Midda's Chronicles - le Cronache

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Dopo la conclusione, con un finale particolarmente aperto, di "Non abbassare lo sguardo", è iniziata ieri sera la pubblicazione di "Non smettere di lottare", 48° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles, riprendendo - ovviamente - il discorso rimasto in sospeso!
Buona lettura con il proseguo delle avventure della nostra ormai ex-mercenaria preferita in nuovi e inesplorati mondi, in un viaggio lungi dal potersi considerare concluso e che, certamente, proseguirà anche quando alfine superato il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di quest'opera!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 25 novembre 2017

mercoledì 26 luglio 2017

RM 206


« Non osare toccarmi. » aveva intimato ella, arrestando, con un gesto secco della propria mancina, l’ascesa della sua destra verso il proprio viso, allontanandola da sé « O io… »
« O tu… cosa? » le aveva domandato l’ex-marito, scuotendo appena il capo « Dovresti saperlo, mia cara, che una frase del genere può avere qualche valore soltanto nel momento in cui, alla minaccia, può seguire l’azione: in caso contrario, mi spiace evidenziare l’ovvio, sono soltanto parole vuote al vento. » le aveva voluto ricordare, sorridendo serenamente, nel riabbassare comunque la mano e nel sollevare lo sguardo da lei alla sua gemella, lì accanto « E, in questo momento, mi sento sufficientemente sicuro del fatto che non oserai rischiare di mettere in pericolo la vita della sua amata sorellina… »

Sgradevole a dirsi, l’investigatrice privata non avrebbe potuto smentire Desmair in quel frangente, in quella situazione. Al di là del locale già decisamente affollato attorno a loro, al di là di tutti i piani d’azione concordati con chiunque, al di là del proprio odio per quell’uomo, Midda non avrebbe mai potuto agire in termini tali da poter mettere in dubbio la salute o, peggio ancora, la sopravvivenza della propria gemella: per Nissa avrebbe potuto morire, per Nissa avrebbe potuto vivere, per Nissa avrebbe potuto uccidere… ma mai sarebbe stata disposta a permettere a se stessa, o a chiunque altro, di rovinare la splendida, perfetta vita che la propria metà migliore era stata tanto abile a costruire, a realizzare, con la propria passione, con il proprio talento e, ancor più, con il proprio impegno.
Al di là di qualunque battuta su santa Nissa, al di là di qualunque difficoltà a relazionarsi con la supposta perfezione della propria gemella per così come, soprattutto, enfatizzata da loro madre, al di là di ogni cosa, Midda amava Nissa, l’aveva amata da sempre, l’avrebbe amata per sempre, e, soprattutto, Midda ammirava Nissa, e la ammirava amandola, e la amava ammirandola. Nissa, ai suoi occhi, innanzi al suo giudizio più intimo, in fondo, incarnava la concreta realizzazione, la riprova pratica, di tutto ciò che ella avrebbe mai potuto essere; in un esempio che, pur nella consapevolezza di quanto mai tale ella sarebbe potuta divenire, non avrebbe potuto ovviare a rinfrancarla, a rincuorarla, anche nei momenti peggiori, anche di fronte alle derive più spiacevoli e più oscure della propria quotidianità. In ciò, l’ammirazione di Midda per la propria gemella non avrebbe mai potuto sfociare in un qualunque sentimento di gelosia, di invidia, in quanto Nissa, al suo sguardo, non si era mai limitata a dimostrarle quanto ella non avrebbe mai potuto avere ma, piuttosto, l’aveva vissuto anche per lei: la sua carriera, il suo matrimonio, le sue figlie, tutti traguardi straordinari che dall’una erano stati con apparente facilità raggiunti, avrebbero allora avuto a dover essere considerati qual vissuti, indirettamente, anche dall’altra, in uno straordinario completamento reciproco innanzi al quale sol devastante avrebbe avuto a doversi considerare la mera ipotesi della prematura scomparsa dell’una forse e ancor più che dell’altra.
E Desmair Von Kan, idiota ella a non averci pensato, a non averlo previsto, non avrebbe ignorato l’evidenza di una tale situazione, e di un tanto favorevole vantaggio, non laddove, quantomeno, avesse avuto interesse a non consegnarsi gratuitamente nelle mani della propria antagonista, rispettando docilmente qualunque strategia ella avrebbe potuto elaborare. Un desiderio che non avrebbe mai potuto appartenergli. Un desiderio l’assenza del quale ebbe a essere condivisa fra tutti i presenti nella mera presenza di Nissa, di colei, che in tutto ciò, avrebbe potuto rappresentare il suo personale salvacondotto.
Neppur verbalmente, pertanto, l’ex-detective della polizia della città di New York cercò di reagire a quella tutt’altro che velata minaccia, suo malgrado allor incapace di formulare qualunque risposta, o ipotesi di risposta, nel confronto con tutto ciò; in un silenzio, in un’immobilità che, più di mille parole, più di qualunque possibile azione, avrebbe potuto lì testimoniare l’evidenza dello spiacevole stallo nel quale era stata precipitata da parte dei quell’osceno demone emerso direttamente dai propri incubi peggiori.

