Midda's Chronicles - le Cronache

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Conclusa la lunga, lunghissima (tre anni...) pubblicazione de "Il viaggio continua", il racconto che, nella mia memoria sarà ricordato come l'episodio dell'ora più buia di questa pubblicazione; inizia oggi "Non abbassare lo sguardo", il 47° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles (50° considerando anche i tre racconti pubblicati all'insegna del marchio Reimaging Midda)!
Racconto che, quindi, oltre ad avere potenzialmente un numero importante, ci accompagnerà verso il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di questo viaggio insieme!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 5 ottobre 2017

sabato 1 aprile 2017

RM 090


L’anello comunicatore di Carsa iniziò a vibrare per comunicarle l’allarme lanciato da Lys’sh nel mentre in cui, finalmente, ella aveva trovato modo di superare i livelli più alti del complesso per iniziare a ridiscere verso quelli inferiori, là dove, nelle vesti di Lavero, le sarebbe stata concessa occasione di poter visionare diverse partite di droga allo scopo di valutare se essere realmente interessata, o meno, a stipulare un contratto di fornitura con la Loor’Nos-Kahn per i propri affari.
A differenza di quanto non fosse stato per l’ofidiana, laggiù intrufolatasi in maniera discreta, come apripista a fornirle le informazioni utili in merito a quanto avrebbe potuto esserle necessario sapere per interpretare al meglio il proprio ruolo; per lei non era stato facile arrivare sino a lì, dovendo impegnarsi a ingannare l’intera organizzazione per riuscire a convincerli di quanto, ella, altro non fosse che un’importante donna d’affari, impegnata su diversi fronti, tanto legali, quanto ovviamente e a maggior ragione illegali, che era stata lì inviata in grazia ad alcune conoscenze comuni, che, per l’intera Loor’Nos-Kahn erano stati garanti ai suoi occhi. Invertire i ruoli fra l’organizzazione criminale e Lavero, facendo sì che l’interesse maggiore avesse a dover essere inteso da parte dei primi allorché della seconda, avrebbe infatti avuto a dover essere considerata la prima, fondamentale mossa per la riuscita di quella strategia, escludendo, in ciò, l’eventualità che fosse proprio lei a dover in qualche modo difendere la propria posizione, così come, con un’identità tanto rapidamente creata dal nulla, sarebbe stato allor indubbiamente difficile: giocando, altresì, a livello psicologico con i propri interlocutori, nel dimostrarsi tanto sicura di sé, tanto confidente con la Loor’Nos-Kahn e qunato essi avrebbero avuto a poterle offrire, anche e soprattutto in grazia alle informazioni trasmessele nel corso di quelle ultime ore da parte della propria sorella d’arme, ella avrebbe, e aveva costretto tutti loro ad agire al fine di non perdere, tanto banalmente, una cliente di potenziale interesse, qual era riuscita a dimostrarsi. Alla fine, pertanto e paradossalmente, era stata premura degli stessi esponenti della Loor’Nos-Kahn agire allo scopo di dimostrarsi degni di quell’incontro, ancor più che l’inverso, così come, se ella non fosse stata abile qual altresì era, sarebbe ineluttabilmente avvenuto.
Superata, quindi, la futile distrazione rappresentata dai piani superiori, là dove abitualmente si arrestavano le perversioni dei comuni frequentatori di quell’edificio, Lavero era riuscita a guadagnarsi il diritto di essere accompagnata verso i piani inferiori, a iniziare dai magazzini della droga là dove, un quantitativo di stupefacenti utili a mandare in overdose un paio di metropoli di grandi dimensioni, era ordinatamente stipato in attesa di essere consegnato, all’ingrosso, agli acquirenti che a loro erano abituati a rivolgersi. Una visita quasi turistica, quella che le stava venendo offerta, utile a dimostrarle quanto la Loor’Nos-Kahn avrebbe avuto a dover essere considerata un’interlocutrice seria a tal riguardo, nella speranza, in ciò, di conquistare, in tal maniera, una tanto affascinante, nuova cliente che, a partire dalle premesse, avrebbe potuto arricchirli a dismisura.
L’anfitrione di Lavero, in quel particolare momento, si era presentato come Mudie Sin, un uomo di bell’aspetto, trentacinque anni circa, con un impeccabile gusto nel vestire e con modi assolutamente ricercati, in quale, chiaramente, doveva lì fungere qual responsabile per le pubbliche relazioni, quantomeno per clienti umani. Mudie, tanto per il proprio fisico facilmente intuibile qual praticamente perfetto al di sotto dell’elegante abito, quanto per la propria personalità, indubbiamente affascinante in misura tale da poter porre a proprio agio qualunque interlocutore, soprattutto se di natura femminile, non avrebbe probabilmente sfigurato ai piani più alti, qual intrattenitore per compiti di natura meno intellettuale e più fisica, e, forse, proprio in quell’area avrebbe avuto a dover essere collocata la sua origine, il suo primo impiego all’interno della Loor’Nos-Kahn. Evidentemente, se tale ipotesi avesse avuto a doversi considerare reale, egli era comunque stato poi sufficientemente capace da riservarsi un ben diverso genere di ruolo, volto egualmente alla soddisfazione dei propri clienti, ma per esigenze più complesse, quali quelle che, allora, stavano animando la visita di Lavero all’interno di quel complesso. E, in tale compito, egli stava comunque dimostrandosi assolutamente all’altezza, prendendosi cura della propria ospite a ogni livello, e non mancando, neppure, di concederle qualche non gratuita lusinga in merito alla sua indiscutibile beltà, così come anche allo straordinario taglio del suo abito, immediatamente da lui riconosciuto qual un lavoro originale della bravissima Har-Lys’sha, dettaglio che, allora, fu probabilmente anche considerato qual concreto e sincero biglietto da visita per la donna, giacché nessuna impostora avrebbe potuto permettersi un guardaroba così ricercato e, soprattutto, così costoso.

