Midda's Chronicles - le Cronache

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Conclusa la lunga, lunghissima (tre anni...) pubblicazione de "Il viaggio continua", il racconto che, nella mia memoria sarà ricordato come l'episodio dell'ora più buia di questa pubblicazione; inizia oggi "Non abbassare lo sguardo", il 47° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles (50° considerando anche i tre racconti pubblicati all'insegna del marchio Reimaging Midda)!
Racconto che, quindi, oltre ad avere potenzialmente un numero importante, ci accompagnerà verso il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di questo viaggio insieme!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 5 ottobre 2017

lunedì 10 luglio 2017

RM 190


« Ahvn-Qa!... » esclamò, necessariamente sorpresa nel ritrovarsi di fronte al proprietario del “Kriarya”, introdottosi in maniera indiscutibilmente illegale all’interno del proprio appartamento, nel non essere lì né atteso, né, tantomeno, desiderato « Hai proprio deciso che la vita ti è venuta tanto a noia, da introdurti in questo modo in casa mia? »
« E perché mai…? » si strinse fra le spalle l’altro, scuotendo appena il capo nell’intento di minimizzare, o addirittura escludere, l’eventualità da lei così suggerita, quasi non trovasse ragione per cui temere occasione pericolo, di danno, da parte sua.
« Perché, al di là di tutti gli sforzi da parte di Obama per cercare di contenere la diffusione incontrollata delle armi da fuoco, il secondo emendamento sussiste ancora. E mi garantisce il diritto di possedere armi per difendere la mia persona e le mie proprietà. » volle ricordargli, nel chiudere la porta alle proprie spalle e nell’incrociare, poi, le braccia al petto, in una postura volta, chiaramente, a evidenziare quanto egli non fosse benvoluto da parte sua, e la di lui presenza in quella stanza avesse a doversi considerare ben lontana dal potersi considerare gradita « In questo momento, quindi, potrei estrarre la mia pistola da un cassetto e spararti in una gamba avvalendomi della legittima difesa. Ti è sufficiente? »
« Sappiamo bene entrambi che non possiedi una pistola… » sorrise Be’Sihl, sollevandosi dalla posizione prima occupata, non tanto nell’intento di concederle soddisfazione allontanandosi da lì, quanto e piuttosto nel non gradire restare seduto e confrontarsi, in tal maniera, con un’interlocutrice altresì in piedi « … non è nel tuo stile. » osservò, aprendo nel mentre di tale frase le proprie braccia, in quello che avrebbe potuto essere inteso qual un segno di accoglienza, la ricerca per un abbraccio, piuttosto che una sorta di resa innanzi a lei « E, poi, io sono disarmato. »
« Ciò non toglie che la legge mi darebbe assoluta ragione anche nell’eventualità in cui, invece di un ginocchio, ti facessi saltare il cranio, alla ricerca di qualche effimera traccia di cervello al suo interno. » ribadì, per tutta replica, la donna dagli occhio color ghiaccio, con tono tanto freddo, sì gelido, da non poter lasciar minimamente presumere l’eventualità di un qualche scherzo, di un qualche gioco fra loro, l’eventualità del quale non avrebbe avuto a dover essere fraintesa nella propria occorrenza « Non che, dopo stasera, io possa avere ancora qualche dubbio sull’eventualità che tu possieda un po’ di materia grigia all’interno del vuoto a rendere che ha a doversi considerare la tua scatola cranica, nell’esserti introdotto, in questo modo, in casa mia. » soggiunse, in maniera tutt’altro che gratuita, laddove, in fondo, la prima aggressione avrebbe avuto a doversi considerare quella condotta dall’uomo nel violare i confini del suo appartamento, l’indirizzo del quale non avrebbe, invero, dovuto considerarsi un mistero, nell’essere ovviamente pubblicato sulle Pagine Gialle per scopo professionale.
« Ripeto: non è nel tuo stile, dolcezza. » scosse il capo, escludendo nuovamente simile eventualità « Mi avessi minacciato di accoltellarmi, o di sfondarmi il cranio a calci, avrei potuto crederci: non, tuttavia, in quel modo, in quei termini; non con una codarda pistola, ove, dopotutto, tu sei un genere di persona diversa… »

