Midda's Chronicles - le Cronache

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Dopo la conclusione, con un finale particolarmente aperto, di "Non abbassare lo sguardo", è iniziata ieri sera la pubblicazione di "Non smettere di lottare", 48° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles, riprendendo - ovviamente - il discorso rimasto in sospeso!
Buona lettura con il proseguo delle avventure della nostra ormai ex-mercenaria preferita in nuovi e inesplorati mondi, in un viaggio lungi dal potersi considerare concluso e che, certamente, proseguirà anche quando alfine superato il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di quest'opera!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 25 novembre 2017

giovedì 20 luglio 2017

RM 200


« Chissà perché, pensando a noi due insieme, non posso fare altro che immaginare “La guerra dei Roses”… » aveva tentato, immediatamente, di smontarlo ella, nella volontà di stemperare i toni utilizzati da lui e ritenuti, dal proprio punto di vista, un po’ troppo entusiastici nel confronto con quanto, pur, avrebbe avuto a dover essere riconosciuto, semplicemente, qual una strategia di guerra e nulla di più, non volendo in alcun modo rappresentare un qualche genere di inizio fra loro.
« E io che speravo avresti pensato, piuttosto, di paragonarci a Luke e Lorelai… » aveva sospirato l’altro, scuotendo appena il capo e simulando vivo dolore, in termini addirittura grotteschi, per quell’affermazione a suo ipotetico discapito e, soprattutto, a negazione di qualunque possibilità fra loro « In fondo, anche io sono il proprietario di un locale. »
« Cielo… » aveva sgranato gli occhi l’investigatrice privata, sorpresa e sgomenta per quel riferimento televisivo che mai si sarebbe potuto attendere da parte di quell’uomo, nel non poter immaginare un criminale suo pari intento a seguire le vicende delle ragazze Gilmore « … non so se essere più scioccata o, forse, spaventata all’idea che tu possa aver davvero proposto un simile paragone, dimostrando una certa cognizione di causa a tal riguardo. » aveva apertamente confidato, scuotendo appena il capo « Cioè… non è che io voglia scadere obbligatoriamente nello stereotipo, ma... la tua immagine da gangster afroamericano potrebbe risentire parecchio di fronte all’evidenza di certe affermazioni. »
« Un gangster…? » aveva aggrottato la fronte il proprietario del “Kriarya”, non potendo fare a meno di dimostrarsi contrariato per una tale definizione « E’ in questo modo che tu mi vedi, Bontor? » le aveva domandato, a cercare da lei conferma a tal riguardo, quasi come se, davvero, ella avrebbe avuto a doverlo ritenere diverso di ciò, al di là di tutto il loro pregresso.
« E come credi dovrei vederti?… Sentiamo… » aveva replicato, puntualmente, ella, con tono di aperta sfida e, ciò non di meno, eventualmente pronta ad ascoltare qualunque alternativa egli avrebbe potuto valutare qual preferibile a quella « Permettimi di sottolineare come non assomigli minimamente alla mia personalissima idea di fatina buona dei denti. » aveva evidenziato con sarcasmo, cercando di mantenersi in toni quanto più possibile scherzosi, pur potendosi obiettivamente riconoscere persino contrariata dal tentativo, da parte dell’altro, di rinegoziare la propria posizione ai suoi occhi.

