Midda's Chronicles - le Cronache

News & Comunicazioni

Dopo la conclusione, con un finale particolarmente aperto, di "Non abbassare lo sguardo", è iniziata ieri sera la pubblicazione di "Non smettere di lottare", 48° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles, riprendendo - ovviamente - il discorso rimasto in sospeso!
Buona lettura con il proseguo delle avventure della nostra ormai ex-mercenaria preferita in nuovi e inesplorati mondi, in un viaggio lungi dal potersi considerare concluso e che, certamente, proseguirà anche quando alfine superato il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di quest'opera!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 25 novembre 2017

sabato 4 marzo 2017

RM 062


Ancora una volta la distanza fra il significato e il significante di quelle parole avrebbe avuto a doversi considerare potenziale ragione di concreto imbarazzo per chiunque, tanto la realtà dei fatti si poneva distante dalla semplicità di quanto ella si stava lì impegnando a riportare.
Era accaduto tutto in maniera incredibilmente rapida, subito al termine dell’ennesimo confronto con un emissario di Anmel, il confronto con il quale le era costato anche una mattinata di permesso in azienda, laddove non le aveva neppure offerto riguardo sufficiente dal rispettare le esigenze proprie di un orario di lavoro. La nuova, ultima minaccia di quell’avversaria per lei ormai considerata necessariamente qual propria, dopo tutto quello che era accaduto, seppur, obiettivamente, inizialmente soltanto ereditata, era stata appena abbattuta e Maddie non aveva avuto neppure il tempo di pensare di aver bisogno di tornare a casa al più presto e farsi una doccia, sicuramente prima di andare al lavoro, quando una voce era tornata a presentarsi nella sua mente: una voce che avrebbe dovuto sorprenderla e stupirla, forse persino spaventarla, nel riconoscerla, obiettivamente, estranea al proprio pensiero, e che pur le impose, come già era accaduto in passato, nell’unica altra occasione di contatto fra loro, una certa quiete, una certa serenità, una sensazione di calore e conforto.
La prima volta, quella voce, era intervenuta in suo soccorso di fronte alla tragedia rappresentata dalla morte della sua mentore e maestra d’arme e, con lei, della fine, entro certi versi, della seconda adolescenza che, accanto a lei, aveva avuto occasione di vivere. E, all’epoca, solo tre frasi erano state scandite, suggerendole di reagire di fronte a quanto stava accadendo, per non rendere vano quanto, sino a quel momento, era stato compiuto. Nella concitazione della situazione, tuttavia, la giovane guerriera aveva persino quasi dimenticato quel particolare, quanto accaduto, relegando l’evento a una mera reazione del suo cervello per spronarla a combattere… e a combattere per la propria vita.
Ma quando quella voce aveva fatto ritorno, presentandosi, allora, accompagnata anche da un corpo di luce, di fuoco, di pura energia, ella aveva subito compreso con chi avesse a che fare, dal momento che, a lei, Midda, non aveva mai mancato di offrire riferimento...

« Presumo, se non ho inteso male, che ti sia stato offerto un lavoro… » ipotizzò Jacqueline, piegando appena il capo di lato con fare curioso, nel cogliere l’evidente tentativo di mantenere una certa riservatezza attorno a tale argomento e nel non voler, in ciò, forzare le esigenze della propria assistita, pur, ovviamente, non potendo fare a meno di tentare, in quella rielaborazione, di cercare quantomeno una conferma « … e un lavoro che ti stia chiedendo di trasferirti altrove. »

“Salute a te, Madailéin Mont-d'Orb…” aveva voluto omaggiarla quella creatura magnifica, sorgendo, straordinaria e incantata, di fronte a lei.
« Tu… tu sei la fenice… la Portatrice di Luce! » aveva constatato l’altra, sorpresa non tanto dall’essere posta di fronte a lei quanto, e piuttosto, dal ricollegare improvvisamente quella voce a quanto accaduto in passato e, in ciò, a comprendere come, anche se non l’aveva mai veduta, probabilmente essa era stata sempre presente accanto alla sua perduta amica.
“Lo sono.” aveva confermato questa, piegando il capo in avanti, in una sorta di elegante inchino “E, dal momento che tu sai chi io sia, sono certa che tu possa anche immaginare la ragione per la quale io sia qui comparsa…”

