Midda's Chronicles - le Cronache

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Dopo la conclusione, con un finale particolarmente aperto, di "Non abbassare lo sguardo", è iniziata ieri sera la pubblicazione di "Non smettere di lottare", 48° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles, riprendendo - ovviamente - il discorso rimasto in sospeso!
Buona lettura con il proseguo delle avventure della nostra ormai ex-mercenaria preferita in nuovi e inesplorati mondi, in un viaggio lungi dal potersi considerare concluso e che, certamente, proseguirà anche quando alfine superato il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di quest'opera!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 25 novembre 2017

giovedì 13 aprile 2017

RM 102


Dal momento in cui la squadra ebbe a riunirsi, ben minima aspettativa di sopravvivenza contraddistinse gli uomini e le donne al servizio della Loor’Nos-Kahn presenti sulla seconda luna del terzo pianeta del sistema di Velsa, non che, originariamente, ne avrebbero mai potuto vantare. Così come Midda Bontor aveva annunciato, nell’intera struttura, nell’intero complesso, solo cadaveri vennero lasciati al termine del loro passaggio e, dopo poche ore dall’inizio della battaglia, quel conflitto si ritrovò a essere già concluso, nella devastante vittoria riportata dalla squadra di mercenari, dal commando al seguito di Guerra che, al di là dei dieci lunghi anni nei quali altre vite erano state vissute da ognuno di loro, altre sfide erano state affrontate, anche su fronti completamente alieni a quello nel quale tanta sanguinaria abilità avevano dimostrato di possedere, avevano lì offerto chiara riprova di essere ancora i temibili guerrieri di un tempo, straordinari nella loro individualità, incomparabili nella loro collegialità.
Conclusa l’operazione, la Kriarya e la Jol’Ange ripartirono immediatamente, affidando la gestione delle salme dei nemici abbattuti, degli schiavi liberati, così come di qualunque altra cosa all’interno di quell’edificio, alle autorità locali, che, nel corso di quel rapido conflitto, avevano avuto sufficiente buonsenso per restare ai margini della questione, ovviando a prendere posizione per così come, probabilmente, avrebbero dovuto fare, e avrebbero dovuto fare anche a discapito di quel gruppo di professionisti della guerra. E sebbene, nel non aver ritrovato, purtroppo, alcuna traccia di Pares e Caian, obiettivamente poco avrebbero potuto aver ragione di gioire di quella prima vittoria, neppure la stessa Midda, o, parimenti, sua sorella Nissa, ebbero cuore di obiettare ai festeggiamenti che, come ai vecchi tempi, non poterono ovviare a seguire la loro partenza dal sistema di Velsa, a celebrare non soltanto il successo conquistato, quanto e soprattutto, la loro rinnovata unione, quella famiglia che, dopo tanto tempo, era tornata insieme, anche se soltanto per un’ultima missione e per ragioni tutt’altro che positive, per una motivazione ben lontana dal potersi dire lieta.

Sulla Jol’Ange, con alla guida il buon Salge, Desmair non aveva ancora smesso di lamentarsi di quanto accaduto al momento del ricongiungimento con Lys’sh e Carsa, di quell’oggettivamente terribile colpo da lui subito per la salvezza di tutti i propri compagni e compagne d’arme e in particolare, come non stava perdendo occasione per enfatizzare, di Nissa. E sebbene nessuno avrebbe potuto negargli gratitudine per quel non inedito atto di altruismo da parte sua, o avrebbe potuto ovviare a riconoscergli l’evidenza di quanto, obiettivamente, fosse sopravvissuto soltanto per una certa dose di fortuna, giacché, malgrado la propria natura di flegetauno, se quei tre attacchi fossero stati condotti alla massima potenza concessa da delle armi al plasma, difficilmente egli avrebbe potuto sopravvivere a un tale atto; trascorse ormai quasi dodici ore dall’evento, il suo corpo avrebbe avuto a doversi riconoscere pienamente rigenerato, dentro e fuori, non palesando più alcuna particolare evidenza di quanto occorso.

« Per cortesia, Ja’Nihr… vorresti farmi la grazia di versarmi altro vino? » domandò, levando un vuoto calice in direzione della cacciatrice, benché la bottiglia avesse a doversi riconoscere quasi più vicina a lui che alla medesima.

