Midda's Chronicles - le Cronache

News & Comunicazioni

E dopo tante peripezie... riprendiamo oggi la pubblicazione regolare delle Cronache di Midda!
Dal momento che sono trascorsi due anni dall'inizio della pubblicazione della 46° avventura di Midda, analogamente a quanto già fatto per Un altro morde la polvere, per qualche giorno saranno ripubblicati tutti gli episodi già irregolarmente pubblicati fra la fine del 2014 e l'inizio del 2015, per poi procedere con il proseguo delle vicende della nostra mercenaria preferita... e questa volta della sua versione "Terra Prime"!

Grazie a tutti per l'affetto e la fiducia dimostratami...

Sean, 7 agosto 2017

sabato 19 agosto 2017

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« Mia cara… » sorrise il primo ufficiale, in un gesto allor più contraddistinto da dolce premura che da un qualche intento ironico, o peggio sarcastico, nei riguardi della propria interlocutrice, non avendo, del resto, la benché minima ragione per potersi altrimenti rivolgere a lei « … fidati se ti dico che tu puoi essere riconosciuta straordinariamente speciale a prescindere da questioni di ordine meramente estetico. » asserì, appoggiandole delicatamente la mancina sull’avambraccio destro, a dimostrare, in tal senso, complicità con lei « E mi fosse concessa la possibilità di scegliere, sarei ben lieta di poter vantare un retaggio simile al tuo, a discapito di tutti gli sciocchi pregiudizi che ti discriminano all’interno di termini quali chimera o mezzosangue. »

E del tutto onesta, in simile presa di posizione, Lys’sh riconobbe lì essere la propria amica, in tal senso ritrovandosi, oltretutto, priva di qualunque possibilità volta ad accusare sorpresa o stupore per quanto dichiaratole, laddove, mai ella, così come Midda Bontor d’altro canto, aveva fatto segreto, in precedenza, di tanta approvazione nei suoi riguardi, tributandole un giudizio sì positivo, a tratti persino entusiastico, come, in verità, poche volte le era stata offerta opportunità di ascoltare per voce di uomini o donne umane… completamente umane, quantomeno.
Al pari della maggior parte delle razze non umane dell’universo, anche nella storia degli ofidiani, proprio malgrado, non erano mancati episodi di assoluto pregiudizio e accesa avversione, complice, sicuramente, il loro aspetto prossimo a quello di un rettile, di un serpente, innanzi al quale, evidentemente, atavici terrori erano soliti insorgere nelle menti meno aperte e disponibili a un pacifico confronto. Addirittura la stessa Figlia di Marr’Mahew, non senza sincero imbarazzo e rammarico, aveva offerto riferimento a incontri e scontri, occorsi sul proprio pianeta d’origine, con creature non umane che, in maniera ingiustamente arbitraria e, pur, non così difficilmente giustificabile, erano state semplicemente considerate dei mostri e, in quanto tali, esseri malvagi da perseguitare e abbattere alla prima occasione utile. E benché, in tutto quello, la mercenaria non avrebbe potuto produrre prove utili a offrire certezza di quanto, le “bestie” da lei violentemente abbattute nel corso delle proprie imprese, altro non fossero dei rappresentanti di diverse razze, di altre civiltà; un’ammissione di colpa, e una contrita richiesta di scuse, non era mancata, a tempo debito, nei confronti della sua nuova amica, identificata, a titolo generico, qual rappresentante di tutte le razze non umane dell’universo e, anche, del suo mondo di origine.
Innanzi a simile ammenda, poi, Lys’sh non si era negata occasione di minimizzare le possibili colpe della propria interlocutrice, nel ben riconoscere quanto, esattamente come fra gli umani, non tutte le chimere avrebbero avuto a poter essere globalmente riconosciute qual creature pacifiche, desiderose semplicemente di vivere la propria esistenza senza alcun genere di conflitto… un errore comune, quello che avrebbe potuto derivare dall’assunzione di troppo sbilanciate posizioni anti-razziste, con il quale, suo malgrado, anche il buon Be’Sihl aveva avuto immediata occasione di riprova. Nell’essersi trovato, poco dopo il proprio arrivo su Loicare e la propria conseguente separazione forzata dall’amata, ben accolto da un gruppo di canissiani, infatti, l’ex-locandiere aveva maturato un’immediata e assoluta simpatia nei loro confronti, escludendo la possibilità di ricevere il benché minimo danno da qualunque esponente di simile razza: purtroppo, o, forse, per propria fortuna, nell’aver, in ciò, potuto correggere immediatamente il proprio sbagliato assetto psicologico, egli aveva scoperto a proprie spese quanto non tutti i canissiani avrebbero avuto a doversi considerare inoppugnabilmente buoni e altruisti, nel ritrovarsi a essere tradito e letteralmente venduto da una giovane cagnetta che, pur, non aveva poi mancato di pagare pegno per il proprio errore, ovviamente per l’impietoso intervento della mano dell’Ucciditrice di Dei.
Pur non dovendo, quindi, incedere in posizioni inaccettabilmente razziste e, parimenti, neppure in estremismi antitetici, Lys’sh avrebbe avuto a dover essere riconosciuta, dalle proprie amiche e sorelle d’arme, qual effettivamente una figura straordinaria, così psicologicamente come, necessariamente, fisicamente. E in nulla e per nulla, né l’opinione allora proclamata da Duva, né eguali eventualmente prodotte da Midda, avrebbero avuto a potersi considerare facile lusinga allorché sincera espressione di stima e, persino, di un pizzico d’invidia.

« Sei troppo buona con me… » chinò lo sguardo, necessariamente in difficoltà a quell’affermazione, non sapendo neppure immaginare in quali termini poter replicare a tutto ciò « Grazie. » si limitò a dichiarare, offrendo un lieve sorriso.
« Mai stata troppo buona con nessuna! » protestò l’altra, ora reagendo quasi infastidita da quell’ultima asserzione, così come se, in essa, le fosse stato rivolto un qualche genere di insulto « Per favore, non ripeterlo in presenza di altri… o la mia immagine di dura “tutta d’un pezzo” potrebbe risultarne spiacevolmente lesa. »
E Lys’sh, a quel rimprovero, non si negò un’aperta e divertita risata, scuotendo poi il capo, nel cercare di rassicurare la propria sodale a tal riguardo: « Non sia mai! » escluse, con irrefrenabile ilarità « Soprattutto agli occhi del tuo ex-marito che, magari, potrebbe fraintendere tutto ciò come un segno di debolezza da parte tua… »
« … e approfittarne! » puntualizzò Duva, avallando e completando lo scenario ipotetico così propostole, estemporaneamente sforzandosi di non cedere ancora a un’aperta espressione di gioco e di dimostrarsi, in tal senso, seria nelle proprie parole « Che quello è un gran furbone, in misura tale che tu non puoi neppure immaginare. »
« Del resto, almeno una volta è riuscito a fartela. » osservò l’ofidiana, strizzando l’occhio destro in segno di complicità.
« Non credo proprio… » obiettò la prima, corrucciando la fronte a esprimere tutto il proprio diniego innanzi all’eventualità così suggerita dalla compagna « ... deve ancora nascere l’uomo in grado di avere la meglio su di me! » esclamò, con fierezza nelle proprie parole e nella propria postura, mantenendo il capo alto a offrire pratica riprova, in tal maniera, di tutta la propria superiorità fisica e morale.
« Dici?! » suggerì l’altra, socchiudendo maliziosamente gli occhi « Eppure Lange è riuscito a farti diventare sua moglie… almeno per un certo periodo! »
« Eh no! » sollevò la propria destra e, con essa, l’indice della medesima, a richiedere possibilità di intervento immediato in quanto stava venendo argomentato a suo supposto discapito « Non è stato Lange a farmi diventare sua moglie… sono stata io a farlo diventare mio marito! Sia chiaro! »

E, a simile, paradossale ribaltamento della tesi, neppure Duva riuscì a mantenere ulteriormente la serietà nella quale si era ammantata sino a quel momento, scoppiando a ridere e ritrovandosi, presto, accompagnata da Lys’sh, non meno divertita rispetto a lei per la conclusione alla quale, tutto quel loro dialogo, aveva finito per condurre.

Proseguendo, con quel medesimo tenore, in chiacchiere più o meno veniali e facenti proprie l’esplicita volontà di distrarsi contemporaneamente dall’attività che stavano compiendo e, ancor più, dalle ragioni alla base di simile compito, nell’idea di quanto, quello, avrebbe potuto rivelarsi essere il loro ultimo viaggio insieme, l’ultimo volo della Kasta Hamina prima di una prematura e tragica conclusione delle loro vite; le due donne completarono la verifica di un’altra coppia di container prima di giungere, all’inizio del settimo, a potersi ormai considerare indiscutibilmente più prossime alla coda che alla testa della nave.
Fu proprio, però, all’ingresso nella testa del settimo vagone di stiva connesso alla classe libellula, che qualcosa sorprese gli affinati sensi dell’ofidiana, costringendola a un meditabondo arresto.

« Che succede?! » le domandò Duva, bloccandosi accanto a lei e, pur, almeno nell’immediato, non cogliendo la perplessità dell’altra, motivo per il quale non ebbe ragione per ovviare all’ennesima scherzosa provocazione « Sei già stanca all’idea di esplorare le infinite meraviglie che stiamo trasportando? »

(episodio precedentemente pubblicato il 20 gennaio 2015 alle ore 7:20)

venerdì 18 agosto 2017

2281


Per quanto Midda, indubbiamente, rappresentasse per lei una straordinaria occasione di confronto e di complicità con un animo affine, con una gemella mai conosciuta; Duva non avrebbe potuto negare quanto, obiettivamente, avrebbe potuto considerarsi persino più felice per la presenza di Lys’sh a bordo di quella nave, e, di conseguenza, nella sua vita, rispetto a quanto non avrebbe potuto sentirsi di essere nei riguardi della partecipazione della prima a quella loro comune quotidianità. La giovane ofidiana, come aveva imparato ormai ad apprezzare, era infatti in grado di contribuire, a ogni contesto, con uno sguardo ancora squisitamente giovane, non ingenuo o infanti, e pur giovane, fresco, indubbiamente allegro e straordinariamente positivo, caratteristiche trasparenti di un’indole tutt’altro che comune, soprattutto nel considerare quanto, purtroppo, al di là della propria giovane età, ella avesse già vissuto più esperienze negative di quanto molti altri avrebbero potuto accusare di aver affrontato in una vita intera. In conseguenza a tutto ciò, invero, in Lys’sh avrebbe potuto essere individuata una presenza incredibilmente preziosa a contributo della pur già riccamente eterogenea varietà rappresentata dai membri dell’equipaggio della nave, al contempo capace di agire, e agire con incontrovertibile efficacia in qualunque genere di contesto bellico, e, d’altra parte, di offrirsi qual un’amabilmente piacevole compagnia in qualunque altro momento, come in quello stesso frangente, nel quale, senza facili pudori, si stava offrendo genuina e spontanea in ogni proprio gesto, in ogni propria parole, in ogni proprio pensiero.
Volendo ricercare un’adeguata misura di paragone, là dove la Figlia di Marr’Mahew rappresentava per Duva una perfetta gemella, con la quale essere certa di condividere, a priori, ogni genere di emozione, desiderio, pulsione e pensiero, e nella quale essere certa di poter trovare, in qualunque momento, una complice perfetta per ogni propria avventura; la giovane ofidiana si poneva più prossima a una sorella minore… non nell’intendimento volto a richiederle di proteggerla o educarla, quanto e piuttosto in un’interpretazione utile a concederle più facili possibilità di svago per quanto, alla base, offrendole ancora una volta una figura comunque affine, nella quale potersi riservare una totale occasione di fiducia e, all’occorrenza, una non meno valida compagna di ventura.

