Midda's Chronicles - le Cronache

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Conclusa la lunga, lunghissima (tre anni...) pubblicazione de "Il viaggio continua", il racconto che, nella mia memoria sarà ricordato come l'episodio dell'ora più buia di questa pubblicazione; inizia oggi "Non abbassare lo sguardo", il 47° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles (50° considerando anche i tre racconti pubblicati all'insegna del marchio Reimaging Midda)!
Racconto che, quindi, oltre ad avere potenzialmente un numero importante, ci accompagnerà verso il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di questo viaggio insieme!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 5 ottobre 2017

sabato 25 marzo 2017

RM 083


L’abilità di immedesimazione della mercenaria era sempre stata a dir poco straordinaria. Carsa non si limitava, infatti, a interpretare un qualche personaggio ma, a tutti gli effetti, ella diventava quel personaggio: non tanto a un livello puramente estetico, quanto e ancor più nel proprio modo di muoversi, nella propria postura, nel proprio comportamento, nel proprio tono di voce. Certamente nell’osservare una fotografia dell’originale e una di quell’ipotetica Lavero, improbabile sarebbe stato non riconoscere la medesima persona, lo stesso soggetto: ma nel porsi innanzi a lei dal vivo, nel sentirla parlare, nel vederla agire, con tanta attenzione al dettaglio al punto tale dal dar vita anche ad alcuni, piccoli e accorti tic nervosi completamente alieni fra l’una e l’altra, difficile sarebbe stato riuscire ad accomunare le due identità, improbabile sarebbe stato ritenere che ella non fosse realmente quella Lavero, una persona incredibilmente simile a Carsa a livello fisico e che pur, nulla, con lei, avrebbe potuto avere a che condividere.
Lavero, nella fattispecie, avrebbe avuto a dover essere riconosciuta come una donna dell’alta società, una persona nata e cresciuta in mezzo al lusso e agli agi, abituata a comandare anziché ad agire, abituata a essere ascoltata ancor prima che ad ascoltare: splendida, e consapevole della propria bellezza, non avrebbe mai mancato di porla in giusto risalto con abiti tanto aderenti da lasciare ben poco all’immaginazione, simili più a un disegno sulla sua pelle allorché, realmente, a un vestito. Così, in quell’occasione, la stoffa rosso scura e vellutata dell’abito da sera da lei squisitamente indossato, e corredato di una coppia di scarpe nere con tacchi tanto vertiginosi da apparire simile a un insulto alle stesse leggi della fisica, nulla avrebbe potuto celare delle sue grazie, pur, ovviamente, senza neppure scoprirle, nel lasciar perfettamente visibile ogni singola curva del suo corpo, ogni singola concavità e convessità, dai seni all’addome, dal ventre ai glutei, in uno spettacolo che ben pochi uomini, e probabilmente di diverso interesse sessuale, avrebbero potuto ignorare. A completare il quadro siffatto, un’elegante acconciatura atta a raccogliere buona parte dei suoi lunghi capelli attorno al suo capo, lasciandone ridiscendere qualche ricciolo ribelle sulle spalle coperte soltanto da un leggero scialle, e una piccola borsetta, poco più grande degli stessi documenti appena forniti alle guardie, avente, per l’appunto, l’unico scopo di poter contenere, ovviamente in maniera non meno che signorile, quel volgare strumento utile a dimostrare la propria identità.
Con aria vagamente annoiata, Lavero si dimostrò sufficientemente superiore, rispetto ai propri interlocutori, nel fingere di non rendersi conto di quanto tutti e tre stessero indugiando più del dovuto sulle sue credenziali al solo scopo di poter ammirare le sue forme, di poterne contemplare, non poi così discretamente come probabilmente avrebbero preferito potersi considerare, la plastica fisicità, limitandosi a giocherellare con una ciocca di capelli, facendola rigirare fra le proprie dita con delicata lentezza, in un gesto che, pur privo di qualunque malizia nell’aversi a considerare probabilmente involontario, non avrebbe potuto ovviare a incantare gli astanti.

« Spero… che non le dispiaccia… » esitò il suo interlocutore, restituendole, dopo ancora un attimo di troppo, i suoi documenti « … ma le regole della casa ci richiedono di perquisire qualunque ospite, per ragioni di sicurezza. » asserì, non mentendo e, ciò non di meno, dimostrandosi tanto intimorito, quanto desideroso innanzi alla prospettiva di ritrovarsi autorizzato, in tal maniera, a percorrere con attenzione maggiore quel corpo, rispetto a quanto già non potesse aver compiuto.
« Fate pure. » minimizzò Lavero, con un lieve cenno della mano, battendo le ciglia con lentezza ammaliante in direzione dei tre « Anche se credo vi sarete già resi conto di quanto improbabile possa aversi a considerare l’idea di una qualche minaccia da parte mia… » soggiunse poi, colmano di tale malizia la propria voce, in quel non così velato riferimento alla palese attenzione tributatale, da non poter ovviare a imbarazzare tutti e tre per la situazione creatasi.

