Midda's Chronicles - le Cronache

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Conclusa la lunga, lunghissima (tre anni...) pubblicazione de "Il viaggio continua", il racconto che, nella mia memoria sarà ricordato come l'episodio dell'ora più buia di questa pubblicazione; inizia oggi "Non abbassare lo sguardo", il 47° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles (50° considerando anche i tre racconti pubblicati all'insegna del marchio Reimaging Midda)!
Racconto che, quindi, oltre ad avere potenzialmente un numero importante, ci accompagnerà verso il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di questo viaggio insieme!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 5 ottobre 2017

mercoledì 15 marzo 2017

RM 073


Howe Ahlk-Ma e Be'Wahr Udonn.

Figli di due famiglie fra loro estremamente unite, Howe e Be’Wahr erano nati e cresciuti insieme, come due fratelli, vincolati l’uno all’altro in maniera indissolubile non soltanto dall’affetto dei loro cari, ma, addirittura, dal loro stesso nome, laddove il nome che avrebbe dovuto essere dell’uno, Be'Wahr Ahlk-Ma, era stato assegnato all’altro, Howe Udonn, e viceversa, qual prima, fondamentale espressione dell’intento dei loro genitori fin dal loro primo giorno di vita. Tanto diversi quanto simili, tanto uguali quanto opposti, Howe e Be’Wahr avevano trascorso metà dei trentasette anni della propria vita litigando e, al contempo, l’altra metà salvandosi continuamente la pelle, nel non poter concepire, obiettivamente, di poter sopravvivere l’uno all’altro, laddove la vita dell’uno sarebbe probabilmente risultata troppo incompleta senza quella dell’altro.
Howe alto e magro, figura slanciata, contraddistinto da pelle scura, di una piacevole tonalità di marrone poco più intensa rispetto a quella di Carsa Anloch e pur, indubbiamente, ancora distante nei riguardi di quella di Duva Nebiria, offriva da sempre, sotto una miriade di folti capelli neri ordinati in sottili trecce, un viso allungato, glabro, quasi appuntito nei propri alti zigomi, nel lungo naso lievemente aquilino, nel mento affilato, con labbra sottili e occhi di un intenso color verde scintillante. Be’Wahr, d’altro canto, di poco più basso rispetto al fratello risultava addirittura tarchiato nel porsi accanto a lui, con una muscolatura decisamente imponente, sotto una pelle chiara quasi quanto quella di Midda Bontor, benché, a differenza di lei, privo di lentiggini, con biondi capelli disordinati a contorno di un viso squadrato, ricoperto da una corta barba così chiara da risultare quasi invisibile, un naso corto e piatto, una mandibola amplia contraddistinta, nel centro del mento, da una leggera fossetta, labbra egualmente sottili e occhi di un vivace azzurro a tratti venato di blu. Il primo, più posato e riflessivo, aveva sempre amato considerarsi il più intelligente della coppia, non negandosi mai, in tal senso, occasione di far pesare la propria supposta superiorità nei confronti del proprio compagno. Il secondo, sicuramente dotato di una più marcata fisicità, seppur, non per questo, d’indole rissosa, aveva quasi sempre lasciato credere al fratello d’essere meno intelligente di lui, non avendo personalmente alcun interesse a entrare in competizione in tal senso se non quando, eccessivamente istigato, finiva per perdere il controllo, offrendogli il saldo di quanto, sino ad allora, quietamente accumulato.
Avventurieri, invero, ancor prima che guerrieri, Howe e Be’Wahr nella propria vita erano stati un po’ di tutto nei cicli antecedenti all’incontro con Midda Bontor. A sedici anni avevano lasciato le proprie case, iniziando a girovagare senza metà per l’universo, vivendo alla giornata con ogni genere di lavoretto fosse loro garantito: da camerieri a facchini, da autisti a spazzini, da bovari a guardie del corpo. A diciotto anni, dopo aver accumulato più mestieri che crediti, avevano quindi ipotizzato avrebbe reso molto di più il contrabbando, motivo per il quale, a diciannove, erano stati poi costretti ad arruolarsi qual alternativa alla prigione. Per questa ragione, i due si erano ritrovati, loro malgrado e senza alcuna reale motivazione politica a sostegno di tale scelta, coinvolti nel secondo conflitto umano-ofidiano nel sistema di Har’Kyh-Ishh: una militanza, la loro, così fondamentalmente priva di ragion d’essere tale per cui, nel momento in cui avevano avuto occasione di incontrare la già celebre Guerra, tutto il loro interesse aveva finito per essere dirottato verso di lei, e verso la possibilità di affiancarla, nelle gesta che, sicuramente, non avrebbero ovviato a coinvolgerla, e a coinvolgerla in un ruolo di protagonista. Anche a distanza di anni, obiettivamente, Midda non avrebbe saputo dire cosa, di preciso, l’attrasse in quella tanto originale coppia di fratelli, i quali, all’epoca, avrebbero avuto a doversi considerare pressoché due imbranati ancor prima che due possibili, reali risorse per lei e i suoi compagni: ciò non di meno, forse per lungimiranza, o forse, banalmente, per compassione, ella permise loro di entrare nella propria squadra, accettando il rischio rappresentato da tale duplice incognita e, ciò non di meno, ritrovandosi a posteriori così soddisfatta da entrambi da non aver avuto mai ragione di che pentirsi.
Perché, pur non essendo probabilmente i più straordinari guerrieri del Creato, pur non essendo i due migliori soldati fra le compatte fila di quella banda di fratelli e sorelle d’arme, Howe e Be’Wahr ebbero sempre occasione di distinguersi per la loro straordinaria duttilità, per la loro incredibile capacità di adattamento, per la loro vivace inventiva, tale da permettere loro di compiere qualunque cosa di dimostrasse necessaria, senza, in questo, mai negarsi il massimo impegno in tutto ciò che ebbero a realizzare. Inoltre, particolare non da poco, aspetto tutt’altro che scontato, la fedeltà e la fiducia che quei due ebbero a dimostrarle, non ebbe mai alcun momento di esitazione, di incertezza, in misura tale per cui, ove questo si fosse dimostrato necessario, ella non avrebbe avuto mai dubbio a crederli disposti a sacrificare ogni cosa per lei, in suo sostegno e protezione, avendola accolta, a pieno titolo, qual una sorella in quella loro insolita idea di parentela… una sorella a salvaguardia della quale, addirittura, Howe non aveva battuto ciglio nel rinunciare al proprio avambraccio sinistro, quando ciò era stato utile a salvarla da morte certa.

