Midda's Chronicles - le Cronache

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Conclusa la lunga, lunghissima (tre anni...) pubblicazione de "Il viaggio continua", il racconto che, nella mia memoria sarà ricordato come l'episodio dell'ora più buia di questa pubblicazione; inizia oggi "Non abbassare lo sguardo", il 47° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles (50° considerando anche i tre racconti pubblicati all'insegna del marchio Reimaging Midda)!
Racconto che, quindi, oltre ad avere potenzialmente un numero importante, ci accompagnerà verso il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di questo viaggio insieme!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 5 ottobre 2017

mercoledì 19 luglio 2017

RM 199


Il momento in cui la fredda e dura bocca da fuoco di una Beretta M9 ebbe ad appoggiarsi contro il retro della nuca dell’investigatrice privata, l’unico pensiero potenzialmente felice che ella poté permettersi fu quello relativo alla relativa certezza della propria fine, e della propria fine in maniera rapida e indolore, dal momento in cui, a differenza di molte altre armi, quella semiautomatica avrebbe avuto a doversi considerare praticamente perfetta, in misura tale, addirittura, da essere stata adottata, sin dal 1985, qual arma di ordinanza delle Forza Armate degli Stati Uniti d’America. Dopotutto, dovendo morire, meglio farlo per mano di una celebre arma italiana, piuttosto che rischiare di essere ammazzata da un’austriaca Glock, una svizzera SIG Sauer, o una tedesca Walther: certo, essendo nata e cresciuta negli Stati Uniti, con un po’ di spirito campanilistico avrebbe potuto preferire una Colt o, addirittura, una Smith & Wesson, armi a stelle e strisce, ma non potendo permettersi di scegliere, in tal frangente, una Beretta sarebbe stata sicuramente una soluzione apprezzabile, per offrirle una morte degna.
Paradossale, tuttavia, sarebbe stato pensare come, sino a quello sgradevole epilogo, tutto sommato le cose non fossero andate così male…

