Midda's Chronicles - le Cronache

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24 episodi speciali.
2034 episodi nel primo arco narrativo (concluso con "Addio... Midda Bontor").
264 episodi nel secondo arco narrativo (... e fra poco lo riprenderò, parola!).
178 episodi sotto l'etichetta "Reimaging Midda" (attualmente in pubblicazione).
E se la matematica non è un'opinione: 2500 episodi a oggi pubblicati in questo blog (senza contare una piccola digressione "altrove")!

Verso l'infinito... e oltre!

Sean, 7 luglio 2017

domenica 2 luglio 2017

RM 182


« Fin qui tutto chiaro… » ebbe a confermare l’investigatrice privata innanzi a un momento di silenzio della propria interlocutrice, utile a permetterle di finire di prendere appunti anche su temi a lei già noti e che, ciò non di meno, in tal contesto, avrebbe avuto a doversi comunque segnare allo scopo di mantenere la propria improvvisata copertura.

Che Nihavi, con sufficiente pacatezza, avesse accettato non soltanto l’idea che Midda avesse a doversi considerare una giornalista, nonché che fosse così tanto ben disposta a parlare, e a parlare con non superficiale livello di dettaglio, di tutto ciò, non avrebbe avuto, in verità, a sorprendere l’ex-poliziotta.
Innanzitutto, e a livello squisitamente psicologico, il concetto nel merito della sua professione qual giornalista non era stato suggerito alla donna ma, al contrario, era stato da lei proposto, forse espressione di un qualche particolare pregiudizio nel merito del comportamento, dell’atteggiamento, o anche soltanto dell’insistenza, da lei dimostrati: in ciò, in conseguenza al fatto che, per l’appunto, tutto ciò avesse a doversi considerare non tanto una dato esterno, quanto, e piuttosto, una deduzione interna, non avrebbe potuto ovviare a risultare indubbiamente significativo a livello di accettazione di tale dato di realtà, giacché, in tal senso, la prostituta aveva da lei ricevuto semplicemente una conferma a qualcosa di autonomamente dedotto, conferma che, quindi, non avrebbe potuto che essere intesa qual contraddistinta da una connotazione positiva allorché negativa, qual avrebbe potuto essere, al contrario, l’eventualità nella quale fosse stata l’altra a tentare di convincerla di qualcosa. Nel merito, poi, del dettaglio a cui ella stava sospingendo la propria narrazione, almeno sino a quel momento, per quanto impegnata a raccontare realtà forse sconosciute ai più, dal punto di vista di una ex-detective della polizia della città di New York, tale avrebbe avuto a potersi considerare una sorta di corso di base, nel merito di quelle nozioni fondamentali in assenza delle quali comprendere la città sarebbe stato a dir poco impossibile: ciò non di meno, e benché, appunto, tutto quello avesse a doversi considerare semplicemente un ampio preambolo, tale premessa non avrebbe potuto essere ovviata, allora, onde evitare di giungere troppo precipitevolmente ai punti più interessanti, alle informazioni specifiche che, lì, avrebbero potuto concernere i reali interessi dell’investigatrice privata, le effettive motivazioni che, a tutto ciò, l’avevano sospinta.
Benché, tuttavia, sino a quel momento la conversazione si fosse evoluta in maniera sufficientemente lineare e spontanea, Midda non avrebbe potuto illudersi di quanto, cercare allora di scendere a un livello inferiore, sino ad arrivare a ottenere da parte della propria controparte i nomi del suo protettore e, se noti, di altri vassalli lì operanti in altri settori, come, non a caso, quello delle estorsioni che tanto minacciava il signor Kipons, che tanto riguardava la sua nuova amica Ja’Nihr, e che, speranzosamente, avrebbe avuto alfine a che fare anche con colui di interesse per il Bureau, non avrebbe potuto considerarsi un’evoluzione ineluttabile, o, tantomeno, priva di possibilità di fragorosi scontri in contrasto al pur inalienabile istinto di sopravvivenza della sua interlocutrice, la quale, al di là dei propri pregiudizi, avrebbe potuto comunque arrivare a sospettare qualcosa, sancendo la fine dell’intervista. Paradossalmente, quindi, in quel momento, in quel contesto, la riuscita o meno di tutto ciò avrebbe avuto a doversi considerare in diretta proporzione con la capacità, dell’ex-detective, di non apparire potenzialmente associabile a una poliziotta.
In suo aiuto, in tutto ciò, avrebbe avuto a potersi allor considerare quello che ella era solita definire il proprio particolare stile, e che, invece, dal punto di vista di sua madre, l’aveva sempre caratterizzata qual più prossima a una gatta randagia che a un essere umano: in effetti, quand’anche ella era ancora una detective della polizia, non così ovvio, non così scontato avrebbe avuto a doversi considerare, per lei, riuscire a farsi considerare qual tale, in quello che, al contempo, avrebbe avuto a doversi riconoscere qual uno straordinario vantaggio e un grottesco svantaggio. A proprio vantaggio, infatti, ella avrebbe potuto considerare un’ottima capacità di mimetizzazione nell’ambiente circostante, soprattutto quando questo avrebbe avuto a doversi riconoscere quello dei bassifondi e non, di certo, quel genere di contesto nel quale avrebbe avuto a potersi considerare più naturale la presenza della propria gemella: in tal senso, quindi, pedinamenti, fugaci infiltrazioni e quant’altro, erano state per lei sempre all’ordine del giorno, anche prima che un proiettile esplosole un po’ troppo vicino al viso le segnasse in maniera tanto violenza il volto, con quella cicatrice che, sicuramente, poco avrebbe contribuito all’idea di una fiera rappresentante delle forze dell’ordine, rendendola, altresì e in maniera del tutto pregiudiziosa, più prossima all’idea di un avanzo di galera. A proprio svantaggio, parimenti, quando ancora poliziotta, ella avrebbe potuto vantare una ridicola difficoltà a farsi riconoscere realmente in quanto tale, a convincere i propri interlocutori di quanto, a tal riguardo, non stesse scherzando né, tantomeno, stesse cercando di attribuirsi un ruolo per lei non proprio: per tal ragione, all’epoca, nel proprio distretto, ella era divenuta addirittura prossima a un personaggio da barzelletta per tutte le vicende, gli aneddoti, purtroppo reali, dei quali si era involontariamente resa protagonista, per lo più con qualche ricco snob o con i loro avvocati, non meno affettati, i quali, in più di un’occasione, l’avevano costretta a chiedere supporto da Degan per riuscire a ovviare al ricorso alla violenza come utile, e indubbiamente piacevole, alternativa.
In grazia di tutto ciò, Midda avrebbe potuto vantare giustificabili motivazioni in favore della propria posizione, e della riuscita del proprio, per lo più improvvisato, piano, atto a ottenere i nomi di suo interesse. E così, benché consapevole di starsi iniziando a sospingere all’interno di un territorio minato, con la medesima discrezione con la quale, sino a quel momento, aveva guidato l’evolversi della conversazione, cercò di indirizzare la propria controparte verso la propria diretta realtà locale e, in particolare, verso l’area, per Nihavi, più circoscritta del vasto ecosistema criminale all’interno del quale, volente o nolente, ella aveva dovuto trovare la propria naturale collocazione.
E se la prostituta, così instradata, non si negò la possibilità di spiegare, con maggior dettaglio, ulteriori aspetti tanto della propria quotidianità, quanto di quella di altre sue colleghe, nessun nome, nessun riferimento preciso, diretto o indiretto, ebbe a emergere in misura utile, per lei, a poter risalire, fosse anche solo di un gradino, all’interno della gerarchia lì imperante. Ragione per la quale, quando fu sufficientemente chiaro, all’investigatrice, di quanto futile sarebbe stato attendere da parte sua qualche riferimento utile, evidentemente comunque troppo scaltra per rischiare di mettersi così tanto facilmente nei guai, ella cercò di approcciare alla questione da un altro punto di vista, cercando, in tal senso, di distrarne l’attenzione.