« E’ un peccato che la nostra permanenza su Loicare non sia stata propriamente… tranquilla. » osservò il primo ufficiare, offrendo riferimento ai fatti propri del loro ultimo, significativo, scalo su un pianeta « Laggiù conoscevo un paio di luoghi che ti avrebbero costretta a rivedere drasticamente il tuo concetto di centro commerciale… in positivo, intendo. Molto in positivo. » commentò, volendo contribuire, a modo suo, a quell’estemporanea frivolezza e, in effetti, non potendosi negare un certo dispiacere di fondo nel non aver potuto approfittare di alcuna stagione di saldi in quell’ultimo ciclo, visto e considerato quanto era accaduto.
« Visto e considerato quanto è accaduto… » rispose Lys’sh, offrendo riprovare di essere in grado di cogliere in maniera incredibilmente precisa lo stato d’animo della propria interlocutrice e, con esso, anche il flusso dei suoi pensieri per così come non apertamente condivisi « … e visto quanto nessuna fra noi sia propriamente al culmine delle simpatie dell’omni-governo o dell’accusatore Pitra Zafral… » soggiunse e precisò, in riferimento ai precedenti giudiziari, invero irrisolti, che avevano visto lei, Duva e Midda riunite in un carcere lunare con imputazioni di diversa entità « … sono certa che qualunque eventuale offerta ci sarebbe potuta essere riservata in quei luoghi non sarebbe stata comunque sufficientemente vantaggiosa, per noi. » sorrise e minimizzò, stringendosi fra le spalle.
« Inconfutabile. » annuì l’altra, accennando appena a una risatina, lasciando correre la propria immaginazione a delineare il quadro potenzialmente rappresentato dal loro ingresso in un centro commerciale e dalla successiva caccia all’uomo che, entro quelle mura, sarebbe immancabilmente iniziata, offrendo loro una ben diversa occasione ricreativa rispetto a quella che avrebbero potuto sperare di riservarsi all’interno di una simile struttura « Sebbene, anche così, ci saremmo probabilmente divertite… » ammiccò, conscia di quanto quel suo particolare concetto di divertimento non sarebbe stato sgradito alla compagna così come, sicuramente, sarebbe poi risultato all’attenzione del loro capitano, il quale non avrebbe ovviato a rimproverarle… e a rimproverarla, per l’accaduto, partendo dal non poi così assurdo presupposto di quanto, da parte loro, tale tafferuglio, sarebbe stato volontariamente ricercato all’unico scopo, per l’appunto, di soddisfare la propria brama di svago.
« Innegabile. » concordò l’ofidiana, annuendo a quella prospettiva « Ciò nonostante, almeno una volta, dovremo impegnaci seriamente in un giro per negozi: non tanto per noi, quanto e piuttosto per la nostra cara Midda. » propose, subito dopo, a non escludere del tutto l’eventualità rappresentata da un giro in un centro commerciale animate da un esplicito intento rivolto allo spendere crediti in abbigliamento, accessori e quant’altro « Potrei sbagliarmi… ma non credo che sul suo mondo quello del grande magazzino sia un concetto comunemente diffuso. »
« No… in effetti anch’io non credo. » commentò Duva, dopo una rapida riflessione a tal riguardo, provando a proiettare l’immagine propria di quanto per loro quantomeno comune in un contesto qual quello suggerito dalle descrizioni della mercenaria nel merito del proprio mondo e delle dinamiche lì vigenti, non riuscendo, obiettivamente, a lasciar collimare i due concetti in alcun modo « E probabilmente è anche per questa ragione che Midda è, probabilmente, la donna meno vanitosa con la quale abbia mai avuto a che fare in tutta la mia esistenza… » argomentò in coda, spostando quel momento di chiacchiere attorno alla loro comune amica, alla loro nuova sorella « Diamine: avessi io la metà del suo davanzale, indosserei sempre delle scollature così profonde da mostrare l’ombelico… e non che, abitualmente, io mi risparmi in tal senso. »
« Invidi il suo seno…?! » trattenne, a stento, evidente ilarità, a quel commento così indirizzato nei riguardi del loro capo della sicurezza.
« Quel seno per una donna della sua età, poco più della mia, oltretutto, che proviene da un mondo totalmente privo di qualunque genere di consapevolezza medica… figurarsi, quindi, della più banale idea di chirurgia estetica?! » esplicitò l’altra, sgranando appena gli occhi e alzando le mani innanzi al proprio seno a mettere in evidenza la palese differenza di proporzioni esistente fra loro « Certo che invidio il suo seno. E anche i suoi glutei, le sue labbra e tutto il resto! » ammise, senza tentare di dissimulare tale emozione « Che poi sarei disposta a morire piuttosto che ripeterlo innanzi a lei, è un altro paio di maniche. Ma, credimi, solo una sciocca non invidierebbe Midda per quello che è… »
« Devo ammettere che la mia natura ofidiana mi rende in parte difficile esprimere giudizi nel merito della vostra bellezza, partendo da parametri di giudizio diversi dai vostri… ciò non di meno, e non per riservarti lusinga, non credo che neppure tu sia tanto male sotto un profilo di natura estetica. » obiettò Lys’sh, in tal senso, sinceramente, ben distante dal potersi considerare animata da un qualche intento consolatorio nei riguardi dell’interlocutrice, così come, anche, esplicitamente annunciato.
« Ti ringrazio… » annuì appena Duva, non rifiutando quel complimento, soprattutto ove rivoltole con tanta palese genuinità « Però… per quanto io non sia una che, abitualmente, indulge eccessivamente nell’uso e nell’abuso di trucchi estetici e simili, non posso evitare di pensare a quanto sicuramente più accattivante sarebbe in grado di apparire la nostra amica, se solo si concedesse qualche piccolo accorgimento. » continuò poi, con una nota di apparente dispiacere nella propria voce, come se, quella questione, avesse a riguardarla personalmente « Anche se, probabilmente, è anche questo aspetto di lei che la rende così speciale: essere in grado, sempre e comunque, di accettarsi per quello che è, senza in alcun modo volersi sforzare per appagare eventuali pretese estetiche da parte di coloro che la circondano. »
« Ehy… anche io non uso alcun genere di trucchi per essere la splendida donna che sono! » protestò l’ofidiana, fingendosi, giocosamente, offesa per la più totale mancanza di considerazione che le era, in ciò, stata riservata a opera della controparte « A questo punto, il fatto di essere speciale vale anche per me… vero?! »

(episodio precedentemente pubblicato il 19 gennaio 2015 alle ore 7:20)

giovedì 17 agosto 2017

2280


A differenza di Midda, che, pur non avendo avuto pregresse esperienze a bordo di astronavi, aveva vissuto per anni qual marinaio e marinaio nel senso più classico, più puro, più originale del termine, in riferimento alle vaste e incontaminate distese di mari e oceani, all’interno del per lo più inesplorato territorio dei quali non avrebbero avuto a dover essere considerati meno pericoli rispetto alle allor raggiunte infinità siderali; e persino a differenza di Be’Sihl, che, non potendo vantare una storica confidenza né con lo spazio né con gli oceani, non si era pur negato, in quegli ultimi anni, anche e soprattutto in conseguenza al rapporto con la propria amata, occasione per maturare una neppur minimale dimestichezza con la vita all’interno di un equipaggio, in tutte le proprie regole non scritte, in tutte le proprie probabilmente universali convenzioni, nell’essersi ritrovato, anche privo di concreto entusiasmo, a doversi confrontare a propria volta con il mare e le sue peculiari leggi; per Har-Lys’sha, quella offertale sulla Kasta Hamina avrebbe avuto a dover essere pur riconosciuta quale la prima, inedita ed effettiva opportunità di vita su una nave. Una scommessa, una sfida, un balzo nel vuoto, il suo, che, in conseguenza a tutto ciò, avrebbe potuto rivelarsi potenzialmente disastroso e che pur, almeno fino a quel momento, per lei avrebbe avuto a doversi considerare qual una partita, o, più precisamente, una partita d’esordio, straordinariamente vinta.
Se l’incontro fra Lys’sh, Midda e Duva era stato, obiettivamente, conseguenza di una sequenza di fortunate circostante che avevano permesso a quelle tre, tutt’altro che comuni, figure femminili di entrare a contatto, di stabilire un rapporto e, su piani paralleli, un’alleanza e un’amicizia; la sorellanza che, da tutto ciò, era derivata, non avrebbe potuto che essere attribuita, nei propri meriti, all’impegno di tutte e tre in tal senso, incominciando, invero, anche e soprattutto dalla giovane ofidiana: questa, infatti, non priva di un’evidente lungimiranza, aveva voluto fin da subito investire tempo e risorse in quelle ipotetiche compagne, potenziali complici, fino ad accettare di porre in giuoco il proprio futuro accanto a loro… così come, del resto, le altre due donne non avevano dimostrato esitazione a compiere nel momento in cui si erano inizialmente precipitate in suo soccorso in occasione di un possibile pestaggio, se non, direttamente, omicidio, in un cunicolo sperduto delle miniere-prigione entro le quali tutte e tre erano state deportate e incarcerate. A quella prima, estemporanea, battaglia, a quella sfida che, per il Fato, era stato evidente pretesto allo scopo di assemblare una tanto efficace squadra, erano, subito dopo, seguite rapidamente molte altre, nel corso di ognuna delle quali era stata possibilità, una volta per Duva, un’altra per Midda e, ancora, per Lys’sh, di dimostrare il proprio valore e di agire a indomito soccorso e sostegno delle proprie sorelle.
Nel confronto con tutto ciò, benché palesemente il capitano della Kasta Hamina avrebbe preferito ovviare ad accogliere nuovi membri nel proprio equipaggio e, in particolare, due figure tanto particolari quali quelle di una guerriera mercenaria qual la Figlia di Marr’Mahew, oppure qual la giovane ofidiana, colpevole, proprio malgrado, di rammentargli il brutale assassinio della propria prima sposa semplicemente in quanto non umana; né egli, né altri, avrebbe potuto separare quanto era stato unito. Così come, d’altro canto, per alcuna ragione, la stessa Lys’sh avrebbe potuto rinunciare all’occasione lì offertale per ritrovare, in quello stesso equipaggio, una nuova famiglia, nuovi fratelli e sorelle volti a colmare il vuoto lasciato nel suo cuore dall’ancor più brutale massacro della propria famiglia per mano di un folle genocida di nome Kirthar Voor Lonnegerth o, più semplicemente, Nero, come egli preferiva farsi chiamare.
Con buona pace per il buon capitan Rolamo, in quegli ultimi mesi Lys’sh si era integrata alla perfezione all’interno dell’equipaggio, riuscendo, pur priva di un incarico specifico qual quello che era stato assegnato all’Ucciditrice di Dei, a adempiere alla perfezione a qualunque compito le fosse stato destinato, con perizia, con impegno e, dettaglio non banale, con umiltà utili a permetterle di entrare immediatamente nel cuore di tutti coloro a lei circostanti giocando un ruolo persino più importante, in tal senso, di tutto l’indubbio carisma e l’incontenibile fascino proprio, accanto a lei, del nuovo capo della sicurezza della nave. E in merito al fatto che ella fosse un’ofidiana, così come non avrebbe potuto celare neppure volendo, in conseguenza alle proprie fattezze sì femminili, e pur incontrovertibilmente rettili, per nessuno si era dimostrato essere motivo di imbarazzo. Al contrario: comprovando la propria più totale assenza di qualunque forma di pregiudizio razziale, Mars Rani non aveva rinunciato a offrire sfoggio di tutto il proprio repertorio per cercare di conquistarsi i favori di Lys’sh in misura persino più esplicita di quanto non avesse tentato di fare nei confronti di Midda, verso quest’ultima limitandosi a banali ammiccamenti, a qualche battuta ardita e pur nulla più, mentre, nei confronti della prima, giungendo a suggerire l’ipotesi di un vero e proprio appuntamento. Possibilità che la giovane non aveva precipitosamente escluso, senza pur, almeno fino ad allora, esplicitamente impegnarsi in alcun modo.
Anche in quell’ultima occasione, a fronte di quell’ultima richiesta rivoltale, coerentemente con quanto aveva sempre compiuto sino ad allora, Lys’sh volle dimostrarsi oltremodo dedita alla prospettiva di esplorare l’estesa sezione di coda della nave, affrontando con entusiasmo quanto, parimenti, accanto a lei, non si stava impegnando a dimostrare il primo ufficiale. In verità, comunque, più che l’approccio quasi annoiato di Duva, ben giustificabile sarebbe stata la curiosità propria dell’ofidiana, soprattutto in considerazione a quanto, almeno lì, stava venendo loro concessa una concreta opportunità di distrazione…

