Midda's Chronicles - le Cronache

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Dopo la conclusione, con un finale particolarmente aperto, di "Non abbassare lo sguardo", è iniziata ieri sera la pubblicazione di "Non smettere di lottare", 48° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles, riprendendo - ovviamente - il discorso rimasto in sospeso!
Buona lettura con il proseguo delle avventure della nostra ormai ex-mercenaria preferita in nuovi e inesplorati mondi, in un viaggio lungi dal potersi considerare concluso e che, certamente, proseguirà anche quando alfine superato il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di quest'opera!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 25 novembre 2017

giovedì 22 giugno 2017

RM 172


« Semplice necessità di uscire a prendere un po’ d’aria… » ammise l’altra, stringendosi fra le spalle nell’intento di minimizzare la questione, giudicata sostanzialmente di secondaria importanza, priva di ogni possibile interesse nella prospettiva di poter divenire argomento di discussione « Non ti capita mai di avere bisogno di staccare un attimo da tutto e da tutti…? » rigirò la questione, alla volta della propria interlocutrice, a ricercare, in lei, una qualche conferma o un qualche diniego a tal riguardo.
« Oh… sì! » annuì l’investigatrice, senza necessità di impegnarsi in qualche nuova simulazione, in qualche nuova menzogna, qual pur allora sarebbe potuta essere utile per stabilire un rapporto empatico con l’altra, dal momento che, semplicemente attingendo dal proprio passato, avrebbe potuto ritrovare un esempio più che valido a tal proposito « Figurati che a me, l’ultima volta che mi è successo, non è stato sufficiente uscire a prendere un caffè: ho dovuto divorziare, cambiare lavoro e, più in generale, vita intera… » dichiarò, in un riferimento allor quasi obbligato dal momento in cui, suo malgrado, l’incontro con Lange e, soprattutto, la notizia del ritorno in città di Desmair, le aveva rimescolato così ferocemente le budella da non concederle possibilità, cosciente, di ignorare la cosa, tornando, ineluttabilmente, a pensarci.
« Ah… però! » commentò Keira, piegando il capo di lato, nell’osservare la propria interlocutrice con fare interessato, addirittura dimentica, estemporaneamente, del proprio cellulare, appoggiato, insolitamente con lo schermo spento, sul bancone davanti a lei « Una scelta un po’ drastica, oserei dire… »
« … e pur necessaria. » confermò Midda, ferma nel proprio giudizio, nella propria posizione « In certi casi, quando ti rendi conto che tutta la vita che credevi di star vivendo altro non avrebbe avuto a dover essere considerata che una truffa, un’oscena menzogna, non ci sono molte alternative: o rassegnarsi, e rinunciare, in ciò, a ogni barlume di amor proprio, continuando a vivere nella falsità soltanto allo scopo di non creare disappunto nel mondo a te circostante, pur sapendo che, così facendo, presto o tardi non si avranno più le forze di reggere il gioco, giungendo obbligatoriamente alla tragedia; o rifiutarsi, e ribellarsi a tutto, coscienti di quanto, così facendo, sicuramente si perderà ogni cosa, ma, quantomeno, si conserverà la propria dignità, la propria indipendenza e, comunque, un qualche futuro… forse non roseo, forse non perfetto, e pur un futuro da vivere, e da vivere al pieno delle proprie possibilità. »

Colpita da quel breve monologo, impressionata dalla percepibile passione presente alla base di quelle parole, di quella testimonianza di vita vissuta che alcuno avrebbe potuto mai ipotizzare di confutare, Keira restò per un lungo momento, anche al termine dell’intervento dell’altra, in silenzio, osservandola e riflettendo, con attenzione, su tutto ciò che aveva appena udito. E l’investigatrice privata, trascinata nel mentre di quella breve deposizione concernente uno sgradevole passato tornato metaforicamente a bussare alla sua porta, ebbe a temere, per un istante, di aver detto qualcosa di troppo, ragione per la quale di impegnò a ripercorrere, nella propria mente, quanto appena dichiarato, per comprendere se, in qualche modo, si fosse tradita nel merito dell’interpretazione di Maddie, qual, allora, avrebbe avuto a doversi ricordare di essere.
Fortunatamente, tutto ciò che aveva detto, pur pensando, nel mentre di ciò, al proprio caso, alla propria vita, avrebbe potuto adattarsi alla perfezione anche a una qualche fantomatica vicenda del passato del personaggio da lei in tutto ciò improvvisato, e, in particolare, manco farlo apposta, al momento della maturata consapevolezza della propria dichiarata omosessualità e, con essa, al ritrovarsi posta di fronte a ben poche scelte: l’accettazione della propria natura, per quanto, ciò, avrebbe potuto sconvolgere la sua intera esistenza per così come, sino a quel momento vissuta; o il cieco e sordo rifiuto di tutto ciò, e la condanna a una lunga esistenza vissuta nella menzogna e, innanzitutto, nella menzogna verso se stessa, qual, ineluttabilmente, la sua avrebbe avuto a dover essere considerata.
Salvatasi, più per fortuna che per abilità, da un’altresì spiacevole contraddizione nel trovarsi posta innanzi alla quale difficilmente avrebbe potuto reggere il giuoco sino a quel momento portato avanti, sino a quel frangente condotto; ella non avrebbe potuto fare altro, allora, che attendere una qualche parola, un qualche commento, da parte della propria ascoltatrice, ancor perduta, nell’intimo dei propri pensieri, a confronto con quanto ella aveva così dichiarato.

