Midda's Chronicles - le Cronache

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E dopo tante peripezie... riprendiamo oggi la pubblicazione regolare delle Cronache di Midda!
Dal momento che sono trascorsi due anni dall'inizio della pubblicazione della 46° avventura di Midda, analogamente a quanto già fatto per Un altro morde la polvere, per qualche giorno saranno ripubblicati tutti gli episodi già irregolarmente pubblicati fra la fine del 2014 e l'inizio del 2015, per poi procedere con il proseguo delle vicende della nostra mercenaria preferita... e questa volta della sua versione "Terra Prime"!

Grazie a tutti per l'affetto e la fiducia dimostratami...

Sean, 7 agosto 2017

giovedì 3 agosto 2017

RM 214


Per quanto, dall’esterno, avrebbe potuto forse apparire il contrario, nell’individuare Keira Agostino qual responsabile per la sparizione di Carsa Anloch, inizialmente incerta, invero, fra l’eventualità più truce di un omicidio e l’alternativa, altresì più accomodante, di un mero rapimento, Midda Bontor non aveva scelto un nome a caso, né, tantomeno, si era semplicemente accanita contro la prima persona che aveva scoperto essere un po’ più emotivamente coinvolta con la scomparsa… al contrario. Anche laddove, indubbiamente, il suo teorema avrebbe avuto a doversi comunque considerare caratterizzato da un certo livello d’azzardo; e anche laddove, senza maggior desiderio di diniego, ella avrebbe avuto a doversi considerare incredibilmente fortunata nell’aver incrociato casualmente la stessa Faccia D’Anatra nel mentre in cui, pur, non la stava minimamente cercando; il risultato conseguito con la liberazione di Carsa Anloch avrebbe avuto a doversi comunque riconoscere, sicuramente, qual da lei conquistato in maniera sufficientemente razionale: non, purtroppo, attraverso straordinarie deduzioni alla Nero Wolfe; non, altresì, in termini che sarebbero stati considerati convincenti davanti a una qualunque giuria in tribunale; ma, ciò non di meno, razionale.
Alla base di tutto, forse retorico a dirsi, avrebbe avuto a dover essere considerato un fugace errore da parte della stessa sospettata quand’ancora non sarebbe stata neppur ipotizzata qual tale: nulla di plateale, nulla di incredibile, e pur qualcosa sufficiente a restare impresso nel subconscio della donna dagli occhi color ghiaccio la quale, dopo aver trascritto ogni proprio appunto sui Post-it colorati lì attorno ancora sparsi per tutto il monolocale, aveva avuto occasione di accostare fisicamente ad altre note, ad altri ricordi, facendo emergere, fra di essi, un’incoerenza. E non un’incoerenza nei propri ricordi, quanto, e piuttosto, nel comportamento della stessa Keira.
In occasione del loro primo incontro al “Kirsnya”, in effetti, fra i tre colleghi di Carsa nei confronti dei quali, pur, ella non avrebbe potuto riservarsi alcun genere di sospetto, di dubbio, Faccia D’Anatra era stata colei che, più di chiunque altro, l’investigatrice privata sarebbe stata pronta a considerare qual lì coinvolta per mero caso, per pura coincidenza, laddove, diversamente da Pacioccone o da YogiTea, la prima era riuscita a risultare sostanzialmente disinteressata a ogni questione relativa a Carsa Anloch e alla sua sparizione, così come, in effetti, era riuscita ad apparire fondamentalmente indifferente persino a qualunque altro discorso, ostinatamente immersa nel suo mondo telematico, fatto di autoscatti, pollici all’insù e commenti preconfezionati a base dei cosiddetti hashtag. Per così come anche gli appunti di Midda avevano colto alla perfezione, ella si era concessa di intervenire, nella questione, soltanto in due momenti, con due scopi particolarmente diversi: il primo intervento, in immediata conseguenza all’impegno da parte degli altri due per instradare un qualche genere di dialogo con lei, era stato animato dall’esplicito e diretto impegno volto a comprendere qual genere di rapporto potesse collegarla a Carsa; il secondo, più avanti, atto a minimizzare qualunque genere di preoccupazione nel merito della scomparsa della propria collega, suggerendone, addirittura, la mera fuga da casa. Interventi, i suoi, che nell’immediato non avrebbero potuto, né avevano, minimamente turbato l’ex-detective, collocandosi anzi, in maniera incredibilmente azzeccata, nello stereotipato profilo da Generazione Z da lei tracciato, benché, in verità, ella avrebbe avuto a dover essere considerata, più propriamente, qual ancora appartenente alla Generazione Y, ai famigerati Millennials.
Soltanto in occasione del loro secondo, e del tutto casuale, incontro, quei due precedenti interventi avevano scatenato, nel subconscio dell’investigatrice privata, un allarme, andando a risultare straordinariamente inconsistenti con ogni nuova rivelazione condivisa in tale  momento, prima fra tutti l’esistenza di un rapporto clandestino, e pur sufficientemente stabile, fra loro due, fra Keira e Carsa. Prendendo i due incontri individualmente, e intersecandoli, oltretutto, con molte altre questioni, molti altri pensieri qual quelli che Midda si era costretta ad affrontare nel confronto con il proprio altro caso, di lì a breve straordinariamente degenerato, il comportamento di Faccia D’Anatra non avrebbe avuto a poter suscitare alcun genere di sospetto, alcuna possibilità di incertezza: intersecando, tuttavia, tali memorie attraverso l’uso metaforico ma, anche, estremamente materiale, di quei foglietti adesivi, Midda aveva avuto occasione di veder sorgere diversi dubbi nella propria mente, dubbi derivanti da quella che, allora, non avrebbe potuto ovviare a considerare o chiara evidenza di qualcosa di marcio o, piuttosto, quieta dimostrazione di una certa schizofrenia di fondo.
