Midda's Chronicles - le Cronache

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E dopo tante peripezie... riprendiamo oggi la pubblicazione regolare delle Cronache di Midda!
Dal momento che sono trascorsi due anni dall'inizio della pubblicazione della 46° avventura di Midda, analogamente a quanto già fatto per Un altro morde la polvere, per qualche giorno saranno ripubblicati tutti gli episodi già irregolarmente pubblicati fra la fine del 2014 e l'inizio del 2015, per poi procedere con il proseguo delle vicende della nostra mercenaria preferita... e questa volta della sua versione "Terra Prime"!

Grazie a tutti per l'affetto e la fiducia dimostratami...

Sean, 7 agosto 2017

sabato 8 aprile 2017

RM 097


Benché la colonia lunare fosse divenuto, nel corso del tempo, una sorta di porto franco, all’interno dei confini del quale le leggi pur vigenti nel resto del sistema avrebbero avuto a doversi considerare applicate con maggiore leggerezza, con maggiore flessibilità, sulla seconda luna del terzo pianeta del sistema di Velsa non vigeva completamente l’anarchia. Al contrario, soprattutto a livello formale, le medesime leggi imperanti sul terzo pianeta avrebbero avuto a doversi considerare lì egualmente valide e, allo stesso modo, le medesime forze dell’ordine poste a tutela dell’ordine costituito sul terzo pianeta avrebbero avuto a doversi considerare parimenti attive anche lì, sulla sua seconda luna. In ciò, fra i diversi edifici lì costruiti, uno avrebbe avuto a dover essere riconosciuto qual quello della gendarmeria, là dove non guardie private, non semplici mercenari, ma veri e propri rappresentanti del potere del governo locale, erano assunti allo scopo di mantenere l’ordine e far rispettare le regole anche là dove, obiettivamente, tutto appariva assumere sfumature più smorzate, toni meno marcati di quelli altresì propri della vita sul pianeta. E quella gendarmeria, ovviamente, aveva un proprio responsabile, un proprio comandante, il quale, per primo, e sopra a tutti, avrebbe avuto a dover essere considerato la figura di maggiore autorità su quell’intera luna: Adal Segre.
Il comandante Segre, in quei giorni, aveva da poco festeggiato il proprio cinquantesimo compleanno. Marito da trent’anni, padre da ventotto e nonno da tre, il comandante Segre era un uomo posato e sufficientemente pragmatico, quanto, obiettivamente, avrebbe avuto a dover essere la più importante autorità di quella colonia lunare. Amava il suo lavoro, ma, ancor più, amava la sua famiglia, sua moglie Cora, suo figlio Lern, sua figlia Par, e sua nipote Lema. Proprio per il bene di una tanto amata famiglia, Adal aveva trovato già da tempo il giusto equilibrio, utile a mantenere un clima sufficientemente pacifico sul proprio piccolo dominio e, al tempo stesso, a ovviare a problemi con chiunque: fosse il governo, fosse qualche organizzazione non propriamente legittima come, fra le molte, anche la Loor’Nos-Kahn. Un tempo, quand’ancora era appena stato trasferito su quella colonia lunare, come semplice gendarme, egli non avrebbe tollerato scendere a patti con un’organizzazione dedita al traffico di droghe, armi e schiavi: tuttavia, ben presto, molto prima dell’arrivo della Loor’Nos-Kahn, egli aveva compreso quanto un’eccessiva rigidità a null’altro l’avrebbe condotto se non a spezzarsi, ragione per la quale, per il bene suo, ma anche di sua moglie e dei suoi figli, aveva preferito trovare un compromesso. E così, tanto con la Loor’Nos-Kahn, obiettivamente una delle ultime attrici comparse sulla complessa scena di quel porto interplanetario, quanto con altri interlocutori, il comandante Segre aveva imparato a negoziare, a trovare occasione di reciproca soddisfazione, nel chiarimento dei reciproci bisogni, bisogni che, in fondo, raramente avrebbero avuto a doversi considerare in contrasto. Dopotutto, ciò che egli desiderava veramente avrebbe avuto a dover essere considerata soltanto la propria serenità. E di serenità anche la Loor’Nos-Kahn, così come quasi ogni altra simile organizzazione, avrebbe avuto egualmente bisogno, per il proseguo pacifico dei propri affari.
Sotto il suo comando, la gendarmeria lunare aveva vissuto, quindi, per lunghi cicli senza grosse emozioni.: qualche tafferuglio fra marinai ubriachi, piccoli furti, raramente qualche violenza a discapito di cameriere considerate professioniste da lupanare e, loro malgrado, tutt’altro che desiderose di essere tali… nulla di più. E a Adal Segre tutto ciò era sempre piaciuto. In ciò, quando quel giorno un enorme allarme ebbe a scoppiare all’interno dell’edificio della gendarmeria, la maggior parte delle persone lì presenti ebbero a ritrovarsi confuse nel merito di quanto potesse star accadendo, quasi nessuno avendo precedentemente mai udito quel suono, quel richiamo alle armi.
Nell’agitazione generata da quell’allarme, fu Pole Korn, il vicecomandante, ad accorrere per primo nell’ufficio del proprio superiore, per informarlo nel merito di quanto stesse accadendo e per chiedergli consiglio su come avrebbero avuto allor a dover reagire.

