Midda's Chronicles - le Cronache

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Conclusa la lunga, lunghissima (tre anni...) pubblicazione de "Il viaggio continua", il racconto che, nella mia memoria sarà ricordato come l'episodio dell'ora più buia di questa pubblicazione; inizia oggi "Non abbassare lo sguardo", il 47° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles (50° considerando anche i tre racconti pubblicati all'insegna del marchio Reimaging Midda)!
Racconto che, quindi, oltre ad avere potenzialmente un numero importante, ci accompagnerà verso il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di questo viaggio insieme!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 5 ottobre 2017

lunedì 13 novembre 2017

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In maniera meno esplicita di quanto, probabilmente, ella non avrebbe potuto gradire, la risposta che le venne silenziosamente offerta dalla propria vittima ebbe a vedersi concretizzata in un semplice cenno della sua mancina, e un cenno rivolto a indicare la direzione dalla quale la medesima era pocanzi provenuta, l’ampia via d’ingresso all’edificio che aveva attraversato per raggiungere quell’enorme atrio e, lì, ritrovarsi al centro di quanto, successivamente, era violentemente accaduto. Che, tuttavia, in tal gesto, il canissiano potesse volerle indicarle, effettivamente, un qualche concreto indizio nel merito della ricerca da lei promossa o, piuttosto, che potesse desiderare altresì suggerirle, ostinatamente, di retrocedere, di allontanarsi da lì fino a quando, ancora, gliene sarebbe stata concessa l’occasione; Midda Bontor non ebbe alcuna possibilità di chiarirlo, dal momento in cui, subito dopo lo sforzo a lui imposto in tal gesto, in simile movimento, emettendo un breve, gutturale gemito, egli perse ogni contatto con la realtà, ricadendo inerme a terra, come morto, se non ancora effettivamente tale molto prossimo a divenirlo in conseguenza, oltre che alle ferite subite, anche e indubbiamente alla violenza dei fatti dei quali, suo malgrado, si era ritrovato a essere tragico protagonista.
Rimasta insoddisfatta, quindi, nelle proprie richieste, la donna guerriero non poté fare altro che rialzarsi dalla posizione lì assunta, per gravare su di lui con il proprio peso, allo scopo di osservare l’ambiente attorno a sé, e, senza invero alcun particolare raziocinio, prendere una decisione sul da farsi, sulla via da intraprendere per il proseguo della propria sfida a quel centro di ricerca e ai suoi occupanti. Decisione nel prendere la quale, senza cattiveria alcuna, senza effettiva malizia, ella ebbe fugacemente a dimenticarsi nei termini più sinceri e assoluti possibili della presenza dell’investigatore privato al proprio fianco, o, quantomeno, originariamente tale, dal momento in cui, nella foga di quanto accaduto, egli si era ritrovato a restare ineluttabilmente arretrato rispetto a lei… e arretrato nella misura utile, entro i limiti del possibile, a sperare di poter sopravvivere a quanto lì accaduto, alla prima, furiosa battaglia brevemente imperversata entro quelle mura. E se pur la donna dagli occhi color ghiaccio e dai capelli color del fuoco avrebbe potuto continuare a obliare al pensiero di lui, troppo concentrata sul momento attuale, e sul proprio intento primario, per potersi realmente preoccupare di quell’uomo, per potersi ancora effettivamente interessare a quell’alleato o, quantomeno, supposto tale; fu altresì la sua stessa voce, il suo intervento, a richiamare al proprio indirizzo la sua attenzione, costringendola, in tal senso, a far mente locale e a ricollocare, mnemonicamente, quella persona al suo fianco…

« Tu sei davvero… come ti descrivono. » non poté trovare definizione migliore, nel limitarsi a ricollegare, forse banalmente, e pur nella maniera più verace possibile, l’immagine reale della sua interlocutrice, per così come presentata innanzi al suo sguardo, e al suo giudizio, in quel medesimo frangente, all’immagine pubblica di lei, a quella fama di terrificante assassina in grazia alla quale in sempre più sistemi stellari stava venendo ricercata « Non riesco a credere a quello che è successo… »
« Nulla di speciale. » minimizzò ella, senza falsa modestia ma, semplicemente, sincera nella propria presa di posizione, laddove, in fondo, nulla di particolare avrebbe potuto vantare essere successo entro i confini propri di quell’atrio, non nel confronto con altri eventi del proprio passato, e non soltanto di quell’epico passato nel quale, eventualmente, si era posta in confronto a creature mitologiche e divinità, quanto e piuttosto in quelle più semplici, ma non per questo meno letali, occasioni in cui, nel corso della propria vita, si era ritrovata a partecipare a una vera battaglia, a combattere in una vera guerra, con massacri tali per cui, obiettivamente, nulla di quanto lì appena occorso avrebbe potuto riservarsi un qualsivoglia valore.
« Credo di essere francamente terrorizzato da te… » non negò l’uomo, scuotendo appena il capo, probabilmente sincero in tale ammissione, soprattutto a seguito di quanto assistito in qualità di inerme spettatore, quel massacro, di cui, ne era consapevole, sarebbe stato estremamente semplice essere parte se soltanto ella avesse deciso di non volerlo più considerare pari a una risorsa quanto, e piuttosto, a un ostacolo.
« Non ne vedo ragione… a meno che tu non mi stia nascondendo qualcosa. » sorrise l’ex-mercenaria, considerando concluso in tal maniera il discorso, per poter tornare a contemplare il paesaggio attorno a sé, or scrutando, nella vastità di corpi sparsi, la possibile presenza di un altro interlocutore, qualcuno che, in alternativa al canissiano, avrebbe potuto fornirle allora qualche informazione utile nel merito della direzione da intraprendere per la salvezza dei pargoli.

