Midda's Chronicles - le Cronache

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E dopo tante peripezie... riprendiamo oggi la pubblicazione regolare delle Cronache di Midda!
Dal momento che sono trascorsi due anni dall'inizio della pubblicazione della 46° avventura di Midda, analogamente a quanto già fatto per Un altro morde la polvere, per qualche giorno saranno ripubblicati tutti gli episodi già irregolarmente pubblicati fra la fine del 2014 e l'inizio del 2015, per poi procedere con il proseguo delle vicende della nostra mercenaria preferita... e questa volta della sua versione "Terra Prime"!

Grazie a tutti per l'affetto e la fiducia dimostratami...

Sean, 7 agosto 2017

lunedì 24 aprile 2017

RM 113


« Mio padre è morto. » intervenne Desmair, cercando di recuperare autocontrollo e dignità, rimproverandosi, anzi, di quanto già così banalmente perduto, seppur per ragioni più che comprensibili e condivisibili, per le quali, certamente, nessuno avrebbe avuto ragione di muovergli rimprovero « Non so chi tu sia: un sosia, il prodotto di un intervento genetico, un clone… ma non puoi essere mio padre. » argomentò, cercando in tal maniera dei fatti a cui aggrapparsi, che smentissero i vaneggiamenti di quell’essere tanto simile a Kah ma che non avrebbe mai potuto essere Kah « Anche un flegetauno purosangue ha dei limiti… nessuno di noi è immortale. »

Senza neppure voltarsi a guardarlo direttamente in viso, Kah si rialzò dalla posizione genuflessa in cui si trovava, accanto a Midda, e, con un deciso movimento della destra, andò a colpire di manrovescio il suo ultimo interlocutore, il quale, benché colossale, non avrebbe potuto che apparire paradossalmente piccolo nel confronto con quella creatura e, soprattutto, con una delle sue gigantesche braccia, nella forza del colpo  della quale, addirittura, Desmair ebbe a essere scaraventato per quasi una trentina di piedi più in là, finendo addirittura con il travolgere alcuni fra le loro guardie, le quali non ebbero occasione per scansarsi a evitare quel devastante impatto.
E, ancora senza guardarlo, a dimostrazione di quanto, dal suo punto di vista, egli non meritasse banalmente neppure la sua attenzione, quando riprese voce ebbe comunque a dedicargli un rimprovero, un monito di fronte al quale non avrebbe avuto a dover sollevare ulteriori obiezioni…

« Io sono immortale! » sancì Kah, con tono fermò, seppur lievemente irato, in conseguenza di tanta incredulità lì rivoltagli « E tu, figlio traditore, non osare più rivolgerti con quel tono a me, a meno che tu non desidera essere il primo a soccombere, qual esempio per tutti i tuoi amici… »
« Tu non sei Kah! » dichiarò convinta Ja’Nihr, schierandosi moralmente al fianco del compagno, pronta, se necessaria, a essere a sua volta sacrificata, non accettando che la paura della morte, o di un fantasma del passato, potesse inibirla tanto come era stato sino a quel momento.
« Io… sono… Kah! » scandì egli, stringendo appena i denti sotto le labbra, a cercare di trattenere l’ira che, in quel frangente, stava in lui crescendo « Ma, dal momento che la mia parola non sembra esservi sufficiente, vi darò una dimostrazione concreta dei miei poteri divini. » si propose, nuovamente cercando di ritrovare controllo, e, nel far ciò, sguainando, da dietro la schiena, quello che per lui avrebbe avuto a dover essere considerato un pugnale mentre, per chiunque altro, sarebbe stato quantomeno uno spadone a due mani « Osservate, sciocchi! »

Calando con un gesto deciso quella lama, impugnata con il destro, sul proprio polso sinistro, egli ebbe a recidere, in un sol colpo e senza alcuna esitazione, l’intera estremità, la sua possente mano, la quale, inanimata, ricadde quindi a terra, amputata, mutilata mentre uno spruzzo di sangue, nell’immediato, ebbe a riversarsi attorno a lui in un effetto indubbiamente macabro. Ma ancor peggio, di ciò, fu quanto ebbe di lì a breve ad accadere, giacché, miracolosamente e disgustosamente, così come il sangue aveva iniziato a fuoriuscire da quell’arto amputato, esso iniziò a ricondensarsi a e a riarrampicarsi lungo il suo braccio e lungo la sua mano, quasi fosse dotato di una propria volontà e una volontà destinata a non permetterne la morte. E, addirittura, trascinata dal sangue, anche la sua mano recisa, quell’enorme estremità ricaduta a terra, venne oscenamente richiamata in direzione del polso mutilato, lì tratta da una serie di filamenti di sangue più solido che liquido, così come alcun sangue, umano o flegetauno, avrebbe mai dovuto apparire.
Così, nel giro di pochi istanti, in un assordante silenzio lì improvvisamente impostosi a dominare sull’intera sala, il braccio mancino di Kah fu completamente restaurato, ristabilito nella propria integrità, mostrandosi perfetto, non di meno di quanto non fosse stato prima di quell’assurda, autolesionistica, e pur indubbiamente efficace, dimostrazione.