Se straordinaria, in quel mentre, avrebbe avuto a doversi considerare l’abilità di Carsa o, piuttosto, di Lavero, nel gestire la scena da vera protagonista, attraendo a sé ogni attenzione, ogni interesse, nel far leva, purtroppo per loro, sui più bassi istinti di quel manipolo di guardie al servizio della Loor’Nos-Kahn; non meno incredibile avrebbe avuto a doversi parimenti riconoscere l’abilità che Lys’sh, contemporaneamente, stava impegnandosi a dimostrare sul proprio fronte.
Nell’obbligata scelta architettonica nella distribuzione delle installazioni lungo la superficie lunare, e a dispetto di quanto, al contrario, sarebbe avvenuto su un qualunque pianeta dotato di atmosfera, ogni edificio, ogni struttura risultava connesso agli altri da più o meno ampie gallerie sotterranee, ovviamente pressurizzate, che fungevano, a tutti gli effetti, da uniche vie di collegamento fra un complesso e l’altro. E, a minimizzare tanto il lavoro necessario, quanto i costi di simili installazioni, ben pochi avrebbero avuto a potersi considerare gli edifici dotati di più di una galleria di collegamento e, in questo, di più di una via di accesso al medesimo. A tale regola, ovviamente, neppure la roccaforte della Loor’Nos-Kahn faceva eccezione, sfruttando, oltretutto, simile obbligata planimetria al fine di minimizzare gli sforzi necessari a mantenere sotto controllo la sicurezza della struttura, non che, abitualmente, avrebbero avuto a poter temere qualche genere di aggressione.
L’unica via di collegamento con il bersaglio di Guerra, quindi, avrebbe avuto a dover essere considerato proprio il corridoio sotterraneo nel quale Lavero stava offrendo quieto spettacolo di sé e delle sue grazie, nel mentre in cui, del tutto ignorata, Lys’sh stava riservandosi la possibilità di avvicinarsi all’edificio, muovendosi con la consueta discrezione di cui in grazia al suo sangue ofidiano ella era in grado di fare: silenziosa e leggera come uno spirito, ancor più che una creatura di carne e sangue, la donna dalle fattezze rettili, pur non arrivando ai massimi livelli di alcuni ofidiani purosangue, avrebbe avuto a dover essere comunque riconosciuta in grado di giungere accanto, o alle spalle, di chiunque senza produrre il benché minimo suono o la pur minima vibrazione, complice, fra l’altro, sensi in lei estremamente più sviluppati, con la sola eccezione della propria vista, che le garantivano un maggiore controllo dell’ambiente a sé circostante.
Partendo da ciò, e nel considerare, ancor più, la distrazione allor offerta dalla complicità di Carsa, nulla di complicato, per quanto pur inoppugnabilmente sorprendente, avrebbe avuto a dover essere considerato nell’abilità della giovane chimera di porsi in grado di raggiungere a sua volta l’ingresso sorvegliato e, persino, di scivolare con discrezione alle spalle delle guardie per poter accedere, non percepita, al medesimo, ovviando, in tutto ciò, anche alla possibile problematica rappresentata dai sensori ambientali di sorveglianza in grazia a un piccolo, ma estremamente utile, dispositivo di disturbo. Addirittura, prima di scomparire oltre la porta, Lys’sh non si negò neppure l’occasione di offrire un cenno di saluto alla propria sorella d’arme, l’unica realmente consapevole della sua presenza in quel frangente, ammirandone, non senza una certa soddisfazione, la splendida raffinatezza, merito della quale, quasi a ricambiare l’aiuto lì garantitole, avrebbe avuto a doversi attribuire proprio a lei, che di quello splendido abito rosso scuro avrebbe avuto a doversi considerare l’artefice.

« Abbiamo… finito… » commentò, non senza un certo rammarico, la guardia impegnata nel confronto con Lavero, nel momento in cui, risollevandosi dalla posizione genuflessa in cui si era chinato per seguire il sublime contorno del suo corpo con un comodo strumento di scansione portatile, ebbe a concludere quella perquisizione, che tanta fortuna gli aveva garantito nel restare a così stretto contatto con quella conturbante figura.
« Che peccato… » ironizzò Lavero, ancora sorridendo, ora divertita, quasi contraddistinta a sua volta da un certo rammarico in ciò, dispiaciuta dal non poter giocare, ancora un po’, con le emozioni di quelle tre ignare vittime, che molto facilmente avrebbero potuto divenire prede fra le sue mani « … vorrà dirmi che dovrò cercare soddisfazione ai miei capricci oltre quella porta, se sarete così gentili da concedermi il passaggio. »
« C-certamente… » annuì l’uomo, completamente rapito da lei e dalla propria fantasia, che in quel momento gli stava suggerendo scenari decisamente appassionati nei quali avrebbe avuto piacere di intrattenersi insieme a lei.

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