Midda's Chronicles - le Cronache

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Dopo la conclusione, con un finale particolarmente aperto, di "Non abbassare lo sguardo", è iniziata ieri sera la pubblicazione di "Non smettere di lottare", 48° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles, riprendendo - ovviamente - il discorso rimasto in sospeso!
Buona lettura con il proseguo delle avventure della nostra ormai ex-mercenaria preferita in nuovi e inesplorati mondi, in un viaggio lungi dal potersi considerare concluso e che, certamente, proseguirà anche quando alfine superato il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di quest'opera!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 25 novembre 2017

martedì 28 febbraio 2017

RM 058


Semplicemente ignorando la sopraggiunta presenza della giovane guerriera, l’essere dalle fattezze di Midda Bontor ebbe a volgere tutta la propria attenzione, altresì, nei riguardi della porta blindata di fronte a sé, alla quale, allora, destinò un primo, violento colpo offerto con il proprio pugno destro, per effetto del quale, non solo ebbe a prodursi un assordante boato nell’intero edificio ma, ancor peggio, una prima, sgradevole, evidenza di cedimento ebbe a riguardare sia la superficie di legno della porta, che venne fondamentalmente ridotta in trucioli e segatura, sia la sottostante struttura metallica, che fu, altresì, spiacevolmente incrinata, per quanto, ancora, fortunatamente, non ebbe a cedere.

« Ehy! » protestò violentemente Maddie, sgranando gli occhi a quella scena « Tu sarai anche un dannato mostro senza cervello… ma con il padrone di casa, poi, devo essere io a parlare per queste cose. E non hai idea di quanto lui sia affezionato a quella porta! » argomentò, in termini che, allora, ebbero a risuonare non poi così ironici qual, probabilmente, nelle sue intenzioni avrebbero avuto a dover essere, nella preoccupazione, comunque sincera, di cosa avrebbe potuto dire loro il proprietario dell’appartamento.

Ancora una volta, la creatura parve impegnarsi a trascurare in maniera quantomeno assoluta la propria supposta avversaria, preparandosi a scagliare un nuovo colpo. Se nonché, quest’ultima, non accettò, allora, di essere tanto gratuitamente esclusa dalla sua lista di priorità, avventandosi, quindi, contro di essa con un balzo non meno deciso rispetto a quello che l’aveva condotta, poco prima, ad ancorarsi al cofano dell’auto. In tale occasione, tuttavia, ad attenderla non avrebbe avuto a dover essere considerata un’ampia superficie metallica, quanto, e piuttosto, il corpo della propria defunta maestra, nella schiena della quale, allora, affondarono con straordinario vigore entrambe le asce.
Un colpo mirabile, e potenzialmente letale, il suo, se solo non fosse stato rivolto a discapito di una vittima del morbo cnidariano, per fermare la quale, invero, sarebbe occorso molto di più. Sebbene, infatti, le lame delle due armi affondarono facilmente nelle carni e nelle ossa della creatura, questa non ebbe a dimostrare il benché minimo dolore per quanto accaduto, reagendo, al contrario, con un violento movimento utile ad allontanare da se stessa l’antagonista, quasi un insetto fastidiosamente posatosi sulla propria schiena, per, poi, voltarsi finalmente verso di lei, a concederle, nuovamente, la propria attenzione e il proprio volto. E del volto orrendamente ferito che, pochi minuti prima, l’aveva contraddistinta, in quel momento, non si palesò più alcuna evidenza, laddove non soltanto nessun taglio o graffio avrebbe potuto essere riconosciuto sulla sua pelle ma, addirittura, l’occhio precedentemente perduto aveva lì già fatto ritorno, pur, ancora, caratterizzato tristemente da quella più completa assenza di coscienza che, fin dalla morte della donna, aveva contraddistinto il suo sguardo: il morbo aveva già avuto successo nel riparare i danni subiti dal proprio ospite, restituendo al medesimo la propria parvenza originale.
Una parvenza, tuttavia, che allora non ebbe a perdurare più di molto, ove, nuovamente, una sottile linea perpendicolare attraverso per un istante il suo intero viso prima che, in maniera mai visivamente piacevole, l’intero capo della donna si ritrovasse diviso in due parti speculari, intento a porre in evidenza una lunga fila di sottili denti affilati.

« So di poter essere apparsa maleducata pocanzi, nel conficcarti due asce nella schiena… » riprese voce la giovane, reagendo ormai all’orrore di quella scena con sorprendente autocontrollo « … ma potresti, per cortesia, restituirmele?! Purtroppo, dovendo fare di corsa, non ho avuto occasione di portare con me altre armi! » osservò, in riferimento alla propria spiacevolmente palese situazione attuale, nella quale, malgrado l’ammirevole attacco, oltre a non aver avuto occasione di danneggiare la propria avversaria, si era ritrovata a essere persino disarmata.

