Midda's Chronicles - le Cronache

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Dopo la conclusione, con un finale particolarmente aperto, di "Non abbassare lo sguardo", è iniziata ieri sera la pubblicazione di "Non smettere di lottare", 48° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles, riprendendo - ovviamente - il discorso rimasto in sospeso!
Buona lettura con il proseguo delle avventure della nostra ormai ex-mercenaria preferita in nuovi e inesplorati mondi, in un viaggio lungi dal potersi considerare concluso e che, certamente, proseguirà anche quando alfine superato il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di quest'opera!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 25 novembre 2017

domenica 13 agosto 2017

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Nell’avere occasione di incontrarla e di conoscerla, anche soltanto superficialmente, ben pochi, probabilmente nessuno, avrebbe mai avuto possibilità di ritenere Thaare Kir Flann una donna capace di essere intimorita, sia in termini generali che in un contesto più specifico e, in particolare, in diretto riferimento al proprio ambito professionale. Motivo per il quale, quella sua ultima asserzione, non avrebbe potuto essere che riconosciuta quanto di meno retorico ella avrebbe mai potuto avere occasione di definire.
Potendo vantare, alle proprie spalle, ormai mezzo secolo, e più, di vita, la cuoca di bordo non avrebbe potuto essere certamente considerata al pari di una ragazzina indifesa benché, probabilmente, tale impressione ella non era mai stata solita offrirla, neppure negli anni della propria effettiva fanciullezza. Contraddistinta da un’altezza media e da una corporatura robusta, con un leggero sovrappeso che avrebbe avuto, probabilmente, a doversi riconoscere più diretta conseguenza della propria specifica passione nell’arte culinaria ancor prima che di una qualche sua personale propensione all’indolenza, ella non avrebbe avuto a dover essere giudicata qual una donna priva di attrattive o di fascino, benché, e in questo forse similmente a Midda Bontor, neppur caratterizzata da linee e forme che avrebbero potuto rientrare, di diritto, all’interno di una definizione più classica di bellezza. Vantando una tonalità appena più chiara rispetto a quella di Be’Sihl per una pelle straordinariamente liscia e quasi del tutto priva di qualunque segno distintivo della propria età; con lunghi capelli castano scuri, quasi neri, sol sporadicamente segnati da qualche bianca presenza altresì lì trasparente del tempo vissuto; con una volto non così pieno come ci si sarebbe potuti attendere nel confronto con la morbidezza propria delle forme del suo corpo; con grandi occhi definiti da una colorazione in parte castana, in parte grigia e in parte verde, al di sopra di un naso lievemente schiacciato e di carnose labbra non dissimili da quelle dello shar’tiagho allora suo interlocutore; con denti così bianchi dall’apparire splendenti, e appena turbati, nella propria altresì perfetta continuità, da una leggera fessura a divisione degli incisivi superiori centrali; con seni persino più generosi di quelli già straordinariamente abbondanti propri della Figlia di Marr’Mahew al di sopra di un ventre necessariamente marcato, seppur non in misura utile a permettere al suo girovita di superare, in estensione, la misura propria della sua circonferenza toracica; Thaare avrebbe sicuramente potuto rappresentare oggetto di brama di diversi uomini e, probabilmente, avrebbe potuto sedurre la maggior parte di tutti gli altri, se solo tale fosse stato suo desiderio. In verità, avendo già avuto, in primo luogo, un marito poi trapassato, dal quale le erano stati lasciati in memoria una coppia di gemelli già venticinquenni e, allora, impegnati già da tempo a cercare la propria vita altrove, lontano da lei; nonché, successivamente, una lunga serie di amanti, probabilmente in quantitativo tale da rendere eventuali supposti primati di Mars Rani privi di qualunque significato; ella aveva ampliamente superato quella fase della propria esistenza nella quale avrebbe potuto riconoscersi vittima di facili concupiscenze, non ancora negandosi completamente qualche esperienza, di tanto in tanto, e pur sufficientemente padrona dei propri ormoni da sapersi negare possibili occasioni di svago.
In tutto ciò, quindi, benché, in un diverso contesto, in un’altra situazione, la cuoca di bordo avrebbe potuto anche ipotizzare l’idea di tentare di aggiungere anche il nome di Be’Sihl al proprio elenco di conquiste, non disapprovando, invero, il sorriso che pocanzi gli aveva pur rimproverato; nello specifico contesto proprio di quella silenziosa invasione, di quel tentativo di occupazione del proprio territorio, ella non avrebbe corso il benché minimo rischio di lasciarsi distrarre dalle potenzialità del proprio interlocutore, riconoscendolo, in tutto e per tutto, semplicemente qual un antagonista, qual un avversario, da affrontare e, nel minor tempo possibile, da distruggere, prima di potersi ritrovare a propria volta distrutta.

