Midda's Chronicles - le Cronache

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Conclusa la lunga, lunghissima (tre anni...) pubblicazione de "Il viaggio continua", il racconto che, nella mia memoria sarà ricordato come l'episodio dell'ora più buia di questa pubblicazione; inizia oggi "Non abbassare lo sguardo", il 47° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles (50° considerando anche i tre racconti pubblicati all'insegna del marchio Reimaging Midda)!
Racconto che, quindi, oltre ad avere potenzialmente un numero importante, ci accompagnerà verso il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di questo viaggio insieme!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 5 ottobre 2017

lunedì 12 giugno 2017

RM 162


« Sono felice che tu abbia compreso di poter parlare liberamente con me, Midda. » annuì Ja’Nihr, priva di condiscendenza e, piuttosto, allor contraddistinta da altro, qualcosa di estremamente simile a un moto di soddisfazione personale, allor generato, probabilmente, da quanto ebbe ad argomentare subito dopo « E, dal momento che tu hai deciso di essere sincera con me, desidero ricambiarti la cortesia. » sancì, quietamente, senza incedere ancor in un qualche facile buonismo « Giacché, non te la prendere, ma fin da subito ho capito chi tu fossi… e chi tu fossi realmente. Anche se non mi è ancora chiaro il perché tu abbia cercato questo momento d’incontro. »

A quelle parole, fu il turno dell’investigatrice per mostrare il proprio perfetto controllo sulle sue emozioni, e su quanto lì stava avvenendo, nel non mostrarsi sorpresa, qual pur avrebbe dovuto allor essere, innanzi a quell’affermazione, a quella presa di posizione volta a definire qual totalmente inefficacie il proprio tentativo di dissimulazione, quel proprio alias che pur, la sera prima, non le aveva offerto problema alcuno nei confronti con i tre impiegati da lei approcciati e, discretamente, interrogati. Ciò non di meno, per quelle stesse ragioni in virtà delle quali si era pocanzi rapidamente rivolta al proprio telefono cellulare, a confronto con il fascicolo illustrativo della storia e delle attività della “Neverending Story Inc.”, lo smascheramento a lei imposto dalla propria interlocutrice non avrebbe avuto a dover essere considerato poi così straordinario, così incredibile: non per merito della stessa avvocatessa, che, in fondo, aveva così dimostrato di conoscere quantomeno la storia della società nella quale si era fatta assumere; non, tantomeno, per merito dell’investigatrice privata, la quale, obiettivamente, avrebbe potuto allor essere comunque considerata ancora un assoluto nessuno, una persona priva di importanza o di valore, dal punto di vista della Società ovviamente, e non così famosa, così celebre da potersi rendere protagonista di un simile momento.
Perché, molto più celebre rispetto all’investigatrice privata, e, in una sventurata coincidenza, allor superiore a livello di organigramma rispetto alla giovane avvocatessa, avrebbe avuto a doversi riconoscere un’altra loro coetanea, colei che della società nella quale la seconda aveva trovato lavoro avrebbe avuto a doversi considerare fra i soci fondatori e, ciò non di meno, della prima avrebbe avuto a dover essere riconosciuta addirittura qual la sorella gemella: Nissa Bontor.

