata, e che pur, per Tarth, io voglio oggi concludere! »&lt;br /&gt;« Fratelli. Sorelle. » aveva ripreso, dopo un momento di silenzio, forse utile a concedere all'eco delle sue parole di non rendere incomprensibile quel suo discorso alle orecchie dei loro avversari, che desiderava potessero udire quanto stava scandendo a pieni polmoni « Che Salge, Ja'Nihr e lo stesso Tarth, signore dei mari e nostro padre, possano essere tutti orgogliosi di noi in questo giorno. E che ci possano accogliere nella loro gloria al momento della nostra morte! »&lt;br /&gt;« Per la Jol'Ange… » aveva quindi incitato Berah, prendendo voce a conclusione di quelle parole, nel levare la propria lama verso il cielo « Oaaah! »&lt;br /&gt;« Oaaah! » avevano alfine risposto tutti, in quello che, nei loro cuori, sapevano sarebbe potuto essere il loro ultimo saluto, il loro testamento, rivolto a tutti gli dei, del mare così come del cielo, della terra e del fuoco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fu allora che, sollevando la propria balestra, meravigliosa arma di tutt'altro che banale utilizzo, soprattutto a bordo di una nave, di una goletta sempre in balia dei capricci del mare e delle sue correnti, Hui-Wen aveva preso la mira e, con un colpo perfetto, impeccabile e impietoso, aveva trapassato l'occhio sinistro di uno dei pirati presenti sul ponte della Mera Namile, per offrire a quel loro grido già carico di un impeto privo d'eguali, la letale concretezza di una macabra promessa di morte per tutti i loro avversari.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2799799514116147997-4039459196802829546?l=middaschronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://middaschronicles.blogspot.com/feeds/4039459196802829546/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2799799514116147997&amp;postID=4039459196802829546&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/4039459196802829546'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/4039459196802829546'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://middaschronicles.blogspot.com/2011/12/1442.html' title='1442'/><author><name>Sean MacMalcom</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07040657565452036961</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-8KdQJ-bfDzM/TsaqxFj5eNI/AAAAAAAAAYk/14SJWe2ynlE/s220/YourAvatar.png'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-_FVV7O1vjgM/TvrU6miiOQI/AAAAAAAAAbc/dqbD0CyRUlI/s72-c/huiwen.png' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2799799514116147997.post-3633495691754727554</id><published>2011-12-30T08:30:00.001+01:00</published><updated>2011-12-30T08:30:02.571+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='030 - Il nemico del mio nemico'/><title type='text'>1441</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;M&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;a ancor prima che quel monito potesse essere concluso nella propria stessa definizione, ancor prima che Midda Bontor, morente, potesse esprimere quel proprio testamento all'attenzione di colui alle orecchie del quale, solo, evidentemente, si sarebbe fidata di scandirlo, una terza voce si impose all'attenzione dello shar'tiagho, richiamandone l'interesse con prepotenza, con urgenza, addirittura simile ad allarme nella propria premura…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« No, Be'Sihl! » esclamò la voce di Midda Bontor, di un'altra Midda Bontor, per lo meno, provenendo da dietro le sue spalle, dalla medesima porta d'ingresso alla cella « Non ascoltarla! Non dare retta a quella megera! » lo incitò, impietosa nei riguardi di se stessa o, meglio, della propria esatta copia, o, forse, della propria versione originale « Non è chi tu pensi che sia! »&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Midda e Midda. O forse Nissa e Midda. O, addirittura, Nissa e Nissa. Se quello era veramente un sogno, così come avrebbe dovuto essere, un incubo, così come aveva sperato che fosse, ognuna di tali combinazioni avrebbe potuto essere accolta qual egualmente valevole, laddove, spiacevole a ricordarsi, Nissa aveva già avuto occasione, nella realtà, di interpretare il ruolo della propria gemella, e di interpretarlo con straordinaria efficacia, al punto che chiunque, in Kriarya, aveva inizialmente colpevolizzato la stessa Figlia di Marr'Mahew per l'attentato a lord Brote e il conseguente omicidio di lady Nass'Hya.&lt;br /&gt;Ma ove tutto quello avesse da considerarsi il frutto di una sua perversione onirica, priva di qualunque collegamento con la realtà, qual genere di messaggio avrebbe dovuto essere inteso dietro a quell'evoluzione, agli eventi per così come da lui lì vissuti? E, peggio, se invece tutto quello non avesse dovuto essere giudicato qual espressione di una qualche contorta fantasia, magari a sfondo vagamente sessuale, ma avesse dovuto essere accolto qual un'impropria preveggenza su quanto sarebbe accaduto, qual futuro lo avrebbe così atteso? Avrebbe dovuto realmente affrontare tale dualità, simile duplicità? E se così fosse stato, quale sarebbe stata la sua scelta?&lt;br /&gt;Per propria fortuna, o sfortuna, come avrebbe avuto a rimproverarsi a breve, Be'Sihl non era uno stupido e, nel confronto fra una Midda assolutamente riposata, serena, magnifica nelle proprie forme e nel proprio carisma; e un'altra Midda altresì distrutta, piegata ma non ancora, forse, spezzata, per quanto ormai tragicamente morente; egli non avrebbe mai potuto riservarsi dubbi di identità, non avrebbe mai potuto confondere Nissa, ammesso che tale ella fosse, con Midda. Non, di certo, nella consapevolezza del lungo periodo di prigionia dalla prima imposto sulla seconda, dalla propria nemica addotto a discapito della propria amata in conseguenza di un odio ingiustificato, non commisurato al torto comunque subito.&lt;br /&gt;Ragione per la quale, senza offrire il minimo riguardo alla nuova Midda, potenziale Nissa, egli tornò a volgersi in direzione della Midda prigioniera, di colei che, per quanto prossima alla fine, aveva cercato di sussurrargli qualcosa, nel volergli affidare un qualche genere di compito, evidentemente giudicato di importanza fondamentale, seppur secondo ragioni che, in quello specifico momento, non riuscivano a essere individuate dal raziocinio dell'uomo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« Sono ancora qui, amore mio. » scandì, tornando a sfiorare il volto dell'amata con le proprie mani, incerto, persino, sulla possibilità di toccarla senza imporle, in ciò, ragione di sofferenza « Gli scettri del faraone… cosa dev… »&lt;br /&gt;« Dannazione, Be'Sihl! » incalzò, ora chiaramente alterata nelle proprie emozioni, la voce dell'altra Midda, a esprimere quanto quel suo ottuso disinteresse gli fosse sgradito « Non voglio credere che tu possa davvero essere così facilmente tratto in inganno da una messinscena tanto patetica. E' vero che hai anche creduto alla mia sincera collaborazione, dopo che ti ho fatto catturare dagli schiavisti… ma ora, dannazione, in giuoco vi è qualcosa in più che la tua inutile vita! »&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quella frase, quell'affermazione tanto energica scandita dalla voce di Midda, risuonò nella mente dello shar'tiagho qual pur definita da un bel diverso interlocutore: un interlocutore che ben conosceva; che, in quella confessione, stava rivelando in quali termini dover realmente interpretare alcuni eventi del suo recente passato; e che, malgrado ciò, ora non sembrava non desiderare farsi beffe di lui quanto, piuttosto, evitare che qualcun altro potesse riservarsi una simile occasione.&lt;br /&gt;Ma chi, al di là dello stesso Desmair, avrebbe allora potuto avere ragione di tentare di ingannarlo in quel modo? Chi avrebbe potuto avere ragione di invadere l'intimità dei suoi sogni per cercare di estorcergli una qualche informazione? E, ancora, qual valore avrebbe potuto effettivamente avere una simile informazione, per ottenere la quale tanto impegno stava evidentemente venendo posto in essere?&lt;br /&gt;Anticipando, tuttavia, qualsiasi possibile replica a una sola di tali questioni, qualsiasi possibilità, per l'uomo, di maturare allora una maggiore consapevolezza nel merito di quella situazione, per lui non semplicemente nuova, inedita, ma addirittura aliena, estranea a quanto, per lui, era sempre stata la realtà, la quotidianità, qualcosa intervenne in maniera estremamente prepotente e violenta a richiedere, da parte sua, di ovviare a qualunque possibile distrazione qual quella lì appena impostagli. Qualcosa, o, meglio, qualcuno, che si era già presentato al suo sguardo con le fattezze della propria amata, quella prigioniera e in fin di vita, la quale, allora, mutò improvvisamente incedere, nel riprendere voce e nell'imporla, lì, qual fredda e altera, sprezzante e distaccata da tutto e tutti, quasi non fosse ancor appesa a testa in giù, ricoperta del proprio stesso sudiciume, quanto, piuttosto, seduta con eleganza e supponenza su un alto trono, qual pur era solito apparire lo stesso Desmair nei loro confronti quasi quotidiani…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« Chi sei tu? » domandò, scandendo lentamente ogni sillaba e rivolgendosi all'altra Midda, a colei che il locandiere aveva avuto ragione di identificare qual il proprio semidivino compare, a lui ancora una volta accorso con incredibile puntualità nel momento del bisogno « Non puoi essere una proiezione del subconscio di questo mortale. Sei qualcosa di diverso… qualcuno di diverso. Chi sei tu?! »&lt;br /&gt;« Ora, Be'Sihl… » annunciò il demone, in quello che apparve prossimo a un ordine « Devi svegliarti. »&lt;br /&gt;« C-cosa?! » esitò questi, sinceramene confuso da quanto stava avvenendo.&lt;br /&gt;« Svegliati! »&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E Be'Sihl si destò. Madido di sudore, qual solo sarebbe potuto essere al termine di un sogno tanto orrendo, confuso, qual solo sarebbe potuto essere al termine di un'esperienza sì allucinante, e pur sveglio e, fortunatamente, ancora vivo, ringraziando in cuor suo gli dei tutti per quell'opportunità, temendo, in cuor suo, l'eventualità forse paradossale, o forse terribilmente concreta, che da quell'incubo gli sarebbe potuta essere negata una qualche occasione di ritorno, di risveglio, di riconquista della realtà.&lt;br /&gt;Un risveglio, il suo, che lo vide a bordo della Jol'Ange solo per un fugace istante, il tempo di elaborare un pensiero in tal senso, di apprezzare la propria concreta e veritiera posizione, prima di essere nuovamente sbalzato in una realtà diversa e pur non nuova, venendo richiamato, come prevedibile, a concilio da Desmair: convocazione in assenza della quale, probabilmente, sarebbe stato egli stesso a domandarne esigenza, a costo di gridare a squarciagola il nome del proprio compagno in quella folle notte…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« Che accidenti è accaduto?! » questionò lo shar'tiagho, non concedendosi occasione di stupore o di disorientamento per quel nuovo, rapido trasferimento in un teatro ancor diverso dagli ultimi due visitati « Chi era quella donna? E come è possibile che sia entrata nel mio sogno? E come è possibile che tu ci sia entrato?! »&lt;br /&gt;« Non lo hai ancora compreso? » replicò Desmair, seduto sul proprio consueto scranno e pur, lì, apparendo insolitamente affaticato, o, forse, preoccupato « Quello non era un sogno, razza di idiota. Non è mai stato un sogno. Mia moglie l'ha risvegliata. L'ha riportata nel vostro mondo. Ha, persino, recuperato i suoi scettri. E, ora, ella li rivuole, per poter riedificare il proprio regno ed evitare di essere nuovamente sconfitta! » definì, forse dando per assoldate troppe conoscenze da parte del proprio interlocutore, il quale, tuttavia, riuscì a seguirlo in maniera sorprendente anche per se stesso, rabbrividendo al pensiero di quanto sarebbe potuto essere se solo, in quelle parole, vi fosse stata una vaga ombra di verità.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2799799514116147997-3633495691754727554?l=middaschronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://middaschronicles.blogspot.com/feeds/3633495691754727554/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2799799514116147997&amp;postID=3633495691754727554&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/3633495691754727554'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/3633495691754727554'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://middaschronicles.blogspot.com/2011/12/1441.html' title='1441'/><author><name>Sean MacMalcom</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07040657565452036961</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-8KdQJ-bfDzM/TsaqxFj5eNI/AAAAAAAAAYk/14SJWe2ynlE/s220/YourAvatar.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2799799514116147997.post-1252070848024091364</id><published>2011-12-29T08:29:00.001+01:00</published><updated>2011-12-29T08:29:00.102+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='030 - Il nemico del mio nemico'/><title type='text'>1440</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;N&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;uovi sogni. Nuovi incubi.&lt;br /&gt;Ogni momento di riposo, ove non interrotto da un'eventuale riunione clandestina con il proprio compagno, o committente, Desmair; per Be'Sihl si tramutava con incredibile puntualità, con imperturbabile costanza, in un'occasione per rivivere la medesima scena, la stessa terribile sequenza dal sapore vagamente profetico che, senza mai concedergli un'occasione utile a giungere a una qualche conclusione, a una qualche verità sulla sorte alla quale la propria amata sarebbe potuta essere già stata condannata dietro la porta da lui mantenuta costantemente chiusa, oltre quella soglia che non sembrava essere in grado, o avere concreto desiderio, di dischiudere. Ciò nonostante, a ogni nuovo sonno, a ogni nuovo sogno, con il passare dei giorni e con l'avvicinarsi, speranzosamente ineluttabile, del momento in cui quel sogno sarebbe necessariamente divenuto realtà, lo shar'tiagho si ritrovò posto in condizione di reagire alla passività con la quale quegli stessi eventi gli erano stati sino ad allora proposti al punto tale da venire persino a noia, allo scopo di impegnarsi ora realmente nella volontà di superare quell'ultimo ostacolo, abbattere quell'ultimo muro e, in ciò, essere posto a confronto con quanto aveva deciso essere solamente un prodotto della propria stessa psiche, conseguenza della psicologica stanchezza in lui accumulata allo scopo di non cedere alla follia, di non perdere del tutto il controllo con la realtà in un mondo nel quale, paradossalmente, la realtà sembrava star perdendo sempre più di significato, soprattutto nel rapporto con un essere qual il semidio.&lt;br /&gt;E così, a ogni nuovo sogno, a ogni nuovo incubo, ripetendosi ossessivamente quanto nulla di tutto ciò avrebbe dovuto essere confuso qual ritratto di un evento reale, non presente né, tanto meno, futuro, egli si sforzò di ignorare tanto la battaglia a sé circostante, quanto la fuggiasca figura di Nissa Bontor, divenutagli, in tanto puntuale confronto, incredibilmente familiare, al solo fine di poter raggiungere quanto prima quella soglia e, alla fine, persino di aprirla. L'attuazione di un tale piano non fu semplice, non fu immediata e, soprattutto, non fu gratuita, apparentemente vanificando nel proprio impegno in tal senso ogni effetto di quello che pur avrebbe dovuto essere considerato un suo periodo di riposo. Alla fine, comunque, egli riuscì a riservarsi il tempo utile per iniziare a sfiorare la maniglia di quella porta e, via via, addirittura di toccarla e di abbassarla, facendo proprio, a ogni nuovo giorno, un piccolo ma importante progresso, una conquista sudata e più che meritata che, alla fine, era certo, gli avrebbe permesso di violare definitivamente quel limite, quella soglia.&lt;br /&gt;Un traguardo, il suo, che nel non dipendere apparentemente da altri fattori estranei alla sua stessa mente, alla sua sola volontà, qualcuno avrebbe potuto giudicare a dir poco scontato, ovvio, banale e, in ciò, del tutto privo di valore alcuno, soprattutto se posto in confronto con il più concreto e complesso traguardo rappresentato dall'azzeramento della distanza fra la Jol'Ange e la Mera Namile, fra la loro goletta e il vascello della regina di Rogautt.  Una conquista, ancora e tuttavia, che, come solo a posteriori anch'egli poté comprendere e apprezzare, si ritrovò a essere, paradossalmente, espressione della stessa difficoltà fisica da loro impiegata per il raggiungimento del loro altro obiettivo, e di quanto, mai sicuramente gradevole, ne sarebbe conseguito. Purtroppo, nella notte in cui, finalmente, la sua mano riuscì non solo a spingere completamente verso il basso la maniglia di quella porta ma, anche e addirittura, a spingere la porta stessa in avanti, per aprirsi la via verso l'interno della cella, della prigione entro la quale la propria amata era stata richiusa, egli non ebbe immediata occasione di comprendere, di apprezzare quanto i due obiettivi avrebbero dovuto essere riconosciuti quali assolutamente paralleli, addirittura vincolati l'uno all'altro, e, purtroppo, non qual mera espressione di un suo intimo disagio, di una sua nevrosi ormai non più trattenuta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« Midda! » esclamò, quasi grido, nello spingersi all'interno di quell'ambiente ancor prima di poterne effettivamente prendere visione, non avendo ragione per temere, dal medesimo, una qualche possibile minaccia e, anzi, temendo che una qualche sua ulteriore esitazione avrebbe potuto significare rimandare al giorno successivo il compimento, così a lungo rimandato, di quell'esperienza onirica « Midda! »&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E l'immagine che, oltre quella soglia, gli venne offerta, non poté essere per lui considerata qual già nota, qual già anticipatagli, magari a opera della voce di Desmair, laddove, come solo in quel momento ebbe ragione di rendersi conto, sino ad allora il proprio compare non gli aveva mai riferito dettagli precisi sull'effettiva condizione nella quale la propria amata poteva lì star vivendo quel sequestro, quella condanna. Quasi il demone avesse dovuto mantenersi a debita distanza dal vascello, le informazioni condivise con lui sulla Mera Namile e su Midda, erano sempre rimaste estremamente generiche, non facendo, di certo, riferimento alcuno al fatto che la mercenaria dagli occhi color ghiaccio potesse essere stata addirittura appena a testa in giù, saldamente vincolata all'interno ambiente a sé circostante da forti catene metalliche, che i suoi stessi arti stavano lì costringendo in posizione radiale. Una circostanza estremamente spiacevole, resa ancor peggiore, nella propria evidenza, dal sudiciume nel quale ella era stata lì abbandonata, della quale forse il semidio non gli aveva offerto piena trasparenza per non imporgli eccessiva pena, ma che, forse e altrimenti, lo aveva visto preferire il silenzio alla piena esplicazione per motivazioni ben diverse e, paranoico forse a pensarsi, alle reali ragioni, ancor taciute, per le quali tanto impegno aveva voluto porre sino a quel momento in tale missione.&lt;br /&gt;Vedendola lì sofferente in tal postura, difficile fu per lo shar'tiagho trattenere il proprio istinto, che nelle sue orecchie non si limitava a suggerire, ma addirittura gridava a squarciagola, la necessità di accorrere a lei, di salvarla da un altrimenti ingeneroso fato. Tuttavia, al di là di quanto i suoi occhi, o, meglio, quelli che credeva essere i suoi occhi, si ostinavano a mostrargli, ella era solo un sogno, un incubo, e come tale avrebbe dovuto essere trattata, fosse anche e solo al fine di riuscire ad abituarsi a quell'inevitabile dolore che non avrebbe potuto ovviare a tempo debito, in previsione di quanto sarebbe, presto o tardi, potuto avvenire, nel giorno della loro reale riunificazione. Non immediato, non ovvio e non indolore, comunque, fu per lui costringersi a simile concetto, a tale solida idea, ove il suo cuore, folle, non sembrava voler concedere spazio alcuno alla sua mente per elaborare un tale concetto e, in conseguenza a simile consapevolezza, per impedirgli di compiere un gesto sicuramente stupido, privo di significato, se non, anche, pericoloso, per seppur difficile sarebbe stato per lui immaginare una situazione di pericolo in quel contesto.&lt;br /&gt;E prima ancora che la sua razionalità potesse prevalere sulle sue emozioni, la sua mente, pur consapevole della reale natura di quanto a lei circostante, potesse imporre al suo cuore il necessario silenzio, nel desiderio di potersi riservare occasione di comprendere qual fine, quale scopo avrebbe dovuto essere apprezzato al sopraggiunto termine di un tanto ossessivo sogno; gli occhi confusi della donna guerriero, fino a quel momento apparsi quasi ciechi nell'assenza di una qualunque reazione alla sua presenza, si mossero ad abbassarsi, ossia ad alzarsi, per poterlo fissare in volto e, forse, cercare con non poca difficoltà di riconoscerlo…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« … chi…?! » gemette una voce irriconoscibile, tanto quella prigionia l'aveva piegata nella propria più intima essenza, nella propria stessa natura di donna e di guerriero.&lt;br /&gt;« Io, Be'Sihl, amore mio! » esclamò egli, gettando alle ortiche ogni senso di prudenza e di razionalità per spingersi a inginocchiarsi davanti a lei, ad avvicinarsi maggiormente a quel volto, per poterne meglio ascoltare la voce e per potersi far meglio identificare.&lt;br /&gt;« … Be'… Be'Sihl…. » sussurrò ella, persino errando nel porre i giusti accenti sulle corrette sillabe, così come non accadeva praticamente dal momento del loro primo incontro « … Be'Sihl… Thyres sia lodata… a… asco… ascoltami, ti prego. Prima… prima che sia… troppo tardi. »&lt;br /&gt;« Sì. » annuì l'uomo, pronto non solo ad ascoltarla, ma persino a morire per lei, se solo ciò sarebbe potuto servire a concederle un solo ulteriore istante di vita « Sono qui, amore. Sono qui. Parlami… »&lt;br /&gt;« Gli… gli scettri. » richiese la donna, sempre con tono spezzato, qual solo sarebbe potuto essere quello di chi troppo pericolosamente vicino alla fine dei suoi giorni, qual pur, senza troppo impegno, sembrava purtroppo essere la mercenaria « Gli scettri… del faraone… devi… devi recuperarli… e distrug… distruggerli, prima che… prima che… »&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2799799514116147997-1252070848024091364?l=middaschronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://middaschronicles.blogspot.com/feeds/1252070848024091364/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2799799514116147997&amp;postID=1252070848024091364&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/1252070848024091364'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/1252070848024091364'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://middaschronicles.blogspot.com/2011/12/1440.html' title='1440'/><author><name>Sean MacMalcom</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07040657565452036961</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-8KdQJ-bfDzM/TsaqxFj5eNI/AAAAAAAAAYk/14SJWe2ynlE/s220/YourAvatar.