Midda's Chronicles - le Cronache

News & Comunicazioni

Dopo la conclusione, con un finale particolarmente aperto, di "Non abbassare lo sguardo", è iniziata ieri sera la pubblicazione di "Non smettere di lottare", 48° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles, riprendendo - ovviamente - il discorso rimasto in sospeso!
Buona lettura con il proseguo delle avventure della nostra ormai ex-mercenaria preferita in nuovi e inesplorati mondi, in un viaggio lungi dal potersi considerare concluso e che, certamente, proseguirà anche quando alfine superato il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di quest'opera!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 25 novembre 2017

giovedì 30 marzo 2017

RM 088


Trascorse ormai quasi tre ore dall’inizio della missione, Lys’sh era riuscita a raggiungere i livelli più bassi, là dove, in accordo alle informazioni in loro possesso, avrebbero avuto a dover essere riconosciute qual presenti le merci più preziose per la Loor’Nos-Kahn, fra cui, ineluttabilmente, anche gli schiavi.
Per l’ofidiana, certamente, quella avrebbe avuto a doversi considerare la prova più difficile, giacché, se fino a quel momento era stato, dal suo punto di vista, sufficientemente semplice riuscire a dimostrare un certo distacco, una certa distanza emotiva dal contesto a lei circostante, nel mantenersi fermamente ancorata alla consapevolezza della propria missione, del perché ella fosse lì e di quali avrebbero avuto a dover essere considerate le sue effettive priorità; meno ovvio, meno banale avrebbe avuto a dover essere considerato quello stesso comportamento applicato a una situazione in cui, innanzi al proprio sguardo, non avrebbe avuto a dover essere considerata qualche cassa di droga, o di altre merci più o meno illegali, quanto e piuttosto, drammaticamente, tragicamente, delle persone, umane o chimere che essi fossero. Stipate all’interno di gabbie di diverse dimensioni, erano lì ordinati, non diversamente da altre merci, e da merci inanimate, uomini e donne, bambini e bambine, di diverse età, di diverse razze, alcuni dei quali caratterizzati, ancora, da una qualche insofferenza all’evidenza della propria condizione e pur, la maggior parte dei quali, contraddistinti, altresì, dall’assenza di qualunque tentativo di ribellione, da qualunque barlume di agitazione, nell’essersi, chiaramente, ormai rassegnati all’evidenza della loro situazione, certi di come, ormai, le loro stesse vite non avrebbero avuto più a doversi riconoscere qual realmente tali. E osservare così tanta gente, forse un migliaio di gabbie, forse più, in tal maniera privata non soltanto della propria libertà, ma, persino, della propria identità, e del diritto stesso a considerarsi vivi, non avrebbe potuto essere banalizzabile qual uno spettacolo di minor conto, uno scenario innanzi al quale potersi permettere di proseguire quasi nulla stesse lì accadendo… neppure per una donna straordinariamente addestrata, e dotata di grande autocontrollo, qual pur Har-Lys’sha era e avrebbe avuto a dover essere riconosciuta.
Non fosse stata allor legata a una missione di ordine maggiore, di importanza più ampia, qual quella volta a demolire, allora, non soltanto l’orrore lì innanzi impostole, ma anche, e ancor più, l’intero, terribile, inaccettabile e imperdonabile, sistema che, tutto quello, stava comunque non soltanto giustificando, quanto, e piuttosto, alimentando e mantenendo; Lys’sh probabilmente non avrebbe resistito all’impulso di reagire innanzi a tutto quello, malgrado il rischio, in tal modo, non soltanto di farsi ammazzare, ma anche di tradire Carsa e tutti gli altri loro compagni, nell’ubbidienza a un impulso estemporaneo. Tuttavia, il pensiero di quanto, di lì a breve, tutti gli appartenenti alla Loor’Nos-Kahn l’avrebbero pagata, e pagata cara, per quell’orrendo crimine, le permise di trattenersi, di mantenere ancora un certo autocontrollo, tale da farla permanere nelle ombre, lontano dall’attenzione di tutti, schiavi inclusi, per quanto, obiettivamente, l’unica cosa che allor avrebbe potuto desiderare sarebbe stato scattare in avanti ad aprire quelle gabbie, liberando coloro lì rinchiusi.
E se, dal proprio punto di vista, Lys’sh stava pur mantenendosi coerente con quanto pianificato, con quanto ella avrebbe avuto a dover compiere, sebbene non senza una certa fatica, un certo sforzo, il fato parve volerle rendere i giochi meno semplici nel porla a confronto, nel proseguo di quell’esplorazione, con un gruppo di gabbie popolate, al loro interno, da altri ofidiani. Ofidiani che, a differenza sua, avrebbero probabilmente avuto a doversi riconoscere persino come purosangue e, in questo, contraddistinti da qualche abilità a lei negata, fra cui una certa sensibilità alle radiazioni infrarosse, tali da poter loro permettere di distinguere la realtà attraverso le proprie emissioni di calore e, in ciò, tali da vanificare qualunque impegno, da parte della giovane mezzosangue, a mantenersi discretamente da parte, così come, con tanto sforzo, ella stava tentando di fare…

