Midda's Chronicles - le Cronache

News & Comunicazioni

Conclusa la lunga, lunghissima (tre anni...) pubblicazione de "Il viaggio continua", il racconto che, nella mia memoria sarà ricordato come l'episodio dell'ora più buia di questa pubblicazione; inizia oggi "Non abbassare lo sguardo", il 47° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles (50° considerando anche i tre racconti pubblicati all'insegna del marchio Reimaging Midda)!
Racconto che, quindi, oltre ad avere potenzialmente un numero importante, ci accompagnerà verso il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di questo viaggio insieme!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 5 ottobre 2017

domenica 18 giugno 2017

RM 168


« Ciao pivella. » l’accolse il capitano, neppure voltandosi a osservarla, seduto là dove stava mangiando, e, ciò non di meno, assolutamente consapevole di quanto ella gli fosse sopraggiunta alle spalle, in grazia non tanto di un paio di occhi nascosti nel retro della nuca, quanto, e piuttosto, di una costante attenzione ai particolari, particolari che, nella fattispecie, in quel mentre si stavano andando a palesare sulla superficie riflettente di un classico portatovaglioli da bar, formando, in tutto e per tutto, l’immagine della sua ex-protetta, la quale, conoscendolo, non ebbe ragione di sorprendersi di quanto in tal maniera occorso.
« Ciao capitano. » replicò ella, ruotandogli attorno per portarsi davanti a lui e, in ciò, avere occasione di proseguire nell’osservarlo dritto in viso e non attraverso un improvvisato, e pur utile, specchio « Come stai? Come stanno Kasta e il piccolo? E’ da un po’ che non li vedo… »
« Kasta sta molto bene. E Junior non è più così piccolo, considerando che, a quindici anni, il suo principale pensiero inizia ora a essere quello di poter violare il coprifuoco in quelle che considera le occasioni giuste, attraverso una scala di misurazione direttamente proporzionale al numero di alcolici presenti… » rispose, offrendo riferimento alla propria dolce sposa, Kasta Hamina, e al loro figlio unigenito, Lange Rolamo Jr., la sua famiglia e, obiettivamente, tutto il suo mondo, tanto nel bene, così come nel male.
« Quindici anni…?! » ripeté, sorpresa, l’investigatrice privata, per poi fermarsi per un istante e compiere un rapido controllo mentale a tal riguardo, verificando la veridicità di quell’affermazione « Diamine… è vero! » confermò, pertanto, sinceramente colta in contropiede da quell’informazione, nella sua mente ancor concependo Junior qual il bimbetto un po’ timido che aveva conosciuto in occasione del primo invito a cena a casa Rolamo « Mi spiace per te, capitano… non si può dire che quella sia un’età facile. »
« Che non fosse un’età facile, lo sapevo, essendoci passato anche io… » argomentò l’uomo, invitandola, con un cenno della mano, ad accomodarsi di fronte a lui, in una seggiola rimasta lì libera « Quello che non avrei mai potuto immaginare è quanto non sarebbe stato semplice neppure per i genitori del quindicenne… soprattutto dal momento in cui, l’unica parola che sembra capace di pronunciare, ormai, sia “no”. » spiegò, assolutamente trasparente nell’esposizione dei propri problemi personali, così come egli era del resto sempre stato, e non soltanto con lei.
« Pensa quanto si staranno ora divertendo i tuoi genitori, vedendoti impazzire in questo modo… » ridacchiò la donna, strizzando l’occhio sinistro con fare complice « Avranno pur dovuto aspettare per un po’, ma finalmente stanno gustando il dolce sapore della vendetta! »
« Prima o poi sarà anche il tuo turno, pivella. » sembrò quasi minacciarla egli, in verità a null’altro appellandosi se non al fattore tempo, a confronto con il quale, probabilmente, più che “poi”, la questione avrebbe avuto a dover essere catalogata entro “prima” « E quel giorno, sarò io a divertirmi, vedendoti impazzire in quel modo… »
« Figurati! » escluse lapidaria Midda, non riuscendo francamente a immaginarsi nel ruolo di madre « Per me, l’unico ruolo vagamente pertinente è, e sempre sarà, quello di zia. E di quella zia un po’ strana che a tutti, in fondo, piacere… » puntualizzò, a meglio definire il proprio ruolo nel contesto.
« Le tue nipotine crescono…? » domandò il capitano, ricambiando la domanda a lui rivolta e, in ciò, informandosi nel merito di quella che, allora, avrebbe avuto a dover essere riconosciuta la famiglia di lei, nei limiti delle sue personali conoscenze.
« Inevitabilmente sì. Anche se, per ora, posso ancora godermele nella loro condizione di bambine… » dichiarò la donna, assolutamente contenta per ciò « Un giorno, sicuramente, arriveranno anche loro all’adolescenza… e, quel giorno, saranno guai per tutti. Ma, per intanto, sembra un traguardo ancora lontano. »
« Bene. » annuì l’uomo, contento di quella conferma « Quando sentirai tua sorella e i tuoi genitori, porta loro i miei saluti… »
« Non mancherò. »