« Lo ammetto: pur ormai vivendo quotidianamente a bordo della Kasta Hamina, tendo a dimenticare quanto, effettivamente, sia vasta… » si confidò con l’amica, osservandosi attorno con massima attenzione, quasi, attorno a loro, avessero a considerarsi incantevoli paesaggi, allorché una serie sconfinata di casse di ogni forma e dimensione, pur ordinatamente stoccate lungo diverse corsie e su diversi ripiani, all’interno del vasto container nel quale entrambe avevano sospinto i propri passi, a proseguire nella loro azione di controllo.
« Beh… tecnicamente parlando la nave non è poi così grande. » puntualizzò Duva, non tanto nel desiderio di subentrare in contrasto all’opinione così riportata, quanto e piuttosto di stimolare quel dialogo, per lei, allora, possibile occasione di distrazione da quanto, al di là di ogni altra considerazione, difficilmente avrebbe potuto ritenere un lavoro esaltante « Ad ampliarne, almeno in apparenza, le dimensioni, tuttavia, collabora sicuramente la coda, attualmente costituita da ben undici container come questo. »
« Dettagli… » minimizzò l’altra, scuotendo appena la testa e stringendosi, nel contempo di ciò, fra le spalle, a meglio esplicitare quanto, personalmente, quell’ultima opinione avrebbe avuto a doversi considerare espressione di un formalismo per lei del tutto irrilevante, nel ritrovarsi naturalmente più rivolta alla sfera emotiva dell’intera questione ancor prima che a qualche pignoleria di natura tecnica « Cioè… diamine! Anche ammesso di ritrovarci effettivamente bloccati all’interno di questo campo di radiazioni per qualche settimana, e di decidere di impegnarci ad aprire qualcuna di queste casse, potremmo spendere un mese intero soltanto per… boh?!... questa singola corsia, probabilmente. »
« Personalmente non penso che ci impiegheremmo così tanto tempo. » obiettò la prima, arricciando e contraendo appena le labbra sul fronte destro, a dimostrare un intento riflessivo nel merito di tale stima, pur senza poi sbilanciarsi in una propria valutazione, nel preferire rigirare la questione sotto un diverso punto di vista indubbiamente più condivisibile « Ma… ti dirò: spero proprio di non ritrovarci a scoprire chi fra noi possa avere effettivamente ragione! »
« Ovviamente. » annuì Lys’sh, pur, un istante dopo, soffermandosi per un istante nuovamente su tale ipotesi, e lasciando trasparire, quasi, una certa delusione all’idea di non potersi impegnare, realmente, in tal senso « Capisco come, per te, questo sia solo un altro viaggio come molti, e capisco anche che, probabilmente, fra qualche anno, anche per me questo genere di quotidianità potrebbe risultare meno accattivante di quanto, ora, non appaia… ma... ora come ora, non riesco a non provare folle curiosità nei confronti di tutte queste casse, di tutta questa merce che stiamo trasportando da un lato all’altro della galassia. » ammise, non frenata, in tale asserzione, da alcun genere di imbarazzo, né di timore per l’eventualità di un imbarazzo, in una predisposizione psicologica di assoluta apertura nei riguardi della propria interlocutrice « Cioè… diamine! » si ripeté « Dipendesse da me, probabilmente, starei già frugando a destra e a manca, come in un centro commerciale in stagione di saldi! »

(episodio precedentemente pubblicato il 14 gennaio 2015 alle ore 23:22)

mercoledì 16 agosto 2017

2279


La tensione che seguì a quel confronto, a quella non particolarmente velata minaccia da parte della donna nei confronti del proprio ex-marito, fu tale che, chiunque altro avesse trovato occasione di presenziare a tale dialogo avrebbe chiaramente avvertito un improvviso calo a picco della temperatura che, dal clima quietamente temperato abitualmente proprio di quegli ambienti, si ritrovò pericolosamente prossimo a una soglia di congelamento. Se, infatti, il capitano Rolamo si era espresso in termini più che decisi e del tutto inappellabili; il suo primo ufficiale non era stato da meno… in direzione radicalmente contraria, totalmente opposta, indiscutibilmente antitetica. E a fronte di due posizioni poste, in tal maniera, una agli antipodi dell’altra, persino l’aria, attorno a loro, parve arrestarsi, nel timore di potersi sbilanciare su un fronte o su quello opposto e, in tal maniera, involontariamente offrire l’erronea evidenza di star esprimendo un voto a favore dell’uno o dell’altro, eventualità in sola conseguenza alla quale, ineluttabilmente, non avrebbe potuto che conseguire un quantitativo sgradevolmente elevato di problemi, quali avrebbero avuto a essere descritti in termini eufemisticamente moderati nel non definirli, più esplicitamente, quali vere e proprie rogne.
In merito all’identificazione di Duva Nebiria qual donna e guerriera, non diversamente dalla sua mancata gemella, dalla Figlia di Marr’Mahew, ben pochi dubbi avrebbero potuto essere sollevati. Se, infatti, la sublime femminilità caratteristica della seconda in comando della Kasta Hamina avrebbe avuto a dover essere riconosciuta qual palese, con un corpo alto e slanciato, con un piacevole viso a forma di cuore, con morbide labbra carnose, con una coppia di seni sodi e maturi, tondi, non eccessivi nelle proprie dimensioni ma neppur trascurabili, con fianchi perfettamente delineati e glutei degni d’ogni ammirazione, anche in considerazione dei suoi ormai compiuti quarant’anni; la pericolosa combattività della stessa avrebbe avuto a dover essere egualmente distinta in una muscolatura energicamente guizzante al di sotto della sua bruna epidermide, al di sotto della coppia di tatuaggi tribali, apparentemente impressi attraverso oro puro, lungo entrambe le sue braccia, al di sotto di un ventre piatto e di gambe straordinariamente scolpite, così come nei suoi capelli castani, composti, similmente a Be’Sihl, in una cascata di fitte, e lunghe, treccine, mantenute saldamente legate dietro al capo, per non ostacolarne in alcuna misura la libertà di movimento, ma, ancor più, nei suoi occhi, in una coppia di gemme castano chiare, quasi gialle, in termini tali da richiamare, quasi, l’elemento dorato dei suoi tatuaggi, contraddistinti da fierezza e fermezza difficilmente equivocabili e, ancor più difficilmente, banalizzabili nei propri valori, nella propria importanza. Nel confronto con quegli occhi, non diversamente che innanzi a quelli color ghiaccio dell’Ucciditrice di Dei, chiunque non avrebbe potuto ovviare ad avvertire un certo disagio, benché, paradossalmente, non sarebbe neppur mancata un’innegabile attrazione, probabilmente non sì diversa da quella che una falena avrebbe potuto provare nei riguardi della luce emessa dalla fiamma di una candela, per essa minaccia di morte e, ciò non di meno, traguardo d’incontrollabile brama.
Tuttavia e ciò non di meno, quegli occhi dorati non avrebbero avuto, lì, a doversi considerare privi di una degna controparte laddove, in sua formidabile contrapposizione così come, un tempo, in suo ancor più straordinario complemento, anche Lange Rolamo avrebbe avuto a dover essere palesemente riconosciuto qual uomo e guerriero, con imperscrutabili gemme nere, al centro del proprio volto, all’interno delle quali troppo facile sarebbe stato smarrirsi per sempre, tanto in termini appassionatamente romantici così come in un’interpretazione decisamente meno accattivante se non, più precisamente, addirittura letale. In riferimento a un discorso di mera mascolinità, benché oltre mezzo secolo di vita vissuta avrebbe avuto a dover essere considerato per lui gravante sulle proprie spalle, tutt’altro che di improponibile apprezzamento sarebbe stata la ragione per la quale ben tre matrimoni avessero costellato la vita del capitano della Kasta Hamina, tutti e tre, in particolare, coinvolgenti, quali controparti, donne di inappellabile beltà: con una folta chioma di capelli che alcuna ipotesi di calvizie sembrava poter prendere in considerazione, e un’egualmente folta barba a completamento di quella cornice brizzolata; egli faceva sfoggio di un viso appena intaccato dai segni dell’età sulla propria chiara pelle, e caratterizzato, altresì, nelle proprie forme, nelle proprie proporzioni, nei propri zigomi, da una virilità disarmante e da un energico fascino, che mai avrebbero potuto restare inosservati allo sguardo di una donna, fosse anche di trent’anni più giovane rispetto a lui, al pari della sua attuale sposa, che alcuna ragione avrebbe avuto per disdegnarlo nei confronti, altresì, di un più giovane candidato. E se tale era il suo volto, il suo corpo nulla avrebbe mai cercato di nascondere di una palese indole guerriera benché, a differenza di Duva, nel suo passato non avrebbe avuto a poter essere identificata una qualche esperienza esplicitamente militare: membra forti, muscoli visibilmente vigorosi, spalle ampie e un largo petto era quanto immediatamente risultava evidente in lui, una prestanza fisica da lui curata quotidianamente, attraverso costante allenamento, e che in alcuna misura avrebbe potuto essere giudicata riprova di un’indole pigra, di uno stile di vita domestico… giacché, anche laddove, in apparenza, egli era solito rivolgere rimprovero alle imprudenze avventurose della propria ex-sposa, in alcuna occasione, concretamente, si era ritratto di fronte all’esigenza di intervenire egli stesso, schierandosi puntualmente in prima linea, davanti a qualunque membro del suo equipaggio, nell’essere pronto, ove necessario, persino a dare la vita per tutelare e proteggere ognuno fra loro.
Contrari, opposti, antitetici, pertanto, Duva e Lange avrebbero avuto a dover essere ipoteticamente considerati, soprattutto nelle proprie posizioni, nelle proprie idee, nei propri principi e nelle proprie aspettative, e pur, immancabilmente prossimi, straordinariamente vicini, ideale complemento l’uno dell’altra: una irrisolvibile maledizione, la loro, che aveva preteso la conclusione del loro matrimonio e che pur, mai, li aveva riconosciuti realmente in grado di separarsi, di chiudere in maniera definitiva il loro rapporto, nel ritrovarli essere, ancora paradossalmente, l’uno accanto all’altra, contraddistinti dai medesimi contrasti e dalle eguali complicità che pur avevano contraddistinto ogni singolo giorno della loro vita quali marito e moglie.
In relazione a tutto ciò, per quanto straordinariamente facile sarebbe stato lì, per il capitano della Kasta Hamina, lasciar precipitare la tensione propria di quella parentesi di reciproco antagonismo in un aperto conflitto, fu quello il suo turno, la sua occasione, per impegnarsi in un gesto di riconciliazione, non riuscendo a trovare, malgrado tutto il proprio orgoglio, una concreta, reale motivazione utile per dichiarare guerra alla propria irriverente, irrispettosa e indisciplinata ex-moglie, alla quale, per quanto non lo avrebbe mai ammesso, sapeva di essere ancora profondamente, e indissolubilmente legato in maniera così salda, così forte, che forse, a doversi concedere vittima di un qualche sentimento di gelosia avrebbe avuto a essere la giovane Rula ancor prima rispetto alla propria predecessora. Una scelta di distensione, la sua, che, invero, se allor non fosse da lui derivata, a breve sarebbe immancabilmente stata proposta, sul fronte opposto, dalla stessa Duva, per ragioni a lui del tutto identiche e in nome di un sentimento che, ancora una volta, mai avrebbe accettato di riconoscere apertamente e che, ciò non di meno, ancora e incontrovertibilmente la legava al proprio insopportabile ex-marito.
Fu così, quindi, che Lange Rolamo esplose, in maniera del tutto inaspettata, in una vigorosa risata, per permettere una migliore eruzione della quale, persino, spinse il capo all’indietro, allungando il collo e la gola, entrambi, in ciò, quietamente e fiduciosamente offerti alla controparte, nella certezza di quanto mai, da lei, sarebbe potuta per lui derivare, comunque, occasione di danno…

« Oh… sì. » annuì subito dopo, non placando la risata ma, intervallata alla medesima, riservandosi occasione di argomentazione a riguardo di tale ilarità « Sono certo che ne saresti capace, ponendoci tutto l’impegno e il tempo necessari fosse anche l’ultima cosa che ti fosse concessa possibilità di compiere. » spiegò, in riferimento alla minaccia appena rivoltagli « E dal momento in cui, obiettivamente, sono affezionato alla mia barba e non ho desiderio di ritrovarmi a essere depilato per effetto delle tue affettuose premure… direi che per questa volta ci siamo più che chiariti. » concluse, offrendole un particolare genere di sorriso a cui, raramente, concedeva occasione utile per comparire sul proprio volto « Uno a uno. E palla al centro, mia cara. »

(episodio precedentemente pubblicato il 13 gennaio 2015 alle ore 7:20)

martedì 15 agosto 2017

2278


Riconoscendo qual proprio obiettivo quello di irritare il proprio ex-marito, Duva avrebbe potuto riconoscersi più che pienamente soddisfatta da quanto, in tal maniera, ottenuto: un risultato a dir poco esemplare, per ottenere il quale si era dovuta limitare a sfiorare l’argomento Rula Taliqua.
Ciò non di meno, quel gioco, in una certa misura, le si era anche ritorto contro e, di questo, ella non avrebbe potuto in alcun modo considerarsi né soddisfatta, né appagata, né, tantomeno, felice. E, simile contraccolpo, non avrebbe avuto a doversi riconoscere, banalmente, nella placida sfuriata appena occorsa da parte di Lange, evento con il quale ella non avrebbe avuto il benché minimo problema a scendere a patti, nell’aver, del resto, affrontato discussioni decisamente più animate con lui; quanto e piuttosto, a suo discapito, avrebbe avuto a doversi considerare, molto più semplicemente, la passionale animosità proposta da parte dello stesso capitano a tutela della propria attuale sposa, a sua difesa da un semplice, e a suo avviso persino innocente, scherno. Benché, infatti, fosse stata ella stessa la prima ad aprire, obiettivamente, le ostilità, nel riferirsi a Rula quale a una ragazzina di ben misero conto, Duva non si sarebbe attesa, da parte del proprio ex-sposo, tanta fermezza nel proteggerla, quasi, ella stessa, potesse rappresentare per la sua giovane nuova moglie una minaccia. Una reazione forse giusta, o forse eccessiva, quella dell’uomo, che non avrebbe potuto ovviare, suo malgrado, a colpirla e, forse, persino a ferirla, nel verificare quanto, ormai, ritrovandosi eventualmente costretto a scegliere fra l’una e l’altra, questi non avrebbe avuto alcuna esitazione ad abbracciare la causa della propria attuale compagna.
Non che, invero, Duva si sarebbe potuta attendere nulla di diverso, né, ovviamente, avrebbe potuto pretendere nulla di diverso… ma, ciò nonostante, comunque evidenza di una realtà di non indolore accettazione da parte sua, al di là di ogni possibile considerazione sulla reciproca consensualità del loro divorzio.