Sviluppo positivo: Maddie era riuscita a ovviare, almeno estemporaneamente, alla possibile aggressione da parte della creatura a discapito della sua famiglia e del suo compagno, così come, sino a quel momento, non sembrava essere stata capace di compiere a dispetto tutti i propri precedenti sforzi.
Sviluppo negativo: Maddie non aveva la benché minima idea nel merito di come poter chiudere quanto prima quel confronto, benché, proprio malgrado, fosse sufficientemente confidente con il fatto che, più il combattimento si fosse protratto, più ella si sarebbe dimostrata eccessivamente stanca per riuscire a continuare a tener testa alla propria avversaria. Sempre ammesso che, particolare non banale e assolutamente non scontato, ella fosse riuscita a individuare un qualche modo di tener testa a quell’essere mostruoso senza, in questo, anticipare drammaticamente la propria fine così come già era stato, sciaguratamente, per colei che l’aveva fatta divenire guerriera.
Soddisfatta, pertanto, dallo sviluppo positivo ottenuto, dalla piccola vittoria che era pur stata appena in grado di ottenere, la giovane cercò allora di non soffermarsi più di troppo sullo sviluppo negativo, giacché, in tal frangente, agitarsi non sarebbe comunque servito a molto… al contrario. Conservando tutta la propria calma, impegnandosi, sopra a ogni cosa, a mantenere un certo equilibrio interiore, ella assunse, nel pur ristretto spazio offerto dal pianerottolo, di un paio di metri quadrati di spazio, una postura di guardia, per così come insegnatole dalla propria mentore, pronta ad accogliere qualunque genere di offensiva le si fosse potuta riversare contro. Così, quando il mostro si fiondò contro di lei, con fauci spalancate nell’unico scopo di poterle strappare la testa dal collo o, in alternativa, un'altra qualunque estremità a proprio piacere, ella reagì con straordinaria puntualità, scattando a sua volta lateralmente nel cercare, e nel trovare, sostegno nel corrimano lì a fianco al solo scopo di poter fare perno lì sopra e roteare, con un’incredibile agile acrobazia, lontano dalla propria posizione iniziale al fine di liberare la traiettoria resa propria dall’avversaria e, al contempo, ritornare a offrirsi esattamente alle sue spalle.
Trascinato dalla foga del proprio stesso attacco, quindi, l’orrore lì schieratosi in sua aggressione non ebbe occasione di maturare con sufficiente rapidità l’evidenza di quanto, là dove prima ella era, nulla fosse rimasto, in ciò, ineluttabilmente, andando a gettarsi, con straordinaria foga, contro il muro un attimo prima sito alle spalle del suo obiettivo, di quella sguisciante rossa dalla lingua fin troppo attiva…

« Inizia a piacermi questa giostra… » osservò, invero, in tutto ciò, limitandosi a temporeggiare nella speranza che, in tal maniera, la sua mente avrebbe avuto occasione di elaborare un qualche piano, una qualche strategia, volta ad assicurarle di ridurre quel corpo a un ammasso informe di carne, ossa e sangue, secondo l’esempio concessole dalla sua maestra d’arme, per quanto, dal suo personale punto di vista, meno facilmente attuabile « … se sei d’accordo, potremmo anche provare ad allestire un piccolo spettacolo, e tentare di proporlo in televisione: non so… un’alternativa moderna alla cara, vecchia tauromachia. » sorrise sorniona, a quell’idea « Chi non adora la tauromachia…?! »

L’ipotetico toro di quel supposto spettacolo, suo malgrado, non si dimostrò particolarmente favorevole alla proposta in oggetto, motivo per il quale, anzi, esso ebbe ad afferrare con fermezza il medesimo corrimano sul quale ella, un attimo prima, aveva individuato il proprio provvidenziale punto di appoggio, per scardinarlo e, con essa, scardinare ben più di un metro di solido metallo, con il quale, in tal maniera, improvvisare un’arma, un qualche strumento di confronto con la propria antagonista e, ipoteticamente, candidata distruttrice. E laddove, le due asce tattiche ancora conficcate nella sua schiena, avevano avuto immediata occasione di dimostrarsi fondamentalmente inutili, quella primitiva mazza metallica, ove fosse riuscita a raggiungere il proprio bramato obiettivo ultimo, difficilmente si sarebbe dimostrata egualmente vana nel proprio valore. Così, allorché attendere l’ineluttabile, Maddie tentò un’azione quantomeno disperata, decidendo di lanciarsi contro di lei e aggredirla ancor prima le fosse stata concessa l’occasione di ipotizzare la sua condanna a morte.

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