Midda's Chronicles - le Cronache

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Dopo la conclusione, con un finale particolarmente aperto, di "Non abbassare lo sguardo", è iniziata ieri sera la pubblicazione di "Non smettere di lottare", 48° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles, riprendendo - ovviamente - il discorso rimasto in sospeso!
Buona lettura con il proseguo delle avventure della nostra ormai ex-mercenaria preferita in nuovi e inesplorati mondi, in un viaggio lungi dal potersi considerare concluso e che, certamente, proseguirà anche quando alfine superato il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di quest'opera!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 25 novembre 2017

sabato 18 marzo 2017

RM 076


Ma’Vret Ilom’An.

Se Salge Tresand era stato il primo grande amore di Midda Bontor, colui con il quale ella aveva esplorato i piaceri della sessualità per la prima volta nella propria vita; Ma’Vret Ilom’An avrebbe avuto a doversi considerare, probabilmente, uno dei pochi rimpianti che la donna avesse mai accumulato nella propria avventurosa esistenza.
Uomo oltremodo possente, accanto al quale il già muscoloso Be’Wahr Udonn sarebbe probabilmente risultato quasi mingherlino, quando cinque lustri prima, a vent’anni, aveva abbracciato la vita di mercenario, aveva iniziato a essere conosciuto con il nome di Ebano, in spontaneo riferimento al colore della sua pelle, della stessa intensità, della stessa perfezione di quello di Ja’Nihr Noam’Il. Malgrado tale caratteristica in comune, Ebano non avrebbe potuto vantare con certezza alcuna tanto importante ascendenza k-ors’lahnita, essendo cresciuto orfano in un pianeta periferico, senza aver mai conosciuto né il proprio nome, né il nome della sua famiglia: quello attribuitogli, infatti, avrebbe avuto a dover essere considerato un nome d’ufficio, riservatogli dalla premura della Sorellanza del Sole, un’organizzazione religiosa che, in diversi angoli dell’universo, si dedicava da tempo immemore a crescere coloro che, suo pari, avrebbero altresì avuto a doversi considerare figli di nessuno. In merito a ciò, comunque, egli non si era mai riservato particolari ragioni di disagio, avendo vissuto un’infanzia fondamentalmente serena, salvo poi, appena adolescente, cercare la propria strada nella fuga, e nella fuga dal monastero che, sino ad allora, era stato tutto il suo mondo, tutta la realtà da lui conosciuta.
Laddove, a un giovane fondamentalmente ignaro di tutto, qual egli era, avrebbe anche potuto essere riservato qualche spiacevole fato; ben presto Ma’Vret apprese come potersi far strada, attraverso ogni avversità, con la forza, con la violenza, provando, inutile negarlo, anche un certo senso di realizzazione in tutto questo. In ciò, egli spinse la propria forma fisica al massimo delle proprie possibilità, per poter essere sempre il migliore, per poter restare comunque imbattuto. E quando gli anni della crescita terminarono, quanto lasciarono fu un uomo alto più della media, e largo addirittura il doppio rispetto alla maggior parte di qualunque altro umano, con un fisico scultoreo, muscoli gonfi quasi a scoppiare, e nessun timore a porsi alla prova… in qualunque contesto, in qualunque situazione, con la sola volontà di dimostrare di essere il migliore di tutti: il guerriero più potente, l’assassino più determinato, l’amante più focoso. Perché a una simile figura, nel momento in cui inizio a porre in vendita i propri servigi, non vennero ovviamente richieste soltanto prestazioni militari, non, in particolare, da molte annoiate e facoltose nobildonne che, sovente nella più totale indifferenza da parte dei propri mariti, erano disposte a pagarlo per una notte di passione in misura straordinariamente maggiore di quanto mai avrebbe potuto sperare di ottenere da un mese di guerra.
Una vita, quella del giovane Ma’Vret, che qualcuno avrebbe avuto a considerare particolarmente discutibile, nel passare da un omicidio a un talamo nuziale, non suo, e, ancora, a una nuova battaglia con la più totale indifferenza per quanto, qualunque di tali attività, avrebbe potuto significare, avrebbe potuto comportare. Una vita, la sua, che comunque lo appagò pienamente, laddove, in fondo, null’altro egli avrebbe potuto desiderare per essere felice: sangue, sesso e morte. Ciò, per lo meno, fino a quando, dopo cinque lunghi anni vissuti in tal maniera, ebbe a sentir parlare per la prima volta di Midda Bontor, una giovane che, un successo dopo l’altro, a soli vent’anni stava iniziando a soppiantare la sua gloria, la sua nomea, forte, persino, di un nome, Guerra, indubbiamente più interessante rispetto a quello che a lui avevano sino a quel momento attribuito, Ebano.
Temendo di potersi vedere, in ciò, posto in secondo piano, di assistere al proprio declino che, ne era consapevole, avrebbe potuto essere tanto precipitoso quanto rapido era stato nella sua parabola ascendente, Ebano non perse tempo e cercò un confronto con quella donna, avendo qual unico scopo, alla base di tale brama, soltanto la difesa del suo nome, della sua fama, della sua gloria. Uno scontro che, nel cuore del primo conflitto umano-ofidiano, nei giorni della distruzione della luna scarlatta di Koon, vide la giovane Guerra generosamente concedergli la tanto desiderata occasione di riscatto, in un duello che ebbe a potersi considerare, a tratti, persino epico, e che si concluse, ciò non di meno, con la vittoria, indiscussa, della stessa.
Nel ritrovarsi tanto sonoramente sconfitto, nel vedere la gloria collegata al proprio nome, alle proprie gesta, così condannata a un’infamante estinzione, Ma’Vret avrebbe potuto allora reagire con violenza, con ira, votandosi alla ricerca di una qualsivoglia possibilità di vendetta a suo discapito, così come, del resto, molti altri famosi avversari della donna avevano già, o avrebbero un giorno, compiuto. Ma, egli, in verità, ebbe allora a provare sì una forte emozione, ma destinata a un ben diverso genere di brama e alla brama, laddove non avrebbe potuto vincerne lo spirito guerriero, quantomeno di poterne dominare il cuore: Ebano si invaghì di Guerra… e, invero senza neppur eccessivo impegno, ebbe occasione di poterne conquistare le grazie, nel ritrovarsi a dividere con lei gli scomodi giacigli sui quali, il loro particolare stile di vita, lì destinava ogni notte. Una vittoria, la sua, che, tuttavia, non ebbe a essere mai realmente completa, dal momento in cui, appunto, egli ebbe a conquistarne le grazie, ma non il cuore il quale, per le medesime ragioni per le quali ella si era negata a Salge Tresand, mai avrebbe potuto concedersi di legarsi a quel nuovo amante, per quanto innegabilmente piacevole, e appassionante, avrebbe avuto a doversi dirne la compagnia.
Fu così che, dopo quasi cinque anni pericolosamente insieme, con la piena consapevolezza della reale natura del loro rapporto, almeno nell’intento della donna; Ma’Vret ebbe a desiderare qualcosa di più da lei, qualcosa che riuscisse anche a trascendere la fisicità di pur lunghe e inebrianti notti d’amore, e che potesse, finalmente, vederla ricambiare quel sentimento che, innegabilmente, egli aveva iniziato a provare per lei. E, proprio tale ipotizzato cambio nei termini del loro rapporto ebbe, suo malgrado, a sancire la fine del medesimo, così come, già in passato, era stato per il buon Salge.
Sinceramente legato a lei, e non soltanto a lei, all’interno della famiglia che, in quegli anni, si era formata attorno a tanto carismatica figura, Ebano ebbe ad accettare con rassegnazione quel rifiuto senza, in questo, abbandonare la loro squadra… almeno fino a quando non giunse il giorno in cui fu evidente che un altro uomo, un altro loro compagno, era stato in grado di raggiungere il cuore della mercenaria, a dispetto di tutto l’impegno da lui posto.
Così, Ma’Vret Ilom’An fu il primo, in realtà, a infrangere l’integrità del loro gruppo, anticipando di pochi mesi l’addio di Brote e Midda, nel preferire cercare altrove di riconquistare un po’ di amor proprio, per così come, suo malgrado, sentiva di aver perduto. E Guerra, nel profondo del proprio cuore, al di là del sincero sentimento provato per l’uomo che poi sarebbe divenuto suo marito e il padre dei suoi figli, ebbe a provare sempre onesta vergogna per quegli eventi, per le dinamiche di quanto allor accadde, ove, proprio malgrado,  assolutamente consapevole di quanto il povero Ebano non aveva fatto nulla per meritare tanta superficialità da parte sua…

