Midda's Chronicles - le Cronache

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Dopo la conclusione, con un finale particolarmente aperto, di "Non abbassare lo sguardo", è iniziata ieri sera la pubblicazione di "Non smettere di lottare", 48° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles, riprendendo - ovviamente - il discorso rimasto in sospeso!
Buona lettura con il proseguo delle avventure della nostra ormai ex-mercenaria preferita in nuovi e inesplorati mondi, in un viaggio lungi dal potersi considerare concluso e che, certamente, proseguirà anche quando alfine superato il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di quest'opera!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 25 novembre 2017

venerdì 17 marzo 2017

RM 075


Ja’Nihr Noam’Il.

Penultimo elemento femminile della squadra dei mercenari di Guerra, alla quale ormai mancavano soltanto gli ultimi quattro componenti per potersi dire completamente riunificata; Ja’Nihr Noam’Il, con la propria pelle color dell’ebano, sembrava voler completare, in maniera naturalmente eterogenea, la squisita varietà cromatica propria di quel piccolo, e pur indubbiamente interessante, assortimento: dalla pelle candida, persino pallida, di Midda Bontor, passando per l’abbronzatura da lavoro di Heska Narzoi, proseguendo con le tonalità color della terra di Carsa Anloch, per spingersi all’inteso marrone proprio di Duva Nebiria, sino ad attraccare, alfine, al meraviglioso ebano di Ja’Nihr Noam’Il.
Originaria del terzo pianeta del sistema morente di K-Ors’Lahn, per quanto orfana, nata e cresciuta nella povertà più assoluta, e sopravvissuta alla propria stessa infanzia soltanto in grazia alle straordinarie capacità di cacciatrice che, ancora bambina, aveva dovuto sviluppare; Ja’Nihr, sorella maggiore e, sostanzialmente, seconda madre di suo fratello Av’Fahr, avrebbe avuto a potersi paradossalmente considerare erede di una delle più antiche civiltà umane dell’universo. Civiltà della quale, ormai e purtroppo, era rimasto soltanto il ricordo in qualche leggenda, insieme a nove pianeti, un tempo straordinaria culla di benessere e prosperità, nei quali il deserto aveva ormai quasi completamente cancellato ogni traccia di quanto lì aveva precedentemente imperato per secoli, per millenni, e, ciò non di meno, era stato alfine condannato a morte del momento in cui il loro sole aveva iniziato a emettere radiazioni sempre più potenti, sempre più devastanti, trasformandosi da sorgente di vita a causa di morte e distruzione.
Come i loro genitori, come i loro nonni, e come tutti i loro antenati, anche Ja’Nihr e Av’Fahr sarebbero probabilmente divenuti polvere nel terzo pianeta del sistema di K-Ors’Lahn, mischiandosi alla sabbia di morte che lì tutto dominava, non fosse stato proprio per l’abilità da cacciatrice che ella aveva sviluppato in un ambiente tanto ostile, in una condizione così avversa alla vita. Abilità, la sua, la quale, dopo aver loro assicurato la possibilità di superare gli anni più fragili della propria esistenza, permise a un mera adolescente di impressionare Kah, un potente signore della guerra in cerca di nuove risorse, di nuove leve per il proprio esercito, e, in ciò, in viaggio attraverso l’intero universo per ottenerle. Ja’Nihr, appena quindicenne, e Av’Fahr, decenne, ebbero occasione di sfuggire così alla gloriosa terra dei propri avi, destinata altresì a tramutarsi nella loro prigione, per iniziare uno stile di vita ben diverso, non meno pericoloso, ma nel quale, quantomeno, il cibo e l’acqua non avrebbero avuto a dover essere più riconosciuti quali le incognite fondamentali proiettate sul proprio domani. Fu proprio al seguito di Kah che, sette anni più tardi, durante il secondo conflitto umano-ofidiano, il destino di Ja’Nihr ebbe a incrociarsi, allora, con quello di Midda Bontor: cresciuta come cacciatrice, e formatasi come sicario, Ja’Nihr Noam’Il ebbe infatti a ricevere l’incarico, da parte di un alleato del suo signore, di eliminare la crescente minaccia rappresentata da Guerra, la cui fama, il cui prestigio, stavano iniziando a influire in maniera eccessiva su molti, delicati equilibri siderali.
Tuttavia, per quanto Ja’Nihr fosse brava, e fosse davvero brava nel proprio lavoro, Midda Bontor, in quegli anni, aveva già iniziato a radunare attorno a sé le persone migliori dell’universo, i guerrieri più straordinari che fosse stata in grado di trovare: motivo per il quale, se anche in uno scontro a singolar tenzone avrebbe avuto a poter sussistere qualche possibile dubbio su chi, fra le due donne, avrebbe potuto avere la meglio, circondata quale ebbe a porsi da tanta maestosa dominazione sul fato, sul destino, la supposta sfida fra Guerra e la sua ipotetica assassina si dimostrò segnata nel proprio esito fin da subito in favore della prima. Ma, ancora una volta, fu la straordinaria abilità di Ja’Nihr a vederle risparmiata la vita, laddove Midda poté ovviare a restare sinceramente colpita da tanta bravura, al punto tale da non perdonarle, soltanto, il tentativo d’assassinio ma, addirittura, da proporle la via dell’emancipazione, rispetto al proprio signore, per entrare a far parte della loro famiglia, della loro banda di fratelli e sorelle d’arme, fra i ranghi della quale ella non sarebbe mai stata, semplicemente, un’esecutrice, ma, sempre e comunque, un’artefice… l’artefice del proprio futuro. La ventiduenne Ja’Nihr ebbe, quindi, ad accettare simile offerta. E, inevitabilmente, la prima missione, a cui ebbe a prendere parte nel proprio nuovo gruppo, fu quella volta al recupero del fratello minore, Av’Fahr, che mai avrebbe accettato di lasciare sotto l’influenza di Kah, là dove la sua vita avrebbe potuto essere facilmente estinta qual ovvia punizione per la sua diserzione.
Av’Fahr, ancora diciassettenne, ritrovò alfine la propria libertà e, dopo tanto peregrinare, ebbe occasione di trasferirsi in maniera stabile, potenzialmente duratura, in un mondo tranquillo, là dove, per solo un fugace istante, ebbe anche a illudersi avrebbe potuto vivere serenamente il resto della propria esistenza accanto all’amata sorella. Ma Ja’Nihr, per quanto, nella propria vita, altro non avesse compiuto al di fuori di votarsi al proprio fratello minore, nell’impegno di offrigli la possibilità di quell’esistenza che, fin dalla loro più tenera età, sembrava essere stata loro negata; quando finalmente ebbe la possibilità di concedere ad Av’Fahr tutto ciò, si rese conto di essere, ella stessa, inadatta a un simile stile di vita, a una tranquillità innanzi alla quale avrebbe ineluttabilmente avuto a doversi considerare aliena. Ragione per la quale, pur non negandosi possibilità di contatto quotidiano con il fratello, ella ebbe a restare nella nuova famiglia così incontrata, per i successivi otto anni nei quali essi si mantennero in attività, partecipando a ogni missione, a ogni battaglia, a ogni guerra qual uno dei membri più attivi, e impetuosi, della squadra. E quando, alfine, il gruppo ebbe a dividersi, ella decise di continuare nel settore, come libera professionista, reinventandosi, alla luce delle proprie capacità, della propria esperienza, in una cacciatrice di uomini… una cacciatrice di taglie.

