Midda's Chronicles - le Cronache

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Dopo la conclusione, con un finale particolarmente aperto, di "Non abbassare lo sguardo", è iniziata ieri sera la pubblicazione di "Non smettere di lottare", 48° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles, riprendendo - ovviamente - il discorso rimasto in sospeso!
Buona lettura con il proseguo delle avventure della nostra ormai ex-mercenaria preferita in nuovi e inesplorati mondi, in un viaggio lungi dal potersi considerare concluso e che, certamente, proseguirà anche quando alfine superato il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di quest'opera!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 25 novembre 2017

mercoledì 24 maggio 2017

RM 143


« Non c’è bisogno che si allarmi, ms. Bontor… » intervenne nuovamente lo Smilzo, scuotendo il capo e mantenendo le mani alzate « Perché, a dispetto delle apparenze, le nostre credenziali potranno confermarle che siamo agenti del Bureau… »

… ma in una rognosissima accusa per aggressione a pubblico ufficiale. E, peggio ancora, a un federale!
Per quanto, esternamente, la donna si impegnò a mantenere un’espressione quanto più possibile impassibile, nella freddezza e nel distacco entro il quale aveva voluto ammantarsi sino a quel momento, l’idea di essere arrivata a un tiro di sputo da saltare alla gola a due agenti governativi e, tuttavia, di essersi trattenuta in nome della mera razionalità, le fece credere che, almeno per una volta, la dea bendata si fosse ricordata di lei, elargendole il corrispettivo di una vincita alla lotteria. Per quanto, sicuramente, la lotteria sarebbe stata più apprezzata in termini squisitamente pratici, utile a garantirle una sistemazione stabile almeno per qualche anno.
Concedendosi, alla luce di quella rivelazione indubbiamente inattesa, un istante di silenzio utile a riordinare le idee, e a domandarsi in che accidenti di pasticcio si potesse essere andata a cacciare in misura utile a coinvolgere persino il Bureau; Midda decise di mantenersi fedele alla politica di estrema razionalità che, negli ultimi minuti e sino a quel momento, le aveva permesso di evitare di ritrovarsi trasferita in qualche carcere federale, evitando di lasciarsi trasportare da eccessiva emotività e di continuare ad affrontare la situazione con il più completo autocontrollo.

« Vediamole… » acconsentì, sforzandosi di mantenere la propria posizione di forza all’interno di quel colloquio, benché, giunta a quel punto, difficile sarebbe stato per lei poter pensare di poter star ricoprendo il ruolo di predatrice, a meno di non voler prendere in serio esame l’idea di iniziare a considerare l’arancione come il nuovo nero, come suggerito in termini subliminali da Netflix.

Cercando di dimostrarsi quanto più tranquilli possibili, al fine di non creare ulteriori incomprensioni fra loro e il loro obiettivo, i due presunti agenti federali portarono le proprie mancine a estrarre, dalla tasca interna delle loro giacche, due portadocumenti di pelle nera, aperti i quali ebbero a confermare di non essere soltanto “presunti”: agente speciale Howe Udonn, il Grosso, e agente speciale Be'Wahr Ahlk-Ma, lo Smilzo.
Da quel momento in avanti, per lei, anche rispettivamente noti come Grossa Grana Federale e Smilza Grana Federale.

« Ecco… vede? » sorrise Grossa Grana Federale, sforzandosi di apparire quanto più inoffensivo possibile a cercare di stemperare i toni, di abbattere l’evidente tensione venutasi inavvertitamente a creare fra loro a causa del tutt’altro che discreto pedinamento lì improvvisato « Siamo i buoni. »
Con un lieve cenno del capo, l’investigatrice privata si sbilanciò a concedere loro il beneficio del dubbio in tal senso, salvo poi aggiungere, ad affrontare immediatamente l’elefante nella stanza, un commento nel quale cercò di apparire il meno possibile ironica, benché, del sarcasmo, ella avesse ormai fatto un’abitudine conclamata: « Spero che ciò non faccia di me la cattiva. »
« Al contrario… » scosse il capo Smilza Grana Federale, a escludere tale eventualità, nel mentre in cui, riponendo il distintivo all’interno della giacca, si impegnò a sua volta a cercare di riportare la questione in termini più moderati, riconoscendo l’indiscutibile errore commesso « Per quello che può valere, le porgo le scuse di entrambi per l’accaduto: il nostro desiderio era quello di trovare il modo di approcciarla in maniera quanto più possibile discreta. »
« Non so cosa insegnino a Quantico ultimamente e, francamente, spero che la vostra formazione non abbia a doversi considerare un torbido intreccio di relazioni sessuali proibite così come suggerito dalle avventure di Priyanka Chopra;… » premise ella, non riuscendo a ovviare a dar libero sfogo alla propria linguaccia, benché, dentro la sua testa, il proprio, chiaramente debole, istinto di autoconservazione, le stesse continuando a suggerire di dimostrarsi quanto più possibile remissiva di fronte all’autorità federale, per non offrire loro alcuna occasione a suo discapito « … ciò non di meno, permettetemi di sottolineare come dovreste rivalutare il vostro concetto di “discrezione”. »