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2799799514116147997.post-1749307365360559107</id><published>2011-12-28T08:37:00.001+01:00</published><updated>2011-12-28T08:37:59.271+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='030 - Il nemico del mio nemico'/><title type='text'>1439</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;N&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;on per altruismo, quindi, né, tanto meno, per amore, il semidio aveva ricercato quell'unione. Unione alla quale, a prescindere dal proprio stesso incarico, dietro il quale aveva pur ricercato una formale scusa, la Figlia di Marr'Mahew non avrebbe mai acconsentito, non laddove sarebbe andata a distruggere la vita, il futuro e i sogni di una giovane donna alla quale, pur, aveva imparato ad affezionarsi. Per la salvezza di Nass'Hya, innanzitutto, di Fath'Ma, ancora, e infine propria, Midda si era sostituita alla sposa sotto il suo burqa nuziale, estorcendo una promessa di immunità per tutte loro ma, subito dopo, ritrovandosi costretta a celebrare per intero quell'infausto rito, in conseguenza al quale si era legata a quel demoniaco marito più di quanto non avrebbe potuto gradire essere.&lt;br /&gt;Purtroppo, al di là di tutti gli sforzi da lei compiuti per la felicità di Nass'Hya, Desmair non avrebbe dovuto essere giudicato in torto nella propria critica al risultato conseguito dalla propria ultima moglie. La principessa y'shalfica, divenuta sì sposa per Brote nonché madre per un suo erede, era infatti poi rimasta tragicamente uccisa in una violenta e crudele offensiva contro di lei ordita dalla stessa Nissa Bontor, la gemella dell'esistenza della quale alcuno, persino lui, pur sì legato a Midda, aveva prima di allora avuto occasione di semplice supposizione, ove appartenente a un passato che, forse per tutelare la propria serenità, la mercenaria aveva completamente obliato nel corso degli anni, nel cercare una nuova vita lungo vie totalmente estranee a quelle proprie della sua giovinezza, all'adolescenza spesa accanto a Salge Tresand, anche e soprattutto a bordo di quella stessa goletta ora coinvolta in quella missione di vendetta e di salvezza, la Jol'Ange. E proprio nel riconoscere, ormai, qual insopportabile il troppo gravoso fardello delle morti a lei purtroppo collegate, per le quali lei avrebbe dovuto essere considerata responsabile, colpevole suo malgrado solamente di essersi affezionata a qualcuno, Midda aveva deciso di non tollerare ulteriormente l'esistenza in vita della propria gemella, stabilendo in ciò di ucciderla per poter vendicare non solo Nass'Hya, Ja'Nihr e Salge, ma anche tutti coloro che, oltre a loro, erano rimasti vittime di quell'insensata e crudele follia omicida.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« Credi davvero che Nass'Hya avrebbe goduto di un destino migliore accanto a uno sposo non desiderato? Accanto a un… un mostro tuo pari, per il quale ella non sarebbe stata altro che un mezzo, uno strumento da utilizzare e nulla più?! »&lt;br /&gt;« Per lo meno sarebbe stata viva… » insistette Desmair, sovrastando il proprio interlocutore con una mole smisurata, che avrebbe dovuto seriamente preoccupare Be'Sihl se solo quell'incontro non fosse stato irreale, privo di qualunque valenza fisica.&lt;br /&gt;« Meglio morire liberi, piuttosto che vivere da schiavi! » esclamò il locandiere, non lasciandosi comunque intimidire da quello spettacolo, non arretrando dalle posizioni psicologiche assunte sino a quel momento « E se tu credi che, in grazia al tuo aiuto, Midda potrà dimostrarsi animata da sentimenti diversi dall'orrida ripugnanza e dal disprezzo che ora prova al confronto con il tuo nome… beh… sappi che ti sbagli. E ti sbagli in proporzioni madornali. »&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E proprio quando, in tale sviluppo, lo shar'tiagho si sarebbe potuto dire praticamente certo di un'irrimediabile esplosione d'ira da parte del proprio interlocutore, reazione in conseguenza alla quale, nel migliore dei casi, la propria coscienza sarebbe ritornata nel proprio legittimo spazio all'interno del suo corpo, o per la quale, peggio, sarebbe stato ucciso da uno o più degli spettri a lui circostanti, senza che alcuno avrebbe potuto ipotizzare di intervenire in suo aiuto, in suo soccorso; Desmair rispose a tanta provocazione, a tanta offensiva verbale, semplicemente concedendosi una grassa e sentita risata, nel gettare il capo all'indietro e nel lasciar riecheggiare la propria voce all'interno di quella sala qual trasparente messaggio di incontenibile divertimento. Un'ilarità che non durò poco, non si concesse rapida occasione per scemare, ma che, anzi, proseguì per tutto il tempo necessario al semidio per ritornare seduto sul proprio trono e lì, lentamente, quasi con difficoltà, ritrovare un minimo controllo, almeno sufficiente a permettergli di prendere nuovamente parola in risposta a un intervento tanto ameno qual era stato quell'ultimo per lui.&lt;br /&gt;Un intervallo di tempo, quello così richiesto, che non concesse a Be'Sihl alcuna possibilità di ulteriore voce o, tanto meno, azione, nel costringerlo ad attendere quietamente, quasi tediato, il momento opportuno per riprendere l'argomento lì rimasto in sospeso e, soprattutto, per comprendere le ragioni di una sì violenta e irrefrenabile risata a proprio implicito discapito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« Oh, no. No, mio piccolo e fragile amico. » rise, ancora, il Figlio di Kah, scuotendo l'enorme rosso capo ornato da bianche corna « Non sono io quello in errore, quanto, piuttosto, tu, nel ritenere verità quanto appena scandito. »&lt;br /&gt;« Cosa intendi dire…?! » domandò numi il locandiere, desiderando che l'interlocutore chiarisse le proprie posizioni e sperando, in ciò, di spingerlo a definirle in maniera univoca e non più ambigua qual pur erano rimaste sino ad allora « In cosa io starei sbagliando? »&lt;br /&gt;« Erri… » ridacchiò « Erri nel pensare che a me, Desmair, progenie del dio Kah e della regina Anmel, possa esservi qualche pur vago interesse nei riguardi del giudizio di una mortale come altre qual, dopotutto, sempre è stata, e sempre resterà, la mia fedifraga sposa. » sancì, sorridendo divertito « Lo ammetto: è una donna speciale, dotata di un corpo indubbiamente accattivante, e di uno spirito ammaliante, capace di spingersi a tradurre in realtà quanto, per molti, non riuscirebbe neppure a essere fantasia. » proseguì, osservando Be'Sihl senza rancore alcuno per quanto da lui prima imputatogli « Ciò nonostante, nulla di quanto lei potrebbe offrirmi rientra nei miei desideri, nelle mie necessità, e, in questo, per quanto indegnamente divenuta mia moglie, di cosa ella possa pensare di me non vi può essere alcuna importanza, alcun interesse da parte mia. »&lt;br /&gt;« E allora per quale assurda ragione stai impegnandoti tanto nella sua salvezza? Per quale ragione mi hai guidato e, addirittura, protetto sino a oggi, lasciandomi incontrare l'equipaggio della Jol'Ange affinché assieme a loro potessi raggiungerla e salvarla? » incalzò, tutt'altro che soddisfatto da quella risposta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un'eventualità, un'eventualità tutt'altro che remota e che, anzi, sin dal primo giorno non aveva mancato di rimbalzare nella testa dell'uomo, mantenendosi, ciò nonostante, da lui non ascoltata, era stata quella per la quale, in effetti, interesse di Desmair potesse essere, inizialmente, la sua morte e, più tardi, anche quella di tutti gli uomini e le donne della Jol'Ange, in una strage che, tuttavia, se pur avrebbe ferito in maniera profonda la Figlia di Marr'Mahew, al tempo stesso l'avrebbe anche scatenata contro di lui animata da tale spirito di vendetta che difficilmente, malgrado la propria apparente immortalità e invincibilità, avrebbe avuto una qualche possibilità di scampo. Forte di tale consapevolezza, e folle per il timore di perdere la propria amata, Be'Sihl non aveva voluto prestare interesse a una simile eventualità, a un tale, e pur non impossibile, risvolto qual reale scopo di un piano in tal caso anche sin troppo inutilmente complesso, ove, per avere le loro vite, al semidio non sarebbe occorsa tanta fatica, tanto sforzo qual pur avrebbe dovuto essere riconosciuto quello da lui sinora speso in loro apparente collaborazione.&lt;br /&gt;Ragione per la quale, comunque, la domanda non sarebbe potuta che essere sempre la stessa, inalterata nella propria formulazione e, purtroppo, rimasta ancora prima vi risposta: perché?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« La verità che cerchi altra non è che la stessa che già anima le tue azioni sin dal giorno in cui hai lasciato la tranquillità della tua locanda per incamminarti in questo lungo e difficile viaggio insieme a me, mio caro Be'Sihl Ahvn-Qa. » espresse egli, a voler, forse, accontentare il proprio interlocutore, per quanto non in maniera diretta, in termini espliciti e finalmente privi di possibilità di dubbio sulle sue intenzioni, in merito alle sue ragioni « Perché hai accettato questa alleanza, questa tregua fra noi, ove pur tanto difficile e innaturale è per te fidarti di chi, ai tuoi occhi, appare solo quale un orrendo mostro? » lo interrogò, sorridendogli con serenità, con il volto ancora illuminato dagli effetti dell'ilarità appena vissuta « Per quale assurda ragione, nel momento in cui mi hai saputo qual schierato in contrasto a Nissa Bontor, non hai esitato ad accettare la mia presenza al tuo fianco e, ancor più, a seguire le mie istruzioni, la mia guida, sebbene io abbia già tentato di ucciderti e, peggio ancora, abbia causato la morte di due tuoi parenti poco più di un anno fa? »&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2799799514116147997-1749307365360559107?l=middaschronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://middaschronicles.blogspot.com/feeds/1749307365360559107/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2799799514116147997&amp;postID=1749307365360559107&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/1749307365360559107'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/1749307365360559107'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://middaschronicles.blogspot.com/2011/12/1439.html' title='1439'/><author><name>Sean MacMalcom</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07040657565452036961</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-8KdQJ-bfDzM/TsaqxFj5eNI/AAAAAAAAAYk/14SJWe2ynlE/s220/YourAvatar.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2799799514116147997.post-7066748311247290465</id><published>2011-12-27T08:19:00.000+01:00</published><updated>2011-12-27T08:20:15.151+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='030 - Il nemico del mio nemico'/><title type='text'>1438</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;« P&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;robabilmente tutto questo starà compromettendo la mia capacità di intendere e di volere, lasciandomi impazzire… eppure credo di star iniziando ad abituarmi a questi nostri incontri clandestini. » si concesse possibilità di premettere, quando comprese che Desmair stava per liquidarlo, dopo averlo aggiornato nel merito delle correzioni di rotta che la Jol'Ange avrebbe dovuto prendere al fine di non smarrire la giusta via « Purtroppo, per quanto mi renda conto che è un'idiozia pensare di arrivare a fidarsi di una creatura oscena e abietta qual tu sei, potrei anche finire per accettare il tuo positivo contributo a tutto questo… se solo tu me ne offrissi una valida ragione, qual, prima fra tutte, spiegarmi il motivo per il quale hai improvvisamente deciso di schierarti dalla parte di Midda, dopo tutto quello che in passato è occorso. »&lt;br /&gt;« Creatura oscena e abietta?! » ripeté il semidio, arricciando l'estremità mancina delle proprie labbra, in una smorfia sarcastica e divertita per la descrizione così rivoltagli « Una definizione che oserei dire quanto meno discutibile. » obiettò, ancora esprimendosi, in verità, non qual animato da un qualche rancore per quell'offensiva verbale, quanto, piuttosto, da una genuina ilarità, nel non avere alcuna trasparente motivazione per poter riconoscere peso alcuno all'opinione personale del proprio interlocutore.&lt;br /&gt;« Innanzitutto, per quanto riguarda l'oscenità, dovresti incontrare mio padre prima di parlare… e poi, magari, comprenderesti che sarei potuto apparir ancor peggiore al tuo tanto pregiudizievole sguardo… » argomentò con incedere tranquillo, sereno, offrendo riferimento esplicito alla figura del dio Kah, un dio minore di un empio culto passato, ormai pressoché dimenticato, e pur suo genitore, almeno secondo quant'egli stesso andava proclamando e quanto era stato comunicato a Midda e alle sue compagne nel periodo di prigionia nella sua fortezza dalle sue stesse spettrali servitrici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un riferimento, quello da lui così proposto, che tuttavia e comunque Be'Sihl non avrebbe potuto cogliere pienamente e apprezzare nei propri sottintesi, dal momento in cui, a differenza della propria amata, mai si era trovato a confronto con una qualche raffigurazione del medesimo Kah, se pur, intuibile in quelle parole, qual tutt'altro che attraente, non migliore, anzi peggiore, ove possibile, rispetto alla propria semidivina progenie, generata, sempre nella leggenda, dal ventre della celebre regina Anmel.&lt;br /&gt;Il dio Kah, incarnazione degli istinti primordiali, in effetti, nelle incisioni, nelle raffigurazioni e nelle statue a lui dedicate, non avrebbe potuto offrire vanto di un particolare fascino e, anzi, particolarmente difficile sarebbe stato apprezzare in virtù di quale insana pazzia una figura tanto controversa qual quella di colei che, al tempo stesso, era ricordata qual Portatrice di Luce e Oscura Mietitrice, potesse aver deciso di unirsi carnalmente a un tale essere per dare alla luce un figlio necessariamente mostruoso, oltre che, ovviamente, semidivino e, in ciò, apparentemente immortale e invincibile, oltre che estremamente potente. Tale divinità era sempre stata palesata agli sguardi dei suoi fedeli, e non, quale una figura di aspetto umanoide, caratterizzato da un corpo scarlatto completamente nudo, nella sola eccezione dei lombi cinti da un corto perizoma utile a celarne le vergogne, e da una struttura fisica assolutamente disarmonica, nel porre risalto due enormi arti superiori, smisurati rispetto al busto e al resto del suo corpo, al quale sembravano essere stati uniti più per errore che per una effettiva utilità. Accanto a ciò, come se tale primo e più evidente tratto non potesse essere accettato qual sufficiente a distinguerlo da qualsiasi altro dio del proprio pantheon, Kah avrebbe potuto far sfoggio di un capo ovviamente minuscolo nel confronto con le proprie braccia, con, ciò nonostante, un volto e delle proporzioni interne praticamente assimilabili a quelle di un qualunque uomo, nell'unica eccezione rappresentata da una sorta di corona di corna posta a circondarne l'intera nuca priva di capelli, corona che, in effetti, non avrebbe dovuto essere considerata qual estranea alla sua stessa fisiologia, quanto, piuttosto, parte integrante della medesima, corna a lui appartenenti non diversamente dalle due più imponenti proprie del suo semidivino retaggio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« Poi, per quanto riguarda un mio eventuale essere abietto, ti consiglio di riflettere sull'unica, vera responsabile di quanto sta oggi qui accadendo, nonché della mia stessa presenza nella tua effimera e inutile esistenza, per quanto indegno di tanto onore… » proseguì, approfittando dell'apparentemente quieta propensione all'ascolto che, finalmente, stava caratterizzato lo shar'tiagho « O ti sei già dimenticato come la tua tanto cara amante, nonché mia sposa, si sia conquistata con l'inganno il privilegio di essere mia moglie, approfittando di un mio, evidente, momento di ingenuità? Di una mia sottovalutazione nel merito delle sue possibilità non tanto in mio contrasto, dal momento in cui nulla di ciò che potrebbe mai pensare di fare potrebbe danneggiarmi, quanto più, e peggio, in contrasto ai miei progetti? »&lt;br /&gt;« Tu le avevi catturate. Tu le avevi praticamente condannate a morte! » protestò, ora, Be'Sihl, non potendo restare in silenzio a troppa arroganza espressa a discapito della propria amata « Midda ha fatto quanto sperava sarebbe stato utile a salvare la vita a tutte loro… e così è stato! »&lt;br /&gt;« Io le avevo catturate? » ripeté Desmair, aggrottando la fronte con aria sorpresa ancor prima che divertita, quasi il proprio interlocutore gli avesse appena annunciato che la terra era solita disporsi sopra il cielo e non viceversa « Oh no. No mio caro Be'Sihl. O Be'S, come preferisci farti chiamare ora. » sorrise il semidio, non mancando di sottolineare come, ovviamente, non avesse smesso di mantenere sotto controllo ogni istante della sua vita, anche a bordo della Jol'Ange « Sei assolutamente fuori strada: io non ho catturato nessuno. Sono state la mia cara mogliettina e le sue due amiche ha invadere il mio territorio, a penetrare nella mia abitazione senza alcun permesso, violando delle porte che mai avrebbero dovuto dischiudere. E, ancora, sono state loro a spingersi sino al mio quadro e a interrompere la monotona tranquillità di un mio banchetto. O, forse, Midda a omesso alcun particolari molto importanti nell'offrirti resoconto di quanto accaduto?! »&lt;br /&gt;« E anche se fosse?! » replicò, ancora, il locandiere, non volendo accettare quell'ascesa al ruolo di vittima da parte del proprio interlocutore, nel merito dei quale, allora più che mai, si impegnò a rimembrare le ragioni per le quali mai avrebbe potuto realmente concedergli fiducia, al di là delle parole pocanzi scandite « Nulla toglie al fatto che tu, successivamente, le abbia imprigionate. E le abbia minacciate di morte se solo non si fossero piegate ai tuoi voleri… »&lt;br /&gt;« E' stata Midda a cercare, per prima, la mia morte. E' stata la tua ipoteticamente innocente vittima a scagliarsi in mio contrasto, infliggendomi ferite che sarebbero state letali per qualunque creatura mortale, qual fortunatamente io non sono. » negò il mostro, cercando di imporre la propria versione dei fatti, di quanto occorso, quasi fosse or diventata una questione d'onore, emotivamente sì coinvolgente al punto tale da vederlo levarsi in piedi, sollevandosi da quel consueto trono sul quale si era abituato a concedere udienza allo shar'tiagho « Se conosci la storia, per così come è realmente andata, rifletti prima di parlare. » lo invitò, piegando le labbra verso il basso, in un gesto di evidente condanna « Il mio solo desiderio era quello di offrire a Nass'Hya l'occasione di ascendere al ruolo di regina che le sarebbe spettato, regnando al mio fianco quale signora di tutto il vostro mondo sino all'ultimo dei suoi giorni. L'avrei protetta da ogni male e chiunque, vivo o morto, si sarebbe dovuto prostrare ai suoi piedi. E di lei, ora, cosa resta? Dimmi a quale meraviglioso fato l'ha consegnata Midda, nel momento in cui ingannandomi si è sostituita a lei nel ruolo di mia sposa! »&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Be'Sihl conosceva la realtà dei fatti e mai, mai avrebbe potuto riservarsi dubbi su quanto compiuto dalla propria amata per il bene di coloro elette a proprie protette, per quanto questo avrebbe potuto significare, e alla fine aveva effettivamente significato, un danno a proprio discapito, qual solo avrebbe dovuto essere considerato quello derivante da quel indesiderabile, e indesiderato, matrimonio.&lt;br /&gt;Be'Sihl conosceva la realtà dei fatti e, in essi, di come, per ripagare un debito contratto con il proprio mecenate, Midda aveva rischiato la vita infiltrandosi sotto mentite spoglie entro i limiti del nemico regno di Y'Shalf, con l'incarico inizialmente di rapire, poi, scoperta la sua condiscendenza, semplicemente di scortare una certa principessa lì natia sino al regno di Kofreya, e alla città di Kriarya, per concedersi in sposa al proprio stesso committente, lord Brote. Purtroppo, nel mentre del viaggio verso Kofreya, attraversando i monti Rou'Farth, Midda, Nass'Hya Al-Sehliot, quella principessa, e Fath'Ma, una serva loro compagna di viaggio, erano incappate in una fortezza volontariamente dimenticata dal mondo intero e, lì cercando un'insperata rifugio, riparo dalle intemperie della notte a una sì elevata altitudine, avevano fatto sgradevole conoscenza con il loro involontario anfitrione. E Desmair, che pur avrebbe potuto semplicemente ucciderle tutte senza rimorso alcuno, nel ritrovare proprio nella stessa Nass'Hya un sino allora inesplorato potenziale negromantico, aveva imposto la possibilità di un loro matrimonio, nozze a seguito delle quali un non meglio chiarito, e pur sicuramente non positivo per l'umanità intera, tornaconto gli sarebbe stato proprio.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2799799514116147997-7066748311247290465?l=middaschronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://middaschronicles.blogspot.com/feeds/7066748311247290465/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2799799514116147997&amp;postID=7066748311247290465&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/7066748311247290465'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/7066748311247290465'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://middaschronicles.blogspot.com/2011/12/1438.html' title='1438'/><author><name>Sean MacMalcom</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07040657565452036961</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-8KdQJ-bfDzM/TsaqxFj5eNI/AAAAAAAAAYk/14SJWe2ynlE/s220/YourAvatar.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2799799514116147997.post-2239734056759376838</id><published>2011-12-26T08:24:00.001+01:00</published><updated>2011-12-26T08:24:56.512+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='030 - Il nemico del mio nemico'/><title type='text'>1437</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;« … m&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;orire prima di lei? » concluse la donna, in un interrogativo più retorico che concreto.