E se, colei che avrebbe avuto a dover essere considerata qual una fra le ultime figlie di K-Ors’Lahn ebbe a reagire innanzi a quella richiesta, inizialmente, aggrottando la fronte con fare dubbioso e tuttavia, poi, egualmente alzandosi, allo scopo di prendere il calice offertole, per concedere quel servizio più in nome del quieto vivere che per altre motivazioni; Duva e Carsa ebbero tacitamente a dimostrarsi decisamente meno accondiscendenti, pur contenendo tutta la propria critica all’interno di palesi sguardi di disapprovazione in direzione del protagonista di quella richiesta. A rispondere, comunque, in maniera allor aperta, e forse anche troppo diretta, alla volta del flegetauno, ebbe a premurarsi proprio la gemella di Guerra, la quale, in quel contesto, avrebbe avuto a doversi riconoscere già francamente stanca di dover sopportare quel comportamento passivo aggressivo, quell’ingiustificato vittimismo da parte sua nel quale egli stava incontestabilmente sol trovando scusanti utili a pretendere di essere servito e riverito, quasi tutte loro altro non avessero a dover essere che considerate, semplicemente, le sue serve.

« Lo giuro, Desmair… non mi interessa se sulla Kriarya rischi di restare con le corna incastrate nelle porte: o cambi atteggiamento, o alla prima occasione chiederò a mia sorella di scambiare Howe e Be’Wahr con te! » ebbe a minacciarlo, nel porre in tal maniera in dubbio la distribuzione della squadra sulle due navi e l’attribuzione del flegetauno alla Jol’Ange per questioni di natura squisitamente fisica, giacché, all’interno dei più ristretti spazi dell’altra nave, un colosso della sua taglia avrebbe avuto sincera difficoltà a muoversi, nel rischiare, letteralmente, di restare incastrato nelle porte o all’interno di un qualche corridoio di passaggio.
« Cambiare atteggiamento…?! » ripeté questi, con tono forzatamente sorpreso, a evidenziare quanto egli non stesse comprendendo riguardo a cosa la donna potesse star esprimendosi « Ho solo chiesto a Ja’Nihr di volermi concedere la cortesia di aiutarmi, giacché, dopo i tre colpi che ho subito per salvare a tutti voi la pelle, provo ancora un dolore insopportabile a ogni minimo movimento… » argomentò, a spiegazione della propria posizione, benché, obiettivamente, quella, come spiegazione, avrebbe potuto rischiare, quietamente, di veder concretizzate le minacce rivoltegli da parte della propria interlocutrice.
« Nessuno vuole mettere in dubbio il tuo contributo fondamentale alla nostra squadra, Desmair… » intervenne Salge, cercando di non permettere, all’unico altro esponente del genere maschile a bordo di quella nave, di scavarsi la fossa con le proprie mani « Tuttavia… è passato già un certo lasso di tempo da quando sei stato ferito, e… »  tentò di spiegare, venendo brutalmente interrotto, in tal senso, dal primo, tutt’altro che desideroso di permettergli di proseguire in quella direzione.
« … e cosa…?! » protestò Desmair, con voce che, allora, risultò apertamente indignata nel confronto con le accuse in ciò destinatario « Il fatto che io sia un flegetauno mi rende forse meno importante rispetto a voi…? O rende il mio dolore meno reale rispetto al vostro…?! »
« Ma se non si vede nulla! Neanche un graffietto! » definì Duva, scuotendo appena il capo, a voler, in tal maniera, escludere i toni da tragedia che l’altro stava cercando di adottare, suo malgrado, in tal senso, finendo miseramente, dal momento in cui, anzi, egli sembrò cogliere al balzo l’occasione offertagli, al solo scopo di lasciar crescere ancor maggiormente il suo grottesco disappunto, nel vedersi rifiutato ingenuamente persino il proprio dolore.
« Non sapevo che a bordo vi fosse, fra voi, qualche esperto della biologia flegetauna, tanto formato dal potersi permettere di mettere in dubbio la mia parola. » ebbe a evidenziare, apparentemente scandalizzato per l’assenza di riguardi nel merito alla propria stessa più personale situazione « Ma dopotutto che ne posso sapere io…? Del resto, sono soltanto colui che, con la più totale indifferenza per il proprio destino, per la propria sorte, si è dimostrato pronto a sacrificare la propria vota, ergendosi qual scudo di carne per tutti voi… » ribadì, nel caso in cui, per errore, qualcuno potesse aver dimenticato gli eventi appena rievocati neppure un intervento prima.

E Nissa, francamente stanca di continuare a sopportare il riproporsi di quel discorso, ebbe allora a premurarsi di servire personalmente il proprio polemico interlocutore, sollevando quanto rimasto della bottiglia di vino per poterla gettare, in tal modo, in direzione della sua enorme testa ornata da ancor più smisurate corna, con l’unico intento non tanto di ferirlo nel fisico, ma, quanto meno, nell’orgoglio, per costringerlo, in ciò, a tacere.

« Spero che tu sia soddisfatto del servizio! » sancì ella, aspettando solo, da parte sua, una qualche ulteriore replica per poter, in ciò, attuare il piano minacciato precedentemente.

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