« Mmm… » commentò ella, proponendo l’ironica immagine di un momento di riflessione attorno alle parole lì destinatele, accarezzandosi il mento fra il pollice e l’indice della mano destra « Immagino che il fatto che la foto della mia celebre sorellina sia presente nella terza pagina del vostro libretto illustrativo, abbia potuto giocare a mio svantaggio a tal riguardo… non è forse vero? »
« Un po’ sì… » confermò l’altra, sorridendo « Diciamo completamente. » ridacchiò poi, non potendo ovviare a cogliere la grottesca sventura della propria controparte, laddove, obiettivamente, solo in tali termini avrebbe avuto a dover essere intesa la negativa coincidenza in conseguenza alla quale ogni impegno da parte sua a poter simulare un qualunque alter ego avrebbe avuto a doversi ineluttabilmente infrangere contro l’evidenza di quanto, cicatrice a parte, il suo volto coincidesse, in tutto e per tutto, con quello di una delle più importanti persone all’interno della “Neverending Story Inc.”.
« Non è colpa mia! » protestò Midda, scuotendo il capo « Fino a pochi minuti fa, quando ho iniziato a leggere il vostro libretto promozionale, non avevo la benché minima idea che santa Nissa Ronae Bontor avesse anche interessi filantropici, a margine delle altre dozzine di attività annesse e connesse alla “Rogautt Enterprises”… » sospirò, immaginandosi quanto, a ragion veduta, la loro comune genitrice sarebbe stata a dir poco gongolante all’idea di tutto quello, benché, in un animo tuttavia indubbiamente più modesto di quanto chiunque sarebbe stato portato a credere, Nissa non avrebbe probabilmente mai promosso l’esistenza di quella sua iniziativa non-profit, soprattutto fra le persone care, preferendo serbare nell’intimità del proprio cuore tutto ciò, nell’esser animata, in tal senso, non dalla volontà di essere beatificata per il proprio impegno, quanto, e semplicemente, contribuire a rendere il mondo un posto migliore, negli ampli limiti delle proprie notevoli capacità.
« Personalmente non ho mai avuto la fortuna di incontrare tua sorella… » ammise Ja’Nihr, piegando appena il capo di lato a dimostrare di provare un certo fascino all’idea, confrontandosi, comprensibilmente, con quella figura così come con una sorta di eroina mitologica « … ciò non di meno, mi sono fatta un’idea nel merito di quanto ella abbia a essere considerata una figura a dir poco straordinaria. »
« Non immagini quanto… » sospirò l’investigatrice, socchiudendo appena gli occhi a celare un certo imbarazzo nel confronto con l’epica della quale, non gratuitamente, non illegittimamente, la sua gemella fosse protagonista « … e non immagini quanto possa essere difficile essere la gemella di una tale leggenda vivente, soprattutto quando, a differenza sua, non hai neppure terminato gli studi. »
« Ed è per questo, quindi, che ti sei presentata a me sotto falso nome…? » ipotizzò l’avvocatessa, necessariamente meditabonda a tal riguardo, non volendo imputare, alla propria interlocutrice, tanta carenza di autostima alla propria interlocutrice in misura utile da arrivare a rinunciare persino alla propria identità per non essere posta a diretto confronto con la propria gemella « Ti prego, dimmi di no o la mia opinione su di te, finora non negativa, potrebbe scemare in maniera estremamente rapida… » le domandò, in una richiesta sinceramente speranzosa, non volendo francamente accettare quell’ipotesi.
« Ehm… no. » esitò l’altra, nel verificare quanto, al di là di quell’ultimo scambio di battute assolutamente disteso e privo d’ogni diffidenza qual pur avrebbe potuto allor sussistere a seguito del suo maldestro tentativo, la propria interlocutrice non avesse ovviamente dimenticato come tutto ciò avesse avuto inizio e, soprattutto, non desiderasse trascurare le ragioni per le quali ella avrebbe mai potuto avere ragione di porre in piedi simile strategia nei suoi confronti, nei riguardi di una perfetta estranea qual pur ella, obiettivamente, avrebbe avuto a dover essere riconosciuta innanzi a lei « Al di là del mio vero nome, e della mia professione, la mia esigenza di parlarti era, ed è, sincera. » volle rassicurarla, a escludere l’eventualità che tutto quello avesse a doversi considerare un mero esercizio di stile fra loro.
« Allora per cosa…? Se mi posso permettere… » incalzò, senza desiderio di imporle ragione d’ansia, di farla sentire intrappolata con le spalle al muro, ma solo lasciando trapelare una sincera, e giustificabile, curiosità nel merito di ciò.

Giunta a quel punto, Midda si rese conto avrebbe avuto a dover stare estremamente attenta: sebbene, infatti, Ja’N le si fosse presentata qual una giovane straordinaria, e nulla, in tutto quel loro primo confronto, avrebbe potuto negare simile giudizio espresso; l’oscura ombra di un carcere federale continuava a proiettarsi funerea sul proprio futuro, soprattutto nel momento in cui, tanto pericolosamente, ella insisteva a correre sul filo del rasoio rappresentato da quell’incarico, da due nomi scritti in una cartelletta di informazioni pecettate, e dal fatto che, pur essendole stato richiesto di mantenere un profilo quanto più possibile basso nello svolgimento del proprio incarico, ella fosse allora già arrivata a interfacciarsi personalmente con uno di quei due nomi scritti… e a interfacciarsi con lei non in maniera indiretta, controllata o, comunque, accorta; quanto e piuttosto, arrivando a presentarsi apertamente a lei, e con lei disquisire in maniera tanto spontanea della propria famiglia e della complessità dei rapporti fra i membri della stessa.
Così, fu proprio allora che, con ritrovata prudenza, decise di iniziare a filtrare un po’ le informazioni da lei possedute, soprattutto nel merito dell’esistenza di un’indagine federale, e probabilmente non soltanto, all’interno della quale il nome nella sua anfitrione appariva a chiare lettere….

« Purtroppo anche io sono contraddistinta da un certo grado di serietà professionale, ragione per la quale non posso dirti nulla che potrebbe compromettere il mio cliente, o i miei clienti… » scandì, sperando di risultare quanto più possibile credibile nel dire quelle parole, laddove, in fondo, esse non avrebbero avuto neppure a doversi considerare mera fola.

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