&lt;br /&gt;« Sì… » annuì, chinando ora egli lo sguardo verso il suolo, quasi gli occhi si fossero fatti troppo pesanti per riuscire a mantenerli sollevati « E' così… »&lt;br /&gt;« Bene. » sorrise ella, non priva di inalterata amarezza « Ora puoi asserire di comprendere, almeno in parte,  il mio dolore, la mia angoscia, il mio patimento… »&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E Be'Sihl si guardò bene dall'affermarlo, ove, realmente compreso, almeno in parte, quel dolore, quell'angoscia, quel patimento, non si sentì più in diritto di poter aggiungere una sola, singola e ulteriore parola di conforto verso quell'interlocutrice, accanto alla quale, per un lungo istante, restò in semplice, e pur mai ovvio, silenzio, riflettendo su tutto e su nulla, disorientato da quell'inattesa evoluzione di un discorso che pur, nella propria mente, aveva provato più volte, e che pur, in alcuna occasione, aveva previsto una simile conclusione. Sciocco, anzi e addirittura, egli non poté fare a meno che sentirsi per l'infantile enfasi con la quale si era riservato opportunità di affrontare quell'argomento, con un entusiasmo ingiustificato, con un allarmismo privo di concrete ragioni e, ancor più, pretendendo da parte della donna lì offertasi a lui attenta un maggiore coinvolgimento, una più emotiva reazione, quasi fosse sufficiente, per loro, desiderare di raggiungere la Mera Namile per poterci riuscire: un'illusione ridicola, soprattutto considerando come, se ciò fosse potuto realmente avvenire, non solo egli, ma l'intero equipaggio della Jol'Ange si sarebbe catapultato repentinamente in aperta offensiva di quel vascello e della sua sovrana, sospinti, in tal senso, non solamente dal pur apprezzabile desiderio di riscatto per Midda, quanto, e maggiormente, dalla volontà di vendetta per Salge Tresand e per Ja'Nihr, vittime innocenti di un giuoco a loro sconosciuto.&lt;br /&gt;Quando il silenzio del locandiere, tuttavia, iniziò a pesare in maniera spiacevole sul cassero, e sul clima lì presente, Berah volle invocar qual propria l'occasione di smuovere un poco le acque lì ormai ristagnanti, nel ricercare, da parte dell'interlocutore, na qualche ripresa, una riscossa dal torpore psicologico che sembrava essersi impadronito di lui a seguito delle ultime parole…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« Be'S… manca ancora un po' al tuo turno. » volle ricordargli, con un sorriso sereno e sincero « I casi sono due: o te ne torni a dormire, o ti metti a lavorare. » soggiunse, non ammettendo alternative a quella duplice possibilità, a quel dilemma così come imposto da una tale definizione « Le regole, dopotutto, ormai le dovresti conoscere… »&lt;br /&gt;« … niente ozio a bordo di una nave. » annuì egli, ritrovando voce e dando riprova, in tali parole, di aver ben compreso il messaggio rivoltogli « Dopotutto, la vostra, non è poi diversa dalla vita in una locanda… puoi credermi! » soggiunse, con tono giocoso, per quanto sostanzialmente seria fosse quell'affermazione « Solo che, invece di scrostare lo scafo di una nave dalla salsedine, i miei garzoni si devono impegnare a grattare i fondi delle pentole dagli avanzi di cibo. » sorrise sornione.&lt;br /&gt;« Ci stai forse rimproverando di averti degradato?! » domandò la donna, piegando appena il capo di lato, osservandolo ora divertita dal suo tono e dal suo paragone.&lt;br /&gt;« Oh, no… assolutamente. » levò le mani, a dimostrare la propria immediata resa di fronte a qualsiasi ipotesi di conflitto con lei « Al più posso considerarla una lezione d'umiltà… »&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una lezione di umiltà, come da lui pur descritta, della quale alcuno avrebbe comunque potuto addurgliene necessità, ove, così come chiunque a bordo della Jol'Ange poté avere opportunità di rilevare e apprezzare sin dal primo giorno di quella loro imprevedibile collaborazione, del suo pur temporaneo inserimento nell'organico di quell'equipaggio, difficile sarebbe stato riuscire a individuare, al mondo, una persona meno orgogliosa, altezzosa o egocentrica rispetto a quello shar'tiagho, troppo spesso, anzi, sì modesto nel giudizio sulle proprie stesse azioni da apparire surreale, quasi tale umiltà avesse da essere intesa qual un tentativo volto a canzonare i propri interlocutori. Tentativo, tuttavia, a lui del tutto estraneo, ove, da parte sua, ogni espressione in tal senso si poneva assolutamente sincera, in una caratteristica più unica che rara, quasi in contrasto con quanto avrebbe altresì dovuto essere riconosciuto il consueto comportamento umano: caratteristica che, fra le altre cose, doveva probabilmente avergli permesso di riuscire ad affascinare persino una donna dello stampo di Midda Bontor, al punto tale da indurla a ricercare una relazione, e una relazione sentimentale, con un uomo quanto meno a lei completamente antitetico per carattere e stile di vita, come, obiettivamente, le rispettive quotidianità non avrebbero potuto nascondere in alcun modo.&lt;br /&gt;Conclusa con quelle parole l'occasione di confronto con Berah da lui desiderata, il buon locandiere non tradì i propositi implicitamente formulati e, in ciò, non mancò di porre tutto il proprio impegno nei propri compiti da mozzo a bordo della Jol'Ange, trascurando di offrire nuovo accenno a quanto da lui ufficialmente sognato non solo in quella stessa giornata per lui appena incominciata, ma anche nei giorni successivi, nella sola eccezione di quando, a tal riguardo, si ritrovò a essere direttamente interrogato, così come non mancò di avvenire a opera di Camne, di Masva e anche di Av'Fahr, se pur in momenti separati e in modalità differenti, ognuno di loro animato da una diversa emozione, da un diverso sentimento a tal riguardo, chi per sincera preoccupazione per la sorte di Midda, chi, ancora, per semplice curiosità nel merito di quanto occorsogli, e, in tal senso, probabilmente più interessati alla sua stessa salute che a quella della prigioniera per la libertà della quale tutti loro si stavano pur impegnando. Fatta eccezione per simili occasioni, comunque, da parte dello shar'tiagho il confronto con la seconda maggiore autorità in comando a bordo della goletta si era dimostrato più che sufficiente a negare qualsiasi ulteriore bramosia di dialogo, di discussione attorno a simile argomento, tanto con Noal, quanto con altri, ove, come già emerso, la sola, evidente possibilità di azione che sarebbe stata loro riservata, nella confermata prigionia della Figlia di Marr'Mahew, sarebbe stata quella di proseguire nella loro navigazione così come avevano compiuto sino a quel giorno, con il medesimo impegno, già massimale nel confronto con le loro umane e limitate possibilità.&lt;br /&gt;E in tal direzione, in effetti, non mancò di muoversi la Jol'Ange con tutto il proprio equipaggio, dedicandosi senza concedersi requie o distrazione alcuna a quell'inseguimento e, così facendo, necessariamente recuperando terreno nei riguardi della Mera Namile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Più snella, più leggera, più piccola, più agile e, in tutto ciò, sicuramente più veloce, in effetti, avrebbe dovuto essere riconosciuta la goletta originariamente appartenuta al capitano Salge Tresand nel confronto con un più ingombrante, pesante, grosso, impacciato e, indubbiamente, lento vascello, quale quello che la regina di Rogautt aveva scelto qual propria nave ammiraglia. Ragione per la quale, nonostante diverse settimane di indubbio vantaggio proprie di quest'ultima, da parte di Desmair, unica possibile fonte di informazioni sempre aggiornate all'attenzione di Be'Sihl, positivi riscontri non mancarono di essere puntualmente offerti da parte sua al proprio umano interlocutore e collaboratore.&lt;br /&gt;Una complicità, quella così inevitabilmente instauratasi fra i due, che, giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, non avrebbe potuto evitare, seppur involontariamente da parte di entrambi, di definirsi nella forma di un rapporto sempre più stretto, più vincolante, nel porre paradossalmente due avversari, che mai avrebbero potuto dimostrare simpatia o affetto l'uno nei riguardi dell'altro, augurandosi, altresì, solo una rapida e impietosa morte, quali intimi alleati, lì consociati per un fine comune, per un obiettivo condiviso, qual quello della salvezza di Midda Bontor, moglie dell'uno e amante dell'altro. Un obiettivo, in verità, a riguardo del quale da parte del semidio non era stato ancora offerto il benché minimo ragguaglio, la benché minima spiegazione, utile a definire il perché di un sì repentino cambio di politica nei riguardi della medesima donna, a sua volta da scomoda e indesiderata sposa della quale liberarsi quanto prima, se pur impossibilitato ad agire in maniera diretta e aperta in suo contrasto in conseguenza di un inviolabile giuramento a tal riguardo, a risorsa di fondamentale importanza, da tutelare e proteggere a ogni costo, qual allora sembrava essere paradossalmente diventata.&lt;br /&gt;Una situazione quanto meno ambigua, la loro, nel merito della quale, nel corso di un ennesimo confronto su quell'astratto piano d'incontro fra loro, Be'Sihl non volle ovviare a esprimere i propri dubbi, le proprie perplessità, pur non volendo rinnegare l'indubbio profitto per sé derivante da tutto ciò…&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2799799514116147997-2239734056759376838?l=middaschronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://middaschronicles.blogspot.com/feeds/2239734056759376838/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2799799514116147997&amp;postID=2239734056759376838&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/2239734056759376838'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/2239734056759376838'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://middaschronicles.blogspot.com/2011/12/1437.html' title='1437'/><author><name>Sean MacMalcom</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07040657565452036961</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-8KdQJ-bfDzM/TsaqxFj5eNI/AAAAAAAAAYk/14SJWe2ynlE/s220/YourAvatar.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2799799514116147997.post-6912050513570356334</id><published>2011-12-25T08:41:00.001+01:00</published><updated>2011-12-25T08:41:32.615+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='030 - Il nemico del mio nemico'/><title type='text'>1436</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;U&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;na frase potenzialmente ambigua, quella appena scandita dalla donna, che pur non si impose, né si sarebbe mai potuta imporre, qual tale, dal momento in cui entrambi gli interlocutori di quel dialogo non avrebbero mai potuto equivocare il reale significato di quell'espressione, non rivolta a sottintendere una qualche relazione fra le parti in causa, quanto, e piuttosto, le rispettive relazioni l'una con il defunto capitano della goletta, l'altro con colei a cui tutti speravano di negare una qualche possibilità di ricongiungimento con il proprio perduto amico d'infanzia, nonché ex-amante.&lt;br /&gt;Forte di tale consapevolezza, di simile impossibilità di fraintendimento per le parole da lei così pronunciate, Be'Sihl non poté ovviare a spendere un pensiero in direzione del fu Salge Tresand e, in ciò, del dolore inevitabilmente proprio per la stessa Berah, così apparentemente forte, energica, salda nei propri propositi e nelle proprie posizioni. Se, infatti, trascorso pressoché un lustro dagli eventi che avevano condotto alla prematura dipartita di Ja'Nihr e dello stesso Salge, qualcuno avrebbe potuto facilmente ipotizzare, da parte dell'equipaggio della Jol'Ange, il completo superamento di tale lutto, in un mondo sì frenetico, e impietoso nelle proprie evoluzioni, da lasciar apparire un simile arco di tempo più prossimo a quello di una vita intera, di un secolo o anche più; Be'Sihl era pur certo di come non cinque anni, non quindici e neppure cinquanta sarebbero stati sufficienti a ognuno di loro per scordare la violenta e prematura fine di due compagni tanto amati, di due amici, due parenti, fratello e sorella, per tutti a bordo di quella goletta, non di meno, certamente, coloro che agli stessi più avrebbero potuto legittimamente definirsi legati, quali Av'Fahr e la stessa Berah. Dopotutto, anch'egli, se solo avesse perduto Midda, se solo non fosse riuscito a giungere in tempo per salvarla, seppur ancora incerto su come poter concretizzare tale proposito, non si sarebbe potuto perdonare per il proprio fallimento, non si sarebbe potuto concedere requie per il proprio insuccesso, piangendo, nel proprio cuore, la perdita della propria amata non solamente nei giorni e nei mesi successivi alla sua scomparsa, ma anche, e addirittura, negli anni a venire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« Pensi a lui ancora di sovente, non è forse vero? » domandò dopo un prolungato momento di silenzio, riprendendo parola ora con tono quasi timido, discreto nel proprio incedere, non desiderando potersi imporre qual ragione d'offesa a suo discapito.&lt;br /&gt;« No. Non sovente. » negò ella, rabbuiandosi in volto a quell'interrogativo tanto diretto, nell'abbandonare il contatto con la sua spalla e nel riportare la propria mano a fondersi con il legno del timone, in una tonalità quasi equivalente fra il colore della sua pelle e quello proprio di tale lucido e importante strumento di navigazione « Sempre. » corresse, sforzandosi di sorridere, seppur in tal senso carica di amarezza.&lt;br /&gt;« Io… non credo di poter immaginare il tuo dolore. » espresse egli, cercando di dimostrarsi il più solidale possibile con lei, non per semplice formalismo, quanto, e piuttosto, perché realmente triste per quella sua perdita, persino in misura maggiore di quanto, probabilmente, non avrebbe potuto definire razionalmente.&lt;br /&gt;« E tu auguro di non poterci mai riuscire… » scosse il capo, risollevando lo sguardo, per un istante precipitato verso il suolo, in direzione del proprio interlocutore « E' facile scendere a patti con la morte quand'ella colpisce dei perfetti estranei, semplici nomi privi di volto, o addirittura numeri privi di nome in qualche conteggio a noi lontano. » commentò, apparendo, in tale asserzione, incredibilmente più vittima degli anni rispetto a quanto la sua ancor sufficientemente giovane età non le avrebbe concesso ragione di essere « Meno immediato, invece, è accettarla quando giunge impietosa accanto a noi, risparmiandoci non per un qualche sentimento di grazia, quanto, e piuttosto, per costringerci a domandarci, per il resto della nostra vita: "Perché non io?!" »&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da troppi anni residente nella città del peccato, da troppi anni posto a confronto con la violenza propria dell'intero regno di Kofreya, così come delle nazioni a esso confinanti, e lì, in Kriarya, espresse senza ipocrisie di sorta, senza celare l'evidenza dei fatti dietro assurde e inconsistenti maschere, rifiutandosi di definire la realtà con il proprio legittimo nome; Be'Sihl, probabilmente, si era assuefatto alla morte in termini che, nella sua natia Shar'Tiagh o in altre parti del mondo, non sarebbero stati considerati sì normali, consueti, qual quelli a cui, per propria libera scelta, egli aveva accettato nella propria quotidianità.&lt;br /&gt;In conseguenza a tale, particolare e acquisita visione del mondo, l'idea di un assassinio, volontario o no, premeditato o no, per vedetta o per denaro, non avrebbe dovuto essere riconosciuta qual nulla di straordinario, qual nulla di estraneo al comune incedere del Creato sin dal giorno stesso del proprio concepimento, non più innaturale di quanto, per lo meno, non sarebbe stata l'uccisione di una preda durante una battuta di caccia o di un capo di bestiame nel momento in cui le sue carni fossero state richieste: in Kriarya, dopotutto, la media quotidiana di morti ammazzati si poneva sufficiente a giustificare la presenza di un'enorme pira funebre perennemente accesa, una montagna ardente, ricavata all'interno di un avvallamento poco distante le mura della stessa capitale, in cima alla quale, quotidianamente, venivano riversati tutti i cadaveri accumulatisi nelle strade, al duplice scopo di ovviare al fetore derivante dalla putrefazione di sì tanti corpi e, ancora, di prevenire un loro eventuale ritorno quali non morti, piaga già, malgrado ogni impegno in tal senso, troppo spesso accusata in quel particolare angolo di mondo.&lt;br /&gt;Malgrado tutto ciò, al di là di ogni possibile abitudine alla morte egli potesse aver sviluppato, le parole così malinconicamente pronunciate dalla donna sua interlocutrice non avrebbero potuto ovviare a far breccia nel suo cuore così come in quello di qualcuno più refrattario di lui a un certo genere di emozioni, colpendolo profondamente e non ovviando a far risuonare nella sua mente quella stessa fatidica domanda: "Perché non io?!". Egli, pur non privo di qualunque preparazione al combattimento, di qualunque formazione alla lotta, qual sola gli era risultata indispensabile per riuscire ad attraversare, indenne, l'intero continente di Qahr, da nord a sud, da est a ovest, nell'emigrare da Shar'Tiagh sino a Kofreya, mai avrebbe potuto ipotizzare di competere con un guerriero esperto la decima parte di quanto non fosse Midda Bontor e, tuttavia, era riuscito a sopravvivere a un suo attacco, a una sua dichiarata offensiva, nel momento in cui l'osceno giuoco nel quale Desmair, tempo addietro, l'aveva coinvolto, l'aveva posto, senza colpa alcuna, qual avversario della propria amata, bersaglio per i movimenti della sua terribile lama dagli azzurri riflessi. E ora, nel mentre in cui egli ancora godeva di quel dono negato a una netta maggioranza di suoi predecessori al fianco della Figlia di Marr'Mahew, nonché della quasi totalità di coloro che ella era giunta a considerare propri nemici, l'esistenza della stessa mercenaria era stata violentemente posta in dubbio, promettendogli l'orrore di quell'angoscia or presente sull'animo di Berah, quel sentimento di inadeguatezza a una condizione che, tutto sommato, non gli sarebbe dovuta essere propria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« Quanto è accaduto non è colpa tua… » sussurrò egli, cercando di offrire, in ciò, una stolida occasione di conforto alla propria interlocutrice, ricorrendo, suo malgrado, a parole forse eccessivamente inflazionate in un contesto qual quello delineato dal loro stesso dialogo.&lt;br /&gt;« Saresti in grado di dirlo per te stesso? » replicò ella, con amarezza, non nella volontà di aggredirlo verbalmente, ove la rabbia incontrollata, attorno a tale morte, era stata già superata da tempo, quanto in quella di spingerlo a riflettere sulla vacuità di quell'ultimo intervento, suo malgrado privo di qualunque speranza di essere apprezzato qual vero, qual concreto, qual valevole « Non voglio pensare che possa accadere… ma se Midda non dovesse farcela, saresti realmente in grado di consolarti con un tale pensiero? Difendendoti nell'asserire com… »&lt;br /&gt;« No. » negò il locandiere, non permettendole neppure di concludere la propria questione, nel non avere, purtroppo, dubbio alcuno nel merito dell'unica replica possibile a un tale quesito « No. Non riuscirei. »&lt;br /&gt;« Perché?! » insistette Berah, spronandolo a spiegarsi meglio, ad approfondire la questione.&lt;br /&gt;« Perché mi tormenterei convincendomi di non aver fatto abbastanza per impedire quanto è accaduto, di non aver insistito abbastanza per evitare che ella potesse organizzare uno stupido piano volto a confrontarsi con la propria gemella. » argomentò Be'Sihl, avvertendo il proprio cuore colmarsi di angoscia a tale ipotesi « O, anche, mi rimprovererei di non averla seguita, di non esserle stato accanto nel momento in cui tutto è avvenuto, anche ove questo avrebbe potuto significare… »&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2799799514116147997-6912050513570356334?l=middaschronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://middaschronicles.blogspot.com/feeds/6912050513570356334/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2799799514116147997&amp;postID=6912050513570356334&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/6912050513570356334'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/6912050513570356334'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://middaschronicles.blogspot.com/2011/12/1436.html' title='1436'/><author><name>Sean MacMalcom</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07040657565452036961</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-8KdQJ-bfDzM/TsaqxFj5eNI/AAAAAAAAAYk/14SJWe2ynlE/s220/YourAvatar.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2799799514116147997.post-5882400595468319859</id><published>2011-12-24T07:40:00.001+01:00</published><updated>2011-12-24T07:40:50.076+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='030 - Il nemico del mio nemico'/><title type='text'>1435</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;« N&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;on riesci a dormire, Be'S?! » lo apostrofò ella, vedendolo sopraggiungere e ben sapendo come quello sarebbe dovuto essere il suo turno di riposo, nella formulazione di quella domanda abbreviando il suo nome così come si era concessa già occasione di abituarsi a compiere, non nella volontà di mancargli di rispetto, quanto, e piuttosto, di riconoscergli una posizione di maggiore familiarità nella propria vita e, soprattutto, nella propria famiglia, nell'equipaggio della Jol'Ange « Ancora i soliti incubi? » si informò, avendo già avuto occasione passata, così come chiunque altro a bordo della goletta, di confrontarsi con lui nel merito della sua inquietante e ricorrente esperienza onirica notturna, quella che spesso lo portava a svegliarsi gridando il nome della propria amata.&lt;br /&gt;« No. Anche se, probabilmente, sarebbe stato meglio fosse effettivamente così… » nego egli, storcendo le labbra verso il basso con incedere di sincera disapprovazione per se stesso e per la propria apparente incapacità a un sereno riposo, sebbene conscio come, in quella particolare occasione, responsabile per l'interruzione del suo sonno non fosse stato realmente un incubo, quanto, piuttosto, un'esperienza di natura ben diversa « Credo… sono certo, in effetti… di avere avuto un altro sogno. Un altro come quello che già mi ha condotto a voi. » suggerì, a introdurre in maniera quieta l'argomento in questione, pur non potendo, ovviamente, negare l'evidenza dell'ansia per lui derivante da tutto ciò.