E nella confusione lì presente, in quell’ammasso di morti e moribondi, ella ebbe quindi a muoversi con passo convinto alla volta di un nuovo obiettivo, un giovane uomo in nero che, rimasto evidentemente nelle retrovie, vide essere stato colpito alla gamba destra, sulla coscia, dagli effetti sgradevoli di un laser, in conseguenza all’azione del quale, per quanto, immediatamente, non avrebbero avuto a dover essere considerati particolari rischi per la sopravvivenza, cauterizzando, anzi e addirittura, immediatamente la ferita stessa, con il passare del tempo, la necrosi lì incominciata si sarebbe presto diffusa in tutto il suo corpo, avvelenandolo e conducendolo, rapidamente, a una morte indubbiamente spiacevole.
In ciò, non ancora morto né, potenzialmente destinato a esserlo, non, quantomeno, laddove avesse avuto presto occasione di ricevere cure adeguate, quel giovane nemico avrebbe potuto speranzosamente rappresentare, per lei, una fonte collaborativa di informazioni e di informazioni nel merito dei due bambini così ricercati. E perfettamente consapevole di tutto ciò, la Figlia di Marr’Mahew non si sarebbe certamente lasciata sfuggire la ghiotta occasione in tal maniera offertale…

« Ehilà… » gli sorrise la sua ipotetica carnefice, accanto a lui sopraggiungendo e chinandosi al fine di meglio interloquire con il medesimo, costretto a terra dal dolore di quella gamba ferita « … mi piacerebbe poter affermare con assoluta certezza di averti visto tentare di scappare, all’inizio del combattimento. Ma, francamente, non è stato così: ai miei occhi, mi spiace dirlo, questa moda delle uniformi omogenee crea soltanto un’incredibile confusione e, in questo, posso solo dedurre, a partire dalla tua particolare collocazione spaziale, quanto tu non fossi, pocanzi, così desideroso di pormi sfida. » esplicitò, condividendo con lui la propria deduzione « Sbaglio…?! »
Con un pur incomprensibile moto d’orgoglio, il giovane non parve volerle offrire risposta, stringendo, anzi, maggiormente le labbra, e i denti sotto di esse, a evitare che un qualunque suono potesse scappargli di bocca, tradendo tutti i propri compagni lì morti in contrasto a quella donna.
« Non so quanto tu sia confidente con questo genere di ferite… ma ti posso assicurare che il laser è veramente infido. E, a meno che tu non riceva adeguate cure, fra non poco la tua situazione diventerà irrimediabile. » condivise, genuinamente, con lui « Quindi… ora poniti una semplice domanda: vale davvero la pena di morire per un’organizzazione che prende due bambini con la forza al solo fine di tramutarli in armi?! » gli pose l’interrogativo ella, lasciando ricomparire la lama con la quale aveva appena finito di combattere e che, in effetti, neppure aveva avuto ancora occasione di ripulire dal sangue lungo la propria superficie « O, meglio ancora… di chi potresti avere più paura: della tua organizzazione oppure di me?! » ebbe a riformulare, dondolando con fare apparentemente distratto la lama fra le mani.

E se, per un fugace istante, il suo nuovo interlocutore sembrò voler tenere testa alla donna, nel murarsi metaforicamente dietro a un fermo silenzio, un attimo dopo risultò evidentemente chiaro quanto, tutto quello, non avesse a doversi considerare altro che l’effetto del terrore da lei suscitato con quella lama insanguinata in mano, nell’idea di quanto altro dolore avrebbe potuto imporgli in quelli che, già, avrebbero potuto essere i suoi ultimi momenti di vita.

« Non sono qui! » esclamò, con tono affannato « I bambini che cerchi… non sono qui. Malgrado tutto, ci sono sfuggiti. » la informò, non senza riservarle una certa sorpresa a tal riguardo « E anche noi li stiamo ancora cercando per tutta la città! »

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