Midda's Chronicles - le Cronache

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Conclusa la lunga, lunghissima (tre anni...) pubblicazione de "Il viaggio continua", il racconto che, nella mia memoria sarà ricordato come l'episodio dell'ora più buia di questa pubblicazione; inizia oggi "Non abbassare lo sguardo", il 47° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles (50° considerando anche i tre racconti pubblicati all'insegna del marchio Reimaging Midda)!
Racconto che, quindi, oltre ad avere potenzialmente un numero importante, ci accompagnerà verso il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di questo viaggio insieme!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 5 ottobre 2017

martedì 25 luglio 2017

RM 205


« Desmair… »

Il demone personale dell’investigatrice privata era giunto lì, un istante dopo l’arrivo di Nissa, con un tempismo, con una puntualità, che alcun equivoco avrebbe potuto perdonare nel merito né delle ragioni della presenza della stessa amministratrice delegata delle “Rogautt Enterprises”, mai invitata a quella pericolosa serata da parte della sorella così come, altresì, era convinta fosse accaduto, né, parimenti, del coinvolgimento del medesimo criminale in tutto ciò, per così come Midda aveva intuito e, subito, temuto. Un demone, quello della donna dagli occhi color ghiaccio, che, nella fattispecie di quel particolare contesto, aveva assunto delle vesti indubbiamente eleganti, idonee alla serata alla quale era stato, altresì, esplicitamente convocato da parte della propria ex-moglie, quasi fosse sua intenzione non sfigurare all’interno dell’elegante ambiente del “Kriarya”.
In ciò, quella sera, Desmair si era premurato di apparire rivestito con uno splendido completo cucito su misura per lui, composto da camicia grigio scura, una cravatta bianca, nonché giacca e pantaloni neri, accompagnati, a margine di tutto ciò, da un non meno elegante soprabito bianco, lasciato appoggiato sulle spalle in uno stile estremamente retrò e che, ciò non di meno, egli era sempre stato capace di sfoggiare con straordinaria maestria, indubbio carisma, elemento che, allor spiacevole a evidenziarsi, non era mai stato ignorato da parte di Midda, la quale, anzi, avrebbe avuto a dovergli riconoscere, malgrado tutto, quella qual una delle sue caratteristiche migliori. Caratteristica, in effetti, tutt’altro che banale, tutt’altro che ovvia, anche nel considerare le misure proprie di quell’uomo, di quell’individuo, nella colossale stazza del quale improbabile sarebbe stata l’idea di una qualunque guardia del corpo, laddove, invero, anche i nerboruti scagnozzi da lui inviati quella mattina a esigere il giusto pagamento da Be’Sihl Ahvn-Qa, avrebbero potuto risultare impropriamente deperiti al suo confronto.
Alto più di sei piedi, per un peso di oltre duecentosessanta libbre, distribuite in un corpo scolpito nel bronzo, Desmair Von Kah avrebbe avuto a dover essere considerato uno degli uomini più possenti che Midda Bontor avesse avuto occasione di conoscere in tutta la sua vita, al confronto con il quale persino il fisico straordinario di Ma’Vret avrebbe avuto difficoltà a rivaleggiare. Con un volto affilato nelle proprie forme, quasi spigoloso in zigomi alti e un mento sì squadrato, ma anche insolitamente appuntito, non avrebbe potuto essere giudicato indiscutibilmente bello, benché, altresì, i propri occhi verdi sopra una carnagione scura avrebbero altrettanto indiscutibilmente suggerito un certo fascino, fascino che, in verità, egli non aveva mai mancato di sfruttare e di enfatizzare con modi squisitamente ricercati e, ciò non di meno, mai arroganti, mai caratterizzati da un qualche senso di superiorità, nel quale, un omaccione suo pari, avrebbe potuto altresì facilmente scadere. I capelli, a contorno di ciò, un tempo di un castano scuro, quasi tendente al nero, avrebbero avuto a dover essere riconosciuti ormai insidiati ampiamente da venature di bianco in quantità indubbiamente superiori a quelle che la sua ex-moglie avrebbe potuto testimoniare di conoscere, nel mentre in cui, al taglio lungo di un tempo, che avrebbe visto tale chioma scendere quasi sino a metà schiena, in quella sera, in quel ritorno, era stato scelto un più comodo taglio vagamente militare, e atto a non lasciare omogeneamente più di mezzo centimetro di capelli, in un tentativo forse volto a minimizzare l’evidenza altresì lampante di quelle canuta deriva conseguente a un’età ormai non più fanciullesca. Perfettamente bianchi, straordinariamente curati, fra le sue sottili labbra, apparvero infine i suoi denti, nel mentre in cui egli offrì agli astanti un amplio sorriso compiaciuto, quieta risposta ai loro sguardi…

