Midda's Chronicles - le Cronache

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Dopo la conclusione, con un finale particolarmente aperto, di "Non abbassare lo sguardo", è iniziata ieri sera la pubblicazione di "Non smettere di lottare", 48° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles, riprendendo - ovviamente - il discorso rimasto in sospeso!
Buona lettura con il proseguo delle avventure della nostra ormai ex-mercenaria preferita in nuovi e inesplorati mondi, in un viaggio lungi dal potersi considerare concluso e che, certamente, proseguirà anche quando alfine superato il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di quest'opera!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 25 novembre 2017

venerdì 14 aprile 2017

RM 103


Per un lungo istante il silenzio ebbe a calare all’interno della zona mensa della Jol’Ange, là dove tutti e sei i membri di quel rinnovato equipaggio si erano riuniti per festeggiare il successo riportato.
Desmair, che pur avrebbe avuto a dover essere riconosciuto a pieno titolo qual membro della loro squadra, di quella loro forse disfunzionale, ma affiatata, famiglia; e che pur nessuno avrebbe potuto aver ragione di dubitare essere pronto, in qualunque momento, a compiere tutto il necessario, e ancor più, per il benessere comune, per la salvezza dei propri compagni, così come aveva spontaneamente comprovato soltanto poche ore prima, e assillantemente più volte ricordato da quel momento in avanti; avrebbe avuto a dover essere comunque riconosciuto qual un personaggio contraddistinto non da minor orgoglio rispetto a tutti loro… anzi. E, nella consapevolezza di tale orgoglio, l’orgoglio di chi cresciuto all’ombra di uno dei più temibili signori della guerra che avessero attraversato l’universo in quell’ultimo secolo, di chi divenuto a sua volta un signore della guerra, forse più per diletto che per altre ragioni, necessariamente temibile avrebbe avuto a dover essere giudicata la possibile reazione del medesimo innanzi a un affronto qual quello, in tal maniera, forse gratuitamente rivoltogli da parte di Nissa, la quale, pur avendo le proprie ragioni, pur non potendo ovviare a vantare a sua volta delle motivazioni più che concrete per potersi considerare stanca dell’atteggiamento del commilitone, in tutto ciò aveva probabilmente reagito in maniera eccessiva, esagerata, sospinta in tal senso, propriamente, dal desiderio di poterlo provocare e di concederle, in conseguenza, quella pur desiderata ragione per liberarsi di lui. Tuttavia, nel compiere ciò, la sorella di Guerra, probabilmente, non aveva fatto bene i propri calcoli, giacché, in tal contesto, tutti gli altri presenti, a partire da Duva e Carsa, ma includendo anche Ja’Nihr e Salge, ebbero a temere l’eventualità di una risposta non meno eccessiva, esagerata, da parte del flegetauno, in misura tale che, nel migliore dei casi, quell’allegro momento di celebrazione avrebbe finito con il trasformarsi in un vero e proprio campo di battaglia… una battaglia che pur nessuno di loro avrebbe potuto desiderare affrontare.
Disattendendo, tuttavia, tanto le aspettative di Nissa, che pur avrebbe lì desiderato quanto meno una qualche risposta verbale aggressiva per sentirsi autorizzata a coinvolgere nella questione anche la propria gemella e, in conseguenza, per organizzare quella riorganizzazione degli organici; quanto i timori di tutti gli altri, che pur avrebbero lì desiderato non essere francamente presenti, nell’aver sinceramente bisogno di qualche ora di sonno ristoratore, specie dopo la battaglia di cui erano stati da poco protagonisti; Desmair ebbe a dimostrare, ancora una volta, di non essere il personaggio negativo che, con palese pregiudizio, in troppi sarebbero stati pronti a definirlo, basandosi probabilmente più sul suo aspetto fisico che su un qualche effettivo giudizio di merito a tal riguardo, mantenendo assoluto controllo e, anzi, rispondendo a quell’aggressione con una serenità tale che persino la sua primaria interlocutrice femminile ebbe, allora, a sentirsi in posizione di torto...