« Sì. » annuì Maddie, a conferma delle ipotesi della propria terapista, offrendole un lieve sorriso, e celando quanto l’utilizzo di simili eufemismi avrebbe potuto altresì divertirla « Non che io abbia cercato questa opportunità, sia chiaro. » soggiunse subito dopo, a escludere simile eventualità « Ma… una persona di una certa importanza mi ha notata, ha apprezzato l’impegno con il quale io sono capace di svolgere il mio lavoro e, in questo, mi ha chiesto di potermi unire a lei in qualcosa di… grosso. Di molto grosso… »
« Sono felice per te! » esclamò la donna dalla pelle color della terra, sorridendo in maniera assolutamente sincera verso di lei, soddisfatta per quella notizia « Tuttavia… per quanto tu sia sempre stata incredibilmente frustrata all’idea di non vederti adeguatamente riconosciuto il merito delle tue azioni, se mi posso permettere, non sembri così entusiasta di questa prospettiva. » osservò, aggrottando lievemente la fronte innanzi a quanto, sia nella scelta delle sue parole, che nell’espressione del volto dell’altra, avvertiva qual trasmesso « Qualcosa ti turba…? »

« Amnel si è arresa. » aveva definito, a colpo sicuro, la giovane, ricordandosi di quello che le aveva detto Midda Bontor riguardo al fatto che avrebbero saputo che la loro battaglia era lì terminata nel momento in cui la fenice fosse nuovamente comparsa per chiederle di proseguire oltre, di continuare a inseguire l’Oscura Mietitrice in un’altra dimensione, per salvare un’altra di loro che, altrimenti, avrebbe potuto essere facilmente uccisa da lei « Ma… Midda è morta. Midda è morta quasi un anno fa… e tu dovresti saperlo, visto che c’eri. E che hai cercato di aiutarmi! »
“Non mi è concesso di intervenire in maniera diretta nel corso naturale degli eventi…” aveva negato la fenice, allora scuotendo il capo “In questo, non ho cercato di aiutarti. O, altrimenti, Midda sarebbe ancora viva e, oggi, non sarei apparsa innanzi a te.”
« Avresti potuto salvarla…?! » aveva domandato, temendo, in verità, di poter conoscere la risposta a quella domanda, laddove non avrebbe avuto a essere considerato suo desiderio quello di attaccar briga con quella meravigliosa creatura, all’idea che Midda avrebbe potuto essere curata e, così, invece, non era stato.
“Non avrei potuto. Non questa volta.” aveva escluso l’altra “In passato, in almeno due occasioni, mi era stata concessa l’opportunità di intervenire a ripristinare il giusto corso degli eventi, laddove esso era stato alterato in maniera del tutto innaturale. Ma, in questa occasione, Midda… la versione di voi tutte che tu hai conosciuto, è stata l’unica artefice del proprio destino, nel rendere qual propria questa guerra contro colei che chiamate Anmel Mal Toise.”