E, su quell’ultima conferma, il discorso parve addirittura estemporaneamente arenarsi, laddove, malgrado fosse giunta sino a lì con un’idea chiara in mente, sedutasi di fronte al proprio ex-capitano, e dopo aver parlato in maniera tanto piacevole delle rispettive famiglie, ella ebbe a sentirsi del tutto inopportuna all’idea di giungere alle reali motivazioni di quella visita, così prosaiche per le quali soltanto vergogna avrebbe avuto a dover lì provare nel confronto con lui.
Ciò non di meno, non essendo Lange Rolamo propriamente uno stupido, egli non avrebbe mai potuto ritenere quell’incontro qual casuale e, in ciò, non avrebbe mai potuto ovviare ad attendersi, da parte della donna, una qualche domanda, una qualche richiesta di favori, laddove, in alternativa, non si sarebbe giustificata quell’insolita, e improvvisa, ricomparsa nella sua quotidianità. Così, dopo averle concesso qualche istante per provare a cavarsela da sola, per riuscire a giungere autonomamente al bandolo della matassa, e verificato quanto, altresì, ella ebbe a sembrare chiaramente in imbarazzo nel confronto con qualunque idea potesse allor star attraversandole la mente, all’uomo altro non restò da fare che affrontare egli, di petto, la questione, partendo, in ciò, dall’unica eventualità per la quale, era consapevole, ella non avrebbe avuto a doversi considerare lì sopraggiunta…

« Immagino che tu non mi abbia teso questo agguato animata dalla volontà di provare a chiedermi il reintegro nel tuo vecchio ruolo… non è vero…? » le chiese, in quanto, obiettivamente, avrebbe avuto a doversi ritenere più un suo desiderio, più una sua speranza, che una possibile volontà della sua interlocutrice.
« Ehm… no… » scosse il capo ella, sorridendo timorosamente « Mi dispiace, capitano, ma ti voglio troppo bene per augurarti di avermi nuovamente al tuo comando. » ironizzò a discapito di se stessa, cercando di sfruttare tale espediente per dissimulare le proprie emozioni a tal riguardo, inoppugnabilmente contrastanti, soprattutto in momento come quello, nel corso dei quali la sua vecchia vita, e la parte migliore della sua vecchia vita, tornava a mostrarsi, ‘per porsi a ingrato confronto, a spiacevole paragone con la sua nuova attualità « Cioè… ammettiamolo: sono sempre stata una spiacevole gatta da pelare. E il passare degli anni non sta migliorando il mio carattere, te lo assicuro… »

Lange Rolamo sorrise. E sorrise con un sorriso dolceamaro. Non che egli avrebbe mai potuto attendersi una replica diversa da quella lì offertagli, non che si fosse illuso che ella si stesse concedendo sufficiente indulgenza per ritornare sui propri passi e, ancor più, per perdonarsi, così come, in quegli anni, non era mai riuscita a fare… tuttavia, un pur flebile, quasi soffocato, barlume di speranza non avrebbe mai potuto ovviare ad animare il suo cuore, il suo animo, suggerendogli, qual una sussurrata vocina nella sua mente, quanto quell’irrealizzabile eventualità sarebbe comunque stata straordinariamente bella. E, soprattutto, quanto ella se la sarebbe realmente meritata, al di là di quanto il suo straordinario senso di responsabilità non avrebbe potuto continuare a suggerirle, continuare a pretendere da lei.
Così esclusa l’eventualità più improbabile alla base di quell’incontro, ogni altra possibilità avrebbe avuto a doversi giudicare possibile. Anche e soprattutto quella che, alla luce di quanto accaduto, egli più fra tutte temeva, al punto tale da non volerle neppure offrire voce, nel non voler essere proprio lui a reintrodurre, nella vita di lei, quell’argomento, quella figura. Ciò non di meno, nel costante silenzio di lei, egli ebbe a dover tentare nuovamente di indovinare quanto le stesse passando per il cervello e, in ciò, scelse di affrontare, senza ulteriori indugi, quel tema, laddove, presto o tardi, sarebbe emerso…

« Si tratta di Desmair allora…? » le propose, con tono necessariamente incupito, a nominare il suo ex-marito « Immagino tu abbia saputo che è tornato in città… »

0 commenti: