Midda's Chronicles - le Cronache

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Conclusa la lunga, lunghissima (tre anni...) pubblicazione de "Il viaggio continua", il racconto che, nella mia memoria sarà ricordato come l'episodio dell'ora più buia di questa pubblicazione; inizia oggi "Non abbassare lo sguardo", il 47° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles (50° considerando anche i tre racconti pubblicati all'insegna del marchio Reimaging Midda)!
Racconto che, quindi, oltre ad avere potenzialmente un numero importante, ci accompagnerà verso il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di questo viaggio insieme!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 5 ottobre 2017

lunedì 8 maggio 2017

RM 127


Lasciandosi alle spalle il combattimento, Lys’sh si slanciò all’interno di quella foresta, di quella trappola potenzialmente letale, alla ricerca dei loro compagni, e, in particolare, di Salge, in ubbidienza alla richiesta ricevuta da parte della propria sorella d’arme. E laddove, pur, qualche remora avrebbe potuto coglierla all’idea di allontanarsi dal centro del conflitto, dal luogo del confronto con Kah, francamente il pensiero di poter essere finalmente impiegata in maniera più utile di quanto, sino a quel momento, non fosse stata, non avrebbe potuto ovviare a dare un senso alla sua presenza lì.
Per quanto, difatti, ella avesse accettato quietamente l’indicazione ricevuta volta a escluderla dall’ingaggio diretto con il dio flegetauno nel mentre in cui, altresì, tanto Desmair, tanto Guerra, avevano reso qual propria simile prerogativa; tale remissività da parte sua era stata sino a quel momento motivata soltanto dalla speranza che, presto o tardi, le sarebbe stata offerta la possibilità di intervenire, e di intervenire in maniera, seppur non risolutiva, quantomeno collaborativa in tal senso, così come obiettivamente non avrebbe mai potuto vantar di compiere nel restare, semplicemente, lì a contemplare quanto stava accadendo. Così, quando Midda le aveva domandato di radunare il gruppo, per quanto ciò avrebbe significato allontanarsi ulteriormente dalla battaglia a cui pur non aveva neppure avuto occasione di prendere parte, ella si vide paradossalmente concessa l’opportunità di agire, e agire in maniera realmente utile, pur lasciandosi tutto alle spalle, pur volgendo il capo innanzi al loro facilmente individuabile nemico.
Nuovamente sola fra la vegetazione di quell’oasi artificiale, Har-Lys’sha avrebbe avuto a dover essere riconosciuta qual inserita all’interno del proprio ambiente naturale, in una situazione di assoluta supremazia che, senza alcuna fatica, le avrebbe permesso non soltanto di rintracciare velocemente i propri compagni, e Salge in particolare, ma anche, quasi senza impegno alcuno, le avrebbe garantito l’occasione di ovviare a qualunque genere di trappola le sarebbe stata rivolta lungo il cammino. In quella che, chiunque altro fra i suoi compagni, non avrebbe potuto ovviare a interpretare qual una continua minaccia, un terreno insidioso che ad ogni passo avrebbe potuto definirne la fine, e la fine in modi estremamente variegati e comunque letali; ella non avrebbe potuto che accogliere, per lo più, qual un terreno di gioco, quasi un mero percorso di addestramento, utile a porre alla prova i propri sensi al fine di non permettersi possibilità di pigrizia, mentale e fisico.
Correndo da un punto all’altro, a volte arrampicandosi sugli alberi e lanciandosi da un ramo a quello successivo, altre volte addirittura strisciando rapidamente al suolo, guizzante fra l’erba e le piante del sottobosco; ella si lasciò quindi guidare dal proprio olfatto e dal proprio udito alla ricerca, innanzitutto, di Salge, così come richiestole. E nel giro di pochi minuti ebbe a raggiungerlo, e a raggiungerlo insieme, in verità, a tutti gli altri loro compagni, i quali, nel contempo, dovevano essere stati riuniti, secondo comune aspettativa, dalla non meno abile opera di Ja’Nihr.

« Midda ha bisogno di noi. » annunciò, comparendo, sostanzialmente all’improvviso, fra le fila del gruppo, sino a quel momento non vista, non udita, non percepita da alcuno fra loro, neppure dai sensi pur straordinariamente allenati della cacciatrice, la quale, malgrado tutta la sua straordinaria bravura, avrebbe avuto comunque a doversi riconoscere qual un’umana e, in questo, priva di ogni possibilità di confronto con l’abilità propria di un’ofidiana.

