Midda's Chronicles - le Cronache

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Conclusa la lunga, lunghissima (tre anni...) pubblicazione de "Il viaggio continua", il racconto che, nella mia memoria sarà ricordato come l'episodio dell'ora più buia di questa pubblicazione; inizia oggi "Non abbassare lo sguardo", il 47° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles (50° considerando anche i tre racconti pubblicati all'insegna del marchio Reimaging Midda)!
Racconto che, quindi, oltre ad avere potenzialmente un numero importante, ci accompagnerà verso il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di questo viaggio insieme!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 5 ottobre 2017

sabato 27 maggio 2017

RM 146


Il materiale fornitole dalla gemella permise a Midda di ampliare la propria conoscenza scolastica, accademica e professionale della scomparsa Carsa Anloch, nonché godere della lettura di un completo profilo psicoattitudinale redatto dagli esperti delle Risorse Umane delle “Rogautt Enterprises”, a colloquio con i quali la giovane aveva dovuto porsi nel corso dei diversi colloqui che l’avevano vista giungere, alfine, all’assunzione presso la “Y.S.H. Ltd.”. Per quanto la prosa fosse priva di particolare originalità e ben lontana da qualunque possibile declinazione dell’idea di appassionante, l’investigatrice privata dedicò proprio a quel profilo la maggior parte della propria attenzione, giacché, per quanto sicuramente leggere il curriculum del soggetto al centro delle proprie ricerche non avrebbe avuto a doversi considerare attività fine a se stessa, permettendole, in effetti, di tracciare in maniera sufficientemente completa buona parte dell’intero percorso di vita della figlia del signor Anloch, l’analisi psicologica e attitudinale della stessa avrebbe avuto a doversi riconoscere più utile per poter cercare di entrare in empatia con lei, in maniera tale da poter meglio comprendere quale evento, o quale serie di eventi, potessero aver condotto alla sua scomparsa.
Al di là della ferma convinzione del suo cliente nel merito dell’impossibilità, per la sua bambina, di aver deciso volontariamente di allontanarsi dalla propria casa, dal proprio lavoro e, più in generale, dalla propria intera vita, nel dover compiere quell’indagine Midda non avrebbe potuto mai concedersi tanta superficialità al punto tale da escludere, in maniera arbitraria, l’eventualità di una sua fuga, e, in ciò, la necessità di dover raccogliere prove non tanto volte alla ricerca di una qualche aggressione nel tragitto fra l’appartamento della sua famiglia e l’ufficio, quanto e piuttosto, una qualunque pista utile a consentirle di rintracciarla, ovunque ella potesse essere andata a nascondersi. E considerando che, comunque, tanto per un fronte quanto per l’altro, così in un eventualità come per l’altra, ella stava sopraggiungendo con più di due settimane di ritardo rispetto agli accadimenti, oltre che con più di due settimane di ritardo rispetto all’inizio dell’indagine ufficiale a tal riguardo; qualunque possibile espediente, fosse anche non propriamente canonico, non sarebbe stato trascurato da parte sua, non laddove, con un po’ di aiuto da parte della Divina Provvidenza, forse sarebbe stata in grado non soltanto di colmare il divario temporale del quale era vittima, ma, anche, di giungere a una qualche soluzione.
Da una prima, rapida, lettura del fascicolo, l’ex-detective ebbe occasione di confermare la propria iniziale, generica, idea riguardo al soggetto scomparso: una semplice, giovane donna, priva di particolari virtù o vizi, gran lavoratrice, legata alla propria famiglia ma non alle tradizioni dei propri antenati, nell’aver avuto occasione, sin dal giorno della sua nascita, di conformarsi agli usi e ai costumi del proprio Paese, e in questo nell’essere cresciuta come una normalissima ragazza americana, distante da integralismi e fondamentalismi di sorta. Purtroppo, sin dal crollo delle torri, ormai quasi tre lustri prima, la vita di tutti era cambiata drasticamente, la società era mutata in maniera irreversibile e, di questo, proprio malgrado, anche persone comuni, come Carsa e la sua famiglia, non avrebbero potuto ovviare a pagarne pegno, colpevoli, solamente, di essere immigrati dal Medioriente o, anche e soltanto nel caso specifico di Carsa, di aver sangue mediorientale. E per quanto nessuno fra i suoi contatti al distretto lo avesse dichiarato in maniera ufficiale o ufficiosa, all’investigatrice era subito apparso evidente che, fra le varie ipotesi prese al vaglio, non avrebbe potuto mancare quella rivolta a un qualche genere di minaccia terroristica, nel temere l’eventualità della radicalizzazione di quella giovane e il conseguente rischio di nuovi attentati. Tuttavia, a partire dal profilo redatto dagli esperti delle “Rogautt Enterprises”, così come dalle diverse pagine personali presenti su molteplici social network che, ovviamente, ella non aveva mancato di prendere al vaglio nei giorni precedenti, Carsa Anloch non avrebbe potuto essere in alcun modo associata a simili ipotesi, potendo ritenere certamente più probabile fosse fuggita per divenire una roadie delle Bangles piuttosto che per unirsi ad Al-Qāʿida o a chi per loro.
Da una seconda, più attenta, rilettura del fascicolo, e, in particolare, di una copia del calendario degli appuntamenti dell’ultimo mese, Midda ebbe occasione di trarre qualche spunto interessante, ritrovando lì presenti alcune informazioni già suggeritele dagli stessi profili internet che aveva visitato, e nel merito delle quali, ovviamente, non aveva mancato di prendere nota su un apposito taccuino: nomi, in particolare, di persone associabili alla vita della giovane scomparsa tanto sotto il profilo personale, quanto sotto quello professionale, piste sicuramente già percorse dai suoi ex-colleghi e che, pur, ella non avrebbe dovuto superficialmente escludere di ripercorrere, con sguardo critico, nella speranza di cogliere quanto, ad altri, avrebbe potuto essere sfuggito. Dopo aver trascorso, pertanto, un’abbondante ora a evidenziare, annotare e, persino, scarabocchiare, buona parte dei fogli stampati, nonché a riportare le informazioni ritenute di maggiore interesse fra i propri appunti paralleli; l’investigatrice si ritrovò costretta a risollevare lo sguardo dal proprio lavoro anche e soprattutto al fine di distendere un po’ la colonna vertebrale, che scricchiolò rumorosamente in una lunga sequenza di note sorde, e tutti i muscoli della schiena, indolenziti nell’essersi inavvertitamente contratti nel mantenimento prolungato della posizione lì assunta su quella panchina per lei estremamente familiare, piacevolmente intima, e, ciò non di meno, obiettivamente distante da qualunque concetto di ergonomia, soprattutto in relazione a un’attività come quella da lei allor condotta.