Indubbiamente, benché Be’Sihl Ahvn-Qa avesse lo straordinario potere, l’indubbia prerogativa di riuscire a mandarla in bestia, non per un qualche merito speciale, non per una qualche misteriosa e imperscrutabile manipolazione del destino, quanto, e semplicemente, perché prossimo a incarnare, dal suo punto di vista, tutte quelle caratteristiche che ella non avrebbe potuto ovviare a elencare fra le peggiori mai attribuibili a chiunque; in quel momento, in quel contesto, ella non avrebbe potuto ovviare a potersi considerare persino curiosa nel merito di qual genere di persona egli fosse in grado di distinguere in lei, sotto un simile punto di vista, alla luce di una tale argomentazione. Ciò non di meno, non dimentica di essere ancor giustificabilmente stanca, nonché affamata, e non dimentica di reggere, all’interno di un sacchettino di plastica, quella che avrebbe potuto essere considerata non soltanto la sua cena, ma anche il suo pranzo e la sua colazione per la giornata in corso, nonché, in parte, anche per quella precedente; ogni curiosità a tal riguardo venne prepotentemente posta non soltanto in secondo, ma anche in terzo, quarto e, forse, quinto piano, da necessità indubbiamente più pratiche e motivate rispetto a quella, in alcun modo giustificabile, di prestargli attenzione.
Così, curiosità o meno, ella cercò di ovviare alla questione di procrastinarsi più del dovuto, nell’intervenire in replica in termini assolutamente privi di qualunque genere di ambiguità nel merito di quanto ella avrebbe potuto lì desiderare accadesse…

« Ripeto: lascia subito casa mia, Ahvn-Qa. » sancì, ribadendo quell’invito, quell’ordine perentorio, nel confronto con il quale non avrebbe potuto accettare ulteriori tentativi di argomentazione, ulteriori repliche atte a deviare l’attenzione altrove « Non ho idea nel merito del perché tu sia qui e, francamente, non mi importa: se desideri essere denunciato, non ho problemi a chiamare qualche mio ex-collega per risolvere rapidamente la questione. Se, altresì, il tuo avrebbe avuto a doversi considerare puro e semplice autolesionismo, mi dispiace, questa sera dovrai andarti a cercare soddisfazione da qualche dominatrice professionista, dal momento che, francamente, non ho alcuna voglia di gonfiarti a forza di botte, così come, pur, meriteresti accadesse. »
« Un’affermazione azzardata da parte tua… » osservò egli, aggrottando appena la fronte « In pratica, dopo avermi minacciato di gambizzarmi o, peggio, di uccidermi con la tua ipotetica pistola; ora stai già riformulando la questione in un semplice pestaggio…? Mi spiace sottolinearlo ma, così facendo, rischi di apparire decisamente poco credibile, mia cara. »
« D’accordo… » sospirò l’investigatrice privata, estraendo il cellulare e iniziando a comporre il 911, per denunciare la presenza di un estraneo all’interno della propria abitazione « … lo hai voluto tu. » lo avvisò, accostandosi il telefono all’orecchio, in attesa di parlare con il primo operatore disponibile.
« So che, probabilmente, questa è l’ultima cosa che desidereresti sentirti dire da parte mia, Bontor… » commentò l’uomo, non dimostrandosi particolarmente agitato all’idea di quella telefonata alla polizia, in conseguenza alla quale sarebbe potuto finire in arresto, con assoluta soddisfazione da parte della propria interlocutrice « Ma stai commettendo un grosso sbaglio a pensare di farmi arrestare. Giacché, in questo caso, difficilmente potrebbe essere poi mio interesse collaborare con te… »
In silenzio, Midda parve ignorare quell’ennesima provocazione non meno gratuita rispetto a qualunque altra frase  da lui lì pronunciata, continuando a prestare altresì attenzione al proprio cellulare.
« … contro Desmair Von Kah. » concluse la frase precedente, cambiandone completamente il significato, e il valore, all’attenzione della controparte.

Immediatamente, a quel nome, Midda non poté evitare di interrompere la chiamata, per quanto una voce, dall’altra parte della linea, l’avesse appena invitata a prendere parola, giacché, a prescindere da quanta antipatia viscerale avrebbe mai potuto provare per quell’individuo, quanto da lui appena giocatosi avrebbe avuto a dover essere considerato al pari della carta “Uscite gratis di prigione” del Monopoli, almeno alla sua attenzione.
Una mossa, quella del proprietario del “Kriarya”, sicuramente sagace, indubbiamente tutt’altro che improvvisata, e che pur, allora, avrebbe avuto anche da doversi lì considerare sufficientemente azzardata, giacché, in quel momento, in quel contesto, in quella giornata in particolare, egli avrebbe avuto a dover dimostrare quanto, quel particolare nome, non fosse stato allor pronunciato casualmente o immotivatamente. O, in tal caso, dichiarata svogliatezza o meno da parte della donna, molto facilmente egli non avrebbe potuto ovviare all’eventualità di lasciare quell’appartamento con qualche osso rotto…

« Ti concedo sessanta secondi di attenzione. » accordò ella, lasciando nuovamente scomparire il cellulare, a meglio evidenziare tale propria, inattesa, disponibilità nei suoi riguardi.

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