Midda's Chronicles - le Cronache

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Dopo la conclusione, con un finale particolarmente aperto, di "Non abbassare lo sguardo", è iniziata ieri sera la pubblicazione di "Non smettere di lottare", 48° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles, riprendendo - ovviamente - il discorso rimasto in sospeso!
Buona lettura con il proseguo delle avventure della nostra ormai ex-mercenaria preferita in nuovi e inesplorati mondi, in un viaggio lungi dal potersi considerare concluso e che, certamente, proseguirà anche quando alfine superato il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di quest'opera!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 25 novembre 2017

sabato 13 maggio 2017

RM 132


« Tutto questo è un po’ troppo comodo… non trovi? » obiettò Desmair, volgendosi, con tono serio e sguardo critico, verso la loro comune interlocutrice, in quello che, senza troppo sforzo, avrebbe potuto facilmente intendersi qual un rimprovero a discapito di chi, allora, avrebbe potuto semplicemente star impegnandosi a narrar loro mere fole, a giustificare il proprio tradimento.

Un lungo istante di silenzio ebbe a calare al di sopra del gruppo, nella tensione che, ineluttabilmente, non avrebbe potuto essere evitata a seguito di una simile accusa.
Forse, addirittura, il pensiero del flegetauno non avrebbe avuto a doversi considerare qual unico, qual indipendente e contrario a quello di tutti gli altri loro compagni e compagne d’arme, in una comprensibile difficoltà a offrire perdono a chi pur, in tutto ciò, si era dimostrata pronta a porre in dubbio l’affetto della propria stessa famiglia per il bene comune. Forse, in tutto ciò, a poco erano invero valse le giustificazioni che Midda stessa, per prima, aveva dettagliato ai propri commilitoni, a spiegare, a esplicitare un comportamento, da parte di Nissa, che nessuno aveva compreso nelle proprie ragioni, che nessuno aveva digerito nelle proprie implicazioni: motivazioni, quelle addotte da Guerra, assolutamente razionali, del tutto logiche, e volte, persino, a offrire un significato a quanto di non meno incoerente, di non meno incomprensibile, improbabilmente deciso da parte di Kah, nel ritrovarsi, alla luce di ciò, tutt’altro che artefice del complesso piano volto alla loro distruzione, quanto, e piuttosto, mero esecutore di suggerimenti abilmente fornitigli da parte della medesima Nissa, idee atte a dar vita a quell’assurdo spettacolo di morte in diretta. Uno spettacolo, quello da lei concepito, non destinato a offrire risalto ed esaltazione al supposto dio flegetauno, quanto e piuttosto, in direzione totalmente antitetica, speranzosamente rivolto a concedere quanto più clamore possibile all’impresa straordinaria che tutti loro sarebbero stati in grado di portare a termine nell’eliminazione di quel mostro e, in grazia di ciò, a minimizzare l’insorgere di nuovi o antichi avversari, l’ombra della minaccia dei quali, altrimenti, non avrebbe potuto evitare di sospingersi per sempre sulle loro vite, sulle vite del loro cari, sulle vite dei loro figli.
Al di là di tanta razionalità, di tanto indubbio raziocinio, nel poter giustificare quanto compiuto da Nissa, e comunque fin dall’inizio condiviso con Midda, la quale, fin da subito, era stata cosciente della verità dei fatti, forse, alla base di quel silenzio, avrebbe avuto comunque a doversi interpretare una difficoltà emotiva, nel riuscire a dimenticare l’asprezza degli insulti, delle accuse loro rivolte da Nissa nel momento in cui aveva loro voltato le spalle, abbandonandoli al loro fato, e al loro fato presumibilmente di morte.
Ma, fortunatamente per lei, sul viso di Desmair, così come su quello di tutti gli altri lì presenti, ebbe a riaprirsi velocemente un ampio sorriso, volto a riportare in un contesto più giocoso quella tesa parentesi, la quale, in effetti, altro non avrebbe avuto a dover essere interpretata se non qual una burla, una beffa da lui desiderata fosse anche solo a dimostrare quanto non soltanto Nissa avrebbe potuto impegnarsi a recitare il ruolo dell’antagonista.