« Nessuna novità degna di nota, purtroppo. » riferì alfine, dopo essersi schiarita la voce, nell’essersi ritrovata, suo malgrado, per un istante con la gola secca « Mars è ancora al lavoro per riuscire a individuare una soluzione al problema e Midda si è offerta in suo supporto nel caso potesse essergli utile della bassa manovalanza giacché, ovviamente, non può vantare alcuna pregressa esperienza tecnica. » iniziò a elencare, nell’aggiornare il suo capitano nel merito della situazione corrente « Thaare e Ragazzo stavano completando l’inventario delle scorte alimentari e, a quanto ho inteso, Be’Sihl desiderava cercare di rendersi a sua volta utile in tal senso. »
Senza intervenire, Lange accolse in attento silenzio quel rapporto, riabbassando la mano prima sollevata fra loro, a dimostrazione, forse, di un desiderio di distensione.
« Il dottore, dal canto suo, sta completando un similare controllo nella propria infermeria. » continuò ella, con voce quanto più possibile fredda e distaccata « Lys’sh mi sta aspettando per riprendere la verifica dello stato dei container: abbiamo completato il controllo dal primo al quarto e ce ne aspettano altri sette verso poppa. » concluse, avendo in tal censimento, in effetti, già compreso l’intero equipaggio, con la sola eccezione del capitano e, ineluttabilmente, della sua sposa, quest’ultima, allora come abitualmente, non impiegata in alcuna mansione all’interno della Kasta Hamina.
« Bene… » annuì Lange, al termine di quel conciso elenco « Lascia Be’Sihl insieme a Thaare e prendi anche Ragazzo, oltre a Lys’sh, per terminare quanto prima la verifica di tutto il carico. » suggerì o, in effetti, comandò, nel rivolgersi al proprio primo ufficiale nel merito dell’organizzazione dei ruoli « Nell’ipotesi che Mars riesca a trovare una soluzione per tirarci fuori da qui, non possiamo permetterci di giungere a destinazione con della merce rovinata… o questo viaggio sarà stato del tutto vano e ci ritroveremo indebitati oltremisura. » evidenziò, non dimentico di quanto, alla base della loro quotidianità, avesse a doversi riconoscere un’attività di tipo commerciale, così come la loro stessa nave, un cargo di classe Libellula, non avrebbe mancato di rendere più che palese « In caso contrario, quella merce potrebbe comunque rappresentare, per noi, la differenza fra la sopravvivenza o la morte… ragione per la quale, assicurarci che sia tutto in regola nei container, ha da considerarsi un’attività di primaria importanza. »

Duva tacque. E si impegnò con tutta se stessa per mantenere tale laconicità, laddove, proprio malgrado, nulla di quanto Lange aveva asserito in quell’ultima, retorica digressione, avrebbe avuto a doversi considerare per lei qual qualcosa di nuovo, sconosciuto o impensato. Al contrario, la combinazione fra la più totale assenza di contenuti degni di nota, nelle parole da lui pronunciate, e il tono con il quale egli si stava allor impegnando a relazionarsi con lei, avrebbe avuto a doversi riconoscere quantomeno lesivo della sua dignità e della sua persona.
Che Lange stesse agendo in tal maniera senza effettiva cognizione di quanto e di come stesse allor parlando o, difficile stabilire se meglio o peggio ancora, che egli stesse, in tutto ciò, agendo a titolo di rivalsa per quanto da lei prima pronunciato; non avrebbe avuto, obiettivamente, particolare valore né, nell’uno o nell’altro caso, avrebbe potuto deporre a suo favore. Ciò non di meno, purtroppo, alla donna non sarebbero potute essere offerte molte opportunità d’azione, escludendo l’ipotesi volta a scegliere di prenderlo, allora e direttamente, a schiaffi, in termini utili a rammentargli quanto sicuramente il loro matrimonio avrebbe avuto a doversi riconoscere concluso da anni, ma quanto, parimenti, egli non avrebbe potuto permettersi di rivolgersi a lei in simili toni, non avendo, lì, a che fare con un semplice secondo in comando come tanti altri, ma con lei… ella che mai e poi mai avrebbe perdonato chi avesse scelto di rivolgersi al proprio indirizzo con tale arroganza e supposta superiorità.
E, in fondo, Lange non avrebbe potuto far rivalere, sul capo della propria ex-moglie, neppure il proprio grado di capitano, laddove tale avrebbe avuto a doversi riconoscere soltanto in conseguenza a un accordo fra loro, entrambi comproprietari in parti eguali della nave, atto a concedere al primo la responsabilità che, pur, meglio di chiunque altro sarebbe stato in grado di gestire e alla seconda, d’altra parte, la libertà d’azione che ella più avrebbe desiderato possedere, e che, nelle vesti di capitano anziché in quelle di primo ufficiale, non si sarebbe potuta sempre permettere.

« C’è altro…?! » questionò l’uomo, dimostrando la volontà di poter concludere, quanto prima, quel loro breve incontro.

Per un ulteriore istante Duva tacque. E, ancora una volta, si sforzò con tutte le proprie energie per mantenere quel silenzio e per evitare di ringhiargli addosso così come, sicuramente, avrebbe di gran lunga preferito potersi riservare occasione di compiere. Purtroppo per lei, tuttavia, quello non avrebbe potuto considerarsi il momento migliore per sostenere un acceso scontro con l’ex-marito, ragione per la quale mantenersi quieta sarebbe stata, indubbiamente, la soluzione più opportuna per entrambi.
Tuttavia colei che pur avrebbe potuto vantare un elevato livello di pazienza e di autocontrollo in contesti di natura bellica, in situazioni di combattimento e di battaglia, tale da potersi concedere vanto di essere, al pari della sua gemella mancata, un’abile guerriera e una straordinariamente pericolosa duellante, non avrebbe potuto riservarsi egual ragione di merito in questioni più banali… e banali, in particolare, quanto avrebbero potuto essere considerarti i rapporti interpersonali, fossero questi in contesti formali, nei quali un certo livello di diplomazia l’avrebbe sicuramente aiutata a conquistare maggiori risultati, fossero in contesti indubbiamente più informali, qual quello allora in corso.
Così, dopo un fugace momento di mantenuta pace, ella smise di tacere. E si riservò il diritto di esprimersi in maniera quantomeno diretta nei confronti del proprio, un tempo, sposo…

« Sì. C’è altro. » sbottò, sollevandosi di scatto soltanto per potersi concedere di spingere il proprio busto al di sopra della scrivania, a ridurre ai minimi termini la già inesistente distanza fra lei e Lange « Probabilmente ho sbagliato a fare quella battuta gratuita sulla tua mogliettina adorata. Ma tu prova, ancora una volta, a utilizzare certi toni da gran capo con me e, ti giuro su quanto ho di più caro al mondo, che ti strapperò la tua bella barba brizzolata un pelo alla volta… e lo farò nella maniera più lenta e dolorosa possibile. »

(episodio precedentemente pubblicato il 12 gennaio 2015 alle ore 7:20)

lunedì 14 agosto 2017

2277


Sempre al secondo ponte, in un’area indubbiamente meno amplia rispetto a quella propria della sala mensa e, anzi, considerabile più prossima a uno stanzino, a uno sgabuzzino, forse al ripostiglio utile per mantenere ordinate le scope, avrebbe allora avuto a doversi riconoscere qual in atto un altro ristretto incontro… tale, allora, sia per il proprio numero di partecipanti, sia, non di meno, per lo spazio in cui esso stava avendo a svolgersi, reso, se possibile, maggiormente ridotto nella propria disponibilità, dalla presenza al centro dello stesso di una compatta, ma pur completa, scrivania. In quello che il capitano della Kasta Hamina soleva considerare il proprio ufficio personale, infatti, si stavano ritrovando a, non esattamente appropriato, intimo confronto lo stesso Lange Rolamo, titolare di quello spazio, e il suo secondo in comando, nonché comproprietaria della medesima nave ed ex-moglie, Duva Nebiria.
Sette anni di matrimonio avevano, infatti, unito i due intestatari della Kasta Hamina, coloro che, insieme, avevano acquistato quella nave, ridotta pressoché a un relitto, e l’avevano completamente riarmata, concedendole una nuova occasione, una nuova vita. Sette anni, i loro, che non avevano mancato di vivere al pieno delle proprie possibilità, emotive e fisiche, e che, tuttavia, alfine li avevano visti prendere di comune accordo la decisione di separarsi, di intraprendere strade diverse, riconoscendo fra loro eccessive incompatibilità caratteriali per poter permettere alla loro unione di restare solida così come, pur, entrambi avevano voluto sperare potesse essere. Sette anni, ancora, che tuttavia e purtroppo, Lange Rolamo, ormai cinquantenne, in preda a quella che Duva non si negava mai occasione di considerare una crisi di mezza età, aveva alfine deciso di rinnegare, dopo meno di un lustro, convolando a nozze con una nuova moglie, una terza moglie, di nome Rula Taliqua, contraddistinta da un’età sostanzialmente dimezzata rispetto a quella della propria ultima sposa, la quale, aggiungendo al danno la beffa, si era ritrovata costretta a tollerarne la presenza a bordo della propria nave… di quella che, allora e comunque, aveva continuato a essere, almeno per metà, anche una sua proprietà.
E se Lange, per ragioni che non avrebbe avuto il dovere di spiegare ad alcuno, aveva deciso di accasarsi nuovamente, e di tenere, al proprio fianco, la nuova e indubbiamente giovane moglie, indifferente all’eventuale torto psicologico che pur il proprio primo ufficiale avrebbe potuto riconoscere di star subendo; Duva aveva fatto tutto il possibile, e anche qualcosa di più, per rendere la vita del proprio ex-marito quantomeno complicata, e quanto mai distante dalla quiete serenità che, forse, egli avrebbe potuto preferire, ricercando sempre nuove occasioni di guai, per sé e per l’intero equipaggio. Proprio in conseguenza a una delle ultime, originali, uscite di Duva, circa un ciclo prima, vi era stata occasione, per la medesima, di godere di un periodo di soggiorno presso un campo di prigionia, e di lavoro, in una miniera di idrargirio; occasione in concomitanza alla quale ella aveva avuto la fortunata possibilità di fare la conoscenza di ben due nuove amiche, due sorelle di ventura con la complicità delle quali aveva riconosciuto immediatamente la possibilità di rendere la vita del suo “capitano” una concreta dannazione: Midda Bontor e Har-Lys’sha.
In Midda, nella fattispecie, Duva aveva incontrato una vera e propria anima gemella, una donna a lei in tutto e per tutto similare, contraddistinta da medesimi gusti, da identiche brame e da un’eguale predisposizione al ricercare nuove sfide, che, nella maggior parte dei casi, si traducevano in disavventure ancor prima che avventure: l’idea, quindi, di poter raddoppiare i guai a discapito del fedifrago ex-marito, non soltanto non avrebbe potuto evitare di sollazzarla ma, ancor più, non avrebbe potuto mancare di entusiasmarla, individuando in quella donna una perfetta risorsa per l’equipaggio della propria nave, squisitamente ottimale, fra l’altro, per coprire un ruolo tattico per il quale, fino ad allora, era stata lei principale riferimento. In Lys’sh, d’altro canto, Duva aveva visto la non meno gustosa occasione di introdurre a bordo un fattore non umano, come quello necessariamente allora rappresentato dalla giovane ofidiana, in una scelta che, da parte sua, avrebbe potuto essere considerata persino crudele: da quando, infatti, Lange aveva perduto la propria prima moglie, la mai dimenticata Kasta Hamina in memoria della quale aveva battezzato la stessa nave, durante uno scontro con una ciurma di chimere pirata; un certo, inconscio grado di razzismo non aveva mancato di impossessarsi del suo cuore, portandolo a pregiudicare negativamente qualsiasi chimera, così come, in maniera dispregiativa, erano abitualmente, e in maniera impropriamente generalista, apostrofati tutti i rappresentanti di qualunque razza non umana nell’universo. Presentarsi nuovamente a bordo della Kasta Hamina, quindi, non soltanto con una propria gemella mancata, ma, ancor più, con un’ofidiana, era stato per il primo ufficiale un vero e proprio colpo da maestro, una mossa audace innanzi alla quale Lange era stato costretto, dagli eventi, a reagire con contegno e autocontrollo, ma per la quale, presto o tardi, ella era certa non avrebbe mancato di presentarle giusto conto…
E se presto o tardi Lange, certamente, avrebbe trovato modo per rifarsi della libertà che Duva si era riservata nell’obbligarlo ad accettare quelle due nuove acquisizioni all’interno del proprio equipaggio; tale occasione non avrebbe avuto a doversi considerare oggetto di quel loro incontro, dal momento in cui, comunque, ben altri problemi non avrebbero potuto che dominare i loro pensieri e le loro attuali preoccupazioni, nel considerare la situazione entro la quale, loro malgrado, si erano tutti venuti a trovare in quell’inatteso campo di radiazioni cosmiche.

