Midda's Chronicles - le Cronache

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Dopo la conclusione, con un finale particolarmente aperto, di "Non abbassare lo sguardo", è iniziata ieri sera la pubblicazione di "Non smettere di lottare", 48° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles, riprendendo - ovviamente - il discorso rimasto in sospeso!
Buona lettura con il proseguo delle avventure della nostra ormai ex-mercenaria preferita in nuovi e inesplorati mondi, in un viaggio lungi dal potersi considerare concluso e che, certamente, proseguirà anche quando alfine superato il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di quest'opera!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 25 novembre 2017

mercoledì 22 marzo 2017

RM 080


« … siamo stati noi a dar vita alla Loor’Nos-Kahn. »

Nello scandire simili parole, Midda Bontor non poté ovviare a essere assalita, per un fugace istante dall’orrore della consapevolezza di quanto, tutto quello, avesse a considerarsi accaduto qual sola conseguenza delle proprie scelte passate. Un passato innanzi al quale si era illusa con troppa banalità di poter chiudere tanto semplicemente la porta della propria vita e che pur, a distanza di tanti anni, e in maniera tanto contorta, si stava a lei riproponendo per cercare di saldare i conti, nella volontà di ristabilire quell’equilibrio cosmico nei confronti del quale, forse una volta di troppo, ella non aveva dimostrato il benché minimo rispetto, illudendosi che, nella mera forza delle proprie azioni, ella avrebbe potuto plasmare il proprio fato, qual unica, indiscussa attrice.
E non solo Guerra ebbe a esitare nel confronto con tale chiarezza di pensiero, con simile drammatica conclusione, giacché, nel volgere attenzione al nome di Kah, un’altra figura, fra quelle lì radunate, non avrebbe potuto ovviare a sentirsi coinvolta in prima persona: Ja’Nihr Noam’Il colei nel supporto della quale, nel ricercare la salvezza del fratello della quale, essi avevano sancito la prematura conclusione della vita di quel quasi leggendario signore della guerra, lasciando, in conseguenza alla sua morte, un’intera generazione di criminali, di tagliagole, improvvisamente senza più una bussola a guidarne le azioni, senza più una mente a gestirne le energie, dando vita, in tutto ciò, a un’organizzazione tanto pericolosa. Ja’Nihr, che un tempo, persino, aveva servito Kah, non poté ovviare ad avvertire uno sgradevole senso di colpa innanzi all’idea di poter essere corresponsabile di quanto accaduto, in una lunga sequenza di eventi che avevano, addirittura, condotto all’uccisione di Brote e al rapimento dei figli della sua amica e sorella d’arme.
Tuttavia, innanzi alle espressioni che Midda e Ja’Nihr ebbero allora a mostrare, fu Duva Nebiria a prendere voce e a pretendere che entrambe tornassero a ragionare in maniera razionale anziché emotiva, così come, da quanto palesemente presente sui loro volti, entrambe avevano estemporaneamente smesso di fare…

« Così come abbiamo dato loro vita, pertanto, ci preoccuperemo di imporre loro morte… » definì, a escludere categoricamente qualunque eventuale ulteriore interpretazione di quei fatti « Francamente non colgo particolare ragione di dubbio in tal senso. »
« Concordo… » annuì Salge Tresand, a supporto dell’opinione della propria ex-moglie, non come presa di posizione gratuita e fine a se stessa, quanto, e piuttosto, qual propria personale valutazione della situazione, così come, immediatamente, si impegnò a dimostrare « Per quanto questa Loor’Nos-Kahn possa aver posto radici più o meno profonde in giro, trovo obiettivamente difficile ritenere che, abbiano a doversi considerare avversari più temibili rispetto a quelli che abbiamo già affrontato e vinto in passato. A partire dallo stesso Kah… senza offesa, Desmair. » volle poi spendere una parola di premura nei confronti del compagno di squadra, del padre morto ammazzato del quale, in fondo, in quel momento stavano tanto serenamente confabulando.
« Figurati… » si strinse questi fra lei spalle, a minimizzare qualunque proprio eventuale coinvolgimento emotivo nella questione « … quell’essere è stato un problema più per me che per l’universo intero. » asserì con tono sereno, incrociando le braccia innanzi al petto, in un gesto di istintiva ricerca di protezione, di difesa, al solo ricordo del defunto genitore « Quando lo avete ammazzato, vi ho sinceramente ringraziato per il favore che mi avete riservato… e, in tal senso, per quanto mi possa fastidiare ammetterlo, non posso che riproporvi ancora tutta la mia più onesta gratitudine. »
« Dal momento che persino Desmair riesce a sembrare una persona normale, quando si ha a parlare del suo ben poco amato paparino, direi che non possiamo davvero rimproverarci per averlo abbattuto… » evidenziò Howe, in una presa di posizione estremamente particolare e significativa, laddove, sebbene né lui né sui fratello Be’Wahr avessero realmente preso parte alla missione che aveva veduto sconfiggere Kah, essendo questa occorsa poco prima del loro primo incontro con Guerra, essendo parte di quella squadra, di quella famiglia, non avrebbero mai riservato qual proprio alcun genere di distinguo, non nelle questioni più banali, non in quelle più importanti, considerandosi, a prescindere, corresponsabili di qualunque evento nel quale i loro fratelli e sorelle d’arme avrebbero avuto a doversi ritenere coinvolti.
« Ecco… essere considerato una persona normale… questo sì che, in verità, potrebbe offendermi. » puntualizzò il colosso dalla pelle come cuoio rosso, nel merito di quanto, in tal maniera, appena suggerito.

