Midda's Chronicles - le Cronache

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Dopo la conclusione, con un finale particolarmente aperto, di "Non abbassare lo sguardo", è iniziata ieri sera la pubblicazione di "Non smettere di lottare", 48° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles, riprendendo - ovviamente - il discorso rimasto in sospeso!
Buona lettura con il proseguo delle avventure della nostra ormai ex-mercenaria preferita in nuovi e inesplorati mondi, in un viaggio lungi dal potersi considerare concluso e che, certamente, proseguirà anche quando alfine superato il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di quest'opera!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 25 novembre 2017

giovedì 1 giugno 2017

RM 151


Alfine stanca e annoiata da tutto quello, Midda valutò potesse essere occasione per prendere contatto con i tre, sfruttando la propria tattica numero sette, con una leggera variazione. La tattica sette, generalmente, era infatti da lei adottata più che altro in casi particolarmente complicati al fine di approcciare coniugi infedeli, soprattutto uomini, fingendosi un’amica della loro ancor non meglio confermata amante e, in questo, ritrovarsi a poter ottenere informazioni di prima mano direttamente da coloro che, se solo avessero saputo chi ella realmente fosse, si sarebbero altresì impegnati al solo scopo di allontanarla da sé.
Così, attraverso un’apposita applicazione, facendo suonare il proprio telefono esattamente come se stesse allora ricevendo una chiamata, ella si impegnò a simulare una vera e propria conversazione con un non meglio precisato interlocutore, mantenendo un tono di voce sufficientemente moderato da non apparire qual grottescamente forzato e, parimenti, prestando ben attenzione a far sì che, almeno nelle proprie parti più interessanti, quel monologo fosse ben udito dai propri vicini…

« Pronto…? » rispose, portandosi il cellulare all’orecchio destro e tappandosi il sinistro con l’indice della mancina, al fine di poter meglio ascoltare il silenzio assoluto della propria non-comunicazione « Sì, scusa… c’è un po’ di rumore ma ti sento! » confermò, sorridendo « Ciao splendore… come stai? »
« Io…? Io tutto tranquillo, dai. » ebbe a dichiarare dopo un istante, nell’impegnarsi a mantenere i giusti tempi di quel dialogo simulandolo all’interno della propria mente, non concedendo ad alcuno la possibilità, in tal maniera, di sospettare di quella piccola recita « Sono passata nuovamente al “Kirsnya” a vedere se, magari, stasera Carsa si degnerà di farsi viva… ormai sono giorni che non la sento e, non lo nego, sono un po’ preoccupata! »
« Carsa… Carsa Anloch. » ripeté, scandendo bene il nome della scomparsa, a non rischiare di non essere udita dai tre, i quali mai avrebbero potuto allora ovviare a udirla, per quanta indifferenza, ovviamente, avrebbero potuto prima prestare nei suoi riguardi « Non ti ricordi? La tipa di cui ti ho parlato... quella che sembra uscita da un catalogo di Victoria’s Secret. »
« No… non si è più fatta sentire e, sinceramente, non so neppure che cosa pensare. » ammise, scuotendo appena il capo « Comunque senti… io, per intanto, sono qui. Se riesci a passare entro la prossima oretta, magari ci beviamo qualcosa insieme. Che ne dici? »
« D’accordo, dolcezza! » esclamò con soddisfazione « A più tardi allora…! » e, detto questo, chiuse la falsa telefonata e, con fare distratto, tornò a dedicarsi al proprio analcolico, iniziando, tuttavia, a tenere il conteggio dei secondi dentro la propria testa “Mille e uno… mille e due… mille e tre…”

Nella propria esperienza, l’investigatrice privata aveva infatti sperimentato come, se qualcosa avrebbe avuto a dover accadere, sarebbe allor occorsa non prima di trenta secondi e non dopo sessanta: una finestra temporale sufficientemente ristretta e circoscritta, nel proprio limite inferiore, dal tempo sufficiente al suo pubblico per elaborare mentalmente le informazioni ascoltate e reagire di conseguenza, e nel proprio limite superiore, dal tempo massimo oltre il quale, alla fine, eventuali ritrosie avrebbero potuto impedire ai medesimi di impicciarsi di questioni evidentemente non loro.