« Ti prego, Duva… dimmi che hai qualche buona notizia da offrirmi. » la invitò egli, in attesa del rapporto alla base della condivisione del quale avrebbe avuto a doversi riconoscere l’esigenza stessa di quella rapida riunione di aggiornamento, che pur egli, in cuor suo, temeva non avrebbe portato ad alcun risultato diverso rispetto a quello ottenuto in conseguenza alle precedenti sette riunioni, intercorse fra loro con regolarità ogni due ore, a partire dal momento in cui la Kasta Hamina, sciaguratamente, si era fondamentalmente arenata nel bel mezzo del nulla siderale, a centinaia di anni luce da qualunque sistema abitato conosciuto.
« Rula non è gravida. » rispose prontamente la donna, sorridendo sorniona nel fornire quell’annuncio.
« … come?! » esitò Lange, non comprendendo, nell’immediato di quell’asserzione, in quali termini avere a doverla accogliere, benché non eccessivo avrebbe avuto a dover essere riconosciuto, da parte sua, lo sforzo da compiere per giungere alla giusta interpretazione.
« Attende forse un figlio da te…?! » domandò, per contraltare, Duva, aggrottando appena la fronte nell’osservarlo con fare vagamente inquisitorio, ricercando una conferma nel merito di quanto da lei stessa pocanzi proclamato.
« No. Non che io sappia, quantomeno. » replicò il primo, scuotendo appena il capo e offrendo, con incauta ingenuità, il fianco scoperto all’inevitabile conclusione a cui ella aveva desiderato sin da subito poter giungere, in un intervento che, spontaneo, non avrebbe potuto riuscirle meglio neppure laddove accuratamente pianificato e attentamente ricercato.
« Ecco: questa mi pare essere un’ottima notizia da offrirti! » concluse la seconda, non risparmiando, neppure in quel momento, una frecciatina verbale a discapito di colei che non avrebbe potuto evitare di considerare una propria rivale, benché, obiettivamente, a lei subentrata dopo quasi cinque anni dalla conclusione del loro matrimonio, per così come entrambi l’avevano quietamente sancita « In questo momento, del resto, sarebbe quantomeno sconveniente che la ragazzina, che hai scelto per occupare il mio vecchio posto nel tuo letto, fosse incinta. »
« Primo: non sono affari tuoi. » chiarì, con tono serio, mal tollerando l’irriverenza della propria ex-moglie a discapito della propria attuale sposa, lì neppure presente per potersi difendere in prima persona « Secondo: Rula non è una ragazzina. » soggiunse, evidenziando i punti in elenco nel conteggiarli con le dita della propria destra, sollevata per l’occasione fra loro « Terzo: è mia moglie. Quarto: tu e io abbiamo divorziato ormai da quasi sette anni. » proseguì, non mutando tono in alcuna misura, né, tantomeno, ipotizzando di alleggerirlo, anche a costo di preludere, in tal maniera, a un nuovo e inoppugnabilmente vano litigio con la propria interlocutrice « Quinto e ultimo: non sono, né mai potrebbero divenire, fatti tuoi. » concluse, con tutte le dita della propria mano alfine aperte fra loro, a creare un metaforico muro divisorio per allontanarli più di quanto, fisicamente, non avrebbero potuto permettersi di compiere all’interno di uno spazio tanto ristretto qual quello lì loro concesso « Spero di essere stato chiaro. »

(episodio precedentemente pubblicato il 9 gennaio 2015 alle ore 22:15)

domenica 13 agosto 2017

2276


Nell’avere occasione di incontrarla e di conoscerla, anche soltanto superficialmente, ben pochi, probabilmente nessuno, avrebbe mai avuto possibilità di ritenere Thaare Kir Flann una donna capace di essere intimorita, sia in termini generali che in un contesto più specifico e, in particolare, in diretto riferimento al proprio ambito professionale. Motivo per il quale, quella sua ultima asserzione, non avrebbe potuto essere che riconosciuta quanto di meno retorico ella avrebbe mai potuto avere occasione di definire.
Potendo vantare, alle proprie spalle, ormai mezzo secolo, e più, di vita, la cuoca di bordo non avrebbe potuto essere certamente considerata al pari di una ragazzina indifesa benché, probabilmente, tale impressione ella non era mai stata solita offrirla, neppure negli anni della propria effettiva fanciullezza. Contraddistinta da un’altezza media e da una corporatura robusta, con un leggero sovrappeso che avrebbe avuto, probabilmente, a doversi riconoscere più diretta conseguenza della propria specifica passione nell’arte culinaria ancor prima che di una qualche sua personale propensione all’indolenza, ella non avrebbe avuto a dover essere giudicata qual una donna priva di attrattive o di fascino, benché, e in questo forse similmente a Midda Bontor, neppur caratterizzata da linee e forme che avrebbero potuto rientrare, di diritto, all’interno di una definizione più classica di bellezza. Vantando una tonalità appena più chiara rispetto a quella di Be’Sihl per una pelle straordinariamente liscia e quasi del tutto priva di qualunque segno distintivo della propria età; con lunghi capelli castano scuri, quasi neri, sol sporadicamente segnati da qualche bianca presenza altresì lì trasparente del tempo vissuto; con una volto non così pieno come ci si sarebbe potuti attendere nel confronto con la morbidezza propria delle forme del suo corpo; con grandi occhi definiti da una colorazione in parte castana, in parte grigia e in parte verde, al di sopra di un naso lievemente schiacciato e di carnose labbra non dissimili da quelle dello shar’tiagho allora suo interlocutore; con denti così bianchi dall’apparire splendenti, e appena turbati, nella propria altresì perfetta continuità, da una leggera fessura a divisione degli incisivi superiori centrali; con seni persino più generosi di quelli già straordinariamente abbondanti propri della Figlia di Marr’Mahew al di sopra di un ventre necessariamente marcato, seppur non in misura utile a permettere al suo girovita di superare, in estensione, la misura propria della sua circonferenza toracica; Thaare avrebbe sicuramente potuto rappresentare oggetto di brama di diversi uomini e, probabilmente, avrebbe potuto sedurre la maggior parte di tutti gli altri, se solo tale fosse stato suo desiderio. In verità, avendo già avuto, in primo luogo, un marito poi trapassato, dal quale le erano stati lasciati in memoria una coppia di gemelli già venticinquenni e, allora, impegnati già da tempo a cercare la propria vita altrove, lontano da lei; nonché, successivamente, una lunga serie di amanti, probabilmente in quantitativo tale da rendere eventuali supposti primati di Mars Rani privi di qualunque significato; ella aveva ampliamente superato quella fase della propria esistenza nella quale avrebbe potuto riconoscersi vittima di facili concupiscenze, non ancora negandosi completamente qualche esperienza, di tanto in tanto, e pur sufficientemente padrona dei propri ormoni da sapersi negare possibili occasioni di svago.
In tutto ciò, quindi, benché, in un diverso contesto, in un’altra situazione, la cuoca di bordo avrebbe potuto anche ipotizzare l’idea di tentare di aggiungere anche il nome di Be’Sihl al proprio elenco di conquiste, non disapprovando, invero, il sorriso che pocanzi gli aveva pur rimproverato; nello specifico contesto proprio di quella silenziosa invasione, di quel tentativo di occupazione del proprio territorio, ella non avrebbe corso il benché minimo rischio di lasciarsi distrarre dalle potenzialità del proprio interlocutore, riconoscendolo, in tutto e per tutto, semplicemente qual un antagonista, qual un avversario, da affrontare e, nel minor tempo possibile, da distruggere, prima di potersi ritrovare a propria volta distrutta.

« Ne sono certo, lady Thaare. » replicò l’uomo, per un istante dimentico del nuovo contesto culturale nel quale si stava ritrovando a essere e, in ciò, apostrofandola così come si sarebbe riservato occasione di compiere nel proprio mondo di origine, qual segno di rispetto nei confronti di una figura autoritaria qual ella, necessariamente, si stava prodigando per apparire e per essere riconosciuta essere « Ma… »
« … come mi hai chiamata?! » arricciò appena il naso ella, non comprendendo allora in quali termini avere a dover interpretare quel riferimento, se più prossimo a un insulto o, altresì, se qual un tentativo di resa innanzi a lei e al proprio ruolo all’interno della sala mensa.
« Scusami… faccio ancora confusione qualche volta. » si giustificò egli, per poi cercare di riprendere il discorso interrotto « Ma ti assicuro che, proprio in quanto ha ancora a dover nascere colui o colei che potranno risultare per te minaccia, non vi è la benché minima ragione di interpretare il mio qual un tentativo di sopraffazione a tuo discapito. » argomentò, cercando ancora di sostenere la propria tesi.
« Te ne prego… solo per Midda, la mia amata, concedimi di cucinare così come ho sempre compiuto: rimproverami, se vuoi; insultami, se preferisci; ma garantiscimi questa possibilità. » le chiese, proseguendo senza freni e ammantandosi, in tale supplica, di straordinaria umiltà, in una misura nella quale, comunque, non avrebbe avuto ragione di rendere propria, e che pur non esitò ad abbracciare per amore della sua donna, per la quale desiderava realmente poter tornare a cucinare così come aveva sempre fatto, quando ne aveva avuto la possibilità, sin dal giorno del loro primo incontro « In tal modo, fra l’altro, potrai avere conferma di quanto io non potrei mai, neppure per una folle ipotesi, concorrere a usurpare il tuo ruolo all’interno di questa straordinaria nave… o del suo mirabile equipaggio. »

Persino Ragazzo, innanzi a tutto ciò, ebbe a sentirsi per un istante in imbarazzo, non potendo che disapprovare l’umiliazione che, proprio malgrado, l’ultimo membro del loro equipaggio si stava lì infliggendo nella speranza di poter ottenere il consenso a procedere da parte della cuoca: e se imbarazzo fu quello del giovane, tale sentimento non ebbe a dover essere associato all’immagine offerta dallo shar’tiagho, quanto a quella della stessa Thaare, che, in tutto ciò, si stava dimostrando essere eccessivamente e impropriamente intransigente, in termini sì estremi anche per una donna con un carattere come il suo. Del resto, così come Be’Sihl aveva ripetutamente sottolineato e puntualizzato, il suo solo desiderio avrebbe avuto a doversi riconoscere nell’essere libero di cucinare per una singola persona… e non, come probabilmente altresì la donna temeva avrebbe voluto andare a parare, per l’intero equipaggio.
Prima che, tuttavia, Ragazzo potesse maturare sufficiente convinzione per intervenire, interrompendo il proprio silenzio per prendere parola in favore dell’uomo e della sua umile richiesta; fu nuovamente la cuoca a far risuonare la propria voce, seppur, fortunatamente, alfine con toni meno intransigenti rispetto ai precedenti…

