Midda's Chronicles - le Cronache

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Dopo la conclusione, con un finale particolarmente aperto, di "Non abbassare lo sguardo", è iniziata ieri sera la pubblicazione di "Non smettere di lottare", 48° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles, riprendendo - ovviamente - il discorso rimasto in sospeso!
Buona lettura con il proseguo delle avventure della nostra ormai ex-mercenaria preferita in nuovi e inesplorati mondi, in un viaggio lungi dal potersi considerare concluso e che, certamente, proseguirà anche quando alfine superato il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di quest'opera!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 25 novembre 2017

giovedì 27 aprile 2017

RM 116


« In verità, la sola che non ha le idee chiare sei proprio tu! » reagì Be’Wahr, cupo in volto in reazione a tutto il lungo monologo appena udito « Alcuno fra noi ha avuto esitazione a rispondere al richiamo, alla richiesta di Midda, non per avventatezza, né tantomeno per stolidità. Tutti noi ci siamo subito presentati al suo appello sapendo bene per cosa… anzi: per chi. Perché tutti lo abbiamo fatto per lei, per Midda stessa! » dichiarò, con fermezza assoluta, irremovibile « Midda: che per tanti anni ha combattuto al nostro fianco, non soltanto formandoci e proteggendoci, non semplicemente guidandoci, ma, soprattutto, dandoci la possibilità di identificarci gli uni con gli altri come una famiglia. E in una famiglia, per rispondere a una richiesta di aiuto, non serve conoscere alcun dettaglio, non servono motivazioni, se non l’essere parte di quella famiglia… e, francamente, è assurdo che proprio tu, fra tutti, non lo abbia compreso! »

Il biondo, che in passato era stato talvolta canzonato in maniera giocosa dai propri compagni d’arme in riferimento al proprio intelletto forse non così brillante, non così acuto al pari di altri, ebbe lì a dimostrare nuovamente e inoppugnabilmente l’immensità del proprio cuore, a compensazione di qualunque altro proprio limite. E nel compiere ciò, al di là di ogni dimostrazione d’avversione da parte del destino, così come loro chiaramente dimostrato, così come lì evidentemente comprovato da quanto stava accadendo, con le proprie parole egli fu in grado di restituire energia e forza all’intero gruppo, ricordando sicuramente un’ovvietà, e, ciò nondimeno, ricordandola nel momento giusto, con le parole giuste, con la passione giusta, quella passione e quelle parole che mai, come in quel momento, sarebbero state a tutti loro necessarie per trovare la forza di reagire… e reagire persino contro un dio, ove necessario.
Di questo, delle emozioni lì crescenti nei propri ex-compagni, fomentate da quel breve, ma intenso discorso, anche Nissa non poté ovviare a maturare consapevolezza, in misura tale che, necessariamente, ella ebbe a dover così iniziare a temere che i propri piani, le proprie strategie accuratamente pianificate quanto e, sicuramente, ancor più rispetto a Kah, potessero essere lì vanificate dall’emotività del momento, dalla reazione umana, e pur non per questo meno pericolosa, che la propria ex-squadra avrebbe potuto far propria. In ciò, ella comprese essere giunto il momento di passare oltre e, dopo aver gettato un ultimo sguardo verso la propria gemella, ebbe a rivolgersi direttamente al proprio nuovo alleato, per finalizzare il discorso fra loro…

« Per quanto mi riguarda, non c’è altro che merita di essere detto. » annunciò, in direzione del colosso e di chiunque altro lì attorno « La mia parte del nostro accordo l’ho rispettata: ho permesso loro di riunirsi, ho risvegliato l’antico spirito guerriero guidandoli a quell’inutile insediamento nel sistema di Velsa e, a tempo debito, li ho condotti alla tua trappola. » elencò, con freddezza disumana, degna del colore del proprio sguardo, dei propri occhi di ghiaccio « Ora, per cortesia, se volessi restituirmi i miei nipoti e permettermi di tornare dalla mia famiglia, te ne sarò grata… »
« Credevo avresti avuto piacere a contemplare la disfatta di tua sorella. » ipotizzò Kah, per tutta risposta, dimostrandosi quasi dispiaciuto da quella richiesta, quasi come un bambino di fronte alla partenza di un compagno di giochi.
« Sono certa che avrai elaborato un piano straordinario per ottenere la tua rivincita, mio signore. » asserì ella, chinando appena il capo in segno di palese sottomissione nei confronti di quel dio flegetauno « Ma, francamente, non coltivo astio tale da richiedermi di assistere a quanto accadrà. E, altrettanto sinceramente, inizio a sentirmi abbastanza nostalgica nei confronti della mia famiglia… »

