Midda's Chronicles - le Cronache

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Conclusa la lunga, lunghissima (tre anni...) pubblicazione de "Il viaggio continua", il racconto che, nella mia memoria sarà ricordato come l'episodio dell'ora più buia di questa pubblicazione; inizia oggi "Non abbassare lo sguardo", il 47° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles (50° considerando anche i tre racconti pubblicati all'insegna del marchio Reimaging Midda)!
Racconto che, quindi, oltre ad avere potenzialmente un numero importante, ci accompagnerà verso il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di questo viaggio insieme!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 5 ottobre 2017

giovedì 27 luglio 2017

RM 207


In maniera del tutto inattesa, in quella situazione nella quale purtroppo i giochi sembravano ormai fatti e sembravano ormai fatti in favore di Desmair, a prendere tuttavia il controllo era stato il padrone di casa, il proprietario del “Kriarya”, Be’Sihl Ahvn-Qa.
Egli, rimasto sino a quel momento in quieta, ma non passiva, contemplazione degli accadimenti, aveva voluto votare, allora, in favore di una soluzione indubbiamente pericolosa, e che pur, malgrado l’indubbio azzardo, soprattutto per la propria stessa salute, avrebbe potuto essere risolutiva del temibile stallo nel quale, dall’apparizione di quello sgradito, e pur atteso, ospite, tutti loro erano repentinamente caduti. Così, nel mentre in cui Midda si era voltata verso di lui, e verso Nissa, per far strada al proprio ex-marito all’interno del locale, Be’Sihl le aveva concesso soltanto una fugace occhiata, un rapido sguardo d’intesa volto a definire, tacitamente, quanto sarebbe successo. E per quanto, l’uno e l’altra non avrebbero mai potuto considerarsi effettivamente amici, non avrebbero mai potuto vantare alcun particolare legame tale da giustificare una tanto profonda complicità, quella fugace comunione aveva avuto a dimostrarsi più che sufficiente a permettere anche all’investigatrice privata di comprendere quanto sarebbe accaduto un attimo prima che ciò avvenisse, per potersi permettere di reagire di conseguenza e non sprecare quella che, forse, sarebbe stata allora la loro unica occasione in tal senso.
A posteriori, in verità, per la donna dagli occhi color ghiaccio la questione avrebbe avuto a dover essere intesa in termini ben diversi da quelli che, allora, in suo complice ebbe a interpretare, nel non riconoscere al proprietario del “Kriarya” alcun merito per quell’iniziativa se non, in verità, quello di essere riuscito a cogliere quanto ella, in un singolo sguardo, aveva cercato di trasmettergli, di imporgli, reagendo, al momento opportuno esattamente così come ella aveva richiesto. Questione, quella, che sarebbe stata obiettivamente complessa da dirimere nelle proprie effettive origini e che, forse e paradossalmente, avrebbe dovuto veder riconosciuto, semplicemente, ad entrambi il merito di aver avuto la stessa idea nello stesso momento, in una dimostrazione, ciò non di meno, di un indubbio sincronismo mentale fra loro. Questione, tuttavia, la paternità o maternità della quale, non avrebbe potuto avere a posteriori particolare significato, al di fuori di quello atto a garantire a entrambi nuove ragioni utili per battibeccare, per proseguire nella propria improbabile amicizia, o inimicizia che fosse.
L’unica verità, la sola allor importante, avrebbe avuto a dover essere riconosciuta quella di un’intesa fra i due… un’intesa forse inaspettata, un’intesa forse innaturale, e ciò non di meno un’intesa, che aveva garantito quanto, di lì a un istante, avvenne.
Nessun manganello telescopico, nessun tirapugni: alcuna arma, in quelle eleganti vesti, avrebbe potuto contraddistinguere Midda Bontor e, malgrado ciò, e malgrado una mole di poco più di un terzo rispetto a quella del proprio ex-sposo, alcun freno l’aveva trattenuta, fisicamente o psicologicamente, da rigirarsi nuovamente, e improvvisamente, in direzione di Desmair Von Kah, per avventarsi su di lui, non in un semplice movimento, ma in un vero e proprio salto, un balzo che l’aveva vista proiettarsi dalla propria posizione precedente, sino al suo busto, al suo collo, al suo viso, contro il quale ebbe ad abbattersi con devastante violenza, in un primo colpo, subito seguito da molti altri, non più destinato semplicemente a imporre fugace dolore, mera pena, quanto, e speranzosamente, ad abbatterlo, e ad abbatterlo non nel più nobile degli intendimenti, qual un regolare knock-out, quanto e piuttosto nella più feroce e devastante declinazione, non diversamente dal desiderio di un predatore nei confronti della propria preda.
Un gesto azzardato, una ribellione inconsulta, un attacco sconsiderato, quello che ella aveva voluto lì riservarsi, che avrebbe potuto essere considerato in totale, e folle, contrasto con ogni timore precedente, ogni avviso pur riservatole da parte del proprio antagonista nel merito del triste fato che avrebbe potuto attendere la sua amata sorella in conseguenza di una simile scelta; e che pur, allora, avrebbe potuto essere giustificato da quanto, contemporaneamente, aveva trovato Be’Sihl Ahvn-Qa qual protagonista, in una reazione non meno repentina rispetto a quella della propria alleata, in un movimento non meno rapido e deciso rispetto a quello di lei e che, allora, non lo aveva veduto avventarsi su qualcuno animato da intenti aggressivi, quanto e piuttosto da volontà difensive, dal più strenuo desiderio di protezione, e di protezione per colei che, allora, forse neppure l’avrebbe desiderata, l’avrebbe voluto, qual degna gemella di sua sorella. Ciò non di meno, tale gesto non aveva mancato di coinvolgere Nissa Bontor, nel vederla racchiusa improvvisamente in un saldo abbraccio e, un istante dopo, sollevata di peso, tratta all’indietro e, ancor più, proiettata a terra, con disteso, sopra di lei, qual scudo umano, lo stesso supposto criminale che tanta avversione si era sempre veduto destinare da parte dell’investigatrice privata e che, ciò non di meno, in tutto quello ebbe ad agire soltanto sospinto dal più sincero desiderio di salvaguardia a sua tutela, a proteggerla, in simile maniera, da qualunque possibile proiettile esploso da un qualunque scagnozzo lì presente, in solerte ottemperanza agli ordini ricevuti.
Così, quando di lì a un attimo dopo tutta la situazione era finita col degenerare, esplodendo nella violenza di una vera e propria guerra, colei che sola, in quel contesto, avrebbe potuto vantare un qualche valore agli occhi di chi, nel bene o nel male, condottiera di quella battaglia, promotrice di quanto avvenne, non avrebbe potuto avere più alcun pensiero, alcuna incertezza, su come agire, nell’aver a considerare, estemporaneamente, la propria gemella comunque in salvo, e nel potersi quindi concentrare solo e un’unicamente sull’estirpare una gramigna di nome Desmair dalla propria vita, dalla propria quotidianità, là dove, evidentemente, a tal ruolo, egli avrebbe avuto a doversi considerare probabilmente affezionato.

