Midda's Chronicles - le Cronache

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Conclusa la lunga, lunghissima (tre anni...) pubblicazione de "Il viaggio continua", il racconto che, nella mia memoria sarà ricordato come l'episodio dell'ora più buia di questa pubblicazione; inizia oggi "Non abbassare lo sguardo", il 47° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles (50° considerando anche i tre racconti pubblicati all'insegna del marchio Reimaging Midda)!
Racconto che, quindi, oltre ad avere potenzialmente un numero importante, ci accompagnerà verso il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di questo viaggio insieme!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 5 ottobre 2017

mercoledì 9 agosto 2017

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« Ricapitolando… » tentò, quindi, di riprendere il discorso interrotto in conseguenza di quella già sin troppo prolungatasi parentesi a sfondo sessuale « L’idrargirio assolve unicamente a scopi di accumulatore di energia… energia ottenuta per merito dei rifornimenti compiuti in porto, a loro volta derivanti dalle stazioni da diverse stazioni di estrazione sparse un po’ per tutta la galassia, o, quantomeno, nei sistemi più progrediti; oppure, sebbene in quantitativi più modesti, energia raccolta in maniera diretta attraverso le vele solari della stessa Kasta Hamina. » scandì, sentendosi, in cuor proprio, tornata ancora bambina, ai tempi ormai lontani, seppur mai dimenticati, di quanto la sua cara nonna si prodigava affinché ella e sua sorella potessero godere dei benefici di un’istruzione quanto più possibile completa, insegnando loro a leggere, scrivere e far di computo « E fin qui l’ho compreso già da tempo… » commentò a conclusione di quel primo punto.
« Anche per motivi squisitamente personali… suppongo. » ammiccò Mars Rani, questa volta escludendo, tuttavia, riferimenti, espliciti o impliciti, a questioni di natura sessuale e volgendo, altresì, tutta la propria attenzione al braccio destro di lei, quell’arto da lei perduto ormai da oltre vent’anni e, soltanto un ciclo prima, rimpiazzato nella propria funzionalità con una protesi robotica alimentata, a sua volta, da una batteria all’idrargirio: non una delle protesi più sofisticate che ella avrebbe potuto ottenere, pur nel riprendere alla perfezione, nelle proprie forme, le proporzioni di lei, ricalcandole e rispecchiandole rispetto al suo mancino in carne e ossa, in quanto, in verità, progettato quale mero utensile da lavoro per l’impiego nelle miniere di estrazione dell’idrargirio in una colonia penale lunare da lei prontamente visitata al proprio arrivo in quel nuovo, e più amplio, concetto di realtà; e ciò non di meno da lei straordinariamente apprezzato, in quanto in grado di concederle una forza sovrumana, da adoperare, all’occorrenza, tanto in propria difesa, quanto in offesa di immancabili antagonisti.
« Supponi correttamente. » confermò la mercenaria, sorridendo non priva di soddisfazione per quello che, dal proprio punto di vista, aveva avuto occasione di accogliere qual uno straordinario dono della provvidenza « Tornando a noi: l’energia accumulata all’interno dell’idrargirio alimenta, in linea generale, l’intera nave, a cominciare dai sistemi ambientali di base, sino a includere, ovviamente, anche il motore…  »
« … le gondole motori… » si intromesse il meccanico, a puntuale correzione di quel dettaglio.
« … le gondole motori, necessarie per permettere il viaggio interstellare attraverso… attraverso… » esitò, non desiderando ammettere di aver nuovamente perso di vista quel concetto che, nonostante avesse comunque a considerarsi per lei nuovo e innovativo, stava venendo ripetuto dal suo paziente interlocutore ormai da troppo tempo per consentirle di palesare tanta estraneità a simile processo « … uno spiazzamento quantistico… »
« … sfasamento quantistico… » intervenne di nuovo l’altro, dimostrando maggiore comprensione nei suoi riguardi rispetto a quanto ella stessa non sarebbe stata disposta ad attribuirsene.
« … le gondole motori, necessarie per permettere il viaggio interstellare attraverso uno sfasamento quantistico utile a estraniare l’intera Kasta Hamina, e tutto il suo contenuto, noi compresi, da questo piano di realtà per tutta la durata del balzo interstellare. » riprese e concluse ella, priva di soddisfazione per il risultato in quel momento ottenuto nel concludere correttamente la sentenza logica, laddove avrebbe preferito ovviare a correzioni da parte del proprio interlocutore « In caso contrario, per le velocità da noi raggiunte, malgrado ogni sistema di deflettori o scudi energetici, anche il più semplice granello di pulviscolo meteoritico lungo la nostra traiettoria rappresenterebbe certezza di morte. »
« Esattamente. » annuì il capo tecnico, accennando un lieve applauso in direzione della propria estemporanea apprendista, a complimentarsi con lei per quanto, più o meno correttamente, appena enunciato « Quindi, alla luce di questo… qual è il nostro attuale problema…?! »
« La so! » esclamò la donna guerriero più temuta del proprio mondo, e, in quel momento, ben lontana dall’apparire l’Ucciditrice di Dei della propria stessa fama « Durante l’ultimo balzo, il passaggio all’interno di un campo di radiazioni cosmiche non segnalato sulle nostre mappe, ha azzerato la fasatura delle gondole motori e questo ci ha costretti a interrompere il nostro viaggio, scaraventandoci, nostro malgrado, proprio all’interno del succitato campo. » riepilogò, in maniera finalmente corretta, in riferimento al problema a cui, con l’aiuto degli dei, Mars Rani avrebbe dovuto trovare una qualche soluzione, nell’ipotesi non scontata che, effettivamente, esistesse una qualche soluzione a tale problema « Purtroppo, benché gli scudi ci stiano adeguatamente schermando dalle onde più nocive, una parte delle radiazioni sta comunque continuando a filtrare all’interno delle gondole motori, impedendoci una corretta taratura degli stessi e, in ciò, la ripresa del nostro viaggio. »
« Motivo per il quale… » la invitò a continuare egli.
« Motivo per il quale ora stiamo procedendo in sola grazia della spinta dei normali propulsori, alimentati, nella fattispecie, dalle vele solari, in quanto, a questa velocità, potremmo impiegare anche due interi anni… cioè… cicli prima di riuscire a uscire dal campo di radiazioni. » completò la donna « Tempo entro il quale, comunque, avremo già svuotato l’intera cambusa e, nella migliore delle ipotesi, saremo tutti morti di fame. »
« Ecco. » confermò Mars, con un nuovo movimento d’assenso del capo « Motivo per il quale, potrebbe essere cosa buona e giusta, per il bene di tutti, che io riesca a comprendere come riuscire a isolare le gondole motori dalle radiazioni e, in ciò, rifasarle. Concordi?! »