Il bruno, pur proprio malgrado, accettò di incassare l’affondo così rivoltogli, nel riconoscere quanto, purtroppo, il fatti per così come svoltisi non avrebbero potuto concedergli alcuna effettiva occasione di difesa, non avrebbero potuto garantirgli la benché minima argomentazione a quieto supporto del pessimo lavoro compiuto. E, in ciò, benché un’improvvisa contrazione fra la sua mandibola e la sua mascella, così come ben evidenziata dai suoi magri e acuminati zigomi, non avrebbe potuto ovviare a trasmettere l’evidenza della sua contrarietà a tutto quello, della sua frustrazione innanzi alla meritata canzonatura rivolta loro; egli riuscì a dimostrarsi in grado di volgere il proverbiale buon viso a cattivo gioco, in termini utili a non replicare malamente alla propria interlocutrice, e a non alimentare, in conseguenza, un insano crescendo a tal riguardo.
Il biondo, altresì, parve non cogliere la malizia, pur sufficientemente esplicita, propria dell’affermazione così loro destinata e, in effetti, neppure l’ironia, assolutamente inequivocabile, posta dietro alla frase da lei scandita, al punto tale da argomentare, in risposta, in termini assolutamente onesti, e da spiegarle, con quieta pazienza, la differenza fra una serie televisiva e la realtà…

« Sono certo che comprenderà, ms. Bontor, come un prodotto per la televisione abbia a doversi intendere qual un mero prodotto di fantasia, non un riferimento utile a intendere la realtà dei fatti… » asserì, scuotendo appena il capo.
« Udonn… per cortesia. » sospirò il suo stesso compare, in imbarazzo per quell’intervento, che in nessun modo avrebbe migliorato la già spiacevole immagine di sé offerta sino a quel momento.
« In effetti, ora che me lo fai notare, non posso evitare di osservare quanto, in televisione, la vostra uniforme sia un po’ più da Uomini in Nero, diciamo. » constatò l’investigatrice privata, simulando un’improvvisa illuminazione nel merito di tale verità, e del fatto che, a differenza di quanto abitualmente proposto dai media, la strana coppia di fronte a lei non fosse vestita con i classici completi eleganti tipici degli agenti federali « Vi domando scusa per tutti i miei sospetti iniziali… probabilmente sono stata confusa proprio dall’incoerenza di questo dettaglio, ritenendovi semplicemente due poco di buono! » sancì, sempre più convinta, in verità, proprio di ciò.

Benché, infatti, i suoi avrebbero potuto essere considerati meri pregiudizi da ex-poliziotta, laddove, in più di un’occasione, si era vista scavalcare spiacevolmente nella propria giurisdizione proprio dall’intervento di qualche arrivista del Bureau, indubbio avrebbe avuto a doversi riconoscere quanto, nella parentesi attuale, quella coppia di agenti speciali non stessero riuscendo a contribuire in maniera positiva a ciò, spingendola, anzi, a credere di aver sempre sopravvalutato la loro agenzia.

« Ms. Bontor. » richiamò la sua attenzione Smilza Grana Federale, trattenendo a stento l’irritazione a margine della propria voce, a chiara dimostrazione di quanto, in fondo, quei due non la stessero inseguendo per arrestarla, o qualcosa del genere, laddove, giunti a quel punto, e dopo qualche provocazione di troppo loro destinata da parte sua, difficilmente ella avrebbe potuto ovviare a una brutta fine non avessero avuto tanto palesemente bisogno di lei « Il suo Paese ha bisogno di lei. » dichiarò, serio.
“… come volevasi dimostrare…” pensò ella, nella conferma dei suoi spiacevoli sospetti a tal riguardo.

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