Midda's Chronicles - le Cronache

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Dopo la conclusione, con un finale particolarmente aperto, di "Non abbassare lo sguardo", è iniziata ieri sera la pubblicazione di "Non smettere di lottare", 48° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles, riprendendo - ovviamente - il discorso rimasto in sospeso!
Buona lettura con il proseguo delle avventure della nostra ormai ex-mercenaria preferita in nuovi e inesplorati mondi, in un viaggio lungi dal potersi considerare concluso e che, certamente, proseguirà anche quando alfine superato il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di quest'opera!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 25 novembre 2017

martedì 18 luglio 2017

RM 198


« Ascoltami. » le richiese, tuttavia, non desiderando essere interrotta in quel frangente, già sufficientemente complesso di suo per essere gestito con la difficoltà aggiunta rappresentata da azioni di disturbo « Due sono per i miei genitori, una è per mia sorella, e una è per un uomo che sto frequentando… un uomo meraviglioso che, sicuramente, meriterebbe qualcuna migliore di me, che non si facesse problemi all’idea di cercare una relazione seria con lui. » sancì, non potendo ovviare a farsi carico, come una colpa, della particolare relazione esistente fra lei e Ma’Vret, benché, in teoria, il loro rapporto avrebbe avuto a doversi considerare assolutamente privo di inopportuni silenzi, essendo entrambi sempre stati estremamente sinceri, coscienziosamente adulti, l’uno nei confronti dell’altra.
Apprezzando il valore di quella confidenza, e l’importanza di quella richiesta, Ja’Nihr non tentò ulteriormente di interromperla, ben comprendendo quanto, in tal senso, non sarebbe risultata gradita.
« Non ho voluto perdere tempo a scrivere spiegazioni su quanto è accaduto: quello, al più, potrai spiegarglielo tu… o ci penserà il capitano, magari. Ho comunque voluto riservarmi l’opportunità di salutarli e di dire loro quanto mi dispiace per quanto sono stata capace di incasinare tremendamente la mia vita negli ultimi tre anni, qualcosa che imputo soltanto a me stessa e per la quale alcuno di loro avrà mai a doversi prendere qualsivoglia responsabilità. » argomentò, proseguendo e concludendo nell’illustrare il senso di quelle quattro buste « E’ chiaro…? »
« E’ chiaro. » annuì, accettando quietamente quell’incarico e, a comprova di ciò, accogliendo le buste offertele, con la stessa serietà e la stessa premura con la quale si sarebbe fatta carico di eseguire delle volontà testamentarie, consapevole di quanto, in tal frangente, in fondo tutto quello non avrebbe dovuto considerarsi particolarmente diverso.

Dopo aver verificato l’integrità delle buste, l’avvocatessa le ordinò silenziosamente innanzi a sé, impilandole una sopra l’altra con assoluto riguardo, con il più totale rispetto non tanto per quelle mere lettere, quanto e piuttosto per l’autrice delle medesime.
Concluso ciò, e risollevato lo sguardo verso l’interlocutrice, ella le volle offrire un lieve sorriso, tentando, nel contempo, di riprendere voce e, soprattutto, di esprimere un suo umile parere sulla questione…

« Posso quantomeno dire che, sinceramente, spero che non vi sarà necessità alcuna di consegnarle ai destinatari? » le domandò, a titolo scaramantico, con tono vagamente ironico, desiderosa non di lasciar scadere la questione in commedia, quanto, e piuttosto, di esorcizzare la drammaticità altrimenti intrinseca di quel momento, nel confronto con la quale Midda non ne avrebbe certamente ricavato alcun beneficio, alcun vantaggio, convincendosi, forse e piuttosto, di essere destinata a una missione suicida e, in ciò, neppur sforzandosi per ovviare a un qualche tragico epilogo.
« Certo che puoi dirlo… » confermò l’altra, con piglio quasi entusiasta, nel non volersi dimostrare, ella stessa, qual votata alla morte, quanto e piuttosto alla vita, e al riappropriarsi, in un modo o nell’altro, della propria vita « Devo ancora vedermi l’ultimo film di Tarantino… e tutti me ne hanno parlato molto bene per poterlo ignorare. »
« Ma cosa…? “The Hateful Eight”?! » domandò Ja’Nihr, con aria sorpresa, avendo già inquadrato a sufficienza la propria interlocutrice da trovare quantomeno strano che ella non si fosse ancora precipitata al cinema a guardarlo, magari il primo giorno di proiezione.
« Zitta… non osare dirmi nulla! » protestò l’investigatrice privata, levando le mani a far gesto di coprirsi le orecchie « Odio le anticipazioni e non sai quanto sia difficile navigare in internet evitando di rovinarmi il piacere della prima visione! » spiegò, sinceramente frustrata in merito a tale argomento « Figurati che non ho mai visto “Il sesto senso” solo perché mi avevano anticipato il finale per farmi un dispetto… »
« Non che tu ti sia persa molto, in questo caso… » minimizzò l’altra, stringendosi appena fra le spalle « Francamente ho sempre ritenuto Shyamalan estremamente sopravvalutato: quando sono stata a vedere “Unbreakable” ho persino rischiato di addormentarmi in sala… » ammise, in tutta tranquillità.

