Midda's Chronicles - le Cronache

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Tanti auguri, mamma!

Manco farlo apposta, la conclusione del racconto con RM 003 - Reimaging Midda: Il sapore familiare del veleno!, dopo ben settantuno episodi (il racconto più lungo di Midda, a oggi!), coincide con la festa della mamma.
Motivo per cui, festeggiando il traguardo di un altro racconto di Midda concluso (e di una Midda alternativa, come tutte quelle finora apparse in Reimaging Midda), non posso ovviare a fare gli auguri a una delle lettrici più affezionate di Midda, nonché alla co-autrice della stessa (quantomeno dal punto di vista grafico), con questo piccolo intervento.
Quindi: auguri mamma!
E grazie di tutto il sostegno in questi quasi dieci anni di pubblicazioni!

Da domani, inoltre, riprenderà la pubblicazione di RM 001 - Reimaging Midda: Un altro morde la polvere, iniziando con la riproposizione dei primi nove episodi precedentemente pubblicati a cavallo fra il dicembre 2015 e il gennaio 2016.
Nella speranza, in tutto ciò, di essere riuscito finalmente a rompere la maledizione che aveva afflitto questa serie fra il 2014 e lo scorso anno.

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 14 maggio 2017

sabato 3 giugno 2017

RM 153


« Purtroppo… temo di no… » scosse il capo Pacioccone, in apparenza sinceramente dispiaciuto di dover offrire una tanto spiacevole notizia « Per quanto ne sappiamo, c’è anche un’indagine della polizia in corso… » sottolineò, a voler comprovare, in tal maniera, la veridicità di quanto dichiarato, come se il semplice asserire nel merito dell’esistenza di un’indagine in corso avrebbe potuto rendere, tutto ciò, meno che uno scherzo innanzi all’attenzione della loro interlocutrice.

Ancora silenzio fu quello che Midda, quindi, si impose, sia perché, nel ruolo da lei allor interpretato, ella avrebbe necessariamente abbisognato di qualche istante per meglio elaborare la questione, sia perché, ancora, al di là di quell’improvvisazione estemporanea, per il quale avrebbe avuto a dover necessariamente chiedere un qualche riconoscimento agli Academy Awards, effettivamente ella abbisognava, in quel frangente, di un attimo di tempo utile a chiarirsi le idee e a chiarirle, in particolare, nel merito di come poter procedere in quella farsa: se da un lato ella avrebbe potuto facilmente scadere nell’isteria, nel rifiuto della notizia così offertale e, successivamente, in una violenta ribellione nei confronti della stessa, parimenti tale reazione non le avrebbe concesso possibilità di raccogliere alcuna informazione utile per così come, al contrario, ella aveva desiderato compiere quella sera.
Così, cercando di dimostrarsi forzatamente razionale nel confronto con il dolore in quel momento impostole da un annuncio tanto sconvolgente, quando ella riprese voce si impegnò, tuttavia, a dimostrarsi adeguatamente confusa in maniera utile a sperare, in tutto ciò, di riuscire comunque a ingannare i suoi interlocutori…

« … indagine… in corso…? » ripeté, a dar prova di aver effettivamente ascoltato quando suggeritole e, soprattutto, di star anche riflettendo sulla cosa, pur non senza difficoltà « … io… non capisco. Come? Quanto? Perché…? » rantolò, osservando con misto di disperazione e di paura i propri interlocutori.
« La prego… si calmi… » la invitò YogiTea, appoggiandole con delicatezza una mano sull’avambraccio, a concederle in tal maniera un pur minimo contatto umano, nella speranza che, in ciò, ella avrebbe potuto trovare ragione utile a tranquillizzarsi, come se, in un tal frangente, il mero tocco di una mano avrebbe mai potuto far miracoli « Posso chiederLe il Suo nome, ms…? » soggiunse poi, dimostrando, in ciò, forse la prima idea sensata nella volontà di ricondurla a uno stato di maggiore serenità, nel costringerla, in tal maniera, a distrarsi per un momento e, soprattutto, a interrompere il crescendo emotivo nel quale, evidentemente, si poneva coinvolta.
« Mont-d'Orb… Madailéin Mont-d'Orb… » rispose l’investigatrice, senza esitazione alcuna, facendo ricorso a uno dei propri consueti pseudonimi, già impiegati in altri contesti, quando, come in quel momento, all’occorrenza le fosse servito evitare di presentarsi con il proprio vero nome e cognome « Ma potete chiamarmi Maddie… » puntualizzò, a ovviare a ulteriori formalismi fra loro.