La guerra che nel “Kriarya” aveva quindi avuto a esplodere, a contorno di tutto ciò, non avrebbe avuto a poter essere sminuita in alcun altro termine, laddove, con due simili eserciti già schierati, con gli uomini di Desmair su un fronte, e quelli di Be’Sihl sul fronte opposto, ben poco fu necessario per estrarre le armi e iniziare a detonare una sequenza apparentemente infinita di colpi di pistola, destinati, in maniera non propriamente sofisticata, a eliminare fisicamente e rapidamente qualunque antagonista, su un fronte o sull’altro. E per quanto, quello, avrebbe avuto a doversi considerare il centro di una delle più importanti città degli Stati Uniti d’America, improvvisamente, in quanto avvenne, tutto non avrebbe potuto che apparire qual improvvisamente, follemente catapultato in un altro luogo o in un’altra epoca, su un campo di battaglia, e di guerra di trincea, così come, in quella pioggia di proiettili non avrebbe potuto ovviare a essere considerata.
Incredibile, in tal senso, avrebbe avuto a doversi considerare la mutevole percezione dello scorrere del tempo nel confronto con un tale contesto, con un simile scenario: là dove, nel ritrovarsi similmente bombardati da confetti di piombo, facile sarebbe stato ipotizzare una sensibilità violentemente rallentata, in misura tale da far trascorrere intere ore in pochi minuti, e pochi minuti in un fugace battito di ciglia, con tutte le conseguenze annesse e connesse; quanto era stato imposto all’attenzione di Be’Sihl e di Nissa, lì inermi al centro di tale conflitto, avrebbe avuto a dover essere considerato, al contrario, qual riprova di una sensibilità incredibilmente accelerata, e tale da veder percepite intere ore in luogo a pochi, fugaci secondi, quasi a ogni nuovo colpo di pistola il tempo stesso rallentasse ancor un po’ di più, nella terrificante attesa di sapere se e quando uno qualunque fra quei proiettili vaganti avrebbe finito con il colpire uno di loro o, anche, Midda o Desmair, intenti a combattere, in tutto ciò, al centro di tanto delirante teatro di guerra. E se già per Be’Sihl e Nissa quanto stava accadendo attorno a loro non avrebbe potuto ovviare a risultare qual straordinariamente al rallentatore, per i due ex-sposi tutto quello non avrebbe potuto che apparire simile a un’assurda scena degna di uno scherzo televisivo, ancor prima che di una reale battaglia, giacché, non soltanto nell’enfasi dello scontro a fuoco attorno a loro, ma ancor più nell’adrenalina che ineluttabilmente non avrebbe potuto ovviare a investirli e dominarli nel corso del loro stesso scontro; il mondo intero, attorno a loro, non avrebbe potuto che apparire tanto rallentato da risultar, addirittura, immobile, quasi come sé le loro stesse esistenze fossero state estemporaneamente estrapolate da quel medesimo piano di realtà, da quella comune dimensione, per essere poste su un piano parallelo, parallelo e straordinariamente più rapido, nelle proprie possibili evoluzioni, rispetto a quello nel quale, pur, un istante prima avrebbero avuto a doversi entrambi riconoscere.

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