Innanzi al riferimento ai figli di Guerra, ogni crescente malanimo nel gruppo di prigionieri ebbe estemporaneamente a placarsi, nella consapevolezza di quanto, allora, sarebbe stato meglio per tutti loro accettare di seguire passivamente lo sviluppo di quegli eventi, almeno sino a quando, alfine, l’obiettivo principale della loro missione, lo scopo stesso per il quale quella guerra aveva avuto inizio, non fosse stato perseguito, e perseguito almeno in parte, almeno indirettamente, nella liberazione dei due pargoli dal loro primo rapitore, anche se questo avrebbe voluto significare consegnarli direttamente nelle mani di una traditrice.
Un risultato incompleto, una vittoria parziale, e pur già, almeno nella prospettiva della salvezza dei piccoli, un primo risultato concreto, tale da porli, quantomeno, in salvo dal pericolo immediato indubbiamente rappresentato in misura maggiore da Kah piuttosto che da Nissa; la quale, sicuramente responsabile di una colpa, di un crimine imperdonabile, avrebbe avuto a doversi comunque considerare sinceramente affezionata ai propri nipoti, in misura tale che, qualunque cosa fosse accaduta, si sarebbe premurata della loro salvezza, del loro bene. E, a prescindere da tutto ciò, una volta sconfitto Kah, perché, al di là dell’immortalità da lui dimostrata, tutti loro non avrebbero potuto ovviare a credere fermamente di poterlo sconfiggere; affrontare Nissa sarebbe stato sicuramente più semplice, più facile, più veloce, rispetto all’intera Loor’Nos-Kahn.

« E sia. » concesse il dio, con un cenno di approvazione del proprio osceno capo circondato da una corona di corna « Che non si abbia a dover dire che Kah non sia in grado di dimostrarsi generoso con coloro che ne riconoscono la superiorità, e a lui accettano di affidarsi, per la propria salvezza. » definì, arrivando a parlare di sé addirittura in terza persona, tanto smisurato avrebbe avuto a doversi considerare il suo ego « Ma ricorda, donna: da oggi in avanti, tu dovrai considerarti mia. E qualora, in futuro, i tuoi servigi avessero a doversi rendere necessari, non vi sarà possibilità alcuna per te di declinare un mio invito... o non soltanto tu, ma anche i tuoi nipoti, i tuoi figli, tuo marito, e chiunque attorno a te, vicina a te, patirà sofferenze inimmaginabili, al confronto delle quali la morte avrà a dover essere sol intesa qual una misericordiosa liberazione. » la pose in guardia, ricordandole quanto, benché priva delle catene che in quel frangente stavano contraddistinguendo tutti i propri ex-compagni, anch’ella non avrebbe avuto a potersi considerare molto più di una prigioniera, una proprietà innanzi al suo giudizio.

E Nissa, che pur d’orgoglio non avrebbe avuto a dover essere riconosciuta priva, sicuramente si ritrovò in difficoltà, allora, a costringersi a restare quieta di fronte a quella provocatoria minaccia, nella ferma consapevolezza di quanto, anche laddove si fosse spinta addirittura a tradire tutta la propria famiglia d’arme, in misura ben minima avrebbe avuto a dover valere la sua vita innanzi agli occhi del flegetauno; il quale, anzi, sarebbe stato probabilmente ben lieto di riservarsi l’opportunità di accomunarla alla medesima sorte di tutti gli altri se soltanto ella gliene avesse concesso l’occasione: dopotutto, diciotto anni prima, anche lei, insieme a Midda e agli altri, aveva contribuito alla sua disfatta.
Con un semplice inchino, quindi, la donna ebbe a prendere congedo dal proprio nuovo padrone, voltando fisicamente le spalle nei confronti dei propri ex-compagni dopo averlo già fatto metaforicamente. E, camminando con passo tranquillo, ebbe ad allontanarsi dai loro sguardi, nel mentre in cui, al contrario, a dominare sugli stessi ritornò Kah, in tutta la sua terribile imponenza.

« Ed eccovi… Guerra e i suoi indomiti mercenari. » proclamò, osservandoli non senza un certo sarcasmo alla base delle proprie parole « Devo ammettere che, in questo momento, la triste realtà della vostra condizione non rende onore al vostro mito… » soggiunse, sorridendo sornione « … ma non vi preoccupate: avrete tutto il tempo che vi serve per riprendervi, per riposarvi e per preparavi al meglio per il nostro scontro, affinché, quando tutto sarà terminato, nessuno, nell’intero universo, possa avere ancora dubbi sulla potenza  del dio Kah. » promise loro, in quella che avrebbe avuto a dover essere intesa qual una chiara minaccia.
« Intendi forse ucciderci annoiandoci a morte con questi proclami da egocentrico esaltato…? » ipotizzò Carsa, per tutta risposta, aggrottando la fronte « Perché, in tal caso, ti assicuro che potresti avere ottime possibilità continuando in questa direzione… »

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