Midda's Chronicles - le Cronache

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Dopo la conclusione, con un finale particolarmente aperto, di "Non abbassare lo sguardo", è iniziata ieri sera la pubblicazione di "Non smettere di lottare", 48° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles, riprendendo - ovviamente - il discorso rimasto in sospeso!
Buona lettura con il proseguo delle avventure della nostra ormai ex-mercenaria preferita in nuovi e inesplorati mondi, in un viaggio lungi dal potersi considerare concluso e che, certamente, proseguirà anche quando alfine superato il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di quest'opera!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 25 novembre 2017

martedì 20 giugno 2017

RM 170


L’investigatrice privata sapeva di star chiedendo tanto al suo ex-capo ma, ciò non di meno, ella non ebbe ad arrestarsi nella formulazione della propria richiesta: nel peggiore dei casi, egli avrebbe potuto semplicemente rifiutarsi e nulla sarebbe cambiato rispetto a prima; in caso contrario, forse, ella avrebbe potuto ottenere qualche proiettile in più nel proprio caricatore… metaforicamente parlando.
Così, ella ebbe alfine a spiegargli i dettagli del caso Anloch, sul quale stava lavorando, condividendo con lui l’informazione ottenuta la sera precedente nel merito dell’orientamento sessuale della giovane, sottolineando quanto, probabilmente, tale informazione fosse stata precedentemente taciuta a coloro che stavano indagando a tal riguardo. E sebbene ella fosse conscia di quanto il distretto che stava allor portando avanti il caso non fosse quello dello stesso Lange Rolamo, la donna non si negò, allora, occasione di chiedere al proprio capitano d’un tempo l’occasione di porre qualche domanda, ai propri parigrado, riscuotendo magari qualche favore al solo scopo di riuscire ad accedere alle informazioni correnti relative all’indagine in corso, informazioni che, forse, riviste allora nella consapevolezza di quell’ulteriore particolare, avrebbero potuto aiutare a cogliere qualche altro dettaglio, qualche sfumatura prima persa fra le righe e che, altresì, avrebbe potuto assumere decisamente un nuovo significato nel confronto con tutto ciò, magari e persino arrivando a individuare qualche indicazione utile nel merito di chi avrebbe potuto aversi a dover considerare la sua misteriosa amante.
Un’alternativa a domandare quel favore, a cercare una qualche via d’accesso, diretto o anche solo indiretto, alle informazioni raccolte dai detective incaricati del caso, dopotutto, sarebbe stata quella di tornare a domandare direttamente al genitore di lei ragguagli a tal riguardo, benché, in tal caso, molto probabilmente non soltanto non sarebbe riuscita a ottenere particolare successo ma, ancor peggio, avrebbe potuto rischiare anche e ancor peggio di incontrare una qualche strenua resistenza da parte sua, un muro di gomma la cui efficacia avrebbe avuto a doversi riconoscere inversamente proporzionale rispetto alla sua apertura mentale nel confronto con l’idea dell’omosessualità di sua figlia. E se, nel migliore dei casi, egli avrebbe sì potuto esserle d’aiuto, dimostrandosi assolutamente in pace con l’idea che la propria bambina non rispettasse l’eterosessualità imperante nell’epoca moderna; nella peggiore delle eventualità, non soltanto egli si sarebbe potuto dimostrare del tutto incapace ad accettare la cosa ma, ancor più, avrebbe potuto reagire con tale rifiuto, all’idea, al punto tale da colpevolizzare la medesima investigatrice per quanto, in tal modo, suggerito, ritenendola una menzogna per confondere maggiormente le acque e per giustificare i propri insuccessi, arrivando alfine anche a licenziarla.
In ciò, per quanto ella non avrebbe potuto apprezzare l’idea di domandare un simile favore al buon capitano, fra le due soluzioni, quella avrebbe avuto a doversi probabilmente considerare qual la più opportuna da perseguire. E da perseguire non soltanto per il proprio personale tornaconto, ma anche, obiettivamente, per il bene della giovane Anloch, il fato della quale, comunque, avrebbe meritato di poter essere chiarito in un modo o nell’altro…

