Midda's Chronicles - le Cronache

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Conclusa la lunga, lunghissima (tre anni...) pubblicazione de "Il viaggio continua", il racconto che, nella mia memoria sarà ricordato come l'episodio dell'ora più buia di questa pubblicazione; inizia oggi "Non abbassare lo sguardo", il 47° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles (50° considerando anche i tre racconti pubblicati all'insegna del marchio Reimaging Midda)!
Racconto che, quindi, oltre ad avere potenzialmente un numero importante, ci accompagnerà verso il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di questo viaggio insieme!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 5 ottobre 2017

sabato 20 maggio 2017

RM 139 [già RM 006]


« Anche io. Lo sai. » ricambiò Nissa, non negandole, per tutta risposta, il proprio sorriso, amplio, sincero, traboccante di calore in maniera tale che, se solo al posto della sorella fosse stato chiunque altro, costui, o costei, non avrebbe potuto ovviare a emozionarsi per la straordinaria emotività racchiusa in un atto tanto semplice « Per inciso… da quanto non la senti? »
« Nostra madre…? » cercò conferma l’investigatrice privata, trovandola in un lieve cenno del capo dell’interlocutrice, prima di proseguire nella risposta così mantenuta in sospeso « Dalla cena dello scorso mese, ovviamente. E, per quanto mi riguarda, potremo aspettare di assistere alla finale della Stanley Cup all’inferno prima che ci si possa risentire. » commentò, cercando di celare, dietro il proprio ormai consueto sarcasmo, la ferita che, comunque, portava dentro, in conseguenza del comportamento abitualmente ipercritico della loro genitrice, la quale, purtroppo, qualche settimana prima aveva passato inavvertitamente il segno, in misura tale da averla costretta, per rispetto verso suo padre, sua sorella e il resto della famiglia, a lasciare la loro casa nel Queens prima ancora di concludere l’antipasto.
« Immagino che non ti abbia più chiamata… e che tu non ti sia premurata di farlo. » suppose l’altra, senza tono di critica nei riguardi di alcuno, quanto e piuttosto qual mera constatazione dei fatti « E che, pertanto, tu stia valutando l’opzione di evitare la cena del prossimo fine settimana... »
« Quale parte della mia sottile metafora sportiva in merito al giocare a hockey su ghiaccio all’inferno non è risultata sufficientemente esplicita, pocanzi?! »
« Midda… per favore. » la richiamò, allungandosi, appena, in avanti, sul tavolo, per raggiungere con la propria destra la mancina della gemella e, in ciò, cercare un momento di contatto con lei « Lo sai che la mamma ti ama più della propria vita. Ed è per questo che… »
« … che si ostina a criticare, in ogni modo, qualunque scelta che io compia? » obiettò Midda, scuotendo il capo « No, Nissa… sono io che ti chiedo, per piacere, di lasciare da parte questo discorso, a meno che tu non abbia piacere di osservare il mio bel didietro ondeggiare sensualmente nel mentre in cui io mi avvio verso l’uscita. » si premurò di avvisarla, pur non sottraendosi al contatto da lei desiderato « E, giusto per la cronaca, non è che io sia improvvisamente divenuta intollerante a nostra madre e al suo modo di fare con me: è sin da quando eravamo bambini che ha chiaramente deciso quanto tu avessi a doverti considerare la figlia perfetta, mentre io la figlia scapestrata e ribelle. E questo, entro certi limiti, lo accetto, perché sono sufficientemente adulta e matura da comprendere quanto difficile sia apprezzare determinate scelte da me compiute. » argomentò subito dopo, prima che a Nissa fosse concessa occasione di tentare di esprimere una qualsivoglia arringa in difesa della madre « Tuttavia, per quanto possa essere sua prerogativa quella di esprimersi in senso critico nei miei riguardi, se c’è una cosa che non posso accettare è che abbia avuto la straordinaria idea di riesumare quel grandissimo figlio di buona donna del mio ex-marito… e di farlo davanti a tutta la famiglia, qual dimostrazione pratica della mia incapacità a condurre a termine qualunque cosa. »
« Posso capirlo, dolcezza… ma… mamma e papà non sanno cosa è realmente successo fra te e Desmair. E, in questo… »
« In questo nulla! » tagliò corto la prima, sottraendosi di scatto al contatto con la gemella, a dimostrarsi pronta, ove necessario, ad alzarsi e a rinunciare tanto al pranzo, quanto alle informazioni relative la caso Anloch, se solo avesse proseguito anche lei a insistere a tal proposito « E ora, per cortesia, parliamo di altro, a meno che… »
« Parliamo di altro. » acconsentì Nissa, trattenendosi dal sospirare al fine di non lasciar apparire quella, da parte sua, qual condiscendenza nei riguardi dell’astante, amandola troppo per imporle un simile torto.