Undici persone attorno a Guerra. Undici persone contraddistinte dai più variegati ed eterogenei caratteri, storie e personalità, innanzi all’incredibile disomogeneità dei quali assurdo sarebbe stato ipotizzare l’esistenza stessa di una qualsivoglia idea di squadra e che pur, tale, essi erano, come anche dimostrato dal fatto che, da un decennio, tutti loro stavano vivendo esistenze separate, del tutto scollegate le une dalle altre, e che pur, senza esitazione alcuna, avevano repentinamente abbandonato per accorrere a quel richiamo, all’invocazione di una vedova violentemente privata dei propri figli.
Per quelle undici persone, per l’impegno che tutti loro, ognuno a modo proprio, stava lì dimostrando anche già con la propria presenza, Midda Bontor non avrebbe potuto concedersi possibilità di dubitare di sé e della correttezza di quanto poteva essere stato compiuto o avrebbe avuto a dover essere ancora compiuto. Perché, anche solo la più fugace incertezza, avrebbe potuto essere tradotta, in tutto ciò, come una mancanza di rispetto per tutti coloro lì radunatisi, per tutti coloro che, senza la benché minima esitazione, avevano posto un’indubbia ipoteca sul proprio futuro, giacché, in quanto guerrieri, tutti loro non avrebbero avuto a poter ignorare l’eventualità di una propria prematura dipartita, soprattutto nell’abbracciare, ancora una volta, il richiamo della battaglia, la vocazione alla guerra che pur, tutti loro, aveva in passato riunificato attorno a colei che, della medesima guerra, si era resa omonima, quasi incarnazione mortale.

« Avete ragione. » sancì, pertanto e alfine, Midda, annuendo in risposta a tutto quello, e decretare in tal maniera la fine del proprio effimero smarrimento, nel quale, senza l’allor immediato supporto da parte dei suoi compagni, forse avrebbe anche potuto rischiar di naufragare, con risultati del tutto inattesi e, probabilmente, tutt’altro che positivi « Chiunque essi siano e in qualunque modo si facciano ora chiamare, li troveremo… e li massacreremo uno a uno. »
« Appoggio lo spirito… ma sulle modalità, temo, avremo da dover disquisire. » approvò Nissa, non tanto in critica verso la sorella, quanto e piuttosto a riprendere il discorso là dove estemporaneamente interrotto pocanzi, per dare a tutti il tempo di scendere a patti con quell’ultima notizia « Purtroppo, infatti, come già stavo accennando a Midda non appena siete sbarcati, potremmo avere qualche problema a individuare la posizione precisa di Caian e Pares… »
« Cosa intendi dire…? » domandò Ma’Vret, subito dimostrandosi nuovamente interessato a quelle informazioni, a quei dettagli tutt’altro che secondari nel considerare il senso stesso della loro missione.
« Quando la Loor’Nos-Kahn ha maturato consapevolezza nel merito di chi fosse loro capitato casualmente fra le mani, si sono resi conto di non avere la benché minima idea su come poter distinguere una coppia di bambini, di cui ignoravano l’esistenza stessa un istante prima, all’interno della moltitudine di coloro razziati in quel particolare periodo… non soltanto dal sistema di Ae-Mlich’Cras, ma anche da molti altri. » esplicitò proseguendo, nel fornire la risposta cercata dall’uomo e, allora, non soltanto da lui « In questo, tutti i bambini, dal loro punto di vista, sono improvvisamente divenuti un inatteso mezzo di ricatto, degli ostaggi, tali da non poter essere commerciati così come abitualmente sarebbe altrimenti stato… ma, da proteggere, da custodire nelle proprie principali roccaforti, sparse nell’interno universo conosciuto. E questo, se da un lato ci aiuta sicuramente nel poter sperare nella buona salute dei miei nipoti… dall’altra parte ci complica terribilmente le cose, non concedendoci alcun reale indizio su quale fra una dozzina di diversi sistemi, potrebbe essere realmente quello per noi utile. »

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