Midda's Chronicles - le Cronache

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Dopo la conclusione, con un finale particolarmente aperto, di "Non abbassare lo sguardo", è iniziata ieri sera la pubblicazione di "Non smettere di lottare", 48° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles, riprendendo - ovviamente - il discorso rimasto in sospeso!
Buona lettura con il proseguo delle avventure della nostra ormai ex-mercenaria preferita in nuovi e inesplorati mondi, in un viaggio lungi dal potersi considerare concluso e che, certamente, proseguirà anche quando alfine superato il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di quest'opera!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 25 novembre 2017

mercoledì 31 maggio 2017

RM 150


Dopo essersi accostata al bancone e aver ordinato da bere un analcolico, Midda restò per un momento in contemplazione della situazione, prestando bene attenzione a ovviare qualunque contatto visivo diretto con i tre: non aveva ancora ben deciso in che maniera approcciarli e, in ciò, la cosa migliore che avrebbe potuto fare sarebbe stata quella di tentare di passare quanto più possibile inosservata. Nel mentre in cui Faccia D’Anatra si stava allor impegnando a trovare l’angolazione giusta per l’ennesimo autoscatto in compagnia, ora, dell’immagine di Elton John alle sue spalle, sotto molti aspetti estremamente più sobrio di quanto ella sarebbe alfine apparsa nel prodotto di tanta fatica; Pacioccone e YogiTea erano amabilmente coinvolti in una qualche discussione su un tema che, evidentemente, stava appassionando parecchio il primo, il viso infantile del quale non si stava ponendo in grado di dissimulare una vasta sequenza di emozioni, dal divertimento allo sconcerto, dalla curiosità al disgusto e, ancora, al piacere, in continua alternanza a ogni nuova parola scandita dall’interlocutrice, principale oratrice in quel confronto. E, forse con un po’ di pregiudizio, l’investigatrice privata non poté, in tutto ciò, che spingersi a formulare almeno un paio di ipotesi, ossia che YogiTea avrebbe avuto a dover essere riconosciuta qual la pettegola del gruppo, e che Pacioccone avrebbe avuto a dover essere considerato, proprio malgrado, qual infatuato di lei, in termini tali da lasciarlo pendere, in maniera a dir poco imbarazzante, dalle sue labbra, benché ella sembrava non rendersene minimamente conto o, forse e semplicemente, non volerlo consapevolmente prendere in considerazione, per non essere costretta ad affrontare l’evidenza di quanto, lì, molto più comodamente, non detto. Sull’egocentrismo di Faccia D’Anatra, francamente, nessuna considerazione avrebbe potuto essere aggiunta: quell’ipotesi, tutt’altro che pregiudiziosa, era stata infatti da lei già formulata in occasione del confronto con la sua fin troppo affollata galleria di autoscatti, che difficilmente avrebbero potuto giustificare un carattere timido e riservato, o, comunque, poco sicuro di sé.

« Come possa andare d’accordo con questa gente, francamente, mi sfugge… » commentò l’investigatrice, a bassa voce, rivolta a se stessa, nel ripensare alle proprie considerazioni su Carsa e a quanto difficile sarebbe stato riuscire a trovare un punto d’incontro fra l’immagine mentale che ella si era creata della scomparsa e quell’emblematico trio di ipotetici suoi amici, dai quali ella non avrebbe potuto essere più distante « … o, forse, dovrei rivedere le mie considerazioni su di lei. » ipotizzò, non escludendo di aver tracciato un profilo sbagliato nel merito della giovane, essendo partita, dopotutto, dalle testimonianze del padre, le quali, ineluttabilmente, avrebbero avuto a doversi considerare viziate, di fondo, dalla cieca adorazione di un genitore per la propria figliola.

Ancora per qualche istante ella rimase in discreta osservazione dei tre, assistendo alla gioia di Faccia D’Anatra nel momento in cui quest’ultima ebbe modo di ottenere quello evidentemente giudicato essere lo scatto perfetto, subito condiviso, sullo schermo del proprio cellulare, con i presenti e, un istante dopo, egualmente condiviso, attraverso i propri profili, con chiunque potesse essere interessato a seguire le vicende su internet. Poi, stringendosi fra le spalle, rispose a se stessa e alla propria precedente considerazione, in termini assolutamente onesti e autocritici.

« Che poi… chi sono io per giudicare? » concluse, portando il proprio pensiero alle proprie quotidiane, o saltuarie, frequentazioni e, in ciò, includendo le ragazze del proprio condominio e i loro protettori, i tossici del quartiere, i furfantelli al pari di Seem Stone, e quelli un po’ più impegnati al pari di Be’Sihl Ahvn-Qa, in un giro di rapporti decisamente criticabili e che, comunque, sperava non avrebbero avuto a doverla definire in quanto persona, in quanto individuo « A meno di non voler imitare mia madre… » sorrise, in un misto fra malinconia e divertimento, prima di sorseggiare, nuovamente, un po’ del proprio analcolico.