« Quanto è importante, per te, questa informazione…? » le domandò alfine Lange, osservandola con sguardo serio ma quieto, privo di qualunque volontà di giudizio a suo riguardo e animato, probabilmente, solo da quanto così apertamente espresso, dalla necessità di comprendere se, effettivamente, tutto quello avesse a doversi considerare qualcosa su cui sarebbe valsa la pena impegnarsi o no, benché, nel ben conoscere la propria interlocutrice, fosse comunque già certo che ella non si sarebbe presa il disturbo di scalare la questione fino a lui se non fosse stata realmente tale.
« E’ importante nella misura in cui lo è scoprire la sorte di una ragazza scomparsa… e offrire pace ai suoi cari. » replicò l’investigatrice, sincera nella propria presa di posizione, giacché, quell’incarico, quel caso, sin da subito non era stato per lei una questione di soldi, un mero lavoro, quanto e piuttosto una vera e propria volontà di riscatto, e di riscatto dalla strada che, nel bene o nel male, aveva preso la propria vita, vedendola spendere le proprie giornate, le proprie capacità, nella frustrante ricerca di mariti o mogli fedifraghi.
« D’accordo. » annuì l’altro, dopo essersi riservato qualche istante di silenzio, quasi a volerla in tal maniera valutare, a volerne soppesare le motivazioni più intime, nel confronto con le quali, pur, non avrebbe potuto dirsi in alcun modo estraneo, laddove, in fondo, ella avrebbe avuto a dover essere riconosciuta comunque qual la stessa giovane donna che, qualche anno prima, aveva accolto sotto la propria protezione, per fare di lei una detective, nel riconoscerne le qualità, nel distinguerne chiaramente le potenzialità « Mi informerò. E, non appena saprò qualcosa, ti aggiornerò. Il tuo numero è sempre lo stesso, no…? »
« Certamente. » confermò ella, sorridendogli colma di gratitudine per il favore concessole.

Tirando le somme, quindi, il bilancio di quell’incontro non avrebbe avuto a poter essere giudicato, a posteriori, qual negativo.
Nel voler prendere in esame le ragioni per le quali ella si era sino a lì inizialmente sospinta, il suo avrebbe avuto a dover essere riconosciuto qual un potenziale successo, dal momento in cui, anche ove non le fosse stata concessa alfine informazione utile a riuscire, da sola, a portare a compimento quel caso, ella non si era negata occasione di condividere con le autorità le proprie scoperte, in maniera tale che, in un modo o nell’altro, speranzosamente, qualcuno sarebbe stato in grado, alfine, di giungere al bandolo di quella matassa, scoprendo la fine della giovane scomparsa.
Nel concentrarsi, poi, su tutto il resto, su quanto emerso a margine di quell’incontro, anche la notizia del ritorno di Desmair non avrebbe avuto a dover essere giudicata qual negativa. Il ritorno del suo ex-marito in città, di per sé e invero, non avrebbe potuto essere frainteso qual null’altro che negativo, e negativo nell’accezione più assoluta di tale termine, in maniera tale da non poter ovviare, ancora, a sconvolgere la mente della donna; ma la notizia stessa del suo ritorno, altresì, non avrebbe potuto essere tuttavia considerata in termini contrariati, negativi a tutto ciò, giacché, ove pur ella non avrebbe potuto fare molto, a posteriori, per prevenirlo, sicuramente ella sarebbe stata in grado di sfruttare quella notizia a proprio vantaggio, fosse anche e solamente allo scopo di prestare ancor più attenzione nei propri spostamenti, anche in metropolitana, onde minimizzare la sgradevole eventualità di un loro possibile incontro. Insomma… si fosse ritrovata, estemporaneamente, di fronte a lui, difficile sarebbe stato prevederne le reazioni, tanto nel bene, quanto, e forse maggiormente, nel male.
Così, pur essendo andata solo per ottenere un’informazione, ella era allor riuscita, e senza particolare impegno, a raccoglierne addirittura due, rendendo, di conseguenza, l’esito di quella rapida spedizione qual ancor più importante, ancor più significativa, almeno nel confronto con il quadro d’insieme, con quell’immagine più amplia, più completa, nel perdere di vista la quale, ineluttabilmente, presto o tardi, qualche errore sarebbe stato commesso, forse non dandole, neppure, la possibilità di maturarne coscienza prima dell’irreparabile.

« Bene… » concluse l’uomo, tornando a volgere la propria attenzione al proprio pranzo « Se non c’è altro, allora, potresti lasciarmi finire di mangiare in santa pace, e tornare a fare qualunque cosa tu stessi facendo prima di venire qui. » la congedò, con fare volutamente brusco, a non permettersi di palesare eccessivamente il proprio affetto per lei, ove, in alternativa, avrebbe potuto concederle troppa presa su di sé, se solo ella se ne fosse accorta.
« Agli ordini, capitano! » replicò Midda, per nulla inconsapevole dell’affetto verso di lei provato e, ciò non di meno, tutt’altro che desiderosa di approfittarne, non più di quanto, dopotutto, non avesse allora già fatto « E… grazie. » soggiunse, alzandosi per lasciarlo in serena solitudine al proprio tavolo.
« … pivella. » commentò semplicemente Lange Rolamo, scuotendo il capo, quasi, in quelle poche sillabe, fosse inclusa qualche arcana verità benché, semplicemente, altro non avrebbero potuto rappresentare che un benevolo epiteto.

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