E laddove la sua apparizione fu, appunto, improvvisa e non prevista, necessariamente ella ebbe allora a ritrovarsi al centro dell’attenzione di tutti i propri compagni, attenzione che le venne rivolta tutt’altro che con buone intenzioni, nel ritrovare otto pugnali sollevati in direzione della sua gola…

« Lys’sh… accidenti a te! » imprecò Duva, nel riconoscere la compagna e, per prima, nell’abbassare l’arma verso di lei puntata, non riconoscendo ulteriormente ragione di minaccia da parte sua, ora che la sua identità era stata accertata « Quante volte dobbiamo ripeterti che non puoi comparire in questo modo…?! »
« Hai rischiato che ti uccidessimo… » puntualizzò Carsa, a sua volta abbassando la propria arma, sulla quale, per fortuna di Lys’sh, aveva dimostrato di essere in grado di mantenere assoluto controllo, laddove in alternativa la strage sarebbe stata a dir poco ineluttabile.
« Chiedo venia. » si scusò, chinando appena il capo, per nulla turbata dall’ipotetica, e pur estremamente letale, promessa di morte lì potenzialmente riservatale dai propri stessi fratelli e sorelle d’arme, giacché, forse persino più di loro, ella non avrebbe potuto ovviare a provare sincera fiducia nei loro riguardi, al punto tale dal potersi asserire certa di quanto, malgrado il rimprovero appena rivoltole, mai sarebbe stato possibile che uno fra loro avesse a dimostrarsi così spiacevolmente privo di padronanza di sé da aggredirla, da volgerle involontariamente o incoscientemente danno « Midda ha bisogno di noi. » ebbe poi a ripetersi e, voltandosi in direzione di Salge, precisando « Di te, in particolare. »

E così come ella stessa, pocanzi, non si era riservata occasione di sollevare il benché minimo dubbio, di dimostrare la benché minima esitazione nel merito della richiesta destinatale, allo stesso modo tutti i presenti, a quella frase, ebbero a reagire in maniera compatta e coordinata, limitando ogni intervento, ogni espressione verbale, para-verbale e non verbale a un semplice cenno di intendimento, volto, in ciò, a spingerla ad andare oltre, a guidarli e, in tal senso, a condurli dalla loro compagna, per concederle tutto l’aiuto di cui ella aveva fatto richiesta.
Ancora una volta, quindi, la forza di quel gruppo, di quella squadra, ebbe a palesarsi in maniera semplicemente squisita, vedendoli agire sospinti, in tutto e per tutto, da semplice, ovvia, scontata fiducia fra loro, in un sentimento, in un legame che, al di fuori di quella famiglia, di quello straordinario contesto, avrebbe altresì avuto a dover essere considerata quanto di più complesso, di più discutibile, di più dubbio mai avrebbe avuto a poter essere riconosciuto alla base del rapporto anche soltanto fra due persone, senza sospingersi, addirittura, all’assurda quota di undici, diversi, individui. Ma la loro comune storia non avrebbe potuto essere tale, tutte le imprese, le battaglie, le guerre, addirittura, affrontate insieme, non avrebbero potuto essere conseguite e vinte, in assenza di un unico spirito, di un solo cuore intento a battere all’unisono nei loro petti. E con lo stesso animo con il quale alcuno fra loro, neppure per un istante, aveva esitato nel giorno, nel momento in cui Guerra si era ripresentata nelle loro vite, chiedendo qual favore personale la disponibilità a quell’ultima avventura insieme; tutti loro, in quel momento, in quel frangente, non avrebbero mai potuto perdere tempo a domandare il perché di quella richiesta, o anche il pur minimo dettaglio nel merito di quanto ella avrebbe potuto abbisognare da parte loro e, in particolare, di Salge, giacché l’unica informazione realmente utile, l’unico dettaglio realmente indispensabile, era stato loro già fornito: Midda aveva bisogno di loro.
In ciò, seppur più lentamente rispetto al viaggio d’andata, nella necessità di esser guida per i propri compagni attraverso le insidie della foresta, attraverso tutte quelle trappole che, per lei, avrebbero avuto a dover essere riconosciute quasi segnalate da un cartello luminoso, mentre per tutti gli altri avrebbero avuto a dover essere comunque considerate nascoste, celate, dissimulate nell’ambiente attorno a loro; Lys’sh ripercorse i propri passi, la via che da Midda l’aveva condotta fino al gruppo, cercando di mantenere la maggior velocità possibile, di sospingere l’intero gruppo al massimo delle loro possibilità, senza porre in dubbio la loro possibilità di sopravvivenza, ma, malgrado questo, senza neppure concedere loro occasione di requie, nell’incalzare, anzi, ogni passo in misura maggiore del precedente, animata dal solo desiderio, dalla sola, semplice volontà, di raggiungere nuovamente quanto prima i due compagni abbandonati, e, in tal senso, non potendo ovviare, proprio malgrado, a provare uno spiacevole timore per la loro incolumità, pur mai dubitando delle loro capacità guerriere.

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