&lt;br /&gt;« Uhm… » si limitò a commentare la donna, in quel momento sostanzialmente ricoprente il ruolo di capitano in conseguenza all'assenza, dal ponte, di Noal « Parlamene. » lo invitò poi, senza lasciar trasparire, in simile esortazione, particolare frenesia per l'annuncio rivoltole, né, al tempo stesso, particolare disinteresse verso il medesimo, saggiamente rifiutando di prendere una qualunque posizione a tal riguardo sino al momento in cui non fosse stata chiarita l'effettiva portata di simili nuove, ove realmente si fossero dimostrate tali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Avendo ampiamente previsto tale reazione, tanto da parte di Berah, così come da quella di Noal, entrambi, sino a quel giorno, dimostratisi quali estremamente pragmatici nelle proprie valutazioni, nelle proprie espressioni; Be'Sihl non si volle concedere occasione di scoramento, non considerando quella scelta, nella propria interlocutrice, qual necessario segnale di preventiva condanna verso qualunque argomento le avrebbe saputo sottoporre, quanto, piuttosto, di semplice e legittima ricerca dei fatti ancor prima della formulazione di qualunque sentenza, positiva o negativa che essa potesse essere. In tal senso, in grazia a tale decisione volta all'acquisizione di tutti gli elementi utili prima di qualunque elaborazione attorno a tali dati, al contrario, Berah risultò agli occhi incredibilmente simile alla propria amata Midda, al punto da negare qualunque ragione di sorpresa nel confronto con il pensiero di come Salge Tresand, in tempi passati, potesse aver ricercato in lei una nuova compagna dopo l'abbandono della propria originale amica e complice: fra le due donne, in verità, salvo indubbie differenze fisiche, non molte sarebbero potute essere riconosciute le differenze caratteriali… non, per lo meno, a un primo contatto, a un primo superficiale rapporto, in conseguenza al quale, ove anche eventuali anomalie fossero state riscontrate, difficilmente sarebbero potute essere tanto disapprovate da spingere un qualunque maschio adulto disimpegnato, già infatuato di Midda, a rifiutare l'idea di una relazione duratura con Berah.&lt;br /&gt;Condizione quella così dichiarata, maschio adulto disimpegnato, che per sua fortuna non lo avrebbe potuto allora coinvolgere, ove ogni suo pensiero, ogni suo interesse, ogni sua fantasia erano rivolte verso un'unica, esplicita direzione, dalla quale non avrebbero avuto né volontà, né ragioni per distogliersi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« Forse anche Noal potrebbe essere interessato a sentire quanto ho da dire… » suggerì, prima di riprendere il discorso, a non voler escludere dal proprio annuncio colui che, in fondo, per primo si era espresso a favore della possibilità di una collaborazione fra loro.&lt;br /&gt;« Noal in questo momento è con Hui-Wen… e credo che tu possa ben immaginare come preferisca non essere disturbato. » sorrise con fare malizioso l'altra, non facendo mistero nel merito di quell'intima relazione fra il capitano e uno dei loro ultimi acquisti, verità dopotutto, più che nota a bordo della Jol'Ange e gestita con non minor rispetto di quella che, un tempo, era stata la relazione fra lei stessa e Salge « Inizia a parlarne con me e, poi, vedremo se sarà il caso di coinvolgerlo. » gli suggerì, confermando, ancora, quella caratteristica predisposizione d'animo già sottolineata pocanzi.&lt;br /&gt;« Midda… Midda ha tentato la fuga dalla nave di Nissa… dalla Mera Namile, per quanto ella ne ignori ancora il nome. » annunciò pertanto, definendo finalmente le ragioni proprie dell'urgenza di quel confronto verbale, per così come da lui ricercato « Era drogata, e resa debole da un prolungato digiuno. Ciò nonostante è riuscita a liberarsi, a uccidere diversi pirati, e a gettarsi in mare, nella speranza di potersi allontanare da quella dannata galera. » elencò, non riassumendo, in effetti, le informazioni in suo possesso ma riportandole nella loro integrità, ove Desmair, come di consueto, non si era sforzato nel concedergli dettaglio alcuno.&lt;br /&gt;« Ammesso che sia vera, questa è una buona notizia… » sorrise Berah, ancora mantenendosi quieta nel dialogo con lui, non distogliendo la propria attenzione, nel contempo, dal mantenimento della rotta, nel confronto con un mare, in quella particolare giornata, lievemente agitato « Questo, infatti, significherebbe non solo che ella è ancora in vita, ma che non è ancora arrivata a destinazione e, soprattutto, che non è ancora stata completamente piegata, malgrado tutto ciò che possono averle fatto. » esplicitò, forse a voler, in tal modo, non solamente offrire chiarificazione sulle proprie ultime parole ma, ancor più, concedere al proprio interlocutore una ragione di speranza, di positività, quanto mai necessaria per lui in quel momento.&lt;br /&gt;« Sì… è vero. » annuì Be'Sihl, costretto in quelle parole a doversi ricordare come, in effetti, agli occhi dei propri compagni di viaggio egli non avrebbe dovuto avere quelle garanzie che, altresì, Desmair non gli aveva mai rifiutato a ogni loro incontro, non lasciandogli libertà di fantasticare incubi sul possibile fato a cui la propria amata potesse essere stata destinata « Hai perfettamente ragione… »&lt;br /&gt;« E… quindi?! » lo incalzò ella, alla ricerca della conclusione di quella sua narrazione, compresa qual tutt'altro che terminata « E' riuscita a farcela? »&lt;br /&gt;« No. » negò il locandiere, focalizzando nuovamente la propria attenzione sul tempo presente e su quel loro dialogo, dal quale, per un istante, si era psicologicamente allontanato « E' stata nuovamente catturata, con delle reti da pesca. »&lt;br /&gt;« Comprendo… » annuì la donna, non negandosi un certo sentimento di delusione a quella notizia, per quanto, in effetti, non avesse avuto particolari ragioni per sperare in un esito diverso « E' ancora viva, comunque… non è vero? »&lt;br /&gt;« Viva sì, ma prigioniera. » puntualizzò l'altro.&lt;br /&gt;« Prigioniera della stessa nave che stiamo inseguendo alla massima velocità che il vento ci concede… razionando al massimo l'acqua per ridurre al minimo l'esigenza di scali in porto. » specificò la prima, con un lieve sorriso, non dissimile, forse, da quello che una madre avrebbe rivolto a un proprio figlioletto nell'illustrargli un aspetto della realtà da lui prima trascurato, sebbene invero la differenza di età fra loro fosse in suo esplicito sfavore.&lt;br /&gt;« Non essere accondiscendente, te ne prego… » si oppose egli, sentendosi quasi deriso da quel suo comportamento e, tuttavia, comprendendo, tardivamente, le ragioni per le quali solo verso un simile esito avrebbe potuto evolvere quello stesso dialogo.&lt;br /&gt;« Non desidero esserla, Be'S… ma cerca di comprendere la mia posizione. » sospirò Berah, comprendendo perfettamente il pur legittimo stato d'animo per lui proprio, e, ciò nonostante, non potendo esimersi da quell'asserzione, da quella presa di posizione apparentemente impietosa « Se quanto tu mi stai dicendo corrispondesse al vero, e non sto obiettando a tal riguardo, io non potrei che essere felice nell'avere conferma di quanto, nonostante tutto, ella sia ancora viva. »&lt;br /&gt;« Ma non ci è data possibilità di fare nulla di più rispetto a quanto già non stiamo facendo… » annuì l'uomo, a offrire trasparenza di aver, proprio malgrado, ben misurato la questione e la totale inutilità della medesima nel confronto con il loro attuale impegno.&lt;br /&gt;« Esatto. » confermò la donna, sollevando la propria mancina dal timone della nave all'unico scopo di ricercare contatto con la spalla destra del proprio interlocutore « Motivo per il quale è senza dubbio meglio lasciare Noal e Hui tranquilli nella loro intimità, così come tu e io, probabilmente, saremmo ben lieti di poter fare se ancora ce ne fosse concessa l'occasione… »&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2799799514116147997-5882400595468319859?l=middaschronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://middaschronicles.blogspot.com/feeds/5882400595468319859/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2799799514116147997&amp;postID=5882400595468319859&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/5882400595468319859'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/5882400595468319859'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://middaschronicles.blogspot.com/2011/12/1435.html' title='1435'/><author><name>Sean MacMalcom</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07040657565452036961</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-8KdQJ-bfDzM/TsaqxFj5eNI/AAAAAAAAAYk/14SJWe2ynlE/s220/YourAvatar.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2799799514116147997.post-303087991772709768</id><published>2011-12-23T07:21:00.002+01:00</published><updated>2011-12-23T07:24:10.877+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='030 - Il nemico del mio nemico'/><title type='text'>1434</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;A&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; seguito dell'ennesima, intima riunione con Desmair, il proprio più acerrimo nemico o, forse, il proprio più importate alleato, Be'Sihl ebbe sincera difficoltà a dissimulare le proprie emozioni, le proprie ansie, i propri timori, sforzandosi in tal senso di non precipitarsi in maniera confusa e disordinata alla ricerca di Noal e di Berah, per comunicare loro quanto appena scoperto.&lt;br /&gt;Nel voler, infatti, proseguire con il sotterfugio già utilizzato, allo scopo di non rivelare apertamente la propria discutibile collaborazione con un semidio dalla pelle simile a cuoio rosso e dalle enormi corna bianche sul capo, il locandiere avrebbe dovuto necessariamente rielaborare le informazioni in suo possesso allo scopo di renderle più compatibili possibili con l'idea di una rivelazione onirica, di un sogno che non avrebbe dovuto essere confuso con un qualunque altro sogno derivante da semplice tensione nervosa, quali, pur, avrebbero potuto essere riconosciuti i suoi ormai consueti incubi, quanto, e piuttosto, quella sorta di oracolo che già, sino ad allora, lo aveva guidato all'incontro con tutti loro e alla consapevolezza della giusta rotta da seguire, per quanto, solo qualche tempo prima, mai avrebbe saputo immaginare l'esistenza di termini quali tribordo o babordo, prua o poppa, per indicare quanto egli era solito definire quali destra o manca, davanti o dietro in un comune dialogo. Non che, malgrado il tempo già trascorso a bordo, e malgrado il parziale superamento dei propri disagi fisici, potesse ormai considerarsi al pari di un qualunque figlio del mare, o marinaio.&lt;br /&gt;Già in termini eccessivi, probabilmente, si era concesso di abusare della fiducia di quel gruppo, di quella straordinaria famiglia, e mai, sinceramente, avrebbe voluto imporre a loro discapito una qualunque ipotesi di tradimento, qual pur, oggettivamente, avrebbe potuto essere ritenuta quella propria della sua particolare collaborazione con il demoniaco sposo della sua amata. Solo quando, alfine, ebbe riconquistato sufficiente quiete interiore, utile ad affrontare tale dialogo, ed ebbe, in ciò, riordinato anche le proprie idee in merito a quanto era pocanzi accaduto alla sua amata ad ancor notevole distanza dalla propria, attuale posizione, Be'Sihl si concesse pertanto la possibilità di dirigersi alla ricerca di Noal o di Berah, o, meglio ancora, di entrambi, certo di poterne trovare almeno uno posto sul cassero, lì impegnato a mantenere sotto controllo il timone della goletta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nei giorni, ormai settimane, trascorsi a bordo della Jol'Ange, per quanto a essa, e al mondo da lei rappresentato, completamente estraneo, il figlio di Shar'Tiagh aveva avuto occasione di maturare una certa, ammirevole confidenza con l'ambiente a sé circostante. Persino le sue nausee, prima insopportabili e ingestibili, erano divenute ormai mera conseguenza di un'insistente focalizzazione dei propri pensieri in direzione del mare e delle sue onde, ragione per la quale aveva scoperto essere sufficiente mantenersi distratto su altri pensieri, su altre immagini, per riuscire a ovviare a tutto ciò. Meno elementare, tuttavia, era stato per lui apprendere come potersi reggere in piedi, e camminare in linea retta, su una superficie in continuo movimento, qual solo avrebbe dovuto, suo malgrado, essere riconosciuta quella di una nave: per sua fortuna, comunque, la propria stessa origine shar'tiagha gli era venuta in aiuto, in soccorso, avendolo abituato sin dalla più tenera infanzia a un contatto diretto con il suolo sotto i propri piedi e, in ciò, avendolo già formato a quell'abitudine altresì propria di ogni marinaio, nel non indossare calzari alcuni a bordo della propria nave, al duplice fine di riuscire a mantenere migliore presa sulla superficie della medesima e, ancora, di non ritrovarsi impicciato da stivali o semplici ciabatte nel momento in cui fosse stato loro richiesto di arrampicarsi lungo quelle funi di canapa che aveva scoperto chiamarsi sartie, attività che, nel mantenimento di un qualunque veliero, aveva anche compreso essere sempre all'ordine del giorno. In tutto ciò, quindi, per quanto ancor a volte incerto nel proprio avanzare, il locandiere era anche riuscito ad apprendere come muoversi a bordo della goletta, non solo sul ponte della medesima, ma anche nel suo ventre, con le cuccette lì riservate all'equipaggio in una ben definita turnazione, e l'ampia stiva di carico, all'interno della quale erano ordinatamente riposte non solo le riserve proprie della nave, indispensabili a garantire la sopravvivenza dell'equipaggio per mare, innanzitutto acqua dolce e poi, necessariamente, cibo, ma anche eventuali merci da loro trasportate per ovvie ragioni commerciali, altresì utili a permettere loro il proseguimento di quella stessa vita per mare, di quella loro continua avventura in territori temuti dalla maggior parte dell'umanità.&lt;br /&gt;Superato, pertanto, il pessimo impatto iniziale con quella nave e con la vita a bordo della medesima, non senza rendere proprio, in conseguenza a tutto ciò, un forte debito con la premurosa Masva, la quale prima fra tutti si era preoccupata per la sua salute, per il suo benessere così apparentemente compromesso all'origine di quello stesso viaggio, Be'Sihl aveva potuto alfine ricavare qual proprio un ruolo all'interno dell'organizzazione gerarchica della nave, venendo, ovviamente, posto all'estremità inferiore della medesima, immeritatamente, in senso positivo, accanto a un giovane di nome Ifra, scoperto solo in un secondo momento qual nipote di Berah.&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/-l-0Tf5RVxFs/TvQeTHwmOMI/AAAAAAAAAbE/tQfglVXpfVo/s1600/ifra.png"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 120px; height: 150px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-l-0Tf5RVxFs/TvQeTHwmOMI/AAAAAAAAAbE/tQfglVXpfVo/s320/ifra.png" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5689205543125006530" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Ifra, nella propria giovane età, persino più modesta di quella caratterizzante Seem, scudiero di Midda e, prima ancora, garzone dello stesso Be'Sihl, si era da subito presentato quale un ragazzo pieno di energie e di positività verso la vita e verso il futuro, in un'intima vivacità caratteristica comune a molti alla sua età, e che pur pochi si dimostravano, poi, in grado di mantenere qual propria. Impiegato qual mozzo a bordo della Jol'Ange, al fine di concedergli occasione di maturare quell'esperienza che un giorno gli sarebbe risultata utile per divenire marinaio e, chissà, magari persino capitano di una nave, su una pelle caratterizzata dalla stessa bronzea tonalità già appartenente alla sua parente, egli faceva infantile sfoggio di già sin troppi tatuaggi tribali bianchi, quasi argentati nell'intensità della propria lucentezza, che ne coprivano interamente il braccio sinistro nonché parte del petto, del ventre e del braccio destro, sul quale, comunque, ancora molto spazio gli era offerto per ulteriori opere. In comune con sua zia, comunque, egli avrebbe potuto far vanto di un ancor adolescenziale, e pur già definito nelle proprie promesse future, fascino, una bellezza esotica che, di lì a qualche anno, il locandiere era certo avrebbe fatto breccia in molti cuori, e che, per ora, si ritrovava espressa semplicemente da un viso imberbe, da una folta chioma di corti capelli corvini e da grandi occhi verdi, che già in quel frangente erano spesso impiegati nel tentativo di impietosire la rappresentanza femminile dell'equipaggio allo scopo, sempre vanificato, di ovviare ai più noiosi compiti caratteristici della propria attuale professione.&lt;br /&gt;E per quanto pur conscio di doversi considerare già onorato dall'idea di essere addirittura considerato pari a un mozzo, nell'essere stato posto al medesimo livello di Ifra, in effetti, Be'Sihl non aveva ancora ben compreso entro quali termini poter apprezzare o disapprovare la loro incompatibile differenza d'età, ove, senza particolari sofismi, Ifra avrebbe potuto tranquillamente essere suo figlio: su un fronte, infatti, egli non avrebbe potuto ovviare a essere soddisfatto per merito di un tale impiego, occasione, quella così concessagli, che gli stava imponendo una giovinezza forse non più propria; su un fronte del tutto opposto, altresì, egli non avrebbe potuto evitare di avvertire la propria età qual, probabilmente, eccessiva per un certo genere di avventure, soprattutto ove, a differenza della propria amata, egli non era di certo solito imbarcarsi, letteralmente in quel particolare caso, in simili imprese. Un'incertezza, un dubbio, un dilemma, il suo, del quale, tuttavia e comunque, sotto la particolare luce imposta alla sua vita in quell'ultimo periodo, non avrebbe potuto evitare di perdere completamente di significato, riducendo l'intera questione pressoché a una burla, a un'idiozia immeritevole di essere condivisa persino con se stesso. Questo senza considerare, poi, quanto al di là della propria giovanissima età, del proprio esser ancora ragazzo ancor prima che fanciullo o uomo, Ifra si era dimostrato, ovvio a considerarsi, indiscutibilmente più edotto rispetto al locandiere nel merito di quanto avrebbe dovuto essere compiuto a bordo della Jol'Ange, e di come compierlo nel migliore dei modi, ragione per la quale, comunque, quest'ultimo proprio a lui, suo ipotetico figlio, avrebbe dovuto offrire riferimento qual a un maestro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ritornato, pertanto, con rapidità e, ormai, privo di esitazioni, o, peggio, di nausee, sino al ponte, lo shar'tiagho aveva subito rivolto il proprio sguardo verso il cassero e, lì identificando, come previsto, la presenza di Berah, si era prontamente impegnato a risalire i pochi gradini che li separavano, allo scopo di poter conferire con lei, nella speranza di riuscire a comunicare il messaggio che desiderava comunicarle senza, in ciò, tradire il proprio unico, ed destramente gravoso, segreto…&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2799799514116147997-303087991772709768?l=middaschronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://middaschronicles.blogspot.com/feeds/303087991772709768/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2799799514116147997&amp;postID=303087991772709768&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/303087991772709768'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/303087991772709768'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://middaschronicles.blogspot.com/2011/12/1434.html' title='1434'/><author><name>Sean MacMalcom</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07040657565452036961</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-8KdQJ-bfDzM/TsaqxFj5eNI/AAAAAAAAAYk/14SJWe2ynlE/s220/YourAvatar.png'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-l-0Tf5RVxFs/TvQeTHwmOMI/AAAAAAAAAbE/tQfglVXpfVo/s72-c/ifra.png' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2799799514116147997.post-4760448105098890801</id><published>2011-12-22T07:27:00.001+01:00</published><updated>2011-12-23T07:21:22.676+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='030 - Il nemico del mio nemico'/><title type='text'>1433</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;« A&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;udace. » sorrise la sovrana dei pirati, non palesando alcun concreto sentimento di sorpresa per il gesto appena compiuto dalla propria controparte, quasi tale risposta dalla medesima fosse quanto meno atteso, se non, addirittura, auspicato, qual giusta reazione alle proprie parole, alla propria provocazione per così come scandita quasi a tempo di musica, nel moto irrefrenabile delle proprie dita sulle corde dello zither « Lo è sempre stata… e, senza ombra di dubbio, lo sarà per sempre. »&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'incontro della mercenaria con l'acqua del mare, in un primo effimero istante, fu a dir poco doloroso, imponendo al proprio corpo, stanco e ferito, il contatto con una superficie a sé quasi estranea, aliena, con la quale difficile sarebbe stato auspicare la possibilità di una quieta relazione, di un sereno confronto: il mare, che pur per lei era sempre stato quanto di più prossimo al ventre materno, e il ciò incapace di imporle offesa, di offrirle danno, non l'accolse con quel calore, con quella generosità che ella si era attesa di ritrovare in esso, lasciandola, in ciò, profondamente turbata, addirittura disturbata da troppa diffidenza così rivoltale.&lt;br /&gt;Fortunatamente, tale inimicizia, simile diffidenza destinatale, si dimostrò sol qual questione di un fugace momento, di un evidente disorientamento da parte del mare stesso, o forse della sua mente confusa, che li videro presentarsi l'uno all'altra quali perfetti estranei, salvo, immediatamente, ritrovare la confidenza e la complicità di un tempo, per loro caratteristica irrinunciabile, intrinseca della propria stessa reciproca natura. E così, per quanto il sale disperso all'interno di quelle acque, non avrebbe potuto evitare di bruciare la ferita aperta sul fianco della donna, quello stesso bruciore si impose, nel confronto con la sua mente, qual simbolo di rigenerazione, riprova di una guarigione ancor possibile per lei, ove in assenza di dolore solamente la morte sarebbe potuta essere propria del suo stesso futuro. Ancora, inoltre, l'iniziale gelo avvertito qual proprio di quelle acque si tramutò, immediatamente, non in un fattore avverso, quanto, e piuttosto, in una dimostrazione di premura a lei rivolta, addirittura imposta, nell'offrire alle sue membra, alla sua pelle resa lurida dall'orrore di quei giorni, settimane, forse mesi, un'occasione utile a tergersi, a ritrovare la propria freschezza, la propria libertà, alleggerendosi non solo dal peso del sangue con il quale ella si era ricoperta, ma anche, e ancor più, da tutta la sozzura conseguenza della prigionia della quale era rimasta vittima.