Nel momento in cui il tavolo accanto al divanetto del trio si liberò, Midda raccolse il proprio bicchiere e, con aria tranquilla, ebbe ad avanzare verso quella migliore posizione, entro la quale, quantomeno, avrebbe potuto ascoltare ciò di cui stavano lì parlando: non che si aspettasse che essi avrebbero scelto qual tema della serata proprio la loro amica scomparsa, ma, nel dubbio, essere a distanza utile avrebbe avuto a doversi giudicare qual una positiva predisposizione a tal riguardo.
Così accomodatasi, ella trascorse oltre un’ora a maturare consapevolezza nel merito di quanto, le sue prime ipotese riguardo ai tre soggetti non fossero poi così azzardate. Simili più a degli stereotipi che a delle persone vere, essi si ponevano così perfettamente all’interno del proprio ruolo in misura tale da risultare addirittura incredibilmente prevedibili in ogni propria azione, in ogni proprio gesto o parola, quasi non stessero vivendo la propria vita ma stessero seguendo un copione già scritto per loro. Qualcosa che, in fondo, avrebbe potuto essere giudicato non poi così lontano dalla realtà, giacché, considerando il contesto sociale e le sue stringenti regole, difficilmente i loro comportamenti avrebbero potuto essere considerati del tutto onesti, sinceri, trasparenti, tanto dei loro veri pensieri, quanto delle loro vere identità: molto più semplice, in ciò, sarebbe stato nascondersi dietro una maschera, un personaggio da interpretare anche in accordo con quanto gli altri avrebbero potuto attendersi da loro, per non tradirne le aspettative e per rispettare il quieto vivere, correndo, tuttavia, il pericoloso rischio di perdere la propria identità dietro la maschera e, in ciò, alfine, non sapersi più riconoscere allo specchio.

« Non ci credo… » stava ribadendo Pacioccone, scuotendo il capo già da qualche minuto prima del suo arrivo, a esprimere tutta la propria sorpresa nei confronti dell’ultimo pettegolezzo condiviso.
« Vi dico che li hanno sorpresi insieme nel parcheggio. » assicurò YogiTea, annuendo per tutta risposta a quella mancanza di fede da parte dell’interlocutore « E si stavano impegnando parecchio, a quanto pare… »
« Con tutti i soldi che guadagnano, mi sarei aspettata che, per lo meno, avrebbero avuto la decenza di prendersi una camera da qualche parte. » osservò, distrattamente, Faccia D’Anatra, meno coinvolta nel discorso, nel prestare più attenzione al proprio cellulare che ai suoi compagni, benché, comunque, fosse egualmente attenta al discorso.
« Definisci “impegnando parecchio”. » suggerì il primo, con indiscreta curiosità al di là del diniego continuamente espresso dal movimento continuo della sua grossa testa.
« Non è che abbia visto un video, gente! » sancì l’altra, levando le mani a dimostrare metaforicamente di non aver nulla di concreto da offrire loro « Di certo c’è stato un certo contatto fra le loro labbra e le loro lingue… poi, nel merito di altre parti del corpo non ho dettagli. »
« Che tristezza… » si arrese l’unico uomo lì presente, storcendo le labbra verso il basso « Cioè… la conosco da anni. Da prima ancora che si sposasse. E ha anche un figlio, per la cronaca… »
« Se è per questo lui ne ha due. » puntualizzò la pettegola, aggrottando la fronte « E a leggere il suo blog, sembrerebbe che la famiglia abbia a essere sempre al centro dei suoi pensieri… »
« A guardare la foto del profilo di lei, invece, sembrerebbe che del figlio non le interessi più nulla… » intervenne ancora Faccia D’Anatra, offrendo lo schermo del cellulare verso i due compagni, a mostrare chiaramente qualcosa che pur, dalla sua posizione, l’investigatrice non ebbe occasione di vedere « Fino a qualche mese fa erano tutte foto sue e del suo bambino. E ora… la stessa eleganza di una pantera a caccia… » sottolineò, dimostrandosi, invero, meno volgare di quanto Midda non stesse allor aspettandosi sarebbe potuta essere in un tale contesto « … o di una cagna in calore… » si corresse immediatamente dopo, costringendo la loro ascoltatrice ad avvicinarsi nuovamente il bicchiere alle labbra, per nascondere, con esso, un sorriso decisamente divertito nel confronto con quell’irrinunciabile precisazione.
« Ma tanto lui non durerà molto… » sospirò stancamente YogiTea, stringendosi fra le spalle « Non appena la direzione si renderà conto di quanto poco la sua presenza stia apportando, vedrete che si ritroverà la scrivania svuotata senza che possa avere il tempo di dire “Ma…”. »

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