« D’accordo… » acconsentì il flegetauno, portandosi un tovagliolo al viso, per asciugarsi dal vino che, inevitabilmente, lo aveva ricoperto nel momento in cui la bottiglia si era infranta « … questa potrei essermela meritata, per aver abusato eccessivamente della disponibilità di Ja’Nihr e della pazienza di tutti voi. » ammise, scuotendosi dagli abiti i frammenti di vetro che, ancora, lì erano rimasti sparsi « Tuttavia, è sempre un dispiacere vedere del buon vino sprecato e spero bene che il nostro buon capitano non abbia a doverci comunicare che quella avesse a dover essere riconosciuta qual l’ultima fra le sue scorte. »
« … no… assolutamente… » negò Salge, scuotendo appena il capo, mentre, un po’ attonito, seguiva l’evolversi della scena.
« Splendido. » annuì Desmair, alzandosi lentamente dal tavolo, senza offrir la benché minima impressione di aggressività « Immagino siano riposte nella cambusa. » asserì poi, ancora con flemmatica quiete « Se tu fossi così gentile da accompagnarmi, gradirei rimediare al torto involontariamente compiuto nell’aver contribuito alla distruzione della bottiglia, portandone qui un’altra. O anche un altro paio... »
« … sì… certamente… » confermò il capitano, affrettandosi ad alzarsi per seguire il compagno, sinceramente sorpreso da quella reazione e, pur, ciò non di meno, soddisfatto nel constatare quanto il potenziale dramma fosse stato fortunatamente evitato.

In silenzio le quattro donne seguirono con lo sguardo i due lasciare la sala mensa per passare attraverso le cucine e, da lì, raggiungere la cambusa.
E solo nel momento in cui furono scomparsi alla vista, guardandosi reciprocamente, non poterono ovviare a commentare l’accaduto, evento così inconsueto, così insolito per non meritare un rapido confronto, visto e considerato quanto, in fondo, la questione non avrebbe potuto ovviare a riguardarle, in maniera più o meno diretta.

« Per un momento, lo ammetto, ho temuto che ti sarebbe saltato addosso… » commentò Duva, aggrottando la fronte e prendendo voce per prima, con sguardo che nulla celava, nulla tentava di dissimulare, nel merito del proprio stupore, della propria sorpresa.
« Come ti è venuto in mente di gettargli contro quella bottiglia…?! » domandò Carsa, non desiderando apparire inquisitrice verso la sorella d’arme e, ciò non di meno, non potendo ovviare a lasciar trasparire un lieve tono di critica, seppur, come ebbe subito a chiarire, lì motivato da sincero timore per lei « Fino a prova contraria, non mi risulta che Desmair abbia a doversi considerare la persona più calma dell’universo. »
« In verità, la stessa cosa si potrebbe dire per chiunque di noi… » osservò Ja’Nihr, con sincera autocritica, nel non poter ovviare a constatare quanto, dopotutto, chiunque fra loro avrebbe potuto essere considerato, obiettivamente parlando, un elemento quantomeno pericoloso, per non dire, più direttamente, instabile, o, in caso contrario, nessun fra loro avrebbe potuto essere così bravo nel fare quanto pur era capace di fare, come la strage appena compiuta avrebbe potuto riportar testimonianza.
« Beh… sì… » ammise allora l’altra, in risposta a quella puntualizzazione alla propria frase, cercando poi di meglio contestualizzare la propria affermazione « Ma… insomma. E’ Desmair! » dichiarò, quasi, tutto ciò, avesse a poter valere come giustificazione per quanto dichiarato, altresì semplice riprova di quel certo pregiudizio nei confronti di chi, pur, era un loro fratello d’arme.
« Ho sbagliato… » sancì Nissa, interrompendo la possibile deriva di quel discorso, assumendosi, con tono serio e voce profonda, piena responsabilità per le proprie azioni « Considerati i nostri trascorsi, ho voluto interpretare il comportamento di Desmair qual un tentativo volto esclusivamente a farmi perdere il controllo… e, paradossalmente, se così fosse stato, altro non avrei fatto che dargli ragione. » ragionò ad alta voce, condividendo il proprio flusso di coscienza con le amiche « Non avrei dovuto lanciargli quella bottiglia contro e, probabilmente, neppure mettermi a polemizzare con lui. »
« Ma si stava approfittando della pazienza di Ja’Nihr! » protestò Duva, non desiderando obliare sulla causa scatenante originale di quel piccolo momento di conflitto.
« E Ja’Nihr, credetemi, sarebbe stata capace di rifiutarsi se solo lo avesse voluto. » intervenne la stessa cacciatrice, storcendo le labbra verso il basso e parlando di sé in terza persona a dimostrare quanto essere considerata la fanciulla in pericolo della situazione non avesse a entusiasmarla « Lo so che si stava approfittando della mia pazienza… ma, dopotutto, per una serata, sono abbastanza matura da poterci passare sopra, per il quieto vivere. »
« Ne sono certa. » annuì la sorella di Guerra, sorridendo verso la compagna « E, proprio per questa ragione, lo ribadisco, ho sbagliato. E quando Desmair e Salge torneranno indietro, gli chiederò scusa. »
« Sei consapevole, vero, che sfrutterà questa cosa per tormentarti almeno fino alla prossima battaglia…?! » sospirò Duva, non dimostrandosi particolarmente entusiasta a tale prospettiva e, ciò non di meno, non potendo neppure fingere di non comprendere, o di non condividere, il ragionamento proposto da Nissa « … dannazione… »

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