Midda's Chronicles - le Cronache

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Conclusa la lunga, lunghissima (tre anni...) pubblicazione de "Il viaggio continua", il racconto che, nella mia memoria sarà ricordato come l'episodio dell'ora più buia di questa pubblicazione; inizia oggi "Non abbassare lo sguardo", il 47° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles (50° considerando anche i tre racconti pubblicati all'insegna del marchio Reimaging Midda)!
Racconto che, quindi, oltre ad avere potenzialmente un numero importante, ci accompagnerà verso il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di questo viaggio insieme!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 5 ottobre 2017

mercoledì 28 giugno 2017

RM 178


Entrate nell’edificio, Midda non poté offrir torto al giudizio della propria interlocutrice, dal momento in cui, in effetti, l’interno avrebbe avuto a dover essere giudicato in condizioni indubbiamente migliori rispetto all’esterno. Ove la fatiscenza della facciata, infatti, avrebbe lasciato presumere, nel migliore dei casi, un interno privo di illuminazione e utile, in tal senso, a mistificare l’orrore che altrimenti lì avrebbe potuto annidarsi, fra resti putrefatti di ratti morti, scarafaggi e voragini in pavimenti, pareti e soffitti; quanto ebbe altresì a proporsi all’attenzione della donna fu, piuttosto, sotto gli effetti di un’illuminazione sufficientemente regolare e distribuita, l’immagine di un interno sì modesto, indubbiamente povero e carente in manutenzione, ma, ciò non di meno, ordinato e quasi pulito. Facile, in ciò, sarebbe stato ritenere l’occupazione di quell’edificio qual probabilmente abusiva, e gestita, probabilmente, da qualche criminale locale, il quale, all’interno di quegli appartamenti, lungo quei corridoi, avrebbe potuto condurre quietamente i propri affari, senza particolari preoccupazioni: criminale locale il quale, quindi, avrebbe avuto a poter vantare un qualche rapporto con il protettore di Nihavi o, nel caso, coincidere con la medesima figura.

« Ah… però… » non poté ovviare a commentare l’investigatrice privata, osservandosi attorno con un certo interesse e notando quanto, in effetti, chiunque stesse gestendo quell’edificio, sotto diversi aspetti, stava compiendo un lavoro migliore rispetto al proprio, di amministratore.
« Cosa ti avevo detto?! » sorrise l’altra, probabilmente abituata a quel genere di reazioni da parte dei clienti lì seco condotti « E, ti assicuro, il meglio deve ancora venire… » le promise, in parole pronunciate con sufficiente enfasi da apparir oneste e, ciò non di meno, contraddistinte da una lieve sfumatura, nel proprio tono, nella propria cadenza, da risultar comunque artefatte, probabilmente tutt’altro che inedite, maliziosa promessa di quanto, a breve, raggiunta la loro stanza, ella sarebbe stata in grado di concedere al compagno o, in quel caso, alla compagna di turno.

Onde evitare di rispondere con toni meno entusiastici di quelli che le avrebbero dovuto competere in una simile situazione, e, in ciò, da tradire i propri effettivi interessi, Midda ovviò a qualunque genere di replica, limitandosi a sorriderle, in termini che l’altra avrebbe facilmente potuto fraintendere qual mero imbarazzo per la situazione, forse evidenza di quanto, al di là di quella che era stata giudicata qual eccessiva baldanza da parte sua, ella avrebbe avuto a dover essere riconosciuta qual alla propria prima occasione con una prostituta… dato di realtà che, in effetti, non avrebbe potuto essere fra l’altro smentito, nel considerare la sua assenza di qualsivoglia interesse per quanto ella avrebbe potuto concederle.
In silenzio, quindi, l’investigatrice seguì la propria candidata informatrice, ancor inconsapevole del ruolo così assegnatole, a risalire fino al secondo piano e, da lì, a raggiungere la stanza di un monolocale, all’interno della quale, in un ambiente indubbiamente più pulito di quello che l’avrebbe potuta attendere di ritorno al proprio appartamento, un letto compostamente rigovernato già le attendeva.

« Da quel lato c’è il bagno, se desideri… » ebbe a indicarle, richiusa la porta d’ingresso alle proprie spalle, in direzione di una seconda porta sulla parete alla loro destra « Se desideri, c’è anche una doccia: non sarà particolarmente grande, ma sono certa che, stringendoci un po’, potremmo starci entrambe… » le comunicò, suggerendo un modo per poter rompere il ghiaccio fra loro mentre, con noncuranza, iniziò ad abbassare la cerniera di uno dei due vertiginosi stivali indossati quella sera « Se tu fossi un uomo ti inviterei ad andarci da sola… ma, fra donne, sono certa potrebbe essere un’occasione interessante. »