« Comandante Segre! Comandante! » entrò di corsa nell’ufficio di questi, trovandolo assorto nella lettura di un messaggio sullo schermo del proprio terminale, apparentemente sordo alla confusione sonore pur, anche all’interno di quel più contenuto spazio, allor imperante.
« Calmati, Pole. » lo invitò Adal, offrendogli un sorriso tirato in risposta, nello staccare a fatica gli occhi dal terminale e nel portare la propria attenzione al subalterno.
« Calmarmi…?! » esitò l’altro, aggrottando la fronte e lasciando comparire sul proprio volto un sorriso vagamente isterico, tanta la frenesia del momento « Comandante… non ha idea di quello che sta accadendo. »
« Purtroppo credo di averne perfettamente idea. » minimizzò l’interlocutore, per un istante tornando con lo sguardo al terminale, in un gesto incontrollato « Ma, comunque, raccontami tu… e vediamo se riuscirai a sorprendermi. »
« Comandante! » protestò il primo, strabuzzando gli occhi al punto tale che, per un istante, parvero voler balzare al di fuori delle proprie orbite, a riprova di quanto non riuscisse francamente a comprendere la tranquillità di cui l’altro sembrava essere addirittura vittima, anche di fronte all’evidenza della sua agitazione, dell’ansia che, chiaramente, non stava riuscendo a controllare « Ci sono arrivate dozzine di segnalazioni di una vera e propria strage in corso alla casa di piacere del settore dodici. Numerosi clienti ci hanno chiamato per segnalare come un commando di soldati armati abbia fatto irruzione all’interno dell’edificio e abbia iniziato a uccidere, senza ragione alcuna, tutti coloro lì presenti… »
« Senza ragione alcuna…? » sorrise Adal, scuotendo appena il capo.

Poche ore prima, entrando nel proprio ufficio con la quieta convinzione di quanto quella giornata sarebbe stata eguale a tutte le altre, e accendendo il proprio terminale per aggiornarsi nel merito delle ultime notizie dal pianeta, Adal Sagre aveva trovato un messaggio a lui indirizzato. Un messaggio sufficientemente breve e, pur, adeguatamente chiaro al punto tale da non poter lasciare spazio alcuno a equivoci, a dubbi, a perplessità di sorta. E, in quel messaggio, che aveva letto e riletto più volte fino quasi ad apprenderlo a memoria, Adal Sagre aveva trovato una quieta profezia nel merito di quanto, allora, stava accadendo, di quell’allarme, del richiamo alla casa di piacere, del massacro che lì sarebbe avvenuto.
Un messaggio, quello che egli aveva letto, che lo aveva subitaneamente privato d’ogni possibile velleità d’intervento in quel luogo. Perché, a differenza di altri, egli ben ricordava chi fosse Guerra e di cosa ella e i mercenari al suo seguito fossero capaci. E perché, ben ricordando chi fosse Guerra, nel rispetto dello stesso pragmatismo che, diversi cicli prima, aveva permesso alla Loor’Nos-Kahn di insediarsi nel suo porto, egli avrebbe allora voltato lo sguardo innanzi a quanto Midda Bontor avrebbe lì compiuto.

« Ma comandante… ha capito cosa sta accadendo?! » cerco conferma Pole Korn, nel dubbio che il suo superiore non avesse compreso quanto comunicatogli.
« So bene cosa sta accadendo. » replicò Adal, spegnendo il proprio terminale e levandosi in piedi dietro la propria scrivania, per un istante offrendo al suo interlocutore l’illusione che avesse deciso di intervenire, salvo, subito dopo, escludere subito ogni possibilità di equivoco a tal riguardo « Vicecomandante Korn: proibisco a chiunque, fra gli uomini e le donne di questo comando, di intervenire in risposta a questo allarme. Quanto sta accadendo laggiù non ci riguarda. » sancì, con tono secco, e atto a negare preventivamente qualunque genere di protesta il subalterno avrebbe mai potuto sollevare.
« Ma… »
« Non credo di essermi espresso in maniera poco chiara. » lo interruppe, levando una mano a richiedere a lui il rispetto per la propria decisione « Forse avrai bisogno di un po’ di tempo per comprendere le mie ragioni, ma ti assicuro che oggi, in questo momento, la cosa migliore da fare, per tutti noi, è quella di tornare alle nostre abitazioni, a stringerci alle nostre famiglie, ringraziando ognuno i propri dei per la grazia che ci hanno voluto concedere. Così come anche io, francamente, farò immediatamente… » annunciò, per poi aggiungere, incamminandosi verso la porta « Buona giornata e buona serata, Pole. »

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