A dispetto del buon proposito così espresso, il silenzio calo sulle sorelle sino all’arrivo delle insalate, che Nissa si limitò a condire con del sale, aceto e olio, rigorosamente in questo ordine, mentre Midda preferì insaporire abbondantemente con salsa yogurt, un pizzico di mostarda e, per non farsi mancare nulla, anche un po’ di salsa piccante di jalapeño, in aperto contrasto a ogni proposito salutista della propria gemella. E tutto ciò non per un qualche intento di rivalsa nei confronti dell’altra, quanto e semplicemente perché, in paradossale contrasto con il suo fisico atletico e la sua straordinaria energia muscolare, l’investigatrice privata non era mai stata, neppure per sbaglio, un’integralista della sana alimentazione… al contrario.
Fu proprio sfruttando tale argomentazione che Nissa ebbe modo di recuperare il dialogo estemporaneamente perduto, ridacchiando innanzi alla pur prevedibile, se non ovvia, scelta di condimenti da parte della propria commensale.

« Non è che ti manca un po’ di salsa barbecue…? » le domandò, piegando appena il capo di lato, nell’osservare il piatto dell’altra « Se preferisci, possiamo chiederla. »
« Ehy… non mi prendere in giro. » la minacciò Midda, con fare ovviamente giocoso, brandendo il coltello da pasto e sventolandolo innanzi a sé, come a simulare una possibile aggressione a suo discapito « Lo sai che non sopporto la salsa barbecue senza una bistecca alta almeno tre dita ad accompagnarla. E, possibilmente, mezzo chilo di patatine fritte al fianco… »
« Non fossimo gemelle, chiederei un esame del DNA per essere sicura in merito alla nostra parentela. » la provocò Nissa, per tutta reazione « Cielo… l’idea di condividere l’intero codice genetico con te, nel contemplare i tuoi particolari gusti alimentari, mi crea una strana sensazione di inquietudine all’idea del mostro che potrebbe celarsi anche dentro di me. »
« Tuo marito si ricorda ancora di mantenerti lontano dalla luce del sole, di evitare di bagnarti e, soprattutto, di non darti mai da mangiare dopo la mezzanotte?! » domandò l’altra, citando una vecchia commedia e le regole basilari in essa elencate per ovviare a trasformare un simpatico batuffolo di cotone in un simpatico batuffolo di cotone accompagnato da una mandria di pericolosi mostriciattoli.
« Questa è cattiva! » si lamentò la prima, pur non potendo mancare di ridere per lo scherno propostole.
« Sei stata tu a parlare di mostri che potrebbero celarsi dentro di te… » minimizzò la seconda, stringendosi fra le spalle prima di iniziare ad addentare una forchettata di insalata « … e chi lo sa: magari mamma e papà ci hanno sempre nascosto la verità dietro alla mia nascita, e io sono nata proprio durante il tuo primo bagnetto. » proseguì, in maniera autoironica, non risparmiando neppure se stessa in quel gioco.
« Mi chiedo quante altre Midda esistano nell’universo, allora, considerando che generalmente mi faccio almeno due docce al giorno. »
« Nessuna! » dichiarò con fare convinto l’investigatrice, escludendo in maniera assoluta e radicale tale ipotesi, estranea persino alla sfera dell’immaginario più fantasioso entro il quale mai la sua mente avrebbe potuto sospingersi « Ti posso assicurare che questo universo è già abbastanza piccolo per contenerne una sola come me: due o più lo farebbero sicuramente esplodere… » spiegò, con la medesima serietà di una divulgatrice scientifica innanzi a una platea di studiosi specializzati nel settore « E poi, obiettivamente, dopo che sono nata io, qualcuno deve aver buttato lo stampino, per evitare di poter commettere nuovamente il medesimo errore: ed è per questo che tu sei nata tanto perfetta, pur con il mio stesso viso. »
« Il tuo viso…?! » obiettò Nissa, inarcando soltanto il sopracciglio destro, nell’osservarla con aria critica perla posizione da lei, in tal maniera, assunta « Vuoi davvero discutere di nuovo di questa faccenda? »
« Assolutamente no… anche perché non c’è nulla da discutere. » sorrise sorniona Midda, scuotendo appena il capo « Per ben tredici minuti, io sono stata figlia unica. E, dall’alto della mia primogenitura, rivendico il tuo bel faccino qual una palese imitazione del mio. Ben riuscita, s’intende, e indubbiamente di ottima fattura… ma comunque una mera imitazione! »
« Che il Cielo possa preservare le mie bambine dal diventare come noi due… » sospirò, ora apertamente, l’amministratrice delegata, chinando appena il capo con aria sconfitta innanzi a tanto valide argomentazioni o, quantomeno, tali considerate dall’interlocutrice « Perché non dovessero andare d’accordo come noi, potrebbero finire soltanto per ammazzarsi l’un l’altra non appena divenute abbastanza grandi per farlo. »

(episodio precedentemente pubblicato il 29 dicembre 2015 alle ore 20:56)

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