Midda's Chronicles - le Cronache

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Dopo la conclusione, con un finale particolarmente aperto, di "Non abbassare lo sguardo", è iniziata ieri sera la pubblicazione di "Non smettere di lottare", 48° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles, riprendendo - ovviamente - il discorso rimasto in sospeso!
Buona lettura con il proseguo delle avventure della nostra ormai ex-mercenaria preferita in nuovi e inesplorati mondi, in un viaggio lungi dal potersi considerare concluso e che, certamente, proseguirà anche quando alfine superato il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di quest'opera!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 25 novembre 2017

venerdì 12 maggio 2017

RM 131


Quando un’amplia scialuppa discese da una grossa nave spaziale battezzata Jol’Ange II atterrando nuovamente non distante dal cortile d’ingresso alla dimora di Nissa Ronae Bontor, la padrona di casa avrebbe avuto a dover essere riconosciuta qual già presente sulla soglia della propria abitazione, in attesa loro e di coloro che, da esse, sarebbero discesi.
E, quasi a voler chiudere un ideale cerchio, un lungo viaggio iniziato oltre un anno prima, e, proprio da lì, già ripassato nove mesi più tardi, ella ebbe a destinare, alla propria gemella, le medesime parole che già, all’epoca, le aveva rivolto, ovviamente in parte riadattandole al nuovo, e più piacevole, contesto…

« Ce ne hai messo di tempo a tornare… » scosse il capo, quasi in segno di rimprovero per quello che non avrebbe potuto ovviare a considerare un increscioso ritardo da parte sua, scandendo ad alta voce quelle parole per permettere loro di giungere fino alla destinataria designata « I miei nipoti stanno attendendo il ritorno di loro madre da più di tre mesi, ormai! »

Midda Namile Bontor fu la prima a uscire dalla coppia di scialuppe, mostrando, allora e straordinariamente, al propria antica bellezza qual quasi completamente ripristinata, nella presenza, in luogo agli arti perduti un ciclo prima, di due nuove protesi, due splendide protesi del tutto indistinguibili dalle estremità originali, e nella scomparsa, su quasi tutto il suo corpo, delle orride cicatrici che, per quasi un anno intero, aveva condotto seco, a tragico promemoria di quanto accadutole: di tutto l’orrore vissuto, di tutta la tragedia affrontata, allora, soltanto la lunga cicatrice in corrispondenza al suo occhio sinistro era rimasta presente, a sfregiarle spiacevolmente lo splendido viso e, ciò non di meno, a non volerle concedere occasione di dimenticare quell’ultimo anno, e tutto il dolore che, nel corso dello stesso, ella aveva dovuto affrontare.
Accanto a lei, alle sue spalle, Carsa Anloch e Duva Nebiria, le prime che si erano unite a lei in quella missione, le prime che avevano intrapreso quel viaggio, le prime che sarebbero volentieri morte per lei e che, fortunatamente, tale sacrificio, non avevano avuto a dover compiere.
E, ancora, dietro di loro Howe Ahlk-Ma, il quale, a sua volta, aveva recuperato la propria estremità perduta, accanto al fratello Be'Wahr Udonn strettamente abbracciato, ormai senza più remora alcuna, alla splendida Har-Lys’sha, la quale, dismessi gli abiti della guerriera, era tornata a indossare quelli più eleganti, più raffinati, da lei stessa disegnati, nel voler apparire al meglio accanto all’uomo che, in quell’ultimo anno, aveva scoperto di amare.
Ancora, alle loro spalle, non mancarono di ricomparire Ma’Vret Ilom’An e Heska Narzoi, che in quello che, forse, avrebbe avuto a dover essere riconosciuto qual l’ultimo viaggio con la propria vecchia squadra, con la propria antica famiglia, avevano quindi voluto concedersi l’occasione di lasciarsi affiancare anche dalle loro nuove famiglie, dai loro coniugi, e dai loro figli, ai quali avevano fortunatamente potuto far quieto ritorno e ai quali, giunti a tal punto, non avrebbero mai potuto ovviare una lunga spiegazione su tutto quello che era accaduto nel corso di quei mesi di lontananza, nonché, altrettanto doverosa, un’occasione di incontro anche con i figli di Midda, per la salvezza dei quali tutto quello era accaduto, e i figli di Nissa, non di meno parte di quella loro grande famiglia allargata.
E, a chiudere quella delegazione, anche Ja’Nihr Noam’Il, accanto a Desmair, il quale, malgrado tutte le ferite riportate, malgrado tutte le mutilazioni subite, e, soprattutto, malgrado il proprio incommensurabile orgoglio, aveva alfine accettato l’idea di lasciarsi aiutare, e di ripristinare la propria perdura integrità fisica a sua volta con delle protesi, volte sia a restituirgli l’arto strappatogli dal corpo, sia, addirittura, le corna brutalmente segategli, in un’accettazione, da parte sua, che ben pochi all’interno della loro squadra non avrebbero potuto considerare influenzata, in fondo, proprio da colei che, anche in quel momento, gli permaneva al fianco, nella base di qualcosa che, forse, un giorno sarebbe potuto essere, o che forse mai sarebbe stato, e che pur, entrambi, chiaramente non stavano palesando interesse a voler escludere a priori.

