Midda's Chronicles - le Cronache

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E dopo tante peripezie... riprendiamo oggi la pubblicazione regolare delle Cronache di Midda!
Dal momento che sono trascorsi due anni dall'inizio della pubblicazione della 46° avventura di Midda, analogamente a quanto già fatto per Un altro morde la polvere, per qualche giorno saranno ripubblicati tutti gli episodi già irregolarmente pubblicati fra la fine del 2014 e l'inizio del 2015, per poi procedere con il proseguo delle vicende della nostra mercenaria preferita... e questa volta della sua versione "Terra Prime"!

Grazie a tutti per l'affetto e la fiducia dimostratami...

Sean, 7 agosto 2017

sabato 22 luglio 2017

RM 202


« Bravò! Bravò! » aveva applaudito Be’Sihl, a margine della conclusione dello scontro, parlando con accento francese e ricorrendo, volontariamente, a quell’espressione abitualmente rivolta a un artista al termine della propria esibizione, nel voler riconoscerle l’esecuzione magistrale di quel combattimento quasi altro non fosse stato che un balletto classico « Bravissima… complimenti! » aveva ribadito, lasciando sfumare il breve applauso a sua glorificazione « Pur sola, hai saputo rendere superflua la presenza di qualunque dei miei uomini qui attorno schierati… meravigliosa! Impagabile! »

Dopo aver riposto il manganello nella propria custodia, e dopo aver fatto sparire anche il tirapugni, l’efficacia del quale, in accoppiata al duro allenamento con Ma’Vret aveva reso i suoi pugni a dir poco micidiali, l’investigatrice privata aveva ignorato i commenti di sottofondo del proprio anfitrione, preferendo mantenere la propria attenzione sui sei malcapitati quasi svenuti ai propri piedi. E dopo aver accuratamente selezionato quello che, almeno in apparenza, avrebbe potuto considerare il più cosciente nel gruppo, quello con maggiore padronanza di sé in misura sufficiente da poter ricordare e riportare un semplice messaggio al suo padrone, aveva scansato tutti gli altri per avvicinarsi al suo neo-eletto ambasciatore, piegandosi su di lui, afferrandone i capelli e sollevandolo appena, per potergli parlare…

« Questo è tutto quello che aspetta voi qui dentro, al pari di chiunque altro Desmair dovesse mandare qui a pretendere soldi per assicurare protezione. » aveva scandito lentamente il proprio messaggio, sbatacchiando leggermente il pesante capo del grosso tirapiedi disteso sotto di lei, e al quale stava in ciò rivolgendosi « Riferitelo pure al vostro indomito condottiero… e invitatelo a venirmi pure a trovare qui al “Kriarya”, stasera, in orario di apertura. Giacché o si farà vivo lui, per chiedermi scusa e per garantirmi, nuovamente, che lascerà la città; o non vi sarà luogo in città in cui si potrà nascondere per salvarsi dalla mia ira: l’ho raggiunto e colpito tre anni fa, quando era il gran capo di tutta New York… oggi, che non conta nulla, lo schiaccerò come l’insulso scarafaggio che è. »

Un messaggio sicuramente contraddistinto da un certo livello di arroganza, il suo, e che pur, in tal momento, in tal frangente, avrebbe avuto a doversi considerare esattamente quanto ella avrebbe potuto desiderare trasmettere tanto a quegli scagnozzi, quanto e ancor più al loro datore di lavoro, una sfida, la sua, apertamente dichiarata a Desmair e di fronte alla quale, speranzosamente, egli non si sarebbe tirato indietro, se non per orgoglio personale, quantomeno per non veder messa in dubbio la propria posizione all’interno dell’ecosistema criminale di New York. Ove, infatti, egli fosse stato anche sufficientemente razionale da non voler cedere a quella che, difficilmente, sarebbe potuta essere intesa in misura differente da una provocazione, e da una provocazione a suo discapito; in virtù dell’evidenza di quanto si stesse allor impegnandosi allo scopo di riconquistare, non senza una certa difficoltà, il ruolo occupato un tempo all’interno del contesto cittadino, egli non si sarebbe mai potuto permettere di trascurare una tale aggressione a discapito dei suoi uomini e una simile sfida al suo potere senza, in questo, sottintendere evidente debolezza, palese inadeguatezza al proprio desiderato ruolo. In ciò, quindi, dopo il guanto di sfida lì lanciato, che potesse volerlo o meno, qualche risposta avrebbe avuto a dover da lui sorgere e sorgere nei tempi più rapidi possibili anche nel rispetto del perentorio invito da lei intimato.
Ovviamente, alla luce di quanto lì occorso, e delle parole così da lei pronunciate, il rischio concreto che né Midda né Be’Sihl avrebbero mai potuto ignorare, a meno di non volersi dimostrare imperdonabilmente ingenui, sarebbe stato quello di una rivalsa in termini estremamente violenti, come una bomba piazzata all’interno del “Kriarya”, per risolvere in maniera squisitamente radicale il problema: ciò non di meno, e pur non trascurando simile eventualità, l’investigatrice privata si sarebbe dovuta considerare sufficientemente confidente con l’idea di quanto il proprio ex-marito non avrebbe avuto a doversi considerare tanto plateale, e tanto stupido, dal perseguire una soluzione in conseguenza alla quale, ineluttabilmente, si sarebbe ritrovato al centro del mirino di qualunque agenzia federale, finendo per essere inquadrato, in un’epoca già sufficientemente carica di tensioni, qual terrorista. Quella, dopotutto, avrebbe avuto a doversi riconoscere qual la New York del 2010 e non la Chicago del 1920… e per quanto, probabilmente, Desmair sarebbe stato felice di poter incarnare una riedizione moderna di Alphonse Gabriel Capone, difficilmente certi metodi avrebbero avuto a poter essere considerati attuabili nell’America moderna post 11 settembre.
Liberatisi, quindi, dei tirapiedi di Desmair rigettandoli, semplicemente, nel vicolo laterale al “Kriarya”, per Midda e Be’Sihl aveva avuto a iniziare un nuovo periodo di attesa: attesa per l’arrivo della sera, attesa per l’apertura del locale, attesa per la speranzosamente certa conclusione di quella storia. Un’attesa nel corso della quale, ai due complici, nemici naturali e pur alleati, forse amici, in quel particolare frangente, contro un avversario comune, era stato ineluttabilmente concesso tempo utile per parlare… e per confrontarsi, in ciò, anche su quanto era lì appena occorso.

