Midda's Chronicles - le Cronache

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Conclusa la lunga, lunghissima (tre anni...) pubblicazione de "Il viaggio continua", il racconto che, nella mia memoria sarà ricordato come l'episodio dell'ora più buia di questa pubblicazione; inizia oggi "Non abbassare lo sguardo", il 47° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles (50° considerando anche i tre racconti pubblicati all'insegna del marchio Reimaging Midda)!
Racconto che, quindi, oltre ad avere potenzialmente un numero importante, ci accompagnerà verso il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di questo viaggio insieme!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 5 ottobre 2017

venerdì 3 marzo 2017

RM 061


« Devo ammettere che la tua telefonata mi ha lasciato sinceramente sorpresa… » esordì Jacqueline, sedendosi di fronte a lei e accavallando, con un gesto estremamente elegante, le lunghe gambe innanzi a sé, a lisciandosi poi il vestito chiaro nel quale la sua pelle color della terra risaltava squisitamente, esaltando ancor maggiormente la bellezza di una giovane donna a dir poco stupenda, che, malgrado i suoi seri studi universitari, molto facilmente avrebbe potuto essere considerata una modella ancor prima che una terapista « … sono trascorsi quasi due anni dal nostro ultimo incontro e, in verità, iniziavo a temere che non saresti più passata da queste parti. » sorrise, con bianchi denti attorno a carnose labbra color rosso sangue, a margine di un delizioso viso lievemente ovale completato da un sottile, aggraziato naso e due profondi occhi castani, al pari dei suoi lunghi, lunghissimi capelli legati, dietro la nuca, in un’alta coda.
« Mi dispiace, Jackie… » rispose Madailéin, seduta su un divanetto esattamente di fronte a lei, esprimendo in maniera sincera la propria contrizione nell’aver ignorato la propria dottoressa, e, sotto molti aspetti, amica, per così tanto tempo, e, ancor più, nell’essere tornata da lei soltanto per quella particolare occasione « Ma quest’ultimo periodo della mia vita è stato… quantomeno complicato. » cercò di giustificarsi, nell’abuso dell’idea stessa di eufemismo che avrebbe fatto arrossire chiunque ma non lei, non dopo tutto quello che aveva vissuto e con il quale aveva dovuto imparare a convivere.
« Ti va di parlarmene…? » la invitò la sua interlocutrice, appoggiando entrambe le mani in grembo, e mantenendo il proprio intenso sguardo fisso su di lei, a volersi dimostrare assolutamente attenta e dedita alla propria ospite.

Maddie riconobbe la retorica propria di quell’interrogativo: dopotutto, dal momento in cui ella aveva richiesto quell’incontro, risultava sufficientemente palese che avesse desiderio di confrontarsi con lei, fra le altre cose.
Ripensando a quegli ultimi mesi, a tutto quello che era accaduto da quando Midda Namile Bontor era entrata nella sua vita e, ancor più, a quanto era poi occorso nel momento in cui ella ne era tragicamente uscita, la giovane guerriera, qual ormai avrebbe avuto a poter essere descritta a pieno titolo, non avrebbe onestamente saputo da che punto poter iniziare a raccontare… e, soprattutto, cosa avrebbe avuto senso poter condividere con lei.
Certo: suo padre Jules, sua sorella Rín e il suo compagno Eliud le avevano offerto chiara riprova di quanto, per quanto assurdo, per quanto folle e pazzesco, quel suo racconto, la saga epica in cui la sua vita era improvvisamente precipitata, avrebbe potuto essere comunque razionalmente accettato. Tuttavia, tutti loro, avevano avuto modo di scendere a patti con quella nuova, straordinaria chiave di interpretazione della realtà stessa nella maniera più brusca, più violenta possibile, nel ritrovarsi direttamente a confronto, con un bizzarro senso dell’ironia dimostrato dal fato, con lo stesso genere di assurda, mostruosa creatura che, molto prima, aveva costretto anche lei ad accettare di conoscere solo una parte estremamente ridotta della realtà… e di ogni realtà.
Così, a voler rispettare l’intelletto della sua terapista e, ciò non di meno, a non volerla porre eccessivamente alla prova con concetti che, sicuramente, non avrebbe potuto quietamente accettare, scelse di condividere con lei una determinata lettura dei fatti, partendo dall’incontrovertibile presupposto dell’inesistenza della verità, o, quantomeno, di una qualche Verità Assoluta.

