Midda's Chronicles - le Cronache

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24 episodi speciali.
2034 episodi nel primo arco narrativo (concluso con "Addio... Midda Bontor").
264 episodi nel secondo arco narrativo (... e fra poco lo riprenderò, parola!).
178 episodi sotto l'etichetta "Reimaging Midda" (attualmente in pubblicazione).
E se la matematica non è un'opinione: 2500 episodi a oggi pubblicati in questo blog (senza contare una piccola digressione "altrove")!

Verso l'infinito... e oltre!

Sean, 7 luglio 2017

venerdì 7 luglio 2017

RM 187


Era avvenuto proprio durante il loro viaggio di nozze in Europa. Non erano trascorse neppure settantadue ore dal loro matrimonio e qualcosa, in Desmair, aveva iniziato a insospettire Midda, a stuzzicare quel sesto senso da detective, per così come descritto dalla vicedirettrice e, in breve, tutto quello che prima era apparso essere un simpatico tratto caratteriale del proprio compagno, improvvisamente iniziò a risultarle stranamente inquietante, nonché ragione di ineluttabile sospetto, dubbio, incertezza.
Di lì a pochi mesi più tardi, ella aveva scoperto quanto, a titolo esemplificativo, il rifiuto di Desmair all’idea di possedere un cellulare, precedentemente giustificato come un mirabile desiderio volto a opporsi romanticamente qualunque sorta di schiavitù telematica, altresì caratteristica dell’era moderna, altro non fosse che il fermo impegno a ovviare a qualunque possibilità, da parte sua, di essere rintracciato, intercettato, seguito, triangolato nella propria posizione da parte delle forze della polizia o di chi per essi, a rendere loro più difficile qualunque possibilità di acciuffarlo. Così come, tutti i pittoreschi amici che egli aveva avuto occasione di presentarle in ogni Paese visitato, dalla Spagna all’Italia, dalla Francia alla Germania, dal Regno Unito alla Repubblica Ceca, squisitamente cordiali e ospitali nei loro riguardi, in misura tale da rendere quasi ogni soggiorno addirittura privo della necessità di ricercare un qualche albergo, e inizialmente ammirati qual evidenza, qual quieta riprova, di una personalità straordinariamente cosmopolita nel proprio sposo, tal da affascinarla nel delineare, nella sua mente, la romantica immagine di un uomo di mondo di altri tempi, altro non avrebbe avuto a dover essere interpretata se non qual evidenza di pericolosi traffici, accordi che egli stava approfittando per prendere in tutto il mondo per i propri interessi a New York.
Tale, infatti, ella ebbe alfine a scoprir essere Desmair Von Kah: un abile, intelligente e straordinariamente scaltro criminale che, sorgendo sostanzialmente dal nulla, era riuscito ad assurgere quasi al ruolo di capo, di sovrano, di quell’altra città in ombra, contrapposta a quella comunemente sotto lo sguardo di tutti, dell’organizzazione della quale Midda si era ritrovata a sentir nuovamente parlare soltanto la sera precedente durante la falsa intervista a Nihavi. Abile, intelligente e straordinariamente scaltro da essere riuscito a evitare qualunque possibilità di incriminazione, nell’aver dato vita a un’incredibile compartimentazione la propria vita in misura tale da isolare il proprio profilo criminale da tutto il resto, nell’aver raggiunto i vertici della malavita di una metropoli come New York praticamente nel più completo anonimato. Abile, intelligente e straordinariamente scaltro, anche, da essere riuscito, incontrandola praticamente per caso, a elaborare un non semplice piano volto a garantirgli la possibilità di una nuova, discreta, e straordinariamente sicura fonte di accesso al dipartimento di polizia, alternativa alle proprie consuete vie, a quei poliziotti corrotti indubbiamente utili per attività di bassa manovalanza, ma altrettanto pericolosi per questioni più serie, alle quali, altresì, concedersi possibilità di sopperire attraverso la propria nuova, seducente e appassionata mogliettina detective.

« Purtroppo, allora, un po’ come accaduto anche questa mattina, la rabbia prese il sopravvento sulla ragione… » sospirò con un certo disappunto Lavero, intervenendo in maniera così puntuale, così azzeccata, da poter quasi offrire assurda riprova di star leggendo i suoi pensieri, le sue emozioni più intime, nell’inevitabile sequenza di ricordi, di memorie, che con la propria narrazione aveva scatenato in lei « E allorché sfruttare quanto da te scoperto, o anche solo sospettato, in merito a tuo marito, per procedere nel modo migliore, informando i tuoi superiori della situazione e, con il loro aiuto, organizzando quello che avrebbe potuto essere ricordato come uno dei più straordinari arresti in collegamento alla criminalità organizzata sin dai tempi di Al Capone; cercasti di affrontarlo di persona… e di risolvere, da sola, una questione purtroppo più grande di te. »

