Midda's Chronicles - le Cronache

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Tanti auguri, mamma!

Manco farlo apposta, la conclusione del racconto con RM 003 - Reimaging Midda: Il sapore familiare del veleno!, dopo ben settantuno episodi (il racconto più lungo di Midda, a oggi!), coincide con la festa della mamma.
Motivo per cui, festeggiando il traguardo di un altro racconto di Midda concluso (e di una Midda alternativa, come tutte quelle finora apparse in Reimaging Midda), non posso ovviare a fare gli auguri a una delle lettrici più affezionate di Midda, nonché alla co-autrice della stessa (quantomeno dal punto di vista grafico), con questo piccolo intervento.
Quindi: auguri mamma!
E grazie di tutto il sostegno in questi quasi dieci anni di pubblicazioni!

Da domani, inoltre, riprenderà la pubblicazione di RM 001 - Reimaging Midda: Un altro morde la polvere, iniziando con la riproposizione dei primi nove episodi precedentemente pubblicati a cavallo fra il dicembre 2015 e il gennaio 2016.
Nella speranza, in tutto ciò, di essere riuscito finalmente a rompere la maledizione che aveva afflitto questa serie fra il 2014 e lo scorso anno.

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 14 maggio 2017

sabato 17 giugno 2017

RM 167


Nel giungere, ad allenarsi, al mattino, quando ancora sufficientemente riposata, rispetto che al pomeriggio inoltrato o a sera, per l’investigatrice privata, fu una piacevolissima scoperta, utile a maturare pur prevedibile coscienza di quanto, con meno stanchezza addosso, ella avrebbe saputo rendere indubbiamente di più. Così, a dispetto del proprio solito rendimento, di allenamenti passati nei quali a fatica si riusciva a dimostrare in grado di reggere l’incalzare degli stimoli propostile da Ma’Vret, in quell’insolita occasione ella si confermò altresì capace di tener testa all’uomo, al punto tale che, alla fine, forse eccessivamente galvanizzata dalla propria condizione fisica, ebbe a pretendere anche un vero e proprio incontro con lui, ovviamente nel pieno rispetto di ogni regola e dopo aver indossato tutte le protezioni del caso. E se, in effetti, ella non si negò occasione di giungere con una coppia di ganci al volto dell’uomo, sinceramente sorprendendolo per la rapidità delle esecuzioni in tali occasioni; l’incontro ebbe a terminare nel momento in cui, sfortunatamente, ella non ebbe sufficiente attenzione per veder giungere, o prontezza di riflessi per evitare, un devastante montante che la raggiunse al fianco destro, non causandole seri danni solo in conseguenza alla premura che, il suo allenatore, e in quel frangente avversario, aveva voluto riservarle, non ponendo in tale colpo tutta l’effettiva, straordinaria forza di cui egli avrebbe potuto essere capace, e, ciò non di meno, negandole per quasi un minuto buono ogni possibilità di respiro, costringendola, in ciò, a ritirarsi dalla sfida per knock-out tecnico.
Quando, alfine, ella lasciò la palestra di Ma’Vret, sentendolo ripetere per forse la quarantesima volta una lunga serie di scuse e intimandogli per forse la quarantesima volta di smetterla, giacché ella non avrebbe accettato nulla di meno da lui se non il massimo impegno nel proprio ruolo di allenatore così come in ogni altro genere di relazione esistente fra loro; Midda non avrebbe potuto vantare un’effettiva perfetta forma fisica, con un certo livello di dolore tale da prometterle che, di lì a qualche ora, il suo costato avrebbe potuto vantare uno dei più grossi lividi di sempre, per quanto, nell’assenza di affaticamento respiratorio, fortunatamente alcuna costola avrebbe avuto a doversi temere allor qual incrinata.
In tal maniera legittimamente rallentata nei propri movimenti, ella non volle tuttavia rinunciare alla propria precedente pianificazione, motivo per il quale, tenendo fede al programma strutturato nella sua mente, si diresse dall’altra parte della città, verso un certo chioschetto là dove era certa, intorno all’ora di pranzo, sarebbe presto o tardi passato il nuovo informatore, o, quantomeno, colui che ella aveva autonomamente eletto a tal ruolo benché, obiettivamente, egli probabilmente non avrebbe avuto alcun piacere in tal senso. E non perché, fra loro, non scorresse buon sangue, non vi fosse una relazione di sincera e traspareente amicizia e rispetto, ma semplicemente perché egli, forse persino più di sua madre, mai aveva realmente accettato che ella avesse deciso di lasciare il servizio, di lasciare il proprio ruolo da detective, pur, a differenza di sua madre, ben conoscendone le ragioni…