« Mmm… » gemette, a metà fra il fastidio e il piacere, nello stiracchiarsi i muscoli, nello sgranchirsi le ossa, quasi si fosse appena risvegliata da una breve pennichella, in una condizione fisica non dissimile benché, a livello mentale, avrebbe potuto considerarsi tutto tranne che riposata « … ma che mi lamento a fare io?! » domandò, volgendo lo sguardo verso Balto, ineluttabilmente lì immobile innanzi a lei « Tu passi le giornate a stare in piedi, immobile, su quella roccia… »

Fu proprio nel mentre in cui, con le mani appoggiate sulle reni, stava impegnandosi a trovare appoggio con i propri gomiti contro lo schienale della panchina e spingersi indietro, per amplificare, il più possibile, i benefici di quel gesto, che il suo sguardo ebbe a ricadere su quanto stava avvenendo a una sessantina di piedi da lei, là dove una coppia di madri erano intente a chiacchierare amabilmente nel trasportare i relativi pargoli all’interno dei loro passeggini, e là dove una sua vecchia conoscenza, dell’epoca, in cui, addirittura, era una semplice piedipiatti fresca di accademia, stava offrendo evidente riprova di non aver ancora rinunciato a qualche proprio piccolo vizio, malgrado un’interminabile serie di precedenti avrebbe dovuto chiaramente sospingerlo verso uno stile di vita diverso, possibilmente volto a una condotta leggermente più allineata a quella banale convenzione chiamata diritto penale.
Levando quindi gli occhi al cielo, in un gesto di stanca rassegnazione innanzi all’evidenza dell’incapacità caratteristica del genere umano a migliorarsi, a non ripercorrere sistematicamente e ineluttabilmente quei percorsi noti, finendo in tal maniera soltanto per ripetere cocciutamente gli errori passati, Midda raggruppò i propri fascicoli, se li pose sotto il mancino e, rialzandosi quietamente dalla propria cara panchina volse un estemporaneo saluto verso il suo amico di una vita intera…

« Torno subito, vecchio mio. » piegò appena il capo in direzione della statua, iniziando poi a incamminarsi in direzione non tanto degli eventi adocchiati, quanto di un altro sentiero che, ne era certa le avrebbero permesso di intercettare il suo nuovo obiettivo « Devo solo andare a ricordare a uno scapestrato la retta via… »

Un’azione, quella da lei in tal maniera intrapresa, che, obiettivamente, non le avrebbe portato nulla in tasca, ma alla quale, nel rispetto della propria integrità, non avrebbe potuto sottrarsi. Sebbene, infatti, non fosse più parte della polizia, una parte di lei si sentiva ancor legata al giuramento di servizio alla città di New York, proprio in virtù di quelle tre preziose parole che da quella statua le erano continuamente ricordate, il mantra attorno al quale aveva incentrato gran parte della sua vita, e delle sue, pur discutibili, scelte: “Resistenza, Fedeltà, Intelligenza”.

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