« E’ incominciato tutto poco dopo il nostro ultimo incontro… » accettò, quindi, di iniziare a raccontare, certa di quanto non una sola delle parole da lei usate, di quelle da lei evitate, e soprattutto di tutto quello che, a contorno di ciò, avrebbe espresso attraverso linguaggio para-verbale e non verbale, sarebbero state accuratamente soppesate dalla propria ascoltatrice « … un evento traumatico… una violenza perpetrata nel mio vecchio appartamento, mi pose a confronto con tutto quello che, fino a quel momento, avevo considerato importante: le frustrazioni lavorative, i miei per nulla disinteressati colleghi, il rispetto delle scadenze con tutte le nevrosi collegate, l’assenza di riconoscimenti, premi o promozioni. Nel ritrovarmi posta innanzi alla morte, qualcosa in me si è sbloccato… e mi sono resa conto di quanto, tutto quello che io avevo sino a quel momento considerato vita era, piuttosto, un surrogato di vita, dal momento in cui, distratta da troppo rumore di fondo, da troppi falsi valori, mi stavo scordando di vivere, realmente, ogni singolo momento mi sarebbe mai stato concesso. »
« Quello che dici, se mi permetti il termine forse poco tecnico, è semplicemente sacrosanto. » annuì Jacqueline, con un luccichio di viva approvazione nel suo sguardo, e, per quanto persino più giovane rispetto a lei, con un fare addirittura materno nell’approvare simile maturata consapevolezza, per come le stava venendo lì testimoniata « E… cosa hai fatto, allora? »
« Ho riportato ogni cosa nel proprio giusto ordine di priorità. » continuò Maddie, non senza una certa soddisfazione di fronte a quella reazione, lieta del riconoscimento in ciò tributatole dalla propria controparte « Ho dato meno importanza, o l’ho proprio negata, a tutto ciò che non ne meritava. E ho restituito il giusto peso, il giusto valore, a tutto quello che, altresì, lo meritava: la mia vita, la mia famiglia, i miei affetti. »

Senza necessità di ricorrere ad alcun genere di parafrasi, la giovane guerriera riportò allora quanto meravigliosamente mutato nel rapporto con la sua famiglia e non solo: con suo padre e con la sua gemella, ai quali, ancora e dopo tutto quello che era accaduto, si era scoperta vicina come mai prima nella propria vita; ma anche con il suo meravigliosamente comprensivo e premuroso Eliud, l’uomo migliore che probabilmente avrebbe mai avuto possibilità di incontrare, e che solo una persona priva di senno avrebbe mai potuto ipotizzare di lasciare, nella consapevolezza di quanto, mai, le sarebbe stata concessa opportunità di incontrare un altro amore simile, un compagno, un complice, un amico, un confidente, un amate suo pari.
Solo una persona priva di senno avrebbe mai potuto rinunciare a tutto quello…

« Poi… quasi un anno fa… un'altra tragedia mi ha vista protagonista. » proseguì, nella propria narrazione, arrivando, suo malgrado, a un dolore che, ancora, nel profondo del suo cuore, non aveva avuto occasione di sopirsi « Una mia cara amica… quasi una seconda madre, mi è stata negata con non meno violenza rispetto a quanto accaduto a mia mamma. E, devo essere onesta, a ripensarci ora, a distanza di mesi, ancora non mi capacito di come, tutto questo, non mi abbia reso a dir poco folle, e fatta ricadere in una situazione peggiore rispetto a quella da cui ero partita. » ammise, chinando per un momento lo sguardo verso le eleganti scarpe con tacco a spillo indossate da Jacqueline, nella necessità di isolarsi, fugacemente, da quel dialogo per concedersi, ancora, un attimo di elaborazione del lutto « Ciò non di meno… ce l’ho fatta. Grazie a mio padre, a mia sorella e al mio compagno, sono riuscita andare avanti. E andare avanti lungo strade che, ancora volendo essere oltremodo sincera, mai avrei potuto immaginare avrebbero incontrato la loro approvazione… »
« Non credevi che ti sarebbero stati vicini…? » le domandò la terapista, incuriosita da quanto appena asserito.
« No. Invero no… » scosse il capo Maddie, rialzando lo sguardo verso di lei e ritrovando il contatto con i suoi occhi castani « Ma non per mancanza di stima verso di loro, quanto, e piuttosto, perché a stento avrei potuto accettare l’idea di restare anch’io vicino a me stessa, di fronte alla nuova strada che, con fare discreto, avevo iniziato a percorrere. » sorrise, quasi in imbarazzo per la propria così dichiarata mancanza di fiducia in se stessa, per la quale sicuramente Midda l’avrebbe rimproverata se solo fosse stata ancora presente « Tuttavia mi sbagliavo. Mi sbagliavo su di loro e mi sbagliavo, persino, su me stessa. Giacché, quando pochi giorni fa sono stata… contattata… per una nuova opportunità, è stato grazie a tutta la solidarietà che ognuno di loro ha saputo dimostrarmi, malgrado quanto, tutto ciò, avrebbe potuto significare per il nostro futuro, che ho deciso di accettare. »

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