Quarantacinque anni, di cui venti spesi all’interno della polizia della città di New York, il capitano Lange Rolamo era stato non soltanto il diretto superiore di Midda sin dal suo primo giorno da piedipiatti, ma anche il suo più importante mentore all’interno di quella grande famiglia, fra le fila della quale, obiettivamente, l’aveva accolta al pari di una sorellina minore, ponendola sin da subito sotto la propria ala protettiva, nel cogliere, in lei, un certo potenziale, quell’indiscutibile valore che, non a caso, dopo cinque anni di servizio per le strade, l’aveva vista sostenere con successo l’esame da detective, per poter contribuire in maniera ancor più efficace ed efficiente alla protezione di quella smisurata città e dei suoi quasi otto milioni e mezzo di abitanti.
Uomo integerrimo, serio nel proprio lavoro, più che protettivo verso tutti i propri fratelli e sorelle all’interno del distretto a lui assegnato, e parimenti spietato verso chiunque a loro discapito avrebbe mai osato sollevare la mano, agli occhi della neo-diplomata agente Midda Bontor, egli era apparso, immediatamente, a metà strada fra un tragico eroe vittoriano e l’incarnazione di tutti quei valori in ubbidienza ai quali ella aveva scelto di abbracciare quella particolare strada, in contrasto a ogni voce contraria da parte della propria famiglia. E, obiettivamente, nei propri anni da poliziotta, nessuno le era stato più vicino, professionalmente e personalmente, del capitano Lange Rolamo, contribuendo certamente a fare di lei la donna e la detective che poi era divenuta. E, senza nulla togliere a Degan, il suo primo e unico partner come detective, al quale pur avrebbe avuto a doversi comunque riconoscere indubbiamente legata da un profondo affetto, in quel necessario affiatamento, in quell’inevitabile complicità, sviluppate nel lavorare fianco a fianco, spalla a spalla in un mondo come quello; indubbiamente avrebbe avuto a doversi considerare proprio la perdita del capitano ciò che, della propria passata vita, avrebbe avuto a dover essere riconosciuto qual il suo maggior rimorso, quanto, malgrado tutto, ancor la tormentava, pur nell’assenza di qualunque sorta di dubbio nel merito della scelta da lei compiuta.
Il suo volontario allontanamento dalla polizia e dalla sua vita come detective, comunque, non avrebbe dovuto coincidere necessariamente con un allontanamento anche dai propri vecchi amici, ragione per la quale, invero, né con Degan, né con altri suoi ex-colleghi, né, tantomeno, con il capitano, ella aveva tagliato completamente i rapporti, sentendoli, quasi tutti, almeno una volta al mese per telefono e, comunque, non mancando di rispondere a qualunque invito a lei rivolto per qualunque occasione di rimpatriata, sia in coincidenza di eventi lieti, da festeggiare, da celebrare, sia, più sgradevolmente, in concomitanza con accadimenti funesti, quali, e purtroppo in quegli ultimi tre anni non erano mancati, ultimi saluti a coloro i quali, purtroppo, avevano finito con l’onorare il proprio giuramento arrivando a offrire finanche la vita alla città di New York. Dopotutto, al di là delle mai pubblicamente condivise ragioni che l’avevano spinta alle dimissioni, il suo allontanamento dalla polizia e dalla sua vita come detective avrebbe avuto a doversi riconoscere, appunto, qual volontario, motivo per il quale nessuno, fra tutti i propri ex-colleghi, avrebbe avuto ragione per non volerla più frequentare… al contrario: in molti, persino troppi, a ogni nuova occasione di contatto con lei, malgrado fossero passati già tre anni, non si concedevano ancor requie nell’invitarla a ritornare, pronti, se necessario, anche a raccogliere firme e quant’altro pur di garantirle il pieno reintegro nel suo ruolo, se solo ella lo avesse desiderato.
In un tanto cordiale clima, pertanto, facile sarebbe stato supporre quanto per lei, nella propria nuova vita come investigatrice privata, potesse essere addirittura giudicabile qual scontato il ricorso a così tanti possibili alleati a proprio esclusivo tornaconto, garantendosi, in tal maniera, l’accesso alle risorse della polizia malgrado non ne facesse più parte. Ciò non di meno, complice anche il genere di casi nei quali, abitualmente, ella era coinvolta, in verità prima di incontrare il signor Anloch ella non aveva mai avuto necessità di mischiare la propria nuova vita professionale alla propria vecchia vita professionale, in quello che, obiettivamente, la sua morale, non le avrebbe concesso di digerire tanto facilmente. Il giorno in cui, tuttavia, il caso Anloch aveva bussato alla sua porta, ella era stata inevitabilmente costretta a sfruttare, per la prima volta, il proprio passato da detective per raccogliere qualche aggiornamento a tal riguardo, ottenendo, in verità, comunque qualcosa di estremamente superficiale e più prossimo a semplici chiacchiere da bar che a una qualche effettiva fuga di notizie, così come, del resto, non avrebbe neppure osato pretendere.
Volendo, ciò non di meno, in quel momento, alla luce degli ultimi risvolti sul caso, cercare una collaborazione più incisiva con le autorità, per il rispetto e l’affetto che provava verso quella propria ex-famiglia, mai ella si sarebbe concessa opportunità di contattare direttamente qualcuno, fosse anche Degan stesso, per chiedere tutto ciò a titolo di favore personale, per quanto fosse oltremodo sicura che alcuno le avrebbe negato aiuto a tal riguardo. Così, forse in termini che qualcuno avrebbe potuto giudicare sciocchi, probabilmente per ragioni che qualcuno avrebbe potuto definire infantili, ella stava allora preferendo arrischiarsi a contattare direttamente la persona che maggior ragioni professionali avrebbe potuto vantare per rifiutarle qualunque genere di aiuto, in quanto, nel proprio ruolo, politicamente pericoloso sarebbe stato per lui accettare di prestarsi in tal senso a concedere un favore a una mediocre investigatrice privata qual, purtroppo, innanzi al giudizio di chiunque, Midda avrebbe avuto a dover essere allor riconosciuta.

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