« Bene… » annuì, continuando ad annotarsi ogni dettaglio riferitole, anche se apparentemente inutile, nella necessità, comunque, di sostenere il proprio ruolo di cronista « Ora permettimi una domanda, per cortesia. »
« Dimmi. » le concesse l’altra, controllando, di tanto in tanto, l’ora sullo schermo del proprio telefono cellulare, al fine di non perdere di vista il fine ultimo di quel colloquio, ossia il proprio compenso finale.
« Tutto ciò che mi hai descritto, sino a questo momento, appare come una straordinaria macchina composta da dozzine, centinaia di meccanismi, di rotelline più o meno grandi che, girando in perfetto sincronismo, permettono all’intera città di New York di vivere serenamente, malgrado l’esistenza di tutto questo. » premesse, facendo finta di ricontrollare gli appunti presi, a verificare quanto, in quel momento, stava cercando di riassumere.
« Un po’ steampunk come definizione… ma sì, ci può stare. » confermò Nihavi, sorridendo all’immagine da lei in tal maniera allor tratteggiata, decisamente antiquata.
« Ma una macchina tanto complessa, potrebbe rivelarsi anche abbastanza delicata, soprattutto laddove i suoi ingranaggi più piccoli non si dimostrassero adeguatamente protetti da possibili interferenze esterne… » cercò di argomentare, sperando, in tal maniera, nell’ipotesi dell’esistenza di qualche possibile debolezza fra i vassalli, di spingere la propria interlocutrice a rivelare il nome di almeno uno di loro.
« Ho capito dove vuoi arrivare. » sospirò la prostituta, interrompendola ancor prima che ella potesse finire « E ho capito anche perché tu fossi tanto interessata al vecchio Kipons… » sottolineò, scuotendo il capo e storcendo appena le labbra in segno di disappunto, con una nota di chiaro rimprovero nella propria voce, giacché, in un modo o nell’altro, erano tornate all’argomento iniziale, al tema della sera precedente « Altro che reportage e tutte le altre fregnacce che mi hai raccontato prima: l’unica cosa a cui sei interessata è Desmair! » la accusò, supponendo di aver compreso tutto di lei e dei suoi interessi e, in tal senso, finendo con lo scandire l’unico nome che mai, francamente, ella si sarebbe aspettata di poter lì udire.

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