« Difficile darti torto… » ammise, alfine, la collega di Carsa Anloch, scuotendo appena il capo a dimostrare, a enfatizzare la propria impossibilità a tal riguardo « E, obiettivamente, anche se volessi in qualche modo negarti ragione, tutto ciò che hai detto, per come lo hai detto, si pone in maniera indubbiamente forte, incisiva, tale da rendere improbabile riuscire a sollevare una qualunque obiezione… »
« Perdonami. » cercò di moderarsi Midda, abbassando i toni entro i quali, forse, si era ritrovata a calcare eccessivamente la mano « Non era mia intenzione imporre il mio pensiero su di te… o su alcun altro. » puntualizzò, in parte sincera a tal riguardo, giacché, in effetti, non avrebbe avuto a doversi considerare neppure sua intenzione spendersi in un tale, improvvisato comizio, così come, pur, era avvenuto « Lungi da me credere, o pretendere, di poter avere una qualche ragione in senso assoluto: la mia, altro non deve essere considerata che una semplice testimonianza… e una semplice testimonianza di vita vissuta. »
« Già… » annuì Keira, ancora pensierosa « Di vita vissuta… » soggiunse, ripetendo le sue ultime parole, salvo, poi, chiudersi ancor estemporaneamente in un muro di silenzio, e di silenzio, allora, non motivato da una qualche fonte di distrazione, da un reindirizzato interesse rivolto altrove, magari verso il proprio telefono cellulare e il mondo multimediale all’interno del quale, sino a poco prima, l’altra l’aveva impropriamente giudicata immersa al punto tale da non avere neppur possibilità di contatto con la realtà altresì a lei circostante; quanto e piuttosto di un’intensa laconicità giustificata soltanto dalla volontà, per lei, di riflettere su quanto detto… e, magari, su molto altro ancor taciuto, soprattutto da parte sua.

Dopotutto, quella digressione all’interno della quale, involontariamente, Midda si era riservata un ruolo da protagonista, avrebbe avuto a dover essere ricordata qual nata, in maniera indubbia, da un commento inizialmente sollevato da parte della stessa Faccia D’Anatra, la quale, lì, in quel bar, in pieno orario d’ufficio, stava forse ricercando un’occasione di fuga da qualcosa o da qualcuno, se non, addirittura, da se stessa.
Ma una giovane donna di bell’aspetto, e indubbiamente conscia di ciò così come non troppo modestamente dimostrato dall’abbondanza di foto da lei pubblicate quotidianamente in internet, e aventi qual costante proprio se stessa, e se stessa in qualunque momento della propria vita, da chi o da cosa avrebbe mai potuto desiderar sfuggire? Davvero avrebbe potuto avere motivo di cercare una via di evasione da se stessa, dalla propria vita, così come prima domandato? O, forse e semplicemente, l’investigatrice stava proiettando il proprio stesso io su quell’interlocutrice, su di lei trasferendo, nella propria mente, tutti i propri problemi, tutte le proprie frustrazioni, rendendola impropriamente protagonista di un qualche dramma altresì inesistente?
A dirimere, allora, qualunque dubbio in tal senso, quell’esitazione legittima da parte dell’investigatrice privata giacché soltanto una stupida, al suo posto, avrebbe potuto lì negare una certa agitazione interiore e, di conseguenza, una possibile carente lucidità di pensiero, qual pur, a posteriori, il fato ebbe a dimostrarle di non desiderare rimproverarla; fu la stessa Keira, nel momento in cui ebbe a riprendere voce e a riprendere voce in termini indubbiamente sorprendenti dal punto di vista della sua controparte e, ciò non di meno, atti a comprovare, ad ammettere quantomeno, l’esistenza del turbamento così colto…

« Senti… parliamoci chiaro. » sancì, riportando a lei lo sguardo « Premesso che il tuo discorso mi è veramente piaciuto, e mi è parso abbastanza sincero, io so perfettamente che, forse, questa è la prima cosa reale che hai avuto modo di dirmi a partire da ieri sera… » dichiarò, in termini che difficilmente avrebbero potuto dar corpo all’idea di un qualche azzardo in quell’accusa a lei rivolta « Alla luce di ciò, il fatto che tu possa star qui a raccontarmi dei tuoi problemi passati nella speranza che io, ora, possa decidere di aprirmi con te e raccontarti i torbidi segreti della mia esistenza, francamente è intollerabile. E, quindi, o ti decidi a dirmi la verità nel merito dei tuoi presunti rapporti con Carsa… o, per quanto mi riguarda, credo che la polizia sarà ben lieta di raccogliere qualche informazione a tuo riguardo, come persona informata dei fatti, qual, dopotutto, tu ti proclami essere. »

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