« Traditrice della tua specie! » inveì un giovane ofidiano, evidentemente ancor caratterizzato da una certa combattività, da un certo rifiuto nei confronti di quella situazione, equivocando, tuttavia, la presenza di Lys’sh qual quella di un’avversaria, di un membro della Loor’Nos-Kahn, non avendo ragioni per ipotizzare altro, in quel particolare momento, in quel particolare contesto « Come puoi fare questo ai tuoi simili?! Come puoi restare lì a guardarci, gioendo silenziosamente della nostra disgrazia?! »

Nel profondo del proprio cuore, la giovane non poté ovviare a inveire, giacché, per quanta discrezione avesse potuto aver impiegato sino a quel momento, per quanti trucchi potesse aver adoperato per ingannare i sensori ambientali di quel luogo e discendere sino a quel livello, difficile sarebbe stato riuscire a passare inosservata nel momento in cui, come allora, qualcuno si fosse rivolto direttamente a lei: tutto ciò era male… e, se non avesse agito rapidamente, sarebbe potuto essere soltanto peggio.

« Non è come puoi pensare. » sussurrò, in un alito di voce, ben consapevole di quanto poco sarebbe stato sufficiente per essere udita da un suo simile, molto meno di ciò che avrebbe potuto essere considerato udibile alla maggior parte delle altre specie, umane o chimere « Non sono della Loor’Nos-Kahn. »
« Traditrice! » insistette quello, altresì a tono di voce decisamente più vivace, tanto da iniziare, in tal senso, ad allarmare anche altri prigionieri lì vicino, ofidiani e non, i quali iniziarono a interessarsi a quanto stesse lì accadendo.
« Per la dea… taci, sciocco! » sussurrò di rimando la giovane guerriera, cercando di imporre il silenzio in quel frangente, in quella situazione che, da un istante all’altro avrebbe potuto generare « Fra poche ore sarete liberi. E i vostri carcerieri saranno morti. » profetizzò, in quella che non avrebbe avuto a dover essere considerata una possibilità, un’ipotesi, quanto una certezza, una sentenza già emessa e che presto sarebbe stata eseguita « Ma ora devi tacere… »

Per quanto Lys’sh stesse allor parlando con il cuore in mano, sinceramente colpita da quella situazione, da quella vicenda, e non soltanto nella presenza di propri simili, per risolvere la quale avrebbe voluto intervenire anche immediatamente, trattenendosi solo nella consapevolezza di quanto incredibilmente stupido sarebbe stato, da parte sua, qualunque gesto istintivo in tal contesto; così come in una partita di chaturaji, il fato aveva espresso il proprio volere attraverso un tiro sfavorevole di dado, che, a prescindere da quanto ella avrebbe potuto desiderare o meno, la stava costringendo ad agire, e ad agire in termini estremamente pericolosi, per la propria stessa sopravvivenza. E quel tiro sfavorevole, purtroppo, non fu il solo, giacché, nell’averla posta a confronto con un prigioniero ancor non completamente sottomesso alla propria condizione, la sorte non le permise di avere successo, in maniera tanto semplice, nel calmarne i nervi, nel stemperarne l’ira: una reazione comprensibile, assolutamente condivisibile quella dell’uomo, e che pur, in tal contesto, avrebbe comportato soltanto guai…
… guai come quelli che, ineluttabilmente, non mancarono di materializzarsi nel contempo della terza accusa, a discapito della donna, di essere soltanto una traditrice della propria specie, e di materializzarsi, nella fattispecie, in una coppia di guardie che, avvertendo un po’ di trambusto, ebbero ad accorrere nella direzione di quel gruppo di gabbie, per accertarsi di cosa potesse star accadendo.

« Dannazione… » ringhiò, quasi, la giovane, nell’avvertire distintamente i passi in rapido avvicinamento, e nel cercare di analizzare, nei pochi secondi rimastile, la situazione, a comprendere in qual maniera potersi permettere di affrontare quella situazione, fondamentalmente allor semplificabile soltanto in due direzioni: la lotta o la fuga.

E, non dimenticando di non essere lì da sola, con una rapida pressione sull’anello comunicatore, ebbe a premurarsi di comunicare alla propria sorella d’arme quanto, di lì a un istante, sarebbe accaduto.

4 commenti:

Palakin ha detto...

Bentornato! ^_^

Un pò t'invidio che io non riesco a fare ripartire il mio... (certo, il pc che si è mangiato i file non aiuta... sigh.) ç_ç

Sean MacMalcom ha detto...

Ma grazie!!! :)

Guarda... io fin dal 2007 ho subito iniziato a salvare in maniera ossessiva compulsiva tutto il materiale in dozzine di modi diversi.
In particolare sono un grandissimo fan di box.com, sul quale ho archiviato veramente l'impossibile per quanto riguarda Midda! :)

Palakin ha detto...

Hmmm... allora appena avrò revisionato il materiale recuperato (di nuovo.ç_ç) mi sà che dovrei salvarlo in più posti... dovrei avere anche uno spazio Google (hce non uso di solito, ma considerando quanto mi scoccia recuperare sempre. Box non lo conosco... magari ci dò un'occhiata.

Ps. Potevi dirmi di tutti li errori di accento che facevo! ç_ç

Sean MacMalcom ha detto...

Quali errori?!?! O.o"