Midda's Chronicles - le Cronache

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Conclusa la lunga, lunghissima (tre anni...) pubblicazione de "Il viaggio continua", il racconto che, nella mia memoria sarà ricordato come l'episodio dell'ora più buia di questa pubblicazione; inizia oggi "Non abbassare lo sguardo", il 47° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles (50° considerando anche i tre racconti pubblicati all'insegna del marchio Reimaging Midda)!
Racconto che, quindi, oltre ad avere potenzialmente un numero importante, ci accompagnerà verso il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di questo viaggio insieme!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 5 ottobre 2017

martedì 27 giugno 2017

RM 177


La prostituta, chiaramente non bendisposta nei suoi confronti anche nel momento in cui ella stava lì presentandosi nelle vesti di possibile cliente, restò per un istante incerta anche innanzi a quella prospettiva di guadagno, la quale pur non avrebbe potuto essere da lei trascurata.
E se, una qualche diffidenza di base, una possibile antipatia a pelle per quell’interlocutrice, le avrebbe suggerito di rinunciare a quei due biglietti da cento, e forse a qualcosa di più; la sua avidità, e la necessità di far quadrare comunque i conti della serata, la spinse ad accettare, e ad accettare con un ampio sorriso stampato sul volto: non un sorriso sincero, non l’evidenza di una qualche emozione o di un qualche particolare stato d’animo, quanto e piuttosto la riprova della sua abilità nella propria professione, un mestiere nel quale, dopotutto, anche l’apparenza avrebbe giocato il proprio ruolo e, in ciò, nel quale ella avrebbe dovuto impegnarsi a mostrarsi sempre e comunque quanto più possibile ben disposta nei confronti di qualunque possibile cliente, anche nel caso in cui ella, in verità, non avrebbe potuto avere nessun interesse a tal riguardo, nessun piacere in tal senso.

« Considerando che non hai un’auto, dove preferisci andare…? » domandò, sancendo, in tal maniera, un accordo fra loro « Se ti fidi, ho una camera non lontano da qui. »
« Mi fido. » acconsentì l’investigatrice privata, soddisfatta che, alla fine, l’avidità avesse preso il sopravvento, concedendole di proseguire secondo il proprio piano « Per inciso, come ti posso chiamare…? » le chiese, piegando appena il capo di lato con fare incuriosito.

Invero, Midda non avrebbe mai potuto attendersi che l’altra avrebbe accettato di condividere con lei il proprio vero nome, ma, ciò nonostante, ella non avrebbe neppure potuto ovviare a richiedere un qualunque pseudonimo, per quanto falso, per quanto inventato, nel volersi riservare occasione di avere un nome da associare a quel volto, e un nome che non fosse semplicemente un qualche epiteto in riferimento alla sua professione o alla generosità delle sue forme: dentro la sua testa, infatti, affibbiarle l’etichetta di Lucciola Maggiorata non avrebbe potuto evitare di risuonare, al contempo, sia offensivo, sia anche un po’ ipocrita, un bel po’ ipocrita per ovvie ragioni, giacché, se pur l’investigatrice stessa non avrebbe avuto nulla da invidiarle, nell’ampiezza della propria circonferenza toracica, la questione avrebbe potuto essere considerata equivalente in ambo le direzioni, in una proposta indubbiamente giunonica anche da parte dell’altra… anche se, forse, i seni della prostituta avrebbero potuto rivelarsi qual frutto di qualche intervento chirurgico e non, semplicemente, della genetica, come nel suo caso.

« Nihavi. » rispose la prostituta, accennando, in maniera volutamente ironica, a una sorta di leggero inchino, a complemento di tale presentazione « E tu, mia misteriosa signora dai rossi capelli…? Con quale nome preferisci essere chiamata, questa sera? »
« Scegline uno tu… » si strinse fra le spalle l’investigatrice, considerando la questione priva di importanza e, benché non fosse solita considerarsi superstiziosa, francamente, non desiderando ricorrere nuovamente all’identità di Maddie, giacché, in quegli ultimi due giorni, non aveva accompagnato particolari successi da parte sua, non con Ja’Nihr, non con Keira.
« Mmm… mi cogli in contropiede: sono più abituata a ricevere nomi che ad attribuirne… » ammise Nihavi, aggrottando la fronte nell’incertezza della scelta, e iniziando a rifletterci nel mentre in cui ebbe a muovere qualche passo ad allontanarsi dalla propria postazione, non senza aver prima estratto il proprio cellulare e inviato un messaggio, evidentemente volto ad avvisare il proprio protettore « Che ne pensi di Scarlet…? » le propose, dopo aver rimesso a posto il cellulare.
« Dico che, anche se non è proprio appropriato, è sempre più dignitoso di Pel Di Carota. » acconsentì l’altra, cogliendo la volontà di riferirsi al colore dei propri capelli i quali, tuttavia, nella naturalezza di tale sfumatura, non avrebbero avuto a potersi definire propriamente scarlatti.
« E Scarlet sia… » sorrise la professionista, continuando a farle strada « Pochi minuti e ci siamo… e non ti preoccupare: il tragitto non te lo farò pagare. »