« Uhm… » esitò ella, stringendo appena le labbra a esprimere un certo turbamento, forse alfine a sua volta posta in imbarazzo dall’immagine che di sé stava in tal modo rischiando di offrire « Potresti essere uno straordinario bugiardo e, con tutta questa manfrina, potresti soltanto star cercando di impietosirmi. » premesse, incrociando le braccia sotto ai prominenti seni, nell’osservarlo con attenzione, nello studiarlo come un nuovo taglio di carne da decidere in quale maniera poter meglio cucinare « Ciò non di meno, sembri sufficientemente onesto e, credo, non ti giocheresti la carta del gesto d’amore nei confronti di quella brava ragazza per motivi tanto banali… non dopo tutto quello che ha fatto per venire a salvarti la pelle. » argomentò, in quella che, probabilmente, avrebbe avuto a dover essere considerata più una riflessione ad alta voce che un nuovo monologo a critica dell’interlocutore « Quindi… e sia. »
« … come?! » esclamarono, per la sorpresa, sia Be’Sihl, sia Ragazzo, quasi all’unisono.
« Ho detto di sì. » si ripeté ed esplicitò Thaare, sbuffando appena « Ma sia chiaro: quello che sporchi devi anche pulire. E, soprattutto, non voglio avere dettagli nel merito di cosa tu stia cucinando e di come lo stai cucinando… » chiarì i termini dell’accordo, almeno dal proprio punto di vista « … la mia fragile psiche sta ancora cercando di scendere a patti con l’idea di poter impastare del pane senza sale per poter reggere a nuovi, terribili attacchi di simile, o peggiore, entità. »

(episodio precedentemente pubblicato il 8 gennaio 2015 alle ore 21:49)

sabato 12 agosto 2017

2275


Ragazzo era il più giovane membro dell’equipaggio della Kasta Hamina, così come il suo soprannome suggeriva in maniera più che esplicita. In verità, egli avrebbe dovuto poter vantare anche un altro nome, e magari anche un cognome, così come chiunque nella maggior parte dei mondi conosciuti, ma tanto dell’uno, quanto dell’altro, non vi era la benché minima consapevolezza a bordo della nave: fin dal primo momento in cui aveva posto un piede all’interno della Kasta Hamina, un lustro prima, egli era stato chiamato Ragazzo… ed, evidentemente, tale scelta non doveva aver incontrato occasione di contrarietà da parte sua o, quantomeno, da parte sua non era mai emersa alcuna palese riprova a tal riguardo, nell'aver, anzi è al contrario, sempre risposto con serenità l'appellativo in questione.
Poco più che ventenne, nel mondo dal quale provenivano Midda e Be’Sihl, Ragazzo sarebbe stato considerato ormai un uomo, fatto e finito… giovane, certamente, e pur uomo. Ma in quel diverso, più amplio concetto di realtà, dove tanto Midda, quanto Be’Sihl, dall’alto dei loro prima ammirevoli quarant’anni, erano tornati a essere considerati semplicemente maturi; Ragazzo era e avrebbe continuato a essere considerato, per l’appunto, un Ragazzo ancora per qualche tempo. Ciò nondimeno, per quanto ancora e indubbiamente giovane, per quanto obiettivamente distante dal poter vantare la medesima esperienza del suo capitano o del suo primo ufficiale, così come sostanzialmente quella di qualunque altro esponente dell’equipaggio, inclusi gli ultimi, e non meno importanti, acquisti; in qualità di mozzo, e di tuttofare, della Kasta Hamina ormai da quasi cinque anni, Ragazzo aveva avuto già la possibilità di accumulare un certo livello di esperienza, aveva avuto già l’occasione di vivere un buon numero di avventure, soprattutto se paragonato ad altri suoi coetanei. In effetti, egli aveva persino avuto la fortunata occasione di assistere a qualche conflitto, a qualche battaglia: ovviamente, a tal merito, il riferimento alla positiva possibilità avrebbe avuto a dover essere considerato più in relazione all’evidenza di essere sopravvissuto a tali conflitti ancor prima che al fatto di averli meramente vissuti.
Dal basso della propria umile, e pur ancora non minimale, esperienza, Ragazzo aveva quindi avuto occasione di iniziare a comprendere quanto, alla base di una guerra, non dovessero esservi obbligatoriamente profonde motivazioni… al contrario. Nella maggior parte dei casi, ogni genere di evento bellico avrebbe avuto a doversi considerare in primario riferimento a questioni di ordine squisitamente economico, benché, di tanto in tanto, potessero sicuramente emergere ragioni più importanti o, addirittura, più banali. Ciò non di meno, prima di assistere all’ultimo monologo, ancora in corso, di Thaare, egli non avrebbe mai potuto immaginare che un conflitto potesse sorgere in conseguenza a una semplice incomprensione di natura culinaria così come, tuttavia, era esattamente quanto stava allora accadendo e quanto, se i due non avessero trovato un’occasione di mediazione, avrebbe potuto sfociare in una faida di proporzioni epiche.

« Non è mai stato mio desio quello di riservarsi torto o ragione di torto, mia cara... collega?! » provò a riprendere voce Be'Sihl, cercando di stemperare i toni e, soprattutto, di offrire alla controparte una quanto mai chiara riprova della bontà e dell'onestà dei propri intenti, nell'aver, già da tempo, imparato a comprendere le persone, nell'aver reso, della soddisfazione del prossimo, la propria professione di vita all'interno della più frequentata locanda di tutta Kriarya « La mia sola volontà avea a doversi interpretare nell'intento di poter cucinare, almeno per una volta e in termini del tutto scevri da qualunque possibilità di critica al tuo operato, per colei che amo, proponendole sapori più prossimi a quelli con i quali ella è nata e cresciuta. Nessun attentato al tuo dominio all'interno di queste stanze, in ciò, avrebbe avuto a dover essere inteso... parola mia. »
« Sei bravo a parole, carino. » volle riconoscergli Thaare, osservandolo con serietà e intensità tali che, se tal sguardo avesse potuto vantare una qualche consistenza fisica, certamente avrebbe steso il buon shar'tiagho, colpendolo qual un montante diretto al mento « Purtroppo sono proprio quelli bravi a parole che, in genere, tendono a farsi beffe di coloro che li circondano, riuscendo sempre e addirittura a farsi ringraziare per il disturbo... » argomentò, proseguendo, e riconducendo, di conseguenza, la questione ancora una volta a discapito dell'uomo « Quindi, spero che vorrai comprendere le ragioni della mia diffidenza in merito a tutto ciò di cui stai blaterando. »

In merito al fatto che Thaare non avesse a dover essere considerata una persona propriamente accomodante, Ragazzo non avrebbe potuto sollevare molti dubbi: se, a bordo della Kasta Hamina, le figure contraddistinte da fiera personalità non erano mai mancate, anche prima dell'arrivo di Midda Bontor; l'energica cuoca aveva da sempre difeso la propria appartenenza a tale categoria, non trascurando occasione utile a far presente, e a tutelare, la propria posizione e i propri pensieri, anche ove, talvolta e come in quella certamente non ultima occasione, contraddistinti da un certo grado di estremismo ideologico ai limiti del paradosso se non, addirittura, del grottesco.
Ammirevole agli occhi del giovane mozzo, in tutto quello, non poteva quindi ovviare ad apparire lo stesso Be’Sihl, il quale, allorché lasciarsi contagiare dall’aspetto più ridicolo dell’intera questione, prendendola giustificabilmente sul ridere e, tuttavia, in ciò potenzialmente scatenando soltanto e ulteriormente le ire delle propria interlocutrice, si dimostrò preferire un approcciò più controllato… e tale da ovviare a peggiorare l’aspetto squisitamente diplomatico della questione.

« Capisco perfettamente le ragioni della tua diffidenza, Thaare… » argomentò l’uomo, congiungendo le mani innanzi a sé, palmo contro palmo, in un gesto forse di preghiera, o forse utile a cercare di dimostrare tutta la pacifica quiete che, in quello specifico frangente, lo stava quindi animando.
« Sono nuovo a bordo di questa nave… e, ancora, mio malgrado, non ho trovato un qualche ruolo specifico all’interno dell’organizzazione collettiva, non potendo vantare le medesime referenze proprie della mia amata, così come di Lys’sh, entrambe, e indubbiamente, capaci guerriere, in grado di fronteggiare qualunque avversità possa essere loro posta innanzi. » proseguì, in riferimento alla giovane ofidiana, la quale, pur non condividendo formalmente il ruolo di responsabile della sicurezza con la Figlia di Marr’Mahew, avrebbe avuto a dover essere palesemente riconosciuta, insieme anche a Duva Nebiria, qual la loro migliore risorsa tattica, laddove richiesta un’azione di natura offensiva, così come, del resto, la medesima aveva avuto già occasione di comprovare in concomitanza all’azione che, qualche tempo prima, aveva portato alla sua liberazione da una spiacevole situazione di cattività nella quale egli era stato, proprio malgrado, ridotto « E, probabilmente, nei miei pregressi da locandiere, cogli l’ipotesi di una minaccia al tuo ruolo, supponendo che, mio desio, abbia a dover essere riconosciuto quello atto a privarti della tua esclusiva posizione all’interno di questo contesto. Ma, e te lo posso giurare sugli dei che mi sono più cari, non è così. Credimi. »

E se, per un istante, nel proprio ruolo di spettatore, Ragazzo si ritrovò a sperare che quell’arringa, per così come proposta dall’uomo, avrebbe potuto sortire l’effetto desiderato; simile aspettativa ebbe a scontrarsi violentemente con la contraria realtà di lì a un battito di ciglia… il tempo utile a Thaare per riprendere voce e stroncare ogni ipotesi di patteggiamento fra loro.

« Cocco… » apostrofò la donna, socchiudendo gli occhi e osservando, in ciò, la controparte come avesse a considerarsi una preda, e una preda prossima a sicuro trapasso per finire, come portata principale, sul menù del giorno « Tu puoi giurare e spergiurare su tutto ciò che desideri… ma se credi che sia già nato l’uomo o la donna in grado di rappresentare per me un qualunque genere di minaccia, all’interno della mia cucina, mi spiace informarti che ti sbagli. E ti sbagli di grosso! »

(episodio precedentemente pubblicato il 7 gennaio 2015 alle ore 15:02)

venerdì 11 agosto 2017

2274


Nel mentre in cui, al terzo ponte della sezione centrale della Kasta Hamina, avrebbero avuto a dover essere riconosciuti impegnati il capo tecnico e il capo della sicurezza della medesima nave, presumibilmente al principale scopo di individuare una qualunque via di fuga dalla tutt’altro che gradevole situazione nella quale tutti loro erano, proprio malgrado, precipitati, nella promessa di morte, e di morte atroce, così loro garantita all'interno di quel campo di radiazioni cosmiche, e pur, umanamente, non del tutto scevri di qualche sporadica occasione di svago, qual, indubbiamente, avrebbe avuto anche a doversi qualificare il dialogo apertamente malizioso poc'anzi intercorso, non soltanto necessario, ma addirittura indispensabile, nell'intento di sdrammatizzare una parentesi che, troppo facilmente, persino banalmente, avrebbe potuto scadere nella nevrosi e nell'isteria, in nulla positivamente contribuendo alla loro sopravvivenza; sopra le loro teste, al secondo ponte, nella sezione dedicata all'amplia mensa di bordo, un ben diverso genere di dialogo stava occorrendo, animato, nella fattispecie, da maggiore enfasi belligerante, e facente mostra, allora, nel ruolo di protagonisti e interpreti, la, da sempre indiscussa, dominatrice di quell’area, la cuoca di bordo Thaare Kir Flann, e una nuova, possibile minaccia alla sua personale supremazia su tale possedimento… Be’Sihl Ahvn-Qa.