« Un po’ troppo comodo che tu abbia deciso di lasciarci alla mercede di mio padre, nel mentre in cui, quietamente, ti impegnavi a far ritorno alla tua bella dimora e alla tua famiglia… » esplicitò meglio il flegetauno, scuotendo appena il capo nuovamente ornato da enormi corna.
« Credo che, a tal riguardo, mi sia già espressa in maniera sin troppo ridondante… » sospirò Midda, voltandosi a guardare con stanchezza il proprio compagno di squadra, pur non potendo ovviare a comprendere le effettive intenzioni.
« Sì… sì… lo so. Sei stata tu a richiederle di agire in tal senso, nella volontà di condurre i tuoi figli più lontani possibile da quel luogo di morte. » ripeté, sbuffando per quell’intervento inopportuno, in conseguenza al quale Nissa era stata persino sollevata dall’incomodo di dover fornire la propria versione dei fatti, difesa, senza incertezza alcuna, dalla propria gemella, da colei che mai, dopotutto, avrebbe potuto rinnegare, o avrebbe potuto accettare il suo tradimento, anche innanzi a un’evidenza inoppugnabile « … risparmiami il resto della storia, te ne prego! » si arrese, nel mentre in cui, a titolo di rimprovero per quel comportamento, Ja’Nihr non mancò di tirargli un buffetto sul suo nuovo gomito, artificiale, sì, e pur in tutto e del tutto simile all’originale, tale da concedergli, anche, la medesima sensibilità.

Prima che, tuttavia, il discorso potesse evolvere, in qualunque altra direzione, un collettivo di voci si impose sopra a quelle di tutti i presenti, giungendo alle spalle di Nissa e anticipando, di poco, la comparsa, dall’interno del cortile dell’abitazione, non soltanto dei due figli di Midda, ma anche dei suoi nipoti, l’insieme dei quali, quasi fossero essi stati sino a quel momento trattenuti all’interno dei confini della dimora della famiglia, esplose improvviso, riversandosi all’esterno e, in particolare, dirigendosi verso un obiettivo ben preciso…

« Mamma… mamma… » pigolarono Caian e Pares.
« Zia! Zia! » sembrarono quasi voler offrire loro eco il figlio maggiore e le due gemelle minori frutto del tutt’altro che infelice matrimonio di Nissa.
« Bambini! » rispose, subito genuflettendosi e aprendo le braccia la mercenaria, non cercando di dissimulare la straordinaria gioia provata in quel momento, nell’occasione di quel ricongiungimento nel merito del quale non si era mai concessa occasione di dubitare, ma che pur, nella parte più profonda del suo animo, non aveva potuto ovviare a temere non sarebbe accaduto.

Di fronte all’abbraccio di gruppo che seguì quel momento, includendo tutta la progenie delle due gemelle Bontor senza discriminazione alcuna, nessuno fra i presenti si poté concedere di apparire indifferente alle emozioni che, da tutto quello, non avrebbero potuto ovviare a derivare, in una reazione non soltanto naturale, ma, addirittura, da tutti loro meritata, giacché, del resto, se alfine erano riusciti a giungere a quel risultato, a quel momento di riconquistata felicità e ripristinata serenità, ciò non avrebbe potuto ovviare a essere attribuito, necessariamente, anche a ognuno di loro, e all’impegno, alla devozione, che tutti, insieme, avevano posto per arrivare sino a lì. Così, nel mentre in cui, senza neppure rendersene realmente conto, Be’Wahr e Lys’sh, Heska, la sua bambina e suo marito, Ma’Vret, i suoi figli e sua moglie, ma anche Nissa e il suo sposo, appena lì sopraggiunto al seguito dei pargoli, e, persino, Desmair e Ja’Nihr, si ritrovarono reciprocamente abbracciati, a condividere idealmente il meraviglioso momento lì presente, anche tutti gli altri non poterono ovviare a cercare un qualche contatto reciproco, chi sorridendo, e chi addirittura piangendo innanzi a tutto ciò.
E se lacrime solcarono alcuni visi, il volto sul quale più di tutte, allora, iniziarono a scendere, e a scendere copiose, fu quello della stessa Guerra, la quale, tenendo fede alla propria parola, al proprio voto, ricongiunta ai propri figli non poté evitare di frammischiare la gioia al dolore… e al dolore che, troppo a lungo, aveva sino ad allora posticipato.

« Mamma… che succede…? » domandò Pares, non potendo ovviare a porsi al confronto con l’evidenza di una profonda pena nel cuore della genitrice e, in ciò, non potendo neppure tacere quella domanda.

E Nissa, ineluttabilmente empatica con la propria gemella, non poté che comprendere immediatamente le ragioni di quanto stava accadendo, avanzando allora verso i propri figli, e i propri nipoti, per invitarli quietamente a concederle un po’ di spazio e, soprattutto, di tempo: spazio e tempo per affrontare il proprio lutto, la morte del suo sposo che, ancora, non aveva avuto possibilità di elaborare, non si era concessa occasione di affrontare, nel doversi, altresì, preoccupare per la vita dei propri figli.

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