Dimostrando, tuttavia, più carattere e temperamento di quanto probabilmente, a ruoli inversi, la stessa investigatrice privata sarebbe stata in grado di rendere proprio, egli non aveva reagito alla provocazione così rivoltagli, limitandosi a sorridere e a scuotere appena il capo, quasi e persino con condiscendenza, a suggerire, a dimostrare, di conoscere probabilmente più cose di quante ella non fosse disposta ad attribuirgli, e non tanto in merito a qualche serie televisiva, quanto e piuttosto alla vita e alle sue dinamiche. E qualcosa, in tale reazione, non aveva potuto ovviare a colpire la donna dagli occhi color ghiaccio, nell’impegno ancor da lui dimostrato al fine non tanto di dimostrarsi a lei superiore, quanto di essere a lei superiore, nel lasciar correre, nel soprassedere sulla questione, con una pazienza, con una docilità, con una serenità, che, sinceramente, l’avrebbero indisposta non meno di quanto, parimenti, l’avrebbero potuta affascinare, in una chiara dimostrazione di assoluto controllo non dissimile da quella che, per esempio, era solito dimostrare Ma’Vret, durante le loro sessioni di allenamento, durante i loro incontri di pugilato.
Un paragone, quello fra i due uomini, che ella si volle affrettare a concludere lì, nel non voler permettere alla propria mente alcuna occasione utile per redimere l’immagine di quel criminale ai suoi occhi, nel tradurlo da un possibile simulacro del suo ex-marito, a una potenziale alternativa al suo attuale compagno, segreto amante: molto meglio poter continuare a ritenere Ahvn-Qa quanto di più prossimo a uno sgradevole mal di pancia, prima di concedersi stupidamente nuovi, spiacevoli errori di valutazioni come quello per rimediare al quale, forse, presto sarebbe persino morta.
Nelle ore successive, ovviamente, non erano mancate nuove provocazioni da parte del padrone di casa, alle quali, presto, la donna dagli occhi color ghiaccio aveva persino rinunciato a ovviare a qualunque replica, nel finire con lo sfruttare tutto ciò al parti di un passatempo, di un’occasione di intrattenimento nell’attesa del momento in cui, alfine, gli uomini di Desmair si sarebbero presentati a esigere il pagamento del loro tentativo di estorsione. E solo quando, ormai, ella stava iniziando a temere che, insensatamente, tutto quello fosse stato soltanto uno stupido scherzo da parte del proprio anfitrione, uno degli uomini della sicurezza, che avrebbe potuto anche definire qual tirapiedi, aveva annunciato l’arrivo di gruppetto di visitatori…

« Tutti ai propri posti. » aveva quindi ordinato Be’Sihl, dimostrando quanto, al di là di ogni apparente distrazione precedente, avesse allor mantenuto assoluto controllo sulla situazione, non permettendosi di obliare alle ragioni per le quali erano lì, il fine ultimo di tutto quello.

Secondo le istruzioni ricevute, tutti gli scagnozzi del proprietario del “Kriarya” si erano allora a sparsi lungo il locale, apparentemente svanendo nella naturale penombra del medesimo e, in ciò, lasciandolo solo con solo un paio di loro e, immancabilmente, Midda, la quale, allora, era dovuta scendere a patti con ogni propria ancor non completamente superata ritrosia, nel privarsi della propria giacca di pelle, per apparire lì maggiormente a proprio agio, non ospite quanto e piuttosto quasi a sua volta padrona di casa, e nell’abbracciarsi al proprio nemico-amico, in un gesto del quale non avrebbe avuto a dover attendere un qualche momento futuro per pentirsi.

« Ti prego… risparmiami qualunque commento. » aveva sinceramente invocato la pietà dell’uomo, nel ritrovarsi già sufficientemente lontana dal potersi considerare a proprio agio per poter, in tal senso, sopportare anche qualche facile ironia sul momento « Anche perché qualunque cosa tu possa dirmi, a livello di critica, puoi star certo di non essere il primo: sì, ho i seni sproporzionati rispetto al resto del corpo; sì, qualche pollice in più in altezza non guasterebbe; sì, la mia cicatrice vista da vicino è davvero orren… »
« Sei perfetta come sei. » l’aveva, tuttavia, interrotta egli, ricambiando l’abbraccio nel quale ella si era lì dovuta impegnare, con indubbiamente minore fatica emotiva, sforzo psicologico, rispetto a quanto a lei palesemente necessario in tutto ciò.
« Ahvn-Qa… non mi prendere per il… »