In risposta al primo intervento di Keira, infatti, volto a cercare di meglio comprendere i supposti rapporti esistenti fra Carsa e Midda, l’investigatrice privata si era infatti ritrovata ad avallare il fraintendimento occorso nel merito della propria omosessualità e, soprattutto, del fatto che proprio lei avrebbe avuto a dover essere riconosciuta qual la misteriosa compagna segreta della scomparsa: nulla di strano, nulla di sconvolgente, se nonché, poche ore più tardi, Faccia D’Anatra aveva sostenuto fermamente l’esistenza di un rapporto d’amore fra lei e Carsa, un rapporto certamente controverso, certamente non facile, e, ciò non di meno, un rapporto stabile, un rapporto a fronte del quale difficile, quindi, sarebbe potuto essere, per lei, tollerare tanto la scoperta di un’altra fidanzata ufficiale, quanto e piuttosto l’idea di un tradimento. Certamente, a tal riguardo, durante il loro secondo incontro, Keira era apparsa più decisa, più convinta, persino più aggressiva nei suoi confronti, pretendendo la verità, e quella verità che, seppur ignota, ella conosceva essere differente da quanto, altresì, così suggerito; ma tutto ciò, più che la risposta razionale del giorno seguente, avrebbe avuto a poter essere facilmente equivocato qual l’emotivo tentativo del giorno seguente di rimediare a un’affrettata assenza di reali emozioni il giorno precedente. Ancor meglio rispetto a tutto ciò, comunque, avrebbe avuto a dover essere considerato l’inghippo ricollegabile al secondo intervento di Faccia D’Anatra, laddove, nel proprio declamato legame con Carsa, in conseguenza alla misteriosa sparizione della quale tanta pena, tanto disagio l’aveva colta al punto tale di non riuscire neppure a restar quietamente in ufficio, nel ritrovarsi costretta, addirittura, a evadere dal medesimo per trovare rifugio nel primo bar disponibile, ella era stata tuttavia precedentemente capace di banalizzare la scomparsa della propria innamorata, di quella giovane donna successivamente descritta qual semplicemente straordinaria, e, tuttavia, precedentemente argomentata qual una confusa adolescente troppo cresciuta, la quale, nella difficolta di rapporto con la propria stessa natura omosessuale, forse aveva banalmente deciso di scappare dalla propria vita, dalla propria famiglia, per ritrovare se stessa.
Per quale assurda e schizofrenica ragione, Keira avrebbe mai dovuto non soltanto avallare, ma addirittura sostenere, innanzi a chicchessia, una qualunque ipotesi volta a un’altresì del tutto immotivata fuga di casa da parte della propria presunta amata, in termini tali da rischiare, addirittura, di renderne più complesso, più difficoltoso, se non, addirittura impossibile, il ritrovamento in altre circostanze? E, comunque, con quale straordinario autocontrollo una persona tanto in preda al panico per la scomparsa dell’amore della propria vita da più di tre lunghe e terribili settimane, nel corso delle quali nessuna informazione nel merito del suo fato aveva avuto occasione di emergere, avrebbe potuto affrontare l’ipotesi di un’altra, supposta amante, un’altra supposta fidanzata ufficiale, senza, in ciò, uscire di testa, così come, pur, non era accaduto?
All’attenzione dell’ex-detective della polizia della città di New York, la questione avrebbe avuto a poter essere allor considerata sufficientemente semplice: o, nel migliore dei casi, Keira avrebbe avuto a dover essere comunque riconosciuta qual persona informata dei fatti, e, soprattutto, del fato di Carsa Anloch; oppure, e ben peggio, ella avrebbe avuto a dover essere condannata qual responsabile del destino della scomparsa, nel bene, così come, e peggio, nel male. E dal momento in cui, la sfuriata finale, all’idea che ella potesse essere un’investigatrice privata assunta per indagare sulla sua scomparsa, difficilmente avrebbe potuto avallare profili di innocenza; Midda Bontor si era ritrovata a scommettere il tutto e per tutto sulla seconda ipotesi… sperando, ciò non di meno, di aver a che fare con una rapitrice e non, peggio, con un’assassina.
In tal direzione, quindi, si era sospinta la richiesta della donna dagli occhi color ghiaccio la mattina del giorno ormai passato, quando, a confronto telefonico con il proprio ex-capitano, ella, argomentando le proprie pur labili motivazioni, gli aveva richiesto di voler effettuare un controllo altamente irregolare attorno a Keira Agostino, con particolare riguardo, nel dettaglio, a tutte le sue proprietà o, comunque, a qualunque possibile appartamento, autorimessa, cantina o quant’altro avrebbe potuto essere ricollegato a lei, qual eventuale luogo di detenzione per la povera Carsa Anloch…

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