&lt;br /&gt;Meravigliosa, pertanto, fu la sensazione finale che caratterizzò quella ritrovata comunione fra la Figlia di Marr'Mahew e il mare che, per lei, era sempre stato un amico fidato, un instancabile amante, un affettuoso compagno, forse l'unico dimostratosi realmente in grado di comprenderla e apprezzarla e, ciò non di meno, prima vittima dell'azione vendicativa della sua gemella, che all'esilio da tutto ciò l'aveva costretta. Una condizione di pace, psicologica e fisica, uno stato prossimo alla beatitudine, qual raramente le sarebbe potuto essere proprio, nel quale ella non poté che riconquistare fiducia per se stessa, per il proprio fato che, malgrado quanto avvenuto e quanto ancora sarebbe potuto avvenire, non sarebbe più apparso tanto cupo, tanto privo di speranza qual pur, finanche in quell'ultimo momento, era pur apparso essere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« Tiratela su. » comandò il primo riferimento per tutti i pirati di quella nave, la voce che ognuno di essi avrebbe ascoltato al di sopra di qualunque altra e alla quale avrebbe ubbidito sempre e comunque, persino in aperta violazione agli ordini del loro formale riferimento a bordo di quel veliero, del loro capitano ufficialmente riconosciuto qual tale forse solo in grazia al beneplacito della stessa regina « Non sia mai che si possa illudere di poter realmente fuggire… »&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prima ancora che Midda Bontor potesse, in conseguenza al proprio tuffo, utile a definire una propria volontà d'evasione, di fuga e di riscatto dalla propria condizione di prigionia, dalla condanna su di lei imposta da quella propria antagonista nelle fattezze della quale avrebbe dovuto ancora riconoscere la propria immagine riflessa, il volto della propria un tempo tanto amata sorella, e che pur, ormai, non più qual tale riusciva ad apparire al suo sguardo, ogni sogno di libertà, ogni promessa di riconquistata autodeterminazione, le venne violentemente sottratto dall'imporsi improvviso, in contrasto al proprio corpo, a ognuna delle proprie membra, delle fitte maglie di una ruvida e spessa rete, precipitata sul suo capo e, subito, richiusasi a imprigionare le sue forme, le sue braccia e le sue gambe, le quali, continuando obbligatoriamente a muoversi per riuscire a concederle stabilità all'interno di quell'universo marino, non fecero proprio altro effetto che non quello di ridurre a dimensioni sempre inferiori, sempre più opprimenti, le spire di quell'ignobile avversario.&lt;br /&gt;Figlia di pescatori, nipote di pescatori, nella propria infanzia cresciuta qual prossima a divenire pescatrice a sua volta, ella non avrebbe dovuto riservar quali proprie particolari esitazioni nel confronto con una rete da pesca, conscia di quanto ogni proprio sforzo in contrasto alla stessa si sarebbe poi rivoltato a proprio discapito. Purtroppo per lei, in una condizione qual la sua, difficile, se non impossibile, sarebbe stato mantenere immutato il pulsare del proprio cuore e, in conseguenza a ciò, la pressione del proprio sangue nelle tempie così come nei polsi; difficile, se non impossibile, sarebbe stato riuscire a riservarsi razionalità sufficiente a riconoscere di dover mantenere nel proprio cuore il gelo abitualmente caratteristico dei suoi occhi, in ciò non temendo la propria condizione ma, anzi, affrontandola con la quella stessa "misura" propria anche del suo nome. Ma in parte per gli effetti della droga, in parte per la stanchezza ancora imperante su di lei, in parte, e sinceramente, per il timore nel confronto con colei che l'avrebbe attesa a bordo della nave dalla quale aveva cercato libertà, la mercenaria non riuscì a imporre al proprio corpo quiete sufficiente a ovviare alla morsa di quelle solide maglie.&lt;br /&gt;Dall'abbraccio delle acque sue amiche, sue protettrici, ella venne così strappata come una bimba dall'unione con la madre tanto amata, venendo sollevata di peso, con energia, al di sopra della superficie del mare e, in tale percorso, senza eccessiva premura, sbattuta violentemente contro lo scafo della nave, contro quel legno solido come pietra, nell'impatto con il quale non poté che ritrovarsi tramortita, in misura persino maggiore di quanto già non si sarebbe potuta definire. E, in simili condizioni, non le venne neppure concessa opportunità di rivolgere un fugace pensiero a quei pugnali ancora infilati nella propria cintola, con i quali, forse, avrebbe potuto sperare di riconquistare, ancora una volta, quell'instabile, altalenante condizione di libertà da lei da sempre cercata, e ora tanto crudelmente negatale: quelle lame, quel metallo che pur avrebbe potuto rappresentare per lei una chiave utile ad aggirare i vincoli così nuovamente impostile, fu completamente dimenticato, obliato, quasi neppur posseduto, così come, dopotutto, non meno escluso dalla sua mente, dalla sua attenzione, fu l'intero Creato a lei circostante.&lt;br /&gt;Ineluttabile conseguenza di tutto ciò, quindi, fu veder alfine rigettata la famigerata Figlia di Marr'Mahew qual un'inanimata bambola di pezza sul ponte del vascello, lì scaraventata ormai inerme, priva della stessa straordinaria combattività che pur l'aveva caratterizzata in contrasto a ogni propri avversario, non solo nel corso della propria intera vita ma, anche, di quel proprio appena vanificato tentativo di evasione, lì ormai impossibilitata a qualunque movimento e, ancor peggio, inconsciamente prostrata innanzi ai piedi della propria stessa carceriera, la quale, con assoluta serenità, con totale noncuranza verso di lei, quasi non fosse neppure, realmente, lì presente, riprese il canto precedentemente interrotto, per concluderlo nella propria ultima strofa, negli ultimi versi prima estemporaneamente taciuti…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;E per quanto fosse desiderosa&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;di un amore mai conosciuto&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;di un sentimento mai vissuto,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ella s'impose d'esser giudiziosa,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;non per sé stessa misericordiosa,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;ove, suo malgrado, già ben cosciente&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;di come tal gioia pur attraente&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;verso sorte triste e dolorosa&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;e mai, credetemi, vittoriosa&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;condotta l'avrebbe spietatamente.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Una fine non degna certamente,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;non per Lei, non per Morte gloriosa!&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2799799514116147997-4760448105098890801?l=middaschronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://middaschronicles.blogspot.com/feeds/4760448105098890801/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2799799514116147997&amp;postID=4760448105098890801&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/4760448105098890801'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/4760448105098890801'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://middaschronicles.blogspot.com/2011/12/1433.html' title='1433'/><author><name>Sean MacMalcom</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07040657565452036961</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-8KdQJ-bfDzM/TsaqxFj5eNI/AAAAAAAAAYk/14SJWe2ynlE/s220/YourAvatar.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2799799514116147997.post-2236654872659016620</id><published>2011-12-21T07:29:00.001+01:00</published><updated>2011-12-21T07:33:02.162+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='030 - Il nemico del mio nemico'/><title type='text'>1432</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;« G&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;iacché, seppur tu mi abbia amato,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;con sì tanta, devastante passione&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;con straordinaria abnegazione,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;non un principio del nostro Creato&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;ha da considerarsi cancellato.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Sol un'esistenza a tutti è data&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;per esser vissuta e non sprecata,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;e chi sua vita ha sperperato&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;d'alcun dio possa esser salvato.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;A nulla è quindi valso morire,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;non, di certo, per a me apparire,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;a me che, chiunque, rendo dannato. »&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Altri due… e poi due ancora, furono coloro che, sufficientemente arditi, o sufficientemente sciocchi, vollero ricercare un qualche genere di rapporto con colei che, ormai, non tanto della Guerra, quanto ancor più della Morte sembrava essersi eletta incarnazione terrena, rappresentante umana presso i mortali e, in quello specifico contesto, presso tutti i pirati impiegati a bordo di quella nave, di quel vascello che, nel sangue del proprio stesso equipaggio, stava da lei venendo benedetto… o, forse, e più propriamente, maledetto. E nel momento in cui, con non maggiore pietà rispetto ai coloro che li avevano preceduti, la Figlia di Marr'Mahew li scaraventò a confronto diretto con le proprie divinità, nel momento in cui le loro vite vennero repentinamente troncate, non concedendo loro, forse, neppure l'occasione di elaborare l'impellente fine, la mercenaria non poté ovviare ad assaporare il piacere di quelle singole morti, non in quanto tali ma, piuttosto, in quanto testimoni del proprio successo, espressione trasparente della propria non ancora perduta capacità volta a combattere, e a vincere, a tutela della propria libertà, del proprio diritto alla vita, troppo spesso, dai più, speranzosamente negatole. Una soddisfazione, la sua, che se anche qualcuno avrebbe potuto definire brutale, segno evidente di uno spirito barbaro e alieno alla civiltà, ove meritevole di essere definita tale; la maggior parte di qualunque altro eventuale e ipotetico suo giudice, animato da una minore ipocrisia e da una più sincera relazione con i tempi per tutti loro odierni, in un'epoca nella quale, oggettivamente, il valore considerato qual intrinseco di una vita umana non solo sarebbe stato ampiamente sufficiente a giustificare la prematura dipartita di un proprio avversario, ma, ancor più, non sarebbe stato adeguato a negare il pagamento, a compenso di tale perdita, di un soffio d'oro, o ancor meno. Alcuna colpa, pertanto, le sarebbe potuta essere addotta qual propria in conseguenza di tale strage, in quel momento non priva di ragioni, ove, in caso contrario, anzi, difficilmente un suo atto di clemenza a difesa della sopravvivenza dei bruti a lei offertisi innanzi sarebbe stato apprezzabile o, ancor meno, comprensibile.&lt;br /&gt;E nel crescente arrossarsi della sua pelle, per effetto del sangue che, copioso e abbondante, continuò a riversarsi su di lei in una misura della quale, solo nel cuore di una battaglia, in zona di guerra, si era abituata a essere ricoperta, nuovi versi di quella ballata, nuove strofe di quel drammatico e impossibile sentimento d'amore fra la Morte e un mortale qualsiasi, riecheggiarono nelle sue orecchie, cantante dalla sua stessa voce, per quanto mute le sue labbra si stessero lì proponendo…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Algida, in tanto lento scandire,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;in sì triste condanna proclamata&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;per chi l'aveva tanto adorata&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;e or sapeva pronto a partire,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ella non si negò di apparire&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;non perché priva d'ogni compassione,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;indifferente alla dedizione,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;ma perché di dover troppo soffrire,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;di dover per l'eternità patire&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;allora giustamente timorosa:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;meglio quindi risultar altezzosa&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;anziché debolezza esibire.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Suo malgrado, nell'essere abituata a ricercare nelle note delle canzoni della sua infanzia e giovinezza occasione di distrazione nei momenti peggiori, così come nelle serate più noiose, ella non ebbe possibilità, per quanto, probabilmente, ne avrebbe avuto ampiamente motivo, di porre in dubbio l'origine di quelle note, non attribuendole a se stessa, alla propria confusa mente vittima degli effetti di una droga sconosciuta, quanto, e piuttosto, a una diversa fonte. Una fonte, spiacevolmente, tutt'altro che difficile da riconoscere nella propria identità, tutt'altro che complicata da individuare nella propria unicità, dal momento in cui, escludendo se stessa, e la propria voce, quali protagoniste di tutto ciò, solo una ben delineata alternativa avrebbe dovuto e potuto essere presa in esame: quella che, nella fattispecie specifica di quell'occasione, di quella propria disavventura, qual mai altrimenti sarebbe potuto essere ricordato tutto ciò, ebbe modo di presentarsi innanzi a lei con la schiena quietamente appoggiata contro l'albero di maestra, nel mentre in cui le sue braccia si ponevano impegnate a circondare la forma di un magnifico zither, lasciando, non di meno, le agili dita della propria destra libere di pizzicarne le corde, con sapienza ammirevole, con abilità incantevole, a intessere le note di quella ballata insieme a una voce in tutto e per tutto identica alla sua… quella di sua sorella, della sua gemella, di Nissa Bontor.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« Che furia… che impeto! » esclamò la regina dell'isola di Rogautt, interrompendo, in quell'asserire, il proprio canto, e pur non permettendo alle proprie dita di arrestarsi sulle corde, quasi desiderasse riservarsi la possibilità di riprendere quanto prima il testo in tal modo rimasto incompiuto « Ero convinta che mi sarebbe stato concesso il tempo utile a concludere anche l'ultima strofa prima del tuo arrivo… e, malgrado tutto, sei riuscita a sorprendermi. » volle offrire maggiore chiarezza alle ragioni del proprio ultimo commento, per quanto, in maniera estranea a ogni possibilità di dubbio, nelle sue parole riecheggiasse tutto il proprio più vivido sarcasmo « E ora cosa vorresti fare, Midda? Cosa vorresti fare, mia indomabile metà?! Qual è il fine ultimo di tanto tuo sforzo?… dimmi, te ne prego! » la esortò, sorridendo al contempo amabile e terrificante, sensuale e orrenda, in tal espressione negando ogni possibile attribuzione di Morte alla propria controparte e richiedendola, prepotentemente, qual a sé appartenente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una domanda non sciocca, per quanto probabilmente avrebbe costretto la Figlia di Marr'Mahew a repliche soltanto retoriche, che vide la stessa mercenaria, lì ridotta al ruolo di prigioniera, dover prendere coscienza di quanto minimali sarebbero potute essere allora valutate le proprie possibilità di sopravvivenza su quale ponte, là dove un piccolo, ma agguerrito, esercito di pirati si era predisposto in sua attesa, capeggiato, in tal dispiegamento di forze, non tanto dalla propria reale antagonista, riservatasi una posizione da spettatrice, come la presenza di uno zither e non di un'arma nelle sue mani avrebbe esplicitamente evidenziato, quanto, e peggio, da colei che sino a prima di quella negativa evoluzione aveva creduto essere propria alleata, propria amica, e che pur, alfine, aveva ceduto al malefico fascino della sua gemella: Carsa Anloch.&lt;br /&gt;E nel ritrovarsi, in tutto ciò, priva di qualche effettiva, concreta speranza di successo nella propria evasione, se solo avesse concesso battaglia a un numero a lei tanto superiore di avversari, e, ancora, alla stessa Carsa; Midda Bontor non ebbe possibilità di rendere proprie scelte strategiche particolarmente originali, straordinarie decisioni degne di essere ricordate dalla Storia, per quanto, nell'audacia che ancora volle rendere propria, il suo nome, la sua fama, non avrebbero potuto ritrovarsi a essere infangati, disonorati, dal momento in cui alcun'altro, a eccezione sua, sarebbe potuto essere sì folle da invocar salvezza in un gesto del genere… nell'impegnarsi in una breve, impetuosa corsa verso il limitare a lei più prossimo del vasto ponte di quel vascello al solo scopo di proiettarsi, stanca, drogata e per lo più ferita, nelle fredde acque del mare a loro circostante.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2799799514116147997-2236654872659016620?l=middaschronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://middaschronicles.blogspot.com/feeds/2236654872659016620/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2799799514116147997&amp;postID=2236654872659016620&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/2236654872659016620'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/2236654872659016620'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://middaschronicles.blogspot.com/2011/12/1432.html' title='1432'/><author><name>Sean MacMalcom</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07040657565452036961</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-8KdQJ-bfDzM/TsaqxFj5eNI/AAAAAAAAAYk/14SJWe2ynlE/s220/YourAvatar.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2799799514116147997.post-8563703221583365157</id><published>2011-12-20T07:20:00.001+01:00</published><updated>2011-12-20T07:21:12.044+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='030 - Il nemico del mio nemico'/><title type='text'>1431</title><content type='html'>&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;E&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;d egli, da follia reso gagliardo,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;d'ogni prudenza si volle spogliare,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;le conseguenze non volle vagliare,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;non volendo apparire codardo&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;se pur in tal giuoco, chiaro azzardo,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;mai vincitore sarebbe stato&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;nel migliore dei casi spezzato,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;dal freddo abbraccio, forse maliardo,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;di chi di tutto ultimo baluardo:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;e in tal modo non poté che finir,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;quando Ella acconsentì a venir,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;nella forma di un letale dardo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E non dissimile da una belva ferita, Midda reagì a quel dolore, decuplicato nella propria intensità dagli effetti della droga ancor imperante nelle sue membra e sulla sua mente, con ferocia priva di ogni barlume d'umanità, non più giostrando con la lama da lei ancor posseduta nella mancina, quanto, e piuttosto, scagliandola in avanti simile a lancia, per trapassare, nell'impeto di tale gesto, non solamente il petto del proprio immediato antagonista, ma anche il ventre di colui immediatamente successivo e ancor estraneo a quel confronto, a quella sfida, non per tal ragione, tuttavia, giustificato o perdonato nella propria offensiva presenza davanti a lei in quel particolare frangente.&lt;br /&gt;Una duplice morte, tanto inattesa da non essere quasi neppure apprezzata qual realmente occorsa da alcuno dei protagonisti di tal combattimento, che vide, malgrado il risultato così ottenuto, la donna, ancor tutt'altro che soddisfatta per la vendetta conquistata, ancor tutt'altro che appagata per il sangue richiesto a compenso del proprio già versato, proiettare anche se stessa in avanti, in direzione di colui che tanta blasfemia aveva osato addurre a discapito del proprio corpo, per tempestarne il volto di colpi, terribili pugni inferti con la mano destra. Gesti che, al di là di ogni pur innegabile debolezza presente a svantaggio del suo corpo, e coinvolgente, inevitabilmente, anche tale arto metallico che, nella propria stregata natura, traeva dalle membra stesse della propria proprietaria l'energia per agire, non diversamente da un qualunque arto di carne e ossa, vide le cervella del malcapitato essere sospinte con orrendo impeto al di fuori del suo cranio, esplodendo, in maniera disordinata, in parte verso il soffitto sopra le loro teste, in parte verso le pareti ai loro lati e, ancora, in parte sul volto del suo già moribondo compare, ancora una volta indistinto nella propria sessualità agli occhi della mercenaria, il quale, prima ancora di poter rimettere il proprio spirito alla pietà degli dei del mare, o a qualunque altra divinità potesse far riferimento, dovette assistere alla rapida e completa distruzione dell'intero cranio del proprio fratello di pirateria, demolito, frammento dopo frammento, da una inumana sequenza di colpi infertigli da quel pugno di nero metallo dai rossi riflessi, che non ebbe ragione alcuna di fermarsi se non quando, ormai, di quella testa non rimase nulla più di un indistinto grumo sanguinolento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« Dei… » gemette il quarto pirata, attonito nel porsi qual spettatore di quell'impeto, di quella violenza, che, malgrado la propria scelta di vita, non si ritrovò in grado di elaborare con naturalezza, qual semplice banalità, essendosi ella, nell'insistere in contrasto a chi, comunque, già morto, sospinta oltre ad alcuni umani limiti che, prima di quel momento, non avrebbe mai potuto considerare quali violabili, non perché caratterizzanti una qualche capacità superiore per lei, quanto, e piuttosto, perché tali da spingerla, nel suo personale giudizio, innanzi al suo sguardo, in pericolosa prossimità alla condizione di una letale fiera da arena, ancor prima che a una donna umana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Uno sconvolgimento, panico forse, che vide esprimere in tale pur semplice invocazione quant'anche il terzo avrebbe forse voluto allora concedersi di scandire, ma che pur non ebbe forza, psicologica ancor prima che fisica, di compiere, limitandosi a pregare silenziosamente l'intero pantheon di divinità a lui care per ottenere occasione di un immediato decesso, una repentina conclusione di quanto già incominciato nel momento stesso in cui il suo ventre si era ritrovato a essere trafitto dalla stessa lama già ragione di morte del proprio compare, nella speranza, in ciò, di non poter essere più cosciente nell'attimo in cui ella avesse deciso di reindirizzare la propria distruttiva furia anche nella sua direzione…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;« Oh, gioia! Amor mio! » ebbe a dir&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;« Dopo un sì prolungato penare,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;innanzi a te non voglio negare,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;che infausto v'era da presagir &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;fato di questo mio d'amor patir.