« Meraviglioso… » aveva osservato Desmair, sollevando appena la punta del proprio indice a sottintendere proprio quella quiete, proprio quel silenzio, che non avrebbe potuto né ignorare, né disapprovare, dopo tutta l’arroganza con la quale, già, egli era stato lì accolto « Questo è proprio ciò che speravo di sentire: la silenziosa armonia della tua sconfitta. » aveva sottolineato, sorridendo « Non trovi quanto la nostra quotidianità sia già sufficientemente caotica al punto tale da farci dimenticare quanto semplicemente estasiante possa essere il suono del silenzio…? »
« Simon e Garfunkel non sarebbero d’accordo con te. » non era riuscita a trattenersi dal commentare Midda, scuotendo appena il capo innanzi alla sorprendente banalità da lui appena pronunciata, nell’unico interesse, nell’unica volontà di offrirsi un certo contegno.
« Punti di vista… » aveva minimizzato egli, perdonandole quell’intromissione, troppo lieto per tutta la situazione così venutasi a creare per concedersi ragione di infierire ancora su di lei, almeno per il momento « Allora… vogliamo andare ad accomodarci da qualche parte, per parlare un po’ così come, con squisita cortesia, hai fatto presente di voler fare ai miei collaboratori? » aveva soggiunto, lasciando voluta ambiguità, nell’uso della prima persona plurale, nel merito dell’effettiva ampiezza di tal soggetto, che avrebbe potuto includere soltanto lui e la propria ex-moglie, oppure loro due, Nissa e Be’Sihl, oppure, e ancora, loro quattro e tutti gli altri uomini una parte dei quali già aveva fatto la propria comparsa all’interno del locale immediatamente insieme a lui, nel non aver voluto dimostrarsi ovviamente tanto sprovveduto dal presentarsi solo a quella che, altrimenti, sarebbe stata la propria ultima serata di libertà… o di vita.

Lo sguardo di Midda, in ciò, non aveva potuto ovviare a iniziare a censire gli scagnozzi della serata, diversi come volti, ma non come corporature, rispetto a quelli del pomeriggio, per identificarli e per cercare di valutarne la pericolosità, anche e soprattutto nel confronto con il piano ipotizzato.
E Desmair, ancora una volta intuendone alla perfezione i pensieri, quasi fosse nella sua testa, l’aveva voluta immediatamente rasserenare, per quanto, ineluttabilmente, a modo proprio.

« Non far caso ai miei amici… » l’aveva invitata, scrollando appena le spalle « Se ti può aiutare, hanno ricevuto l’ordine di non far danno alcuno al locale, anche perché sarebbe veramente spiacevole, per me, rilevare il “Kriarya” in condizioni meno che perfette. » aveva commentato, in una frase che, all’attenzione di Be’Sihl, ovviamente, non poté apparire particolarmente confortante, nella dimostrazione di un mutato interesse da parte del loro antagonista, or interessato, addirittura, a impossessarsi della sua creazione « Li ho portati con me soltanto per piazzare un proiettile in testa alla tua amata sorellina, nel momento in cui, tu, lei, il tuo nuovo fidanzato o chiunque al suo servizio, poteste decidere di fare qualche idiozia cercando di aggredirmi. » aveva proseguito, risultando, a ogni parola, ovviamente meno rassicurante, or nel direzionare in maniera tanto puntuale, tanto precisa, la propria minaccia verso un solo obiettivo, e un obiettivo chiamato Nissa Bontor.

E se anche, a quelle parole, la prima reazione dell’investigatrice privata avrebbe avuto a poter essere ipotizzata quella volta a saltare letteralmente alla gola del proprio ex-marito per strappargli la giugulare con i denti, ove necessario, totalmente priva, a quel punto, di qualunque umana moderazione, di qualunque desiderio di rispetto delle regole, della legge, e animata soltanto dal ferino desiderio di grondare del sangue di colui che tali parole di minaccia stava rivolgendo a discapito della propria gemella; la consapevolezza che mai, allora, se anche avesse condotto a termine tale azione il solo risultato che avrebbe ottenuto sarebbe stato quello di dover piangere la perdita della propria sorellina, la trattenne da qualunque imprudenza, rendendola, obiettivamente, sua schiava…

« Accomodiamoci… » aveva quindi sussurrato, risultando, suo malgrado, sconfitta sotto ogni punto di vista.

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