Dopo la diaspora della loro squadra, occorsa dieci anni prima, Howe e Be’Wahr erano stati i soli, oltre a Brote e Midda, a restare uniti, ritornando, di fatto, al proprio precedente stile di vita.
Loro malgrado, però, in tutto ciò entrambi erano stati sufficientemente ingenui da scordarsi le ragioni per le quali avevano avuto occasione di incontrare Guerra e di unirsi a lei. Così, ripercorrendo esattamente gli stessi passi, e gli stessi errori, del proprio passato, i due fratelli avevano finito per cacciarsi nuovamente nei guai con la legge… ragione per la quale, volendoli richiamare alle armi, Midda Bontor e i suoi ritrovati compagni e compagni, ebbero necessità di spingersi, addirittura, fino alla terza luna di Kritone, e alla vasta struttura detentiva lì realizzata dall’omni-governo di Loicare, dove i due erano stati rinchiusi con una condanna ai lavori forzati, nelle miniere di idrargirio, della durata di non meno di venticinque cicli.
Il fatto che, la terza luna di Kritone, fosse quel genere di posto laddove, abitualmente, i condannati giungevano e dal quale, raramente, altresì ripartivano, avrebbe forse dovuto scoraggiare Guerra e i suoi fratelli e sorelle d’arme. Ma il fatto che ella fosse Guerra, parimenti, avrebbe certamente dovuto scoraggiare chiunque sulla terza luna di Kritone a porsi sul suo cammino, giacché, nel momento stesso in cui ella aveva ricondotto la propria attenzione verso Howe e Be’Wahr, ciò avrebbe avuto a doversi intendere, per i due, simile all’annuncio di un’inattesa amnistia.
E a ben poco, allora, valse ogni sistema di massima sicurezza che, lì attorno, avrebbe avuto a dover escludere, in maniera assolutamente garantita, l’eventualità di un’evasione…

« Odio fare la doccia… » si lamentò Be’Wahr, avanzando, nudo, all’interno dello stanzone comune nel quale i prigionieri dovevano lavarsi, il quale, benché prevedesse spazio per almeno una dozzina di persone, in quel momento avrebbe avuto a riconoscersi qual vuoto.
« Io odierei di più l’eventualità nella quale tu non facessi la doccia… » osservò Howe, scuotendo il capo, nel seguirlo « … ti ricordo che dividiamo la cella. E lo spazio è poco. »
« Non è che non mi piace fare la doccia! » protestò il primo, aprendo l’acqua « E’ che siamo sempre soli qui dentro, ed è tutto così terribilmente noioso. »
Il secondo restò un attimo incredulo nel confronto con quell’affermazione: « Be’Wahr… sei consapevole, vero che siamo in un carcere? Perché, in prigione, potrebbero accadere brutte cose sotto la doccia, per Lohr… » imprecò, riferendosi implicitamente a quanto avrebbe potuto loro occorrere sin dal primo giorno, quando, vedendo la propria condanna, inizialmente a dieci anni salire di altri quindici, avevano ovviato a ciò compiendo letteralmente una strage in quello stesso locale, a chiarire la loro posizione nel merito delle fantasie degli altri detenuti, motivo per cui, non a caso, erano poi rimasti sempre soli nelle docce.
« Mi credi davvero così stupido? » protestò il biondo, indispettito « L’ho capito dove siamo… »
« … non puoi avermi servito una domanda simile in maniera tanto gratuita... » sorrise, sornione, l’altro.
« Se il problema è la noia, forse posso aiutarvi. » intervenne, non senza generare in entrambi una decisa sorpresa, la voce di Midda Bontor, sopraggiungendo alle loro spalle « E no… Howe. Non nei modi in cui potresti illuderti avvenisse. » puntualizzò, anticipando qualunque commento malizioso da parte del compagno d’arme « Ho da proporvi una nuova missione. Per ragioni personali, questa volta… »

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