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ma or c'ogne paura è risolta,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;c'ogne pena s'è, alfine, dissolta,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;vieni, sicché non abbia da soffrir&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;nel tuo abbraccio or voglio dormir! »&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;« Stolto nel non aver considerato&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;a quale sorte ti sei condannato&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;quando hai desiderato di morir! »&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pietosa, al di là di ogni timore, si volle comunque dimostrare la morte di quel terzo pirata, nel momento in cui, finalmente lasciando il secondo cadavere libero di ricadere al suolo, la mercenaria si concesse occasione di avanzare, andando a colpire, con un manrovescio della propria mancina il volto del medesimo, al solo, e pratico, fine di liberare da quell'inutile presenza il proprio cammino e, ancora, di avanzare in direzione dell'ultimo avversario ancor riconosciuto qual tale.&lt;br /&gt;E il quarto, già testimone di tre rapide esecuzioni, volle lì dimostrarsi più codardo, ma al tempo stesso più furbo, di tutti i trascorsi avversari della donna guerriero, conscio di come, sicuramente, la sua viltà sarebbe stata alfine punita dalla regina che, in tal gesto, stava tradendo, e pur, in tutto ciò, speranzoso di riuscire a rendere propria una morte meno straziante di quella alla quale aveva appena visto condannati i propri compagni. Così, egli o ella, senza rendere proprio un ulteriore istante di incertezza, gettò a terra la spada sino a quel momento stretta in pugno, e ormai divenuta più simile a una sorta di amuleto che a una qualche, reale, risorsa offensiva, retrocedendo poi con spaventata urgenza da lei, per andarsi a nascondere, con un grido di vigliaccheria, dietro alla prima porta da lui raggiunta, al primo uscio oltre il quale, pregava, ella non avrebbe avuto ragione di inseguirlo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« Patetici… » sorrise, quasi ridacchiò, la Figlia di Marr'Mahew, chinandosi a recuperare l'arma lì appena rifiutata, per poter riprendere, con tale, nuova compagnia, il cammino così interrotto, ovunque tale itinerario l'avrebbe potuta condurre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In quel particolare momento, in quell'occasione, forse complice l'adrenalina nuovamente presente a galvanizzarne le intenzioni e le azioni, forse complice, più semplicemente, il pensiero di poter essere ritornata in parziale possesso del proprio stesso fato, così come da giorni, forse settimane se non, addirittura, mesi, le era stato negato, nel suo cuore non più sconforto avrebbe potuto essere identificato, a pesare su ognuno dei suoi gesti malgrado ogni tentativo pur compiuto in propria stessa difesa: al contrario, forte del sangue appena versato, e che, qual quello di un'ostia sacrificale, tergeva il suo volto e la pelle del suo corpo là dove scoperta, ella si scoprì animata da nuove energie, da una nuova speranza di poter sopravvivere a quell'incontro con la propria gemella, malgrado la spiacevole evoluzione che, in quest'ultima, era terribilmente avvenuta…&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2799799514116147997-8563703221583365157?l=middaschronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://middaschronicles.blogspot.com/feeds/8563703221583365157/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2799799514116147997&amp;postID=8563703221583365157&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/8563703221583365157'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/8563703221583365157'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://middaschronicles.blogspot.com/2011/12/1431.html' title='1431'/><author><name>Sean MacMalcom</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07040657565452036961</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-8KdQJ-bfDzM/TsaqxFj5eNI/AAAAAAAAAYk/14SJWe2ynlE/s220/YourAvatar.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2799799514116147997.post-2921828043096385161</id><published>2011-12-19T07:32:00.002+01:00</published><updated>2011-12-19T07:33:28.175+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='030 - Il nemico del mio nemico'/><title type='text'>1430</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;U&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;no, due… e subito tre e poi quattro, furono i pirati che si schierarono innanzi a lei in quello stretto corridoio, trasparentemente sorpresi per quell'improvvisa, inattesa, impossibile, forse, apparizione loro offerta, ma non per questo tanto lenti nel reagire da non tentare, neppure, di sguainare le proprie armi per a lei opporsi, su di lei proiettare l'acciaio delle proprie lame, dimentichi di ogni possibile volontà della loro regina nei riguardi di quella stessa prigioniera e, allora, osservanti la medesima, antica e naturale legge che anche la loro stessa avversaria aveva già offerto riprova di voler rispettare, e che non avrebbe mancato di onorare anche nei loro riguardi se solo essi gliene avessero concesso occasione. E se anche, in condizioni meno critiche rispetto a quelle per lei proprie in quel frangente, quei quattro pirati, uomini e donne in maniera indistinta e priva di qualunque valore per lei, sarebbero potuti essere rapidamente eliminati non rendendo propria alcuna prerogativa nei suoi riguardi, nella confusione e nella stanchezza pur ancora imperanti sulla donna guerriero essi non solo ebbero possibilità di impugnare ognuno la rispettiva arma di propria competenza, ma anche, di gettare un alto grido d'allarme, prima di tentare di recarle offensiva, non sottovalutandola, qual avversaria, e, ciò nonostante, neppure lasciandosi intimidire dalla fama, nel confronto con la quale avrebbero anche potuto avere ragione di restare lì immobili e immobilizzati.&lt;br /&gt;Una superiorità, quella pur caratterizzante quel gruppo di pirati, che, in grazia alle dimensioni ridotte dello spazio lì offerto ai contendenti, limitato in maniera a dir poco soffocante dalle proporzioni di quel lungo corridoio, non si volse a sfavore della mercenaria qual pur avrebbe potuto essere in uno spazio più esteso, concedendole, malgrado tutto, di dimostrare loro il razionale da sempre presente a supporto della propria fama e, negli ultimi anni, del proprio soprannome, di quel divino attributo che desiderava porla in seno alla dea Marr'Mahew…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Del guerrier ei avea abilità,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;seppure in diversa direzione&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;s'era mostrata sua attenzione,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;impegnando, con professionalità,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;sua vita in troppe atrocità,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;qual sole, in ver, non dell'assassino&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;quanto, e piuttosto, dell'aguzzino:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;fiero boia che senza malignità&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;chiunque nell'intera sua città&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;alla gogna avrebbe invitato,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;non per un torto, ormai passato,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;ma per, di Morte, celebrar deità.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rapida la lama da lei resa propria in quell'occasione di bisogno, e pur ancor non pienamente conosciuta nei propri equilibri, nelle proprie intrinseche possibilità, sicuramente inferiori alla propria consueta arma forgiata in quella preziosa e rara lega metallica dagli azzurri riflessi, facente vanto della forza caratteristica dei mari, si mosse in direzione prima ascendente e, subito dopo, discendente, imponendo a discapito del primo fra tutti i propri avversari lì radunatisi un rapido montante seguito da un altrettanto repentino fendente, che alcuna possibilità di reazione gli concesse, aprendo longitudinalmente il suo intero addome e, conseguenza di tal atto, vedendo le sue viscere ricadere sul legno del pavimento sotto ai loro piedi, saturando improvvisamente l'aria del caratteristico fetore della morte, in un misto di sangue e feci. Un gesto impietoso, animato nelle proprie motivazioni dalla certezza di quanto non diverso trattamento le sarebbe stato riservato se solo si fosse dimostrata più generosa nei loro riguardi, che non impose alcun peso sull'animo della donna, abituata, in effetti, a uccidere non di meno rispetto al protagonista di quella ballata ancor riecheggiante nelle sue orecchie, di quel boia innamorato della Morte: non qual aguzzina, e neppure qual assassina, ella si era mai presentata, per quanto consapevole di come, in effetti, il suo ruolo di guerriera, la sua professione di mercenaria, non le avrebbero potuto che riservare un fato non dissimile da quello proprio di tali altri impieghi, confidente con la morte, e con la morte violenta, in misura a loro non inferiore.&lt;br /&gt;E quasi a voler, in tutto ciò, confermare le pur solide ragioni per lei già proprie, la convinzione di quanto necessario sarebbe stato rapidamente uccidere al solo scopo di non essere uccisa, il secondo pirata, posto alle spalle del primo già ucciso, non volle riservar qual proprio particolare scandalo per la prematura scomparsa del proprio compare, scostandone prepotentemente il cadavere senza rispetto o riguardo alcuno, e tentando, nel contempo di ciò, di ricercar contatto con le carni della propria antagonista in un abile affondo nella sua direzione, condotto a desiderato discapito del suo ventre…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;« Io che Morte ho sempre sì amato... »&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;egli domandava impunemente&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;non preoccupandosi per niente&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;« ... perché non sono stato ricambiato?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Eppure mi son sempre impegnato&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;con giovani, uomini e vecchietti,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;poveri, ricchi, persin baronetti,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;al solo fine d'essere notato,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;da Colei che di tutti è il fato.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ti prego, offrimi il tuo sguardo:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;mio sentimento non è bugiardo,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;e non voglio esser dimenticato! »&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se solo la sua mente non fosse stata resa lenta nell'elaborazione dei propri pensieri dagli effetti della droga, e il proprio corpo non fosse stato reso lento nell'attuazione dei propri gesti dalla stanchezza conseguente alla prolungata prigionia, ella avrebbe potuto sicuramente evadere a quel tentativo, a quell'offensiva a proprio discapito con un lieve movimento dei fianchi, in quello che sarebbe parso più simile a un passo di danza ancor prima che a un atto di guerra: un movimento reso necessario, obbligato, addirittura indispensabile, nella volontà di non essere trafitta da quell'arma a sé nemica, da quell'acciaio che ne avrebbe potuto dilaniare le carni, e che, ciò nonostante, a uno sguardo esterno, sarebbe risultato sicuramente quale meravigliosa espressione della sua sensualità, dell'erotismo intrinseco in quel corpo indubbiamente femminile, qual mai le sue forme avrebbero potuto celare, minimizzare o, peggio, negare. Purtroppo, più lenta tanto nell'elaborazione quanto nell'attuazione di quanto, abitualmente, sarebbe stato per lei tanto naturale da non richiedere neppure un intervento conscio a tal riguardo, in quel momento si pose del tutto impossibilitata a compiere quanto pur necessario per ovviare con eleganza a quell'attacco, dovendo, altresì, sperare di riuscire ad arginare gli effetti negativi del medesimo in grazia all'intervento della propria mano destra, impegnatasi, con il proprio nero metallo dai rossi riflessi, in un movimento orizzontale volto a deviare la traiettoria di quella lama prima che essa potesse lederne le pur amabili forme.&lt;br /&gt;Un intervento, quello reso proprio dal suo consueto scudo, che si dimostrò, malgrado tutto, tardivo nella propria espressione, nella propria concretizzazione: non sì intempestivo da condannarla a morte, qual altresì sarebbe potuta allora essere; e pur sufficientemente tale da permettere alla punta di quella spada di accarezzarne il fianco sinistro, aprendo sul medesimo un lieve, e doloroso, solco rosso, una ferita pressoché superficiale e che, comunque, avrebbe dovuto essere riconosciuta qual molto più di quanto ella non avrebbe potuto gradire concedere a un proprio qualunque avversario, anche ove caratterizzato da una bravura nettamente superiore alla propria qual, al di là di ogni modesto giudizio, mai avrebbe potuto considerare essere l'uomo, o forse la donna, difficile per lei esserne allora effettivamente certa, lì schieratasi in sua offensiva…&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2799799514116147997-2921828043096385161?l=middaschronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://middaschronicles.blogspot.com/feeds/2921828043096385161/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2799799514116147997&amp;postID=2921828043096385161&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/2921828043096385161'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/2921828043096385161'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://middaschronicles.blogspot.com/2011/12/1430.html' title='1430'/><author><name>Sean MacMalcom</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07040657565452036961</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-8KdQJ-bfDzM/TsaqxFj5eNI/AAAAAAAAAYk/14SJWe2ynlE/s220/YourAvatar.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2799799514116147997.post-5957501168431385577</id><published>2011-12-18T08:40:00.001+01:00</published><updated>2011-12-18T08:40:39.509+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='030 - Il nemico del mio nemico'/><title type='text'>1429</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;E&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;, forse, in grazia dell'allora invocata Thyres, signora dei mari, unica dominatrice delle acque sulle quali, in quel momento, quella nave stava veleggiando e da sempre presente nel cuore e nei pensieri della donna per ragioni di retaggio familiare; o, forse, in grazia della più combattiva Marr'Mahew, da lei mai nominata, mai venerata a parole, quanto, piuttosto, con le proprie azioni, con ogni proprio singolo gesto rivolto alla pugna e alla morte, quasi un inno in favore di chi della guerra era riconosciuta qual divinità; o, forse e ancora, in mera virtù delle proprie stesse e sole energie, priva di qualunque collaborazione esterna, di qualunque aiuto divino; Midda Bontor riuscì, per l'ennesima, e speranzosamente non ultima volta nella propria esistenza, a dimostrare il concreto merito di tutte quelle virtù già da lungo tempo associate al suo nome, di tutte le leggende già aventi ella qual protagonista, gesta che in molti, in troppi, cercavano di negare nei propri valori, rifiutare nella propria importanza, e che pur mai avrebbero potuto essere cancellati nella propria semplice e incredibile presenza, almeno sino a quando ella avrebbe continuato ad agire con la stessa meravigliosa, straordinaria e stupefacente energia, indole, che da sempre l'aveva contraddistinta.&lt;br /&gt;Come avrebbe mai potuto alcuno, infatti, rifiutarle il proprio legittimo valore nel momento in cui fosse stato posto in un ruolo di testimone per quanto in quel giorno avvenne, malgrado la debolezza ormai saldamente legata alle sue membra e, persino, alle sue ossa, dai troppi giorni di digiuno? Malgrado il disorientamento ancora su di lei imposto dalle droghe mai rifiutatele, alle quali sì era ormai assuefatta, e che pur, ancora, non avrebbero rinunciato a insidiare la sua coscienza? Malgrado la difficoltà motoria necessariamente derivante da quell'interminabile periodo di prigionia, nel quale a tutto il suo corpo era stata negata una qualunque speranza di requie, nel mentre in cui, anzi, le pesanti cavigliere di metallo con le quali le sue gambe erano state vincolate verso il soffitto avevano lentamente, e inesorabilmente, piagato la carne sei suoi piedi?&lt;br /&gt;Al di là della tragica drammaticità delle proprie condizioni, fisiche e psicologiche, che avrebbero reso impossibile a chiunque non solamente una qualunque ipotesi di battaglia e fuga, quanto, e più semplicemente, il mero permanere in posizione eretta; la Figlia di Marr'Mahew non solo riuscì a sorreggere il peso del proprio corpo sulle proprie gambe e, peggio, sui propri martoriati piedi, ma, ancor più, riuscì a lasciare l'angusto spazio della propria cella dopo aver dichiarato battaglia ai pirati posti a sua sorveglianza nel semplice, e in ciò troppo spesso sottovalutato, bussare contro la porta chiusa innanzi a sé. Un gesto, il suo, che evidentemente ebbe ragione di sorprendere la coppia di guardie, le quali, non riuscendo a comprendere l'origine di quel bussare, nell'escludere con pericolosa superficialità qual soggetto protagonista la stessa prigioniera, decisero, stolidamente, di rimuovere i blocchi preposti a contenimento di quanto lì racchiuso, di chi lì detenuta, per indagare nel merito di chi, o che cosa, stesse allora bussando. E quand'essi guadagnarono consapevolezza nel merito della sua natura, nei termini di quell'identità da loro banalmente esclusa qual possibile, alcun verbo, o azione, venne loro concesso in reazione alla nemica così schieratasi innanzi ai loro occhi, nell'imposizione, in loro contrasto, di movimenti tanto repentini qual mai avrebbero potuto ritenere fattibili non solo per una donna nelle sue condizioni, ma, più in generale, per una qualsiasi combattente. Sebbene disarmata, ella mai avrebbe, in verità, potuto considerarsi realmente tale, e non, banalmente, per la presenza del suo braccio destro in nero metallo, con il cui impeto avrebbe potuto frantumare un cranio non diversamente da un frutto maturo, quanto, piuttosto, per la sua stessa formazione guerriera, per la sua intrinseca esperienza, così come accumulata in lunghi anni trascorsi a scoprire, giorno dopo giorno, nuovi modi per uccidere, al punto tale da giungere a considerare la morte di un avversario qual superflua, qual vana se non quando, effettivamente, resa necessaria dalle circostanze o dalla superiorità del medesimo antagonista. Un principio, il suo, che ove applicato avrebbe dovuto preservare i due pirati dalla morte loro imposta, ove essi si sarebbero dimostrati certamente a lei inferiori, e che pur non si vide allora applicato in conseguenza delle sue particolari condizioni, che alcuna pietà, alcuna premura, avrebbero potuto veder rivolte a un nemico, a un qualunque inquilino di quella nave, fosse egli o ella l'ultimo fra i mozzi, così come la sua principale, e sola concreta, nemesi, così come autonomamente elettasi tale. Così, la sciabola impugnata da uno dei due sventurati antagonisti in quella particolare circostanza, venne da lei impugnata con forza, con decisione, afferrandone la medesima lama con la propria destra e rigirandone l'ipotetica offensiva a lei rivolta in direzione non solo del suo stesso proprietario ma, anche e contemporaneamente, del suo compare, i quali, in ciò, ebbero la gola squarciata, tanto in profondità al punto tale da scoprire le vertebre del collo, prima ancora di poter effettivamente elaborare quanto stesse lì avvenendo, di comprendere come il giorno della loro morte avesse da essere giudicato ormai irrevocabilmente giunto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« La vostra morte per la mia vita… » sussurrò ella, sospingendone i cadaveri all'interno della propria cella e appropriandosi delle loro armi, non competitive con la sua consueta spada, ma in quel momento uniche a lei offerte, ragione per la quale non si sarebbe dovuta proporre eccessivamente schizzinosa nei loro stessi riguardi « … non so cosa ne possiate pensare, ma a me sembra un affare vantaggioso. »&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giuoco, quello scandito dalle irriverenti parole della mercenaria dagli occhi color ghiaccio, che volle servire, in quella particolare condizione, non tanto allo scopo di canzonare due antagonisti già morti, e in effetti neppure apprezzati qual realmente tali, quanto, piuttosto, al fine ultimo di convincere se stessa, la propria stessa coscienza, di quanto tutto, in quel momento, avesse da considerarsi nella norma, avesse da essere riconosciuto qual un giorno come altri, sebbene, suo malgrado, nulla di comune, nulla di normale, avrebbe potuto essere definito in quegli stessi eventi.