« Se posso domandare, Mudie caro, di preciso per quali tipologie di droghe potrei rivolgermi efficacemente alla vostra organizzazione? » stava domandando Lavero, nell’istante precedente all’allarme di Lys’sh, osservando con interesse l’ammirevole quantità di droga lì sotto stipata « Considera che, con efficacemente, intendo riferirmi a forniture regolari in termini di quantità, qualità e tempistiche, giacché, spero lo comprenderai, non potrei avere alcun interesse a mettermi in affari con chi incapace a offrirmi la soddisfazione che merito… » argomentò, non negandosi la possibilità di giocare maliziosamente con lui, riservando alle proprie affermazioni sufficiente ambiguità per poterlo illudere di star riferendosi anche a qualcosa di diverso da un mero rapporto d’affari, non però perché avesse un qualche interesse in tal senso ma, soltanto, per diletto, perché, consapevole della propria bellezza, avrebbe potuto farlo.
« Sono certo che la Loor’Nos-Kahn sarà più che capace di garantirle il rispetto di ogni consegna in termini di quantità, qualità e tempi. » replicò egli, ovviamente cogliendo l’interesse ludico della donna e, ciò non di meno, rendendo propria sufficiente professionalità da non equivocare, nel rispetto, comunque, dovutole qual loro potenziale cliente « Per quanto riguarda le tipologie, abbiamo un catalogo molto ampio, che coinvolge le principali tipologie di droghe attualmente presenti sul mercato, più qualche piccola esclusiva, ovviamente in proporzioni minori, per clientele più selezionate. » continuò a spiegare, nel mentre in cui l’anello comunicatore della dona prese a vibrare, in maniera ovviamente discreta, e impercettibile al di fuori dell’attezione della stessa.

A quella vibrazione, Lavero ebbe a lasciare il posto a Carsa, nel concedere alla guerriera, all’assassina, di riuscire a prestare attenzione non più all’elenco di sostanze stupefacenti che Mudie aveva iniziato a suggerirle, quanto, e piuttosto, al messaggio trasmessole dalla propria compagna d’armi, a prescindere di maggiore interesse rispetto a quanto mai avrebbe potuto allor riferirle l’uomo innanzi a lei. E quando il breve messaggio fu da lei inteso, Carsa ebbe a rendersi conto che, a quel punto, il ruolo di Lavero in quella missione avrebbe avuto a doversi considerare concluso, così come, parimenti, la vita stessa di Mudie Sin.
Senza un solo istante di esitazione, senza la pur minima ombra di dubbio, e, al contrario, con tranquillità assoluta, con serenità imperturbabile, con calma che, facilmente, avrebbe potuto essere fraintesa qual flemma, e innanzi allo sguardo incuriosito dell’uomo che, nel contempo, stava continuando a parlarle, Carsa ebbe ad allungare la mancina a cercare una possibilità di appoggio sulla spalla del suo anfitrione, per, in tal modo, avere la possibilità di sfilarsi quietamente le vertiginose scarpe che aveva indossato sino a quel momento. Poi, lasciando la spalla dell’uomo e volgendogli un lieve cenno del capo a titolo di ringraziamento per la sua passiva collaborazione, ella ebbe a flattersi in avanti, con schiena perfettamente dritta, a raccogliere le medesime scarpe, in un movimento estremamente sensuale e che, tutt’altro che involontariamente, ebbe a offrire al rappresentante della Loor’Nos-Kahn una conturbante prospettiva sui suoi meravigliosi glutei, in quello che egli non avrebbe potuto ovviare a cogliere come un meraviglioso colpo di fortuna e che, altresì, avrebbe avuto a dover essere intesa qual l’ultima, generosa, grazia concessa a un condannato. Giacché, nel momento in cui ella ebbe a risollevarsi, il lungo, e allor improvvisamente divenuto straordinariamente affilato, tacco della scarpa da lei tenuta all’interno della destra, ebbe a conficcarsi, per tutta la propria estensione, all’interno del cranio del malcapitato, trapassandolo quasi da tempia e tempia e definendo, in maniera subitanea, il suo passaggio verso l’aldilà.

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