Midda's Chronicles - le Cronache

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Dopo la conclusione, con un finale particolarmente aperto, di "Non abbassare lo sguardo", è iniziata ieri sera la pubblicazione di "Non smettere di lottare", 48° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles, riprendendo - ovviamente - il discorso rimasto in sospeso!
Buona lettura con il proseguo delle avventure della nostra ormai ex-mercenaria preferita in nuovi e inesplorati mondi, in un viaggio lungi dal potersi considerare concluso e che, certamente, proseguirà anche quando alfine superato il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di quest'opera!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 25 novembre 2017

sabato 15 aprile 2017

RM 104


Sulla Kriarya, benché non vi fosse la presenza di una figura tanto ingombrante, e non solo a livello fisico, qual Desmair, inevitabili situazioni di conflittualità, seppur giocosa, seppur scherzosa, non avrebbero potuto ovviare a sussistere fra Howe e Be’Wahr.
Fratelli di vita forse in misura maggiore rispetto a quanto non avrebbero potuto essere considerate sorelle le due Bontor, i due non avrebbero potuto ovviare a scadere, sovente, in più o meno violenti battibecchi non perché animati, come nel caso di Nissa e Desmair, da un qualche genere di pregresso rancore, quanto e piuttosto perché, semplicemente, divertiti da tutto ciò, quasi due cuccioli intenti a tirarsi a vicenda le orecchie e a rotolarsi uno sopra l’altro per ludo. E così come, nell’esempio dei cuccioli, tale giuoco avrebbe avuto a doversi riconoscere propedeutico all’età adulta, al momento in cui, divenuti grandi, avrebbero saputo in qual maniera rapportarsi gli uni con gli altri; anche per Howe e Be’Wahr tutto ciò avrebbe avuto a doversi riconoscere qual egualmente propedeutico, così come, per lo meno, avrebbe avuto a doversi considerare una sessione di allenamento, giacché, soprattutto quando il vino entrava in azione, con qualche bicchiere di troppo a fluidificare il sangue e a disinibire le menti, non così rara avrebbe potuto aversi a giudicare l’opportunità di una bella rissa.
Ineluttabilmente, malgrado la stanchezza della battaglia appena conclusa avrebbe avuto a dover agire qual possibile freno all’idea di nuovi bellici sforzi, e riprendendo alla perfezione l’immagine metaforica dei cuccioli intenti tirarsi a vicenda le orecchie e a rotolarsi l’uno sopra l’altro, anche in quell’occasione i due ebbero ad animare la serata con una bella rissa, e una rissa che vide, addirittura, il tavolo sul quale stavano banchettando venire fragorosamente rovesciato nel momento in cui, con una mossa tutt’altro che delicata, Be’Wahr sollevò Howe da terra e lo ebbe a schiantare, di schiena, lì sopra. Oltre al vino, inutile negarlo, quella sera, a complicare le cose, avrebbe avuto a doversi annoverare la presenza di Lys’sh, ma anche di Heska, e, probabilmente, persino di Midda, le quali, nel proprio involontario ruolo di rappresentanza femminile della squadra a bordo di quella nave, ebbero, proprio malgrado, a scatenare il testosterone dei propri commilitoni e, in ciò, ad alimentare una già facilmente alimentabile litigiosità fra loro, a facilmente intuibile dimostrazione di quanto l’uno, piuttosto che l’altro, avessero a doversi considerare compagni di letto di potenziale interesse. E a poco, o forse a nulla, sarebbe allor valsa la consapevolezza, pur non così velata, di quanto Midda dovesse ancor scendere a patti con il proprio lutto, con la perdita del proprio amato sposo, la tragedia della scomparsa del quale sarebbe stata affrontata soltanto a tempo debito, quando tutta quella storia avrebbe trovato alfine conclusione; o di quanto, ancor peggio, Heska fosse già felicemente sposata, legata a un uomo che amava profondamente e, con lui, alla famiglia che insieme avevano realizzato; rendendo, obiettivamente, l’unica ipotizzabile destinataria di tale sfoggio di virilità la splendida ofidiana: la sola presenza di almeno un concreto obiettivo, nonché, comunque, di altre due pregevoli esponenti di sesso femminile, al loro tavolo, contribuì, tristemente, al degenerare delle cose fra loro.

« Non osare più dire una cosa simile… o io… » minacciò il biondo, puntando un dito dritto sul volto del fratello, disteso innanzi a sé sul tavolo là dove lo aveva proiettato senza fatica alcuna.
« O tu cosa, imbecille che non sei altro…?! » ridacchiò l’altro, il quale, evidentemente complice l’alcool ingerito, non aveva avvertito particolarmente gli effetti del colpo appena subito e, anzi, stava lì quietamente ridacchiando per l’accaduto.
« Non sto scherzando, Howe! »
« Incredibile… la tua mente è davvero così evoluta da concepire l’idea di scherzo…?! » lo schernì l’altro.