L’investigatrice privata, comunque, non avrebbe potuto considerarsi preoccupata per il prezzo da pagare, quanto e piuttosto per quanto sarebbe potuto avvenire se solo non avesse giocato adeguatamente le poche carte presenti nella propria mano: ritenere il suo piano di quella sera un azzardo, in effetti, avrebbe voluto dire sminuire eccessivamente la questione, giacché, nell’accettare di seguire una prostituta sconosciuta verso una camera non meglio definita, per, una volta lì giunta, non volersi impegnare in qualche appassionato scambio di effusioni, quanto e piuttosto in un nuovo interrogatorio, avrebbe potuto preludere a una conclusione decisamente meno piacevole di quella dell’improvvisata conversazione del pomeriggio con Faccia D’Anatra. Laddove infatti, dall’impiegata di un’agenzia di marketing, al più, avrebbe potuto attendersi una scenata isterica con qualche fantasioso improperio, così come, almeno per l’isteria, era occorso; con una professionista di strada, con tanto di protettore in sua difesa, avrebbe potuto rischiare decisamente di più, a incominciare da un pestaggio in piena regola, per finire con un coltello infilato nello stomaco o un colpo di pistola alla nuca, a seconda di quanto bene o male avrebbe saputo mantenere il controllo della situazione.
Alla luce di ciò, Midda non poté ovviare a notare quanto, in effetti, la sua assenza di pregiudizi nei confronti delle prostitute avrebbe avuto a doversi considerare legittimamente dimostrata nelle proprie ragioni: se, infatti, in aperto contrasto ai propri desideri, Nihavi aveva accettato di accompagnarla in nome della promessa di quella coppia di banconote, ponendo la propria volontà in chiaro secondo piano rispetto alla brama di quel compenso; in termini, comunque, non così diversi da quelli che, il giorno precedente, l’avevano egualmente animata nell’accettare l’incarico offertole da Grossa Grana Federale e Smilza Grana Federale e, ancora, in termini non così diversi da quelli che, in qualunque momento, avrebbero animato la vita di chiunque impegnato in una qualunque attività lavorativa, almeno fino a quando il denaro, o un qualunque concetto equivalente, avrebbero continuato a muoverne gli interessi. Con quale ipocrisia, quindi, ella avrebbe potuto considerarsi migliore di quella donna, soprattutto nel momento in cui, come allora, stava andando a porre in dubbio la propria stessa integrità fisica in un azzardo animato, soltanto, dalla volontà di raccogliere informazioni in merito a un caso? Con quanta assenza di senso critico avrebbe potuto considerare il mestiere dell’altra volto a vendere il proprio corpo, con tutta la morale possibile attorno a tal concetto, e il suo qualcosa di diverso, qualcosa di migliore? In fondo, a dispetto delle convinzioni perbenistiche dei più, potenzialmente chiunque avrebbe potuto essere considerato un mercenario: chi atto a vendere il proprio corpo da un punto di vista sessuale, chi da un punto di vista fisico, intellettuale, o quant’altro… e pur, sempre e comunque, di domanda e di offerta si avrebbe, alfine, dovuto parlare.

« Siamo arrivate… » annunciò la sua guida, di fronte all’ingresso di una vecchia palazzina dall’aspetto non proprio solido, più vestigia che effettiva testimonianza del discutibile concetto di edilizia popolare di quel quartiere fra la fine degli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta « Non lasciarti trarre in inganno… l’interno è migliore di quanto non possa appare l’esterno. » la volle rassicurare, di fronte alla consapevolezza che, in effetti, quell’edificio avrebbe potuto apparire più prossimo alla demolizione che alla ristrutturazione.
« Figurati… casa mia non è molto meglio. » enfatizzò l’investigatrice, benché, in effetti, sua madre avrebbe potuto dirsi del tutto concorde con quella severa valutazione dell’edificio nel quale ella aveva scelto di andare a vivere dopo il divorzio.
« Ancora insisti con l’immagine della dura? » ridacchiò Nihavi « Lascia che ti spieghi come devono funzionare le cose fra noi, mia cara: non hai alcuna necessità di conquistarmi, dal momento che puoi pagarmi. » sancì, in termini estremamente pragmatici, a ribadire la semplicità del rapporto d’affari esistente fra loro, fra una prostituta e la sua cliente.

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