In un’epoca in cui la quasi totalità della popolazione avrebbe avuto a doversi considerare autonomamente schedata attraverso dozzine di diversi social media, infatti, Midda Bontor non avrebbe potuto permettersi il lusso di inventarsi, estemporaneamente, un qualunque nome e cognome, con il rischio, in tutto ciò, non soltanto di non essere sufficientemente spontanea nella definizione di qualcosa di così semplice ma, ancor più, nel non concedere alcun genere di riscontro pratico nel merito dell’alter ego in tal maniera creato. In ciò, quindi, a tempo debito, ella si era preparata una mezza dozzina di identità alternative, con tanto di profili in internet, non propriamente iperattivi nei propri aggiornamenti, e pur comunque sufficienti a dar riprova della sua esistenza, e della sua esistenza con tanto di prove fotografiche e di brevi note biografiche adeguate.
Una risorsa, quella, che, al pari di ogni altro proprio trucco, l’utilità della quale ella aveva appreso banalmente sul campo, nel modo più diretto possibile: sbagliando. E sbagliando, nella fattispecie, la prima volta che, ritrovandosi costretta a dichiarare un nome a caso, aveva riutilizzato stupidamente il nome di una propria cara e vecchia compagna delle superiori, Duva Nebiria, la quale, con lei, non avrebbe potuto essere confusa neppure per sbaglio, nel offrire sfoggio di una meravigliosa carnagione afroamericana in triste e totale antitesi al candido pallore della sua pelle ornata di efelidi. Un errore che, per poco, non aveva rischiato di mettere nei guai la stessa Duva e che, in ciò, si era ripromessa di ovviare a ripetere.
Per tale motivo, quindi, ella aveva dato vita a Madailéin Mont-d'Orb e ad altri alias, quasi tutti creati, non senza un certo divertimento, anagrammando le lettere dei propri nomi e del proprio cognome, studiandosi, per ogni nome, per ogni identità, una serie di dettagli utili a dar un senso al personaggio: così, Madailéin, avrebbe avuto a dover essere considerata figlia di madre irlandese e di padre francese, cresciuta in Italia e successivamente trasferitasi negli Stati Uniti durante gli anni dell’università, salvo poi lì chiedere permesso di soggiorno, trovare occasione di lavoro come traduttrice per una casa editrice, e vivere felice l’inizio del proprio Sogno Americano. Una biografia complicata? Forse. Probabile. Ma, nei propri primi tentativi in tal senso, si era resa conto di quanto dar corpo a qualcosa di troppo lineare, paradossalmente, avrebbe reso il suo sforzo meno credibile rispetto a qualcosa di più complesso, giacché nessuno, sano di mente, volendosi inventare un’identità alternativa avrebbe creato qualcosa di tanto macchinoso.

« Piacere, Maddie. » annuì l’altra, sorridendole con fare confortante « Il mio nome Anne-Marie… lei è Keira e lui è Jacob… » ebbe a presentarsi, e a introdurre anche i propri compagni, tendendole la mano.
« Piacere… » ricambiò il gesto ella, per poi dimostrare, comunque, di non essersi dimenticata della questione centrale, ritornandoci subitaneamente « Ora… per cortesia… potreste dirmi cosa è successo a Carsa?! »

Nel vedere Faccia D’Anatra continuare a trafficare con il proprio cellulare, Midda non ebbe dubbio alcuno nel merito di quanto, ella, stesse probabilmente lì impegnandosi al solo scopo di verificare la veridicità delle sue affermazioni, del nome loro offerto, cercando maggior informazioni a suo riguardo in rete.
Fortunatamente, il fatto che nessuno dei suoi alter ego avesse riportato, in chiaro, informazioni nel merito del proprio stato sentimentale avrebbe allora evitato di crearle problemi di sorta, giacché, l’idea che ella potesse essere effettivamente la compagna segreta della scomparsa avrebbe potuto reggere a quel controllo e, ancor più, avrebbe potuto risultar persino coerente con quanto da loro stessi suggerito, nel merito di una particolare discrezione, da parte della stessa Carsa, nel merito delle proprie relazioni e, soprattutto, delle proprie relazioni omosessuali.

« In verità non ne sappiamo molto… » spiegò Pacioccone, storcendo le labbra verso il basso, a dimostrare la propria contrarietà nel confronto con ciò « Tre settimane fa non è venuta al lavoro e, sul momento, non ci siamo preoccupati: è vero… è sempre stata una persona estremamente puntuale, ma, per carità, una giornata no può succedere a chiunque e, in questo, avevamo dato per scontato che fosse tutto a posto. » cercò di giustificare la loro apparente indifferenza iniziale, obiettivamente comprensibile e condivisibile « Purtroppo, però, poi suo padre ha telefonato per cercarla… e, a quel punto, abbiamo capito che doveva esserle successo qualcosa. » sospirò, chinando appena il capo verso il basso, con fare contrito « Purtroppo, malgrado siano trascorse già tre settimane, non abbiamo avuto più alcuna notizia. E, per quanto ci è dato di sapere, anche la polizia non ha ancora trovato alcuna traccia… »
« Ma sono passate tre settimane! » protestò l’investigatrice, sgranando gli occhi e alzando il tono della propria voce, nell’enfatizzare quell’ovvietà e, in essa, nell’esprimere tutta la propria più viva contrarietà a quanto lì narratole « Come è possibile che non si sappia nulla dopo tre settimane?! »

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