&lt;br /&gt;Impugnando, pertanto, una sciabola nella propria mancina, e rinunciando, per ragioni d'ingombro e di debolezza, a mantenerne un'altra infilata nella cintura, sostituita, in tal posizione di riposo, da una coppia corti e ricurvi pugnali egualmente sottratti ai propri già eliminati avversari, sicuramente più leggeri e più agili nelle proprie possibilità di impiego; ella si costrinse a non riservar qual propria un'ulteriore occasione di attesa, un'ulteriore possibilità di riposo, prima di gettarsi all'esterno della propria cella, pronta a scavarsi una via di fuga nelle carni di chiunque le si fosse parato innanzi, pronta a lavare la propria lurida pelle, resa tale da troppi giorni di urine, feci, sporcizia e sudore lì accumulatisi, nel caldo sangue dell'intero equipaggio lì a bordo presente, verso il quale, dopotutto, mai avrebbe potuto provare un qualche sentimento di compassione, una qualche emozione pietosa utile a frenarne i colpi. E nel mentre in cui simile intenzione iniziò a tramutarsi in realtà, tale proposito incominciò a divenire azione nei suoi stessi gesti, nei movimenti stanchi, e pur non per questo meno letali, del suo braccio sinistro, le note di una vecchia ballata riemersero nella sua mente, si imposero alle sue orecchie, da nessuno cantante in quel frangente e pur, non di meno, da lei perfettamente udite, quale perfetto accompagnamento per quella mortale danza, animata, nei propri passi, dalla sola, solida certezza di quanto solo nella rapida disfatta di ogni controparte ella avrebbe potuto conquistare la propria ora negata libertà…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Di Morte canto sì triste memoria,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;del giorno in cui Essa s'innamorò&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;di chi per sin troppo tempo l'adorò,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;entrando di diritto nella Storia,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;non per orgoglio, e neppur per boria,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;qual mai avrebbero potuto dimorar&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;in chi il suo cuore volle donar&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;a Lei che a ogni giaculatoria&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;mai ha concesso una sol vittoria,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;e a cui, né inganno, né falsità,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;son in grado di    celare verità,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;al di là d'ogni colta oratoria.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2799799514116147997-5957501168431385577?l=middaschronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://middaschronicles.blogspot.com/feeds/5957501168431385577/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2799799514116147997&amp;postID=5957501168431385577&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/5957501168431385577'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/5957501168431385577'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://middaschronicles.blogspot.com/2011/12/1429.html' title='1429'/><author><name>Sean MacMalcom</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07040657565452036961</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-8KdQJ-bfDzM/TsaqxFj5eNI/AAAAAAAAAYk/14SJWe2ynlE/s220/YourAvatar.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2799799514116147997.post-6826456849052878713</id><published>2011-12-17T07:41:00.000+01:00</published><updated>2011-12-17T07:42:15.011+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='030 - Il nemico del mio nemico'/><title type='text'>1428</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;A&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;lfine, pertanto, fu forse anche in grazia al confronto psicologico con la realtà non più semplicemente suggerita dalla presenza di quella corona, quant'anche esplicitamente affermata dalle asserzioni della sua stessa avversaria, che Midda non riconobbe semplicemente qual necessaria la propria fuga da quel vascello, ma, addirittura, persino qual irrinunciabile, e non tanto per la salvezza del proprio corpo mortale, della propria pur effimera vita, quanto, e piuttosto, del proprio spirito immortale, il quale, se già non sufficientemente maledetto in conseguenza del dannato matrimonio con un malefico semidio, sicuramente sarebbe lì stato definitivamente condannato a una pena eterna, a una sofferenza priva di qualunque speranza di pietosa conclusione, fosse anche nella morte. E fu proprio nella speranza di preservare la propria libertà, tanto in vita, quant'anche e maggiormente in morte, che Midda Bontor, Figlia di Marr'Mahew, quand'ormai recuperate sufficienti energie, decise di tentare quanto chiunque avrebbe considerato impossibile: la fuga dalla nave per lei diventata galera.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un profondo respiro, denti stretti sino a far dolere tanto la mascella quanto la mandibola, e tutta la propria forza di volontà, fu quanto occorsero, in quell'orrida posizione, alla donna guerriero per liberare, per prima cosa, la propria mancina, l'unica mano di carne e ossa rimastale e, per questa ragione, l'unica mano le cui ossa sarebbero potute essere slogate per concederle una tale opportunità. Un'operazione non semplice, non indolore, ma inevitabile fu quella che la vide quasi svenire per il dolore conseguente a quanto inflittosi, all'innaturale posizione imposta al proprio pollice, per permettere all'intera estremità di poter delicatamente scivolare attraverso il bracciale metallico che, sino a quel momento, le aveva circondato il polso, tendendone il braccio in posizione radiale al resto del corpo. Un'operazione che non semplice e non indolore sarebbe risultata in condizioni migliori per lei, ma che, laddove ancor parzialmente vittima degli effetti delle droghe, la vide paradossalmente risentire del danno in misura maggiore di quanto non avrebbe dovuto per lei derivare, salvo, nonostante tutto ciò, vederla ugualmente mantenere controllo su se stessa e sul proprio corpo non solo al punto tale da impedirsi di svenire, quanto, e addirittura, da permetterle di afferrare con la punta delle dita l'odioso bracciale metallico prima che esso potesse scivolare a terra e, in tal modo, produrre uno spiacevole tonfo che avrebbe potuto segnalare quanto lì all'interno stava avvenendo alle guardie risapute qual posizionate all'esterno della cella. E proprio al fine di ovviare a tale inconveniente, che avrebbe potuto vanificare sul nascere ogni suo tentativo di evasione, ella fu allora costretta ad attendere un intervallo apparentemente interminabile, approfittando, alfine, di un momento di chiara distrazione da parte dei pirati, qual quello segnalato da un loro chiaro ridacchiare, per potersi liberare di quello scomodo incombro.&lt;br /&gt;Ottenuta in tal modo libertà per un arto su quattro, e benedicendo o maledicendo, impossibile a dirsi, il nome della sua amata dea Thyres per tale successo, ella dovette affrontare una nuova dolorosa prova nel portare la propria stessa mano mancina alla bocca, per afferrare con i denti il pollice slogato e, soffocando ogni possibile grido di dolore, tirarlo con forza a permettere alle ossa del medesimo di riassumere la propria corretta e naturale posizione all'interno dell'anatomia di tale arto. Se solo, in quel momento, fosse già stata libera di agire, per sfogare il dolore provato non si sarebbe trattenuta dallo slanciarsi al di fuori della cella e precipitarsi a massacrare i propri avversari a mani nude, per affogare nel calore del loro sangue la pena in quel momento decuplicata dall'azione congiunta della sua stanchezza e, peggio, delle droghe in circolo nel suo corpo. Purtroppo, non potendo godere di una tale opportunità, ella poté solo ripromettersi di massacrare a tempo debito non solo chi posto a sorveglianza in immediata prossimità all'ingresso della sua cella, quanto, e addirittura, l'intera nave e qualunque altro maledetto equipaggio al servizio della propria gemella: un impegno sincero, concreto, che sarebbe stata ben lieta di ottemperare, non appena le forze le fossero tornate e la sua spada fosse stata nuovamente stretta all'interno di quella stessa, tanto sventurata, e pur, suo malgrado, unica rimastale, mano mancina.&lt;br /&gt;Così non solo conquistata una nuova possibilità di azione per una mano, ma, anche, riassestata la sua efficacia, prima compromessa, la donna poté proseguire nell'attuazione del proprio piano, una strategia ideata in lunghi giorni di attesa, e che nulla, in effetti, avrebbe ormai potuto lasciare al caso, nulla avrebbe potuto veder affidato a una qualche benevolenza della sorte, ove, da una vita intera, ella aveva rivendicato la non banale prerogativa di poter essere l'unica artefice del proprio destino. E non un qualche dio o dea, così come un qualche colpo di fortuna, ella ebbe dopotutto ragione di dover ringraziare per quanto, allora, compì al fine di conquistare libertà anche a favore della propria mano destra, la quale, nella propria natura metallica, mai avrebbe potuto concedersi la medesima flessibilità che aveva pocanzi garantito occasione di evasione dalle proprie catene per la propria controparte, quanto, e piuttosto, solo a se stessa e alla propria impavida tenacia. Perché così come, un istante prima, non aveva avuto esitazione alcuna nel disarticolarsi volontariamente il pollice nella volontà di ovviare all'imposizione impostale, così, ora, ella non ebbe freno psicologico o fisico nello scavare, con le unghie di quella stessa mano mancina, unica libera, nel legno sotto la propria testa, allo scopo di riuscire a porre in evidenza la testa di un chiodo e, in ciò, poter estrarre il medesimo, al fine ultimo di impiegare lo stesso per violare il lucchetto con il quale il bracciale sul polso destro era stato lì bloccato. Un'operazione, ancora una volta, né semplice né indolore, dal momento in cui, nella massima cura riservata a quella stessa nave, il legno non si sarebbe potuto considerare così disponibile a cedere in conseguenza di una simile azione: ciò nonostante, con la stessa perseveranza che l'aveva vista attendere tanto a lungo prima di poter porre in essere il proprio piano, ella non si lasciò sconfortare dai primi insuccessi, né, tantomeno, da ben tre unghie rotte su cinque, proseguendo imperterrita, e sanguinante, sino a quando la sua volontà non si impose su quella trave e quel chiodo, concedendole finalmente l'opportunità di estrarlo e di trarre, in tal modo, un sospiro di sollievo.&lt;br /&gt;Probabilmente, con un senno in quel momento per lei non sì ovvio, non sì scontato, in suo aiuto, nel compiere una tale operazione, si sarebbe dovuta riconoscere anche l'azione che in quei giorni, forse settimane se non mesi, la propria stessa urina doveva aver necessariamente compiuto a discapito di quello stesso pavimento. Se pur, del resto, privata di cibo solido, ove neppure avrebbe potuto avere una qualche opportunità di ingerirlo nelle condizioni in cui non solo l'avevano drogata, ma anche appesa; ella non era stata egualmente privata di liquidi, di quella preziosa e indispensabile acqua in assenza della quale sarebbe sicuramente già morta da lungo tempo, senza riuscire a offrire, prima di ciò, sufficiente soddisfazione alla propria carceriera: e dove del liquido le veniva quotidianamente somministrato, insieme alle proprie droghe, inevitabile sarebbe stato per il suo corpo espellere a sua volta il puntuale prodotto delle sue reni, prodotto per alleggerirsi del quale ella non era mai stata, né avrebbe mai potuto essere, nei piani dei suoi secondini, liberata dai propri ceppi, dalle proprie catene. E dove naturale era stato, per il suo stesso corpo, assolvere ai propri compiti nei giorni in cui la sua mente era rimasta priva di concreta coscienza, meno immediato era stato per lei riuscire a provvedere in egual misura dopo aver ripreso finalmente controllo sui propri sensi, in una spiacevole umiliazione in conseguenza alla quale la sua volontà di evasione da quel luogo aveva solamente trovato ragione di crescere, sino a centuplicarsi.&lt;br /&gt;Una volontà di evasione che, in grazia alla conquista di quel chiodo, poté trovare meravigliosa occasione di concretizzazione nel veder, non senza inevitabile e ulteriore sforzo, prima liberata la sua mano destra e, successivamente, anche la sua gamba destra e quella sinistra, in un esercizio fisico che, nella sua particolare condizione di debolezza, l'avrebbe dovuta lasciar stremata, e che pur, nella sua altrettanto particolare condizione di brama di vendetta e di libertà, la vide più che desiderosa di proseguire nell'esecuzione di quanto concordato con se stesa, prima che qualche dannato dio dispettoso potesse rendersi conto di quanto da lei sino a quel momento compiuto, ponendo in allarme la sua avversaria e scatenandone, in ciò, le ire a suo diretto discapito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« Thyres… » si concesse occasione di sussurrare nel lasciarsi ricadere delicatamente a terra, decisamente più leggera rispetto a quanto per lei abituale, in diretta conseguenza ai troppi giorni di digiuno « Io tutta la mia buona volontà ce l'ho messa. Ora, ti prego, cerca di rivolgere un pensiero benevolo verso di me, tua devolta fedele: questa volta non voglio fingere di non aver bisogno del tuo aiuto. » ammise, malgrado tutto, in quell'umile preghiera, unico alito di voce che si volle garantire prima dell'inizio della battaglia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2799799514116147997-6826456849052878713?l=middaschronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://middaschronicles.blogspot.com/feeds/6826456849052878713/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2799799514116147997&amp;postID=6826456849052878713&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/6826456849052878713'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/6826456849052878713'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://middaschronicles.blogspot.com/2011/12/1428.html' title='1428'/><author><name>Sean MacMalcom</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07040657565452036961</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-8KdQJ-bfDzM/TsaqxFj5eNI/AAAAAAAAAYk/14SJWe2ynlE/s220/YourAvatar.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2799799514116147997.post-7958144254512152235</id><published>2011-12-16T07:27:00.001+01:00</published><updated>2011-12-16T07:27:54.429+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='030 - Il nemico del mio nemico'/><title type='text'>1427</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;N&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;ella propria lunga e già leggendaria esistenza, Midda si era ritrovata a vivere, qual protagonista, una quantità impressionante di sfide, pericoli fra loro solo sporadicamente apprezzabili quali noiosamente ripetitivi nelle mortali condizioni da essi proposte a loro stesso discapito: già nei propri anni più giovanili qual marinaio, e poi, ancor maggiormente, in quelli seguenti qual mercenaria, la sua esistenza era stata contraddistinta da una personale e irrefrenabile, e non frenata, ricerca per la ventura, non per un qualche guadagno materiale, non per le pur notevoli somme d'oro che, da professionista del proprio settore, non aveva mai mancato di domandare ai propri mecenati, quanto, e piuttosto, dal semplice e personale piacere per lei derivante da tutto ciò. Un'eccitazione, nel crescendo del pericolo, e un appagamento, nel raggiungimento degli obiettivi prefissi, per lei innegabilmente al piacere che a lei sarebbe potuto altresì derivare in diverse scelte di vita, in diverse concezioni di quotidianità, qual quelle, in effetti, pur proprie della maggior parte dell'umanità. E così, ove anche il suo pur amato Be'Sihl, riusciva a considerarsi pienamente soddisfatto di quanto concessogli dagli dei nella, per lei, monotona gestione della propria locanda, ella mai avrebbe potuto accettare, in fede, di potersi segregare entro i confini propri di una tanto ripetitiva ritualità giornaliera, per evadere ai quali sarebbe stata disposta non solo a sacrificare l'ultimo e unico braccio rimastole, ma anche e persino la propria vita, non qual esagerata metafora volta a esprimere in termini più incisivi la propria passione, quanto, e piuttosto, qual semplice constatazione dei fatti, così come dopotutto trasparentemente delineati dalla testimonianza di ogni singolo giorno della sua esistenza, in quella sua continua, quasi ossessivo, danza con la morte, da lei incessantemente danzata da molto più di quanto chiunque avrebbe potuto sperare potesse sospingersi la propria mortale esistenza.&lt;br /&gt;Nel corso di alcune, mai dimenticate, proprie avventure passate, colei che aveva successivamente conquistato per innegabile il titolo di Figlia di Marr'Mahew, aveva avuto già spiacevole occasione di subire gli effetti di alcune droghe, ragione per la quale, generalmente, ella aveva poi iniziato a preferire evitare di eccedere anche e solo nel consumo di alcolici, apprezzando mantenere massimo controllo su di sé e sul mondo a sé circostante, e per la quale, ancora, ella aveva appreso, non gratuitamente, alcune particolari accortezze che un eventuale aguzzino avrebbe dovuto ricordarsi di rendere proprie, al fine di non vanificare ogni impegno posto a possibile discapito di una propria vittima. In particolare, ella aveva avuto già trascorsa occasione di scoprire come, salvo mai completamente escludibili eccezioni, il dosaggio dell'erba o del composto stupefacente da somministrare al malcapitato, e necessario a mantenerlo sotto controllo, non avrebbe dovuto essere ritenuto quale una costante immutabile: al contrario, con il passare dei giorni, delle settimane, qualunque corpo avrebbe inesorabilmente sviluppato un'assuefazione alla causa di tanto scompenso, di tanta mancanza di consueto equilibrio, riorganizzandosi, non diversamente da un esercito, allo scopo di riuscire a contrastare tutto ciò, liberando, in tal modo, la mente o il corpo così prigioniero dalle catene con le quali era stato trattenuto in tale condizione. Uno sviluppo indubbiamente sgradevole per chiunque si fosse tanto impegnato al fine di sopraffare la libertà di un proprio antagonista, per ovviare al quale, senza particolare originalità, sarebbe stato sufficiente insistere nella somministrazione della droga in dosi sempre maggiori, sempre più potenti e, in ciò, incontrastabili, sino, per lo meno, alla definitiva vittoria, trionfo che, come in ogni guerra, sarebbe stato decretato in maniera incontrovertibile dalla morte di una delle due parti in causa.&lt;br /&gt;Una prospettiva, quella che, alla sua non quieta coscienza, sarebbe potuta derivare da tale pur oggettiva conoscenza, la quale, malgrado ogni possibile risvolto negativo, nel momento stesso in cui poté da lei stessa essere presa in esame, non mancò di rivelarsi, altresì e benevolmente, dimostrazione di come, per una qualche esplicita volontà in tal senso, o per meno ovvia sottovalutazione delle sue personali capacità, o, ancora, per mera sopravvalutazione degli effetti di quella stessa droga, la sua controparte si era concessa opportunità di competere un errore, un madornale errore sufficiente, in gloria agli dei, a concederle di riconquistare quel pur minimale controllo da giorni, settimane, forse mesi o anni, impossibile per lei da valutare, negatole. In conseguenza di tale, non immediatamente apprezzata, evoluzione in proprio esplicito favore, Midda, in quanto donna mortale, non avrebbe voluto esimersi dal rivolgere, immediatamente, una voce di sincera gratitudine, di concreto ringraziamento, in direzione della propria dea prediletta, della propria amata Thyres, a conferma di quanto, da parte sua, tutto ciò avesse da giudicarsi inevitabilmente gradito. Ciò nonostante, laddove non semplice donna mortale, ma ancor prima donna guerriero, ella comprese la necessità di restare in silenzio, non concedendo ad alcuno la possibilità di acquisire coscienza nel merito della propria ripresa di sensi: se solo, infatti, ella fosse stata così scoperta ancor prima di essersi conquistata possibilità di riscatto da quella prigionia, tale espressione della divina provvidenza in suo sostengo, in suo supporto, sarebbe andata inevitabilmente sprecata, ove immediato sarebbe certamente stato l'intervento dei propri nemici, e sequestratori, al fine di ridurla nuovamente allo stato praticamente comatoso precedente, negandole ogni speranza di fuga e di libertà.&lt;br /&gt;In una situazione tale per cui probabilmente anche il più brutale fra i barbari avrebbe avuto giustificata ragione di scoramento, nel trovarsi solo e indebolito, drogato e  prigioniero nel ventre di una nave a sé dichiaratamente avversario, e per lo più lì appeso in una terribile posizione rovesciata, dalla quale difficilmente il proprio corpo, e la sua muscolatura, sarebbero potuti uscirne indenni, la mercenaria dagli occhi color ghiaccio non si volle considerare qual già domata, già sconfitta, già annientata, non volle ritenere le proprie possibilità sì azzerate qual pur sembravano terribilmente essere: al contrario, ancora una volta dimostrando la straordinaria tenacia e forza di volontà del proprio animo, il primo e più importante fattore che, in tutti quegli anni le aveva permesso di sopravvivere a ogni propria avventura, trasformare ogni apparentemente certa sconfitta in una straordinaria vittoria, ella si volle imporre intima certezza nel merito di una propria possibilità di riscatto, là dove neppure coloro a lei più affezionati, innanzi a una tale condizione a discapito della medesima, avrebbero potuto professarsi tanto speranzosi. Così, con la pazienza che necessariamente avrebbe dovuto contraddistinguerla in una professione qual la propria, in una vita qual quella che pur tanto frenetica non avrebbe potuto evitare di essere caratterizzata anche da lunghi momenti di attesa, da intervalli apparentemente interminabili e pur irrinunciabili nella volontà di riservarsi un qualche beneficio altrimenti non raggiungibile, ella non si riservò semplicemente il mantenimento di un inerme silenzio, a non pubblicizzare la propria ritrovata coscienza, quant'anche di una quieta sottomissione a ogni nuovo capriccio che la sua anfitrione volle riservarle, imporle, nelle ore e nei giorni successivi, con lei cercando di dimostrarsi, di volta in volta, ancor sì completamente priva di una qualunque confidenza con l'intero Creato da non poter neppure recepire i suoi deliri ma, altresì, nel contempo, non solo recependo, ma anche elaborando con assoluta attenzione ognuna delle parole a lei rivolte, per cercare di ricostruire un quadro più completo e chiaro possibile sulla questione. E in grazia a tale accordata strategia, ella poté riuscire non solo rendere proprie sempre maggiori energie, sempre maggiori forze, per quanto, ovviamente e necessariamente, neppure pari alla decima parte di quelle che le sarebbero state proprie nelle consuete condizioni fisiche; non solo a rilevare la propria attuale e precisa posizione al'interno di quel vascello e, informazione di fondamentale e ancor benevola importanza, l'assenza di guardie a sé direttamente circostanti, quasi il semplice contatto visivo con lei potesse comprometterne la loro efficienza; ma, anche e soprattutto, a comprendere con chi, effettivamente, si stava ponendo a confronto, per quanto assurdo tutto ciò avesse da essere inteso.