« Desmair…?! » aveva ripetuto Nissa, voltandosi alle proprie spalle e scorgendo immediatamente il colosso appena materializzatosi all’ingresso del “Kriarya”, in esso riconoscendo necessariamente l’ex-cognato e, soprattutto, l’uomo responsabile di tutta la sofferenza della propria gemella « Che ci fa qui lui…?! » aveva domandato, sorpresa, sconvolta dal rivederlo in città laddove, per anni, sua sorella l’aveva rassicurata del fatto che mai sarebbe tornato, senza ancora comprendere, senza ancora cogliere, almeno per un primo istante, l’evidente collegamento fra quella presenza e la reazione di panico appena dimostrata dalla stessa Midda, nel vederla sopraggiungere nel locale e, in ciò, nel chiederne un rapido allontanamento.

Un semplice sguardo, e nulla più, da parte della propria gemella, fu tuttavia sufficiente all’imprenditrice per intuire la chiave di lettura della questione e, in ciò, per correggere la propria ultima affermazione.

« Oh… » aveva pertanto aggiunto, nel mentre in cui, rapidamente, la sua mente riordinava i frammenti in suo possesso offrendo loro un significato organizzato e, in ciò, concedendole una minima parte della complessa realtà e, ciò non di meno, una parte sufficiente a comprendere in parte cosa fosse accaduto… soprattutto in riferimento alla sua, di parte « … maledizione… »

Decisa a non permettere al proprio ex-marito di proseguire ulteriormente in quell’implicita minaccia alla propria famiglia, l’ex-detective della polizia di New York City aveva recuperato rapidamente il controllo sui propri pensieri, e sulla propria mente, per spingersi avanti, superare la gemella e frapporsi, fisicamente e metaforicamente, fra il proprio demone e lei, a protezione di quest’ultima da parte delle insidie proprie del primo…

« Non avresti dovuto coinvolgerla… » aveva quasi ringhiato nei suoi confronti, nel mentre in cui, nelle sue iridi di ghiaccio, le nere pupille si erano allor ristrette al punto tale da scomparire quasi mai fossero lì state presenti a turbare la gelida perfezione di quello sguardo, rivolto, quasi una promessa di morte, verso il suo avversario, il suo antagonista.
« E tu non avresti dovuto minacciarmi… » aveva risposto egli, avanzando serenamente verso di lei, esprimendosi con tono squisitamente controllato, privo di qualunque emozione, a palesare il più completo controllo di sé e della situazione attorno a sé, per quanto, lo aveva ovviamente intuito sin da subito, quella avrebbe avuto a doversi considerare una trappola a suo discapito « Perdonami, mia cara, ma sei stata estremamente ingenua a ritenere di potermi porre tanto banalmente in scacco… a dispetto del tuo nuovo amichetto lì dietro e dei federali con i quali, ultimamente, sembri intendertela tanto bene. »

Estremamente sgradevole, in quel frangente, per l’investigatrice privata era stato non soltanto tornare a sentire la calda voce del proprio ex-marito, quanto e ancor più tornare a sentirla pronunciare quelle particolari parole, quelle frasi volte a tentare, emotivamente e fisicamente, di demolire in un sol gesto tutte le sue convinzioni, tutte le sue sicurezze, per così come, per lo meno, ella era convinta di poter avere.
E sebbene, nella propria immediata reazione, ella aveva voluto impegnarsi ad apparire ignara di quanto egli stesse dicendo, decisamente poco credibile ebbe a risultare quel tentativo, nel confronto, da parte del suo interlocutorie, non tanto con una tanto azzardata quanto fortunata ipotesi a tal riguardo, quanto, e piuttosto, con una chiara certezza… e una certezza ineluttabilmente derivante da una ferma consapevolezza a tal riguardo.

« I tuoi deliri di onnipotenza ormai stanno scadendo nella paranoia, Desmair… » aveva replicato, scuotendo appena il capo « Federali…? Davvero?! »
« Davvero. » aveva confermato egli, sollevando con un gesto lento e controllato la propria destra, non desiderando risultare minaccioso nei suoi confronti e, tuttavia, volendo giungere a sfiorarle il volto, e in particolare la cicatrice presente sullo stesso, della quale avrebbe avuto a doversi considerare tragico autore « Che brutto servizio ti ho reso tre anni fa… mi spiace davvero averti ridotta in questo stato, invece di ucciderti come avrei dovuto fare, fosse solo per evitarti tanta sofferenza. »

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