Uscita dalla sede della “Neverending Story Inc.”, al termine della propria piacevolissima chiacchierata con Ja’Nihr, Midda Bontor si era fatta coraggio dirigendosi verso il “Kriarya”.
Coraggio, quello a lei allora necessario, non tanto all’idea di poter star andando verso una possibile, sgradevole e prematura fine, quanto, e piuttosto, nella consapevolezza di starvi avvicinandosi passando disgustosamente per la dimora di Be’Sihl Ahvn-Qa, in un’alleanza, in un accordo, del quale, malgrado tutto, ella stava già pentendosi, tanto avrebbe avuto a doversi considerare il suo più intimo rifiuto per quell’individuo. Difficile sarebbe stato, per lei, comprendere le ragioni di tanta ritrosia di fronte a lui: certamente il proprietario del “Kriarya” non avrebbe avuto a doversi equivocare qual uno stinco di santo, nel doversi, altresì, riconoscere qual contraddistinto da una coscienza probabilmente tutt’altro che linda, un animo tutt’altro che candido e immacolato, così come, del resto, neppur si sforzava particolarmente di dissimulare, nell’orgoglio per lui proprio di essere giunto là dove era contando soltanto sulle proprie forze e sul proprio intelletto, senza mai lasciarsi coinvolgere, o coinvolgere in maniera indubbiamente comprovabile, in attività per le quali, altresì, avrebbe investito parte del proprio futuro dietro le sbarre, indossando un bel pigiama di colori sgargianti; ma, ciò non di meno, a suo discapito ella non avrebbe neppur potuto annoverare concrete colpe o sospetti crimini tali per cui egli avrebbe potuto considerarsi meritevole di tanta avversione, di simile antagonismo qual, pur, sin da subito aveva sentito di provare nei suoi riguardi.
Forse, ma in un periodo ipotetico smisurato quanto l’universo stesso, ella avrebbe avuto a dover ammettere di provare una certa attrazione per quell’uomo, ragione in conseguenza alla quale, nell’associarlo, tuttavia, in quanto criminale, o quanto di più prossimo a essere tale, all’immagine del proprio ex-marito, non avrebbe potuto ovviare a odiarlo, e a odiarlo gratuitamente e pregiudizievolmente al solo scopo di proteggersi da nuove, pericolose scelte qual quelle che, già in passato, l’avevano sospinta fra le braccia dell’uomo sbagliato. Ma, laddove palesemente incerta avrebbe avuto a potersi considerare quell’eventualità, indubbiamente concreto avrebbe avuto a doversi riconoscere l’impegno da lei posto per demonizzare quell’uomo sotto ogni punto di vista, sforzandosi con straordinaria devozione a trovare soltanto ragioni per le quali criticarlo, contrastarlo, e se anche, magari, non proprio odiarlo, comunque classificarlo alla stregua di uno spiacevolissimo mal di pancia: un evento spiacevolmente possibile, al di là di ogni precauzione, di fronte al quale l’accettazione sarebbe risultata essere l’unica reale cura, ma, non per questo, non meno che presente, e presente insistentemente e dolorosamente nella propria giornata. Così, benché Be’Sihl Ahvn-Qa, in quel frangente, avrebbe avuto a doversi riconoscere qual un proprio alleato e non un proprio avversario, difficile sarebbe stato per lei scendere emotivamente a patti con tale pensiero e, soprattutto, con lo stesso proprietario del “Kriarya”.
Il suo piano, almeno in quella prima fase, avrebbe avuto a doversi riconoscere sufficientemente lineare: quel giorno, secondo le informazioni in possesso di Ahvn-Qa, un gruppetto alle dipendenze di Desmair si sarebbe presentato al locale per ripetere, nuovamente, l’offerta di protezione già propostagli e per avvalorare, eventualmente in termini non propriamente gradevoli, il senso di quella stessa offerta, attraverso un opportuno incentivo fisico. Ad accoglierli, così come lo stesso Be’Sihl si era già premurato di organizzare, sarebbe stato un adeguato comitato di accoglienza, il quale avrebbe dovuto sostenere le opinioni e la posizione del proprietario di casa al fine di ovviare a quella sgradevole interferenza. A ipotetica guida di tale comitato di accoglienza, tuttavia, si sarebbe imposta la figura della medesima investigatrice privata, lì ipoteticamente assurta, solo ai fini dell’esecuzione del proprio piano, ad attuale protettrice del “Kriarya” in quanto attuale compagna del proprietario, in termini tali che, dopo aver malmenato a sufficienza gli uomini inviati da Desmair, questi potessero andare a riferire la situazione al loro indomito condottiero, scatenandone, speranzosamente, non soltanto le ire e il desiderio di rivalsa a discapito del locale, quanto e piuttosto a discapito della propria ex-moglie, nuovamente rea di intralciare i suoi piani. In tal maniera, probabile sarebbe stato un impegno da parte del medesimo Desmair a cercare contatto con Midda, risparmiandole, in ciò, ogni sforzo volto a tentare di individuarlo e raggiungerlo.
La prima, ipotizzata, alternativa a tale strategia, invero preferita da parte della donna dagli occhi color ghiaccio, non l’avrebbe vista coinvolta in prima persona nella pur già programmata difesa del “Kriarya”, prevedendo, da parte sua, un più discreto pedinamento degli uomini al soldo del proprio ex-marito, nella speranza, in tal maniera, di poterlo raggiungere. Ciò nonostante, pochi istanti di sincera valutazione delle possibilità di riuscita di quell’idea erano stati sufficienti per spingerla a scartarla. Considerando il coinvolgimento della polizia locale e dei federali, infatti, arrivare a credere che Desmair potesse essere raggiunto in maniera tanto semplice, tanto banale, sarebbe certamente equivalso a voler sollevare un enorme dubbio sulle capacità di tutti al di fuori di se stessa, in termini non soltanto straordinariamente egocentrici, quant’anche incredibilmente stupidi: un deus ex machina del quale, se quella fosse stata una narrazione a sfondo poliziesco, l’eventuale autore avrebbe avuto di che imbarazzarsi, fra le impietose critiche che non sarebbero mancate da parte del proprio pubblico. Così, non volendo porsi alla stregua di uno sceneggiatore pagato a cottimo, con buona pace per il proprio disgusto all’idea di fingersi addirittura compagna di Be’Sihl Ahvn-Qa, ella aveva continuato a rielaborare quella tattica sino ad arrivare all’idea attuale: forse non un piano perfetto, sicuramente suscettibile di miglioramenti, e, ciò non di meno, potenzialmente di successo, nelle dinamiche emotive che esso sarebbe stato in grado di suscitare, per una volta tanto, nel suo ex-marito.
Non che, comunque, l’investigatrice privata, in tal senso, stesse attendendosi una qualche reazione di gelosia: fosse stato qualunque altro uomo, al di fuori di Desmair, forse avrebbe potuto far leva su tale sentimento. No. Nel suo caso, ciò a cui ella avrebbe voluto puntare sarebbe stato, semplicemente, l’ira che, in lui, sarebbe sorta all’idea di ritrovarsi nuovamente e sgradevolmente ostacolato, nei propri piani, dalla stessa stupida donna che, tre anni prima, lo aveva costretto a quell’inglorioso esilio.
Giunta al “Kriarya”, la prima prova che ella avrebbe avuto a dover affrontare, in quella lunga giornata, sarebbe stata quindi quella di informare il padrone di casa della propria iniziativa e, soprattutto, sorbirsi tutte le immancabili battute sarcastiche, i divertiti sorrisetti sornioni, e quant’altro nel suo repertorio, egli sarebbe stato in grado di offrirle nel momento stesso in cui gli avrebbe spiegato che, almeno per quel giorno, essi si sarebbero improvvisati essere due focosi amanti…

« E’ di nuovo Natale! » aveva esclamato Be’Sihl, non tradendo alcuna delle aspettative della sua interlocutrice nel palesare una lunga fila di bianchi denti in risposta a quell’annuncio, alle spiegazioni da lei fornite a tal riguardo, chiaramente animato da una diversa reazione rispetto a quella che stava coinvolgendo le viscere della donna di fronte a lui « A questo punto, vorrei quasi da sperare che gli uomini del tuo ex-marito ritardassero di qualche giorno… » aveva subito soggiunto, divertito e deliziato da quanto, tutto ciò, avrebbe potuto significare, anche soltanto per mera finzione.

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