E per quanto la Figlia di Marr’Mahew, cresciuta per mare e già marinaia ben prima di scoprire che anche nello spazio siderale fosse possibile navigare, non avrebbe potuto, allora, riservarsi opportunità di cadere vittima di un qualsivoglia genere di crisi isterica, all’idea appena espressa, e purtroppo consapevolmente diffusa fra tutti i membri dell’equipaggio della Kasta Hamina, nell’aver affrontato già in passato situazioni assimilabili a quella, seppur contraddistinte da un bel diverso livello tecnologico; necessariamente non avrebbe potuto comunque evitare di concordare con il capo tecnico di fronte alla necessità di individuare una via utile a ovviare a una sgradevole fine certa.
Anche perché, benché un tempo avrebbe considerato i suoi quarant’anni, e prima ancora anche i suoi trenta e i suoi venticinque, quali una veneranda e invidiabile età, tale da potersi considerare eventualmente soddisfatta innanzi alla prospettiva di una ineluttabile morte, fosse anche per cause simili a quelle; da quando aveva lasciato i confini del proprio mondo per immergersi in quella più amplia e vasta realtà, aveva piacevolmente scoperto quanto, obiettivamente, quella che, prima, avrebbe potuto addirittura considerare anzianità, lì, fra le stelle, avrebbe avuto a dover essere ritenuta al pari, quasi, di una seconda giovinezza… una giovinezza che, fino a quando le sarebbe stata offerta opportunità, sarebbe allora stata ben lieta di vivere in compagnia del proprio amato così come, nel corso della prima, non le era stata garantita alcuna speranza con il proprio passato compagno, il mai sufficientemente compianto Salge Tresand, a lei negato dalla furia della propria gemella Nissa Bontor.

« Sì… direi proprio di sì. » storse appena le labbra, a dimostrazione della propria palese contrarietà alla prospettiva di morte certa « Personalmente ho ben altri progetti per la testa che meritano di poter essere attuati prima del mio pur inevitabile incontro con Thyres, signora dei mari. »

Al non nuovo riferimento a quella divinità per lui necessariamente sconosciuta, e altresì sovente presente sulle carnose labbra del capo della sicurezza, il meccanico esitò per un istante, ipotizzando di potersi concedere la possibilità di una qualche dissertazione teologica con lei… in fondo una ragione come altre per potersi ancora intrattenere un po’ su quelle iridi color ghiaccio, e su quel volto che, per quanto ben lontano da un concetto di obiettiva beltà, complice anche una spiacevole cicatrice marcante la longitudine del suo occhio sinistro, non sembrava essere in grado di evitare di ammaliarlo, non di meno rispetto al resto del suo corpo. Ciò non di meno, consapevole di quanto, ancora, parecchio lavoro sarebbe stato necessario anche solo per riuscire a comprendere in che modo agire a risoluzione del loro attuale problema, l’uomo si costrinse a porre, almeno temporaneamente, da parte pensieri lubrichi, in favore di una maggiore serietà professionale.

(episodio precedentemente pubblicato il 31 dicembre 2014 alle ore 7:20)

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