Tornare a confrontarsi con Ma’Vret, dopo quasi undici cicli, avrebbe avuto a doversi considerare probabilmente la prova più difficile per la mercenaria, in quel lungo e complesso cammino di ricostruzione dell’antica squadra.
Ma, senza alcun merito per ciò, Midda ebbe a trovare un uomo ben diverso da quello che aveva visto allontanarsi carico di delusione e dolore: perché, in quei lunghi anni, Ma’Vret aveva finalmente trovato la felicità che sicuramente meritava, nell’amore di una moglie e nella gioia di una coppia di splendidi figli, una femminuccia e un maschietto…

« H’Anel… M’Eu… » richiamò i bambini, nell’incrociare il proprio sguardo con quello dell’antica amante, e a lei destinando, a discapito di ogni fraintendimento, subito un amplio sorriso carico di gioia nel rivederla dopo tanto tempo « Andate ad avvertire vostra madre che avremo ospiti stasera a cena… » ordinò ai due, attendendo che si allontanassero prima di riprendere a parlare, ora in direzione dei propri vecchi compagni « … so perché siete qui, e sono pronto a seguirvi. Ma, vi prego, di concedermi il tempo sufficiente per evitare di ritrovarmi divorziato, quando tutto questo sarà finito… » commentò, passandosi una mano sopra alla nuca, in quegli ultimi anni divenuta perfettamente rasata, al contrario di come, gli altri, avrebbero potuto ricordarla.

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