« Per quanto ti potrà sembrare strano, abbiamo avuto bisogno di tempo per riprenderci dalla battaglia e, soprattutto, per concludere quanto iniziato, completando la distruzione della Loor’Nos-Kahn e liberando tutti coloro che, sparsi in mezzo universo, erano da loro tenuti prigionieri… » sottolineò la mercenaria, aggrottando appena la fronte per tutta risposta « … non tutti abbiamo avuto l’occasione di poterci ritirare al momento più propizio. »
« Già… » intervenne Carsa, la quale, alla fine, era riuscita a risolvere ogni proprio dubbio nel merito degli eventi occorsi, e della loro incoerente interpretazione, nel raggiungere, non senza un piccolo aiuto da parte della propria miglior amica, volto a concederle la chiave di lettura di ogni evento « E, per inciso, se soltanto il tuo tradimento fosse stato reale, avresti potuto star certa che saremmo arrivati molto prima. » sorrise tranquilla, a dimostrazione di quanto, comunque e ormai, non vi fossero più dubbi di sorta nel merito di Nissa e del suo effettivo ruolo in quanto accaduto.
« … e per fortuna che così non è stato. » puntualizzò Duva, la quale, francamente, non avrebbe avuto piacere a dover affrontare Nissa, per quanto lo avrebbe pur fatto all’occorrenza, nel momento in cui ella si fosse confermata per quanto, con tanto impegno, aveva voluto apparire « Una donna dalla mente complessa come la tua, francamente, preferisco averla come alleata che come avversaria. » soggiunse, a miglior interpretazione del suo intervento.

Nel contempo di ciò, e spenti i motori della scialuppa, anche Salge Tresand ebbe a raggiungere tutti i propri compagni d’arme, completando la loro formazione e offrendo, implicitamente e involontariamente, occasione alla gemella di Guerra di prendere nuovamente parola, e di riservarsi una doverosa parentesi di sincere scuse verso tutti loro, per quanto era accaduto e, soprattutto, per come ciò era dovuto avvenire…

« Mi dispiace di avevi dovuto nascondere la verità… » asserì Nissa, idealmente sola, in quel momento, innalzi all’intera formazione, alla schiera completa, dei propri amici e, al contempo, di coloro che pur aveva dovuto tradire, seppur per una ragione più elevata di quanto essi avrebbero potuto inizialmente ritenere « … purtroppo, quando è stato chiaro con chi avevamo a che fare, ho dovuto agire. E agire al fine di porci nella condizione migliore per poter vincere. » tentò di spiegare, benché la questione, nella propria integrità, avrebbe richiesto molto più di quel conciso intervento per soddisfare ogni esigenza di comprensione « Quando ho compreso che, per quanto folle a pensarsi, avrebbe avuto a dover essere riconosciuto Kah dietro all’attacco alla dimora di mia sorella e di mio cognato, ho anche capito che, troppo facile sarebbe stato per lui poter giungere a tutti noi, singolarmente, per eliminarci o, peggio ancora, eliminare le persone a noi più care. » argomentò, non potendo ovviare a rivolgere il proprio sguardo verso le famiglie di Ma’Vret e di Heska, e il proprio pensiero in direzione della sua medesima « Ed è stato allora che ho avuto l’idea di contattarlo, per offrirmi a lui qual una quinta colonna, promettendogli, in ciò, di condurvi, alfine, tutti al suo cospetto, suggerendogli l’opportunità di un epico scontro contro tutti voi, in grazia al quale non limitarsi, banalmente, a consumare la propria vendetta ma, ancor più, impegnandosi a legare il proprio nome a quello della vostra disfatta, certa di come, in tal maniera, quantomeno ci sarebbe stata garantita l’occasione di arrivare vivi a tale confronto… e, soprattutto, ci sarebbe stata concessa un’opportunità di confronto, e non soltanto di brutale massacro, così come, purtroppo, è accaduto per Brote. »

Un’argomentazione allora sincera, la sua, scandita con il cuore in mano, in ciò anche sospinta da un chiaro senso di colpa per qualcosa che, francamente, avrebbe preferito evitare di ritrovarsi costretta a compiere e che, ciò non di meno, aveva portato avanti, e condotto a compimento, per la stessa ragione per la quale la sua stessa gemella aveva accettato il rischio derivante dal trasformarsi in una bomba deambulante all’idrargirio: la necessità di garantire a tutti loro l’occasione di un qualche futuro…

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