Midda's Chronicles - le Cronache

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Conclusa la lunga, lunghissima (tre anni...) pubblicazione de "Il viaggio continua", il racconto che, nella mia memoria sarà ricordato come l'episodio dell'ora più buia di questa pubblicazione; inizia oggi "Non abbassare lo sguardo", il 47° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles (50° considerando anche i tre racconti pubblicati all'insegna del marchio Reimaging Midda)!
Racconto che, quindi, oltre ad avere potenzialmente un numero importante, ci accompagnerà verso il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di questo viaggio insieme!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 5 ottobre 2017

mercoledì 13 settembre 2017

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Al di là della parentesi ludica lì in corso, imprecisa e volutamente faziosa avrebbe avuto a doversi riconoscere l’affermazione così proposta dall’Ucciditrice di Dei, giacché, in verità, non tanto l’universo intero, quanto, e più precisamente, una buona maggioranza degli esponenti della specie umana sparsi nell’universo noto avrebbero avuto a doversi considerare in più o meno negativi rapporti con una buona parte degli esponenti della specie ofidiana.
Un’inimicizia, la loro, non conseguente a qualche profonda motivazione di tipo qualitativo, volta a far emergere una qualche particolare incompatibilità fra loro, una qualche differenza sostanziale fra le due specie, o, magari, un qualche giustificabile timore psicologico, come, a esempio, una qualche possibile paura da parte degli umani nei confronti degli ofidiani per la loro apparente, e soltanto apparente, somiglianza fisica a dei rettili: un’inimicizia, la loro, altresì conseguente a una più banale motivazione di natura quantitativa, tale da dover vedere riconosciute, all’interno della pur incredibile varietà di specie intelligenti, e riconosciute qual tali, nell’universo noto, proprio quella umana e quella ofidiana quali le più numerose e diffuse, per motivazioni nel merito delle quali alcuno avrebbe saputo esprimersi e, ciò non di meno, statisticamente tali. Là dove, addirittura, malgrado la disponibilità di viaggi interstellari, alcune specie mai sarebbero state trovate al di fuori dei propri pianeti o sistemi solari di riferimento, per ritrovarsi, per volontà o per limitazioni di natura biologica, costrette a limitarsi solo all’interno di tali ambienti; umani e ofidiani avrebbero potuto essere ritrovati pressoché in ogni angolo esplorato dell’immensità dello spazio siderale, sia in qualità di specie autoctone, sia anche e soltanto di meri colonizzatori, in diversi ordini di grandezza superiori anche alla presenza di canissiani, feriniani o altre specie pur estremamente diffuse nell’universo. Tanta diffusione, tanta presenza, nel corso dei secoli, non avevano mancato di tradursi in diverse occasioni di scontro a ogni livello, a partire da semplici incomprensioni fra vicini di casa, sino ad arrivare violenti conflitti fra quartieri, città o, anche, interi mondi: e se, in tutto ciò, altro avrebbe avuto a doversi riconoscere il rischio di degenerare in qualcosa di peggio, in una guerra infinità che non avrebbe potuto conoscere fine se non fino al completo annientamento di una delle due parti, di entrambe o dell’intero Creato, una fragile tregua era stata alfine stabilità in quasi tutti i sistemi solari conosciuti, se non per un ritrovato rispetto nei confronti della controparte, quantomeno nel desiderio di non rischiare l’estinzione.

« E non mi hai conosciuto durante gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza… » ridacchiò Lys’sh, stando prevedibilmente al gioco anche a fronte dell’accusa di essere una malvagia ofidiana e, a tal riguardo, incalzando « … fra le continue mute e gli ormoni, avresti potuto considerarmi prossima a essere il male incarnato. Altro che Desmair o Anmel Mal Toise. »
« E, a fronte di queste affermazioni, davvero io dovrei fidarmi di te?! » contestò la donna guerriero, scuotendo il capo « Quasi quasi, potrebbe essere per me più salubre stringere alleanza con le magnose giganti allorché proseguire al tuo fianco… » ipotizzò, trattenendo a stento la propria ilarità, nel voler ancora apparire, per quanto estremamente poco possibile, qual incredibilmente seria a tal riguardo.
« Straordinario! » esclamò quindi l’ofidiana, giocosamente incredula nei confronti anche di quell’ultima asserzione « In poco più di un minuto siamo passati dall’idea che io sarei potuta esserti di peso nel dover essere difesa da te, all’idea che tu abbia a doverti alleare con le nostre antagoniste nella volontà di cercare difesa da me! » osservò, riepilogando il nuovo assetto politico lì esistente in gioco « Ora inizio a capire come tu riuscissi a essere una così straordinaria mercenaria: non hai problemi a cambiare idea con maggiore frequenza persino rispetto a quanto sei solita regolarti la lunghezza dei capelli… »