Il tradimento di Desmair l’aveva ferita. Ma il dolore maggiore, il più sgradevole senso di sconfitta, era derivato soltanto indirettamente da lui, nella consapevole colpevolezza della propria stupidità, di quanto ella, al di là del proprio orgoglio, di tutto l’amor proprio nel quale avrebbe mai potuto crogiolarsi, altro non avrebbe avuto che a doversi considerare una sciocca, un’oca giuliva, una sciacquetta la cui abbondanza a livello di circonferenza toracica avrebbe avuto a doversi riconoscere realmente qual inversamente proporzionale alla propria intelligenza, nell’aver permesso a un tale individuo di entrare nella propria vita, nella propria quotidianità, nel proprio cuore, in maniera tanto assoluta da renderla così cieca verso tutto ciò di cui, altresì, ella avrebbe fin da subito dovuto interessarsi, così sorda nei confronti di tutte quelle domande alle quali, invece, ella avrebbe fin da subito dovuto volgere la propria attenzione, per evitare tutto quello.
Ella si era ritrovata a essere furiosa: innanzitutto, quindi, con se stessa; ovviamente con Desmair; e, in verità, anche con tutta la propria famiglia, con i suoi genitori e con santa Nissa, colpevoli di averle riempito la testa di certe idee come il matrimonio, l’esigenza di creare una famiglia, magari di avere persino dei figli… tutto carburante psicologico che, ineluttabilmente, aveva avvantaggiato il suo sposo nei propri piani, nella propria strategia, trovando in lei un’ottima predisposizione di fondo per tutto questo. E se, contro Desmair, ella si era subito, e ancor stupidamente, scagliata da sola; contro se stessa, e contro la propria famiglia, ella si era altresì impegnata a imporre condanna in quegli ultimi tre lunghi anni.

« Non andò tutto come lo avevi programmato… anzi… probabilmente non andò nulla come avevi programmato, ammesso che, effettivamente, tu avessi programmato qualcosa. » sottolineò la vicedirettrice, continuando nella propria narrazione parallela, e incredibilmente intrecciata, al flusso di coscienza che, in quel mentre, stava dominando la propria interlocutrice, costringendola a rivivere, in maniera straordinariamente vivida, i ricordi di quel periodo, ricordi che, in verità, ella non si era tuttavia mai negata di mantenere al centro dei ogni proprio singolo giorno, animata dal desiderio di non ripetere più gli stessi sbagli « Le nostre informazioni, a tal riguardo, non sono ancora chiarissime. Di certo sappiamo che, in quel giorno, in quella battaglia, tu riportasti una spiacevole ferita al volto, un colpo di striscio che, per poco, non ti fece saltare le cervella e che, altresì, ti lasciò quella brutta cicatrice che pur hai sempre voluto conservare, qual ricordo dell’errore compiuto. E di certo sappiamo che, da quel giorno, da quella battaglia, Desmair decise di abbandonare New York, per ricominciare altrove. » dichiarò, concedendole, ora, una certa curiosità per quanto, altresì, da loro ignorato « La nostra ipotesi è che, malgrado tutte le proprie precauzioni, Desmair si fosse lasciato sfuggire qualcosa… una qualche informazione di vitale importanza tale per cui tu abbia potuto ricattarlo, costringendolo, in tal senso, a scomparire nel nulla dal quale era inizialmente apparso, senza, in questo, ritorsioni contro di te, contro tua sorella, la tua famiglia o qualunque tuo amico. »

Arrivata a quel punto, l’investigatrice non avrebbe potuto avere più dubbio alcuno: quella donna, Lavero, vicedirettore dell’FBI, non avrebbe avuto a doversi considerare un’avversaria di poco conto, avesse avuto a doversi considerare una sua avversaria. Al contrario…
Nessuna delle parole che aveva pronunciato sino a quel momento, nessuna delle posizioni da lei assunte sino ad allora, si erano dimostrate prive di fondamento, vuote espressioni prive di sostanza: le informazioni da lei promosse qual proprie si erano effettivamente dimostrate qual tali e, soprattutto, la confidenza che aveva dichiarato con quel particolare, triste capitolo della propria esistenza, non avrebbe potuto essere considerata qual mera fola.

E, a non lasciar mancare la proverbiale ciliegina sulla torta, l’altra si riservò, quasi a conclusione di quel breve monologo, la stoccata finale, nell’analizzare, impietosamente, la sua nuova quotidianità: « Forse è stato proprio per l’accordo preso con lui; forse per la consapevolezza di aver oltrepassato il limite, la certezza di aver tradito il tuo giuramento come poliziotta e come detective; forse per il desiderio di punirti, e di punirti per aver permesso a un simile individuo di entrare nella tua vita; o forse per la volontà di mantenere riservata l’intera questione, per evitare che la tua famiglia e i tuoi amici potessero venire a sapere quanto era occorso, nella vergogna da te provata per tutto ciò; che, dopo quel giorno, dopo quella battaglia, hai preso la decisione di rinunciare alla tua intera vita. » definì, nuovamente, spiacevolmente non a vuoto « Alla tua vita così come era stata sino a quel momento, per iniziare a vivere questo, perdonami la durezza, patetico tentativo di redenzione personale. »

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