« Questa è follia… » commentò Desmair in riferimento a quanto appena occorso, risollevandosi, là dove era stato catapultato pocanzi, non senza una certa difficoltà, tanto per il colpo subito, quanto per le pesanti catene nelle quali ancora era avviluppato.
« No. » replicò, serio nel tono e nello sguardo Salge, prendendo voce nella questione « Quello è l’effetto della Sezione I. »

Sezione I: "i" come "imperituro", "indefettibile", "immarcescibile"… o, più semplicemente, "immortale".
Là dove la Storia andava a frammischiarsi confusamente alla leggenda, la Sezione I poneva le proprie radici, nella racconto di un esperimento condotto in un tempo non meglio precisato, su un pianeta non meglio definito, allo scopo di generare una schiera di guerrieri perfetti, soldati post-umani che mai avrebbero potuto conoscere la sconfitta perché, semplicemente, mai avrebbero potuto conoscere la morte. Tale esperimento, tuttavia, come sovente accade in tal genere di storie, non ebbe i risultati sperati e, ciò non di meno, l’universo si ritrovò a essere attraversato da alcuni gruppi di soldati mercenari generati nel corso di tale esperimento, soldati mercenari temuti in ogni dove giacché, alla loro nomea, era associata soltanto morte e distruzione. E non in maniera del tutto fine a se stessa.
Guerra e i suoi compagni, in passato, avevano infatti avuto occasione di confrontarsi con qualche esponente della Sezione I. E, in ciò, avevano avuto modo di scoprire, in maniera non propriamente indolore, il perché dell’abbandono di tale esperimento e, soprattutto, il perché della terrificante nomea associata a tali individui. Il tentativo volto a generare soldati immortali, infatti, era degenerato, in maniera imprevista e pur, forse, non imprevedibile, nella creazione di irriducibili zombie, corpi non morti, e ciò non di meno neppur realmente vivi, che, rianimati per effetto di straordinarie nanotecnologie, si prefiggevano quale unico scopo l’annientamento di qualunque avversario, di qualunque nemico, in maniera cieca e sorda a ogni raziocinio: della mente di coloro che tali creature erano state un tempo, in tutto ciò, nulla sembrava riuscire a sopravvivere al processo di rianimazione, così, dopo la prima morte, qualunque guerriero della Sezione I sarebbe stato condannato a risvegliarsi in tale, nuova, terrificante condizione, privato della propria coscienza, privato della propria personalità, e ridotto, semplicemente, a un’arma di distruzione di massa, praticamente inarrestabile a meno di non riuscire a distruggerne completamente il corpo.
Ma se pur, in tutto questo, indubbiamente temibili avrebbero avuto a dover essere riconosciuti i membri della Sezione I, e gli effetti collegati all’esperimento al quale erano stati sottoposti, un'unica, non tanto sgradevole, peculiarità a margine di tutto ciò, avrebbe avuto a dover essere considerata quella della non trasmissibilità di tale piaga: a differenza, difatti, del concetto romanzato di zombie, le creature della Sezione I avrebbero avuto a doversi considerare elementi unici e irripetibili… o, almeno, così tutti avevano creduto sino a quel giorno, sino a quel momento, quando Salge, con la propria asserzione, ebbe a sollevare un atroce dubbio a tal riguardo.

« Kah non apparteneva alla Sezione I. » replicò Ja’Nihr, scuotendo il capo a quell’ipotesi, l’orrore della quale forse avrebbe avuto a dover essere considerato secondo solo all’orrore derivante da quanto pur appena lì testimoniato « E, se anche fosse, dovrebbe aver perduto ogni coscienza di sé… »
« A meno che la sua natura flegetauna, e gli straordinari poteri di rigenerazione a essa collegati, non abbiano sanato il problema, permettendogli, a tutti gli effetti, di essere l’unico, vero, prodotto riuscito di quel maledetto esperimento. » argomentò il capitano della Jol’Ange, restando fermo sulla propria ipotesi.
« Complimenti. » annuì e confermò Kah, in direzione dell’uomo, offrendogli, addirittura, un lieve inchino in segno di riconoscimento « Non ti ho mai considerato il cervello del gruppo… ma devo ricredermi, dal momento che sei stato l’unico a comprendere la realtà delle cose. »

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