« Sai… » sospirò, osservando gli occhi castani della donna con i propri color ghiaccio, in essi cercando di riuscire a interpretare le sue emozioni così come l’altra sembrava essere straordinariamente in grado di compiere con lei « Quando siamo bambini, fra le tante storie che ci raccontano, c’è sempre anche quella di Adamo ed Eva: un uomo e una donna che, oltremodo felici, nel possedere tutto ciò che potrebbero mai desiderare, o immaginare di desiderare, vivono nel paradiso terrestre. E lì vivono, privi di dolore, malattie, sofferenze o morte, nell’unico limite imposto loro di non assaporare mai il frutto proibito dell’albero della conoscenza del bene e del male. Il resto della storia la conosciamo bene: ovviamente il frutto viene mangiato, Adamo ed Eva vengono scacciati dal paradiso e… tutto il resto. » evitò di rievocare l’intera narrazione, nel preferire focalizzare la propria attenzione sotto un altro aspetto « Ciò che, tuttavia, in genere, da bambini, non notiamo mai, prestando attenzione alla morale volta al rispetto delle regole, al timore delle proibizioni, è un altro particolare: quando Dio cerca Adamo ed Eva dopo che il frutto è stato colto, ed essi si celano fra gli alberi dell’Eden, ciò che li tiene bloccati non è tanto il timore della punizione divina, quanto la propria vergogna, nell’essersi improvvisamente scoperti nudi. »
« Ed è proprio da questo che Dio comprende che si sono nutriti del frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male… » annuì Jacqueline, nell’offrire evidenza di quanto stesse allor seguendo il discorso « Se vogliamo è quasi una metafora del passaggio dall’infanzia all’età adulta: quando siamo bambini, tutto è bello, tutto è felice, il bene e il male, e sotto certi aspetti persino le identità di genere non esistono, la malizia è un concetto alieno; e solo con gli anni dell’adolescenza si inizia a scoprire che esistono differenze fondamentali fra uomini e donne, si matura il proprio concetto di bene e il proprio concetto di male, con gioie e dolori annessi e connessi. » commentò, per poi, con un cenno della mano, restituirle quietamente la parola, evidentemente curiosa di comprendere in che termini quella dissertazione biblica potesse riguardare con la sua situazione.
« Fino a due anni fa, per quanto io fossi convinta del contrario, non avevo mai avuto occasione di comprendere realmente la realtà a me circostante. » proseguì pertanto, cercando di dare un senso alle proprie parole « E solo dopo aver assaggiato il frutto proibito, ho avuto realmente occasione di aprire gli occhi e di scoprire non soltanto la mia nudità, ma l’esistenza, attorno a me, di quel paradiso perduto, nel quale, proprio grazie alla conoscenza del bene e del male, ho avuto finalmente occasione di iniziare ad apprezzare. Perché l’Eden, in fondo, non è un miraggio lontano, quanto la serenità che ognuno di noi può costruire, può ricercare, nella propria quotidianità. »  dichiarò, volgendo il proprio pensiero alla sua famiglia e al suo compagno… coloro che per lei erano, e sempre sarebbero stati, il suo Eden « E ora… per quanto io sia perfettamente consapevole di dover partire, di dover lasciare il paradiso terrestre, giacché, dopo aver assaporato il frutto proibito non potrei mai restare qui ferma, ignorando la conoscenza del bene e del male che ho acquisito attraverso di esso… ho paura. »

« Ho paura… » aveva ammesso, non potendo neppur prendere in considerazione l’idea di mentire a uno dei principi fondamentali del Creato stesso, qual era la fenice lì paratasi innanzi a lei.
“Paura di cosa…?” aveva chiesto la Portatrice di Luce, quasi incuriosita da quella sua affermazione.
« Di quello che mi stai per chiedere di fare… » aveva tentato di rispondere, nel sapere perfettamente quello che sarebbe accaduto e, in tutto ciò, nel non sapere in che modo confrontarsi con il proprio destino.
“Io non ti chiederò nulla…” aveva tuttavia negato la fenice “Questa guerra è la guerra di Midda… non la tua.”
« … allora… ho paura di quello che ti sto per chiedere di fare. » si era corretta, riformulando l’affermazione precedente con i giusti soggetti e complementi.

« Di cosa hai paura, Maddie? » domandò la terapista, invertendo la posizione delle gambe, pur mantenendole elegantemente incrociate innanzi a sé.
« Ho paura di non essere più in grado di tornare indietro. » dichiarò, con totale trasparenza, non avendo nulla da nascondere a tal riguardo « Ho paura di perdere per sempre il mio Eden, proprio dopo averlo appena ritrovato. »

“Cosa mi stai per chiedere di fare, Madailéin…?”
« … di portarmi via con te. »

0 commenti: