Midda's Chronicles - le Cronache

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Dopo la conclusione, con un finale particolarmente aperto, di "Non abbassare lo sguardo", è iniziata ieri sera la pubblicazione di "Non smettere di lottare", 48° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles, riprendendo - ovviamente - il discorso rimasto in sospeso!
Buona lettura con il proseguo delle avventure della nostra ormai ex-mercenaria preferita in nuovi e inesplorati mondi, in un viaggio lungi dal potersi considerare concluso e che, certamente, proseguirà anche quando alfine superato il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di quest'opera!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 25 novembre 2017

lunedì 13 marzo 2017

RM 071


Salge Tresand.

Uomo indubbiamente carismatico, Salge Tresand, con i propri quarantatré anni compiuti, non avrebbe mai potuto obiettivamente sentirsi minacciato, nella propria affascinante presenza, da eventuali più giovani rivali. Lunghi capelli corvini, fra i quali solo qualche vago accenno di bianco aveva iniziato a fare la propria apparizione in corrispondenza delle tempie, facevano da cornice a un volto ovale, caratterizzato da una carnagione lievemente olivastra atta a far da modesto sfondo a una coppia di conturbanti occhi di uno splendido color verde smeraldo, squisitamente esotici nel proprio taglio nel risultare leggermente ripiegati verso l’alto nei propri angoli più esterni, a un naso corto e sottile, nonché a delicate labbra preposte ad abbracciare un amplio sorriso generalmente sornione, enfatizzato da una curata coppia di sottili baffi che, da lì sopra, scendevano ai lati del suo mento senza, tuttavia, dimostrare la benché minima intenzione di ricongiungersi al centro del medesimo. Il suo corpo, simile a quello di un maestoso predatore felino, appariva al contempo muscoloso e sinuoso, atletico e agile, con muscoli non eccessivamente sviluppati nella propria massa ma, non per questo, meno che efficaci nella propria potenza, nella propria forza, al di sotto di una pelle glabra e, ciò non di meno, ornata, in quasi tutto il suo busto, schiena compresa, da una ricca sequenza di neri tatuaggi tribali. Se a simile base di partenza, poi, fossero stati aggiunti modi estremamente garbati, straordinarie capacità seduttive e, quasi a completare il romantico quadro d’insieme così delineato, il titolo di capitano, tutt’altro che insolito sarebbe stato riconoscergli una vivace vita sentimentale… a tratti persino eccessivamente vivace. Pur non amando vantarsi di ciò, nel tenere troppo alla propria pelle per ipotizzare di condannarsi a morte in maniera tanto sciocca e vanesia, egli avrebbe avuto a doversi riconoscere qual il solo uomo nell’intero universo che avrebbe potuto dichiarare, in fede, trascorsi con entrambe le donne più pericolose del Creato: Midda Bontor e Duva Nebiria.
Con solo pochi anni di vantaggio rispetto a entrambe, Salge aveva avuto la possibilità di conoscere Midda Bontor molto prima che ella iniziasse a essere famosa con il nome di Guerra, negli anni della sua giovinezza, quando, appena adolescente, ella aveva falsificato le proprie credenziali per potersi unire alla fanteria dell’omni-governo di Loicare. Egli, all’epoca giovane pilota, era rimasto sinceramente affascinato, fin da subito, non soltanto dall’indiscussa sensualità di quella ragazza, ma, ancor più, dalla straordinaria abilità che ella aveva saputo dimostrare nei confronti dell’impiego di qualunque arma o tecnica di battaglia, capacità che, non a caso, l’avevano vista presto inviata, con il grado di sottotenente, a far fronte all’esploso conflitto in contrasto ai minatori ribelli dei sistemi periferici. E, nel mentre in cui ella si era prodigata ad accumulare maggiori successi e riconoscimenti, scalando in maniera straordinariamente rapida la gerarchia militare sino al ruolo di tenente colonnello; vivendo insieme a lei, combattendo ogni giorno accanto a lei in situazioni a dir poco estreme, il giovane Salge, neanche ventenne, non aveva potuto ovviare a innamorarsi perdutamente di lei. Una relazione, la loro, che all’inizio non venne disprezzata da parte della giovane, la quale, anzi, insieme a un amante tanto delizioso quanto focoso e, al contempo, premuroso, ebbe a esplorare i piaceri della sessualità; e che pur, ella decise razionalmente di interrompere il giorno in cui scelse di cambiare bandiera, disertando e prendendo le parti dei minatori ribelli: una decisione, quella volta a porre una conclusione alla complicità che, ineluttabilmente, era oltremodo cresciuta con lui, che per lei non fu facile, e che, pur, venne motivata, con pragmatismo, dal desiderio di non porlo di fronte alla scelta fra l’essere fedele a lei, e al loro rapporto, o l’essere fedele all’omni-governo, schierarsi in contrasto al quale, obiettivamente, avrebbe avuto a significare condannarsi a morte.
Salge, inizialmente ferito da Midda e dai modi volutamente bruschi con i quali ella aveva definito la fine della loro storia, nell’immediato era parso offrirle soddisfazione, nel non seguirla in quella propria diserzione. Tuttavia, neppure un mese dopo, la donna ebbe a scoprire quanto anch’egli avesse deciso di schierarsi dalla parte dei sistemi periferici, in una scelta che, da parte di lui, venne sempre difesa qual estranea al desiderio di riallacciare il rapporto perduto e che pur, forse, non avrebbe avuto a dover essere considerata qual tale. Rimasto comunque, non più qual amante ma, soltanto qual compagno d’arme, al fianco del proprio primo grande amore, Salge si riservò occasione di partecipare con lei anche entrambi i conflitti umano-ofidiani degli anni a venire. E fu proprio nel corso del secondo dei quali che il suo cammino ebbe allora a incrociarsi con quello di Duva Nebiria.
Quest’ultima, reduce dal fallimento del proprio matrimonio con Lange Rolamo, apparve allo sguardo del giovane qual una seconda, perfetta occasione, così straordinariamente simile alla propria forse ancor amata Midda, e, al contempo, decisamente più aperta di lei all’idea di un rapporto duraturo. E, prima che la guerra finisse, i due erano già convolati a nozze, facendo di Salge il secondo marito di lei. Un rapporto, prima, e un matrimonio, poi, il loro, caratterizzato da straordinaria passione, grande coinvolgimento fisico ed emotivo, ma sul quale, loro malgrado, ebbe ad aleggiare sempre l’ombra del dubbio: il dubbio, per entrambi, di essersi scelti semplicemente qual reciproco rimpiazzo per altri amori negati, per altri sogni perduti, da un lato la meravigliosa combattente che iniziava a essere nota con il nome di Guerra, dall’altro il malinconico capitano che solo aveva preso a solcare le immensità siderali alla ricerca di un qualche scopo nella propria esistenza, dopo la perdita del proprio primo, grande amore. Così, dopo meno di quattro anni, Salge e Duva, di comune accordo e con il solo, incommensurabile, rimpianto di non essere riusciti a far funzionare al pieno quella storia altrimenti perfetta, accettarono di separarsi, pur, ovviamente, continuando a restare fratelli d’arme, compagni, amici, complici così come, all’interno della loro grande famiglia, erano e sempre sarebbero rimasti.