Sì… a Midda quella donna piaceva proprio. E non soltanto per i propri gusti cinematografici e televisivi, indubbiamente allineati ai suoi, ma, anche e soprattutto, per il suo carattere, per il suo modo di affrontare le cose, anche nelle situazioni meno piacevoli, anche nei contesti più sfavorevoli, qual, certamente, avrebbe avuto a dover essere considerato quello, da parte sua, appena presentatole.
Al di là, infatti, del ruolo di potenziale postino, nell’eventualità di una propria prematura dipartita, altri erano stati i favori, i compiti che, forse e persino con un pizzico di arroganza, si era presa la libertà di affidarle, dando per scontata, prendendo per certa la sua collaborazione. E per nessuno di questi, pur avendo seguito, ancora una volta, con assoluta attenzione, tutto quanto ella avesse da dirle, l’altra si era riservata opportunità di obiettare, non offrendo la benché minima riprova di essere rimasta turbata né dal discorso fattole, né dalla collaborazione richiestale, così come, forse, un tempo si sarebbe potuta attendere soltanto da parte di Degan, il suo collega detective… o, forse, neppure da parte sua, non, quantomeno, con una fiducia tanto cieca, tanto assoluta qual quella, in tal maniera, riservatale.
Ancora chiacchierando di film e registi, e ripromettendosi di andare a vedere insieme “Captain America: Civil War” quando fosse uscito, le due donne si concessero di trascorrere insieme quasi un’altra mezz’ora, allor ovviando, in tal senso, a qualunque argomento troppo serio, a partire da Desmair Von Kah, per arrivare a quanto, uscita di lì, Midda potesse essersi ripromessa di compiere. E se per la donna dagli occhi color ghiaccio quella fu un’occasione utile a evadere, estemporaneamente, da tutto e da tutti, tornando fugacemente all’inconsapevolezza di quando aveva vent’anni e tutto il mondo le sembrava indubbiamente qualcosa di più semplice da affrontare; per la sua interlocutrice fu una sorta di dono che le volle riservare, l’occasione di allentare un po’ la presa da quanto già aveva affrontato e, precauzionalmente, da quanto avrebbe ancora dovuto affrontare, non perché ritenuto impropriamente privo di valore o di rischi, quanto, e piuttosto, proprio perché riconosciuto qual terribilmente importante e pericoloso, in misura tale per cui, almeno in quel momento, almeno in quella fase, non sarebbe stato tanto negativo, per lei, lasciarsi andare, distrarsi, fosse anche e soltanto a discutere di cinema e serie televisive, un argomento la passione per il quale, chiaramente, le accomunava.
Il frangente in cui, alfine, giunse il momento dei saluti, fu ovviamente l’investigatrice privata a deciderlo, senza alcun genere di pressione da parte dell’avvocatessa, la quale, al contrario, avrebbe avuto soltanto personale interesse a procrastinare indefinitamente quel commiato, nell’umano, e pur accuratamente mantenuto celato, timore per l’incolumità della propria nuova amica…

« Ora credo sia meglio che vada… » annunciò, sollevandosi, un attimo dopo, là da dove era seduta, a dimostrazione di quanto il suo non avrebbe avuto a doversi considerare un mero annuncio attorno al quale poter eventualmente contrattare, quanto e piuttosto una ferma dichiarazione d’intenti, forse animata, in tal senso, dalla consapevolezza che più si sarebbe trattenuta, e più sarebbe alfine stato difficile allontanarsi « Non c’è bisogno che ti ripeta il piano… vero? » le domandò, con tono palesemente retorico, ove non si sarebbe mai attesa l’evidenza di una tale necessità.
« Se intendi riferirti al geniale piano che, nel migliore dei casi, ti porterà in galera e, in alternativa, ti farà ammazzare… » commentò Ja’Nihr, palesando all’ultimo una certa mancanza di convinzione nei riguardi dell’effettivo concetto di successo che avrebbe potuto essere associato a quella strategia « … no, non c’è bisogno che tu me lo ripeta. »
E Midda, per tutta risposta, strizzò l’occhio sinistro con fare complice, dicendo: « Mettiamola così… io farò di tutto per restare in vita. Ma, dopo di questo, dovrai essere tu a impegnarti affinché io non vada a trascorrere il resto dei miei giorni dietro le sbarre. »

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