« Ne sono certo, lady Thaare. » replicò l’uomo, per un istante dimentico del nuovo contesto culturale nel quale si stava ritrovando a essere e, in ciò, apostrofandola così come si sarebbe riservato occasione di compiere nel proprio mondo di origine, qual segno di rispetto nei confronti di una figura autoritaria qual ella, necessariamente, si stava prodigando per apparire e per essere riconosciuta essere « Ma… »
« … come mi hai chiamata?! » arricciò appena il naso ella, non comprendendo allora in quali termini avere a dover interpretare quel riferimento, se più prossimo a un insulto o, altresì, se qual un tentativo di resa innanzi a lei e al proprio ruolo all’interno della sala mensa.
« Scusami… faccio ancora confusione qualche volta. » si giustificò egli, per poi cercare di riprendere il discorso interrotto « Ma ti assicuro che, proprio in quanto ha ancora a dover nascere colui o colei che potranno risultare per te minaccia, non vi è la benché minima ragione di interpretare il mio qual un tentativo di sopraffazione a tuo discapito. » argomentò, cercando ancora di sostenere la propria tesi.
« Te ne prego… solo per Midda, la mia amata, concedimi di cucinare così come ho sempre compiuto: rimproverami, se vuoi; insultami, se preferisci; ma garantiscimi questa possibilità. » le chiese, proseguendo senza freni e ammantandosi, in tale supplica, di straordinaria umiltà, in una misura nella quale, comunque, non avrebbe avuto ragione di rendere propria, e che pur non esitò ad abbracciare per amore della sua donna, per la quale desiderava realmente poter tornare a cucinare così come aveva sempre fatto, quando ne aveva avuto la possibilità, sin dal giorno del loro primo incontro « In tal modo, fra l’altro, potrai avere conferma di quanto io non potrei mai, neppure per una folle ipotesi, concorrere a usurpare il tuo ruolo all’interno di questa straordinaria nave… o del suo mirabile equipaggio. »

Persino Ragazzo, innanzi a tutto ciò, ebbe a sentirsi per un istante in imbarazzo, non potendo che disapprovare l’umiliazione che, proprio malgrado, l’ultimo membro del loro equipaggio si stava lì infliggendo nella speranza di poter ottenere il consenso a procedere da parte della cuoca: e se imbarazzo fu quello del giovane, tale sentimento non ebbe a dover essere associato all’immagine offerta dallo shar’tiagho, quanto a quella della stessa Thaare, che, in tutto ciò, si stava dimostrando essere eccessivamente e impropriamente intransigente, in termini sì estremi anche per una donna con un carattere come il suo. Del resto, così come Be’Sihl aveva ripetutamente sottolineato e puntualizzato, il suo solo desiderio avrebbe avuto a doversi riconoscere nell’essere libero di cucinare per una singola persona… e non, come probabilmente altresì la donna temeva avrebbe voluto andare a parare, per l’intero equipaggio.
Prima che, tuttavia, Ragazzo potesse maturare sufficiente convinzione per intervenire, interrompendo il proprio silenzio per prendere parola in favore dell’uomo e della sua umile richiesta; fu nuovamente la cuoca a far risuonare la propria voce, seppur, fortunatamente, alfine con toni meno intransigenti rispetto ai precedenti…

« Uhm… » esitò ella, stringendo appena le labbra a esprimere un certo turbamento, forse alfine a sua volta posta in imbarazzo dall’immagine che di sé stava in tal modo rischiando di offrire « Potresti essere uno straordinario bugiardo e, con tutta questa manfrina, potresti soltanto star cercando di impietosirmi. » premesse, incrociando le braccia sotto ai prominenti seni, nell’osservarlo con attenzione, nello studiarlo come un nuovo taglio di carne da decidere in quale maniera poter meglio cucinare « Ciò non di meno, sembri sufficientemente onesto e, credo, non ti giocheresti la carta del gesto d’amore nei confronti di quella brava ragazza per motivi tanto banali… non dopo tutto quello che ha fatto per venire a salvarti la pelle. » argomentò, in quella che, probabilmente, avrebbe avuto a dover essere considerata più una riflessione ad alta voce che un nuovo monologo a critica dell’interlocutore « Quindi… e sia. »
« … come?! » esclamarono, per la sorpresa, sia Be’Sihl, sia Ragazzo, quasi all’unisono.
« Ho detto di sì. » si ripeté ed esplicitò Thaare, sbuffando appena « Ma sia chiaro: quello che sporchi devi anche pulire. E, soprattutto, non voglio avere dettagli nel merito di cosa tu stia cucinando e di come lo stai cucinando… » chiarì i termini dell’accordo, almeno dal proprio punto di vista « … la mia fragile psiche sta ancora cercando di scendere a patti con l’idea di poter impastare del pane senza sale per poter reggere a nuovi, terribili attacchi di simile, o peggiore, entità. »

(episodio precedentemente pubblicato il 8 gennaio 2015 alle ore 21:49)

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