Malgrado venticinque anni fossero trascorsi dal loro primo incontro, nonché dieci dall’ultimo, quando il capitano Salge Tresand vide Midda Bontor, seguita da Carsa Anloch e da Duva Nebiria, giungere all’imbarco dello spazioporto di Torighan, ove era ormeggiata la sua nave, la Jol’Ange, con la quale, da quasi un decennio, aveva intrapreso una fiera attività di contrabbando spaziale; egli si rese immediatamente conto di un’innegabile verità nel profondo del proprio cuore: a dispetto di quante donne potesse egli aver frequentato nella propria vita, umane o chimere che esse fossero, la prima di cui si era innamorato era ancora incredibilmente capace di emozionarlo. E, di fronte a simile consapevolezza, francamente, egli avrebbe dovuto trovare occasione di volgere le proprie più sincere scuse all’ex-moglie, dal momento in cui, senza alcuna colpa, ella aveva sempre avuto ragione in ogni occasione in cui, in passato, lo aveva accusato di non aver mai, realmente, chiuso il proprio cuore alla speranza rappresentata dal ricordo di lei…

« Ragazze! » esordì nei loro riguardi, allargando le braccia in gesto di affettuosa accoglienza per tutte loro e, dietro al proprio più classico sorriso sornione, cercando di celare l’imbarazzo che, nel profondo, lo stava dominando come un adolescente, nel trovarsi nuovamente innanzi a Midda « Se non vi conoscessi, potrei credere abbiate fatto ricorso a qualche ritocchino per essere in grado di ricomparire, dopo dieci anni, persino più belle rispetto a come vi ricordassi! Ma, nel conoscervi, non posso che ringraziare Tarth con gioia incommensurabile, nel constatare come il tempo non sia passato per alcuna di voi… diversamente da me! »
« Salge. » lo salutò Guerra, concedendogli un quieto abbraccio, privo di quel sentimento che egli avrebbe probabilmente preferito vedersi rivolgere e pur, ciò non di meno, neppur privo di affetto nei suoi confronti, qual una sorella verso proprio fratello… un fratello d’arme, nella fattispecie « Sono felice di vedere che, alla fine, tu sia riuscito a realizzare il tuo sogno… » commentò, in implicito riferimento alla Jol’Ange, la fantasia della quale avrebbe avuto a dover essere considerata presente nei sogni dell’uomo da sempre « … e mi dispiace, in questo, essere costretta a domandare il tuo aiuto, per un’ultima missione insieme. »
« Ora e per sempre, io sarò al tuo servizio, Midda! » replicò tuttavia egli, neppure sollevando la benché minima curiosità nel merito delle ragioni alla base di simile richiesta, non desiderando obiettivamente altro che poterla seguire ovunque nell’universo.

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