In verità, una simile affermazione, fino a un anno prima, sarebbe stata sinonimo di una quieta costanza da parte dell’inquisita, giacché, nel proprio mondo, nella propria quotidianità, la lunghezza dei propri capelli avrebbe avuto a doversi considerare sicuramente l’ultimo dei suoi pensieri, finendo per essere accorciati, all’occorrenza, in assenza di qualcosa di meglio da fare, con lo scomodo ausilio di un qualche coltello, ritornando, in tal modo e con cadenza tutt’altro che prevedibile, a non superare l’altezza delle sue spalle. Ciò non di meno, da quando ella era giunta in quella nuova realtà, scoprendo criteri e canoni completamente inimmaginabili, qual quelli volti a classificare la propria, un tempo, quasi veneranda età di quarantuno anni pressoché equivalente a una seconda giovinezza, e scoprendo oggetti e tecnologie non meno sconvolgenti, qual il proprio nuovo braccio robotizzato o, più semplicemente, il taglia capelli elettrico; la donna dagli occhi color ghiaccio non si era limitata a cercare una nuova acconciatura ma, ancor più, aveva iniziato a impegnarsi con periodicità ineccepibile nel mantenerla, tagliandosi i capelli, da sola, praticamente una volta alla settimana, con un approccio volto a non lasciare mai più di un dito di rossa spazzola attorno al proprio capo.
Una scelta indubbiamente drastica e, qualcuno avrebbe potuto dire, castigante per la sua femminilità. Una scelta, ciò non di meno, estremamente pratica, e volta a mantenersi quanto più comoda possibile non soltanto sotto un punto di vista squisitamente guerriero, ma, anche, inaspettatamente ordinario. Nel corso della propria vita, infatti, Midda Bontor aveva vissuto forse qualunque genere di situazioni che mai neppure la più perversa fantasia di un malsano bardo avrebbe potuto suggerire, passando da putride paludi di morte, all’interno dello stomaco di una qualche creatura gigante, dal sangue dei propri antagonisti nei campi di battaglia, alle membra in decomposizione di negromantici soldati rianimati dalla morte al solo scopo di accrescere le proprie fila: situazioni, quelle da lei vissute, quelle da lei affrontate, nel corso delle quali, pertanto, troppe volte si era ritrovata non semplicemente coperta, ma addirittura intrisa di ogni qual genere di disgustoso fluido corporeo e non, umano e non, in termini tali per cui, alla fine, immergersi in un catino colmo di acqua bollente e attendere fino a quando questa non fosse divenuta gelida non avrebbe avuto a potersi ritenere una semplice possibilità, ma una vera e propria necessità, e, ancor più, un doveroso obbligo, per il proprio stesso bene, per la propria stessa salute. Contesti dai quali, pertanto, i suoi capelli non erano mai usciti tanto indenni come avrebbe potuto preferire e che, anzi, avevano assorbito, e assorbito con avidità, per anni, qualunque schifo nei quali si erano ritrovati immersi… sino al punto tale che, anche lavarli, avrebbe avuto a doversi ritenere ormai un problema. La possibilità derivante, pertanto, da poterci imporre un taglio, in senso metaforico e fisico, non avrebbe potuto che essere gradita… e perseguita non appena gliene era stata concessa l’occasione.

« In verità, quello che di me faceva una mercenaria straordinaria era quanto io mi facessi straordinariamente pagare! » osservò la donna, non potendo fare a meno di sorridere, non senza quasi un certo senso di nostalgia per quell’epoca passata della propria vita, quando, sotto certi punti di vista, tutto era un po’ più semplice e chiaro, benché, ora ne era consapevole, la sua comprensione del Creato avesse a doversi considerare qual estremamente ridotta, parziale non soltanto nella propria forma ma, ancor più, nei propri contenuti « E, ti assicuro, tutti mi hanno sempre pagato quanto ho chiesto… perché, comunque, ne è sempre valsa la pena. » puntualizzò, con un indubbio moto d’orgoglio al ricordo di quel tempo, ormai perduto nel mito, di quella diversa, più giovane, e forse incosciente versione di sé… non che, comunque, il passare degli anni l’avesse in qualunque modo spinta a più miti approcci.
« Ah… non perché, altrimenti, li avresti fatti a pezzi…?! » la stuzzicò l’altra, con fare volutamente malizioso, a insinuare quell’eventualità.
« Beh… sì. Anche per quello. » ammise pertanto l’Ucciditrice di Dei, scoppiando poi apertamente a ridere, nel ritrovarsi tanto ben inquadrata dalla propria compagna d’armi, da quella giovane sorella a lei così aliena, a lei così estranea, al punto tale che, probabilmente, un tempo sarebbe stata considerata nulla più di un mostro furioso, e che pur, in quella propria nuova concezione dell’universo avrebbe avuto a dover essere considerata meritatamente e quietamente qual una delle sue migliori e più importanti amiche.

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