Sostanzialmente coetanea rispetto a Midda e Duva, Ja’Nihr era da sempre stata la componente umana più alta del gruppo, di poco superando persino Howe. Con un corpo tonico, una muscolatura perfettamente delineata e piacevolmente distinguibile nel proprio guizzare al di sotto della pelle, che pur non ne mortificava la femminilità, risultando associata a una coppia di seni decisamente prosperosi, se pur non quanto quelli di Guerra, e a fianchi larghi e forti, inoppugnabilmente sensuali in ogni propria movenza; ella, al pari di Midda o Duva, e diversamente da Carsa o Heska, non avrebbe potuto essere giudicata una donna dotata di una bellezza tale da pacificare qualunque eventuale discussione a tal riguardo, benché, il fascino da lei trasmesso, l’erotismo di cui una simile, pericolosa, pantera nera era indubbiamente intriso, non avrebbe potuto essere ignorato da alcun possibile osservatore, rendendola, in tutto ciò, non meno desiderabile rispetto alle proprie compagne. Il suo viso, con splendidi occhi castano chiari, un piccolo naso schiacciato e due labbra sì carnose da suscitare in chiunque il desiderio di morderle, quasi fossero succosi frutti maturi, si mostrava ormai circondato da corti, cortissimi capelli neri e lanosi, benché, fino a dieci anni prima, fossero stati mantenuti sempre con un taglio più lungo, più femminile, e composti nelle stesse piacevoli treccine che, ancora, contraddistinguevano quelli di Duva.
Una scelta, quella in favore di tale acconciatura, frutto più di un’esigenza tattica che di un qualche estro estetico, come la sua stessa voce ebbe a confermare di fronte alla prima nota dedicatale a tal riguardo…

« Mi piace il tuo nuovo taglio. » osservò Guerra, esordendo accanto a lei, raggiungendola in un locale nel quale, al termine di una lunga giornata di lavoro, ella stava riposando.
« E’ molto comodo per evitare di offrire a un avversario occasione per aggrapparsi a qualcosa… » replicò la cacciatrice, per un istante impegnandosi a dissimulare la propria gioia innanzi all’amica, salvo, poi, aprirsi in un amplio sorriso colmo di sincere emozioni d’affetto nel ritrovarsi davanti a lei e, con lei, a quasi tutti i propri vecchi compagni « Midda! Ragazzi! E’ bellissimo rivedervi! Anche se, devo essere sincera, avrei preferito un’occasione migliore rispetto a questa… »
« Sai già. » commentò l’altra, semplicemente constatando in ciò l’ovvietà dei fatti.
« Le voci corrono… e le voci che riguardando il ritorno in giuoco di Guerra, ovviamente, non possono evitare di correre più veloci di tutte. » evidenziò Ja’Nihr, sottolineando l’ineluttabile laddove, anzi, già sorprendente avrebbe avuto a doversi considerare quanto, fino a quel momento, la questione fosse riuscita a restare sufficientemente sotto controllo « Inutile dire che vi stavo aspettando e che non vi sarà nemico che non ucciderò per restituirti i tuoi figli. »

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