Giunta a quel punto, la situazione stava apparendo indubbiamente chiara nelle intenzioni della prostituta. Meno, invece, si sarebbe dovuta giudicare in quelle di Midda, la quale, che le potesse piacere o meno, a quel punto avrebbe dovuto iniziare a parlare, e a parlare chiaramente con la propria interlocutrice, salvo non voler realmente arrivare alla propria prima esperienza omosessuale e, per di più, con una prostituta. Dal momento che, tuttavia, né l’una, né l’altra, avrebbero avuto a doversi riconoscere qual rientranti nella propria personale lista delle cento cose da fare prima di morire, non molte alternative avrebbero avuto a doversi considerare ancora attuabili.
Così, non senza una certa esitazione, soprattutto nella ricerca delle parole più opportune a introdurre il discorso, ella fece gesto di slacciarsi il consunto giubbetto di pelle, senza però sfilarlo, prima di andarsi ad accomodare ai piedi del letto e lì, con un cenno della mano, invitare l’altra ad accomodarsi accanto a lei…

« Spero che, dopo tutto quello che hai lasciato intendere, tu non sia un tipo da chiacchiere… » si augurò Nihavi, accettando tuttavia di andarsi a sedere accanto a lei, anche per essere così più comoda all’idea di sfilarsi il lungo stivale « Da una rossa con un corpo come il tuo, ti avviso, mi attendo qualcosa in grado di sorprendermi. » scandì, nuovamente ricorrendo a parole che ebbero a risuonare qual di repertorio, semplicemente riadattate, per l’occasione, al contesto lì presente e a una cliente di sesso femminile.
« Ecco… a tal riguardo, in effetti mi piacerebbe poter avere occasione di parlare un po’ con te prima di fare cose… » sorrise l’investigatrice, dondolandosi un attimo sul letto.
« Mi avevi dato la tua parola! » protestò l’altra, accennando a sollevarsi in piedi per porre distanza fra loro, non desiderando, chiaramente, prestarsi a domande di sorta da parte di quella figura, dimostratasi, in ciò, sin troppo ostinata nelle proprie posizioni « E se non sei interessata a usufruire dei miei servizi, non c’è ragione di restare qui… » soggiunse, richiudendo la cerniera dello stivale che stava impegnandosi a sfilare per dimostrare il proprio fermo interesse a chiudere in tal modo la faccenda.
« Diamine! » protestò Midda, rialzandosi a sua volta solo per non restare a osservarla dal basso verso l’alto, a non concederle, in tal maniera, alcuna occasione di superiorità psicologica nei suoi confronti « Dammi almeno il tempo di spiegarmi, per cortesia… non ho intenzione a parlarti di Kipons! Te l’ho già detto! »
« E allora di cosa vorresti parlarmi, rossa? » replicò la prostituta, con chiara diffidenza, tornando a rivolgersi a lei con l’epiteto già adoperato in precedenza, e ben diverso dal più colloquiale nome ipoteticamente attribuitole « Sei forse uno sbirro?! »
« No. Magari… » non poté evitare di ridacchiare l’altra, benché, quella sua pur sincera affermazione, avrebbe potuto risultare fuori luogo nel confronto con l’accusa appena rivoltale, e tale da non lasciar presuppore alcun buon rapporto fra lei e le forze dell’ordine, come un po’ per tutte le sue colleghe in generale, soprattutto laddove i cosiddetti sbirri avrebbero avuto a doversi riconoscere appartenenti alla divisione della buon costume.
« Te lo ripeto… che cosa diavolo vuoi da me?! » domandò Nihavi, con tono più prossimo a esprimere stanchezza e resa ancor prima che effettiva volontà di discussione « Non sarai di qualche dannata setta religiosa, desiderosa di illustrarmi la miseria della mia vita e di indicarmi una qualche possibilità di redenzione abbracciando la fede, voglio sperare… » ipotizzò, non sapendo più in che altra maniera giustificarne le azioni e, ciò non di meno, ormai chiaramente incuriosita da lei nella stessa misura in cui avrebbe avuto a doversi considerare sospettosa nei suoi riguardi, in tal senso anche stuzzicata dal comportamento della propria interlocutrice, il cui coraggio, o la cui incoscienza, nel seguirla sino a quella camera, avrebbe avuto a dover essere considerato mirabile, o forse temibile.
« Assolutamente no. » scosse il capo l’investigatrice privata, levando le mani in un gesto di istintiva protezione da una tale possibilità, da una tale eventualità così aliena al suo carattere, così estranea al suo modo di concepire il mondo, da risultar quasi prossima a un’offesa « Come già ho provato a spiegarti la scorsa notte, Nihavi, non ho alcun problema innanzi all’idea che tu sia una prostituta… anzi. Ti posso assicurare che, se solo fossi dell’altra sponda, approfitterei volentieri di questa occasione con te. » tentò di rassicurarla nuovamente, per poi decidere, prima di essere nuovamente incalzata, di arrivare al sodo « Non sono una poliziotta, non sono una fanatica religiosa e non sono una maniaca sessuale. Vorrei solo farti qualche domanda su questo quartiere… »

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