“Mille e trentuno… mille e trentadue… mille e trentatré…”

In genere, tuttavia, quella sua tattica, pur ampiamente collaudata, era da lei applicata non su gruppi di persone ma su singoli individui: singoli individui i cui percorsi mentali avrebbero avuto a doversi considerare di un ordine di complessità inferiore rispetto a quanto non avrebbero potuto essere quelli propri, altresì, di un gruppo, e, in quel caso, di un gruppo di tre persone. Ella, in quel momento, non poteva arrischiare a osservarli e, ciò non di meno, avrebbe potuto considerarsi certa del fatto che i tre suoi obiettivi avrebbero avuto a doversi considerare in quieto, reciproco confronto, in termini tali da tentare di comprendere se intervenire o meno, se prendere voce o meno nei suoi confronti, per comprendere di più nel merito del perché di quel pur palese riferimento a un nome anche a loro noto.

“Mille e trentanove… mille e quaranta… mille e quarantuno…”

Probabilmente, si ritrovò a supporre l’investigatrice, in quel mentre YogiTea avrebbe avuto a doversi considerare qual la più interessata a interagire con lei, nella propria brama di nuovi pettegolezzi, di novità sfiziose utili a concederle di che parlare il giorno seguente, al mattino, in ufficio o, magari, la sera, in quello stesso locale. Faccia D’Anatra, dal canto suo, avrebbe potuto tranquillamente aggiungere quanto udito alla sicuramente interminabile lista di cose nel merito delle quali non avrebbe potuto volgere neppur fugacemente il proprio interesse, la propria attenzione. Mentre Pacioccone, possibile ago della bilancia, avrebbe presumibilmente offerto ragione alla prima, piuttosto che alla seconda, non per un qualche, effettivo, interesse, quanto e piuttosto per semplice complicità, nella sola e semplice volontà di dimostrare, al soggetto delle proprie brame, quanto egli fosse in sintonia con lei.

“Mille e quarantasette… mille e quarantotto… mille e quarantanove…”

E se si stesse sbagliando? E se, alfine, la sua tattica non avesse condotto ad alcun risultato? Ipotesi pericolosa, azzardo spiacevole, il suo, laddove, in tal senso, ella avrebbe rischiato di bruciarsi l’opportunità di sfruttare nuovamente quella pista, almeno dal punto di vista di un confronto diretto con loro, giacché difficile sarebbe stato, per lei, cercare nuovi approcci, in altri momenti e in altri contesti, con qualcuno di loro, dopo che, quella sera, l’avevano udita riferirsi tanto apertamente alla loro collega scomparsa, in quella che, difficilmente, avrebbe potuto essere banalizzata come semplice coincidenza. Forse giusto con Faccia D’Anatra ella avrebbe potuto riservarsi una qualche possibilità, giacché, disinteressata a qualunque altra persona al di fuori di sé, ipoteticamente non avrebbe avuto ragione per ricordarsi di lei: ciò non di meno, anche in tal senso, tutto quello avrebbe avuto a doversi considerare comunque rischioso, dal momento in cui, altresì, ella avrebbe potuto ben ricordarsi di lei, forse e persino più rispetto ai propri compagni, nel proprio particolare gusto per l’estetica a confronto con il quale, difficilmente, un viso come il suo, un corpo come il suo e dei vestiti come i suoi avrebbero, lì, potuto essere trasparentemente ignorati.

“Mille e cinquantacinque… mille e cinquantasei… mille e cinquantaset…”
« Mi scusi… » apostrofò verso di lei, a tre secondi dal termine, YogiTea, non tradendo la fiducia in tal maniera riposta in direzione della sua più completa mancanza di discrezione, per così come ampliamente dimostrato sino a quel momento, nell’aver parlato, e sparlato, di tutti e di tutto.

Midda, ovviamente, evitò di cogliere immediatamente quell’accenno nei suoi confronti, benché, con un enorme, e pur solo psicologico, sospiro di sollievo, ella ebbe a rallegrarsi per la riuscita, ancora una volta, della propria tattica numero sette, la quale, anche in quella variazione di gruppo, fortunatamente, non l’aveva tradita, non l’aveva lasciata priva di soddisfazione per così come, altresì, ella non soltanto sperava, ma addirittura necessitava in quel particolare frangente.

« Mi scusi… ms… » insistette l’altra, con qualche frazione di decibel in più nella propria voce, a tentare di attrarre la sua attenzione, per così come, al primo tentativo, non era subito riuscita « Ms… » incalzò, motivata, dal suo silenzio, a riprovarci con maggiore impegno.

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