Prima che, tuttavia, Be’Wahr potesse aver possibilità di replicare ulteriormente, Howe si riservò occasione utile a reagire all’attacco subito, afferrando con entrambe le mani saldamente il polso dell’estremità minacciosamente puntata verso il suo volto, per poi richiamare a sé, con un vigoroso colpo di reni, le proprie gambe, a trovar un punto d’appoggio per far leva, con esse, sotto l’ascella del proprio compare, prima di distendersi nuovamente, di colpo, ottenendo, qual risultato ultimo, quello di riuscire a catapultarlo, letteralmente, in avanti, ricambiando in ciò la cortesia riservatagli in quel volo. E il biondo, così sorpreso dalla reazione del fratello non meno di quanto avrebbe potuto essere valso, pocanzi, il viceversa, altra possibilità non ebbe che quella di subire, passivamente, quell’attacco, ritrovandosi scagliato in direzione di Ma’Vret e di Heska, i quali, dal proprio canto, riuscirono comunque a dimostrare sufficiente prontezza di riflessi per ovviare all’eventualità di finir travolti da tutto quello.
Da cosa quella rissa potesse essere nata, in verità, non avrebbe avuto a dover essere considerato neppur realmente chiaro ad alcuno degli astanti… al contrario. Un attimo prima le cose stavano procedendo serene, un attimo dopo Howe aveva sussurrato qualcosa in un orecchio al fratello e, da lì, era scoppiato il finimondo, sino ad arrivare al momento in cui Be’Wahr, dimostrando la straordinaria energia dei propri muscoli, ebbe a sollevare il fratello per aria, quasi avesse a doversi considerare privo di peso, e a rovesciarlo, per l’appunto, sul medesimo tavolo attorno al quale i presenti si erano riuniti allo scopo di festeggiare la vittoria riportata. E se, pur, i litigi fra i due non avrebbero avuto a doversi considerare qualcosa di nuovo, in quell’occasione il capitano della nave, ossia la stessa Guerra, non avrebbe avuto a doversi riconoscere propriamente tollerante verso la confusione che, da tutto ciò, stava necessariamente nascendo.
Così, nel momento in cui Howe reagì, proiettando Be’Wahr oltre il tavolo e, da lì, a terra, a ridosso della parete metallica della sala mensa, ella si levò in piedi e, con la forza disumana della propria protesi destra inchiodò Howe al tavolo sul quale era ancora sdraiato e, contemporaneamente, con uno sguardo, e nulla più, ebbe a richiedere a Ma’Vret di occuparsi di Be’Wahr, impedendogli di rialzarsi. E a Ebano non occorse altro invito oltre a quello in tal maniera tacitamente destinatogli per agire, e agire allo scopo di aiutare il biondo a rialzarsi, salvo, poi, spingerlo con garbata energia contro la parete, per lì trattenerlo fino a quando ciò gli fosse stato richiesto.

« Forse è meglio se ti calmi, amico mio… » ebbe a invitarlo, quasi in un sussurro, non potendo evitare di schierarsi, ciò non di meno, dalla sua parte, dal momento in cui tutti loro, dopotutto, ben conoscevano il carattere di Howe e ben sapevano quanto il suo divertimento preferito fosse, per l’appunto, cercare di far saltare i nervi al fratello.
« Togli il forse. » dichiarò Midda, con tono serio, mentre, senza fatica alcuna, si oppose al tentativo di Howe di risollevarsi dal tavolo, pesando con la propria mano sul centro del suo petto in maniera sufficiente da mantenerlo lì immobilizzato, pur senza, in ciò, rischiare di sfondarglielo, come sarebbe potuto avvenire in maniera estremamente semplice « E’ meglio se entrambi vi date una calmata, o vi prenderò entrambi a schiaffi. E non con la mancina. »
« A parte che potrebbe anche piacermi la cosa… » commentò Howe, dimostrando un certo livello di coraggio o, forse, di alcolica incoscienza, in quell’inopportuno approccio in direzione della mercenaria, così come ella, molto chiaramente ebbe subito a chiarirgli incrementando di poco la pressione sul suo petto, e pur in maniera sufficiente da troncargli il fiato.
« Stai zitto, Howe! » lo rimproverò Be’Wahr, lasciando sfumare la rabbia provata pocanzi, in nome dell’affetto che pur provava per il fratello, nel comprendere, forse anche meglio di lui, che avrebbe fatto meglio a non porre eccessivamente alla prova la pazienza di Midda « Io sono abituato a sopportarti… lei un po’ meno. »
« Esatto. » confermò Guerra, osservando con sguardo fermo alternativamente l’uno e l’altro, non desiderando aggiungere altri rimproveri, nel non volersi ergere al ruolo di madre per quella coppia « E siccome credo sia abbastanza chiaro che abbiate raggiunto il vostro limite alcolico, per stasera i vostri festeggiamenti finiscono qui. O, domani, sarò costretta a chiedere a Salge di accogliere uno di voi due sulla Jol’Ange… » promise, inconsapevole di quanto, praticamente in quello stesso istante, un’eguale minaccia stesse venendo formulata anche sull’altra nave dalla propria gemella.

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