« Se credi che ti chiederò scusa per averti baciata, Bontor, ti sbagli di grosso… » aveva scosso il capo il proprietario del locale, tornandosi ad accomodare al bancone e facendosi servire, con un semplice cenno della mano, un bicchiere di scotch, della propria riserva personale « … ed è inutile che mi continui ad osservare con quell’aria da “non puoi davvero pensare di passarla liscia”, perché è esattamente quello che sto pensando in questo momento. » aveva ribadito, indicando poi l’alcolico servitogli, a domandarle, implicitamente, se ne desiderasse a propria volta.
« Sono le due del pomeriggio, Ahvn-Qa… sono certa che qualcuno lo definirebbe “alcolismo”. » aveva risposto ella, storcendo le labbra verso il basso con disappunto « E, comunque, scusarti per avermi baciata è il minimo che tu possa fare, soprattutto nel considerare l’evidenza del fatto che mi hai appena visto pestare a sangue sei uomini grandi almeno il doppio di te, e il triplo rispetto a me… »
« Mettiamola così: tu non pretendere da me delle scuse, e io mi sforzerò di far finta che non ti sia piaciuto. » aveva replicato egli, sorridendo divertito nel sollevare il bicchiere e nell’inspirarne gli effluvi alcolici ancor prima di pensare di sorseggiarlo, in un gesto che avrebbe avuto sicuramente senso con un calice di vino ma che, nel confronto con dello scotch sarebbe apparso forse inappropriato « E, per la cronaca, questo mi aiuta a tranquillizzarmi… e non perché io abbia a dover essere considerato agitato per la questione con il tuo ex; quanto e piuttosto proprio per il tuo bacio. » aveva voluto rincalzare la dose, giustificando la sua necessità di quell’alcolico proprio per colpa della donna « Sto davvero impegnandomi a essere quanto più possibile professionale e distaccato nei tuoi confronti, Bontor… ma non è facile. Tu non sei facile. »
« Come?! » aveva esclamato l’investigatrice privata, strabuzzando gli occhi con sorpresa e, forse, persino imbarazzo per quell’affermazione, volta a rigirare l’intera questione a suo discapito, rendendola responsabile di quanto occorso sebbene, invero, tutto fosse iniziato proprio e solo da lui « Razza di lurido cane bastardo… non osare fare certi giochi dialettici con me: sei stato tu a baciarmi, di prepotenza e senza alcuna ragione, dal momento che sarebbe stato sufficiente una qualunque altra azione per impormi il silenzio in quel momento! » aveva tentato di argomentare, senza rendersi conto, nell’emotività del momento, di quanto così facendo altro non stesse ottenendo che dimostrare un proprio sentimento di colpa, laddove, in caso contrario, non avrebbe avuto ragione di dedicare tanto interesse alla questione « E, per dirla tutta, io ti ho baciato solo per reggere il tuo sporco giuoco… e il personaggio che sarei andata a interpretare. »
« Se dirlo ad alta voce ti fa star meglio, mia cara, non sarò di certo io a impedirtelo… » si era stretto fra le spalle l’uomo, aggrottando appena la fronte a sottolineare la propria più assoluta serenità nel confronto con quella discussione, quasi, dopotutto, quanto occorso non potesse suscitargli particolari reazioni, né nel bene, né nel male.
E Midda, sentendosi avvampare per l’ira, si era ritrovata costretta a conficcarsi le unghie nei palmi delle mani per trattenersi dal colpirlo, e dal colpirlo violentemente, ricordandosi quanto, ancora, egli potesse essergli utile come alleato: « Va all’inferno, Ahvn-Qa… »

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