Con tali parole aveva tentato nuovamente di protestare l’investigatrice privata, quando, in un gesto precedentemente non concordato, e che pur, nella posizione da loro lì assunta non avrebbe avuto a doversi considerare del tutto privo di ragioni, egli aveva avuto a zittirla spingendo delicatamente le proprie carnose labbra su quelle di lei, e rubandole, in tal maniera, un bacio che, al di là di ogni impegno quasi teatrale nel dar vita a quella scena, difficilmente avrebbe avuto a potersi considerare mera simulazione, almeno da parte dello stesso Be’Sihl.
E se pur, di fronte a quella dolce aggressione, la prima reazione di Midda era stata quella di ritrarsi e di colpirlo vigorosamente, punendolo per la propria arroganza, con la coda dell’occhio ella non aveva potuto ovviare a cogliere quanto, forse, lo aveva costretto a quell’azione: l’ingresso in scena di una mezza dozzina di uomini di diverse etnie, e pur tutti accomunati da un massiccio fisico da culturista e l’aria di chi, in galera, avrebbe avuto a doversi considerare praticamente a casa propria. Una reazione indubbiamente calcolata, quella che il proprietario del “Kriarya” si era allora concesso nei suoi riguardi, e, ciò non di meno, una reazione la cui esecuzione avrebbe avuto a doversi giudicare probabilmente un po’ più appassionata di quanto ella non avrebbe potuto al suo posto ipotizzare di ricercare, in termini per i quali, egli, sicuramente, avrebbe trovato modo di difendersi invocando la necessità di veridicità in tal bacio, e che pur, una parte della mente della donna, non avrebbe potuto ovviare a considerare animata da altre motivazioni.
Così, nel mentre in cui gli uomini di Desmair erano avanzati all’interno del “Kriarya”, cercando di apparire probabilmente quanto più possibile truci e pericolosi, il proprietario del medesimo si era dimostrato del tutto indifferente alla loro presenza, impegnato, piuttosto, a baciare, e a baciare con palese passione, una donna dai rossi capelli, a lui stretta in un abbraccio: una scena difficile da ignorare e che, indubbiamente, non avrebbe potuto mancare di essere riferita a chi di dovere, insieme a quanto, di lì a breve, avrebbe avuto a occorrere.

« Be’Sihl Ahvn-Qa…? » aveva tentato di richiamare l’attenzione del padrone di casa uno degli ospiti non invitati, probabilmente il portavoce di quel potenzialmente pericoloso gruppetto.

Un richiamo di fronte al quale, beffardo come di consueto, l’uomo non si era degnato di rispondere immediatamente. Al contrario, egli aveva addirittura distaccato di poco la propria mancina dal collo della propria compagna, attorno alla quale tale mano si era prima adagiata a guidarla a quel bacio, per invocare, con un gesto indubbiamente esplicito dell’indice della stessa, ancora un attimo di pazienza sino al termine di quel momento, che non avrebbe meritato di essere brutalmente interrotto solo per l’arrivo di un gruppo di taglieggiatori.
Riservandosi, pertanto, l’occasione di concludere quel momento di intimità con la propria complice in maniera meno affrettata rispetto a quanto non fosse iniziato, Be’Sihl aveva quindi di separarsi da lei, nella certezza di quanto, quel proprio gesto, sarebbe sicuramente stato pagato per il resto della propria vita. Quanto, però, né lui, né alcun altro fra i presenti, avrebbe potuto attendersi, sarebbe stata la reazione della donna al momento in cui le loro labbra ebbero a separarsi; laddove, dopo un rapido sguardo ai nuovi giunti, e un’espressione volutamente carica di fastidio per l’interruzione loro imposta, si era riservata l’opportunità di sollevare entrambe le mani ad afferrare nuovamente il bavero dell’elegante giacca del proprio compagno per trarlo, prepotentemente, di nuovo a sé, per un secondo, più breve, e pur, persino più appassionato bacio.
Un gesto che, dal punto di vista della donna, non avrebbe avuto a dover significare nulla e che, ciò non di meno, avrebbe dovuto, in quel frangente, supportare un ben diverso tipo d’immagine rispetto a quella che, altrimenti, avrebbe potuto essere fraintesa da quel gruppo di buzzurri, includendo in tal definizione non soltanto i sei scagnozzi del proprio ex-marito, ma tutti i presenti, compreso lo stesso Be’Sihl: a prescindere da quanto avrebbe potuto star lì accadendo, reale o fittizio che avesse a dover essere considerato, ella non sarebbe mai stata la sciacquetta tutta curve del capo… al contrario. Se lì avrebbe avuto a dover essere riconosciuto un capo, tale sarebbe stata solo lei.

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