« Io credo che stia sorgendo l’inattesa esigenza di rimarcare l’esistenza di un non banale confine all’interno di questa nave… » argomentò la corpulenta Thaare, nel mentre in cui, palesemente, buona parte dei suoi sforzi, del suo impegno, stava venendo allora rivolto al mantenimento di una precaria quiete psicologica… una quiete psicologica che, tuttavia, avrebbe dovuto essere per lei riconosciuta qual abitualmente estremamente sottile, fragile, come uno strato di pelle ancor da conciare ed eccessivamente tirato, spinto in prossimità a una sicura rottura.
« Al di fuori di quella porta comandano il capitano Lange Rolamo e Duva Nebiria. E, proprio in rare situazioni di eccezionale emergenza, potrebbe anche succedere che abbia a dover assumere il ruolo di facente funzione persino la tua bella rossa, in quanto responsabile tattico, nel momento in cui si dovesse rendere necessario un approccio più... diretto alla risoluzione di un qualche problema. » proseguì e introdusse, in maniera più pacata possibile e pur non lasciandogli opportunità di intervento verbale alcuno, nel ricostruire, in tal modo, la più che elementare struttura gerarchica esistente a bordo della Kasta Hamina, in nulla particolarmente più complessa, né parimenti semplificata, rispetto ad altre realtà assimilabili « Ma all'interno del limite rappresentato da quella soglia, la sola e unica responsabile di quanto vedi, qui in sala mensa, nelle cucine attigue e nella cambusa, sono io. E non sarà certamente il primo simpaticone scalzo dal sorriso accattivante, giunto da non si sa neppure dove, a mettere mano al mio menù o, peggio, al mio ricettario... non oggi, né mai! »

All’accenno rivolto a un proprio, presunto, sorriso accattivante, Be’Sihl non poté ovviare a sorridere, ad ampliare maggiormente la distesa bianca fra le proprie brune e carnose labbra, in un effetto che, allora, avrebbe potuto essere fraintendibile qual atto di scherno nei confronti della propria interlocutrice e che, altresì, in verità, non avrebbe avuto che a dover essere inteso non diversamente da un cenno di autoironia, nel non ritenere esistere nulla di accattivante nel proprio sorriso.
Pur avendo avuto l’incredibile opportunità, infatti, di riservarsi un posto al fianco di una donna qual Midda Bontor, al suo sguardo quanto di più prossimo a una dea a cui avrebbe mai potuto sperare di anelare, incarnazione di tutto ciò che, entro i canoni caratteriali propri della sua terra di origine, Shar’Tiagh, nazione contraddistinta da una forte e radicata emancipazione femminile, egli avrebbe potuto desiderare di trovare in una compagna e, certamente, ben lontana dall’associare a tale definizione psicologica un corpo che, entro i suoi personali gusti, non avrebbe potuto ovviare a bramare; Be’Sihl Ahvn-Qa non aveva commesso, né avrebbe mai potuto commettere, l’errore di considerarsi in termini né migliorativi, né peggiorativi, rispetto a quanto egli, da sempre, era stato e, necessariamente, per sempre sarebbe rimasto. Lo shar’tiagho, infatti, era ben consapevole di possedere una statura media, una corporatura media, un’età ormai non più fanciullesca, pressoché coetaneo rispetto alla propria amata, e, a margine di questo, diverse caratteristiche somatiche trasparenti di quanto il suo sangue non avrebbe potuto vantare alcun genere di purezza, nel dover essere riconosciuto qual una combinazione fra quello di sua madre e quello di suo padre: la prima, a sua volta frutto dell’unione di diverse etnie, in parte derivando dei regni desertici centrali, dalla pelle nera come l’ebano e dalle curve morbide e piene, e in parte dalla stessa Shar’Tiagh condivisa con il suo sposo, quest’ultimo al contrario in tutto e per tutto figlio della sua terra, dalla pelle lievemente scura e dagli zigomi ben delineati, marcati da un’innata severità. In conseguenza a simili premesse, benché egli fosse nato e cresciuto in Shar’Tiagh, ed educato qual shar’tiagho, rispettoso degli dei dei suoi antenati e delle usanze proprie del suo popolo, fra cui il mantenimento dei propri piedi perennemente scalzi, dei propri capelli lunghi e composti in sottili treccine, nonché del ricorso a numerosi monili dorati a scopo apparentemente decorativo, e sostanzialmente religioso; Be’Sihl aveva comunque ereditare buona parte della dolcezza propria delle forme del volto della madre, nonché le sue carnose labbra, unite a una carnagione appena più intensa rispetto a quella del padre e, sopra a un naso leggermente schiacciato, tipico delle genti del deserto, una coppia di iridi castano chiare, quasi arancioni, splendidi a giudizio di Midda benché distanti dalle tonalità di verde della propria genitrice.
Proprio in merito al giudizio di colei che più di chiunque altro avrebbe avuto ragione di riservarsi opportunità di parole, invero e in opposizione alla modestia psicologica dello stesso shar’tiagho, Midda non aveva mai veduto, nelle caratteristiche proprie di Be’Sihl, una ragione di difetto, per quelle innate, o una qualche mancanza per la quale averlo da riproverare, per tutte le altre: pur non essendosi negata, in passato, fugaci occasioni di piacere con amanti contraddistinti da caratteristiche che, secondo un parere femminile più amplio, avrebbero avuto a doversi ritenere obiettivamente piacenti, ed essendosi, senza false pretese, concessa tali rapporti per mero sfizio fisico, sovente tuttavia neppur ritrovanto l’appagamento inizialmente sperato per così come apparentemente promesso da una muscolatura più vigorosa e un fisico più scolpito di quello del proprio attuale, e probabilmente ultimo, compagno; ella amava realmente lo shar’tiagho a ogni livello, emotivo e intellettuale, così come anche squisitamente fisico, apprezzando tanto quella che egli era solito giudicare qual assenza di particolare straordinarietà, nel proprio fisico e nella propria altezza, quant’anche i tratti da lui ereditati dalla madre… e, in ciò, trovando ragione di compiacimento in misura probabilmente maggiore di quanto non avrebbe potuto permettersi occasione di compiere laddove egli fosse stato originato da un’inferiore varietà genetica, potendosi allor permettere, tuttavia, di vantare un sangue più puro e, in questo, supposto qual migliore.
Se, comunque, il sorriso di Be’Sihl avrebbe avuto allor a dover essere sincera e genuina conseguenza di una modesta autoironia a fronte dell’idea di risultare accattivante; ineluttabile fu il potenziale fraintendimento, ritrovando l’interlocutrice dell’uomo, all’interno di quello specifico contesto, qual tutt’altro che ben disposta a tollerare, da parte sua, un qualche, eventuale, sarcasmo…

« Forse per te tutto questo potrà apparire incredibilmente divertente… » lo rimproverò pertanto ella, proseguendo in quello che, ormai, era divenuto un monologo ancor prima che un dialogo, e un monologo, da lei, affrontato con la più assoluta e completa serietà « … ma, mio caro, non c’è nulla di divertente nell’oscena blasfemia che, pocanzi, hai cercato di rifilarmi a titolo di consiglio personale. Quindi, e ascoltami bene perché non ho intenzione di ripetermi: faranno in tempo a consumarsi tutte le stelle del firmamento prima che, entro i confini di questa cucina, io possa accettare di preparare del pane senza sale. » sancì, agitando innanzi al suo volto un mestolo di legno, a più che esemplificativa minaccia nel merito di quanto sarebbe potuto occorrere se egli non avesse mutato le proprie intenzioni « E non provare a propinarmi ancora di quanto la zuppa di pesce sia già sufficientemente saporita per rovinarne il gusto guarnendola con delle fette di pane salato! »

(episodio precedentemente pubblicato il 2 gennaio 2015 alle ore 16:10)

giovedì 10 agosto 2017

2273


E se, onesto, fu l’impegno da parte di Mars, almeno in quello specifico istante, obiettivamente comprensibile avrebbe avuto a doversi comprendere il perché di così tante occasioni di distrazione a proprio discapito. Del tutto ignaro, e indifferente, al fatto che, nel mondo dal quale ella proveniva, dall’alto dei propri quarant’anni, Midda avrebbe avuto a dover essere considerata ormai più una nonna che una giovinetta potenziale preda di ardimentosi spasimanti; il giovane meccanico, nell’osservarla, non avrebbe potuto ovviare a riconoscere, altresì e banalmente, uno fra i più sensuale e affascinanti obiettivi sul quale avesse mai avuto passata occasione di spingere il proprio sguardo… non che, in linea generale nell’universo, e più specificamente a bordo della stessa Kasta Hamina, mancassero altrettanto valevoli alternative, anche escludendo la bella, giovane e attuale sposa del capitano Rolamo, Rula Taliqua, e reindirizzando il proprio interesse verso la sua ex-moglie, nonché secondo in comando, Duva Nebiria o, per nulla vittima di banali pregiudizi razziali, spingendosi all’indirizzo di una delle ultime acquisizioni del loro equipaggio, la seducente ofidiana Har-Lys’sha… o Lys’sh, come preferiva farsi semplicemente chiamare. Senza nulla voler negare alle più che solide argomentazioni che avrebbero potuto offrire tutte loro, e dimentico di quanto, comunque, la Figlia di Marr’Mahew avrebbe avuto a doversi riconoscere al di là di ogni sua possibilità di speranza, nell’essere già fedelmente legata a un altro uomo, oltre che sposa di un semidio nel merito dell’esistenza della quale, pur, egli non avrebbe potuto evitare di riservarsi qualche ragionevole motivo di dubbio; all’attenzione di Mars, innanzi al suo subconscio, così come, ormai già da diverse settimane i suoi sogni non perdevano occasione di ricordargli, Midda Bontor rappresentava qualcosa di più, qualcosa di diverso… e qualcosa che, potesse essere dannato, egli avrebbe dato un occhio per esplorare più in intimità.
Al di là di ogni considerazione a margine in merito al fascino intrinseco in una figura tanto carismatica, sì padrona di sé e del proprio destino, l’Ucciditrice di Dei avrebbe comunque avuto a dover essere riconosciuta qual una splendida donna. Sebbene, infatti, lo spiacevole sfregio sul suo volto, così come il braccio destro perduto e sostituito da una non propriamente trascurabile protesi cromata, ma anche molte altre, e numerose, testimonianze della sua natura guerriera sparse su tutto il suo corpo, avrebbero necessariamente dovuto essere considerati dei fattori a discapito di un’oggettiva valutazione di beltade; e sebbene ella non sembrasse voler contribuire in alcun modo a enfatizzare la propria femminilità, non soltanto negandosi il ricorso a trucchi cosmetici volti, eventualmente, a minimizzarne i difetti e a risaltarne le caratteristiche positive, ma anche, e peggio, avendo scelto di rendere proprio un taglio di capelli estremamente sobrio, addirittura austero, concedendo ai propri rossi capelli non più di un pollice di lunghezza in favore di un estremo senso di praticità, e di praticità di evidente stampo paramilitare; la natura, gli dei, o chi per essi, avevano evidentemente voluto essere comunque generosi con lei, nel contraddistinguerla con tanti, più o meno evidenti, dettagli che, nel proprio insieme, creavano un quadro necessariamente conturbante, come egli l’aveva pocanzi correttamente, ed esplicitamente, descritta.
Due occhi color ghiaccio; una pelle straordinariamente candida e ravvivata, nella propria presenza, da manciate di efelidi sparse nei punti più indicati; un volto ovale, lievemente appuntito sul mento, quest’ultimo contraddistinto da una piccola fossetta nel proprio centro; un sottile naso e carnose labbra rosee sotto il medesimo; larghe spalle, scolpite, al pari del resto del suo corpo, dall’addome alle gambe, dalle braccia ai fianchi, da una vita intera dedicata all’allenamento e alla guerra; nonché una coppia di generosi, e ancor straordinariamente prosperi, meravigliosamente sodi, irriverentemente tondi, seni, che sembravano desiderosi di offrire competizione e contrapposizione ai ricchi e oscenamente sodi glutei: tale era Midda Bontor. Un tempo marinaio, come fieramente dimostrato dal complesso tatuaggio tribale, in tonalità di azzurro e blu, disegnato lungo il suo intero arto mancino; poi guerriera, come comprovato dal portamento proprio di chi, neppure nel dolce tepore di morbide lenzuola su un caldo letto, sarebbe stata in grado di offrire reale e totale rilassamento alle proprie membra e, ancor più, alla propria mente, priva di qualunque abitudine, non fisica, né psicologica, all'indolenza o, ancor meno, alla fiducia nel confronto del mondo a sé circostante e delle creature esso abitanti, fossero esse di natura umana, mostruosa o divina, nell'aver combattuto troppe battaglie, nell'aver maturato sin troppa confidenza con l'omicidio in ogni sua forma, per potersi concedere l'azzardo di un profondo momento di riposo: tale era Midda Bontor. Mai avversa alla propria natura di donna e, anzi, incredibilmente fiera di essa, orgogliosa del proprio essere, e di ogni aspetto della propria femminilità sebbene, a differenza di molte altre più stereotipate fanciulle con le quali le era stata concessa passata occasione di confronto, del tutto incapace a renderla una rassegnata giustificazione a tutela di qualche presunto limite, di una qualche supposta impotenza, nel condannarla altresì qual riconducibile a mera pigrizia, e pigrizia conseguenza della tutt'altro che ingenua consapevolezza di poter essere sempre soccorsa e aiutata da altri, animati da più o meno oneste intenzioni, in sola virtù del ritrovarsi a essere definita, e in tal caso a definire a sua volta se stessa, nel proprio io, nella propria più sincera identità, per la presenza di una vagina fra le proprie cosce altroché per le proprie idee, le proprie parole e le proprie azioni, motivi per i quali da sempre aveva lottato e per sempre avrebbe continuato a fare: tale era Midda Bontor. E laddove tale ella era stata sin dalla propria più tenera età, sicuramente tale sarebbe rimasta fino all'ultimo battito del proprio cuore, all'ultimo alito di vita fra le proprie labbra, incarnazione concreta e incontrovertibile del concetto stesso di coerenza. Coerenza a se stessa, coerenza ai propri principi, coerenza al proprio Credo... un Credo non semplicemente, non banalmente posto in riferimento a Thyres o a qualunque altra divinità da lei venerata, quanto e piuttosto a tutto ciò che ella aveva da sempre compiuto nella propria vita e che, fino al proprio ultimo giorno di esistenza mortale e dopo ancora, mai avrebbe tradito, mai avrebbe rinnegato.
Impossibile, innanzi a siffatta immagine, a tanto straordinaria presenza, sarebbe stata qualsivoglia indifferenza. Improbabile, per qualunque uomo, e per qualunque donna onesta, sarebbe stato il rifiuto di un vivo sentimento di ammirazione. E dall'ammirazione al desio, soprattutto per molti uomini, e alcune donne, il passo sarebbe stato breve... breve almeno quanto quello che, senza colpa, aveva anche inconsapevolmente compiuto Mars. Dopotutto, e a margine di ogni altra considerazione, che il giovane meccanico fosse uomo non avrebbe poi potuto essere certamente considerato motivo di dubbio.
Con non più di trent'anni dietro alle proprie ampie e robuste spalle, il successo di Mars Rani nelle questioni di natura squisitamente sessuale, ancor prima che sentimentale, non avrebbe avuto a doversi attribuire né alla sua affabilità, pur caratteristica indubbiamente presente, né alla sua simpatia, a sua volta fortunatamente non mancante all'appello, quanto e molto più banalmente al suo bell'aspetto, in sola grazia al quale raramente egli aveva ottenuto rifiuti nella propria vita, ritrovandosi, addirittura e talvolta, a essere egli stesso approcciato dalle proprie occasionali compagne di letto, desiderato al pari di un semplice, seppur piacente, oggetto di intrattenimento. A definire tale beltà, nella fattispecie, contribuivano ampiamente un viso caratterizzato da zigomi alti e forti al di sopra di un mento squadrato, dettagli tuttavia non marcati al punto tale da risultare antiestetici, quanto e piuttosto tratteggiati dalla natura, dagli dei, o da chi per essi, in misura utile a offrire un quadro d’insieme straordinariamente virile e mascolino, così come qualunque altro uomo, osservandolo e onestamente confrontandosi con lui, avrebbe desiderato poter sfoggiare. Una coppia di occhi castani, quasi tendenti al rossastro, ornavano il centro di tale volto, definito in tonalità naturalmente olivastre e contornato da lunghi capelli corvini, mantenuti quasi sempre raccolti, dietro il suo collo, in una fluente coda. Solo una lieve, lievissima ombra di barba altrettanto nera ornava, poi, l’estremità del suo mento, lasciando, in ciò, intuire un corpo per lo più glabro, quasi a meglio risaltare l’agile muscolatura della quale egli avrebbe potuto fare vanto, anch’essa mai sospinta nella propria forma all’estrema esaltazione che, in caso contrario, avrebbe potuto risultare, in alcuni contesti, preoccupante, ma, comunque, mantenuta inoppugnabilmente prestante, in misura utile a suggerire, nel contesto specifico delle fugaci conquiste da lui per lo più ricercate in ogni porto, da buon marinaio, un ottimo amante con il quale intrattenersi con la sicurezza di non ottenere delusione.