&lt;br /&gt;Una maturata consapevolezza, quest'ultima, la quale, al di là di quanto l'evidenza avrebbe potuto suggerirle, ella non avrebbe potuto negare esserle stata istintivamente e immediatamente propria sin dal momento della comparsa del volto della gemella, il proprio stesso viso, innanzi al suo sguardo, con il capo adornato, senza alcuna razionale possibilità di spiegazione a tal riguardo, dalla leggendaria corona della regina Anmel al di sopra degli ordinati capelli rosso fuoco. Quello stesso monile per il recupero del quale tanto aveva rischiato la propria vita e con il quale, pur, mai aveva avuto effettiva occasione di confronto diretto, in quella nuova e ultima opportunità, in quello specifico e già tutt'altro che piacevole frangente, si era pertanto voluto riservare nuovamente un ruolo da protagonista, quasi a voler, in tal modo, offrire conferma a quella non fondata, e pur innegabile, sensazione in lei già presente da lungo tempo, e atta a interpretare la presenza dello stesso qual personale espressione di grossi e letali guai.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2799799514116147997-7958144254512152235?l=middaschronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://middaschronicles.blogspot.com/feeds/7958144254512152235/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2799799514116147997&amp;postID=7958144254512152235&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/7958144254512152235'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/7958144254512152235'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://middaschronicles.blogspot.com/2011/12/1427.html' title='1427'/><author><name>Sean MacMalcom</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07040657565452036961</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-8KdQJ-bfDzM/TsaqxFj5eNI/AAAAAAAAAYk/14SJWe2ynlE/s220/YourAvatar.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2799799514116147997.post-4111605591733544754</id><published>2011-12-15T07:22:00.000+01:00</published><updated>2011-12-15T07:23:08.791+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='030 - Il nemico del mio nemico'/><title type='text'>1426</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;« C&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;onserva la tua gratitudine per il momento in cui ti salverò la vita dall'abbraccio mortale di una sirena… o di qualche altra simile creatura. » minimizzò Berah, quasi ridacchiando sebbene priva di intenzioni d'offesa nei suoi riguardi « Sei a bordo di una nave e, in quanto tale, è necessario che tu riesca a recuperare controllo di te e del tuo corpo, per poter collaborare, con tutti noi, al benessere comune. O, altrimenti, risulterai solo quale un'inutile e dannoso peso per noi altri e per la stessa Jol'Ange. »&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Argomentazione tutt'altro che retorica, quella in tal modo e in tali termini appena scandita, ove mai il mare avrebbe tollerato o perdonato un qualunque sentimento di indolenza da parte di chi tanto ardito, o tanto sciocco, avesse deciso di avventurarsi senza una corretta impostazione mentale e spirituale, senza un giusto atteggiamento emotivo volto all'impegno, e all'impegno costante, entro i propri incontrollabili confini, entro il limitare del proprio incontrastato dominio, un regno più vasto rispetto a qualunque altro regno, in un ordine di grandezza probabilmente persino incomparabile con quello proprio della terra emersa, così come suddivisa fra tre pur smisurati continenti, Hyn, Myrgan e Qahr, i quali, dopotutto, volenti o nolenti, giacevano sin dal momento della loro creazione all'interno dell'abbraccio imposto loro dalle acque dei mari.&lt;br /&gt;Chiunque avesse avuto desiderio, giustificato o folle, ispirato o delirante, di avventurarsi in tal direzione, in un confine dai più percepito qual avverso ancor più di qualunque altro possibile nemico, avrebbe dovuto essere disposto a collaborare alla vita di bordo della nave entro la quale avrebbe trovato accoglienza, ospitalità, rifugio, fosse esso il primo fra i sovrani o l'ultimo fra i derelitti: una regola, una legge, un dogma forse, innanzi al quale alcuno avrebbe mai potuto sottrarsi, così come anche la stessa giovane Camne avrebbe potuto facilmente testimoniare, avendo anch'ella inizialmente vissuto a bordo della Jol'Ange non quale membro dell'equipaggio, quanto, piuttosto, qual ospite, e pur, sin dal proprio primo giorno, non avendo ella mai potuto concedersi opportunità di ozio, né restando in disparte, né, tanto meno, venendo servita e riverita da coloro i quali, successivamente, sarebbero per lei divenuti quali fratelli e sorelle. A bordo di una nave, di quella goletta così come di qualunque altro veliero, dei mari del sud come di quelli del nord, della costa di levante così come di quella di ponente, di Qahr così come degli altri continenti, nessuno avrebbe potuto ovviare a una concreta integrazione con l'equipaggio, a una fraternizzazione con ognuno di loro, pronti insieme ad affrontare la vita così come la morte, ove, in caso contrario, impossibile sarebbe stato riservare a quella stessa nave opportunità di viaggio, destinandola, nei migliori dei casi, a finire in balia delle correnti, e nelle eventualità peggiori a essere distrutta, qual conseguenza dell'azione di una qualche altra nave pirata, di un qualche mostro marito o, banalmente, del moto dello stesso mare, tanto generoso a concedere occasione di vita quanto impietoso a imporre urgenza di morte a seconda dei propri personali, e insondabili, propositi. E a nulla, nel confronto con una tale norma, sarebbe valso analizzare come, sino al giorno precedente, quella stessa nave avesse vissuto serenamente la propria esistenza persino ignorando l'esistenza in vita di una figura qual quella propria di Be'Sihl, venendo adeguatamente gestita da tutti coloro già membri effettivi del suo equipaggio: quanto così stabilito sin dalla notte dei tempi, infatti, avrebbe trasceso ogni genere di razionale elucubrazione in tal senso, nell'affrontare quella medesima questione più qual ordine morale ancor prima che pratico, psicologico ed emotivo ancor prima che fisico, ineluttabile tributo al mare da parte di ognuno dei propri figli e di coloro che con gli stessi avrebbero deciso di percorrerne le invisibili, e pur infinite, vie.&lt;br /&gt;In tutto ciò, come già Camne prima di lui, anche Be'Sihl, nato e cresciuto fra le calde sabbie di Shar'Tiagh, e vissuto sulla solidità della terra di Kofreya sino a quel giorno, figlio del mare o no che egli fosse, non avrebbe potuto pertanto escludersi dalla vita comune a bordo della Jol'Ange, nell'essergli addirittura e persino già stato riservato lavoro utile al proseguimento stesso di quel viaggio, a lui assegnato entro gli evidenti limiti della propria personale condizione, della propria natura innegabilmente estranea a quella pur propria di chiunque altro lì presente. In effetti, senza particolare originalità, senza eccessivo sforzo volto a individuare una qualche attività specifica idonea a offrire risalto alle sue eventuali capacità personali, il locandiere già era cosciente di come sarebbe presto stato lì impiegato qual mozzo, e, in tal ruolo, si sarebbe impegnato nei compiti che gli sarebbero stati assegnati accanto all'unica altra, e ufficiale, simile figura a bordo della Jol'Ange, quella del giovane Ifra, uno degli obbligati acquisti conseguenti le dolore perdite di cinque anni prima: un compito, quello, addirittura esplicitamente concordato con lo stesso Noal al momento del suo ingresso a bordo della goletta, che non ne avrebbe potuto turbare, e non ne turbava, l'orgoglio personale, nel vedersi assegnata una mansione innegabilmente umile; e che, al contrario, lo avrebbe allora veduto riservare tutta la propria assoluta e totale dedizione nel compimento di qualunque mansione gli sarebbe stata riservata entro i limiti di un tale ruolo, nella personale volontà di collaborare in ogni modo alla riuscita di quel viaggio, di quell'avventura dopotutto da lui stessa a loro tutti destinata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« Devo… devo solo riuscire a riprendere il controllo sul mio stesso corpo. » tentò di giustificarsi, in verità inutilmente, ove tale ovvietà sarebbe lì apparsa, e apparve, qual retorica, palese nell'evidenza della propria personale condizione « Puoi esser certa che, non appena potrò, recupererò quanto in questo momento non sto compiendo. » promise, dimostrando quanto, benché qualcuno l'avrebbe potuto ritenere qual abituato a dare ordini ancor prima che a riceverli, qual effettivamente egli era, il suo cuore era lì pronto ad affrontare tutto ciò nei giusti modi, nelle corrette vie, con quella preziosa modestia che, più di qualunque altra abilità per lui possibilmente propria, gli avrebbe permesso di ritagliarsi una reale occasione di integrazione fra loro.&lt;br /&gt;« Avrai tutto il tempo per ritrovarti appeso al di fuori della nave a grattare le incrostazioni di salsedine dallo scafo… » lo volle scherzosamente rassicurare Berah, accogliendo con prevedibile approvazione un tale atteggiamento « Ora ascolta i consigli di Masva e impegnati al solo scopo di superare questo malore. »&lt;br /&gt;« Così sarà. » confermò l'uomo, dimenticandosi, per un istante, di non potersi permettere di muovere il capo e, in conseguenza di ciò, annuendo e subito subendo le conseguenze derivanti da simile gesto, utili a ricordargli quanto tutt'altro che superata, malgrado gli occhi chiusi e la posizione eretta, avesse da essere considerata la propria inimicizia con il mare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E così fu.&lt;br /&gt;Non in quel giorno, né in quello seguente, ove il suo stesso corpo, malgrado ogni serio e sincero proposito da parte sua, sembrava rifiutare una qualunque possibilità di relazione con il mondo acquatico a sé circostante, quella realtà che avrebbe dovuto attecchirne, innanzitutto, mente e cuore, nel lasciarlo spaventato e sconvolto, e che pur, altresì, nulla di tutto questo avrebbe su di lui imposto, non, per lo meno, sino a quando la sua amata Midda non fosse stata posta in salvo. Dopo, forse, egli avrebbe potuto permettersi di elaborare la follia compiuta, nell'aver abbandonato la certezza offertagli dalla terraferma per intraprendere un viaggio in mare, ma sino ad allora il suo personale limite, in tale confronto, non sarebbe certamente stato rappresentato dal suo intelletto o dalle sue emozioni, quanto, piuttosto, dal suo viscerale, e fisico, rifiuto di tutto quello.&lt;br /&gt;Un rifiuto che, tuttavia, al terzo giorno non mancò di iniziare a cedere il passo a quella che, qualcuno, avrebbe ironicamente potuto definire qual quieta rassegnazione, laddove, innanzi all'evidenza che da tutto quello non avrebbe voluto, né potuto, sottrarsi, anche il suo corpo dovette alfine accettare di scendere a patti con simile realtà, concedendogli un minimo di tregua, fosse anche, e banalmente, per permettergli di adempiere a quella primaria esigenza nutrizionale indispensabile per la propria sopravvivenza, per il proprio benessere, e che pur, nelle precedenti quarantotto ore lo aveva visto perseverare in un obbligato digiuno. E fu proprio quando, finalmente, egli non solo ebbe modo di apprezzare nuovamente il languore della fame, quant'anche si vide capace di ingurgitare qualcosa di solido senza, immediatamente, avvertire il proprio stomaco armarsi per offrirgli aspra battaglia, che l'uomo comprese, al pari di tutto l'equipaggio a sé circostante, di essere finalmente pronto per fare la propria parte, per impegnarsi a sua volta nell'offrire il giusto tributo di fatica e sudore a tutti gli dei del mare, a qualunque pantheon essi appartenessero.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2799799514116147997-4111605591733544754?l=middaschronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://middaschronicles.blogspot.com/feeds/4111605591733544754/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2799799514116147997&amp;postID=4111605591733544754&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/4111605591733544754'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/4111605591733544754'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://middaschronicles.blogspot.com/2011/12/1426.html' title='1426'/><author><name>Sean MacMalcom</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07040657565452036961</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-8KdQJ-bfDzM/TsaqxFj5eNI/AAAAAAAAAYk/14SJWe2ynlE/s220/YourAvatar.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2799799514116147997.post-2127529685675475412</id><published>2011-12-14T07:29:00.001+01:00</published><updated>2011-12-14T07:31:09.996+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='030 - Il nemico del mio nemico'/><title type='text'>1425</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;« C&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;erca di affrontare la questione sotto la giusta prospettiva… » lo invitò Masva, con tono al contempo quieto nel proprio incedere ma allegro nei propri toni « … quanto meno non hai emicranie lancinanti. O sbaglio?! » sorrise, continuando in quel confronto fra gli effetti del mare e dell'eccesso di alcolici, per così come appena introdotto.&lt;br /&gt;« Non sbagli. O, per lo meno, se in questo momento ho mal di testa non credo di riuscire a rendermene conto. » argomentò per tutta risposta Be'Sihl, trattenendosi dallo scuotere il capo a supporto delle proprie parole per non commettere l'errore già reso proprio e subirne, di conseguenza, nuovamente gli effetti « Ciò nonostante, non sono ancora sicuro che l'affare sia ugualmente vantaggioso. »&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prima di incedere, tuttavia, in ulteriori dialoghi, la giovane dai capelli rossi allungò la propria mano destra a cercare la mancina di lui, per stringerla e definire, in tal modo, un proprio sottinteso desiderio di prestarsi qual guida nei suoi riguardi, data la condizione di cecità alla quale egli, in tal modo, si era costretto a tentare di contrastare gli effetti del mal di mare. Un gesto, quello della donna, che, malgrado condotto con estrema delicatezza, colse per un istante in contropiede l'uomo, costringendolo, in ciò, a un lieve sobbalzo, quasi a esprimere, in ciò, il desiderio di porre giusta distanza fra sé e un ignoto aggressore, chiunque o qualunque cosa esso potesse rivelarsi essere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« Ehy… calma, straniero! » ridacchiò ella, stringendo con maggiore fermezza la sua mano, a dimostrargli la propria identità « Non sarò al pari della tua amata Midda, ma addirittura importi ribrezzo mi par eccessivo. » ironizzò, forse ancor più rivolta a se stessa che all'altro, invero ingenerosa in un tale giudizio a proprio medesimo riguardo « Desidero semplicemente guidarti fino al coperto, in modo da negarti contatto con questo paesaggio eccessivamente… mmm… instabile?! »&lt;br /&gt;« Perdonami. » si scusò egli, immediatamente, non avvampando in volto per l'imbarazzo necessariamente derivante da quella situazione in sola grazia alla propria carnagione più prossima a quella di un figlio del deserto qual Av'Fahr che a uno shar'tiagho suo pari, utile in tali frangenti a concedergli apparenza di maggiore autocontrollo di quanto, in effetti, non gliene fosse proprio « Non volevo di certo ritrarmi dal contatto con te… ma… diamine… credo di avere i nervi decisamente a pezzi. » sospirò, lasciandosi poi guidare, con atto di sincera fiducia, dalla propria interlocutrice.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E se, in tal allontanamento dalla balaustra con la quale, ormai, avrebbe potuto dichiarare di aver raggiunto un indubbio livello di intimità, egli avrebbe potuto dimostrarsi timoroso di essere nuovamente colto da un conato di vomito; al contempo l'uomo si concesse sufficiente fiducia con tal situazione e, soprattutto, con l'assoluto vuoto ormai presente all'interno del suo stomaco, che null'altro avrebbe permesso di riversarsi sul legno della nave fatta eccezione, eventualmente, per un po' di bile. Ragione per la quale cercò di mantenersi calmo e controllato nelle proprie movenze, ove anche, in tal medesimo contesto, una fronte imperlata di sudore difficilmente avrebbe potuto essere testimonianza di simile equilibrio interiore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« Vieni. » lo volle invitare, nuovamente, in un'espressione assolutamente retorica ove, a seguito del sobbalzo iniziale, egli si era posto animato dai propositi più costruttivi, seguendone la guida senza sollevare la benché minima eccezione di fiducia nei suoi riguardi.&lt;br /&gt;« Fallo stendere un po'… » intervenne, quasi contemporaneamente a lei, una seconda voce femminile, trasformando quello che avrebbe potuto essere un consiglio in un esplicito ordine non tanto per mezzo di un qualche tono arrogante o autoritario, quanto, e piuttosto, di un'implicita autorevolezza, per lei propria già da prima di ricoprire, a bordo di quella stessa nave, il ruolo di secondo in comando « Ha bisogno di riposare: se gli sarà concessa occasione di dormire, forse riuscirà a superare questo momento. »&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A prendere parola, Be'Sihl non ebbe dubbi, era stata Berah, terza e più matura femminile appartenente all'equipaggio della Jol'Ange. Di circa un lustro più giovane rispetto a Midda, e in questo ormai trent'enne, ella era stata, nel cuore di Salge Tresand, la seconda presenza dominante e duratura, seconda alla mercenaria dagli occhi color ghiaccio solo età e ordine temporale, ove, in effetti, a lei indubbiamente prima in termini di beltade, nel confronto con i quali persino lo stesso locandiere mai avrebbe potuto esprimere alcun dubbio, alcun diniego.&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-IGHbdDZRhjA/TuhCeHpBtoI/AAAAAAAAAa4/Kw5Fp1Tz-1k/s1600/berah.png"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 120px; height: 150px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-IGHbdDZRhjA/TuhCeHpBtoI/AAAAAAAAAa4/Kw5Fp1Tz-1k/s320/berah.png" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5685867614769886850" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Figlia di un'infinità di terre differenti, racchiudenti nel proprio sangue il retaggio di innumerevoli popoli ed esprimente nel proprio corpo solo le caratteristiche migliori di ognuno di essi, quali una superba pelle bronzea, magnifici occhi ambrati, lunghi capelli corvini, nella fattispecie mantenuti ordinati in un'alta coda, labbra carnose, nonché zigomi perfettamente equilibrati nel proprio rapporto con il tondo viso appena appuntito verso il mento e con un naso che alcuno scultore avrebbe saputo replicare con eguale armonia. Il suo corpo, poi e quasi necessariamente, si presentava snello e atletico, scolpito nella tonicità delle proprie forme dall'inevitabile esercizio fisico impostole dalla vita a bordo di una goletta, e pur dalla stessa non danneggiato, non deturpato, ove poche, e quasi prive di valore, apparivano le cicatrici da lei riportate. A coprire tale presenza, che pur qualunque uomo avrebbe bramato di poterne godere senza ostacoli di sorta, a perdonabile eccezione dei suoi tatuaggi rossi, presenti tanto sul suo busto quanto sulla sua schiena, così come anche sulle sue gambe nelle proprie metà inferiori, erano allora pochi, misurati vestiti, minimo e necessario impiego di stoffa, qual quello proprio di un bustino rosso-violaceo, atto a risaltare maggiormente le forme apprezzabili dei suoi seni, per quanto non comparabili con la generosità propria di quelli della Figlia di Marr'Mahew, e di corte, cortissime brache di similare tonalità, che ben poco riuscivano a celare di lunghe e splendide gambe praticamente perfette in ognuna delle proprie curve.&lt;br /&gt;Alla morte dell'amato Salge Tresand, nel momento in cui Noal aveva guadagnato di diritto il comando della nave, ella era stata scelta dal medesimo, e dall'equipaggio tutto, qual legittima e giusta figura al secondo gradino della loro stessa gerarchia, in un ruolo che, forse, le sarebbe stato riconosciuto ugualmente anche solo in grazia al suo rapporto personale con il defunto capitano, o che, forse e altrimenti, se solo Ja'Nihr non fosse stata a sua volta prematuramente e tragicamente uccisa, avrebbe visto quest'ultima ascendere, senza alcuna opposizione, a quel medesimo ruolo, ove indubbiamente a lei fisicamente superiore, cresciuta qual cacciatrice nei deserti del nord. Ma Ja'Nihr non era più, falciata da un'assurda furia omicida anche prima dello stesso Salge, e in conseguenza a ciò, nessuno avrebbe potuto obiettare a Berah un ruolo che pur ella stessa avrebbe preferito non vedersi assegnato e che, comunque, aveva assunto nel riconoscerlo qual ineluttabile, addirittura doveroso, per rispetto verso Salge, verso Ja'Nihr, verso tutti i suoi altri compagni e, persino, verso se stessa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« Ti ringrazio per la comprensione. » si sentì in obbligo di scandire il locandiere, per rispetto verso di lei, verso il suo ruolo e, anche, verso la sua perdita, per quanto ormai passata, che mai, come in quel momento, si sarebbe potuto sinceramente riconoscere in grado di cogliere e intendere in ogni proprio aspetto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sebbene ancora sostanzialmente estraneo a quel gruppo, a quell'equipaggio e a ognuno dei suoi membri, nella mente dello shar'tiagho, in conseguenza a quel suo essere a bordo della Jol'Ange, al loro fianco, irrefrenabile sarebbe stato il riaffiorare di tutte quelle immagini, di tutte quelle memorie a lui riportate dalla voce della propria amata nei propri racconti, nei propri resoconti, nelle cronache delle proprie stesse avventure e disavventure con lui da sempre condivise, tanto nella mera descrizione degli eventi occorsi, quanto, e ancor peggio, di tutte le emozioni a essi collegati.&lt;br /&gt;E così, dove anche mai gli era stata riservata passata occasione di incontrare Salge Tresand in prima persona, di parlare con lui, di confrontarsi da uomo a uomo, sicuramente giungendo in tutto ciò anche a toccare e approfondire ogni tematica avente per protagonista la donna che entrambi avevano avuto occasione di amare, e lui, ancora, sperava di poter avere modo in futuro; egli non avrebbe potuto negarsi l'impressione di averlo effettivamente conosciuto, di aver trascorso del tempo con lui e, persino, di aver assistito al suo assassinio, in questo, ritrovando il proprio cuore colmo di tutte quelle tristi emozioni inevitabilmente conseguenti a quella morte, a quella dolorosa perdita.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2799799514116147997-2127529685675475412?l=middaschronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://middaschronicles.blogspot.com/feeds/2127529685675475412/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2799799514116147997&amp;postID=2127529685675475412&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/2127529685675475412'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2799799514116147997/posts/default/21275296856754754