(episodio precedentemente pubblicato il 1 gennaio 2015 alle ore 7:20)

mercoledì 9 agosto 2017

2272


« Ricapitolando… » tentò, quindi, di riprendere il discorso interrotto in conseguenza di quella già sin troppo prolungatasi parentesi a sfondo sessuale « L’idrargirio assolve unicamente a scopi di accumulatore di energia… energia ottenuta per merito dei rifornimenti compiuti in porto, a loro volta derivanti dalle stazioni da diverse stazioni di estrazione sparse un po’ per tutta la galassia, o, quantomeno, nei sistemi più progrediti; oppure, sebbene in quantitativi più modesti, energia raccolta in maniera diretta attraverso le vele solari della stessa Kasta Hamina. » scandì, sentendosi, in cuor proprio, tornata ancora bambina, ai tempi ormai lontani, seppur mai dimenticati, di quanto la sua cara nonna si prodigava affinché ella e sua sorella potessero godere dei benefici di un’istruzione quanto più possibile completa, insegnando loro a leggere, scrivere e far di computo « E fin qui l’ho compreso già da tempo… » commentò a conclusione di quel primo punto.
« Anche per motivi squisitamente personali… suppongo. » ammiccò Mars Rani, questa volta escludendo, tuttavia, riferimenti, espliciti o impliciti, a questioni di natura sessuale e volgendo, altresì, tutta la propria attenzione al braccio destro di lei, quell’arto da lei perduto ormai da oltre vent’anni e, soltanto un ciclo prima, rimpiazzato nella propria funzionalità con una protesi robotica alimentata, a sua volta, da una batteria all’idrargirio: non una delle protesi più sofisticate che ella avrebbe potuto ottenere, pur nel riprendere alla perfezione, nelle proprie forme, le proporzioni di lei, ricalcandole e rispecchiandole rispetto al suo mancino in carne e ossa, in quanto, in verità, progettato quale mero utensile da lavoro per l’impiego nelle miniere di estrazione dell’idrargirio in una colonia penale lunare da lei prontamente visitata al proprio arrivo in quel nuovo, e più amplio, concetto di realtà; e ciò non di meno da lei straordinariamente apprezzato, in quanto in grado di concederle una forza sovrumana, da adoperare, all’occorrenza, tanto in propria difesa, quanto in offesa di immancabili antagonisti.
« Supponi correttamente. » confermò la mercenaria, sorridendo non priva di soddisfazione per quello che, dal proprio punto di vista, aveva avuto occasione di accogliere qual uno straordinario dono della provvidenza « Tornando a noi: l’energia accumulata all’interno dell’idrargirio alimenta, in linea generale, l’intera nave, a cominciare dai sistemi ambientali di base, sino a includere, ovviamente, anche il motore…  »
« … le gondole motori… » si intromesse il meccanico, a puntuale correzione di quel dettaglio.
« … le gondole motori, necessarie per permettere il viaggio interstellare attraverso… attraverso… » esitò, non desiderando ammettere di aver nuovamente perso di vista quel concetto che, nonostante avesse comunque a considerarsi per lei nuovo e innovativo, stava venendo ripetuto dal suo paziente interlocutore ormai da troppo tempo per consentirle di palesare tanta estraneità a simile processo « … uno spiazzamento quantistico… »
« … sfasamento quantistico… » intervenne di nuovo l’altro, dimostrando maggiore comprensione nei suoi riguardi rispetto a quanto ella stessa non sarebbe stata disposta ad attribuirsene.
« … le gondole motori, necessarie per permettere il viaggio interstellare attraverso uno sfasamento quantistico utile a estraniare l’intera Kasta Hamina, e tutto il suo contenuto, noi compresi, da questo piano di realtà per tutta la durata del balzo interstellare. » riprese e concluse ella, priva di soddisfazione per il risultato in quel momento ottenuto nel concludere correttamente la sentenza logica, laddove avrebbe preferito ovviare a correzioni da parte del proprio interlocutore « In caso contrario, per le velocità da noi raggiunte, malgrado ogni sistema di deflettori o scudi energetici, anche il più semplice granello di pulviscolo meteoritico lungo la nostra traiettoria rappresenterebbe certezza di morte. »
« Esattamente. » annuì il capo tecnico, accennando un lieve applauso in direzione della propria estemporanea apprendista, a complimentarsi con lei per quanto, più o meno correttamente, appena enunciato « Quindi, alla luce di questo… qual è il nostro attuale problema…?! »
« La so! » esclamò la donna guerriero più temuta del proprio mondo, e, in quel momento, ben lontana dall’apparire l’Ucciditrice di Dei della propria stessa fama « Durante l’ultimo balzo, il passaggio all’interno di un campo di radiazioni cosmiche non segnalato sulle nostre mappe, ha azzerato la fasatura delle gondole motori e questo ci ha costretti a interrompere il nostro viaggio, scaraventandoci, nostro malgrado, proprio all’interno del succitato campo. » riepilogò, in maniera finalmente corretta, in riferimento al problema a cui, con l’aiuto degli dei, Mars Rani avrebbe dovuto trovare una qualche soluzione, nell’ipotesi non scontata che, effettivamente, esistesse una qualche soluzione a tale problema « Purtroppo, benché gli scudi ci stiano adeguatamente schermando dalle onde più nocive, una parte delle radiazioni sta comunque continuando a filtrare all’interno delle gondole motori, impedendoci una corretta taratura degli stessi e, in ciò, la ripresa del nostro viaggio. »
« Motivo per il quale… » la invitò a continuare egli.
« Motivo per il quale ora stiamo procedendo in sola grazia della spinta dei normali propulsori, alimentati, nella fattispecie, dalle vele solari, in quanto, a questa velocità, potremmo impiegare anche due interi anni… cioè… cicli prima di riuscire a uscire dal campo di radiazioni. » completò la donna « Tempo entro il quale, comunque, avremo già svuotato l’intera cambusa e, nella migliore delle ipotesi, saremo tutti morti di fame. »
« Ecco. » confermò Mars, con un nuovo movimento d’assenso del capo « Motivo per il quale, potrebbe essere cosa buona e giusta, per il bene di tutti, che io riesca a comprendere come riuscire a isolare le gondole motori dalle radiazioni e, in ciò, rifasarle. Concordi?! »

E per quanto la Figlia di Marr’Mahew, cresciuta per mare e già marinaia ben prima di scoprire che anche nello spazio siderale fosse possibile navigare, non avrebbe potuto, allora, riservarsi opportunità di cadere vittima di un qualsivoglia genere di crisi isterica, all’idea appena espressa, e purtroppo consapevolmente diffusa fra tutti i membri dell’equipaggio della Kasta Hamina, nell’aver affrontato già in passato situazioni assimilabili a quella, seppur contraddistinte da un bel diverso livello tecnologico; necessariamente non avrebbe potuto comunque evitare di concordare con il capo tecnico di fronte alla necessità di individuare una via utile a ovviare a una sgradevole fine certa.
Anche perché, benché un tempo avrebbe considerato i suoi quarant’anni, e prima ancora anche i suoi trenta e i suoi venticinque, quali una veneranda e invidiabile età, tale da potersi considerare eventualmente soddisfatta innanzi alla prospettiva di una ineluttabile morte, fosse anche per cause simili a quelle; da quando aveva lasciato i confini del proprio mondo per immergersi in quella più amplia e vasta realtà, aveva piacevolmente scoperto quanto, obiettivamente, quella che, prima, avrebbe potuto addirittura considerare anzianità, lì, fra le stelle, avrebbe avuto a dover essere ritenuta al pari, quasi, di una seconda giovinezza… una giovinezza che, fino a quando le sarebbe stata offerta opportunità, sarebbe allora stata ben lieta di vivere in compagnia del proprio amato così come, nel corso della prima, non le era stata garantita alcuna speranza con il proprio passato compagno, il mai sufficientemente compianto Salge Tresand, a lei negato dalla furia della propria gemella Nissa Bontor.

« Sì… direi proprio di sì. » storse appena le labbra, a dimostrazione della propria palese contrarietà alla prospettiva di morte certa « Personalmente ho ben altri progetti per la testa che meritano di poter essere attuati prima del mio pur inevitabile incontro con Thyres, signora dei mari. »

Al non nuovo riferimento a quella divinità per lui necessariamente sconosciuta, e altresì sovente presente sulle carnose labbra del capo della sicurezza, il meccanico esitò per un istante, ipotizzando di potersi concedere la possibilità di una qualche dissertazione teologica con lei… in fondo una ragione come altre per potersi ancora intrattenere un po’ su quelle iridi color ghiaccio, e su quel volto che, per quanto ben lontano da un concetto di obiettiva beltà, complice anche una spiacevole cicatrice marcante la longitudine del suo occhio sinistro, non sembrava essere in grado di evitare di ammaliarlo, non di meno rispetto al resto del suo corpo. Ciò non di meno, consapevole di quanto, ancora, parecchio lavoro sarebbe stato necessario anche solo per riuscire a comprendere in che modo agire a risoluzione del loro attuale problema, l’uomo si costrinse a porre, almeno temporaneamente, da parte pensieri lubrichi, in favore di una maggiore serietà professionale.

(episodio precedentemente pubblicato il 31 dicembre 2014 alle ore 7:20)